Alex Zanardi

Alex Zanardi: successi, incidenti e rivincite

Alex Zanardi, Alessandro all’anagrafe, 52 il 23 ottobre 2018, bolognese del 1966, è una delle più belle leggende che lo sport italiano possa vantare. Era ‘solo’ un pilota, dopo il terribile incidente che gli ha causato la perdita degli arti inferiori, è diventato la conferma vivente di quanto lo sport possa essere terapeutico e di quanta influenza possa avere sulla società. Lo sport e i sogni aiutano a superare la malattia, aiutano a superare anche l’handicap. Chi è oggi Alex Zanardi? È ancora il più rappresentativo pilota automobilistico, ma anche il più famoso paraciclista e conduttore televisivo italiano paraplegico.

Nell’automobilismo si è laureato campione Cart nel 1997 e 1998, e campione italiano superturismo nel 2005. Nel paraciclismo ha conquistato quattro medaglie d’oro ai Giochi Paralimpici di Londra 2012 e Rio 2016, e otto titoli ai campionati mondiali su strada. Alex Zanardi nasce da Anna e Dino Zanardi. La madre era una sarta, mentre il padre faceva l’idraulico. Da bambino si trasferisce a Castel Maggiore, a pochi chilometri dal capoluogo emiliano e qui sviluppa la passione per i motori, appassionandosi alla Formula 1. Ha anche una sorella maggiore, Cristina, morta a seguito di un incidente stradale nel 1979. Diplomatosi come geometra, Alex è sposato con Daniela, ed è padre di Nicolò.

A quattordici anni il padre gli regala il suo primo kart e Zanardi comincia a praticare regolarmente la sua passione con alcuni amici. Il suo esordio avviene a Vado, in una gara sponsorizzata dalla Pubblica assistenza nel 1980. Dopo un paio di anni di apprendistato, in cui affina il suo stile di guida, tanto da guadagnarsi il soprannome di Parigino per la sua abilità nella gestione del mezzo, comincia a ottenere risultati di rilievo e nel 1982 si iscrive al campionato nazionale, nella categoria 100cc.

Nonostante possa contare su un mezzo scarsamente competitivo e solamente sull’assistenza del padre che gli fa da meccanico, a fine anno riesce a concludere terzo in classifica generale e attira l’attenzione del proprietario di un’azienda produttrice di pneumatici per kart che gli garantì la sponsorizzazione necessaria per passare alla categoria 100 Super e fare le prime apparizioni in gare di livello internazionale. Dopo aver disputato una buona stagione nel 1983 e una più altalenante nel 1984, Zanardi comincia a cogliere diversi successi: correndo come pilota non ufficiale per il team di Achille Parrilla, riesce a conquistare il titolo italiano nel 1985, vincendo tutte le gare tranne una, e si impone al Gran Premio di Hong Kong, risultato che ripete nel 1988.

Si riconferma campione italiano e vince il Campionato Europeo nella categoria 135 cc nel 1987. Proprio in quell’anno è protagonista di un episodio singolare in una gara a Göteborg: protagonista di un lungo duello con Massimiliano Orsini, all’ultimo giro viene speronato da quest’ultimo, che si ritira. Nel tentativo di portare comunque a termine la gara, decide di spingere il kart fino al traguardo, ma viene bloccato dal padre di Orsini, che nel frattempo è entrato in pista scavalcando le barriere. Questo episodio permette a Michael Schumacher, fino a quel momento in terza posizione, di laurearsi campione europeo nella categoria 100 cc.

Dopo il karting, la F3 e la F3000 per Alex

Nel 1988 esordisce nella F3 italiana, con una Dallara-Alfa Romeo del team di Coperchini, grazie anche all’aiuto del padre di Max Papis, con cui ha stretto amicizia ai tempi dei kart, che lo sostiene finanziariamente e ad alcuni sponsor personali. Durante questa stagione ha alcune difficoltà ad adattarsi al nuovo tipo di vetture e non va oltre un quinto posto. L’anno seguente passa nella squadra di Ruggero Zamagna e si ritrova a guidare una Ralt-Toyota, con cui ottiene le prime soddisfazioni, come la pole position nella gara inaugurale di Vallelunga, conclusa poi al secondo posto, ma per via delle fragilità del motore nipponico e anche a causa del passaggio da parte della scuderia a una benzina senza piombo per la prima vittoria deve attendere il 1990.

Quell’anno fa la conoscenza della donna destinata a divenire sua moglie e compagna di vita, Daniela. Con il passaggio al team RC Motorsport riesce a imporsi in due appuntamenti e sfiora il titolo italiano, giungendo secondo a tre punti da Roberto Colciago. Parte in pole position al Gran Premio di Monaco di Formula 3 e vinse la Coppa Europa in prova unica a Le Mans (dopo la squalifica di Schumacher). Nel 1991 decide di passare in Formula 3000, categoria nella quale ha già esordito a fine 1989 in una gara, guidando per il team Il Barone Rampante, al volante di una Reynard.

Nonostante diversi interrogativi antecedenti l’inizio della stagione, che in particolare riguardano il fatto che pilota e scuderia siano praticamente esordienti, vince la gara d’esordio a Vallelunga, ripetendosi un paio di mesi dopo al Mugello. Nonostante le otto partenze in prima fila su dieci gare (tra cui le pole position di Pau, Mugello, Pergusa e Brands Hatch) non riesce a conquistare il titolo, che va a Christian Fittipaldi, in particolare a causa di problemi di affidabilità che colpiscono Zanardi durante la stagione. Viene comunque premiato da Autosprint alla cerimonia dei Caschi d’oro come miglior pilota italiano dell’anno ed ha modo di testare per la prima volta una vettura di Formula 1, guidando una Footwork Arrows.

Le convincenti prestazioni in Formula 3000, attirano l’attenzione di diversi addetti ai lavori di Formula 1. Nel 1991 Zanardi viene contattato, dopo il Gran Premio del Belgio, sia da Eddie Jordan, manager dell’omonima squadra, che cerca un pilota che sostituisca Michael Schumacher, in procinto di passare alla Benetton, sia dalla stessa squadra anglo-italiana per tutelarsi nel caso il passaggio non fosse andato a buon fine. Fallita l’occasione di esordire al Gran Premio d’Italia, il debutto capita al successivo Gran Premio di Spagna, quando Jordan decide di sostituire Roberto Moreno, che non rientra nei piani della scuderia, con Zanardi per le ultime tre gare stagionali.

Nonostante non sia riuscito a eseguire alcun test preliminare, in quanto impegnato a disputare le ultime gare di Formula 3000, il pilota italiano si qualifica ventunesimo, dietro al compagno di squadra De Cesaris, e in gara ottiene il nono posto assoluto. Dopo un ritiro per la rottura del cambio a Suzuka mentre si trova in ottava posizione e dimostra una buona competitività, replica il risultato della gara d’esordio in Australia in una corsa interrotta dopo pochi giri a causa della pioggia.

Zanardi e l’ingiusto ‘precariato’ in F1

Nonostante i buoni risultati ottenuti e il desiderio da parte di Eddie Jordan di confermarlo per la stagione successiva, il team irlandese versa in una situazione finanziaria precaria e necessita di ingenti sponsor di cui Zanardi non dispone. Il budget per disputare la stagione venne trovato solo grazie all’accordo con la Sasol, che però impose come secondo pilota Maurício Gugelmin. Quindi è costretto a cercare un’altra scuderia e firma un contratto con Ken Tyrrell per correre la prima gara stagionale con la sua squadra, ma il maggior introito economico garantito da De Cesaris fa sì che il bolognese si ritrovi senza un volante.

Flavio Briatore gli propone allora di assumerlo come collaudatore e terza guida per la Benetton, affidandogli il compito di svolgere test aerodinamici per lo sviluppo della vettura. A metà stagione, poi, Gian Carlo Minardi gli dà l’occasione di disputare tre corse in sostituzione di Christian Fittipaldi, infortunatosi durante le prove del Gran Premio di Francia. La scarsa confidenza con la monoposto della Minardi, unita a una forma fisica non perfetta dovuta alla sostanziale inattività agonistica, non favorirono il pilota bolognese nell’ottenere buoni risultati.

Dopo aver mancato la qualificazione in Gran Bretagna, in Germania è costretto al ritiro nel corso del primo giro per la rottura del cambio. L’ultima gara stagionale fu, per lui, il Gran Premio d’Ungheria, in cui manca nuovamente la qualificazione, dopodiché ritorna alla Benetton per proseguire i test, dedicandosi a sessioni di collaudo del nuovo sistema di sospensioni attive che sarebbe stato utilizzato nel 1993. L’anno seguente viene ingaggiato dalla Lotus come seconda guida di Johnny Herbert dopo che in una simulazione di gara a Le Castellet realizza tempi più veloci di Michael Schumacher, attirando le attenzioni del team inglese. Zanardi firma un contratto triennale con un’opzione di rinnovo annuale da esercitarsi da parte della squadra.

Nella prima parte di stagione, pur esibendo buone doti velocistiche, ha un andamento altalenante: ottiene il primo punto mondiale piazzandosi in sesta posizione al Gran Premio del Brasile, in cui è pure rimasto vittima di un infortunio durante la corsa, guidando per gli ultimi venti giri con una mano sola. A Imola si rende protagonista di una lunga rimonta fino al quinto posto, ma durante un duello con JJ Lehto per la quarta posizione, ingannato da una frenata anticipata del rivale finlandese, va in testacoda perdendo la possibilità di ottenere un buon piazzamento. Seguono un altro ritiro in Spagna, mentre occupa la sesta posizione, e un settimo posto a Monaco. A questo punto della stagione, però, la Lotus decide di evolvere ulteriormente il suo sistema di sospensioni attive, ma questo causa frequenti problemi di affidabilità. Inoltre Zanardi, nel tentativo di conquistare qualche risultato utile, comincia a prendere maggiori rischi in pista e spesso è costretto al ritiro.

A un incidente fuori dai circuiti, in cui viene investito mentre si trova in bicicletta a Bologna, se ne somma un altro durante le prove del Gran Premio del Belgio. Un guasto alle sospensioni fa sì che il pilota si schianti a oltre 240 chilometri orari contro le barriere del Raidillon, costringendolo a concludere anticipatamente la stagione. Per la notevole forza che si scarica sulla sua schiena Zanardi diventa più alto di 3 centimetri. Esce comunque dall’incidente senza gravi lesioni, nonostante perda conoscenza durante lo scontro. Si riprende abbastanza in fretta dall’urto, ma la Lotus decise di sostituirlo con Pedro Lamy in virtù, soprattutto, della dote finanziaria portata dal portoghese, ritrovandosi quindi di nuovo senza un volante per la stagione successiva.

La riscossa di Alex Zanardi: dalla F1 alla Cart

Perso il posto nel 1994 a vantaggio di Lamy, mantiene comunque quello di collaudatore nel team inglese, anche grazie alle sue buone capacità di fornire indicazioni agli ingegneri durante i test. Il portoghese è vittima di un incidente durante una sessione di test a Silverstone, a causa del cedimento improvviso dell’alettone posteriore, e si rompe entrambe le gambe. La squadra decide di promuovere nuovamente Zanardi a pilota titolare. Si ritrova a utilizzare una monoposto lenta e non aggiornata, oltre che scarsamente affidabile: le principali novità tecniche sono riservate in prima battuta a Herbert, pilota di punta della scuderia. Tutto ciò impedisce nel corso della stagione a Zanardi di collezionare punti iridati.

Inoltre la crisi economica della Lotus spinge il team a rimpiazzarlo in alcune gare con il belga Philippe Adams, pilota pagante che garantisce una dote di sponsor abbastanza ingente. Ciò non è comunque sufficiente per le casse della scuderia che, a fine anno, abbandona la Formula 1, lasciando Zanardi senza un volante. Rimasto senza un contratto per il 1995, Zanardi non prende parte ad alcun evento sportivo, se si eccettua la partecipazione alla Porsche Supercup a Imola, e trascorre gran parte dell’anno a fare l’istruttore nella scuola di guida sicura di Siegfried Stohr. Prende contatti con Rick Gorne, direttore commerciale della Reynard, che conosce già dai tempi della Formula 3000, per sapere se fosse in grado di offrirgli qualche prospettiva per proseguire la sua carriera nelle categorie minori.

Gorne lo mette in contatto con alcune squadre impegnate in Formula Cart, ma i suoi tentativi di fargli prendere parte a gare per l’anno in corso sono infruttuosi. Zanardi riesce ad accordarsi per lo svolgimento di alcuni test con Carl Wells, che intende entrare con un proprio team nella serie l’anno seguente. Entro la fine della stagione disputa poi due ulteriori corse nella categoria GT3 ottenendo discreti risultati. Chip Ganassi è, però, alla ricerca di un secondo pilota da affiancare a Jimmy Vasser per la stagione 1996 e Gorne gli fece il nome di Zanardi: decide quindi di organizzare una sessione di test comparativa con Jeff Krosnoff, in cui il pilota bolognese ben figura, ottenendo i migliori parziali. Nell’ottobre del 1995 firma il contratto con Ganassi valido per i tre anni seguenti. Zanardi si ambienta velocemente nella serie e già nei test invernali ha tempi veloci e vicini a quelli di Vasser.

Instaura un proficuo rapporto con Morris Nunn, il suo ingegnere di macchina, e con il resto della squadra. Nonostante un ritiro al primo appuntamento mondiale, dovuto a un errore dei meccanici nell’avvitamento di una ruota durante la sosta ai box, alla successiva corsa in Brasile conquista la sua prima pole position nella serie. In gara ottiene anche i suoi primi punti, giungendo quarto dopo che scivola in fondo al gruppo per un errato calcolo nella strategia di sosta. Nella prima parte di stagione, però, i risultati tardano ad arrivare, nonostante alcune prestazioni convincenti, sia a causa di alcuni errori di Zanardi sia per alcuni guasti meccanici. A partire dalla gara di Portland, il pilota italiano comincia a installarsi stabilmente nelle prime posizioni, entrando nella lotta al titolo: oltre a conquistare pole position e giro veloce, ottenne la prima vittoria stagionale.

Nelle gare seguenti spesso riesce a giungere a podio e, negli ultimi quattro appuntamenti stagionali, riesce sempre a qualificarsi al primo posto. In tali occasioni si aggiudica due gare, tra cui l’ultimo appuntamento a Laguna Seca, in cui si rende protagonista di un difficile sorpasso alla curva Cavatappi (o Corkscrew), durante l’ultimo giro, ai danni del più esperto Bryan Herta, che fino a quel momento è rimasto in testa. L’enorme risonanza mediatica data all’evento contribuisce allo sviluppo di una rivalità sportiva tra i due piloti, che si svilupperà negli anni seguenti. Zanardi chiude la stagione al terzo posto, mentre il suo compagno di squadra si assicura la vittoria del campionato. Vince il titolo di Rookie of the Year, come miglior debuttante. Durante quest’esperienza, il suo ingegnere di pista Morris Nunn lo soprannomina Pineapple, per la sua insistenza nell’analizzare l’assetto dell’auto per cercare correzioni di comportamento del mezzo.

Successo nella Cart e ritorno in Formula 1

Alex Zanardi

Alex Zanardi sulla Williiams Supertec al GP del Canada 1999.

Nel 1997 Zanardi parte tra i favoriti nella lotta al titolo, visto il finale in crescendo che caratterizza la stagione precedente. Nella prima parte del campionato, pur ottenendo una vittoria a Long Beach e due pole position, rimedia oltre trenta punti di distacco dal leader della classifica Paul Tracy, perdendo punti anche in alcuni circuiti, quali Nazareth e Milwaukee, in cui la monoposto non riusciva a essere competitiva. Torna a imporsi a Cleveland, in cui partì in pole e vinse dopo aver subito due penalità da parte dei giudici di gara, rimontando dal quintultimo posto al primo. A questo punto, Zanardi giunge secondo a Toronto e ottenne tre successi di fila che lo portarono in testa alla classifica con un ampio margine nei confronti dei suoi inseguitori.

Al penultimo appuntamento mondiale, a Laguna Seca, giunge terzo e si laurea per la prima volta campione di Formula Cart. Salta anche l’ultima gara per un incidente durante le prove e, per precauzione, decide di non correre, venendo sostituito dall’olandese Arie Luyendyk. Considerato ormai il favorito per la lotta al titolo, nel 1998 Zanardi va incontro alla sua migliore stagione nella categoria: per sette volte conquista la vittoria e sale sempre sul podio, tranne che in quattro occasioni. Il primo successo arriva alla terza gara stagionale, a Long Beach, in cui, dopo un contatto al via che lo aveva fatto sprofondare nelle ultime posizioni e doppiato di un giro, incitato dal pubblico, riesce a rimontare posizione su posizione fino a cogliere la vittoria.

Nella prima parte di stagione, solo Greg Moore riesce a mantenere il passo del pilota italiano, ma a partire dalla corsa di Detroit, Zanardi inanella quattro vittorie consecutive che gli permettono di staccare i rivali. A Mid-Ohio è protagonista di una controversa prestazione: pur giungendo dodicesimo e prendendo un punto, durante la gara rimane coinvolto in un incidente con PJ Jones e JJ Letho, che poi danneggia anche Michael Andretti. Ritenuto responsabile dell’accaduto, gli viene tolto il risultato ottenuto, e lo multano per 50 mila dollari. Lo stile di guida di Zanardi è spesso criticato da molti suoi colleghi perché ritenuto troppo aggressivo e in varie occasioni fu attaccato durante le riunioni dei piloti.

Nel frattempo, viene contattato da diverse squadre di Formula 1 per sondare il suo interesse a un’eventuale ritorno nella categoria. In particolare Frank Williams si dimostra molto interessato a ingaggiare il pilota italiano e il contratto viene ufficializzato a settembre, nonostante già a luglio si raggiunga un accordo tra i due. A Vancouver si laurea, con quattro gare d’anticipo, campione di Formula Cart per la seconda volta consecutiva e chiude il campionato con 285 punti, staccando di oltre cento lunghezze il compagno di squadra Jimmy Vasser.

Nel luglio del 1998 Zanardi prende contatti con Frank Williams per partecipare al Campionato Mondiale di Formula 1 1999, dopo che il suo nome è stato accostato anche alla Ferrari. L’italiano firma dunque un contratto triennale con il team inglese. Durante i test, però, mostra difficoltà sul giro singolo, mentre il suo passo gara è discreto. Inoltre il pilota deve adattarsi alle nuove vetture, completamente differenti sia da quelle a cui è abituato negli Stati Uniti sia da quelle con cui ha corso negli anni precedenti, incontrando diverse difficoltà nello sviluppo della monoposto e nella messa a punto della stessa.

Ritorno alla Formula Cart: l’incidente del Lausitzring

Già dalla prima gara stagionale Ralf Schumacher, suo compagno di squadra, ottiene prestazioni migliori e va a podio, mentre l’italiano è costretto al ritiro. Nonostante il sostegno da parte del suo team in questa fase iniziale del campionato, le pressioni su di lui vanno aumentando a fronte anche di risultati non eccellenti, e nel giro di poche gare la fiducia del team nei suoi confronti comincia a calare. Rimase spesso vittima di guasti meccanici che complicano il suo percorso nella serie. In Brasile ricevet una multa di cinquemila dollari per aver superato il limite di velocità nella corsia dei box.

A Imola, invece, sembra poter conquistare il primo punto, ma scivola sull’olio lasciato dal motore della vettura di Herbert, ritirandosi mentre occupa la sesta posizione. Il prosieguo della stagione, però, è deludente e raramente Zanardi riesce a concludere le gare, venendo spesso costretto al ritiro o a posizioni di rincalzo. Durante l’estate, poi, viene resa nota l’intesa tra Williams e Bmw per la fornitura dei motori a partire dal 2000 e si diffuse la voce che il pilota italiano a fine stagione avrebbe abbandonato la scuderia. Nonostante ciò in Belgio ripete il suo miglior risultato in qualifica dell’anno e sembra avviarsi verso la conquista dei primi punti stagionali quando, negli ultimi giri, a causa di un errato calcolo della quantità di benzina da immettere nel pit-stop, è costretto a rientrare ai box per un ulteriore rifornimento, perdendo diverse posizioni.

A Monza ottiene la sua miglior qualifica in carriera piazzandosi quarto, ma la rottura del fondo piatto al terzo giro, mentre occupa la terza posizione, non gli permette di mantenere tempi sul giro veloci e termina la gara settimo. Ormai demoralizzato, Zanardi non ottiene più nessun risultato di rilievo, terminando la stagione a zero punti. Pilota e squadra risolvono il contratto, pare per circa quattro milioni di dollari, e l’italiano si ritrova senza un volante per l’anno seguente. Uscito demotivato dall’esperienza in Formula 1 Zanardi si allontanò momentaneamente dal mondo dell’automobilismo. Nel luglio del 2000 torna negli Stati Uniti per sostenere dei test con il team di Mo Nunn, suo ingegnere all’epoca dei titoli conquistati in Champ Car e ora proprietario di una scuderia, che lo ingaggia per la stagione 2001. Lo stesso anno prese parte al Rally di Monza, unica competizione a cui partecipò durante l’anno.

Fin dall’inizio del campionato si evidenziano diversi problemi, tra cui le difficoltà di Zanardi a trovare un buon assetto per le qualifiche e l’inesperienza del team. Errori di strategia della squadra o inconvenienti tecnici gli impediscono più volte di salire sul podio, tanto che il suo miglior risultato è un quarto posto a Toronto. La squadra sta acquisendo fiducia grazie ai progressi della monoposto, e il 15 settembre 2001 Zanardi si presenta motivato all’appuntamento europeo del Lausitzring. Le qualifiche non vengono disputate a seguito di un violento acquazzone e la griglia fu determinata in base alla posizione in campionato.

Nonostante parta ventiduesimo riesce a recuperare posizione su posizione, portandosi al primo posto. A tredici giri dalla fine, dopo aver compiuto la sua ultima sosta, uscendo dai box, dopo aver tolto il limitatore di giri, Zanardi perde improvvisamente il controllo della vettura (pare per la presenza di acqua e olio sulla traiettoria di uscita) che, dopo un testacoda, si intraversa lungo la pista, mentre sulla stessa linea sopraggiunge ad alta velocità Patrick Carpentier e Alex Tagliani. Il primo riesce a evitare lo scontro, il secondo no e l’impatto è violentissimo: la vettura di Tagliani colpisce perpendicolarmente la vettura del pilota bolognese all’altezza del muso, dove sono alloggiate le gambe, spezzando letteralmente in due la Reynard Honda.

Zanardi torna alle corse e poi si dà al paraciclismo

Alex Zanardi

Alex Zanardi alla maratona di New York.

Prontamente raggiunto dai soccorsi, Zanardi appare subito in condizioni disperate: lo schianto ha provocato l’istantanea amputazione di entrambi gli arti inferiori e il pilota rischia di morire dissanguato. Per salvargli la vita, Steve Olvey, capo dello staff medico della Cart, tappa le arterie femorali del pilota per tentare di fermare la grave emorragia. Dopo aver ricevuto l’estrema unzione dal cappellano della serie automobilistica, viene caricato sull’elicottero e condotto all’ospedale di Berlino, dove rimane in coma farmacologico per circa quattro giorni e gli viene rimosso chirurgicamente il ginocchio destro, irrimediabilmente compromesso. Dopo sei settimane di ricovero e una quindicina di operazioni subite, Zanardi lascia l’ospedale per cominciare il processo di riabilitazione, nel quale ha un ruolo fondamentale Claudio Costa, medico del motomondiale.

Nel dicembre dello stesso anno si presenta alla premiazione dei Caschi d’oro promossa dalla rivista Autosprint, in cui si alza dalla sedia a rotelle, suscitando una grande emozione tra i presenti. Zanardi decide di riavvicinarsi al mondo delle corse. Scherzando sulla sua menomazione afferma che, se si dovesse rompere di nuovo le gambe, questa volta basterebbe soltanto una chiave a brugola per rimetterlo in piedi, e che ora non rischia più di buscarsi un raffreddore camminando scalzo. Nel 2002 la Cart dà al pilota la possibilità di far partire una gara della stagione a Toronto, Canada e nel 2003 Zanardi torna nel circuito tedesco nel quale due anni prima è stato vittima del terribile incidente, per ripercorrere simbolicamente i restanti 13 giri della gara del 2001 a bordo di una vettura appositamente modificata.

I tempi registrati sul giro furono velocissimi e gli avrebbero permesso di partire dalla quinta posizione se il pilota fosse stato iscritto al campionato. Grazie anche a questo fatto Zanardi torna a correre e nel 2005 torna alla vittoria aggiudicandosi a bordo di una Bmw 320si WTCC del team Italy-Spain la seconda gara del Gran Premio di Germania il 28 agosto a Oschersleben, gara valida per il Mondiale Turismo. Il bolognese, sempre nello stesso anno, riesce a conquistare il Campionato Italiano Superturismo. Nell’ottobre del 2005 vince la prima manche del Campionato Europeo Superturismo a Vallelunga, ma nella seconda corsa gli svedesi Bjork e Goransson dilagano impedendogli di vincere il titolo.

Nel 2006 partecipa ancora con la Bmw al Campionato Italiano Superturismo e al WTCC, nel quale conquista la seconda vittoria in campo internazionale dall’incidente del Lausitzring nella gara 1 della tappa turca del WTCC a Istanbul. Nel 2009 si impone in gara-1 a Brno. Nel 2014 prende parte alla Blancpain Sprint Series alla guida di una BMW Z4 GT3 per il team Roal Motorsport. Nel 2015 partecipa alla sola 24 Ore di Spa, mentre nel 2016 partecipa alla gara di chiusura del Campionato Italiano Gran Turismo 2016, al Mugello, vincendo gara 2. Apprezzato sia come atleta sia come persona per l’atteggiamento positivo verso la vita e le sue avversità, dopo l’incidente del Lausitzring Zanardi comincia a partecipare a varie manifestazioni per atleti disabili, e dopo il ritiro dalle corse automobilistiche intraprende una nuova carriera sportiva nel paraciclismo, dove corre in handbike nelle categorie H4 e successivamente H5.

Prende parte alla sua prima gara partecipando alla maratona di New York nel 2007, in cui coglie un sorprendente quarto posto. Il 19 giugno 2010, ai campionati italiani di ciclismo su strada di Treviso, conquista la maglia tricolore. Ai campionati mondiali del 2011 a Roskilde, in Danimarca, vince la medaglia d’argento nella prova a cronometro, e ottiene un quinto posto nella prova in linea. Il 6 novembre 2011 si aggiudica la maratona newyorkese, stabilendo nell’occasione anche il nuovo record della categoria handbike. Il 18 marzo 2012 centra la maratona di Roma, timbrando anche stavolta il record del percorso. Nell’estate del 2012 si presenta al via dei XIV Giochi paralimpici estivi di Londra, con ambizioni di medaglia sia a cronometro sia su strada. Il 5 settembre conquista l’oro nella gara contro il tempo svoltasi sul circuito di Brands Hatch.

Nella stessa pista, il 7 settembre ottiene il suo secondo titolo paralimpico, stavolta nella prova su strada. Il giorno dopo riesce a ottenere la sua terza medaglia, questa volta d’argento, nella staffetta a squadre mista H1-4, assieme a Francesca Fenocchio e Vittorio Podestà. Al termine della Paralimpiade, viene scelto come portabandiera azzurro per la cerimonia di chiusura dei Giochi. Il 4 ottobre seguente, in virtù dei risultati conseguiti a Londra, viene eletto “Atleta del mese” da un sondaggio online del Comitato Paralimpico Internazionale. L’anno successivo, Zanardi si conferma ai massimi livelli della sua categoria.

In Canada, nello spazio di pochi giorni, dapprima vince la Coppa del mondo, e ai successivi campionati mondiali su strada di Baie-Comeau inanella tre medaglie d’oro, confermandosi dopo la Paralimpiade nelle prove a cronometro[56] e su strada, e trionfando stavolta anche nella staffetta mista assieme a Vittorio Podestà e Luca Mazzone. L’anno successivo ai mondiali statunitensi di Greenville, Zanardi trionfa nuovamente nella cronometro e nella staffetta, mentre nella gara in linea conquista la medaglia d’argento alle spalle del sudafricano Ernst Van Dyk. Nel 2015, ai campionati mondiali su strada di Nottwil in Svizzera, si ripete aggiudicandosi i due titoli della categoria H5, a cronometro e in linea, e la staffetta mista in terzetto con Vittorio Podestà e Luca Mazzone.

Nel 2010 debutta come conduttore televisivo, conducendo su Rai 3 il programma di divulgazione scientifica E se domani, sulla scienza e le nuove tecnologie. Il programma ottiene buoni riscontri per via del carattere di semplicità del linguaggio divulgativo sollecitato dal conduttore che, non essendo addentro alla materia, svolge più il ruolo di “curioso” che non di “conoscitore”. Dal 2012 conduce il programma di divulgazione sportiva Sfide, sempre su Rai 3. Nella parte di se stesso, è inoltre apparso varie volte come guest star nella sitcom Camera Café.

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