Nella sezione Cani e Gatti di MC Blog trovi i più autorevoli consigli sulla corretta alimentazione e sulle cure naturali per cani e gatti, oltre a tante guide alle patologie più classiche che possono colpire i nostri amici pelosi a quattro zampe. Cosa fare e soprattutto come fare

Esposizione a sostanze tossiche dannosa anche per il cane

Usando braccialetti e collari in silicone — una tecnologia relativamente nuova per il rilevamento dell’esposizione alle sostanze chimiche — il team ha rilevato notevoli somiglianze nel carico chimico dei cani rispetto a quello dei loro padroni, come mostra lo studio recentemente pubblicato sulla rivista Environmental Science and Technology.

Oltre 10.000 anni di domesticazione hanno reso il cane sorprendentemente simile all’uomo, a partire dalla sua abilità di leggere le nostre espressioni facciali fino ai nostri genomi strettamente correlati. Un nuovo studio rivela che l’organismo del cane e quello dell’uomo assorbono le stesse sostanze chimiche: una scoperta che potrebbe migliorare la salute umana.

Molti oggetti di uso quotidiano, dalle confezioni dei prodotti ai cosmetici, contengono sostanze dannose, come i pesticidi, i ritardanti di fiamma e gli ftalati, usati per ammorbidire la plastica. L’esposizione cronica a lungo termine a questi tre gruppi di comuni sostanze chimiche è stata collegata a patologie umane, inclusi diversi tipi di tumore.

Partendo dal presupposto della similarità tra cane e uomo e dal fatto che i cani condividono con noi i nostri spazi, gli scienziati hanno condotto il primo studio sull’impatto degli agenti chimici industriali su persone e animali che vivono nello stesso ambiente.

Usando braccialetti e collari in silicone — una tecnologia relativamente nuova per il rilevamento dell’esposizione alle sostanze chimiche — il team ha rilevato notevoli somiglianze nel carico chimico dei cani rispetto a quello dei loro padroni, come mostra lo studio recentemente pubblicato sulla rivista Environmental Science and Technology.

Questi risultati sono incoraggianti, afferma la responsabile dello studio Catherine Wise, perché mostrano che i cani possono fungere da sistemi di allarme precoce per la salute umana, fornendo preziosi indizi sugli effetti dannosi di tale esposizione.

Spesso trascorrono decenni prima che patologie correlate all’esposizione chimica si manifestino nell’uomo ma l’impatto delle stesse sostanze nei cani potrebbe comparire dopo solo qualche anno, afferma Wise, dottoranda presso l’Università statale della Carolina del Nord. Se gli scienziati, ad esempio, rilevassero che gli ftalati hanno un’incidenza importante nella formazione di tumori nei cani, potrebbero indicare alle persone di essere più vigili rispetto alla loro esposizione a quelle plastiche.

Wise aggiunge che la sua ricerca è particolarmente rilevante in questo momento, per via della pandemia di coronavirus. “Ora che la maggior parte di noi è bloccata a casa e trascorriamo più tempo con i nostri cani”, afferma, l’importanza dell’“ambiente che condividiamo non è mai stata così rilevante”.

Non è una sorpresa, non si sapeva quanto…

Che l’esposizione a sostanze chimiche avesse degli effetti sui nostri amici a quattro zampe non è poi così scioccante, ma nessuno sapeva quanto l’esposizione di cane e uomo fossero correlate, né di quali fossero le ripercussioni sull’arco di vita degli animali, afferma il coautore dello studio Matthew Breen, esperto in oncologia canina presso l’Università della Carolina del Nord.

“I cani sono affetti da tumori molto simili ai nostri, quindi perché non pensare che tali patologie potrebbero essere causate dagli stessi ambienti nei quali viviamo anche noi?” afferma Breen. “Il nostro cane respira la stessa aria che respiriamo noi e beve la stessa acqua che beviamo noi, e quando giochiamo con lui al parco, lui corre come noi nell’erba trattata con i diserbanti”.

Per svolgere questo studio, Breen e Wise hanno spedito braccialetti e targhette per collari in silicone a 30 coppie di cane-padrone in New Jersey e nella Carolina del Nord, chiedendo ai soggetti partecipanti di indossarli per cinque giorni, nel luglio 2018. I partecipanti allo studio hanno poi rispedito gli oggetti a Wise e Breen, che li hanno immersi in un solvente chimico per estrarre i composti chimici “raccolti”.

I livelli di sostanze inquinanti sono risultati simili nei cani e nei relativi padroni; ad esempio gli scienziati hanno rilevato un tipo di policlorobifenili (PCB) nell’87% dei braccialetti che indossavano le persone e nel 97% delle targhette da collare che indossavano i cani. Tali sostanze chimiche venivano ampiamente usate in passato come liquidi di raffreddamento e in numerosi processi industriali, prima che il governo americano ne vietasse l’uso nel 1979.

Il silicone è un materiale efficace per questo tipo di rilevamenti perché assorbe passivamente le sostanze chimiche, similmente alle cellule umane, offrendo agli scienziati informazioni utili non solo sul tipo di sostanze chimiche con le quali le persone vengono a contatto quando indossano il braccialetto, ma anche sulle quantità. Prima, gli scienziati potevano misurare solo gli agenti chimici rilevati nel sangue e nelle urine, afferma Kim Anderson, tossicologa ambientale presso l’Università statale dell’Oregon, che ha sviluppato la tecnologia dei braccialetti.

“Io e Lei potremmo essere esposti alle stesse identiche sostanze per lo stesso tempo e mostrare risultati molto diversi di rilevamento nelle urine”, afferma Anderson, il che rende difficile comprendere la quantità delle sostanze alle quali la persona è stata esposta.

Ma Anderson avverte che questo tipo di studi non può provare che un particolare composto chimico sia la causa di uno specifico esito: queste ricerche possono solo mostrare delle associazioni.

PROMEMORIA > Hai trovato interessante questo articolo? Scoprine di simili

Questa ricerca si basa su un precedente lavoro eseguito su animali, inclusi cavalli e gatti. Nel 2019, Anderson rilevò un’associazione tra i ritardanti di fiamma e una malattia dei gatti nota come ipertiroidismo felino. Il motivo potrebbe essere che i gatti trascorrono molto tempo su mobili e oggetti imbottiti, che spesso contengono sostanze chiamate “ritardanti di fiamma”.

Anderson ha anche adattato il braccialetto in silicone per poterlo applicare al collo dei cavalli, e ad aprile ha pubblicato uno studio che dimostra un forte collegamento tra l’incidenza di puledri malati e le sostanze chimiche rilasciate dalle vicine attività di fratturazione idraulica in Pennsylvania.

Ora che Wise e Breen hanno stabilito questo collegamento nei cani, hanno intenzione di utilizzare lo stesso metodo per studiare la connessione delle sostanze chimiche al tumore della vescica nei cani. Precedenti ricerche hanno evidenziato collegamenti tra l’esposizione dei cani agli erbicidi usati nei prati e lo sviluppo del tumore alla vescica.

Questo, ovviamente, quando ripartirà l’attività di laboratorio. Per ora, Wise è ancora a casa, e si occupa del proprio trovatello, Simbaa. “Mi tiene compagnia e compare in brevi cameo nei meeting su Zoom, anche se deve contendersi i riflettori con i nostri due gatti, Loki e Nebula”.

NaturalMente Cani è tra i libri più apprezzati, più regalati e più recensiti: si prende cura dei nostri amici pelosi passo passo, guidandoti alla corretta alimentazione, ad uno stile di vita sano e all’utilizzo di integratori naturali con specifiche di massima sui dosaggi in base alle tipologia di cane. Se vuoi saperne di più sul libro clicca qui. Se vuoi acquistare la seconda e ultima versione clicca qui.

Cervello del cane: capisce il significato delle parole

Un team di scienziati ha scoperto che il cervello del cane, come quello dell’uomo, elabora l’intonazione e il significato delle parole separatamente, anche se il cane usa l’emisfero cerebrale destro per farlo, mentre noi usiamo quello sinistro. Ma rimaneva un mistero da svelare: il cervello del cane segue lo stesso processo per elaborare i complimenti?

Chiunque abbia un cane sa che pronunciare la parola “Bravo!” in tono entusiastico e felice provoca un allegro scodinzolio del proprio amico a quattro zampe. Infatti, proprio come i bambini, i cani comunicano con un linguaggio non verbale per ottenere ciò che vogliono. Studiando il comportamento canino, i ricercatori hanno recentemente identificato 19 gesti di riferimento.

Con “gesto di riferimento” si intende un segnale che richiama l’attenzione del padrone su un oggetto o un’azione specifici. Ecco alcuni di questi segnali: Dammi da mangiare. Gioca con me. Fammi andare fuori. Fammi una grattatina! Ma in realtà, non è tanto il fatto che i cani comunichino che deve stupire, quanto il fatto che i cani capiscano anche i termini e ne possano imparare tanti (si stima tra i 70 e i 200). Questo ha suscitato la curiosità degli scienziati: cosa succede esattamente nel cervello del cane quando riceve una lode o un complimento? È qualcosa di simile al meccanismo gerarchico con il quale il nostro cervello elabora le stesse informazioni acustiche?

Quando una persona riceve un complimento, la regione uditiva subcorticale, più primitiva, reagisce dapprima all’intonazione, che è la portata emotiva del parlato. Poi, il cervello attiva la corteccia uditiva di più recente evoluzione per decodificare il significato delle parole che ha appreso.

Nel 2016 un team di scienziati ha scoperto che il cervello del cane, come quello dell’uomo, elabora l’intonazione e il significato delle parole separatamente, anche se il cane usa l’emisfero cerebrale destro per farlo, mentre noi usiamo quello sinistro. Ma rimaneva un mistero da svelare: il cervello del cane segue lo stesso processo per elaborare i complimenti?

“Si tratta di una domanda importante perché il cane è una specie che non ha la parola, tuttavia risponde correttamente ai nostri messaggi”, afferma Attila Andics, neuroscienziato presso la Eotvos Lorand University di Budapest, in Ungheria, e coautore sia dello studio del 2016 sia di uno studio più recente pubblicato sulla rivista Scientific Reports. Alcuni cani ad esempio sono in grado di riconoscere migliaia di nomi di oggetti diversi e di collegare il nome all’oggetto specifico.

Studiando le scansioni del cervello di alcuni cani, gli scienziati hanno scoperto che il cervello del cane, proprio come il nostro, elabora i suoni delle parole in modo gerarchico: analizzando prima la componente emozionale con la parte più antica del cervello, ovvero la regione subcorticale, e poi il significato delle parole con la parte più recente, la corteccia.

Questa scoperta approfondisce le nostre conoscenze sull’evoluzione del linguaggio umano, affermano gli autori. L’aspetto più sorprendente è che i cani e l’uomo hanno condiviso un antenato comune circa 100 milioni di anni fa, quindi è probabile che “il cervello di molti mammiferi risponda a suoni vocali in modo simile”, afferma Andics.

I cani sono ottimi ascoltatori

I ricercatori ungheresi hanno eseguito gli esperimenti per lo studio su 12 cani domestici (sei border collie, cinque golden retriever e un pastore tedesco) di proprietari che vivono vicino a Budapest. I ricercatori hanno addestrato i cani a entrare e rimanere immobili in un macchinario per risonanza magnetica funzionale (fMRI), dove gli venivano fatti ascoltare messaggi vocali di lode e apprezzamento pronunciati dall’addestratore, come “bravo” e “bene” insieme a parole sconosciute e neutre come “se” e “già”.

L’addestratrice parlava in ungherese, pronunciando le parole a volte con un’intonazione entusiastica, di lode, e altre volte con un tono neutrale. Le parole venivano volutamente ripetute, con diverse intonazioni, mentre il macchinario rilevava l’attività cerebrale dei cani in ascolto. Inizialmente le regioni uditive, sia nella parte subcorticale che corticale del cervello dei cani, mostravano una maggiore attività mentre questi ascoltavano le parole pronunciate.

Ma sentendo la stessa intonazione (di lode o neutrale) ripetuta più volte, indipendentemente dal fatto che la parola fosse conosciuta o meno, il livello di attività nella parte più antica del cervello diminuiva rapidamente. Questo rapido declino suggerisce che l’intonazione viene elaborata nella parte più antica del cervello del cane.

Allo stesso modo, ascoltando la ripetizione di parole conosciute, il livello di attività nella parte più recente del cervello mostrava una lenta diminuzione ma non quando venivano pronunciate parole sconosciute. Questo lento declino dell’attività in risposta all’ascolto di parole conosciute suggerisce che la parte più recente del cervello è coinvolta nell’elaborazione del significato delle parole.

PROMEMORIA > Hai trovato interessante questo articolo? Scoprine di simili

Lo studio “suggerisce che quello che diciamo e come lo diciamo sono entrambi aspetti importanti per il cane”, afferma via e-mail David Reby, etologo presso l’Università del Sussex, nel Regno Unito.

“È un fenomeno che possiamo dedurre dalla nostra interazione con il cane ma è in una certa misura sorprendente in quanto i cani non parlano e il loro sistema di comunicazione [abbaiare] non presenta una chiara separazione tra significato e intonazione”.

Studi precedenti mostrano che molti animali, dagli uccelli canterini ai delfini, usano la subcorteccia per elaborare messaggi emozionali e la corteccia per analizzare segnali più complessi appresi, pur non potendo parlare. Le zebre, per esempio, sono in grado di percepire le emozioni nei richiami di altre specie erbivore per sapere se ci sono predatori nelle vicinanze.

È probabile che il linguaggio umano si sia evoluto da tali segnali utilizzando gli stessi sistemi neurologici per sviluppare la parola, nota Terrence Deacon, neuroantropologo presso l’Università della California a Berkeley. E, in quanto animali domestici che si sono evoluti al fianco dell’uomo negli ultimi 10.000 anni, i cani fanno un uso speciale di questa antica capacità di elaborazione delle emozioni umane, aggiunge Andics. “Questo spiega in parte perché il rapporto dell’uomo con il cane sia così speciale” e come i cani riescano a volte a manipolarci con i loro sguardi espressivi.

NaturalMente Cani è tra i libri più apprezzati, più regalati e più recensiti: si prende cura dei nostri amici pelosi passo passo, guidandoti alla corretta alimentazione, ad uno stile di vita sano e all’utilizzo di integratori naturali con specifiche di massima sui dosaggi in base alle tipologia di cane. Se vuoi saperne di più sul libro clicca qui. Se vuoi acquistare la seconda e ultima versione clicca qui.

Coronavirus canino: come comportarsi e a cosa fare attenzione

Recentemente è stato reso noto un caso in cui questi virus sono stati trovati anche sul naso e sulla bocca di un cane sano di Hong Kong. Tuttavia, gli esperti ritengono che i virus della famiglia del coronavirus siano arrivati al cane attraverso lo stretto contatto fisico dello stesso con il suo proprietario infetto. Pertanto, secondo quelle che sono le attuali risultanze ottenute dai ricercatori, viene esclusa una vera infezione nel cane, il quale al momento si trova in quarantena. Nel caso in cui ci si trovi in quarantena, è consigliabile chiedere supporto ad una persona vicina per prendersi cura dei propri animali domestici durante le passeggiate giornaliere. Tuttavia, non sono ancora state prescritte misure di quarantena per il coronavirus nei cani di proprietari malati.

Il coronavirus canino (CCoV) è diffuso in tutto il mondo e colpisce in particolare i cani dei canili e i cuccioli. Questo ceppo virale non ha nulla che fare con il Covid-19 e non nuoce alla salute dell’uomo. Rispetto al coronavirus umano, che causa problemi respiratori, il coronavirus canino comporta principalmente disturbi gastrointestinali. Sebbene un’infezione da coronavirus canino sia spesso lieve, nei cani, nel caso di animali immunodepressi possono verificarsi decorsi molto severi con forme acute di diarrea e anche decessi.

La malattia chiamata Covid-19 è causata nell’uomo dal nuovo coronavirus SARS-CoV-2, che ha la sua origine in Cina e che, meglio ripeterlo, non ha nulla a che fare con i nostri animali domestici. In quanto Istituto federale di ricerca per la salute degli animali, l’Istituto Friedrich Loffler (FLI) tedesco monitora l’attuale situazione epidemica e rende pubblici i più recenti risultati scientifici. Finora, i ricercatori sospettavano che il coronavirus fosse stato originariamente trasmesso all’uomo da pipistrelli, pangoline o serpenti.

Recentemente è stato reso noto un caso in cui questi virus sono stati trovati anche sul naso e sulla bocca di un cane sano di Hong Kong. Tuttavia, gli esperti ritengono che i virus della famiglia del coronavirus siano arrivati al cane attraverso lo stretto contatto fisico dello stesso con il suo proprietario infetto.

Pertanto, secondo quelle che sono le attuali risultanze ottenute dai ricercatori, viene esclusa una vera infezione nel cane, il quale al momento si trova in quarantena. Nel caso in cui ci si trovi in quarantena, è consigliabile chiedere supporto ad una persona vicina per prendersi cura dei propri animali domestici durante le passeggiate giornaliere. Tuttavia, non sono ancora state prescritte misure di quarantena per il coronavirus nei cani di proprietari malati.

Quindi, anche se secondo il Friedrich Loffler Institute non ci sono prove che i cani possano sviluppare il Covid-19, vi sono altri coronavirus che giocano comunque un ruolo importante nella salute del cane.

Importante è però chiarire che il Covid-19 non è considerato pericoloso nemmeno per i cani e altri animali come maiali o polli, sebbene un test su un cane di Hong Kong abbia dato esito positivo, dopo un esame del naso e della bocca dell’animale.

Tuttavia, siccome per parlare di vera infezione i coronavirus devono essere rilevati all’interno del corpo, si presume che in questo caso si tratti di una contaminazione superficiale dovuta allo stretto contatto fisico tra il cane e persone infette. Tuttavia, nel gestire il rapporto con gli animali domestici, si consiglia di osservare attentamente le necessarie misure di igiene.

Probabilmente quindi il Covid-19 non rappresenta un pericolo per i gatti, a differenza del noto coronavirus felino (FCoV) che può invece dimostrarsi molto pericoloso, per i nostri amici gatti. Il seguente articolo spiega più nel dettaglio quali virus appartengano alla famiglia dei coronavirus del gatto, quali sintomi si verificano e come si può proteggere i nostri gatti da queste infezioni.

Trasmissione, caratteristiche e decorso della malattia

I virus del gruppo coronavirus sono presenti in un gran numero di mammiferi, tale per cui accanto a cani, gatti (FCoV e FIP)), maiali e bovini, anche gli esseri umani possono venire contagiati. Per quanto riguarda i cani, tuttavia, non è detto che l‘infezione in sé conduca sistematicamente alla malattia e ai relativi sintomi. I cani adulti con un sistema immunitario forte spesso sono asintomatici, ma possono comunque infettare, direttamente o indirettamente, i cani con un sistema immunitario debole, come ad esempio i cuccioli.

Le particelle virali del coronavirus canino (CCoV) vengono assorbite attraverso la bocca o il naso del cane, e da lì, attraverso l’esofago, raggiungono il tratto gastrointestinale. Le possibili fonti di infezione possono essere l’acqua potabile, se contaminata da feci, oggetti contaminati (ad es. giochi per cani) e il contatto diretto con le feci di altri cani infetti. Le particelle del virus si moltiplicano nella mucosa dello stomaco e nell’intestino – tenue e crasso.

A seguito di eventi infiammatori, le particelle virali possono portare a danni ingenti. Il risultato è una ridotta capacità di assorbimento di acqua e sostanze nutritive provenienti dagli alimenti, il che può risultare pericoloso per la vita stessa del cane, specie nei cuccioli con scorte energetiche relativamente ridotte. L’espulsione delle particelle di virus appena formate attraverso le feci può richiedere fino a due settimane, dopo la comparsa dei sintomi, motivo per cui devono essere osservate misure igieniche severe soprattutto durante questo periodo.

Quali sono sintomi i sintomi del coronavirus canino

I cani reagiscono in modo diverso ad un’infezione da coronavirus canino a seconda delle condizioni del loro sistema immunitario. Ad esempio, i cuccioli o i cani malati (ad es. affetti da parvovirosi) mostrano un decorso più grave rispetto ai cani adulti con un sistema immunitario più forte. Nei cani affetti da coronavirus canino, possono verificarsi i seguenti sintomi connessi con i disturbi gastrointestinali.

Sintomi generici come stanchezza, debolezza e inappetenza, talvolta febbre. Spesso diarrea acquosa con presenza di sangue o muco nelle feci, così come vomito. Forte perdita di liquidi (disidratazione) e fluttuazioni del bilancio idroelettrolitico, i quali possono causare problemi circolatori e aritmie cardiache. Nei cani con pregresso deficit del sistema immunitario, il coronavirus può avere esiti fatali

Sfortunatamente, se un cane ha già sviluppato l’infezione da coronavirus canino, non si può escludere che contragga un’altra malattia.

Come si arriva alla diagnosi di coronavirus canino

Sono svariate le patologie che hanno tra i sintomi i disturbi gastrointestinali nei cani. Per questo, nel contesto dell’osservazione da parte del proprietario (anamnesi) e dell’esame clinico generale, sono da prendere in considerazione e da sottoporre a valutazione da parte del medico veterinario il restante quadro di salute dell’animale (esame della mucosa, livello di idratazione, frequenza cardiaca e respiratoria e temperatura corporea) nonché lo stato delle vaccinazioni, il comportamento dell’animale rispetto al solito così come l’alimentazione ed elementi quali, ad esempio, la profilassi contro i vermi.

Qualora la perdita di liquidi e di elettroliti influisse in modo determinante sulla circolazione del cane tale da far risultare impensabile il ricorso ad un ulteriore esame, occorre per prima cosa stabilizzare la circolazione mediante terapia con fluidi ed elettroliti. Solo successivamente, tramite esame ematico o fecale, è possibile confermare un’infezione del coronavirus canino:

Il gold standard è il rilevamento diagnostico dei virus più accurato, che avviene utilizzando un microscopio elettronico o PRC (reazione a catena della polimerasi in real time)

Raramente viene effettuata una rilevazione indiretta del virus, ossia si misura la concentrazione di anticorpi (proteine protettive del sistema immunitario) che si formano nel sangue. Accanto a questi test, si raccomanda un esame delle feci a livello parassitologico.

Sintomi da non sottovalutare e cure disponibili

La diarrea è un sintomo da non sottovalutare, soprattutto nel caso dei cuccioli: a causa delle loro scarse riserve energetiche, infatti, i cani molto giovani finiscono rapidamente in situazioni potenzialmente letali. La terapia si concentra quindi su misure di supporto che riducano la diarrea e stabilizzino l’animale a livello circolatorio.

Terapia liquida ed elettrolitica mediante infusione endovenosa o bolo sottocutaneo. Digiuno (da non protrarsi per più di due giorni). Evitare le infezioni batteriche secondarie, ricorrendo agli antibiotici. Contrastare l’infezione virale con antivirali. Se la temperatura corporea del cane scendo troppo, è possibile riscaldare l’animale utilizzando tappeti riscaldanti o coperte elettriche (evitando il surriscaldamento eccessivo).

Dopo la terapia, il cane dovrebbe essere nutrito per diversi giorni con alimenti leggeri come, ad esempio, il riso bollito non trattato e il pollo bollito. Evitare le situazioni di stress

Qual è la prognosi e come si può evitare l’infezione?

La prognosi di una patologia dovuta ad un’infezione da coronavirus canino dipende fortemente dallo stato immunitario dell’animale. I cuccioli e i cani che soffrono già di parvovirosi o cimurro, ad esempio, hanno minori possibilità di guarigione rispetto ai cani con un buon sistema immunitario. La diagnosi precoce e un’efficace terapia sono importanti per ridurre al minimo il rischio di disidratazione e perdita di elettroliti.

PROMEMORIA > Hai trovato interessante questo articolo? Scoprine di simili

Come si può evitare l’infezione da coronavirus canino

È possibile proteggere i cani dall’infezione da coronavirus canino (CCoV) ricorrendo alla vaccinazione. Tuttavia, non tutti i medici veterinari sono d’accordo sul tema, in quanto l’efficacia di questo vaccino è ancora controversa, tra gli specialisti. Resta il fatto che sia fondamentale vaccinare i cani contro le malattie infettive come il parvovirus, il cimurro e la leptospirosi, secondo le raccomandazioni della stessa World Small Animal Veterinary Association, il cui protocollo sanitario viene ormai rispettato in gran parte del mondo.

Lo scopo di queste vaccinazioni è, da un lato, la profilassi dell’infezione centrata sul rispettivo patogeno, e dall’altro evitare la successiva immunosoppressione. I cani vaccinati sono quindi indirettamente protetti contro un decorso severo della malattia del coronavirus canino. Oltre a ciò, per evitare di contrarre malattie infettive, è sempre bene attenersi scrupolosamente ad alcune raccomandazioni, in fatto di misure igieniche.

Pulire e, se necessario, disinfettare i luoghi dove vi è presenza di cibo o di feci, nonché i giochi per cani e in generale tutte le superfici con disinfettanti specifici contro i virus. Cambiare regolarmente l’acqua potabile messa a disposizione dell’animale. Mettere in quarantena i cani infetti per almeno due settimane. Raccolta e smaltimento tramite sacchetto chiuso delle feci del cane.

NaturalMente Cani è tra i libri più apprezzati, più regalati e più recensiti: si prende cura dei nostri amici pelosi passo passo, guidandoti alla corretta alimentazione, ad uno stile di vita sano e all’utilizzo di integratori naturali con specifiche di massima sui dosaggi in base alle tipologia di cane. Se vuoi saperne di più sul libro clicca qui. Se vuoi acquistare la seconda e ultima versione clicca qui.

Il micio ha le pulci? Ecco cosa conviene fare e quando

È necessario, ad ogni modo, dedicare diversi momenti della giornata a questa ricerca, poiché non sempre le pulci sono attive e visibili. Se ad una prima indagine non c’è stato alcun riscontro, si dovrà ripetere l’osservazione una seconda volta dopo quattro o cinque ore, e anche una terza, se necessario. Se i risultati saranno sempre negativi, con buona probabilità si potrà escludere la presenza di questi parassiti.

Il gatto ha le pulci? Lo pensi perché si gratta sovente? Se il gatto trascorre molto tempo a grattarsi, è probabile che abbia le pulci, sgradevoli parassiti che attaccano gli animali domestici, soprattutto in primavera e in estate. Per capire se la fonte del prurito del nostro gatto è dovuta alla presenza di questi insetti, si deve osservare attentamente il pelo del gatto con un pettine e con una lente di ingrandimento. Sì, serve anche quella.

Per stabilire se il micio ha le pulci, innanzitutto è necessario passare la mano tra i peli del gatto, andando contro la disposizione naturale del pelo stesso. Se ci si imbatte in un’area, magari anche piccola, in cui sono presenti macchie scure, queste sono il primo segnale d’allarme di una possibile presenza di parassiti.

È necessario, ad ogni modo, dedicare diversi momenti della giornata a questa ricerca, poiché non sempre le pulci sono attive e visibili. Se ad una prima indagine non c’è stato alcun riscontro, si dovrà ripetere l’osservazione una seconda volta dopo quattro o cinque ore, e anche una terza, se necessario. Se i risultati saranno sempre negativi, con buona probabilità si potrà escludere la presenza di questi parassiti.

Le pulci hanno un colore rosso-marrone e sono grandi non più di 2 millimetri. Se il gatto ha il pelo scuro, bisogna spazzolarlo con un pettine. Se tra i denti del pettine si vedono dei puntini neri o marroni, simili a granelli di sabbia, si avrà la prova della presenza delle pulci: si tratta dei loro escrementi.

Sollevare il pelo dell’animale, iniziando dalla zona intorno al collo e dalla gola. Solitamente le pulci si nascondono a contatto con la pelle, alla base dei peli. Se dovesse capitare di trovare dei graffi, che il micio si è procurato grattandosi, è facile che molti parassiti si trovino in quel punto.

PROMEMORIA > Hai trovato interessante questo articolo? Scoprine di simili

Portare il gatto dal veterinario: in commercio esistono moltissimi prodotti antipulci, molti anche naturali, ma soltanto un medico può somministrarli dopo aver visitato l’animale, che potrebbe essere allergico ai repellenti, specialmente se si tratta di gatti a pelo chiaro. In tal caso si può rischiare l’intossicazione.

Evitare assolutamente l’uso di questi prodotti su gatti di età inferiore ai sei mesi. Se non è stata riscontrata la presenza di pulci, ma il gatto continua a grattarsi troppo frequentemente, bisogna portarlo ugualmente dal veterinario, perché potrebbe trattarsi di un’allergia alimentare.

Scopri i migliori prodotti contro le pulci per il tuo gatto

Sterilizzare il cane: ecco di cosa bisogna tenere conto

Alcuni dati scientifici ci aiutano a capire i rischi-benefici della castrazione animale. Da uno studio di Larry Katz, associate professor and chair animal sciences rutgers della University New Brunswick, si scopre che gli effetti positivi sul cane maschio castrato sono quelli di eliminare il minimo rischio (probabilmente meno dell’1% ) di morire di tumore ai testicoli, riducendo il rischio di disordini non-tumorali alla prostata e riducendo il rischio di fistole perianali e forse anche quello del diabete.

Prima di decidere di sottoporre ad intervento chirurgico il vostro cane, sarebbe il caso di domandare al veterinario cosa significa sterilizzare il cane. Il dottor Massimo Zuanetti, noto e apprezzato medico chirurgo specializzato in ginecologia e ostetricia a Bologna, parte da una riflessione comune a tutti. Ecco di cosa bisogna tenere conto. “Non avendo mai posseduto prima un animale e nello specifico un cane, non mi ero mai posto particolari quesiti, pur essendo un medico e per di più ginecologo-ostetrico, riguardo la sterilizzazione degli animali domestici”.

“Se il principio è il rispetto “vero” dell’ essere vivente, uomo o animale che sia, e quindi non interferire anche sulla sua fertilità, cioè la spontanea capacità di riprodursi, perché animalisti, associazioni pro-animali e persino veterinari avvallano per non dire consigliano la sterilizzazione dei cani e gatti? Considerando che i cani in quanto domestici sono già limitati e direi super controllati dai loro padroni nelle frequentazioni dei loro simili, perché sterilizzarli?”, si è chiesto Zuanetti.

“Ma soprattutto, sappiamo che significa “sterilizzare” un animale? La sterilizzazione è una tecnica chirurgica, usata anche sull’uomo e sulla donna, atta ad impedire la possibilità che la femmina possa rimanere gravida dopo un rapporto sessuale – ha spiegato ancora il medico -. Questa definizione apparente banale è correttamente applicata solo agli umani. Teoricamente negli animali si dovrebbe fare lo stesso, ma non lo si fa perché ai padroni interessa poco il problema riproduttivo vero dei loro quattro zampe, mentre interessa non essere infastiditi dai “calori”…”.

“Per azzerare per sempre i calori, cioè il periodo degli amori, si esegue normalmente la castrazione, cioè l’asportazione delle gonadi (testicoli o ovaie) e in taluni casi nelle femmine anche dell’utero cosi i padroni non si stressano neanche più per le mestruazioni… È evidente che questo atteggiamento chirurgico invasivo e demolitivo porta all’azzeramento degli ormoni sessuali con ovvie conseguenze spesso negative per la salute dei nostri amici a quattro zampe. È curioso che in un’epoca come la nostra dove l’animale domestico è letteralmente “umanizzato” si ritenga normale violare la sua natura ed identità sessuale in modo irreversibile e che questo non sollevi l’indignazione dei cosiddetti animalisti e padroni amorevoli…”.

Alcuni dati scientifici ci aiutano a capire i rischi-benefici della castrazione animale. Da uno studio di Larry Katz, associate professor and chair animal sciences rutgers della University New Brunswick, si scopre che gli effetti positivi sul cane maschio castrato sono quelli di eliminare il minimo rischio (probabilmente meno dell’1% ) di morire di tumore ai testicoli, riducendo il rischio di disordini non-tumorali alla prostata e riducendo il rischio di fistole perianali e forse anche quello del diabete.

Per contro, castrare i cani maschi prima del primo anno d’età significa, aumentare significativamente il rischio di osteosarcoma alle ossa (un tumore con cattiva prognosi diffuso nelle razze medio/grandi). Ma non solo: aumenta il rischio di angiosarcoma cardiaco di un fattore di 1,63, triplica il rischio di ipotiroidismo, aumenta il rischio di decadimento cognitivo geriatrico, triplica il rischio di obesità, un comune problema di salute associato a molti altri problemi, quadruplica il piccolo rischio (meno dello 0,6%) di cancro alla prostata, raddoppia il piccolo rischio (meno dell’1%) di tumori al tratto urinario, aumenta il rischio di disturbi ortopedici, aumenta il rischio di reazioni avverse alle vaccinazioni. Dunque, l’interrogativo si ripropone: sterilizzare il cane sì o no?

E cosa può accadere sterilizzando le femmine? “In positivo, sterilizzare una cagna, prima dei 2 anni e mezzo d’età riduce di gran lunga il rischio di tumori alla mammella, il più comune tumore maligno nei cani femmina, elimina quasi completamente il rischio di piometra (infezione dell’utero), che altrimenti affligge circa il 23% e uccide circa l’1% delle femmine intere, riduce il rischio di fistole perianali e infine rimuove il rischio molto piccolo( meno dell0 0,5%) di tumori uterini, della cervice e delle ovaie”, ha affermato ancora il dottor Zuanetti.

“Per contro, sterilizzare un cane femmina prima del primo anno aumenta significativamente il rischio di osteosarcoma alle ossa, aumenta il rischio di emangiosarcoma splenico di un fattore di 2,2 e di emangiosarcoma cardiaco di un fattore di 0,5% (questo è un tumore comune e principale causa di morte in alcune razze), triplica il rischio di ipotiroidismo, triplica il rischio di obesità (un comune problema di salute con associati molti altri problemi) e causa una incontinenza urinaria da sterilizzazione”.

PROMEMORIA > Hai trovato interessante questo articolo? Scoprine di simili

In pratica, raccomandazioni a favore della castrazione per tutti i cani non appaiono essere supportate dai risultati della letteratura medica veterinaria. “In conclusione, una lettura oggettiva della letteratura medica veterinaria rivela una situazione complessa in relazione ai rischi e benefici a lungo termine sulla salute associati alla castrazione nei cani. Nella maggior parte dei casi il numero di problemi di salute associati alla sterilizzazione dei cani maschi supera i benefici per la salute stessa. Per le femmine la situazione è più complessa. Il numero di benefici sulla salute associati alla sterilizzazione potrebbe superare, in alcuni casi (non tutti) i problemi di salute”.

“Quindi, se la sterilizzazione migliora le probabilità di una buona salute generale o la peggiora dipende probabilmente dall’età della cagna ed il rischio relativo di varie malattie nelle diverse razze. La tradizionale età di castrazione a sei mesi, nonché della castrazione pediatrica sembrano predisporre i cani a rischi per la salute che potrebbero altrimenti essere evitati in attesa che il cane sia fisicamente maturo, o forse nel caso di molti cani maschi, rinunciando del tutto a meno che non medicalmente necessario. L’equilibrio tra benefici e rischi a lungo termine sulla salute della sterilizzazione/castrazione varierà da cane a cane. Razza, età e sesso sono variabili che devono essere prese in considerazione assieme a fattori non medici per ogni singolo cane”. Sterilizzare il cane sì o no? A te la scelta. Ma pensaci bene.

NaturalMente Cani è tra i libri più apprezzati, più regalati e più recensiti: si prende cura dei nostri amici pelosi passo passo, guidandoti alla corretta alimentazione, ad uno stile di vita sano e all’utilizzo di integratori naturali con specifiche di massima sui dosaggi in base alle tipologia di cane. Se vuoi saperne di più sul libro clicca qui. Se vuoi acquistare la seconda e ultima versione clicca qui.