Cancro: i clisteri al caffè del dottor Gerson

I clisteri al caffè nella medicina naturale

Il Dottor Gerson ha riscontrato un successo straordinario nell’ideazione del metodo dei clisteri al caffè. Nei pazienti con tumori soprattutto in uno stato avanzato come quelli che normalmente si rivolgono ad una terapia non convenzionale, l’intero apparato digerente, secondo Gerson, è avvelenato. “Disintossicare”, disse, “è una parola facile, ma è estremamente difficile farlo”.

“Quando i pazienti sono terminali riescono a malapena a mangiare. Non producono succhi gastrici, il fegato non funziona, il pancreas non funziona, niente è attivo. Da dove iniziare? (e continuo citando da una conferenza del dottor Max Gerson a Escondido, California nel 1956). …Il primo passo importante è la disintossicazione. Prima davamo diversi tipi di clisteri. Nella mia esperienza il più efficace è quello al caffè”.

Benché Gerson abbia utilizzato i clisteri al caffè principalmente per l’eliminazione di scorie tossiche provenienti soprattutto dal tumore in necrosi (si possono trovare diverse informazioni anche su Scienzaeconoscenza.it), sappiamo ora che questi clisteri aiutavano nell’assorbimento della vitamina A, che richiede l’azione dei sali biliari (Simone 1983).

Così i clisteri al caffè ridicolizzati dai nemici di Gerson infatti permisero ai suoi pazienti di utilizzare le enormi quantità di vitamina A fornite dal grande numero di succhi di carote e verdure presenti nella sua terapia (che Seifter stimò in circa 100.000 unità internazionali). La vitamina A, si sa, gioca un ruolo vitale nella funzione immunitaria.

Nel 1984 il chirurgo oncologo austriaco Dr. Peter Lechner insieme ai suoi colleghi, che stavano indagando sul metodo Gerson, trovò che il clistere al caffè ha uno scopo specifico: abbassare il livello delle tossine nel siero. La sua relazione afferma: “I clisteri al caffè hanno un effetto sul colon osservabile attraverso l’endoscopio” .

Nel 1981 Wattenberg e i suoi sperimentatori dimostrarono che l’acido palmitico nel caffè aumenta l’attività dell’enzima glutatione S-trasferase (GST) e altri coibenti molto al di sopra del normale. E’ questo gruppo di enzimi che è principalmente responsabile per la coniugazione di radicali liberi, che la cistifellea poi rilascia.

Nel 1990 lo stesso Peter Lechner pubblicò i risultati positivi di una sperimentazione clinica con la terapia Gerson. In questo documento parlò anche dei benefici dell’aumento di GST nell’intestino:

  • La GST lega la bilirubina e i suoi glucurònidi di modo che possano essere eliminati dalle cellule del fegato. (L’acido glucuronico è un derivato dal glucosio, presente nell’urina umana e capace di esplicare un’azione disintossicante.)
  • La GST blocca e disintossica i carcinogeni la cui attivazione richiede ossidazione o riduzione. La sua funzione catalitica produce un effetto protettivo contro molti carcinogeni chimici.
  • La GST forma un legame co-valente con praticamente tutti i radicali liberi. Questa è una pre-condizione della loro eliminazione dal corpo.

I benefici fisiologici dei clisteri

Usato insieme alla dieta e ai succhi il clistere al caffè è un agente terapeutico unico. L’assunzione per bocca del caffè in nessun modo produce lo stesso effetto della somministrazione per via rettale. Al contrario, il bere caffè, praticamente, assicura il riassorbimento della bile tossica. Altri agenti classificati stimolanti del flusso biliare, agenti che aumentano anch’essi la produzione di bile del fegato, in nessun modo disintossicano attraverso i sistemi enzimatici di quell’organo. E non aiutano il passaggio della bile dall’intestino.

Gerson trovò che i clisteri alla caffeina riducevano notevolmente il dolore, un fattore particolarmente favorevole nel suo regime, che evita l’uso di anestetici o oppiacei, che peserebbero sul fegato quando la sua limitata capacità deve essere usata per le funzioni immunitarie e l’eliminazione delle tossine.

Cito il dottor Max Gerson: “I pazienti affermavano che ne provavano beneficio… Mi resi conto che, per disintossicare il corpo, non potevo somministrare come sedativi farmaci e tossine. Dovevamo mettere da parte i farmaci e questo fu un problema molto difficile. Un paziente mi disse che doveva prendere un granulo di codeina ogni due ore e in più prendeva iniezioni di morfina… Come toglierle, queste cose? Gli dissi che il miglior sedativo è un clistere al caffè ogni quattro ore”.

“Dopo pochissimo tempo dovette darmi ragione. Alcuni pazienti che avevano dolori fortissimi non prendevano un clistere ogni quattro ore, ma ogni due! Ma niente farmaci. Pazienti che stanno assorbendo grossi tumori puntano la sveglia durante la notte per un clistere altrimenti vengono avvelenati dall’assorbimento di queste masse. Se gli do solo due o tre clisteri entrano in coma hepaticum e muoiono avvelenati. E anche clisteri più numerosi non bastano. Do a loro olio di ricino per bocca e per clistere a giorni alterni. Dopo due settimane non riconoscereste più questi pazienti. Alcuni sono arrivati sulle barelle e ora camminano. Torna l’appetito, aumentano di peso e i tumori regrediscono”.

Gerson ipotizzò le azioni e osservò gli effetti clinici dei clisteri al caffè.
Negli anni che seguirono la sua morte, altri ricercatori hanno aggiunto ulteriori osservazioni.
Introdurre un litro di caffè bollito nel colon realizza i seguenti benefici fisiologici:

  • Diluisce il sangue portale e, di conseguenza, la bile.
  • Teofillina e teobromina, costituenti importanti del caffè, dilatano i vasi sanguigni e contrastano l’infiammazione dell’intestino.
  • I palmitati nel caffè aumentano glutatione S-trasferase, responsabile per l’eliminazione di molti radicali liberi dal siero.
  • Il liquido stesso del clistere stimola il sistema nervoso viscerale, aumenta la peristalsi e il transito di bile – tossica ma diluita – dal duodeno fino all’uscita del retto.
  • Siccome il clistere stimolante deve essere trattenuto fino a quindici minuti, e siccome tutto il sangue passa attraverso il fegato quasi ogni 3 minuti, il clistere al caffè rappresenta una forma di dialisi del sangue attraverso la parete dell’intestino.

A parte rarissime eccezioni, i pazienti si rivolgevano a Gerson in condizioni disperate dopo che tutti i metodi ortodossi erano falliti ed essi erano stati giudicati inguaribili. In quasi tutti i casi i dolori sono stati alleviati rapidamente o sono scomparsi, senza somministrazione di analgesici. Un medico ha osservato che anche se questo fosse stato l’unico beneficio, la terapia Gerson sarebbe dovuta diventare obbligatoria in tutti gli ospedali.

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Testimonianze sui clisteri al caffè

Lettera del Dottor Béla Horváth, oncologo dermatologo, Budapest
A proposito dell’importante articolo di Giuliano Dego sui commenti negativi di Umberto Veronesi fino al discorso del Principe Carlo (“Il professore, il principe e i ‘fondi di caffè’” pubblicato sul sito internet di Scienza e conoscenza 23 marzo 2005), i commenti dell’oncologo italiano fanno parte dell’interminabile guerra di posizione tra la medicina convenzionale e quella alternativa.

I soli a soffrirne sono i pazienti. Per risolvere questa situazione l’unica via è la medicina complementare o, nelle parole del Principe, della “sanità integrata”. Solo così, in effetti, i pazienti ricevono la giusta e complessa serie di trattamenti di cui hanno bisogno. Oggigiorno negli ospedali convenzionali, con la loro produzione in serie, un tale approccio è impossibile: per questa ragione e a causa del vero bisogno dei pazienti di trattamenti complessi – curare la persona nella sua integralità – la medicina naturale continua ad attrarre adepti.

La gamma di cure naturali è vasta e una caratteristica di tutte è l’impossibilità di sperimentarle con controlli a placebo, o con gli studi randomizzati della medicina convenzionale. Questo vuol dire che sono inutili o soltanto che il nostro approccio è troppo semplificato e inadeguato?

La Terapia Gerson è uno di questi metodi. L’essenza di questa terapia metabolica è il consumo di grandi quantità di cibi biologici preparati secondo istruzioni, e ridotti in succhi freschi; clisteri e integratori che agiscono sul metabolismo.

Questa terapia lunga e intensiva, richiede la partecipazione attiva del paziente fino alla guarigione e contrasta notevolmente l’immagine di pazienti che fumano, con la flebo appesa ad un supporto, mentre girano nei corridoi degli ospedali. La Terapia Gerson promuove la rigenerazione e la riattivazione di meccanismi naturali di guarigione.

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