La nazionale italiana festeggia il titolo mondiale

Campionato Mondiale di Calcio tra corsi e ricorsi storici

Da quando sono bambino, e non sono proprio di primo pelo, so che alla domenica e in determinati periodi a cicli quadriennali circa il 75-80% delle persone che ho intorno impazziscono. Si barricano in casa, neppure si levano il pigiama e a volte non si lavano neanche i denti: hanno da bestemmiare per 90 minuti circa appresso ad undici persone che si contendono un pallone con altri undici di colore diverso. Quando ero bambino mi dicevano che il calcio era uno sport giovane come mio padre, che all’epoca aveva quarant’anni e ormai è morto. Io non guardavo le partite, erano gli anni in cui le tifoserie non ti facevano vivere un calcio tranquillo. Però, facevo la raccolta delle figurine Panini.

Il Campionato Mondiale di Calcio, in inglese Fifa World Cup, o Coppa del Mondo Fifa, è la massima serie calcistica per squadre nazionali maschili. Nato nel 1930 da un’idea del dirigente sportivo francese Jules Rimet, che lo aveva pensato già nel 1928, si disputa ogni quattro anni. La sua organizzazione è curata nei dettagli dalla Fifa. Il Mondiale è stato assegnato ogni quattro anni dal torneo inaugurale del 1930, tranne nel 1942 e nel 1946, quando non si tenne a causa della Seconda Guerra Mondiale. L’attuale formato della competizione prevede una fase di qualificazione, che si svolge nei tre anni precedenti, per determinare quali squadre si qualificano per la fase finale del torneo, spesso identificata come Coppa del Mondo (in inglese World Cup).

A questa fase partecipano 32 squadre, incluse le nazioni ospitanti che si qualificano automaticamente, che competono nelle sedi designate all’interno delle nazioni ospitanti per un periodo di circa un mese. In passato, oltre alla nazione ospitante, si qualificava di diritto alla fase finale anche la nazionale vincitrice dell’edizione precedente. L’ultimo torneo in cui ciò è avvenuto è stato il Mondiale del 2002, la cui fase finale si è disputata in Giappone e Corea del Sud. Ad usufruire di questa agevolazione per l’ultima volta fu la Francia, campione del mondo nel 1998.

Sono 17 i Paesi che hanno ospitato la Coppa del Mondo nel 2018: Italia nel 1934 e 1990, Francia nel 1938 e 1998, Brasile nel 1950 e 2014, Messico nel 1970 e 1986 e Germania nel 1974 e 2006 hanno ospitato la manifestazione in due occasioni, mentre Uruguay, Svizzera, Svezia, Cile, Inghilterra, Argentina, Spagna, Usa, Giappone e Corea del Sud (congiuntamente), Sudafrica e Russia una sola volta. Il Qatar è stato scelto per ospitare la fase finale della Coppa del Mondo del 2022, mentre nel 2026 la manifestazione iridata vedrà l’allargamento della partecipazione a 48 nazionali e per la prima volta sarà ospitata congiuntamente da tre nazioni: Canada, Usa e Messico.

Questa decisione darà al Messico la particolarità di essere il primo Paese ad averla ospitata in tre diverse occasioni. La Coppa del Mondo è il campionato di calcio più prestigioso al mondo, ed è anche l’evento sportivo più seguito sulle televisioni del pianeta, superando persino i Giochi Olimpici. Ad esempio è stato stimato che il pubblico cumulativo di tutte le partite della Coppa del Mondo 2006 sia stato di 26,29 miliardi con circa 715,1 milioni di persone che hanno assistito alla partita finale tra Italia e Francia, ovvero un nono dell’intera popolazione del pianeta. Giusto per capire la reale portata di questo sport.

Le competizioni internazionali precedenti ai Mondiali

La prima partita di calcio che vedeva affrontarsi due squadre nazionali avvenne nel 1872. In quell’occasione si sfidarono le compagini rappresentanti l’Inghilterra e la Scozia, infatti all’epoca questo sport era ancora poco praticato fuori dai confini della Gran Bretagna. La prima significativa espansione del calcio mondiale avvenne nel maggio 1904 quando venne fondata la Fifa, che però alla data della sua istituzione comprendeva solo sette nazioni dell’Europa. In quegli anni il calcio iniziò a diventare sempre più popolare e fu incluso come sport dimostrativo (cioè senza medaglie in palio) ai giochi olimpici del 1900, 1904 e nel 1906 (edizione però mai ufficialmente riconosciuta sia dalla Fifa sia dal Cio, l’organizzatore delle olimpiadi) e venne parificato agli altri sport nel 1908. Organizzata dall’Inghilterra e dalla Football Association, la competizione venne limitata ai soli giocatori non professionisti (come di regola per l’epoca) però fu trattata più come un’esibizione piuttosto che come una competizione a tutti gli effetti. La nazionale amatoriale di calcio inglese vinse sia nel 1908 che nell’edizione successiva del 1912.

Nel contempo la Fifa tentò di organizzare un torneo internazionale per nazionali al di fuori del contesto olimpico (e anche dilettantistico). Questo tentativo venne effettuato nel 1906 in Svizzera. Però erano ancora i primi anni di sviluppo per questo sport e la Fifa stessa definisce quest’esperimento come un fallimento. Quindi solamente durante le olimpiadi le squadre nazionali avevano modo di affrontarsi ma si trattava di formazioni amatoriali e quindi non rappresentanti dell’effettiva forza del movimento calcistico degli stati. Un ulteriore tentativo di far uscire dai cinque cerchi il mondo del calcio fu effettuato da Sir Thomas Lipton che organizzò il Sir Thomas Lipton Trophy a Torino nel 1909.

Il trofeo Lipton era una competizione per squadre di club (quindi non nazionali) provenienti da stati diversi, quindi un solo club rappresentava una nazione intera. Per questa ragione questo trofeo non è considerato un vero antesignano della Coppa del Mondo (lo fu piuttosto della Coppa dei Campioni). Nonostante ciò, la competizione viene talvolta chiamata, erroneamente, la prima coppa del mondo, e vide affrontarsi i più prestigiosi club di Italia, Germania e Svizzera. La prima edizione fu vinta dal West Auckland, una formazione dilettantistica inglese che fu invitata solo perché la Football Association si rifiutò di essere associata alla competizione. Il West Auckland si impose nuovamente nel 1911 mantenendo il titolo, e divenne la definitiva detentrice del trofeo, come stabilito dalle regole della competizione. Questo confermò lo strapotere inglese sul resto dell’Europa e sul resto del mondo.

Nel 1914, la Fifa acconsentì a riconoscere il torneo olimpico come un Campionato del Mondo Dilettanti, e da allora prese parte attiva nell’organizzazione dell’evento. A questo punto si tenne la prima edizione delle olimpiadi riconosciute dalla Fifa, nel 1920, e ad imporsi fu il Belgio, invece nelle due edizioni successive (1924 e 1928) il successo arrise all’Uruguay. Nel 1928 la Fifa decise che si poteva organizzare una Coppa del Mondo. Poiché l’Uruguay aveva conquistato per due volte il titolo olimpico “mondiale” (anche se per dilettanti), nel 1930 la Fifa lo scelse come paese ospitante della prima edizione per professionisti, in concomitanza con il centenario dell’indipendenza dello stato sudamericano.

Il primo campionato del mondo: Uruguay 1930

Nell’edizione del 1932 delle olimpiadi il calcio non facevano parte del programma in quanto questo sport era poco popolare negli Stati Uniti. La Fifa e il Cio, inoltre, erano ancora in disaccordo sul fatto che erano ammessi ai giochi solo giocatori dilettanti. Il presidente della Fifa, Jules Rimet, organizzò allora la coppa del mondo del 1930 da tenersi in Uruguay. Le nazioni associate furono invitate ad inviare una selezione, ma la scelta dell’Uruguay quale paese ospitante della competizione significava, per le squadre europee, dover affrontare un lungo e costoso viaggio attraverso l’Oceano Atlantico.

Perciò nessuna nazione del vecchio continente aderì alla manifestazione fino a due mesi dall’inizio della stessa. Rimet, però, riuscì a convincere a partecipare le nazionali di Belgio, Francia, Romania, e Jugoslavia. In totale 13 squadre accettarono l’invito di Rimet. Sette dal Sudamerica, quattro dall’Europa e due dal Nord America. Il formato dell’edizione prevedeva 1 girone da 4 e 3 gironi da 3, con la vincente di ogni gruppo ammessa alle semifinali: da quel momento, la formula dell’eliminazione diretta sarebbe proceduta in modo lineare.

L’incontro inaugurale, il primo in assoluto nella storia della competizione, si giocò domenica 13 luglio tra la Francia e il Messico: i transalpini vinsero per 4-1. In semifinale entrarono l’Argentina (vincente del primo gruppo), la Jugoslavia (trionfatrice nel secondo), l’Uruguay (capolista nel terzo) e gli Stati Uniti (vincitori del quarto). Proprio un calciatore americano, Bert Patenaude, siglò la prima tripletta del torneo. La sua squadra fu battuta per 6-1 dagli argentini, che raggiunsero così la finale. Lo stesso risultato si registrò in Uruguay-Jugoslavia, a favore dei sudamericani. La finalissima si tenne all’Estadio del Centenario, all’epoca l’impianto sportivo più capiente del mondo: chiuso il primo tempo in svantaggio per 1-2, i padroni di casa rimontarono nella ripresa finendo per vincere 4-2.

La Coppa del Mondo di Calcio e il periodo 1934-1950

La Coppa del Mondo del 1934 fu ospitata dall’Italia, questa fu la prima edizione che includeva una fase di qualificazione. Sedici squadre si qualificarono per la fase finale, un numero che fu mantenuto fino all’espansione del torneo nel 1982. L’Uruguay, detentrice del titolo, boicottò questa edizione in quanto delusa dall’assenza di molte squadre europee nell’edizione che aveva organizzato. La Bolivia e il Paraguay erano assenti, permettendo così alle rappresentative di Argentina e Brasile di partecipare alla competizione in Italia senza dover giocare alcuna partita di qualificazione.

L’Egitto divenne la prima nazionale africana a partecipare, ma fu sconfitta già dall’Ungheria nella prima fase. L’Italia vinse il trofeo (battendo in finale la Cecoslovacchia per 2-1 ai tempi supplementari), ma tra accuse e contestazioni di arbitraggi compiacenti, in quanto si pensa che Benito Mussolini avesse influenzato la scelta degli arbitri delegati per le partite della nazionale italiana. Nel 1938 la competizione fu ancora tenuta in Europa, tra la costernazione di molte nazionali sudamericane, con l’Uruguay e l’Argentina che decisero di boicottare la manifestazione (seconda volta consecutiva per l’Uruguay). Per la prima volta la squadra detentrice e la nazionale ospitante furono ammesse di diritto.

Dopo uno spareggio contro la Lettonia, l’Austria si qualificò alle finali ma a causa dell’annessione alla Germania (Anschluss) nell’aprile del 1938 non vi poté partecipare. Il suo posto fu offerto all’Inghilterra, ma essa declinò l’invito. A causa di questi avvenimenti la fase finale vide affrontarsi solo 15 squadre. La Francia ospitò il torneo, ma per la prima volta non fu la nazione locale a vincere il trofeo, fu invece l’Italia a mantenere il titolo, battendo per 4-2 l’Ungheria in finale, diventando così la prima nazionale ad imporsi in due edizioni consecutive e la prima a vincere il titolo mondiale in terra straniera. In precedenza aveva battuto la Francia padrona di casa ai quarti di finale per 3-1 ed il forte Brasile in semifinale per 2-1, che alla vigilia si dava già per vittorioso.

La Seconda Guerra Mondiale e le sue conseguenze impedirono la disputa delle edizioni del 1942 e 1946. La competizione riprese con il Mondiale del 1950 che si tenne in Brasile, che per la prima volta vide la partecipazione dell’Inghilterra che non partecipò alle precedenti edizioni in quanto non associata alla Fifa dalla quale si era ritirata nel 1920 per evitare di affrontare le nazionali dei paesi contro i quali combatté le due guerre mondiali. Un’altra causa fu una sorta di protesta contro le influenze degli altri paesi nel gioco del calcio (sport nato appunto in Inghilterra) ma più realisticamente in quanto gli inglesi si ritenevano, forse a ragione, assai superiori al resto del mondo nello sport che loro stessi avevano inventato e regolarizzato.

Nel 1946 la Football Association decise di riunirsi all’associazione mondiale dopo un formale invito della stessa Fifa. Il torneo rivide la partecipazione dell’Uruguay assente per protesta nelle due edizioni precedenti. Per ragioni politiche, invece, le nazionali dei paesi dell’Europa orientale (Ungheria, Unione Sovietica e Cecoslovacchia) non vi presero parte. L’Italia, detentore del titolo, vi partecipò nonostante la tragedia di Superga del 1949 nella quale persero la vita i giocatori del Grande Torino (molti dei quali nel giro della nazionale). Per la prima volta il programma non prevede una fase ad eliminazione diretta. Il torneo fu organizzato con due fasi a gironi all’italiana. Comunque, l’ultima partita della seconda fase a gironi fu una vera e propria finale in quanto si affrontarono le prime due del gruppo e la vincitrice si sarebbe laureata campione, anche se ai brasiliani sarebbe bastato il pareggio. L’Uruguay vinse a sorpresa sul Brasile ospitante rimontando l’iniziale svantaggio e divenne per la seconda volta campione (su due edizioni alle quali aveva partecipato). L’ultimo atto di questo mondiale fu una vera e propria tragedia (e non solo sportiva) per i padroni di casa, che assunse il nome di Maracanazo.

Il Campionato del Mondo nel periodo 1954-1978

Nel 1954 la manifestazione si svolse in Svizzera e fu la prima ad essere trasmessa in televisione. La nazionale della Scozia fece la sua prima apparizione nel torneo, senza però far registrare neanche una vittoria e uscì al primo turno. Anche in questo caso il torneo previde una fase iniziale a gironi da 4 squadre in cui però le due teste di serie dello stesso gruppo non si sarebbero affrontate fra loro (quindi ogni squadra nazionale avrebbe giocato 2 partite invece di 3, a meno di eventuali spareggi per arrivi a pari punti). Il quarto di finale tra l’Austria e la Svizzera vide il record di gol segnati in un match di coppa del mondo, gli elvetici persero infatti per 5-7, dopo essere andati in vantaggio per 3-0.

La Germania Ovest fu la vincitrice della competizione, sconfiggendo in finale i campioni olimpici dell’Ungheria col risultato di 3-2, rimontando dal 2-0, con Helmut Rahn che segnò il gol partita. Il match è conosciuto in Germania come il miracolo di Berna. Il Brasile vinse nel 1958, svoltosi in Svezia, e fu la prima volta che una nazionale proveniente da un altro continente riuscì ad imporsi (impresa che ripeterono nel 2002). La nazionale dell’Unione Sovietica partecipò questa volta sull’onda lunga della vittoria delle olimpiadi del 1956. Per la prima volta (e per adesso l’unica), tutte e quattro le nazionali britanniche si qualificarono alla fase finale (Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord che estromise l’Italia).

Il Galles approfittò della situazione nella zona Africa/Asia, in quest’area l’ammontare di nazionali ritirate permise a Israele di qualificarsi senza neanche dover giocare una partita. Però le regole Fifa non permettono di qualificarsi senza giocare e così agli israeliani fu imposto di affrontare una delle seconde degli altri gruppi. Fu organizzato uno spareggio contro il Galles. I britannici vinsero con un doppio 2-0 nel 1958. Fu l’unica volta che una nazionale si qualificò ai mondiali dopo essere stata eliminata nelle fasi a gironi. Il torneo vide l’emergente Pelé, che segnò due gol nella finalissima contro i padroni di casa svedesi vinta per 5-2.

Il Cile fu scelto per ospitare l’edizione ’62, fu un torneo in cui prevalse il gioco difensivo e che vide la riconferma del Brasile, pur senza Pelé nelle ultime fasi causa infortunio, come detentore della Coppa Rimet, divenendo dopo l’Italia la seconda squadra ad imporsi per due volte di seguito. Per la seconda volta arrivò in finale la Cecoslovacchia, dopo il 1934. I padroni di casa cileni arrivarono fino alle semifinali, conquistando il terzo posto, ma con polemiche riguardo all’arbitraggio favorevole alla squadra ospitante.

Nel 1966, il torneo fu organizzato dall’Inghilterra, in questa edizione fece la sua comparsa il marketing. Furono disegnate una mascotte e un logo ufficiale. Il trofeo fu rubato nelle imminenze della manifestazione ma fu ritrovato una settimana dopo da un cane di nome “Pickles”. La nazionale del Sud Africa fu esclusa per la violazione dei regolamenti anti-discriminazione (a causa dell’apartheid). L’esclusione rimase in vigore fino al 1992 quando l’associazione calcistica del Sud Africa fu riammessa dalla Fifa. I gironi di qualificazione videro la protesta delle nazionali africane contro la decisione della Fifa di riservare un solo posto per il continente Africano, Asiatico e Oceanico e decisero di ritirarsi. La nazionale della Corea del Nord divenne la prima squadra asiatica a raggiungere i quarti di finale battendo clamorosamente la nazionale italiana nell’ultima gara del girone (grazie alla rete di un giocatore dilettante che come professione non era dentista come si è detto per anni, ma professore di educazione fisica).

L’Inghilterra vinse il torneo battendo la Germania Ovest per 4-2 dopo i supplementari. In questa partita l’attaccante inglese Geoff Hurst divenne il primo giocatore a mettere a segno una tripletta in una finalissima di coppa. Uno dei tre gol destò polemiche tra i tedeschi, in quanto non ci fu la certezza che il pallone avesse varcato completamente la linea di porta. Eusébio del Portogallo (squadra che partecipava per la prima volta ad un mondiale) vinse la classifica cannonieri violando le porte avversarie per nove volte.

Le qualificazioni per il mondiale del 1970 accentuarono le rivalità tra Honduras ed El Salvador scatenando quella che viene definita la guerra del calcio. La fase finale si svolse in Messico e fu l’evento che lanciò la televisione a colori a livello internazionale. Israele fu aggregata calcisticamente all’Europa, per motivi politici, e divenne difficile inserirla nei gironi che servivano per accedere alla coppa. Perciò fu inserita nella zona Asia/Oceania. La Corea del Nord si rifiutò di incontrare gli israeliani e venne automaticamente squalificata.

Questo mondiale è ricordato per la storica parata del portiere inglese Gordon Banks che salvò la sua porta da un ravvicinato colpo di testa di Pelé, questo gesto atletico viene considerato uno dei più difficili salvataggi della storia del calcio. Un altro motivo per cui questa edizione è passata alla storia è la grandiosa semifinale che vide affrontarsi l’Italia e la Germania Ovest (denominata la partita del secolo). In questo match furono segnati addirittura 5 gol durante i tempi supplementari e il capitano della compagine teutonica, Franz Beckenbauer, giocò parte della partita con una vistosissima fasciatura dovuta alla frattura di un braccio, in quanto l’allenatore tedesco aveva già effettuato le sostituzioni a sua disposizione. L’Italia vinse per 4-3 e approdò in finale dove però venne battuta da un formidabile Brasile col risultato di 4-1. Con questa affermazione la nazionale carioca arrivava alla conquista della terza coppa del mondo e ciò le dava il diritto in entrare in possesso del trofeo, la coppa Rimet.

Per l’edizione del 1974 fu creato un nuovo trofeo, quello usato ancora attualmente. La competizione si svolse nella Germania Ovest. Dopo essere stata sorteggiata nella zona Uefa/Conmebol per giocare lo spareggio di qualificazione contro il Cile, l’Unione Sovietica si rifiutò di viaggiare a Santiago del Cile per la partita di ritorno a causa di controversie politiche e, come stabilito dal regolamento, il Cile fu dichiarato vincitore e quindi qualificato. In questa edizione le nazionali di Germania Est (che in un accesissimo derby batté i cugini occidentali), Haiti, Australia e Zaire (che subì un pesantissimo 9-0 dalla Jugoslavia nella fase a gironi, la vittoria con maggior gol di scarto ad un mondiale fino ad allora, eguagliata poi 8 anni dopo) fecero il loro esordio ad una fase finale di un mondiale.

Il torneo cambiò nuovamente formato, le due prime squadre di ognuno dei quattro gironi venivano divise in due ulteriori gruppi dai quali sarebbero uscite le finaliste. La Germania Ovest vinse la competizione avendo la meglio in finale di una rivoluzionaria Olanda col risultato di 2-1. In quell’edizione l’Olanda aveva catturato l’attenzione approntando un inedito modo di giocare che venne definito calcio totale che veniva magistralmente interpretato da giocatori del calibro di Johan Cruijff. Un’altra nazionale che si contraddistinse per il modo di giocare fu la Polonia che chiuse il torneo al terzo posto, dopo aver battuto i campioni in carica del Brasile per 1-0. In precedenza si erano imposti su squadre più blasonate come Argentina (3-2) e Italia (2-1) nel girone iniziale, ed avevano perso la gara decisiva per accedere alla finale con un onorevolissimo 0-1 inflitto dalla Germania Ovest sotto una pioggia battente.

La Coppa del Mondo del 1978 fu ospitata dall’Argentina, causando polemiche a causa di un colpo di Stato militare avvenuto nel paese due anni prima. Il grande campione olandese Johan Cruijff si rifiutò di partecipare per questo motivo, comunque nessuna nazione ritirò la propria squadra. Per la prima volta al nastro di partenza si presentarono le formazioni di Iran e Tunisia. Ci fu qualche contestazione quando l’Argentina, necessitando di quattro gol di scarto nell’ultima partita per qualificarsi a discapito del Brasile, inflisse un pesantissimo 6-0 al Perù, cioè lo stesso numero di gol che gli albi-celeste avevano totalizzato nella precedente parte del torneo. Alla fine ad imporsi fu proprio la nazionale di casa che sconfisse per 3-1 l’Olanda in finale dopo i supplementari grazie anche ad una doppietta di Mario Kempes. L’Olanda per la seconda volta consecutiva si piazzava così al secondo posto.

PROMEMORIA > Hai trovato interessante questo racconto? Sfoglia le altre storie

Questo slideshow richiede JavaScript.

Campionato del Mondo di Calcio: dal 1982 ai giorni nostri

La Spagna fu scelta per ospitare l’edizione del 1982 che prevedeva la partecipazione di 24 squadre. Prima modifica del numero di partecipanti dalla coppa dal 1934. Le squadre vennero suddivise in sei gruppi da quattro squadre ciascuno. Le prime due di ogni girone passavano alla fase successiva dove venivano nuovamente suddivise in quattro gruppi da tre. Le vincitrici di questi triangolari approdavano alle semifinali. Le debuttanti erano: Camerun, Algeria, Honduras, Nuova Zelanda e Kuwait. Nella fase a gironi l’Ungheria rifilò un 10-1 all’El Salvador, diventando la vittoria più larga ad un mondiale. La partita del girone preliminare tra Francia e Kuwait fu il teatro di un curioso aneddoto.

Quando i galletti erano già in vantaggio per 3-1, i giocatori arabi si fermarono perché avevano scambiato un fischio proveniente dagli spalti con una sanzione decretata dall’arbitro, il giocatore transalpino Alain Giresse ne approfittò per segnare. I giocatori del golfo protestarono vivacemente, Sheikh Fahid Al-Ahmad Al-Sabah, presidente della federazione del Kuwait, corse dentro il campo per riferire al direttore di gara il suo disappunto, il quale, clamorosamente, procedette nell’annullare la marcatura. Bossis segnò nuovamente qualche minuto dopo e la gara finì col risultato di 4-1. La semifinale tra Germania Ovest e Francia vide il verificarsi di un altro episodio contestato. Il portiere tedesco Harald Schumacher commise un evidente fallo su Patrick Battiston, quando il risultato era di 1-1.

Schumacher scampò all’espulsione e la formazione tedesca si impose ai calci di rigore (prima volta nel campionato del mondo di un match deciso ai tiri dal dischetto) rimontando dopo essere stata in svantaggio per 1-3. La finalissima fu vinta dall’Italia per 3-1 sotto gli occhi di un raggiante Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Il capitano degli azzurri, Dino Zoff, divenne il giocatore meno giovane a fregiarsi del titolo di campione del mondo e la classifica cannonieri fu ad appannaggio di un altro calciatore azzurro: l’attaccante Paolo Rossi soprannominato Pablito.

Messico 1986

Nell’edizione del 1986 il Messico divenne la prima nazione ad ospitare per due volte una fase finale dei mondiali. Il formato cambiò nuovamente: la seconda fase a gironi fu rimpiazzata dagli ottavi di finale, una fase ad eliminazione, in cui si affrontavano le 16 squadre qualificate (passavano oltre alle prime due dei gironi anche le migliori terze), per poi proseguire per i quarti di finale, che mancavano dall’edizione del 1970. Fu inoltre stabilito che le ultime due partite di ogni girone dovevano prendere il via simultaneamente per garantire che le squadre giocassero senza sapere il risultato degli avversari. Le nazionali di Canada, Danimarca e Iraq parteciparono alla loro prima fase finale.

Il Marocco divenne la prima formazione africana a superare il girone iniziale. Il quarto di finale tra Argentina ed Inghilterra è entrata nella storia del calcio per i due gol segnati da Diego Maradona, che più tardi verrà premiato come giocatore migliore del torneo, il primo gol che il pibe de oro mise a segno fu il famosissimo gol di mano che lo stesso numero 10 commentò dicendo che a segnare fu la mano di Dio, il secondo viene considerato come Gol del Secolo, nel quale Maradona partì da centrocampo e dribblò cinque giocatori inglesi ed il portiere prima di depositare la palla in rete. Nella finalissima gli albi-celeste ebbero la meglio sulla Germania Ovest col risultato finale di 3-2, gol decisivo segnato da Jorge Burruchaga nato da un’azione di Maradona.

Nel 1990 la rassegna fu ospitata dall’Italia. La nazionale del Camerun raggiunse i quarti di finale diventando la prima squadra del continente nero a riuscire nell’impresa. Come conseguenza per aver falsificato l’età di un giocatore durante un torneo giovanile il Messico fu sospeso per due anni e dovette quindi saltare questa edizione. Uno spiacevole episodio accadde durante un match di qualificazione tra Brasile e Cile, un petardo atterrò in campo colpendo il portiere cileno Rojas che si infortunò gravemente. La sua squadra si rifiutò di continuare la partita (il risultato li vedeva in svantaggio di una rete).

Il complotto fu scoperto, e come conseguenza alla nazionale andina fu imposta una lunga sospensione che la escluse anche dall’edizione 1994 della Coppa. Nella finalissima si affrontarono le stesse squadre che si videro contro anche nel torneo precedente ma stavolta il risultato si invertì e dopo essersi piazzati secondi per due edizioni consecutive i tedeschi occidentali riuscirono a portare a casa la terza coppa del mondo grazie ad un rigore generoso trasformato da Brehme. Il capocannoniere del torneo fu l’italiano Salvatore Schillaci che portò la nazionale di casa ad un onorevole terzo posto.

Nel 1994, la nazione scelta per ospitare l’evento furono gli Stati Uniti, e per la prima volta la coppa fu assegnata ai calci di rigore. Fu il Brasile ad imporsi battendo durante la lotteria dei calci dal dischetto la nazionale italiana con errore decisivo di Roberto Baggio. La nazionale jugoslava fu esclusa in quanto sanzionata dalle Nazioni Unite per la guerra in Bosnia. La Russia rimpiazzò la nazionale dell’URSS (disgregatasi tra il 1990 e il 1991) ed esordirono le nazionali di Grecia, Nigeria e Arabia Saudita. Durante il torneo Diego Maradona fu allontanato per essere stato trovato positivo per efedrina a seguito di un controllo anti-doping. In seguito il difensore colombiano Andrés Escobar fu assassinato dieci giorni dopo aver segnato un autogol contro gli Stati Uniti che causò l’eliminazione dei Cafeteros. In totale circa 3,6 milioni di persone si recarono allo stadio per assistere alle partite: il più grande pubblico per un’edizione della coppa del mondo. Oleg Salenko della Russia fu il primo giocatore a segnare addirittura cinque gol in una sola partita di una fase finale, quella di girone contro il Camerun e fu poi nominato capocannoniere.

Nel 1998, la coppa del mondo si tenne in Francia, e cambiò nuovamente il suo formato arrivando alla formula attuale che comprende 32 squadre. In televisione, dagli anni novanta, i mondiali non vengono più trasmessi in Eurovisione. Nella fase di qualificazione, l’Iran inflisse alle Maldive un pesante 17-0, che divenne il più ampio scarto reti nella storia del mondiale fino ad allora. Quattro le squadre al loro debutto nel campionato mondiale: la Croazia, il Giappone, il Sudafrica (dopo aver scontato la squalifica della Fifa per l’Apartheid) e la Giamaica. Nella fase finale, precisamente nell’ottavo di finale tra la nazionale di casa e il Paraguay, si assistette al primo Golden gol nella storia della coppa, quando, dopo lo 0-0 dei tempi regolamentari, Laurent Blanc regalò ai bleus la possibilità di giocare i quarti di finale. I transalpini vinsero il torneo superando in finale il Brasile per 3-0, con doppietta di Zinédine Zidane e rete di Petit. La debuttante Croazia conquistò il terzo posto.

L’edizione 2002 fu la prima tenutasi in Asia e la prima ospitata da due nazioni: Corea del Sud e Giappone. Il togolese Souleymane Mamam divenne il più giovane giocatore di sempre a giocare un match di qualificazione ad un mondiale, scendendo in campo all’età di 13 anni e 310 giorni a Lomé nel maggio 2001. Sempre durante la fase preliminare l’Australia batté le Samoa Americane per 31-0, battendo il record per il più grande margine di reti in un incontro ufficiale. Il torneo si caratterizzò per gli exploit di paesi considerati non competitivi ai massimi livelli. Mentre la Francia campione del mondo veniva eliminata al primo turno come ultima in classifica con 1 solo punto e zero reti segnate (mai era successo che i campioni del mondo arrivassero ultimi nel girone l’edizione successiva), nazionali come il Senegal e gli Stati Uniti raggiunsero i quarti di finale, mentre la Corea del Sud padrona di casa si classificò addirittura quarta, dopo aver eliminato, con polemiche per via degli arbitraggi, squadre del calibro di Italia e Spagna nelle gare ad eliminazione diretta. Nella finalissima il Brasile ebbe la meglio sulla Germania per 2-0 grazie ad una doppietta di Ronaldo nel primo match di coppa del mondo tra le due squadre da sempre protagoniste nella competizione. I brasiliani divennero pentacampeões.

Nel 2006 la manifestazione tornò in Europa, e fu ospitata dalla Germania. Fu la prima edizione nella quale i campioni in carica – in quel caso il Brasile – non erano più ammessi di diritto alla fase finale e dovevano perciò affrontare le qualificazioni, mentre la rappresentativa ospitante godeva ancora della qualificazione automatica. Prima dell’inizio del torneo, i bookmaker quotavano come possibili vincitori lo stesso Brasile e l’Inghilterra, entrambi eliminati ai quarti di finale. Fecero la loro comparsa nella kermesse il maggior numero di esordienti dal 1934: ben 6 – di cui 4 africane (Angola, Ghana, Togo e Costa d’Avorio), una caraibica (Trinidad e Tobago) e un’europea (Ucraina) – che diventano sette se si considera come esordiente anche la Repubblica Ceca, erede della dissolta Nazionale cecoslovacca.

L’unica effettiva sorpresa della fase a gironi fu data dall’Australia, al suo secondo mondiale (dopo quello del 1974 curiosamente anch’esso disputato nell’allora Germania Ovest) che, rimontando due volte il vantaggio di un’agguerrita Croazia nella terza giornata, riuscì ad estrometterla dal torneo e a raggiungere al suo posto gli ottavi di finale. Oltre a ciò, è da segnalare un’ottima prestazione dei padroni di casa, allenati da Jürgen Klinsmann, non particolarmente quotati (neanche in patria) nonostante si presentassero da vicecampioni in carica. La loro avanzata, conquistando il sostegno dei tedeschi partita dopo partita, li porterà fino all’avvincente semifinale di Dortmund del 4 luglio contro l’Italia, da molti considerata come la più bella gara dell’intero torneo. Qualche difficoltà in più del previsto ebbe la Francia del fuoriclasse Zinédine Zidane, fermata su due pareggi nelle prime due giornate e salvata dal 2-0 sul debole Togo che la portò a qualificarsi come seconda alle spalle della Svizzera. L’unica africana a superare il turno fra le 5 presenti fu l’esordiente Ghana, subito eliminato dal Brasile.

Nel turno degli ottavi si ricordano in particolare l’animosa gara Portogallo-Olanda, che detiene il record assoluto di cartellini rossi in una partita dei mondiali (ben 4, su 16 gialli), comminati dal direttore di gara russo Ivanov, e il polemico confronto Italia-Australia, vinto dagli Azzurri per 1-0 in inferiorità numerica grazie a un controverso calcio di rigore fischiato in pieno recupero e trasformato da Francesco Totti. Singolare l’esito di Svizzera-Ucraina, con Ševčenko e compagni qualificati ai rigori per 3-0 e la Svizzera estromessa con due notevoli record: prima squadra di sempre a uscire da un mondiale senz’aver subìto una sola rete, e prima di sempre a non andare mai a segno in una sessione di rigori.

Le quattro semifinaliste del mondiale furono tutte europee per la quarta volta nella storia: si qualificarono la Germania battendo l’Argentina ai rigori (prima di tre sconfitte consecutive dei Biancocelesti in altrettanti mondiali per mano nella Mannschaft), l’Italia impostasi per 3-0 sull’Ucraina e il Portogallo vittorioso dal dischetto sull’Inghilterra (terza sconfitta dagli undici metri per i Tre Leoni dal 1990). L‘ultimo confronto del turno, Francia-Brasile, vide il risveglio e la magnifica prestazione del capitano Zidane, autore anche dell’assist su punizione che permise a Thierry Henry di segnare nel secondo tempo la rete della vittoria ed eliminare i campioni in carica.

La sera del 4 luglio andò in scena la prima delle due semifinali, in cui l’Italia affrontò i padroni di casa nel loro “stadio-talismano”, il Signal Iduna Park (“Westfalenstadion”) di Dortmund – dove i teutonici non erano mai stati sconfitti – davanti a un pubblico per la stragran parte tedesco. Dopo 90 minuti combattuti chiusi sullo 0-0, i supplementari divennero spettacolari: Gilardino e Zambrotta presero in un minuto un palo e una traversa, quindi, dopo vari capovolgimenti di fronte e due importanti interventi in porta di Buffon e Lehmann, ad un soffio dai rigori Fabio Grosso su corner e Alex Del Piero su contropiede ammutolirono lo stadio. L’Italia tornava così a confermarsi “bestia nera” della Germania dopo il 4-3 in semifinale del 1970 e il 3-1 della finale di Madrid del 1982. Nell’altra semifinale, disputata a Monaco di Baviera, la Francia s’impose sul Portogallo grazie a un rigore segnato ancora da Zidane nel corso del primo tempo. I Galletti raggiunsero così la loro seconda finale in 3 edizioni.

La finalissima del 9 luglio all’Olympiastadion di Berlino vide quindi affrontarsi le stesse avversarie della finale di Rotterdam di Euro 2000. Al 7′ minuto Zidane portò in vantaggio i francesi su tiro dagli undici metri assegnato dall’argentino Horacio Elizondo per un dubbio contatto in area fra Marco Materazzi e Malouda: Zizou trasformò il rigore con un ‘cucchiaio’ che, dopo aver colpito la traversa, varcò appena la linea di porta. Al 19′ fu lo stesso Materazzi a pareggiare su corner, mentre nei primi minuti della ripresa un’incornata di Toni venne annullata per il fuorigioco passivo di De Rossi.

Malgrado i ripetuti attacchi della Francia, più lucida e propositiva a partire dalla metà del secondo tempo, la salda difesa italiana resse fino allo scadere dei supplementari (notevole la parata di Buffon in pieno secondo supplementare su un colpo di testa di Zidane diretto appena sotto la traversa). A dieci minuti dal fischio, tuttavia, i due marcatori dell’incontro tornarono protagonisti, con il capitano dei Bleus, alla sua ultima partita giocata, che si fece espellere per una testata nel petto ai danni del difensore interista. La finale si decise per la seconda volta nella storia (dopo quella del 1994) ai calci di rigore, e questa volta gli Azzurri riuscirono a prevalere per 5-3 (con l’errore decisivo di Trezeguet) e a laurearsi campioni del mondo per la quarta volta.

L’edizione del 2010 si tenne in Sudafrica, per la prima volta nella storia fu giocato un campionato del mondo nel continente africano. Trionfò la Spagna, al suo primo titolo mondiale, battendo in finale i Paesi Bassi (per la terza volta sconfitta all’ultimo atto) per 1-0 dopo i tempi supplementari, con un gol di Andrés Iniesta al 116º minuto. Per la prima volta una squadra europea vinse fuori dal proprio continente. La finale fu la seconda di seguito tra nazionali europee. Come già successo nel 2002, la squadra campione del mondo in carica, ovvero l’Italia, fu eliminata a sorpresa al primo turno, come ultima nel proprio girone, addirittura dietro alla Nuova Zelanda. La nazionale neozelandese chiuse il girone eliminatorio con tre pareggi, divenendo, al termine della competizione, l’unica squadra a non avere subito sconfitte.

Questa edizione segnò il debutto, nella fase finale, della nazionale della Slovacchia, a seguito della divisione incruenta della Cecoslovacchia, ufficializzata il 1º gennaio 1993. Mentre la Corea del Nord fu la nazionale presente alla fase finale con l’assenza più lunga, essendo la sua ultima apparizione risalente ai Mondiali del 1966. L’edizione del 2014 si è tenuta per la seconda volta in Brasile. Questo XX Mondiale ha dato alla luce alcune novità, come la tecnologia sulla linea di porta (in inglese goal-line technology) per scongiurare i gol fantasma, il time-out come contromisura all’eccessivo caldo (usato per la prima e finora unica volta nell’ottavo di finale tra Paesi Bassi e Messico) e gli spray in dotazione agli arbitri, per far rispettare la posizione del pallone e la distanza delle barriere nelle punizioni.

Per la prima volta nella storia due squadre africane sono riuscite a superare il primo turno, la Nigeria e l’Algeria, entrambe eliminate agli ottavi di finale. Per la seconda volta consecutiva la squadra campione del mondo – in questo caso la Spagna – è stata eliminata nella fase a gironi. Stessa sorte era toccata negli ultimi anni ad altre squadre europee: la Francia nel 2002 e l’Italia nel 2010. Sono state eliminate ai gironi anche altre squadre blasonate o favorite alla vigilia per la vittoria finale, come nuovamente l’Italia, l’Inghilterra ed il Portogallo di Cristiano Ronaldo. Mentre squadre con una minore storia calcistica come Colombia e Costa Rica sono riuscite sorprendentemente ad approdare fino ai quarti di finale.

L’atto conclusivo ha visto contrapposte per la terza volta l’Argentina, che ha sconfitto in semifinale l’Olanda ai calci di rigore, e la Germania, che a Belo Horizonte ha sconfitto i padroni di casa del Brasile con un clamoroso quanto impensabile 7-1 (risultato storico: mai il Brasile aveva subìto una sconfitta di tali dimensioni in una Coppa del mondo e mai aveva subito 7 gol in una partita in tutta la sua storia. Risulta inoltre la vittoria più larga di sempre in una semifinale mondiale, essendo superate quelle del 1930 e 1954). La disfatta casalinga dei Verdeoro è stata denominata Mineirazo, termine accostato al celebre Maracanazo del 1950.

La finale Germania-Argentina è altresì la più giocata nella storia dei campionati del mondo: ben 3 volte (dopo 1986 e 1990), superando Brasile-Italia. Il titolo viene vinto dai tedeschi sugli argentini guidati da Leo Messi per 1-0 ai supplementari grazie alla rete di Mario Götze a pochi minuti dalla fine, dopo una partita giocata alla pari. La Mannschaft conquista così il suo quarto titolo mondiale, eguagliando l’Italia, e diventa la prima nazionale europea a vincere il torneo in Sudamerica. Per la terza volta consecutiva è una squadra del vecchio continente ad aggiudicarsi il titolo.

L’edizione 2018 si tiene per la prima volta in un paese dell’Europa orientale: la Russia. Vi debuttano l’Islanda, esordiente anche dell’ultimo Europeo (concluso da quartista) e Panama. Per la seconda volta, dopo Svezia 1958, l’Italia manca la qualificazione alla fase finale, superata negli spareggi di novembre 2017 proprio dagli svedesi che torneranno poi nei quarti di finale dopo 24 anni (USA 1994). Mancano ugualmente all’appello ben 4 dei 6 campioni in carica delle confederazioni continentali, ossia Cile, Camerun, USA e Nuova Zelanda (presenti solo Portogallo e Australia), nonché l’Olanda che, dopo due podi nelle ultime edizioni, salta sia l’Europeo francese che il Mondiale russo.

Tre le novità rispetto al passato. La più importante è l’annunciata acquisizione del VAR (Video Assistant Referee), assistenza-video per i direttori di gara in casi specifici come dubbi di fuori-gioco su rete, espulsioni, falli in area ecc. al fine di ridurre le possibilità di errori arbitrali decisivi. Dopo la sperimentazione nel mondiale per club, entra nel torneo iridato anche il quarto cambio, previsto a discrezione dei selezionatori negli incontri a eliminazione diretta e nei soli supplementari. Stanislav Čerčesov sarà il primo ct ad avvalersene, nella gara Spagna-Russia valida per gli ottavi di finale. Viene infine introdotto il punteggio-fairplay che, in caso di assoluta parità nella classifica sia complessiva che avulsa, assegna il piazzamento più alto alla squadra che ha preso il minor numero di cartellini. Tale nuovo criterio è decisivo per stabilire il 2° posto del Giappone nel gruppo H ai danni del Senegal: ne risulta che, per la prima volta dal 1982, nessuna squadra africana supera la fase a gironi.

Si perpetua la maledizione dei campioni, con la Germania che inaspettatamente torna a casa già al primo turno. La clamorosa sconfitta per 0-1 contro il Messico all’esordio (con rete di Lozano) prelude al disastro della terza giornata, in cui i tedeschi, nel corso di un lungo recupero, subiscono due reti dalla Corea del Sud già eliminata. Per la Mannschaft, favorita della vigilia, è la prima eliminazione in assoluto in una fase a gruppi del torneo iridato. Negli ottavi, il “mondiale delle sorprese” semina altre vittime eccellenti. Cade l’Argentina del grande atteso ma non pervenuto Messi: minata da gravi dissidi fra lo spogliatoio e il ct Sampaoli, l’Albiceleste è rispedita a Buenos Aires dalla Francia dopo un disastroso primo turno (compreso lo 0-3 incassato dai croati). Il Portogallo di Cristiano Ronaldo, campione d’Europa e autore di una tripletta nel 3-3 con la Spagna all’esordio, è beffato sul più bello da una doppietta di Cavani.

La sera dopo la stessa Spagna si ferma sull’1-1 coi padroni di casa che poi, a sorpresa, s’impongono ai rigori (Akinfeev para l’ultimo tiro con la punta del piede). Notevole la rimonta dei Diavoli Rossi sul Giappone, dallo 0-2 di inizio ripresa a un 3-2 dell’ultimo secondo (contropiede messo in rete da Chadli a partire da un corner nipponico). Nel turno successivo sarà ancora il Belgio a far sfumare i progetti di hexa del Brasile, in cerca di riscatto a quattro anni dal Mineiraço. Nella norma l’avanzata dell’Inghilterra di Kane, capocannoniere della kermesse, che contro la Colombia sfata il sortilegio dei rigori (3 eliminazioni tra 1990 e 2006) e poi interrompe l’exploit della Svezia, arrivata prima nel girone tedesco. La vera outsider è tuttavia la Croazia che, sbancato il proprio gruppo a 9 punti regolando anche i Biancocelesti, va a piazzarsi nel quadrato con due vittorie consecutive dagli undici metri su Danimarca e Russia.

Proprio l’avvincente 2-2 con i futuri finalisti permette agli anfitrioni di chiudere a test’alta un mondiale iniziato sotto i migliori auspici (goleada di 5-0 all’Arabia Saudita nella gara d’apertura), e ottenere il miglior risultato – il primo come Russia – dopo la semifinale Germania Ovest-Urss del 1966. Oltre alla Francia, tornano quindi fra le “migliori 4” nazionali che non raggiungevano tale fase dagli anni Ottanta-Novanta. Per la quinta volta tutte le semifinaliste sono affiliate Uefa, il che rende scontata la quarta vittoria consecutiva di un’europea. Nella prima gara, i transalpini mettono fine alle illusioni dei Diavoli Rossi con una marcatura di Umtiti, mentre nella seconda i Vatreni, rimontato il vantaggio degli inglesi, prevalgono 2-1 ai supplementari e trovano la prima storica qualificazione a una finale.

Curiosamente, nell’atto conclusivo la Croazia affronta la stessa avversaria contro cui aveva perso la semifinale di Saint-Denis del 1998, anno della sua unica altra presenza nel tabellone eliminatorio di un mondiale come nazionale indipendente dalla Jugoslavia. Anche stavolta sono i Bleus del ct Deschamps (in campo come capitano nell’edizione francese) ad alzare la seconda Coppa: nella gara di Mosca del 15 luglio, i Galletti chiudono fortunosamente il primo tempo sul 2-1 grazie a un autogol di Mandžukić (il primo di sempre in una finale mondiale) e a un rigore trasformato da Griezmann in risposta al momentaneo pareggio di Perišić, dopodiché dilagano nella ripresa con due reti a breve distanza di Pogba e Mbappé, seguite da una papera di Lloris che regala a Mandžukić la rete del 4-2. Podio anche per il Belgio che, a San Pietroburgo, ritrova i Tre Leoni, già sconfitti nella terza gara del girone, e li batte di nuovo per 2-0 migliorando il 4° posto di Messico 1986.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Tu cosa ne pensi?