8 marzo: Hachiko e la festa della fedeltà

8 marzo: Hachiko e la festa della fedeltà

HACHIKO

Hachiko, magnifico esemplare di cane akita.

Scusate, ma l’8 marzo si festeggia Hachiko e la fedeltà canina. È vero, quasi tutto il mondo l’8 marzo festeggia le donne per ricordare le conquiste sociali, politiche ed economiche, ma anche le discriminazioni e le violenze cui sono ancora oggetto in molte parti del mondo, Italia compresa.

Risponde al vero anche il fato che la Giornata Internazionale delle Donne sia una ricorrenza antica, oramai una felice tradizione, tenuta per la prima volta negli Stati Uniti d’America nel 1909 e poi arrivata in molti Paesi europei nel 1911.

In Italia solo nel 1922. Siamo sempre indietro in tema di donne. Non voglio sembrare a tutti i costi anticonformista o ricercatore di notizie dimenticate dalla maggior parte delle persone. Quasi sono femminista, ma proprio non riesco a dimenticare un’altra storia legata alla data dell’8 marzo, una storia giapponese altrettanto importante che ha un unico protagonista, un sentimento nobile, un sentimento che gli uomini faticano a provare: la fedeltà di un cane.

Parlo di Hachiko e del suo padrone. Hachiko è una cane di razza akita, nato a Odate il 10 novembre 1923 e morto a Shibuya l’8 marzo 1935. Diviene famoso per la sua enorme fedeltà nei confronti del padrone, il professor Hidesaburo Ueno.

Ueno muore improvvisamente, mentre fa lezione in università. Non tornerà mai più, ma il cane si reca ogni giorno, per quasi dieci anni, ad attenderlo invano alla stazione in cui il suo “papà umano” prende il treno per recarsi al lavoro. La vicenda ha un enorme riscontro nell’opinione pubblica dell’epoca e ben presto Hachiko diviene, in Giappone, un emblema di affetto e lealtà.

Hachiko era nato in una fattoria

Nel 1934, all’animale viene dedicata una statua e, negli anni, la sua storia diventa il soggetto di film e addirittura di alcuni libri. Conosciuto anche come “Chuken Hachiko” (letteralmente “Cane fedele Hachiko), il suo vero nome era solo Hachi, che in giapponese significa “8”, numero considerato bene-augurante. Vi racconto questa storia perché sin da piccolo mi commuove e perché col passare degli anni mi fa apprezzare la cultura giapponese.

Ma cominciamo dall’inizio. Hachiko nasce in una fattoria di Odate, nella Prefettura di Akita. È un esemplare maschio di Akita Inu bianco. A due mesi, viene adottato da Hidesaburo Ueno, professore presso il dipartimento agricolo dell’Università Imperiale di Tokyo, che lo porta con sé nella sua abitazione a Shibuya. Il professor Ueno, pendolare per esigenze di lavoro, ogni mattina si dirige alla stazione di Shibuya per andare al lavoro prendendo il treno. Il suo fedele cane lo accompagna sempre e ritorna alla stazione ad aspettarlo, quando il professore rientra dalla giornata lavorativa.

Il 21 maggio 1925 Ueno muore improvvisamente, stroncato da un ictus mentre è all’università, durante una lezione. Hachiko, come ogni giorno, si presenta alla stazione alle 17, orario in cui solitamente il suo padrone fa ritorno dal lavoro, ma del professor Ueno non si vede neppure l’ombra. Il cane attende invano il suo arrivo. E purtroppo, non sarà l’unico giorno.

Non si arrende. È un cane. Testardo. Torna alla stazione il giorno seguente e fa così anche nei giorni successivi. Col passare delle settimane, il capostazione di Shibuya e le persone che prendono quotidianamente il treno iniziano ad accorgersi del cane e cercano di accudirlo offrendogli cibo e riparo. Dopo qualche mese, tutto il popolo giapponese viene a conoscenza della storia di Hachiko, grazie soprattutto al l’interessamento dei media.

Molte persone cominciano ad andare a Shibuya solo per vederlo e poterlo accarezzare, mentre attende invano il padrone. Nonostante il passare degli anni e il progressivo invecchiamento, il cane continua comunque a recarsi alla stazione nel momento in cui il suo defunto padrone sarebbe dovuto arrivare. Nell’aprile 1934, viene realizzata, per opera dello scultore Teru Ando, una statua in bronzo con le sue sembianze, posta nella stazione di Shibuya. Un’altra statua simile viene eretta a Odate, la sua città natale. Si racconta che il cane sia addirittura presente all’inaugurazione.

Attende il padrone, muore per filariosi

Alla morte di Hachiko, in Giappone viene proclamato il lutto nazionale. Tanta gente visita la sua salma.

L’8 marzo 1935 Hachiko muore di filariosi. Ha undici anni e attende ininterrottamente per ben dieci anni il ritorno del suo padrone. Tutti i giorni. Ritrovato in una strada di Shibuya, la sua morte impietosisce la comunità nipponica.

La notizia viene inserita in tutte le prime pagine dei giornali giapponesi e venne dichiarato un giorno di lutto nazionale per ricordare il suo reiterato gesto di fedeltà nei confronti del padrone.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, necessitando di quantità ingenti di metalli per costruire le armi, il governo giapponese ordina di fondere anche la statua di Hachiko. Nel 1948, tre anni dopo la fine del conflitto, Takeshi Ando, figlio di Teru, riceve la commissione di scolpire una nuova statua raffigurante il cane, da collocare sempre nello stesso posto di quella precedente.

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Nonostante il corpo di Hachiko sia stato preservato tramite tassidermia ed esposto al Museo Nazionale di Natura e Scienza, situato a nord-ovest della stazione, alcune sue ossa vengono sepolte nel cimitero di Aoyama, accanto alla tomba del professor Ueno.

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L’8 marzo di ogni anno, anniversario della morte del fedele cane, in Giappone, viene organizzata una bellissima cerimonia per ricordare Hachiko, alla quale partecipano vari amanti dei cani che portano il loro omaggio alla sua lealtà e alla sua devozione. Negli anni, il cane in questione diviene il soggetto di “Hachiko Monogatari”, un film giapponese del 1987 diretto da Seijiro Koyama, che narra la storia del cane dalla nascita fino alla morte. Viene girato anche un remake americano, “Hachiko – Il tuo migliore amico”, diretto dal regista svedese Lasse Hallström e interpretato da Richard Gere e Joan Allen.

Col senno di poi e la piena coscienza del Paese in cui sono nato e vivo, pensando oggi ad Hachiko e all’8 marzo, inevitabilmente mi domando: ma se non siamo riusciti ancora a riconoscere un reale diritto di parità nei confronti delle donne, di cui festeggiamo l’8 marzo, se non siamo in grado di punire e contrastare seriamente l’abbandono degli animali domestici, quando riusciremo a garantire il rispetto dei diritti degli animali? Credo mai.

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