Assassino seriale

Serial killer o assassino seriale: etimologia della parola

Una caratterizzazione che i criminologi chiamano “firma”. Firma dell’omicidio. Una firma che tragicamente si ripete, trasformandosi spesso in una sfida a chi svolge le indagini. La natura compulsiva dell’azione dell’assassino seriale, talvolta priva di movente, è in genere legata a traumi della sfera emotiva e di quella sessuale.

Inevitabilmente tutti, chi prima e chi dopo, ci siamo chiesti: ma chi sono i serial killer? Cosa distingue un assassino seriale da un comune pluriomicida? L’assassino seriale è un pluriomicida, ma con una natura compulsiva. Uccide persone spesso totalmente estranee alla sua vita, con o senza regolarità temporale e con un modus operandi caratteristico.

Una caratterizzazione che i criminologi chiamano “firma”. Firma dell’omicidio. Una firma che tragicamente si ripete, trasformandosi spesso in una sfida a chi svolge le indagini. La natura compulsiva dell’azione dell’assassino seriale, talvolta priva di movente, è in genere legata a traumi della sfera emotiva e di quella sessuale.

Ma prima di imparare a comprendere chi è un assassino seriale, bisogna capire a fondo il senso dell’espressione serial killer. Tradotta successivamente in italiano come assassino seriale, viene usata a partire dagli anni ‘70 del Novecento, decennio in cui negli Stati Uniti d’America giungono sotto i riflettori della cronaca i primi casi eclatanti: Ted Bundy, David Berkowitz, Dean Corll e Juan Vallejo Corona. Anche se, in realtà, è dalla notte dei tempi che questa tipologia di criminale agisce.

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La definizione di serial killer, usata la prima volta dal profiler dell’FBI Robert Ressler, ha principalmente lo scopo di distinguere il comportamento di chi uccide ripetutamente nel tempo, concedendosi alcune pause di raffreddamento, dagli omicidi plurimi che si rendono colpevoli di stragi, ossia gli spree killer, come l’autore del massacro al Virginia Polytechnic Institute, o quello del disastro della Bath School, quello della Strage di Utoya o del massacro della Columbine High School.

Tecnicamente, dopo oltre quarant’anni di studi di un fenomeno che da sempre vede al primo posto come numero di assassini gli Stati Uniti d’America, al secondo la Gran Bretagna e al terzo l’Italia, si considera assassino seriale quel tipo di criminale che compie due o più omicidi distribuiti in un arco relativamente lungo di tempo, intervallati da periodi di raffreddamento durante i quali l’assassino seriale torna a condurre una vita sostanzialmente normale, spesso senza essere costretto a reprimere irrefrenabili e sanguinosi istinti.

Storie di Serial Killer è una collana di libri. Date un’occhiata ai nostri titoli: Le Serial Killer: Donne che uccidono per passione di Marco Cariati e Assassini Seriali: i più spietati di Primo Di Marco