Nella sezione Serial Killer di MC Blog si trovano storie, informazioni notizie su quel mondo accanto e parallelo che è l’universo dei serial killer, un terribile fenomeno sociale emerso prepotentemente con la modernizzazione e l’urbanizzazione selvaggia

Harry Strauss, il serial killer di professione mafioso

Noto anche come “Pittsburgh Phil”, Harry Strauss è principalmente un killer della mafia statunitense che, la polizia sospetta, compie un centinaio di omicidi attorno al 1930. Alcuni storici gliene attribuiscono fino a cinquecento. “Pep”, così lo chiamano molti suoi colleghi, nasce il 28 luglio del 1909 a Brooklyn e, per il suo modus operandi può essere annoverato a tutti gli effetti tra i serial killer, cioè tra coloro che commettono omicidi in serie e provano piacere nel leggere il terrore e la sofferenza nelle proprie vittime.

Harry Strauss uccide sparando, accoltellando, annegando, strangolando con una corda, seppellendo vive le persone, o perforando il corpo con picconi di ghiaccio… È abilissimo nell’usare corde, piccozze, coltelli e pistole. È anche un uomo che si preoccupa tanto per la sua famiglia. È spesso ammirato per la sua bellezza. Harry Strauss è orgoglioso del suo mestiere e spesso, volontariamente, uccide solo per il puro piacere.

Una sorta di allenamento. Compie anche svariati furti, aggressioni e spaccia droga. È uno dei capi della cosiddetta “anonima omicidi” o “brownsville boys” o anche “murder inc”, insieme a Frank Abbandando, Luigi Capone, Harry “Happy” Maione, Allie “Tic Toc” Tannenbaum, Seymour “Blue Jaw” Magoon, Mendy Weiss, e Charles “Charlie Bug” Workman.

Nel 1934 lo arrestano diciassette volte solo a New York, ma ogni volta ne esce indenne, finché non lo riconoscono colpevole di omicidio insieme a Hitman Martin “Bugsy” Goldstein e a Abe Reles. Nel 1937, Harry Strauss uccide Harry Millman, della Purple Gang, in un affollato ristorante di Detroit. Lo catturano e lo arrestano definitivamente con l’accusa di sei omicidi: quello di Irving “Puggy” Feinstein e almeno altri cinque.

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Questo è possibile grazie all’aiuto di un informatore, un altro membro dell’agenzia, Abe Reles, conosciuto come “Kid Twist”, anche lui arrestato per omicidio. Al processo lo trovano colpevole e lo condannano a morte tramite sedia elettrica. Prova più volte a dimostrarsi insano di mente, ma inutilmente.

Lo giustiziano il 12 giugno del 1941, all’età di trentatré anni. Nonostante il suo successo come killer, Harry Straussmuore senza un soldo. Spende tutto per sostenere le proprie spese legali e per mettere una taglia sulla testa di Reles. A proposito, Reles finisce per fare un volo dal sesto piano dell’Half Moon Hotel di Coney Island. Ufficialmente si tratta di un suicidio.

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Leoluca Bagarella: mafioso, serial killer o entrambi?

Leoluca Biagio Bagarella è uno dei più spietati assassini della mafia siciliana. Le autorità nazionali lo ritengono responsabile di centinaia di omicidi durante la seconda guerra di mafia, oltre che diretto responsabile di alcuni tra i più gravi fatti di sangue di Cosa nostra, tra cui la strage di Capaci, l’uccisione di Boris Giuliano e quella del piccolo Giuseppe Di Matteo.

Le modalità con cui Leoluca Bagarella uccide persone innocenti, senza preoccuparsi minimamente di quante possano essere le vittime, e la freddezza con cui incassa le numerose condanne all’ergastolo, lo rendono a tutti gli effetti uno dei più prolifici assassini seriali.

“Don Luchino” nasce a Corleone il 3 febbraio del 1942 ed è legato a Cosa nostra sin dalla nascita. Quarto figlio del mafioso Salvatore, Leoluca Bagarella entra a far parte della cosca di Corleone dopo che suo fratello maggiore, Calogero, diventa uno dei fedelissimi del boss Luciano Liggio, di Totò Riina e Bernardo Provenzano.

Calogero viene ucciso dal boss Michele Cavataio nella strage di viale Lazio nel 1969 e Leoluca, per salvarsi, si dà alla latitanza. Nel 1974, sua sorella sposa in segreto Totò Riina, seguendolo nella latitanza. Il 21 luglio 1979, Leoluca Bagarella uccide in un bar di Palermo il commissario Boris Giuliano, capo della squadra mobile della polizia, che sta indagando su di lui dopo essere riuscito a scoprire il suo nascondiglio.

Un appartamento in via Pecori Giraldi, da dove però Leoluca Bagarella riesce a fuggire in tempo. All’interno dell’appartamento gli uomini del commissario Giuliano scoprono armi, quattro chili di eroina e documenti falsi con fotografie che ritraggono Bagarella e i suoi amici mafiosi. Il 10 settembre 1979, due mesi dopo l’omicidio del commissario Giuliano, Bagarella si fa arrestare a Palermo ad un posto di blocco dei Carabinieri.

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Dopo essere stato scarcerato nel 1990, dal 1992 è di nuovo latitante. Dopo l’arresto di Riina, Leoluca Bagarella prende il comando dell’ala militare di “cosa nostra”, composta da Giovanni Brusca, Matteo Messina Denaro e Giuseppe Graviano, tutti favorevoli alla continuazione della cosiddetta “strategia stragista” iniziata da Riina, contrapponendosi ad una fazione più moderata guidata da Bernardo Provenzano e composta da Antonino Giuffré, Pietro Aglieri, Benedetto Spera, Raffaele Ganci, Salvatore Cancemi e Michelangelo La Barbera, contrari alla strategia degli attentati dinamitardi.

Lo arrestano definitivamente gli uomini della divisione investigativa antimafia il 24 giugno 1995. Finisce in carcere, sottoposto al regime di 41 bis nel carcere dell’Aquila. Nel 1997 la corte di cassazione conferma per Bagarella la condanna all’ergastolo per l’omicidio di Boris Giuliano, e conferma anche l’ergastolo per la strage di Capaci.

Nel 2002 viene condannato all’ergastolo per l’omicidio di Giuseppe Di Matteo. Bagarella è condannato all’ergastolo anche per l’omicidio del vicebrigadiere Antonino Burrafato, oltre che ad un ulteriore ergastolo per l’omicidio di Salvatore Caravà.

Nel marzo del 2009, una sentenza della prima sezione della corte d’assise d’appello di Palermo, condanna, grazie alle dichiarazioni di Giovanni Brusca, all’ergastolo i capimafia Leoluca Bagarella e Giuseppe Agrigento, boss del paese in cui viene commesso il delitto per l’assassinio di Ignazio Di Giovanni, ucciso nel suo cantiere per essersi rifiutato di cedere alcuni sub-appalti che aveva ottenuto. Nel luglio del 2009, subisce una ulteriore condanna all’ergastolo, questa volta per l’omicidio avvenuto nel 1977 di Simone Lo Manto e Raimondo Mulè, morti per futili motivi.

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Dean Arnold Corll: tortura e stupra i ragazzi che incontra

Dean Arnold Corll, meglio noto come CandyMan, nasce a Fort Wayne il 24 dicembre del 1939. Commette almeno ventinove omicidi in Texas con dei complici. La catena della morte è nota anche come gli “omicidi di massa di Houston”. Diventa il vicepresidente della Corll Candy Company, inizia ad aggraziarsi alcuni ragazzi e studenti regalando loro dei dolciumi.

Nel 1967, Dean Corll conosce per la prima volta David Owen Brooks, un ragazzo di dodici anni. Gli dà sia dolci sia soldi. Brooks, due anni più tardi, arriva anche a prostituirsi a Corll. Nel frattempo ingaggia degli adolescenti che lo aiutano nella pasticceria. Ogni tanto, Dean Corll gli fa delle avances.

Nell’inverno del 1971 David Brooks presenta a Corll un ragazzo di nome Elmer Wayne Henley, che diventerà il suo complice. Corll lo attira perché intende ucciderlo, poi cambia idea e gli propone di portare degli schiavi sessuali in casa sua in cambio di duecento dollari a persona. Henley accetta.

Gli omicidi cominciano a settembre del 1970 e si concludono tre anni dopo, ad agosto del 1973. Corll commette almeno ventinove omicidi. I corpi trovati sono ventisette, ma è certo che abbia commesso almeno altri due omicidi. Nell’area di Houston, dal 1970, spariscono quarantadue ragazzi.

Le vittime di Dean Corll hanno dai tredici ai vent’anni. Spesso le attira con l’aiuto di uno dei suoi due conoscenti dal quartiere di Houston Heights, a nordest di Houston. Le vittime sono amici dei complici. Due sono dei lavoratori della pasticceria di Corll.

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Attirate in casa, vengono indebolite con alcol o droghe e ammanettate o prese con forza. Successivamente vengono spogliate e legate o al letto di Corll o in un tavolo delle torture. Vengono ripetutamente stuprate, torturate e uccise, tramite strangolamento o con un colpo di pistola calibro ventidue. Non sempre muoiono subito. In questi casi, le torture durano diversi giorni.

Talvolta costringe le vittime a chiamare i genitori o a scrivergli una lettera per rassicurarli con una scusa. I cadaveri li mette in dei sacchi di plastica e li seppellisce in vari luoghi. La sera del 7 agosto 1973, Henley invita Cordell Kerley a partecipare ad una festa da Corll.

Lui accetta e si trasforma in potenziale vittima. I due vanno a casa sua, sniffano della droga, bevono e si assentano per andare a comprare dei sandwich. Henley poi passa a casa di Rondha Williams, una ragazza orfana di madre che è stata appena aggredita verbalmente dal padre ubriaco, e la invita ad unirsi a loro. Lei accetta. David Brooks non è presente.

Alle tre del mattino circa il trio arriva in casa. Corll prende Henley in disparte, lo rimprovera per avere portato una ragazza in casa e gli dice che ha rovinato tutto. Henley gli spiega che Rondha è stata aggredita dal padre, quindi Corll si calma. Offre ai tre della birra e una dose di marijuana da fumare.

Dopo due ore di festa si addormentano. Henley si risveglia ammanettato e con le caviglie legate. Kerley e la Williams sono legati con del nylon e dormivano ancora. Corll è furioso e grida a Henley che li vuole uccidere tutti quanti. Henley lo calma e lo convince a farsi slegare. Fatto ciò, Corll nasconde la pistola in bagno e Henley lega i due ragazzi sul tavolo delle torture. In quel momento, i due si svegliano.

Henley chiede se può portare Rhonda in un’altra stanza, Corll non lo ascolta e prova invano a stuprare Kerley. Henley va in bagno e trova la pistola. La prende e la punta addosso al Brook. Indietreggia e spara un colpo che va a segno, ma Corll continua ad avvicinarsi. Henley spara altri due colpi, che lo centrarono. Prova a fuggire, ma lo raggiungono altri tre colpi alla spalla e in fondo alla schiena. Corll cade a terra e muore.

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