Nella sezione Cani e Gatti di MC Blog trovi i più autorevoli consigli sulla corretta alimentazione e sulle cure naturali per cani e gatti, oltre a tante guide alle patologie più classiche che possono colpire i nostri amici pelosi a quattro zampe. Cosa fare e soprattutto come fare

Esposizione a sostanze tossiche dannosa anche per il cane

Usando braccialetti e collari in silicone — una tecnologia relativamente nuova per il rilevamento dell’esposizione alle sostanze chimiche — il team ha rilevato notevoli somiglianze nel carico chimico dei cani rispetto a quello dei loro padroni, come mostra lo studio recentemente pubblicato sulla rivista Environmental Science and Technology.

Oltre 10.000 anni di domesticazione hanno reso il cane sorprendentemente simile all’uomo, a partire dalla sua abilità di leggere le nostre espressioni facciali fino ai nostri genomi strettamente correlati. Un nuovo studio rivela che l’organismo del cane e quello dell’uomo assorbono le stesse sostanze chimiche: una scoperta che potrebbe migliorare la salute umana.

Molti oggetti di uso quotidiano, dalle confezioni dei prodotti ai cosmetici, contengono sostanze dannose, come i pesticidi, i ritardanti di fiamma e gli ftalati, usati per ammorbidire la plastica. L’esposizione cronica a lungo termine a questi tre gruppi di comuni sostanze chimiche è stata collegata a patologie umane, inclusi diversi tipi di tumore.

Partendo dal presupposto della similarità tra cane e uomo e dal fatto che i cani condividono con noi i nostri spazi, gli scienziati hanno condotto il primo studio sull’impatto degli agenti chimici industriali su persone e animali che vivono nello stesso ambiente.

Usando braccialetti e collari in silicone — una tecnologia relativamente nuova per il rilevamento dell’esposizione alle sostanze chimiche — il team ha rilevato notevoli somiglianze nel carico chimico dei cani rispetto a quello dei loro padroni, come mostra lo studio recentemente pubblicato sulla rivista Environmental Science and Technology.

Questi risultati sono incoraggianti, afferma la responsabile dello studio Catherine Wise, perché mostrano che i cani possono fungere da sistemi di allarme precoce per la salute umana, fornendo preziosi indizi sugli effetti dannosi di tale esposizione.

Spesso trascorrono decenni prima che patologie correlate all’esposizione chimica si manifestino nell’uomo ma l’impatto delle stesse sostanze nei cani potrebbe comparire dopo solo qualche anno, afferma Wise, dottoranda presso l’Università statale della Carolina del Nord. Se gli scienziati, ad esempio, rilevassero che gli ftalati hanno un’incidenza importante nella formazione di tumori nei cani, potrebbero indicare alle persone di essere più vigili rispetto alla loro esposizione a quelle plastiche.

Wise aggiunge che la sua ricerca è particolarmente rilevante in questo momento, per via della pandemia di coronavirus. “Ora che la maggior parte di noi è bloccata a casa e trascorriamo più tempo con i nostri cani”, afferma, l’importanza dell’“ambiente che condividiamo non è mai stata così rilevante”.

Non è una sorpresa, non si sapeva quanto…

Che l’esposizione a sostanze chimiche avesse degli effetti sui nostri amici a quattro zampe non è poi così scioccante, ma nessuno sapeva quanto l’esposizione di cane e uomo fossero correlate, né di quali fossero le ripercussioni sull’arco di vita degli animali, afferma il coautore dello studio Matthew Breen, esperto in oncologia canina presso l’Università della Carolina del Nord.

“I cani sono affetti da tumori molto simili ai nostri, quindi perché non pensare che tali patologie potrebbero essere causate dagli stessi ambienti nei quali viviamo anche noi?” afferma Breen. “Il nostro cane respira la stessa aria che respiriamo noi e beve la stessa acqua che beviamo noi, e quando giochiamo con lui al parco, lui corre come noi nell’erba trattata con i diserbanti”.

Per svolgere questo studio, Breen e Wise hanno spedito braccialetti e targhette per collari in silicone a 30 coppie di cane-padrone in New Jersey e nella Carolina del Nord, chiedendo ai soggetti partecipanti di indossarli per cinque giorni, nel luglio 2018. I partecipanti allo studio hanno poi rispedito gli oggetti a Wise e Breen, che li hanno immersi in un solvente chimico per estrarre i composti chimici “raccolti”.

I livelli di sostanze inquinanti sono risultati simili nei cani e nei relativi padroni; ad esempio gli scienziati hanno rilevato un tipo di policlorobifenili (PCB) nell’87% dei braccialetti che indossavano le persone e nel 97% delle targhette da collare che indossavano i cani. Tali sostanze chimiche venivano ampiamente usate in passato come liquidi di raffreddamento e in numerosi processi industriali, prima che il governo americano ne vietasse l’uso nel 1979.

Il silicone è un materiale efficace per questo tipo di rilevamenti perché assorbe passivamente le sostanze chimiche, similmente alle cellule umane, offrendo agli scienziati informazioni utili non solo sul tipo di sostanze chimiche con le quali le persone vengono a contatto quando indossano il braccialetto, ma anche sulle quantità. Prima, gli scienziati potevano misurare solo gli agenti chimici rilevati nel sangue e nelle urine, afferma Kim Anderson, tossicologa ambientale presso l’Università statale dell’Oregon, che ha sviluppato la tecnologia dei braccialetti.

“Io e Lei potremmo essere esposti alle stesse identiche sostanze per lo stesso tempo e mostrare risultati molto diversi di rilevamento nelle urine”, afferma Anderson, il che rende difficile comprendere la quantità delle sostanze alle quali la persona è stata esposta.

Ma Anderson avverte che questo tipo di studi non può provare che un particolare composto chimico sia la causa di uno specifico esito: queste ricerche possono solo mostrare delle associazioni.

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Questa ricerca si basa su un precedente lavoro eseguito su animali, inclusi cavalli e gatti. Nel 2019, Anderson rilevò un’associazione tra i ritardanti di fiamma e una malattia dei gatti nota come ipertiroidismo felino. Il motivo potrebbe essere che i gatti trascorrono molto tempo su mobili e oggetti imbottiti, che spesso contengono sostanze chiamate “ritardanti di fiamma”.

Anderson ha anche adattato il braccialetto in silicone per poterlo applicare al collo dei cavalli, e ad aprile ha pubblicato uno studio che dimostra un forte collegamento tra l’incidenza di puledri malati e le sostanze chimiche rilasciate dalle vicine attività di fratturazione idraulica in Pennsylvania.

Ora che Wise e Breen hanno stabilito questo collegamento nei cani, hanno intenzione di utilizzare lo stesso metodo per studiare la connessione delle sostanze chimiche al tumore della vescica nei cani. Precedenti ricerche hanno evidenziato collegamenti tra l’esposizione dei cani agli erbicidi usati nei prati e lo sviluppo del tumore alla vescica.

Questo, ovviamente, quando ripartirà l’attività di laboratorio. Per ora, Wise è ancora a casa, e si occupa del proprio trovatello, Simbaa. “Mi tiene compagnia e compare in brevi cameo nei meeting su Zoom, anche se deve contendersi i riflettori con i nostri due gatti, Loki e Nebula”.

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Cervello del cane: capisce il significato delle parole

Un team di scienziati ha scoperto che il cervello del cane, come quello dell’uomo, elabora l’intonazione e il significato delle parole separatamente, anche se il cane usa l’emisfero cerebrale destro per farlo, mentre noi usiamo quello sinistro. Ma rimaneva un mistero da svelare: il cervello del cane segue lo stesso processo per elaborare i complimenti?

Chiunque abbia un cane sa che pronunciare la parola “Bravo!” in tono entusiastico e felice provoca un allegro scodinzolio del proprio amico a quattro zampe. Infatti, proprio come i bambini, i cani comunicano con un linguaggio non verbale per ottenere ciò che vogliono. Studiando il comportamento canino, i ricercatori hanno recentemente identificato 19 gesti di riferimento.

Con “gesto di riferimento” si intende un segnale che richiama l’attenzione del padrone su un oggetto o un’azione specifici. Ecco alcuni di questi segnali: Dammi da mangiare. Gioca con me. Fammi andare fuori. Fammi una grattatina! Ma in realtà, non è tanto il fatto che i cani comunichino che deve stupire, quanto il fatto che i cani capiscano anche i termini e ne possano imparare tanti (si stima tra i 70 e i 200). Questo ha suscitato la curiosità degli scienziati: cosa succede esattamente nel cervello del cane quando riceve una lode o un complimento? È qualcosa di simile al meccanismo gerarchico con il quale il nostro cervello elabora le stesse informazioni acustiche?

Quando una persona riceve un complimento, la regione uditiva subcorticale, più primitiva, reagisce dapprima all’intonazione, che è la portata emotiva del parlato. Poi, il cervello attiva la corteccia uditiva di più recente evoluzione per decodificare il significato delle parole che ha appreso.

Nel 2016 un team di scienziati ha scoperto che il cervello del cane, come quello dell’uomo, elabora l’intonazione e il significato delle parole separatamente, anche se il cane usa l’emisfero cerebrale destro per farlo, mentre noi usiamo quello sinistro. Ma rimaneva un mistero da svelare: il cervello del cane segue lo stesso processo per elaborare i complimenti?

“Si tratta di una domanda importante perché il cane è una specie che non ha la parola, tuttavia risponde correttamente ai nostri messaggi”, afferma Attila Andics, neuroscienziato presso la Eotvos Lorand University di Budapest, in Ungheria, e coautore sia dello studio del 2016 sia di uno studio più recente pubblicato sulla rivista Scientific Reports. Alcuni cani ad esempio sono in grado di riconoscere migliaia di nomi di oggetti diversi e di collegare il nome all’oggetto specifico.

Studiando le scansioni del cervello di alcuni cani, gli scienziati hanno scoperto che il cervello del cane, proprio come il nostro, elabora i suoni delle parole in modo gerarchico: analizzando prima la componente emozionale con la parte più antica del cervello, ovvero la regione subcorticale, e poi il significato delle parole con la parte più recente, la corteccia.

Questa scoperta approfondisce le nostre conoscenze sull’evoluzione del linguaggio umano, affermano gli autori. L’aspetto più sorprendente è che i cani e l’uomo hanno condiviso un antenato comune circa 100 milioni di anni fa, quindi è probabile che “il cervello di molti mammiferi risponda a suoni vocali in modo simile”, afferma Andics.

I cani sono ottimi ascoltatori

I ricercatori ungheresi hanno eseguito gli esperimenti per lo studio su 12 cani domestici (sei border collie, cinque golden retriever e un pastore tedesco) di proprietari che vivono vicino a Budapest. I ricercatori hanno addestrato i cani a entrare e rimanere immobili in un macchinario per risonanza magnetica funzionale (fMRI), dove gli venivano fatti ascoltare messaggi vocali di lode e apprezzamento pronunciati dall’addestratore, come “bravo” e “bene” insieme a parole sconosciute e neutre come “se” e “già”.

L’addestratrice parlava in ungherese, pronunciando le parole a volte con un’intonazione entusiastica, di lode, e altre volte con un tono neutrale. Le parole venivano volutamente ripetute, con diverse intonazioni, mentre il macchinario rilevava l’attività cerebrale dei cani in ascolto. Inizialmente le regioni uditive, sia nella parte subcorticale che corticale del cervello dei cani, mostravano una maggiore attività mentre questi ascoltavano le parole pronunciate.

Ma sentendo la stessa intonazione (di lode o neutrale) ripetuta più volte, indipendentemente dal fatto che la parola fosse conosciuta o meno, il livello di attività nella parte più antica del cervello diminuiva rapidamente. Questo rapido declino suggerisce che l’intonazione viene elaborata nella parte più antica del cervello del cane.

Allo stesso modo, ascoltando la ripetizione di parole conosciute, il livello di attività nella parte più recente del cervello mostrava una lenta diminuzione ma non quando venivano pronunciate parole sconosciute. Questo lento declino dell’attività in risposta all’ascolto di parole conosciute suggerisce che la parte più recente del cervello è coinvolta nell’elaborazione del significato delle parole.

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Lo studio “suggerisce che quello che diciamo e come lo diciamo sono entrambi aspetti importanti per il cane”, afferma via e-mail David Reby, etologo presso l’Università del Sussex, nel Regno Unito.

“È un fenomeno che possiamo dedurre dalla nostra interazione con il cane ma è in una certa misura sorprendente in quanto i cani non parlano e il loro sistema di comunicazione [abbaiare] non presenta una chiara separazione tra significato e intonazione”.

Studi precedenti mostrano che molti animali, dagli uccelli canterini ai delfini, usano la subcorteccia per elaborare messaggi emozionali e la corteccia per analizzare segnali più complessi appresi, pur non potendo parlare. Le zebre, per esempio, sono in grado di percepire le emozioni nei richiami di altre specie erbivore per sapere se ci sono predatori nelle vicinanze.

È probabile che il linguaggio umano si sia evoluto da tali segnali utilizzando gli stessi sistemi neurologici per sviluppare la parola, nota Terrence Deacon, neuroantropologo presso l’Università della California a Berkeley. E, in quanto animali domestici che si sono evoluti al fianco dell’uomo negli ultimi 10.000 anni, i cani fanno un uso speciale di questa antica capacità di elaborazione delle emozioni umane, aggiunge Andics. “Questo spiega in parte perché il rapporto dell’uomo con il cane sia così speciale” e come i cani riescano a volte a manipolarci con i loro sguardi espressivi.

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Coronavirus canino: come comportarsi e a cosa fare attenzione

Recentemente è stato reso noto un caso in cui questi virus sono stati trovati anche sul naso e sulla bocca di un cane sano di Hong Kong. Tuttavia, gli esperti ritengono che i virus della famiglia del coronavirus siano arrivati al cane attraverso lo stretto contatto fisico dello stesso con il suo proprietario infetto. Pertanto, secondo quelle che sono le attuali risultanze ottenute dai ricercatori, viene esclusa una vera infezione nel cane, il quale al momento si trova in quarantena. Nel caso in cui ci si trovi in quarantena, è consigliabile chiedere supporto ad una persona vicina per prendersi cura dei propri animali domestici durante le passeggiate giornaliere. Tuttavia, non sono ancora state prescritte misure di quarantena per il coronavirus nei cani di proprietari malati.

Il coronavirus canino (CCoV) è diffuso in tutto il mondo e colpisce in particolare i cani dei canili e i cuccioli. Questo ceppo virale non ha nulla che fare con il Covid-19 e non nuoce alla salute dell’uomo. Rispetto al coronavirus umano, che causa problemi respiratori, il coronavirus canino comporta principalmente disturbi gastrointestinali. Sebbene un’infezione da coronavirus canino sia spesso lieve, nei cani, nel caso di animali immunodepressi possono verificarsi decorsi molto severi con forme acute di diarrea e anche decessi.

La malattia chiamata Covid-19 è causata nell’uomo dal nuovo coronavirus SARS-CoV-2, che ha la sua origine in Cina e che, meglio ripeterlo, non ha nulla a che fare con i nostri animali domestici. In quanto Istituto federale di ricerca per la salute degli animali, l’Istituto Friedrich Loffler (FLI) tedesco monitora l’attuale situazione epidemica e rende pubblici i più recenti risultati scientifici. Finora, i ricercatori sospettavano che il coronavirus fosse stato originariamente trasmesso all’uomo da pipistrelli, pangoline o serpenti.

Recentemente è stato reso noto un caso in cui questi virus sono stati trovati anche sul naso e sulla bocca di un cane sano di Hong Kong. Tuttavia, gli esperti ritengono che i virus della famiglia del coronavirus siano arrivati al cane attraverso lo stretto contatto fisico dello stesso con il suo proprietario infetto.

Pertanto, secondo quelle che sono le attuali risultanze ottenute dai ricercatori, viene esclusa una vera infezione nel cane, il quale al momento si trova in quarantena. Nel caso in cui ci si trovi in quarantena, è consigliabile chiedere supporto ad una persona vicina per prendersi cura dei propri animali domestici durante le passeggiate giornaliere. Tuttavia, non sono ancora state prescritte misure di quarantena per il coronavirus nei cani di proprietari malati.

Quindi, anche se secondo il Friedrich Loffler Institute non ci sono prove che i cani possano sviluppare il Covid-19, vi sono altri coronavirus che giocano comunque un ruolo importante nella salute del cane.

Importante è però chiarire che il Covid-19 non è considerato pericoloso nemmeno per i cani e altri animali come maiali o polli, sebbene un test su un cane di Hong Kong abbia dato esito positivo, dopo un esame del naso e della bocca dell’animale.

Tuttavia, siccome per parlare di vera infezione i coronavirus devono essere rilevati all’interno del corpo, si presume che in questo caso si tratti di una contaminazione superficiale dovuta allo stretto contatto fisico tra il cane e persone infette. Tuttavia, nel gestire il rapporto con gli animali domestici, si consiglia di osservare attentamente le necessarie misure di igiene.

Probabilmente quindi il Covid-19 non rappresenta un pericolo per i gatti, a differenza del noto coronavirus felino (FCoV) che può invece dimostrarsi molto pericoloso, per i nostri amici gatti. Il seguente articolo spiega più nel dettaglio quali virus appartengano alla famiglia dei coronavirus del gatto, quali sintomi si verificano e come si può proteggere i nostri gatti da queste infezioni.

Trasmissione, caratteristiche e decorso della malattia

I virus del gruppo coronavirus sono presenti in un gran numero di mammiferi, tale per cui accanto a cani, gatti (FCoV e FIP)), maiali e bovini, anche gli esseri umani possono venire contagiati. Per quanto riguarda i cani, tuttavia, non è detto che l‘infezione in sé conduca sistematicamente alla malattia e ai relativi sintomi. I cani adulti con un sistema immunitario forte spesso sono asintomatici, ma possono comunque infettare, direttamente o indirettamente, i cani con un sistema immunitario debole, come ad esempio i cuccioli.

Le particelle virali del coronavirus canino (CCoV) vengono assorbite attraverso la bocca o il naso del cane, e da lì, attraverso l’esofago, raggiungono il tratto gastrointestinale. Le possibili fonti di infezione possono essere l’acqua potabile, se contaminata da feci, oggetti contaminati (ad es. giochi per cani) e il contatto diretto con le feci di altri cani infetti. Le particelle del virus si moltiplicano nella mucosa dello stomaco e nell’intestino – tenue e crasso.

A seguito di eventi infiammatori, le particelle virali possono portare a danni ingenti. Il risultato è una ridotta capacità di assorbimento di acqua e sostanze nutritive provenienti dagli alimenti, il che può risultare pericoloso per la vita stessa del cane, specie nei cuccioli con scorte energetiche relativamente ridotte. L’espulsione delle particelle di virus appena formate attraverso le feci può richiedere fino a due settimane, dopo la comparsa dei sintomi, motivo per cui devono essere osservate misure igieniche severe soprattutto durante questo periodo.

Quali sono sintomi i sintomi del coronavirus canino

I cani reagiscono in modo diverso ad un’infezione da coronavirus canino a seconda delle condizioni del loro sistema immunitario. Ad esempio, i cuccioli o i cani malati (ad es. affetti da parvovirosi) mostrano un decorso più grave rispetto ai cani adulti con un sistema immunitario più forte. Nei cani affetti da coronavirus canino, possono verificarsi i seguenti sintomi connessi con i disturbi gastrointestinali.

Sintomi generici come stanchezza, debolezza e inappetenza, talvolta febbre. Spesso diarrea acquosa con presenza di sangue o muco nelle feci, così come vomito. Forte perdita di liquidi (disidratazione) e fluttuazioni del bilancio idroelettrolitico, i quali possono causare problemi circolatori e aritmie cardiache. Nei cani con pregresso deficit del sistema immunitario, il coronavirus può avere esiti fatali

Sfortunatamente, se un cane ha già sviluppato l’infezione da coronavirus canino, non si può escludere che contragga un’altra malattia.

Come si arriva alla diagnosi di coronavirus canino

Sono svariate le patologie che hanno tra i sintomi i disturbi gastrointestinali nei cani. Per questo, nel contesto dell’osservazione da parte del proprietario (anamnesi) e dell’esame clinico generale, sono da prendere in considerazione e da sottoporre a valutazione da parte del medico veterinario il restante quadro di salute dell’animale (esame della mucosa, livello di idratazione, frequenza cardiaca e respiratoria e temperatura corporea) nonché lo stato delle vaccinazioni, il comportamento dell’animale rispetto al solito così come l’alimentazione ed elementi quali, ad esempio, la profilassi contro i vermi.

Qualora la perdita di liquidi e di elettroliti influisse in modo determinante sulla circolazione del cane tale da far risultare impensabile il ricorso ad un ulteriore esame, occorre per prima cosa stabilizzare la circolazione mediante terapia con fluidi ed elettroliti. Solo successivamente, tramite esame ematico o fecale, è possibile confermare un’infezione del coronavirus canino:

Il gold standard è il rilevamento diagnostico dei virus più accurato, che avviene utilizzando un microscopio elettronico o PRC (reazione a catena della polimerasi in real time)

Raramente viene effettuata una rilevazione indiretta del virus, ossia si misura la concentrazione di anticorpi (proteine protettive del sistema immunitario) che si formano nel sangue. Accanto a questi test, si raccomanda un esame delle feci a livello parassitologico.

Sintomi da non sottovalutare e cure disponibili

La diarrea è un sintomo da non sottovalutare, soprattutto nel caso dei cuccioli: a causa delle loro scarse riserve energetiche, infatti, i cani molto giovani finiscono rapidamente in situazioni potenzialmente letali. La terapia si concentra quindi su misure di supporto che riducano la diarrea e stabilizzino l’animale a livello circolatorio.

Terapia liquida ed elettrolitica mediante infusione endovenosa o bolo sottocutaneo. Digiuno (da non protrarsi per più di due giorni). Evitare le infezioni batteriche secondarie, ricorrendo agli antibiotici. Contrastare l’infezione virale con antivirali. Se la temperatura corporea del cane scendo troppo, è possibile riscaldare l’animale utilizzando tappeti riscaldanti o coperte elettriche (evitando il surriscaldamento eccessivo).

Dopo la terapia, il cane dovrebbe essere nutrito per diversi giorni con alimenti leggeri come, ad esempio, il riso bollito non trattato e il pollo bollito. Evitare le situazioni di stress

Qual è la prognosi e come si può evitare l’infezione?

La prognosi di una patologia dovuta ad un’infezione da coronavirus canino dipende fortemente dallo stato immunitario dell’animale. I cuccioli e i cani che soffrono già di parvovirosi o cimurro, ad esempio, hanno minori possibilità di guarigione rispetto ai cani con un buon sistema immunitario. La diagnosi precoce e un’efficace terapia sono importanti per ridurre al minimo il rischio di disidratazione e perdita di elettroliti.

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Come si può evitare l’infezione da coronavirus canino

È possibile proteggere i cani dall’infezione da coronavirus canino (CCoV) ricorrendo alla vaccinazione. Tuttavia, non tutti i medici veterinari sono d’accordo sul tema, in quanto l’efficacia di questo vaccino è ancora controversa, tra gli specialisti. Resta il fatto che sia fondamentale vaccinare i cani contro le malattie infettive come il parvovirus, il cimurro e la leptospirosi, secondo le raccomandazioni della stessa World Small Animal Veterinary Association, il cui protocollo sanitario viene ormai rispettato in gran parte del mondo.

Lo scopo di queste vaccinazioni è, da un lato, la profilassi dell’infezione centrata sul rispettivo patogeno, e dall’altro evitare la successiva immunosoppressione. I cani vaccinati sono quindi indirettamente protetti contro un decorso severo della malattia del coronavirus canino. Oltre a ciò, per evitare di contrarre malattie infettive, è sempre bene attenersi scrupolosamente ad alcune raccomandazioni, in fatto di misure igieniche.

Pulire e, se necessario, disinfettare i luoghi dove vi è presenza di cibo o di feci, nonché i giochi per cani e in generale tutte le superfici con disinfettanti specifici contro i virus. Cambiare regolarmente l’acqua potabile messa a disposizione dell’animale. Mettere in quarantena i cani infetti per almeno due settimane. Raccolta e smaltimento tramite sacchetto chiuso delle feci del cane.

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Il micio ha le pulci? Ecco cosa conviene fare e quando

È necessario, ad ogni modo, dedicare diversi momenti della giornata a questa ricerca, poiché non sempre le pulci sono attive e visibili. Se ad una prima indagine non c’è stato alcun riscontro, si dovrà ripetere l’osservazione una seconda volta dopo quattro o cinque ore, e anche una terza, se necessario. Se i risultati saranno sempre negativi, con buona probabilità si potrà escludere la presenza di questi parassiti.

Il gatto ha le pulci? Lo pensi perché si gratta sovente? Se il gatto trascorre molto tempo a grattarsi, è probabile che abbia le pulci, sgradevoli parassiti che attaccano gli animali domestici, soprattutto in primavera e in estate. Per capire se la fonte del prurito del nostro gatto è dovuta alla presenza di questi insetti, si deve osservare attentamente il pelo del gatto con un pettine e con una lente di ingrandimento. Sì, serve anche quella.

Per stabilire se il micio ha le pulci, innanzitutto è necessario passare la mano tra i peli del gatto, andando contro la disposizione naturale del pelo stesso. Se ci si imbatte in un’area, magari anche piccola, in cui sono presenti macchie scure, queste sono il primo segnale d’allarme di una possibile presenza di parassiti.

È necessario, ad ogni modo, dedicare diversi momenti della giornata a questa ricerca, poiché non sempre le pulci sono attive e visibili. Se ad una prima indagine non c’è stato alcun riscontro, si dovrà ripetere l’osservazione una seconda volta dopo quattro o cinque ore, e anche una terza, se necessario. Se i risultati saranno sempre negativi, con buona probabilità si potrà escludere la presenza di questi parassiti.

Le pulci hanno un colore rosso-marrone e sono grandi non più di 2 millimetri. Se il gatto ha il pelo scuro, bisogna spazzolarlo con un pettine. Se tra i denti del pettine si vedono dei puntini neri o marroni, simili a granelli di sabbia, si avrà la prova della presenza delle pulci: si tratta dei loro escrementi.

Sollevare il pelo dell’animale, iniziando dalla zona intorno al collo e dalla gola. Solitamente le pulci si nascondono a contatto con la pelle, alla base dei peli. Se dovesse capitare di trovare dei graffi, che il micio si è procurato grattandosi, è facile che molti parassiti si trovino in quel punto.

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Portare il gatto dal veterinario: in commercio esistono moltissimi prodotti antipulci, molti anche naturali, ma soltanto un medico può somministrarli dopo aver visitato l’animale, che potrebbe essere allergico ai repellenti, specialmente se si tratta di gatti a pelo chiaro. In tal caso si può rischiare l’intossicazione.

Evitare assolutamente l’uso di questi prodotti su gatti di età inferiore ai sei mesi. Se non è stata riscontrata la presenza di pulci, ma il gatto continua a grattarsi troppo frequentemente, bisogna portarlo ugualmente dal veterinario, perché potrebbe trattarsi di un’allergia alimentare.

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Sterilizzare il cane: ecco di cosa bisogna tenere conto

Alcuni dati scientifici ci aiutano a capire i rischi-benefici della castrazione animale. Da uno studio di Larry Katz, associate professor and chair animal sciences rutgers della University New Brunswick, si scopre che gli effetti positivi sul cane maschio castrato sono quelli di eliminare il minimo rischio (probabilmente meno dell’1% ) di morire di tumore ai testicoli, riducendo il rischio di disordini non-tumorali alla prostata e riducendo il rischio di fistole perianali e forse anche quello del diabete.

Prima di decidere di sottoporre ad intervento chirurgico il vostro cane, sarebbe il caso di domandare al veterinario cosa significa sterilizzare il cane. Il dottor Massimo Zuanetti, noto e apprezzato medico chirurgo specializzato in ginecologia e ostetricia a Bologna, parte da una riflessione comune a tutti. Ecco di cosa bisogna tenere conto. “Non avendo mai posseduto prima un animale e nello specifico un cane, non mi ero mai posto particolari quesiti, pur essendo un medico e per di più ginecologo-ostetrico, riguardo la sterilizzazione degli animali domestici”.

“Se il principio è il rispetto “vero” dell’ essere vivente, uomo o animale che sia, e quindi non interferire anche sulla sua fertilità, cioè la spontanea capacità di riprodursi, perché animalisti, associazioni pro-animali e persino veterinari avvallano per non dire consigliano la sterilizzazione dei cani e gatti? Considerando che i cani in quanto domestici sono già limitati e direi super controllati dai loro padroni nelle frequentazioni dei loro simili, perché sterilizzarli?”, si è chiesto Zuanetti.

“Ma soprattutto, sappiamo che significa “sterilizzare” un animale? La sterilizzazione è una tecnica chirurgica, usata anche sull’uomo e sulla donna, atta ad impedire la possibilità che la femmina possa rimanere gravida dopo un rapporto sessuale – ha spiegato ancora il medico -. Questa definizione apparente banale è correttamente applicata solo agli umani. Teoricamente negli animali si dovrebbe fare lo stesso, ma non lo si fa perché ai padroni interessa poco il problema riproduttivo vero dei loro quattro zampe, mentre interessa non essere infastiditi dai “calori”…”.

“Per azzerare per sempre i calori, cioè il periodo degli amori, si esegue normalmente la castrazione, cioè l’asportazione delle gonadi (testicoli o ovaie) e in taluni casi nelle femmine anche dell’utero cosi i padroni non si stressano neanche più per le mestruazioni… È evidente che questo atteggiamento chirurgico invasivo e demolitivo porta all’azzeramento degli ormoni sessuali con ovvie conseguenze spesso negative per la salute dei nostri amici a quattro zampe. È curioso che in un’epoca come la nostra dove l’animale domestico è letteralmente “umanizzato” si ritenga normale violare la sua natura ed identità sessuale in modo irreversibile e che questo non sollevi l’indignazione dei cosiddetti animalisti e padroni amorevoli…”.

Alcuni dati scientifici ci aiutano a capire i rischi-benefici della castrazione animale. Da uno studio di Larry Katz, associate professor and chair animal sciences rutgers della University New Brunswick, si scopre che gli effetti positivi sul cane maschio castrato sono quelli di eliminare il minimo rischio (probabilmente meno dell’1% ) di morire di tumore ai testicoli, riducendo il rischio di disordini non-tumorali alla prostata e riducendo il rischio di fistole perianali e forse anche quello del diabete.

Per contro, castrare i cani maschi prima del primo anno d’età significa, aumentare significativamente il rischio di osteosarcoma alle ossa (un tumore con cattiva prognosi diffuso nelle razze medio/grandi). Ma non solo: aumenta il rischio di angiosarcoma cardiaco di un fattore di 1,63, triplica il rischio di ipotiroidismo, aumenta il rischio di decadimento cognitivo geriatrico, triplica il rischio di obesità, un comune problema di salute associato a molti altri problemi, quadruplica il piccolo rischio (meno dello 0,6%) di cancro alla prostata, raddoppia il piccolo rischio (meno dell’1%) di tumori al tratto urinario, aumenta il rischio di disturbi ortopedici, aumenta il rischio di reazioni avverse alle vaccinazioni. Dunque, l’interrogativo si ripropone: sterilizzare il cane sì o no?

E cosa può accadere sterilizzando le femmine? “In positivo, sterilizzare una cagna, prima dei 2 anni e mezzo d’età riduce di gran lunga il rischio di tumori alla mammella, il più comune tumore maligno nei cani femmina, elimina quasi completamente il rischio di piometra (infezione dell’utero), che altrimenti affligge circa il 23% e uccide circa l’1% delle femmine intere, riduce il rischio di fistole perianali e infine rimuove il rischio molto piccolo( meno dell0 0,5%) di tumori uterini, della cervice e delle ovaie”, ha affermato ancora il dottor Zuanetti.

“Per contro, sterilizzare un cane femmina prima del primo anno aumenta significativamente il rischio di osteosarcoma alle ossa, aumenta il rischio di emangiosarcoma splenico di un fattore di 2,2 e di emangiosarcoma cardiaco di un fattore di 0,5% (questo è un tumore comune e principale causa di morte in alcune razze), triplica il rischio di ipotiroidismo, triplica il rischio di obesità (un comune problema di salute con associati molti altri problemi) e causa una incontinenza urinaria da sterilizzazione”.

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In pratica, raccomandazioni a favore della castrazione per tutti i cani non appaiono essere supportate dai risultati della letteratura medica veterinaria. “In conclusione, una lettura oggettiva della letteratura medica veterinaria rivela una situazione complessa in relazione ai rischi e benefici a lungo termine sulla salute associati alla castrazione nei cani. Nella maggior parte dei casi il numero di problemi di salute associati alla sterilizzazione dei cani maschi supera i benefici per la salute stessa. Per le femmine la situazione è più complessa. Il numero di benefici sulla salute associati alla sterilizzazione potrebbe superare, in alcuni casi (non tutti) i problemi di salute”.

“Quindi, se la sterilizzazione migliora le probabilità di una buona salute generale o la peggiora dipende probabilmente dall’età della cagna ed il rischio relativo di varie malattie nelle diverse razze. La tradizionale età di castrazione a sei mesi, nonché della castrazione pediatrica sembrano predisporre i cani a rischi per la salute che potrebbero altrimenti essere evitati in attesa che il cane sia fisicamente maturo, o forse nel caso di molti cani maschi, rinunciando del tutto a meno che non medicalmente necessario. L’equilibrio tra benefici e rischi a lungo termine sulla salute della sterilizzazione/castrazione varierà da cane a cane. Razza, età e sesso sono variabili che devono essere prese in considerazione assieme a fattori non medici per ogni singolo cane”. Sterilizzare il cane sì o no? A te la scelta. Ma pensaci bene.

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Adozione cane: le 10 regole da sapere e rispettare

Prima ancora di valutare la possibile adozione di un cane, sarebbe il caso di imparare a memoria – tipo comandamenti religiosi – dieci regole fondamentali che regoleranno tutta la vita del tuo cane tutto il percorso che fare insieme, per 10, 12, 15 o 18 anni.

Prima ancora di valutare la possibile adozione di cani, sarebbe il caso di imparare a memoria – tipo comandamenti religiosi – dieci regole fondamentali che regoleranno tutta la vita del tuo cane tutto il percorso che fare insieme, per 10, 12, 15 o 18 anni. Imparale a memoria e scolpiscile nel cuore. Dopo che lo avrai adottato, ci saranno sempre queste dieci regole che dovrai rispettare o assolutamente ripassare.

  1. Bisogna tenere in mente che cani sono fedeli. La loro lealtà è proverbiale. Questi animali non lascerebbero mai il loro proprietario in mezzo a una strada solo perché ha sporcato la casa o, perché ha rosicchiato un telecomando quando era solo. Quindi, pensateci bene prima di prendere un cane, perché la vita con loro non è solo rose e fiori. Una volta fatta la scelta non si torna indietro: un cane è per sempre.
  2. Lasciatevi leccare ogni tanto, oltre a fare bene alla vostra salute, per il vostro cane resta una manifestazione d’affetto e sottomissione. Impedendoglielo gli farete solo male.
  3. Quasi nessun cane ama essere abbracciato. Si sentono a disagio. Se volete dimostrargli che gli volete bene, portatelo a fare una bella passeggiata al parco insieme a voi, sarà molto più gratificante.
  4. Alla maggior parte dei cani, come sappiamo, non piacciono nemmeno le carezze sulla testa. Tollerano la cosa da chi conoscono e si fidano, ma non si divertono. Meglio una bella grattatina sulla schiena o sul petto: apprezzerà moltissimo.
  5. Quando tornate a casa il cane vi salta in braccio? Bene, lasciateglielo fare. E’ vero, questo per noi è un comportamento invadente. Ma per lui è un modo per salutarvi e ringraziarvi perché siete tornati.
  6. Per il vostro cucciolo o cucciolone “fare la lotta a terra” è un modo di giocare, ma anche di scoprire il mondo e di rafforzare il legame che ha con voi. Ogni tanto, concedetevi il lusso di tornare bambini e di rotolarvi liberamente con il cane: farà bene anche a voi.
  7. Dormire insieme. Per i cani è assolutamente normale addormentarsi vicino ai propri proprietari, vuol dire che si fidano e che si sentono al sicuro. Questo non significa che devono dividere il vostro letto, ma almeno avere un cuscino o una cuccia nella vostra stanza.
  8. Non date loro cibi non adatti. Esistono diversi alimenti umani di cui i cani vanno ghiotti, ma non significa che dobbiate darglieli. Amarli significa crescerli con coscienza e scegliendo l’alimentazione che li mantenga sani più a lungo.
  9. Non lasciateli troppo soli, a loro non piace. Certo a un’uscita per negozi preferirebbero un bel parco in cui poter correre, ma non significa che non apprezzino venire con voi a fare la spesa o le commissioni, soprattutto quando l’alternativa è rimanere a casa ad annoiarsi.

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La regola più importante la numero 10

Infine la regola più importante, la decima: il sentimento vero si dimostra nei momenti difficili. Quindi, quando arriverà il loro momento, rimanetegli vicini. Anche se fa male, loro avranno bisogno di voi e delle vostre carezze. In fondo glielo dovete, dopo aver trascorso insieme una vita così piena d’amore…

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Combattere i parassiti nel cane e nel gatto: come e cosa fare

La prevenzione è importante, spazzoliamo spesso e controlliamo sempre le aree maggiormente a rischio come il collo, le orecchie e le zampe. Facciamogli un bagno con l’aceto di mele aggiungendone un bicchiere abbondante all’acqua, e strofiniamo bene nelle aree più a rischio. Un olio essenziale molto usato come repellente di zanzare, pulci e zecche è l’olio di Neem.

Data la loro pericolosità per la salute, è importante combattere i parassiti nel cane e nel gatto. Le zecche sono piccoli insetti che parassitano cani, gatti, topi, uccelli, ovini e animali selvatici e occasionalmente anche l’uomo, nutrendosi del loro sangue.

Le loro dimensioni variano a seconda dello stadio di sviluppo (larva, ninfa e adulto) da 1 a 3-4 millimetri, ma possono raggiungere anche il centimetro quando sono piene di sangue dell’ospite. Possiamo curare i nostri cani dall’attacco di zecche anche con dei rimedi naturali che risultano meno invasivi per la sua pelle.

La prevenzione è importante, spazzoliamo spesso e controlliamo sempre le aree maggiormente a rischio come il collo, le orecchie e le zampe. Facciamogli un bagno con l’aceto di mele aggiungendone un bicchiere abbondante all’acqua, e strofiniamo bene nelle aree più a rischio. Un olio essenziale molto usato come repellente di zanzare, pulci e zecche è l’olio di Neem.

Lo si può applicare sul corpo del cane e del gatto tranquillamente. Se però ha una pelle particolarmente delicata usate un olio vettore per mescolarlo come quello di mandorle dolci. Altri oli essenziali che possono essere utilizzati come repellenti naturali per combattere i parassiti nel cane e nel gatto sono quello di lavanda e quello di eucalipto, che risultano parecchio sgradevoli alle zecche, come anche ad altri insetti.

Per prevenire si possono dare delle compresse di lievito di birra e delle pillole inodore all’aglio, questi integratori vanno mescolati al cibo del nostro animale, con il tempo la pelle dell’animale emanerà un odore particolare particolarmente fastidioso per le zecche, ma non percepibile da olfatto umano.

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Si può anche procedere prendendo un spicchio di aglio, se il cane è di taglia grande uno spicchio va bene se è di taglia piccola va bene anche metà, e mescolarlo alla pappa del vostro animale, molti una volta che si abituano ne diventano poi ghiotti. Ma bisogna fare molta attenzione.

L’aglio da alleato può trasformarsi in veleno. Anche il rosmarino risulta molto efficace. Spruzzare l’infuso sul pelo dell’animale ogni 2 o 3 giorni. Per tenere lontani i parassiti dalle cucce è efficace ricoprirne il pavimento con un tappeto di foglie di noce fresche, da cambiare spesso.

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Evoluzione della specie: la lunga storia dei cani

Diventa molto interessante la ricostruzione dell’evoluzione delle razze attraverso il fenomeno del pedomorfismo neotenico, cioè la conservazione nei cani adulti di alcuni tratti morfologici e caratteriali tipici di diverse fasi giovanili dello sviluppo del lupo. In base a questa teoria si potrebbero raccogliere le razze in 4 diversi gruppi.

Ogni razza di cane è più o meno esposta a sviluppare determinate malattie. Ma vi siete mai chiesti dal cane, al fianco dell’uomo da decine di migliaia di anni, come si sia potuti arrivare ai cani? Sì, esattamente. Come sono nate le razze e come si sono evolute nella storia di questo animale? Ma soprattutto quali sono e come possono essere classificate? Per dirla in quattro parole: evoluzione della specie canina.

Andiamo con calma: è molto interessante la ricostruzione dell’evoluzione delle razze attraverso il fenomeno del pedomorfismo neotenico, cioè la conservazione nei cani adulti di alcuni tratti morfologici e caratteriali tipici di diverse fasi giovanili dello sviluppo del lupo. In base a questa teoria si potrebbero raccogliere le razze in 4 diversi gruppi:

Cani primitivi, discendenti del lupo, con proporzioni della testa e struttura generale fortemente lupine, orecchie erette. Esempi: groenlandese, pharaon hound, basenji, västgötaspets, siberian husky, samoiedo.

Pedomorfi di primo grado, teste allungate, stop accentuato, orecchie semi erette. Sono segugi e cani paratori, con spiccato istinto all’inseguimento. Esempi: wolfhound, bloodhound, bracco, collie, i terrier, bassotto.

Pedomorfi di secondo grado, teste più larghe, musi più quadrati, stop marcato, orecchie pendenti, pelle più spessa. Cani giocatori con gli oggetti, buoni riportatori. Esempi: terranova, golden retriever, barbone, cavalier king charles spaniel, bichon frisé.

Pedomorfi di terzo grado, accentuati diametri trasversali, musi corti o cortissimi, occhi frontali, orecchie piccole e cadenti, cute abbondante che forma rughe, molto predisposti all’accumulo di grassi. Cani lottatori (anche nella forma giocosa), fortemente territoriali e diffidenti. Esempi: i mastini, i cani da montagna, i cani da presa, bulldog, carlino, pechinese.

Nel tempo, l’uomo ha selezionato diverse razze e varietà di cani, per avere un aiuto nelle sue attività: esistono quindi razze di cani da pastore, da caccia, da guardia, da compagnia, da corsa e altre. La realtà è che sono state selezionate razze da migliaia di anni, talvolta incrociando fra loro cani ancestrali della stessa linea, qualche volta mischiando cani da linee molto diverse. Le selezioni continuano anche oggi creando una moltitudine di varietà di razze canine. La Fédération cynologique internationale le ha raggruppate in dieci gruppi. In questo elenco vengono adottati i nomi ufficiali delle razze, secondo la terminologia Fci.

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Gruppo 1: Cani da Pastore e Bovari

  • Cani da Pastore
  • Cani da Bovari (esclusi Bovari Svizzeri)

Gruppo 2: Cani di tipo Pinscher e Schnauzer, Molossoidi e Bovari Svizzeri

  • Tipo Pinscher e Schnauzer
  • Tipo Pinscher
  • Tipo Schnauzer
  • Tipo Smoushound
  • Tipo Russkiy Tchiorny Terrier
  • Molossoidi
  • Tipo cane da montagna
  • Tipo Mastino
  • Bovari Svizzeri

Gruppo 3: Terrier

  • Terrier di taglia grande e media
  • Terrier di piccola taglia
  • Terrier di tipo Bull
  • Terrier di tipo Toy

Gruppo 4: Bassotti

  • Bassotti

Gruppo 5: Cani di tipo spitz e di tipo primitivo

  • Cani nordici da slitta
  • Cani nordici da caccia
  • Cani nordici da guardia e da pastore
  • Spitz Europei
  • Spitz Asiatici e razze affini
  • Tipo primitivo
  • Tipo primitivo da caccia
  • Tipo primitivo da caccia con cresta sul dorso

Gruppo 6: Segugi e cani per pista di sangue

  • Cani da Seguita
  • Taglia grande
  • Taglia media
  • Taglia piccola
  • Cani per pista di sangue
  • Razze affini

Gruppo 7: Cani da ferma

  • Cani da ferma continentali
  • Tipo Bracco
  • Spinone italiano
  • Tipo Epagneul
  • Tipo Griffon
  • Cani da ferma britannici ed irlandesi
  • Tipo Pointer
  • Tipo Setter

Gruppo 8: Cani da riporto, Cani da ricerca, Cani da acqua

  • Cani da riporto
  • Cani da cerca
  • Cani da acqua

Gruppo 9: Cani da compagnia

  • Bichons e affini
  • Tipo Bichon
  • Tipo Cotton de Tuléar
  • Tipo Piccolo cane leone
  • Barboni
  • Cani Belgi di piccola taglia
  • Tipo Griffons
  • Tipo Petit Brabancon
  • Cani nudi
  • Cani del Tibet
  • Chihuahua
  • Shihtzu
  • Spaniel inglesi da compagnia
  • Spaniel giapponesi e pechinesi
  • Spaniel nani continentali
  • Kromfohrländer
  • Molossoidi di piccola taglia

Gruppo 10: Levrieri

  • Levrieri a pelo lungo o frangiato
  • Levrieri a pelo duro
  • Levrieri a pelo corto

Va da sé che ogni tipologia ha specifiche caratteristiche fisiche e caratteriali.

Tipologia Braccoide: testa di forma prismatica, con muso a facce laterali parallele, salto naso-frontale poco accentuato. Orecchie grandi e piatte sulle guance, labbra superiori abbondanti che coprono il profilo inferiore della mandibola. Rappresentanti del Gruppo sono: Bracco italiano, Dalmata, Setter, Retriever, Cocker…

Tipologia Lupoide: testa a forma piramidale, orecchie erette e triangolari, muso allungato ed in rapporto di 1:1 col cranio, labbra superiori piccole e aderenti, dentatura con chiusura a forbice. Rappresentanti del Gruppo sono: Cane da pastore tedesco, Pastore belga, Chow Chow, Fox Terrier…

Tipologia Molossoide: testa rotonda, voluminosa, orecchie piuttosto piccole, muso più corto del cranio, labbra abbondanti, dentatura con chiusura a tenaglia o prognata. Rappresentanti del Gruppo sono: Mastino napoletano, Boxer, Cane di Terranova, Bulldog, Alano, Dogo argentino, Rottweiler…

Tipologia Graioide: testa a forma di cono allungato, stretta. Orecchie piccole e portate indietro, rapporti di lunghezza del muso rispetto al cranio 1:1, labbra stirate, dentatura con chiusura a forbice. Rappresentanti di questo Gruppo sono: (Levrieri) Whippet, Borzoi, Saluki, Piccolo Levriero Italiano…

Tipologia Bassottoide: i soggetti Anacolimorfi.

Tipologia Volpinoide: rappresentanti di questo Gruppo sono Volpino e Piccoli Spitz.

Cani da caccia: un capitolo a parte meritano i Cani da caccia. Col tempo, affinandone le predisposizioni, sono stati selezionati cani con caratteristiche specifiche per i differenti tipi di caccia condotti dall’uomo:

  1. Quelli che inseguivano le prede per poi aggredirle (cani da sangue, cani da traccia, cani da pista) sono stati selezionati per la caccia alla seguita (alla volpe, al cinghiale, all’orso, al coniglio, ecc.): Segugio, Beagle, Dogo…
  2.  Quelli che, percepito l’odore del selvatico, si fermavano a breve distanza e lo puntavano (cani da punta) sono stati usati per la ferma: Setter, Pointer, Bretone, Bracco, Spinone italiano…
  3. Quelli dotati di un forte senso del recupero dell’animale abbattuto (cani da riporto) sono stati usati principalmente per il riporto, soprattutto nelle zone acquitrinose: Golden retriever, Terranova, Labrador, Beagle…
  4. Quelli che anche grazie agli arti corti spesso dovuti a nanismo acondroplastico erano portati a seguire la preda fin dentro la tana (cani da tana) sono stati selezionati per la caccia in tana: bassotto, terrier…

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Tratti comportamentali canini: come scegliersi meglio

Oltre agli aspetti del tempo da dedicargli, all’alimentazione, alle varie e possibili integrazioni e dell’abitazione adatta, quando si adotta un cucciolo o più in generale un cane, bisogna considerare il suo comportamento e valutarne le caratteristiche. Sono stati definiti tredici principali tratti comportamentali canini. Per fare questo sono stati intervistati giudici di esposizione e veterinari sui temperamenti delle razze più popolari negli Stati Uniti.

Può sembrare un argomento banale, ma scegliere un cane è una cosa difficile e una decisione presa con leggerezza può costare cara. Proprio per questo voglio affrontare l’argomento relativo ai tratti comportamentali canini. Non idee mie, per carità. Quel che è certo è che un rapporto insoddisfacente col padrone può creare alla bestiola numerosi problemi, anche e soprattutto di natura psicologica. Malattie psichiche e psicosomatiche.

Insomma, un cane non è un giochino e neppure una figurina da attaccare sull’album e chissenefrega se la metti nel quadratino sbagliato. Un cane è per sempre. Può vivere fino a 15-17 anni, quindi fare una buona scelta è essenziale per un futuro padrone-amico. Per prima cosa bisogna essere sicuri di volerne uno, il cane è un essere vivente che dipenderà dall’uomo per il resto della sua vita.

Oltre agli aspetti del tempo da dedicargli, all’alimentazione, alle varie e possibili integrazioni e dell’abitazione adatta, quando si adotta un cucciolo o più in generale un cane, bisogna considerare il suo comportamento e valutarne le caratteristiche. Sono stati definiti tredici principali tratti comportamentali canini. Per fare questo sono stati intervistati giudici di esposizione e veterinari sui temperamenti delle razze più popolari negli Stati Uniti.

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Comportamento del cane in 13 punti

  1. L’eccitabilità, cioè la capacità di reagire tempestivamente, tipica delle razze di piccola taglia.
  2. L’attività generale, spontanea, in assenza di stimolazione da parte del padrone, dove San Bernardo e Basset-Hound sono le razze meno inclini.
  3. La tolleranza verso i bambini nei confronti di abbracci e palpeggiamenti. Spesso l’intolleranza viene manifestata con un morso. I cani più tolleranti sono il Labrador e il Golden Retriever, comunque le femmine, di qualunque razza, hanno più pazienza dei maschi.
  4. Il temperamento giocherellone, qualità ricercata dall’uomo e, in questo studio, i cani da pastore occupano le prime posizioni.
  5. La capacità di apprendimento, necessaria per i cani di città e ancor di più per i cani di utilità. Il Labrador, il Pastore Tedesco e il Barbone sono tra i soggetti che non chiedono che di imparare.
  6. La dominanza sul padrone, criterio che dipende dalla qualità delle relazioni tra cane e padrone, ma alcune razze come lo Scottish hanno più carattere di altre, mentre razze come il Collie o il Bichon à Poil Frisé sono più obbedienti.
  7. La capacità di dare l’allarme, di avvertire abbaiando se c’è un pericolo imminente, tipica del Pastore tedesco che svolge a meraviglia questa funzione.
  8. L’aggressività verso altri cani, Chow Chow e Siberian Husky non apprezzano molto i loro simili mentre i Golden Retriever sono molto pacifici.
  9. Gli abbaiamenti intempestivi che infastidiscono alcuni ma rassicurano altri che così hanno prova che il loro cane è efficace nel fare la guardia, i più loquaci risultano i Terrier e i Beagle, mentre l’Akita-Inu e il Rottweiler lo sono di meno.
  10. La difesa territoriale è una capacità del cane che non deve necessariamente dare l’allarme nell’eventualità di un pericolo, certi cani difendono il territorio senza bisogno di intimazioni. I migliori esponenti della difesa del territorio sono: Dobermann, Schnauzer, Pastore Tedesco e Akita-Inu.
  11. La ricerca di affetto tipica, secondo la graduatoria dei “cani coccoloni “ di Hart e Hart, di tutte le razze piccole che sarebbero le più bisognose di affetto come lo Yorkshire o il Cocker.
  12. L’istinto distruttivo, cioè la tendenza a sfogare il proprio nervosismo su gli oggetti di casa come nel caso del Siberian Husky.
  13. L’apprendimento della pulizia che dipende dagli insegnamenti del padrone, il Fox Terrier risulta poco incline ad un apprendimento rapido.

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L’olfatto è il super senso di tutti i cani, più dell’appetito

I nostri amici pelosi a quattro zampe, specialmente quelli da caccia, sono famosi per una dote invidiabile. Non è la fedeltà. E neppure l’affettuosità. E neanche l’appetito. Si tratta dell’olfatto, un senso molto sviluppato. La corteccia olfattiva ha un ruolo predominante nel cervello del cane, analogamente a quanto avviene per la corteccia visiva dell’uomo. Si stima che i cani abbiano un olfatto 100 milioni di volte più sviluppato, quindi più efficace per le varie necessità, di quello umano.

Parte fondamentale del suo processo di riconoscimento degli odori è la conformazione del suo naso (il tartufo o rinario) e soprattutto la potente mucosa interna, in grado di distinguere una sola molecola di una sostanza su milioni di altre. Il tartufo rappresenta l’estremità terminale del naso del cane.

L’impronta delle circonvoluzioni che lo contraddistinguono è specifica dell’individuo e, al pari delle impronte digitali dell’essere umano, può essere usata come efficace sistema di riconoscimento. La mucosa che riveste internamente il naso del cane svolge gli stessi compiti di quella di qualsiasi altro mammifero.

All’estremità del tartufo si trovano le froge o cavità per aspirare l’aria e, come in altri mammiferi, al confine mucosocutaneo, ci sono vibrisse laterali, grossi peli con funzioni sensoriali molto importanti. Oltre all’olfatto, il naso del cane ha molte funzionalità aggiuntive. La maggior parte delle ghiandole sudoripare del cane sono concentrate nella mucosa interna del tartufo, cosa che lo rende importante dal punto di vista della regolazione termica e che è in grado di dirci se il cane sta bene o male.

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Inoltre, il tartufo è dotato di recettori del freddo che recepiscono l’evaporazione dell’umidità causata dalle correnti d’aria, e consentono al cane una notevole precisione nel determinare la direzione di provenienza degli odori. Questa caratteristica è stata sfruttata dall’uomo per l’addestramento di cani per la ricerca di animali, persone, tartufi, o sostanze particolari, come stupefacenti o esplosivi.

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Come funziona l’apprendimento del cane e cosa c’è da sapere

Universalmente noto, il cane è un animale sociale che, al contrario di quanto molti asseriscono, non vive in un branco gerarchicamente organizzato. Studi sui cani randagi, in particolare quelli dell’équipe del dottor Bonanni, hanno dimostrato che il concetto di gerarchia lineare nel cane è alquanto inverosimile. Semmai esiste un comportamento di competenze condivise fra molti e non sempre.

Non possiamo esimerci dal parlare dell’intelligenza canina e dell’apprendimento del cane. Anche integratori come il ginseng, il ginkgo biloba, la canapa e il suo olio (o l’olio di lino) e altri frutti di Madre Natura, sono direttamente correlabili alla velocità di apprendimento e alla gestione dello stress da parte del cane. Questi ed altri integratori sono importanti al pari della buona alimentazione e soprattutto della buona qualità degli alimenti che somministriamo quotidianamente ai nostri animali.

L’apprendimento e alcuni integratori, argomento ampiamente trattato all’interno del libro, camminano di pari passo all’aumento delle capacità di imparare sempre nuovi ordini, sempre nuovi esercizi. Certo la razza ha il suo peso, ma non è il fattore principale. Nel senso che non c’è un cane intelligente e uno stupido per razza.

Universalmente noto, il cane è un animale sociale che, al contrario di quanto molti asseriscono, non vive in un branco gerarchicamente organizzato. Studi sui cani randagi, in particolare quelli dell’équipe del dottor Bonanni, hanno dimostrato che il concetto di gerarchia lineare nel cane è alquanto inverosimile. Semmai esiste un comportamento di competenze condivise fra molti e non sempre.

In realtà, vista la storia evolutiva del cane, si può parlare sia di partnership, quindi di una relazione con mutuo vantaggio fra le parti, sia di leadership, ossia relazione con vantaggio maggiore di una delle due parti, a seconda delle circostanze e di come si formano i gruppi sociali. Vediamo come funziona e quali sono i fattori di apprendimento del cane nella sua crescita.

Il cane non è più un lupo e quindi non lo si può definire esattamente come animale da branco, ma nella famiglia umana lui vede un “gruppo sociale” paragonabile al branco naturale. Alcune osservazioni sul lupo hanno riscontrato che i branchi sono soprattutto familiari: i due riproduttori sono alla guida dei propri figli, spesso di cucciolate di anni diversi. Altri studiosi hanno osservato il comportamento di branchi formatisi dall’unione di gruppi diversi, con modalità molto diverse rispetto a quelle dei branchi familiari.

Il ruolo della mamma nell’apprendimento del cane

Nel cane solitamente è la madre che si occupa in toto delle cure parentali, dopodiché la guida del “branco misto” passa all’uomo, con il quale il cane instaura un rapporto di collaborazione sociale perché il processo chiamato “impregnazione” (ovvero il fatto che l’uomo interagisca con il cucciolo di pochissimi giorni di vita) convince il cane che apparteniamo, se non proprio alla stessa specie, quantomeno allo stesso gruppo sociale. Secondo alcune scuole di pensiero al cane non va chiesta ubbidienza, concetto arcaico tipico di metodi addestrativi basati sulla coercizione. Semmai lo si invoglia a cooperare così come alle origini fu la relazione cane-umano.

Secondo altre, fermo restando l’impegno di evitare al cane qualunque sofferenza, l’obbedienza non è affatto un concetto superato: anzi, è l’unico concetto che il cane, come animale sociale e gerarchico, può far suo, sentendo il vero e proprio bisogno di una guida che lo accompagni nella sua crescita e nella sua acquisizione di un ruolo e di competenze specifiche all’interno del gruppo.

Entrambe concordano sul fatto che l’obiettivo è quello di costruire un rapporto di fiducia corretto e bilanciato. Accanto al concetto di “addestramento”, cioè “rendere destro il cane” ad un’attività sportiva o di utilità, assume grande importanza quello di “educazione” del cane, in cui viene coinvolta la psiche dell’animale per raggiungere una condizione di equilibrio (omeostasi psichica) che gli permetta di vivere in ambito antropico senza traumi o stress.

Stabilito questo, il cane è, fra gli animali domestici, il più facile e il più proficuo nell’apprendimento ed è capace di imparare ad eseguire un gran numero di esercizi. Alcune affermazioni da parte dello scienziato Stanley Coren lo confermano. Lo psicologo, che raccoglie da anni dati sui comportamenti dei cani, e che insegna psicologia all’università canadese della British Columbia, afferma che la loro intelligenza è profondamente più sviluppata di quanto le persone pensino.

Per intelligenza li paragona a bambini di 2-3 anni. Essi, infatti, come avviene per i cuccioli d’uomo, hanno basilari capacità aritmetiche (quelli particolarmente intelligenti sono capaci di contare fino a cinque) e sono in grado di apprendere oltre 165 parole (il numero varia sensibilmente, fino ad arrivare a 250 parole nei cani più intelligenti e a un migliaio di parole in casi eccezionali).

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Vari tipi di intelligenza secondo Stanley Coren

  • Intelligenza istintiva: ciò che un cane è addestrato a fare fin dalla nascita
  • Intelligenza adattativa: ciò che un cane impara a fare da solo, attraverso l’esperienza
  • Intelligenza funzionale (ubbidienza): ciò che l’animale può imparare attraverso l’insegnamento di comandi e ordini
  • Intelligenza spaziale: si riferisce alle capacità di un cane di ritrovare ad esempio la via di casa

La classificazione intellettiva e di apprendimento del cane fatta da è contestata da altri studiosi ed etologi. Gli antichi (e superati da decenni) metodi di addestramento del cane si fondavano principalmente sulla coercizione per rettificare i comportamenti errati (rinforzo negativo e punizione positiva), fino all’ottenimento del comportamento desiderato. Questo avveniva (e ancora avviene sui campi di alcuni addestratori) con l’applicazione di varie forme di pressione fisica e psicologica, dalla semplice sgridata ad alta voce, allo strattone applicato tramite il guinzaglio, fino all’uso di collari a strozzo, a punte o elettrici, questi ultimi controllati a distanza tramite telecomando.

Il progredire delle conoscenze etologiche, e la crescente sensibilità animalista, hanno fatto sì che negli ultimi 30 anni si sia progressivamente diffuso, a partire dal mondo anglosassone, un nuovo tipo di educazione e addestramento, di cui esistono principalmente due scuole. Uno è il metodo gentile, basato sul rinforzo positivo del comportamento desiderato, tramite lo stimolo di quattro fondamentali bisogni del cane, che possiamo distinguere in primari (alimentazione con bocconcini e l’istinto di predazione come l’inseguimento di una pallina) e secondari (istinto di competitività tira e molla e contatto sociale con carezze).

Questo metodo sfrutta il principio naturale per il quale nell’apprendimento del cane, come in tanti altri animali, gioca un ruolo fondamentale il fatto che l’animale tende a ripetere i comportamenti che gli portano un vantaggio, tralasciando i comportamenti che non ne portano. Una delle metodologie più efficaci facenti parte del metodo gentile è quella del “clicker training”, spesso basata sul modellaggio, anche se è spesso male interpretata da chi l’applica in modo approssimativo ed improvvisato, con conseguenti scarsi e approssimativi risultati. L’altro metodo, “tradizionale” o “naturale”, parte dal metodo di scuola tedesca senza però tenere più in alcuna considerazione la coercizione e la violenza.

Infatti, fa ampio uso di rinforzo positivo, pur considerando la possibilità di correggere il cane, in vari modi che possono andare dalla semplice sgridata all’azione decisa sul guinzaglio, quando sbaglia, ritenendo che il cane (come confermato da tutti gli studi sul cognitivismo) non sia un mero opportunista, ma un essere pensante e in grado di capire perfettamente ciò che il proprietario desidera da lui, quindi in grado di distinguere anche gli errori purché gli si spieghi chiaramente quando e perché ha sbagliato.

Nell’ambito delle attività organizzate di addestramento si stanno diffondendo per seguito e per approfondimento le “prove di lavoro” riservate ad esemplari delle razze di utilità; si tratta di manifestazioni cinotecniche e sportive organizzate dalle delegazioni dell’Enci allo scopo di mettere in evidenza le qualità naturali del cane, nonché la sua attitudine ad applicare ciò che ha appreso dall’addestramento specifico, per individuare e fare conoscere, ai fini dell’allevamento, i soggetti dotati di carattere migliore e più idonei al lavoro.

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Come curare la diarrea nel gatto: cosa c’è da sapere

Per curare la diarrea nel gatto, la prima cosa da fare è quella di cercare di individuare la causa del disturbo. La diarrea non è una malattia, ma un sintomo di condizioni di salute precarie. Quando la diarrea è provocata da un cambiamento di alimentazione, la risoluzione è semplice: eliminare la fonte del problema. In questo caso poi il disturbo si risolve in pochissimi giorni.

Anche nel gatto, la diarrea è un problema che può essere causato da molteplici fattori: un brusco cambiamento di alimentazione, infezioni, indigestione, assunzione di alimenti avariati, parassiti, assunzione di farmaci mal tollerati. Se il disturbo dura pochi giorni non è opportuno allarmarsi. A volte però può durare anche intere settimane. E allora, come curare la diarrea nel gatto?

Per curare la diarrea nel gatto, la prima cosa da fare è quella di cercare di individuare la causa del disturbo. La diarrea non è una malattia, ma un sintomo di condizioni di salute precarie. Quando la diarrea è provocata da un cambiamento di alimentazione, la risoluzione è semplice: eliminare la fonte del problema. In questo caso poi il disturbo si risolve in pochissimi giorni.

Se invece non si riesce a scoprire la causa che ha provocato la diarrea ed il disturbo si protrae per più di 24 ore è opportuno rivolgersi ad un veterinario: lui saprà consigliarvi al meglio per curare la diarrea nel gatto. Ricordate di portare un campione delle feci del gatto dal veterinario, che potrebbe anche fare delle analisi del sangue, per arrivare a capire la causa che ha scatenato il disturbo e prescrivere la terapia idonea.

Mediante il controllo del campione fecale si può verificare se sono presenti batteri, protozoi, parassiti. Ulteriori controlli sono l’esame delle urine, l’ecografia o la radiografia addominale. Se sono presenti dei parassiti bisogna rimuovere le uova e le larve dall’intestino del gatto. In questo caso, non c’è altro modo di curare la diarrea nel gatto.

Inevitabilmente il veterinario dà alcuni suggerimenti su come alimentare il gatto nei primi giorni di terapia. Se dall’esame delle feci risulta un numero elevato di batteri il veterinario prescrive degli antibiotici ad ampio spettro per rimuovere i batteri e ristabilire l’equilibrio della flora intestinale.

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La cura migliore è la prevenzione. Adottando piccoli accorgimenti si può non solo evitare l’insorgere di diarrea, ma anche migliorare la qualità di vita dell’animale. Un gatto deve essere sottoposto ad un trattamento antielmitico e deve seguire una dieta bilanciata alternando cibo secco a quello umido.

Inoltre, non deve mai assumere cibi e carni crude (bisogna fare attenzione anche a quella di bovino) e deve stare lontano da spazzatura e fertilizzanti. Queste situazioni sono potenzialmente dannose per la sua salute. Infine, è fondamentale prestare attenzione quando si lavano le ciotole per l’acqua ed il cibo e bisogna mantenere pulita la lettiera.

Scopri i migliori rimedi per curare il tuo gatto

Alimentazione del cane: cosa dare da mangiare al Bau

Nei cani domestici ben nutriti, e specie nelle razze di dimensioni maggiori, questo comportamento naturale, unito a un esercizio insufficiente, può provocare problemi gravi. Una dieta nutriente crea un cane muscoloso, dalle ossa robuste e dal mantello sano. Una parte dell’alimentazione quotidiana deve essere a base di carne, fonte di proteine e grassi che contengono acidi grassi indispensabili per diverse funzioni corporee.

Parliamo dell’alimentazione del cane. A differenza di altri predatori, i cani sono onnivori, seppure principalmente carnivori. Sulla loro lingua sono presenti un numero inferiore di papille gustative rispetto agli uomini, ma sono ormai pronti a consumare quasi tutto dia loro nutrimento.

Questa mancanza di esigenze si unisce a un riflesso di vomito (per fortuna) molto accentuato, che permette loro di espellere il cibo pericoloso dopo averlo ingerito. Il cane ha uno stomaco molto ampio e un tratto intestinale corto. Una combinazione ideale per un “cacciatore-spazzino-opportunista”. La scissione del cibo inizia nello stomaco, ma la maggior parte della digestione avviene nell’intestino.

Allo stato selvatico, i cani si nutrono con qualsiasi genere di cibo disponibile, quindi vivono di quella fonte di nutrimento per alcuni giorni. Quanto ingerito rimane nello stomaco per lo più non digerito. Solo una piccola quantità alla volta passa nell’intestino.

Nei cani domestici ben nutriti, e specie nelle razze di dimensioni maggiori, questo comportamento naturale, unito a un esercizio insufficiente, può provocare problemi gravi. Una dieta nutriente crea un cane muscoloso, dalle ossa robuste e dal mantello sano. Una parte dell’alimentazione quotidiana deve essere a base di carne, fonte di proteine e grassi che contengono acidi grassi indispensabili per diverse funzioni corporee.

Il resto della dieta dovrebbe consistere di fibre solubili e insolubili. Un’alimentazione equilibrata fornirà anche tutte le vitamine quotidiane richieste. Alcuni cani amano consumare talvolta anche erba e vegetali: del resto erba, radici, bacche e verdure crude contengono poche sostanze nutrienti, ma possono fornire fibre preziose. Se possono scegliere, i cani prediligono sicuramente la carne. Tuttavia una dieta a base esclusivamente di questo alimento tenderebbe a provocare una grave deficienza di calcio, mentre il cibo per cani prodotto commercialmente presenta un ottimale equilibrio di sostanze nutrienti.

Nell’intestino del cane si trova un ecosistema elaborato di batteri responsabili della digestione del cibo, ma che si occupano anche di supportare il sistema immunitario fornendo protezione da batteri dannosi. Le diete migliori, con un contenuto in fibra accuratamente bilanciato, nutrono i batteri utili, e al contempo inibiscono lo sviluppo di tutti quelli noti per provocare diarrea. Molti cani richiedono un solo pasto al giorno e molti proprietari preferiscono somministrarlo alla sera. Ma alcuni cani, se mangiano di sera, hanno bisogno di fare i propri bisogni durante la notte: in questo caso è bene anticipare il pasto.

Ai cani di piccola taglia non è corretto somministrare un solo pasto al giorno, quindi meglio ripartire la dose quotidiana di cibo fra mattina e sera. I cuccioli e le femmine durante la gravidanza e l’allattamento necessitano di un diverso regime alimentare. È importante che il pasto si svolga sempre nello stesso punto della casa e che le ciotole siano sempre pulite e l’acqua rinnovata. Sistemate le ciotole su una superficie facile da pulire, come il pavimento della cucina, ed eliminate subito eventuali residui di cibo.

Da ricordare quando si dà la pappa:

  • Non sovralimentate il cane
  • Nutritelo secondo la taglia, l’età e lo stile di vita
  • Una dieta bilanciata: proteine, carboidrati, grassi, fibre, vitamine e minerali
  • Mettetegli sempre a disposizione acqua fresca
  • Non alimentatelo con cibi preparati in casa, senza la giusta consulenza

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Le integrazioni nell’alimentazione del cane

Inoltre, è bene dare al cane gli integratori alimentari naturali. Di solito, se è sano e mangia alimenti completi tra cui gli integratori naturali che avvengono aggiunti al pasto di buona qualità, il cane non ha bisogno di assumere compresse e tisane.

Ma le necessità metaboliche dei cani possono essere diverse, così come i loro fabbisogni alimentari. Se il cibo è di ottima qualità, ma il cane non è al massimo della forma, potrebbe avere bisogno proprio di un integratore alimentare. Nel caso in cui il cane abbia bisogno di integratori alimentari, somministragli solo le dosi raccomandate: per molti minerali il limite tra una dose efficace e una dose tossica è molto sottile.

Quando si tratta di integratori, abbondare non è necessariamente positivo. Usare soltanto integratori di alta qualità, che riportano in etichetta tutti i componenti e l’esatta quantità di calcio, fosforo, magnesio e altri minerali o vitamine. Se dopo sei o otto settimane il cane non risponde bene all’integratore, interrompere la somministrazione. Il punto cruciale è l’osservazione diretta.

Nelle giuste circostanze gli integratori sono molto utili al cane. Ad esempio, una giusta integrazione della dieta aiuta il cane a guarire prima dalle malattie o dalle ferite, o garantisce i giusti elementi nutritivi ai cuccioli con difficoltà di alimentazione. Esistono diverse tipologie di integratori che riescono a soddisfare le esigenze specifiche del cane. Tra i più comuni e utilizzati ci sono delle piante che sono multivitaminiche, indicate per arricchire la dieta del cane nelle diverse situazioni quotidiane.

Ci sono poi erbe multivitaminiche che favoriscono il ricambio e la lucentezza del pelo. E poi ci sono gli integratori di calcio, per favorire la corretta formazione ossea, soprattutto nella fase di crescita o per rafforzare la struttura in età avanzata, gli integratori di sali minerali, per arricchire ogni giorno la dieta nello sviluppo e nel mantenimento, e gli antiossidanti, molecole utili per prevenire il cancro e favoriscono la riduzione del danno ai tessuti causato da allergie, da altre malattie infiammatorie o da infezioni.

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Quali sono i fattori di prevenzione delle malattie nel cane

Una buona prevenzione generale per il nostro amato cane passa soprattutto attraverso un’alimentazione completa e bilanciata, quindi non eccessiva ma neanche carente, e principalmente attraverso la qualità del cibo. Noi siamo quello che mangiamo. E anche i cani sono quello che mangiano. E’ importante anche scegliere l’alimentazione giusta per il nostro cane, evitando di provocare fenomeni di allergia o di intolleranza agli ingredienti presenti negli alimenti che somministriamo.

Quali sono i principali fattori di prevenzione delle malattie del cane? Con la società del benessere si è perduto completamente di vista il significato della parola prevenzione e lo si è identificato con una serie costosa di accertamenti clinici, visite, radiografie, ecografie, dosaggi ematici: un insieme di procedure che rientrano non nella prevenzione ma nella diagnosi precoce, dal momento che la prevenzione vera ed unica è quella che permette di evitare le malattie, non di diagnosticarle quando sono già insorte. La vera prevenzione si basa sul modo di vivere. I principali fattori che aiutano a fare vera prevenzione sono quattro.

Alimentazione e prevenzione delle malattie nel cane

Una buona prevenzione generale per il nostro amato cane passa soprattutto attraverso un’alimentazione completa e bilanciata, quindi non eccessiva ma neanche carente, e principalmente attraverso la qualità del cibo. Noi siamo quello che mangiamo. E anche i cani sono quello che mangiano. E’ importante anche scegliere l’alimentazione giusta per il nostro cane, evitando di provocare fenomeni di allergia o di intolleranza agli ingredienti presenti negli alimenti che somministriamo. Soprattutto dovremmo smetterla di farci incantare dalle pubblicità e ragionare più d cani, visto che è loro che dobbiamo nutrire.

I vaccini come prevenzione delle malattie nel cane

Tra i fattori di prevenzione delle malattie nel cane è importante effettuare fin da subito una corretta prevenzione vaccinale per evitare malattie infettive, parassiti interni ed esterni, incidenti fisici o anche malattie che possono essere trasmesse dal cane all’uomo e viceversa, già nei primi mesi di vita, quando il sistema immunitario non è ancora in grado di difendere perfettamente il cucciolo. La vaccinazione resta la misura di prevenzione più importante. Il veterinario registra su un apposito libretto la data di somministrazione e i dettagli di ciascun vaccino obbligatorio ma con il suo aiuto possiamo predisporre anche quelle che possono essere le vaccinazioni più appropriate per il nostro cane.

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Le malattie dei parassiti: combatterli in modo efficace

Altro fattori di prevenzione delle malattie nel cane è la cura dei parassiti, che si possono eliminare anche solo attraverso l’uso si sostanze naturali, possono essere esterni, ectoparassiti, o interni, endoparassiti. Questi ultimi vivono all’interno dell’organismo del cane e si tratta di cestodi, nematodi e trematodi. Gli ectoparassiti invece vivono sulla pelle o sul mantello: come pulci, zecche, acari e pidocchi, non solo sono pericolosi per la salute dal nostro cane ma spesso anche per l’uomo. Per una protezione corretta del nostro cane nei confronti dei parassiti sono importanti sicuramente l’igiene e la disinfestazione a livello ambientale e la protezione diretta del cane attraverso l’applicazione di prodotti specifici.

Durante i viaggi è molto importante l’ambientazione

Con l’arrivo della bella stagione, arrivano anche i fine settimana fuori porta e le tanto attese vacanze da organizzare insieme ai nostri amici animali. Viaggiare insieme, può essere una bellissima occasione per condividere bei momenti insieme ma è sempre bene informarci su quali sono le cose da fare per viaggiare sicuri. Viaggiare con un cucciolo è più impegnativo, dobbiamo fermarci spesso durante il tragitto. Con un cane adulto l’ideale sarebbe invece iniziare con viaggi di uno o due giorni, per scoprire se è in grado di ambientarsi nonostante le sue abitudini. La cosa di primaria importanza resta quella di informarci riguardo gli obblighi sanitari che la nostra destinazione richiede e, se la nostra meta è in una delle regioni italiane, preoccupiamoci subito di adempiere alle profilassi vaccinali e antiparassitarie previste.

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Il pelo del cane e la sua cura: meglio corto, raso o lungo

Un cane al quale viene negato l’esercizio di cui ha bisogno sarà infelice, fuori forma e troverà qualcos’altro da fare per sfogarsi. Le razze cambiano molto anche per il tipo di manto. Ci sono razze a pelo corto che non richiedono particolari toelettature. Il pelo medio diventa già più impegnativo, mentre le razze a pelo lungo hanno bisogno di cure quotidiane. Alcune razze hanno un mantello così imponente e un pelo così lungo che talvolta, se trascurato per qualche giorno, si ingarbuglia senza rimedio.

Nessun animale, a parte il cane, presenta tante forme e dimensioni, né una tale gamma di temperamenti. Grande o piccola, a pelo lungo o senza pelo, tranquilla o dinamica: secoli di evoluzione, incroci e selezioni effettuate dall’uomo hanno creato o quasi, i cani per tutte le esigenze, ognuno con proprie caratteristiche peculiari.

Ogni razza ha inclinazioni ed esigenze diverse, questo amplia notevolmente la scelta di chi vuole prendere un cane adattandolo al proprio stile di vita. Ogni razza ha bisogno di un certo quantitativo di moto, che influenza la salute del pelo del cane.

Un cane al quale viene negato l’esercizio di cui ha bisogno sarà infelice, fuori forma e troverà qualcos’altro da fare per sfogarsi. Le razze cambiano molto anche per il tipo di manto. Ci sono razze a pelo corto che non richiedono particolari toelettature. Il pelo medio diventa già più impegnativo, mentre le razze a pelo lungo hanno bisogno di cure quotidiane. Alcune razze hanno un mantello così imponente e un pelo così lungo che talvolta, se trascurato per qualche giorno, si ingarbuglia senza rimedio.

Il tipo di pelo è un fattore molto importante per la corretta scelta di un cane e, se si considera un problema una muta del pelo molto pronunciata o fango e acqua in giro per casa, è meglio evitare le razze a pelo lungo. Nonostante ciò alcune razze a pelo corto perdono molto pelo, alcune anche più delle razze a pelo lungo.

Cura del pelo corto

La toelettatura dei cani a pelo corto o medio è più pratica rispetto a quella dei cani con pelo lungo, perché richiede interventi più semplici e dilazionati nel tempo, anche se in genere i cani con pelo medio hanno abbondante sottopelo e devono essere spazzolati con maggiore frequenza durante il periodo di muta. Il mantello dei cani è costituito dal pelo di copertura (il più superficiale) e dal sottopelo (lanuginoso e corto, nascosto dal pelo di copertura).

Il pelo di copertura viene perso e cambiato costantemente durante tutto l’anno, mentre il sottopelo è soggetto a muta due volte l’anno: in primavera si sfoltisce per preparare il cane alla stagione calda e in autunno si infoltisce per dare una maggiore protezione contro il freddo. Il sottopelo riveste un ruolo essenziale nell’isolamento termico del cane, che riesce grazie ad esso a sopportare temperature molto basse, ma anche temperature alte.

È sbagliato credere che il cane con molto pelo soffra troppo il caldo e sia quindi opportuno tosarlo: così facendo viene tolta l’unica protezione che la natura gli ha dato contro il caldo eccessivo. Sia i cani a pelo corto che quelli a pelo medio perdono generalmente parecchio pelo, cosa che può essere fastidiosa se il cane vive in casa, soprattutto perché il pelo corto è piuttosto difficile da eliminare dai tessuti.

Cane a pelo raso

Oltre al pelo corto esiste tra i cani una terza tipologia di pelo detto raso o duro. Molte razze di cane famose e diffuse (il Doberman e il Bassotto, ad esempio) appartengono a questa categoria. In natura, per la sua densità e durezza, il pelo duro offre la massima protezione possibile contro le intemperie e le ferite. Il pelo della parte inferiore delle zampe, così come quello della parte inferiore del petto e dell’addome, è generalmente più corto rispetto a quello del dorso e dei fianchi, ma è sempre molto fitto. Il pelo della testa e delle orecchie è invece più corto e ancora più fitto, ma più morbido.

I cani a pelo duro non perdono il pelo. Per togliere il pelo morto viene, quindi, utilizzata una tecnica detta stripping che consiste nello staccare manualmente il pelo tramite l’utilizzo di specifici coltellini o con le dita. In questo modo, oltre a favorire il normale ricambio di pelo, si dà al cane una linea armonica e ordinata.

Solitamente l’operazione viene eseguita ogni 3-4 mesi ma il periodo può variare da soggetto a soggetto, perché molto dipende anche dalla maturità del pelo. Lo stripping non provoca nessuna sofferenza al cane, ma è comunque una tecnica un po’ complessa da padroneggiare da soli, quindi per evitare di danneggiare la cute, almeno le prime volte, è meglio affidarsi a un buon toelettatore. I cani a pelo duro presentano solitamente baffi, barba e sopracciglie lunghe e folte!

Cani a pelo lungo

Il cane a pelo lungo richiede molte più cure di un cane a pelo corto e necessita di accurate spazzolate quotidiane per evitare antiestetici e dolorosi nodi. La spazzolatura quotidiana è necessaria anche perché il pelo lungo può raccogliere foglie, rami, terra, fango e qualsiasi altra cosa con cui venga a contatto il cane. Sarà inoltre opportuno, se il cane viene tenuto in casa, ripulirlo al rientro da ogni passeggiata esterna, al parco o in campagna e asciugarlo bene nel caso si sia bagnato.

La spazzolatura ideale per un cane a pelo lungo si effettua con un pettine a denti larghi, meglio se di ferro e con le punte arrotondate, procedendo con attenzione e delicatezza, iniziando dalla testa e proseguendo per tutto il corpo pettinando il pelo verso l’esterno. Il pelo più lungo, posto sui piedi, il torace e le zampe posteriori può essere regolato con un paio di forbici. Razze come i Collie e i Pastori delle Shetland hanno un mantello lungo con folto sottopelo protettivo.

Questa tipologia di pelo forma dei nodi se non viene accuratamente pettinata. In questo caso è opportuno usare spazzole ad aghi sottili per districare delicatamente i grovigli, eliminando nodi o sporco. Alcune razze, come gli Yorkshire Terrier, hanno il pelo lungo ma senza sottopelo protettivo. Bisogna fare molta attenzione a pettinare queste razze, perché essendo prive di sottopelo è più facile irritare la cute. Gli Yorkshire dovrebbero essere spazzolati con una spazzola ad aghi sottili quotidianamente, in particolare dietro le orecchie, per evitare la formazione di nodi.

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Curare il manto dei pet

Sono molti gli integratori naturali che si prendono cura del pelo, sia in termini di perdita sia di morbidezza e lucentezza. Oltre agli integratori, di cui si parla nel libro NaturalMente Cani, può essere utile somministrare un uovo sodo ogni 15 chili di peso (30 chili due uova, 60 chili 4 uova) una volta a settimana, oppure l’olio di salmone selvatico, l’olio extravergine di cocco… Comunque, è necessario curare con regolarità il mantello del proprio cane indipendentemente dalla lunghezza del pelo.

Un mantello liscio, come ad esempio quello dell’Alano, è più facile da pulire: si possono usare una spazzola di plastica o un guanto morbido due volte alla settimana, contropelo, per eliminare detriti, sporco e peli staccati. In seguito è utile passare un panno di camoscio sul mantello, strofinandolo nel senso del pelo, per lucidarlo in modo naturale. Il pelo corto e folto, come quello del Labrador, o del Golden Retriever, necessita invece di strumenti diversi. Per togliere i nodi meglio usare una spazzola ad aghi sottili, morbidi, di metallo, due volte alla settimana, passando subito dopo anche una spazzola di setole per eliminare eventuale sporco restante.

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I 10 rimedi omeopatici più diffusi per cani e gatti

Cercate di manipolare il meno possibile i rimedi e di farli cadere direttamente dalla bottiglia, nella guancia o sul pelo dei vostri animali e, inoltre, conservateli lontano dalle fonti di calore e dagli apparecchi come computer o televisori. A differenza dei farmaci normali, anche nei cani e nei gatti l’omeopatia non funziona a peso corporeo. La sostanza fisica originaria si trova già diluita.

Quali sono i 10 rimedi omeopatici per cani e gatti più diffusi? L’omeopatia ha delle regole particolari legate al suo utilizzo e questo può essere fonte di confusione, sia per i rimedi che riguardano l’uomo sia per quelli che riguardano gli animali. Partendo dal presupposto che è sempre bene consultare un esperto, ci sono alcune malattie comuni che possono essere trattate con semplicità, basta tenere presenti alcune regole.

Adesso vedremo quali sono i 10 rimedi omeopatici per cani e gatti più usati in genere e perché. Ma prima è importante capire cosa fare e come fare. Per quanto riguarda i 10 rimedi omeopatici per cani e gatti, in particolar modo con i cani, è bene sapere che i rimedi vanno sciolti sulle gengive o nascosti tra gli alimenti.

Cercate di manipolare il meno possibile i rimedi e di farli cadere direttamente dalla bottiglia, nella guancia o sul pelo dei vostri animali e, inoltre, conservateli lontano dalle fonti di calore e dagli apparecchi come computer o televisori. A differenza dei farmaci normali, anche nei cani e nei gatti l’omeopatia non funziona a peso corporeo. La sostanza fisica originaria si trova già diluita.

Ad esempio, l’Arnica 6X significa che il rimedio è stato diluito 6 volte. I rimedi omeopatici vengono scelti in base a come il paziente vive la sua malattia. Ogni animale, infatti, avrebbe bisogno di un rimedio diverso, basato sulle proprie caratteristiche personali e su come affronta le diverse patologie. Prendiamo come esempio la rigidità degli arti causata dall’artrite nel vostro cane.

La scelta del rimedio dipenderà se la condizione peggiora appena sveglio, sbloccandosi dopo aver fatto qualche passo. Questi cani e gatti spesso stanno peggio anche in condizioni di freddo umido. Con un quadro del genere, il rimedio più adatto è il Rhus toxidendron, più economico dei farmaci fans e… naturalmente più sicuro. Con queste premesse, vediamo ora i 10 rimedi omeopatici per cani e gatti più impiegati.

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I 10 rimedi omeopatici per cani e gatti più usati

Apis mellifica. Indicata per le punture di insetti, in particolar modo per quelle di api.

Arnica. Buona per la rigidità causata da sforzi eccessivi, o dolori e lesioni muscolo/scheletrici.

Arsenicum album. Ottimo per i disturbi gastrointestinali causati, ad esempio, da cibo avariato e collegati a vomito e diarrea.

Borace. Utile per gli attacchi di panico causati da temporali e fuochi d’artificio.

Calendula. Da utilizzare, sia come rimedio orale che come unguento esterno, per le infezioni cutanee o altri tipi di infezioni esterne. Si trova sia sotto forma di pomata da applicare localmente, che come tintura da diluire e con cui lavare eventuali tagli o ferite.

Hepar sulfur. Per gli ascessi dolorosi di qualsiasi parte del corpo o ghiandole anali infette e dolorose.

Hypericum. Indicato per dolori causati da danni a nervi o lesioni in aree ricche di terminazioni nervose, ad esempio se tagliate troppo le unghie del vostro cane.

Rhus tox. Nei casi di artrite che migliora dopo i primi movimenti, infezioni della pelle o lesioni muscolo-scheletriche generali.

Ruta. Indicato per eventuali lesioni a tendini o legamenti.

Silicea. Spinge i corpi estranei, come ad esempio le schegge, fuori dalla pelle.

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L’aloe vera e i suoi segreti: si può somministrare al cane?

L’aloe presenta lo spettro più ampio del cosiddetto “fitocomplesso”. Anche in questo caso, trova impiego nella risoluzione di innumerevoli problematiche ed è utile soprattutto per curare i disturbi tipici dei mesi estivi. Il campo di applicazione più diffuso è quello delle patologie della pelle, dove la pianta dimostra la più ampia efficacia. Ecco come sfruttare al meglio le proprietà curative dell’aloe vera per la salute dei nostri amici a quattro zampe.

L’aloe vera, vera toccasana. Scusate la cacofonia, ma è così. Si tratta di una pianta considerata “miracolosa” per via dei suoi molteplici impieghi nel campo dei rimedi naturali. È ricca di diversi componenti importanti che le forniscono le proprietà curative. Tra le più importanti troviamo le sue capacità: cicatrizzanti, disinfettanti, antinfiammatorie, riepitelizzanti, rigeneranti del sistema immunitario.

L’aloe presenta lo spettro più ampio del cosiddetto “fitocomplesso”. Anche in questo caso, trova impiego nella risoluzione di innumerevoli problematiche ed è utile soprattutto per curare i disturbi tipici dei mesi estivi. Il campo di applicazione più diffuso è quello delle patologie della pelle, dove la pianta dimostra la più ampia efficacia. Ecco come sfruttare al meglio le proprietà curative dell’aloe vera per la salute dei nostri amici a quattro zampe.

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Per l’intestino. Per via orale, il succo di aloe può aiutare a combattere la stanchezza cronica e migliorare l’attività intestinale. È utile anche per migliorare la lucidità del pelo e nei casi di pelle secca o troppo grassa. Questo perché l’aloe è un ottimo integratore di minerali e risveglia l’intestino, rallentato dalle alte temperature.

Contro il caldo. L’aloe fornisce sostanze importanti per l’organismo, le stesse sostanze che si perdono attraverso la sudorazione o l’inappetenza dovuta al caldo. La pianta, infatti, contiene un’alta percentuale di vitamine, aminoacidi e minerali.

Nelle infiammazioni. Spesso le orecchie dei nostri animali presentano delle irritazioni e appaiono arrossate. Applicare l’aloe per uso esterno aiuta a lenire l’infiammazione. Va bene sia per i cani che per i gatti.

Antistress da viaggio. Questo vale soprattutto per i cani anziani: l’aloe va somministrata due settimane prima della partenza, per aiutare l’animale a superare al meglio il viaggio e soprattutto il cambio ambientale.

Contro le dermatiti. Così come per gli uomini, anche gli animali possono soffrire di dermatite e anche i nostri amici a quattro zampe possono usufruire dei benefici dell’aloe o in alternativa dell’olio di cocco.

Interventi chirurgici. Va utilizzata per via orale ed è utilissima per consentire ai nostri animali di recuperare velocemente le forze e la normale vitalità.

Come si usa l’aloe? In commercio esistono numerosi prodotti per animali a base di aloe. In linea generale, comunque, per uso interno va bene anche il succo d’aloe comunemente adoperato anche per i disturbi dell’uomo. Non se ne danno più di 10 gocce ogni 10 chili di peso dell’animale (mezzo cucchiaino circa). Per uso esterno, invece, va adoperato il gel di aloe, utile nei casi di piaghe, punture di insetto, eczemi e ferite.

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La corretta alimentazione del gatto: come nutrire il micio

Vediamo la corretta alimentazione del gatto. Questo animale ha bisogno di bere moltissima acqua, ma ha bisogno che sia sempre fresca. I cibi preferiti dai gatti sono quelli umidi, dunque la carne fresca con delle creme di verdure, le scatolette, le lattine, ma anche i croccantini vengono ben apprezzati. Ogni gatto ha i propri gusti, come noi, quindi ci sarà quello che gradisce la carne e quello che preferisce il pesce.

I gatti devono seguire un’alimentazione rigida, che non può permettersi errori. Esistono moltissimi cibi che i gatti non riescono a sintetizzare per via della mancanza di alcuni enzimi. Non è difficile, basta seguire tre criteri che vi aiuteranno a comprendere meglio cosa dare da mangiare ai vostri amici a quattro zampe e cosa, invece, evitare assolutamente. Quindi, cerchiamo di capire la corretta alimentazione del gatto.

Un felino come il gatto non ha bisogno di mangiare in continuazione. Se un gatto mangia spesso, significa che c’è un problema a livello ormonale o che ha i vermi, che non gli permettono mai di saziarsi, in quanto rubano il cibo che lui ingerisce. In questo caso, bisogna procedere con la sverminazione. La cure non superano quasi mai i due giorni consecutivi. In ogni caso, sarà necessario continuare la cura fino a che tutti i vermi non saranno spariti.

Vediamo la corretta alimentazione del gatto. Questo animale ha bisogno di bere moltissima acqua, ma ha bisogno che sia sempre fresca. I cibi preferiti dai gatti sono quelli umidi, dunque la carne fresca con delle creme di verdure, le scatolette, le lattine, ma anche i croccantini vengono ben apprezzati. Ogni gatto ha i propri gusti, come noi, quindi ci sarà quello che gradisce la carne e quello che preferisce il pesce.

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E infine, ricordate sempre cosa un gatto non può tassativamente mangiare e che, molto spesso, mangia ugualmente, cosa che gli crea senza dubbio problemi gastrointestinali, disturbi al fegato e agli organi interni. Cibi come i dolci, di qualsiasi tipo, e tanti tipi di carboidrati, sono necessariamente da abolire nella dieta del vostro animale domestico. Inoltre, dobbiamo sottolineare che il gatto non ha bisogno né di carboidrati, dunque pasta, pane e farinacei, né di dolci, poiché non ne riconosce il gusto.

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Dermatite nel cane e nel gatto: ecco come deve essere curata

La dermatite nel cane e nel gatto può essere ricondotta a diverse cause, perché gli agenti che possono provocare i processi infiammatori sono diversi: alimenti o particolari ingredienti, sostanze irritanti naturali o chimiche, parassiti, punture di insetti, reazioni autoimmuni dell’organismo, disturbi ormonali, problemi comportamentali che portano ad autolesionismi. Sono fenomeni vari che possono manifestarsi su esemplari diversi, a qualunque età, e spesso per predisposizioni genetiche.

Gli animali domestici, a differenza di quanto si creda, sono particolarmente sensibili a diverse forme di allergie e di infiammazioni della cute. Tematica delicata e cara a molti proprietari di cani e gatti. Quindi, senza giri di parole provo a rispondere alla domanda: come curare la dermatite nel cane e nel gatto?

La dermatite nel cane e nel gatto può essere ricondotta a diverse cause, perché gli agenti che possono provocare i processi infiammatori sono diversi: alimenti o particolari ingredienti, sostanze irritanti naturali o chimiche, parassiti, punture di insetti, reazioni autoimmuni dell’organismo, disturbi ormonali, problemi comportamentali che portano ad autolesionismi. Sono fenomeni vari che possono manifestarsi su esemplari diversi, a qualunque età, e spesso per predisposizioni genetiche.

Sintomi e cure per la dermatite del cane

La dermatite nei cani è spesso collegata a una reazione allergica alle pulci. Questo perché quando la pulce morde l’animale, inietta sotto la cute una piccola quantità di saliva, che può causare un’infiammazione. La pelle del vostro cane in questo caso è caratterizzata dalla presenza di dermatiti, eritemi, perdita di pelo e iperpigmentazione.

Un’altra fonte comune di dermatiti nei cani è di base alimentare. Oltre ai comuni segni, in questo caso la patologia viene accompagnata da vomito e diarrea. Infine, anche fido è soggetto a dermatite atopica, in genere a causa di predisposizioni ereditarie, che lo portano a sviluppare sintomi allergici a contatto di polveri, acari, erbe o pollini.

In questo caso, la prima cosa da fare è cercare la causa che ha portato allo scatenarsi dei sintomi. Potete osservare bene la cute, utilizzando un pettine per cani e spostando il pelo, in cerca di segni tangibili della dermatite. Noterete inoltre che il cane tenderà a leccarsi con ripetitività, per cercare sollievo nella parte che a lui crea maggiori fastidi.

Anche per i cani valgono gli stessi rimedi naturali che possono essere adottati per il gatto: lavaggi frequenti con infusi di piante lenitive e disinfettanti, evitare di portare il cane in punti dove sono presenti diserbanti, sostanze chimiche ed erba appena tagliata e una cura per rafforzare le difese immunitarie.

Per evitare che l’animale si mordicchi o si gratti, potreste pensare di ricorrere a un collare o cercare di distrarlo, coinvolgendolo in giochi, in modo tale che non crei delle lesioni a livello cutaneo. Le cause all’origine della dermatite possono essere veramente tante. È importante comprendere qual è la fonte del fastidio, in modo tale da intervenire nel modo più corretto possibile.

Sintomi e cure per la dermatite del gatto

Gli allergeni più comuni che possono creare fastidi ai felini sono alcune piante, il polline, disinfettanti e deodoranti, ma anche intolleranze alimentari. La dermatite può presentarsi a causa di un contatto diretto, per inalazione o ingestione.

I sintomi più evidenti sono: eruzioni cutanee, arrossamenti, ma anche infiammazione delle orecchie. Questo soprattutto se siamo dinanzi a una forma di dermatite atopica. La dermatite, inoltre, provoca una sensazione di prurito molto fastidiosa per l’animale che inizia a grattarsi e a leccarsi.

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La prima cosa da fare è cercare di capire la causa che ha scatenato l’infiammazione, prestando attenzione all’intensificarsi dei sintomi, alle abitudini dei mici e a tutti i possibili allergeni con cui è entrato in contatto. Se individuati, si procede a eliminare tutte le possibili fonti di irritazione, dall’ambiente frequentato dal gatto.

È necessario lavare bene la cute dei nostri animali con dei decotti naturali, come quello di camomilla, calendula, echinacea, malva. Tutte piante che hanno una funzione lenitiva, antibatterica e rinfrescante, per far provare un po’ di sollievo ai nostri amici pelosi e favorire la cicatrizzazione di eventuali lesioni. L’echinacea, in particolare, può anche essere somministrata per via sistemica, integrandola con una dieta composta di olio di semi e di girasole. Questo serve a innalzare le difese immunitarie dell’animale.

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Salute del gatto: come curare il raffreddore nel micio

Per curare il raffreddore nel gatto è importante un’altra accortezza: quella di pulire spesso gli occhi e il naso del gatto, utilizzando dei batuffoli di ovatta, o delle garze imbevute con acqua tiepida, eliminando le secrezioni presenti. Cercate di tenerlo in casa, al caldo per più tempo possibile e sfruttate anche il calore e l’umidità presenti in bagno quando fate la doccia, permettendogli così di respirare aria calda e umida che favorisce la respirazione e la maturazione dei muchi.

Anche i gatti, così come gli esseri umani, possono beccarsi dei piccoli malanni come il raffreddore che, se non adeguatamente curato, può generare problemi di salute più gravi. Il gatto, poi, è particolarmente incline a questo problema in quanto tende a trascorrere diverse ore fuori casa, anche durante i mesi invernali. Dunque, come curare il raffreddore nel gatto? L’importante è avere ovatta e garze, acqua tiepida, pasti caldi e vapore.

Quando un gatto è raffreddato e ha il naso chiuso, perde un po’ del suo olfatto e questo incide molto sulla sua voglia di mangiare dal momento che il suo appetito è fortemente stimolato dagli odori. Quindi, per curare il raffreddore nel gatto bisogna preparare dei pasti caldi in modo tale che il calore faccia in modo che il profumo del cibo si propaghi. Inoltre, gli fornirà un effetto decongestionante. Ricordate che è importante stimolare il suo appetito per evitare che si debiliti.

Per curare il raffreddore nel gatto è importante un’altra accortezza: quella di pulire spesso gli occhi e il naso del gatto, utilizzando dei batuffoli di ovatta, o delle garze imbevute con acqua tiepida, eliminando le secrezioni presenti. Cercate di tenerlo in casa, al caldo per più tempo possibile e sfruttate anche il calore e l’umidità presenti in bagno quando fate la doccia, permettendogli così di respirare aria calda e umida che favorisce la respirazione e la maturazione dei muchi.

Per il naso screpolato potete applicare ogni tanto della vaselina che lo aiuterà a mantenere sane le mucose. Se, nonostante tutte queste attenzioni, dopo un paio di settimane il gatto non dimostra segni di miglioramento, bisogna rivolgersi ad un veterinario perché potrebbe anche trattarsi di un problema di natura allergica.

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In caso di complicazioni alle vie respiratorie, il veterinario saprà prescrivere un’adeguata terapia antinfiammatoria o antibiotica, anche naturale. È estremamente importante seguirla scrupolosamente, senza interromperla quando notate segni di miglioramento, perché potreste rischiare che il gatto abbia una ricaduta. Se invece si ha l’abitudine di lavarlo, i vapori sprigionati dall’acqua calda gli saranno utili, ma bisogna fare attenzione e asciugarlo molto bene, anche un colpo d’aria potrebbe rischiare di comprometterne la salute.

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Monologhi: discorso di un cane al padrone che piange

Riuscite a capire quanto questo è importante per noi? Non dovremo mai più avere paura, freddo, fame o sentire male. Se solo poteste calcolare quanto ci fa felici! Non ci interesserà più se piove, se passerà una macchina molto velocemente o se qualcuno ci farà del male. Ma soprattutto, non siamo soli, perché nessun animale gradisce la solitudine, cosa si può chiedere in più? So che ti rattrista la mia partenza, ma devo andare ora.

Umano, vedo che stai piangendo perché è arrivato il mio momento. Non piangere, per favore, ti voglio spiegare alcune cose. Tu sei triste perché me ne sono andato, ma io invece sono felice perché ti ho conosciuto. Quanti come me ogni giorno muoiono senza aver conosciuto qualcuno di speciale? Gli animali a volte passano così tanto tempo da soli, senza mai conoscere qualcuno. Conosciamo il freddo, la sete, il pericolo e la fame. Dobbiamo preoccuparci di trovare qualcosa da mangiare e pensare a dove proteggerci la notte. Vediamo volti tutti i giorni che passano senza mai guardarci, e a volte è meglio che non ci vedano.

A volte abbiamo la grande fortuna che tra le tante persone passa un angelo e ci raccoglie; a volte gli angeli vengono in gruppo, a volte ci sono altri angeli lontani che inviano tanti aiuti per noi. E questo cambia tutto. Se necessario ci portano da un altro tipo di angelo che ci cura. Ci scelgono una parola che pronunciano ogni volta che ci vedono, un nome, penso si chiami così, questo indica che siamo speciali; abbiamo smesso di essere anonimi per essere uno dei tanti, ma anche un po di voi. Da qui capiamo che quella è una casa!

Riuscite a capire quanto questo è importante per noi? Non dovremo mai più avere paura, freddo, fame o sentire male. Se solo poteste calcolare quanto ci fa felici! Non ci interesserà più se piove, se passerà una macchina molto velocemente o se qualcuno ci farà del male. Ma soprattutto, non siamo soli, perché nessun animale gradisce la solitudine, cosa si può chiedere in più? So che ti rattrista la mia partenza, ma devo andare ora.

Promettimi che non biasimerai te stesso, ti ho sentito dire che avresti potuto fare di più per me, non dirlo hai fatto molto per me! Senza di te non avrei conosciuto niente di tutta la bellezza che porto con me oggi. Devi sapere che noi animali viviamo il presente: godiamo di ogni piccola cosa di tutti i giorni e dimentichiamo il passato se ci sentiamo amati. Le nostre vite cominciano quando conosciamo l’amore, lo stesso amore che tu mi hai donato, il mio angelo senza ali ma con due gambe.

Voglio che tu sappia che, se trovi un animale gravemente ferito e che gli resta poco tempo, farai un grande gesto se gli starai accanto accompagnandolo nel suo passaggio finale, perché come ti ho detto prima a nessuno di noi piace star solo, ancora meno quando ci rendiamo conto che è arrivato il momento di andare. Forse per voi non è così importante avere qualcuno al vostro fianco che vi sostiene e vi aiuta ad andare con serenità. Ma ora non piangere più, per favore. Io sarò felice, mi ricordo il nome che mi hai dato, il calore della vostra casa che è diventata anche la mia.

Io mi ricordo il suono della tua voce quando parlavi con me, e anche se non sempre capivo tutto quello che mi dicevi io lo porterò nel mio cuore, insieme a ogni carezza che mi hai dato. Tutto quello che hai fatto è stato molto importante per me e io ti ringrazio profondamente, non so come spiegarmi ora, perché non parlo la tua lingua, ma penso e spero che tu abbia visto la gratitudine nei miei occhi. Prima di andare ti chiedo solo due favori: lavati il viso e comincia a sorridere.

Ricordati che è bello vivere insieme qualsiasi momento, anche questo. Ricordati delle cose che ci facevano felici e per cui ridevamo. Rivivi con me tutto il bene che abbiamo condiviso in questo tempo e non dirmi che non adotterai un altro animale perché hai sofferto troppo la mia partenza. Senza di te non avrei mai conosciuto le bellezze che ho vissuto, quindi per favore, non farlo.. sono in tanti che, come me, stanno aspettando qualcuno come te.

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Dai anche a loro quello che hai dato a me, ne hanno bisogno, come io avevo bisogno di te. Non conservare l’amore che puoi donare per paura di soffrire. Segui il mio consiglio, valorizza quello che puoi dare a ognuno di noi, perché tu sei un angelo per noi animali, perché senza persone come te la nostra vita sarebbe ancora più difficile di come già, a volte, è. Segui il tuo nobile compito, ora sarò io il tuo angelo, ti accompagnerò nel tuo cammino e ti aiuterò ad aiutare gli altri come me.

Ora vado a parlare con gli altri animali che sono qui con me, vado a raccontargli tutto quello che hai fatto per me e dirò con orgoglio: “Questa è la mia famiglia!”. Il mio primo compito ora è quello di aiutarti a essere meno triste, quindi stasera quando guarderai il cielo e vedrai una stella lampeggiare sappi che quella stella sarò io che ti avviserò che sto bene e che ti ringrazierò per tutto l’amore che mi hai dato. Ora vado, non dicendo “addio”, ma “a presto”. C’è un cielo speciale per persone come te, lo stesso cielo dove siamo noi e la vita ci ricompenserà facendoci ritrovare. Io sarò li che ti aspetto!

Tutti i benefici dell’olio di cocco negli amici a 4 zampe

La sua applicazione aiuta la spazzolatura di cani e gatti a pelo lungo, e la rimozione di pericolosi boli di pelo. Le proprietà antimicrobiche e antifungine dell’olio di cocco, favoriscono i processi cicatriziali delle ferite. Come repellente naturale, aiuterebbe a mantenere lontane le zecche.

Quali e quanti sono i benefici che l’olio di cocco ha sulla salute dei nostri animali? Sono davvero tanti i pregi dell’impiego dell’olio di cocco nella pulizia e nell’alimentazione del nostro amico a quattro zampe e l’elenco di tutto ciò che nel dettaglio può essere prevenuto o curato diventa lungo e forse banale, rispetto ai suoi utilizzi. Siccome tutti i benefici sono dimostrati da fior di ricerche, allora la domanda successiva diventa: quali sono gli usi che posso fare di questo super alimento?

La sua applicazione aiuta la spazzolatura di cani e gatti a pelo lungo, e la rimozione di pericolosi boli di pelo. Le proprietà antimicrobiche e antifungine dell’olio di cocco, favoriscono i processi cicatriziali delle ferite. Come repellente naturale, aiuterebbe a mantenere lontane le zecche.

Apparato digerente. Si consiglia l’olio di cocco, ma in questo caso l’olio extravergine di cocco fatto apposta per il consumo alimentare, anche per la salute e benessere dell’apparato digerente dei nostri animali. Questo perché facilita la digestione, fortifica le ossa e rafforza il sistema immunitario. In genere si suggerisce di usarne un cucchiaino ogni 10 chili, ma confrontatevi sempre con un veterinario prima di far ingerire qualsiasi rimedio naturale ai vostri animali.

Pelle secca. L’olio di cocco idrata la pelle e tratta una varietà di problematiche della cute del vostro animale domestico. E non è un problema se viene leccato via. Favorisce un pelo più lucido e sano, calma il prurito, idrata la pelle secca e aiuta la cicatrizzazione delle piccole ferite.

Per le orecchie. Per la pulizia delle orecchie e anche per lenire il prurito: l’olio di cocco può essere una soluzione utile per cani e gatti. Versatene qualche goccia su un cotton fioc e pulite le orecchie dell’animale, senza andare troppo in profondità. In alternativa, potete usare anche l’olio di oliva.

Repellente. Quest’olio vegetale può essere una soluzione alternativa utile ad allontanare le pulci dal vostro cane. Basta aggiungerlo agli altri rimedi naturali che si possono usare, visto che spesso i trattamenti tradizionali hanno effetti collaterali sui nostri amici a quattro zampe. Mescolate una parte di olio di cocco con due di acqua. Fate bollire e versate in uno spruzzino con cui andrete a bagnare leggermente il pelo del vostro animale.

Per il pelo. Per ottenere un pelo più lucente e più morbido, l’olio di cocco può fungere da balsamo. Inoltre, le sue proprietà lo rendono un ottimo antifungino e antibatterico. Versate qualche goccia di questo olio vegetale nello shampoo che adoperate per lavare il vostro cane. Renderà il pelo più morbido e lucido e aiuterà a idratare la pelle. Se vedete che il pelo rimane troppo grasso, diminuite le dosi.

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Come dentifricio. È importante spazzolare i denti degli animali. Anche quando sono piccoli. Una buona soluzione, utile a combattere i batteri, è versare delle gocce di olio di cocco su uno spazzolino e iniziare a strofinarlo sui denti del nostro amico a 4 zampe. Ricordate di far diventare lo spazzolamento una routine. Andrebbe fatto ogni giorno o almeno più volte durante la settimana.

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Come proteggere dal freddo gli animali: cani, gatti, uccelli

Vediamo insieme quali sono i consigli dati dall’associazione Aidaa per essere di aiuto e conforto per queste creature indifese. I consigli che riporto di seguito valgono in particolar modo durante la notte, quando le temperature scendono sotto lo zero termico, rendendo estremamente difficile la sopravvivenza soprattutto agli animali che non hanno un riparo sicuro. E che, purtroppo, non sono pochi.

D’ora in poi, in inverno, quando le temperature diventano davvero rigide, grazie all’Associazione italiana difesa animali e ambiente sappiamo cosa fare per soccorrere animali in difficoltà. L’Aidaa ha pensato bene di diffondere un vademecum su come aiutare gli animali a proteggersi dal freddo pungente, o meglio su come proteggere dal freddo gli animali, visto che siamo noi umani a doverci prendere cura di loro. 

Ma vediamo insieme quali sono i consigli dati dall’associazione Aidaa per essere di aiuto e conforto per queste creature indifese. I consigli che riporto di seguito valgono in particolar modo durante la notte, quando le temperature scendono sotto lo zero termico, rendendo estremamente difficile la sopravvivenza soprattutto agli animali che non hanno un riparo sicuro. E che, purtroppo, non sono pochi.

Come proteggere dal freddo i gatti. Nel caso siate a conoscenza di qualche colonia felina o ci siano dei gatti randagi che gironzolano nei pressi di casa vostra, ecco come come proteggere dal freddo i gatti: l’associazione ricorda di mettere a loro disposizione tre ciotole, una con del cibo secco, una con del cibo umido ed una con l’acqua. Le ciotole andranno messe in una zona riparata e il cibo secco dovrà essere sostituito tutti i giorni perché, a causa del freddo e dell’umidità, rischia di andare a male. Lo stesso vale per il cibo umido e per l’acqua che, invece, potrebbero congelarsi. Da qui l’importanza di sistemare viveri e beveraggio in un posto quanto più riparato possibile. Questo per evitare che, invece di procurare un aiuto ai gatti si finisca per causare un danno. L’aidaa suggerisce anche “se avete la cantina disponibile lasciate aperta la finestra cosi che i mici possano ripararsi nelle notti più fredde oppure fate delle vere e proprie cucce nel vostro condominio per far riparare i mici”.

Come proteggere dal freddo i cani. Sommariamente, le regole appena elencate per i gatti valgono anche per i cani randagi. Dunque, la risposta alla domanda come proteggere dal freddo i cani è: tre ciotole diverse, messe in un ambiente riparato, da rifornire giorno per giorno in quanto a causa del freddo il cibo lasciato troppo a lungo è destinato a deteriorarsi. Lo stesso vale per il cibo umido e per l’acqua che, invece, potrebbero congelarsi. Da qui l’importanza di sistemare viveri e beveraggio in un posto quanto più riparato possibile. Questo per evitare che, invece di procurare un aiuto ai cani si finisca per arrecare un danno.

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Come proteggere dal freddo gli uccelli. Consigli anche per gli uccellini che nei giorni di piogge e neve faticano a trovare qualcosa da mangiare. Ecco come proteggere dal freddo gli uccelli: l’appello che viene fatto dall’associazione è di esporre piccole mangiatoie sui balconi contenenti piccoli pezzettini di grasso e carne avanzata, croste di formaggio, briciole di dolci, frutta fresca e secca e miscele di semi. Naturalmente, sottolinea l’Aidaa, è necessario rifornire con regolarità le mangiatoie, senza però riempirle fino all’orlo: il freddo potrebbe far andare a male parte del cibo. Cercate di posizionare le mangiatoie in un luogo riparato e lontano da animali pericolosi.

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La fitoterapia nell’alimentazione dei nostri cani

Nasce un nuovo neologismo: nutraceutica. Siamo nel 1989 e la paternità è del dottor Stephen DeFelice. Questa parola ingloba due concetti: “nutrizione” e “farmaceutica”, studiando l’effetto di determinate sostanze naturali aggiunte all’alimentazione, sia nella prevenzione sia nella terapia delle più diverse malattie. I nutraceutici possono essere considerati un modo efficace e fisiologico per evitare di introdurre sostanze tossiche nell’organismo. Contemporaneamente forniscono sostanze attive fondamentali per il mantenimento di uno stato di salute ottimale. La giusta evoluzione della fitoterapia.

La fitoterapia nell’alimentazione dei nostri cani è un argomento importantissimo per chi vuole promuovere la salute del proprio cane. Le piante sono capaci di modulare la risposta del sistema immunitario ad una infiammazione, magari causata da sostanze tossiche che la alimentano costantemente, rendendola cronica. Questa loro caratteristica è un aspetto importantissimo, che permette di dosare i principi attivi in modo che siano disponibili a livello cellulare e diano all’organismo del cane la capacità di innescare il naturale processo di guarigione.

Le piante possiedono sostanze antiossidanti, che riducono i radicali liberi, responsabili di reazioni a catena che portano all’ossidamento cellulare. L’impiego di fitoestratti (o di piante conosciute per il loro apporto di nutrienti specifici) e l’integrazione dell’alimentazione con omega 3 rappresentano due elementi distintivi delle formulazioni studiate per i cani. E anche per i gatti. Ecco perché è fondamentale la fitoterapia nell’alimentazione dei nostri cani.

Nasce da qui un nuovo neologismo: nutraceutica. Siamo nel 1989 e la paternità è del dottor Stephen DeFelice. Questa parola ingloba due concetti: “nutrizione” e “farmaceutica”, studiando l’effetto di determinate sostanze naturali aggiunte all’alimentazione, sia nella prevenzione sia nella terapia delle più diverse malattie. I nutraceutici possono essere considerati un modo efficace e fisiologico per evitare di introdurre sostanze tossiche nell’organismo. Contemporaneamente forniscono sostanze attive fondamentali per il mantenimento di uno stato di salute ottimale. La giusta evoluzione della fitoterapia.

Le caratteristiche distintive di ogni pianta e la loro combinazione, danno vita ad alimenti funzionali e nutrienti. L’apporto del tiglio in un alimento per un cane agitato a causa di una otite ha una funzione sedativa e antispasmodica. Lavorando in sinergia con la melaleuca (dal potere antibatterico e antifungino) e la rosa canina (antiossidante e ricca di vitamina C) si ha un beneficio del suo orecchio. L’origano è il paladino dell’intestino, grazie al carvacrolo, principio attivo con azioni antibiotiche. Semplice, no?

L’aspetto difficile della fitoterapia nell’alimentazione dei nostri cani è riuscire a produrre un alimentazione secca senza disperdere il potere della fitoterapia. La stragrande maggioranza dei principi attivi di origine vegetale è estremamente sensibile al calore. Alcuni di essi vengono degradati già a 27 gradi, come i polifenoli contenuti nell’olio di oliva. Dunque l’esposizione alle alte temperature nei processi di elaborazione degli alimenti, come quelli che prevedono la realizzazione di una crocchetta, ne limita fortemente l’efficacia.

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L’efficacia delle piante è stata studiata e attestata in numerose ricerche scientifiche. In una in particolare, pubblicata sulla rivista “Journal of Immunology Research”, sono state evidenziate le proprietà antinfiammatorie in vitro di un pool di 13 piante (dalle comprovate proprietà immunomodulanti) inserite in una dieta nutraceutica. La ricerca ha valutato la capacità di queste piante di contrastare gli effetti tossici e infiammatori dell’antibiotico ossitetraciclina in vitro. Gli esiti sono stati estremamente positivi.

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La storia dei cani e della bella amicizia con l’uomo

Il cane è prevalentemente un carnivoro e viene generalmente considerato onnivoro. I più recenti studi basati sulla genetica, supportati da ritrovamenti paleontologici, hanno portato a ritenere valido il riconoscimento del lupo grigio (canis lupus) come progenitore del cane domestico, riconosciuto come sottospecie (canis lupus familiaris). Ancora incerte sono le ipotesi sul processo di domesticazione.

La storia del cane, anzi la storia dei cani. Quella dell’evoluzione di questo splendido e orgoglioso animale da compagnia, da guardia, da lavoro, è una storia lunga, affascinante e bella, ma anche ricca. Nel 2001 la popolazione stimata di cani era di 400 milioni. Secondo altre fonti, nel 2015 sono aumentati fino a diventare 530 milioni e circa 550 milioni nel 2017.

Come ci ricordano le enciclopedie, vero patrimonio dell’umanità, nel nostro caso Wikipedia.it: Il cane, canis lupus familiaris linnaeus (1758) è un mammifero appartenente all’ordine carnivora, della famiglia dei canidi. Con l’avvento dell’addomesticazione si è distinto dal lupo, del quale rappresenta una forma neotenica (anche se al riguardo ci sono opinioni divergenti”. Rispetto al lupo, ha canini meno aguzzi, zanne bianche, zampe più estese, intestino più lungo ed è privo di artigli affilati.

L’addomesticazione del cane da parte dell’uomo ha origini antichissime, che si perdono nella notte dei tempi. Per quanto ci è dato sapere, i più antichi resti fossili di cane in uno stanziamento umano sono stati rinvenuti in una tomba natufiana, e risalgono a 11 mila-12 mila anni fa. In realtà si ipotizza che l’origine del rapporto fra le due specie si collochi molto più indietro nel tempo, fra 19 mila e 36 mila anni fa. Lo studio di un cranio di “canide simile a un cane” ma non direttamente collegato al cane moderno, rinvenuto nei monti Altaj in Siberia, ha fatto supporre che le diverse razze canine moderne non abbiano un unico progenitore comune, ma discendano da diversi distinti processi di addomesticamento dei lupi in diverse aree del mondo.

I cani sono molto vari nelle loro caratteristiche biologiche, per la selezione operata dalla natura, per i diversi luoghi di provenienza, per le varie specie nate nel corso dei secoli, e soprattutto per via della selezione fatta dall’uomo. Questa varietà è tale da richiedere, secondo alcuni a divisione in sottospecie e morfologie. Il peso dell’adulto può variare da 700 grammi circa ai 111 chili. Ha un ciclo estrale che si ripete due volte l’anno – mentre il lupo ha un periodo d’estro l’anno – dovuta in parte alla selezione effettuata nei secoli dall’uomo per facilitare l’allevamento, in parte alla selezione naturale.

Tuttavia in cani particolarmente primitivi come il cane lupo cecoslovacco o il cane lupo di saarloos il “calore”, come nel lupo, avviene una volta l’anno e talora viene inibito da condizioni ambientali sfavorevoli, ad esempio conflitti sociali tra cani che convivono. Per tutte le razze il periodo di gestazione è di circa 62 giorni. Vengono alla luce da 1 a 10 piccoli, a seconda della taglia dell’animale. Notevoli sono i cambiamenti apportati nel corso dei secoli dalla selezione operata dall’uomo, sia come caratteristiche fisiche sia come caratteristiche di socializzazione. Notevole importanza è stata posta da sempre nell’educazione e nel comportamento del cane.

Solo un domesticamento naturale del lupo?

Il cane è prevalentemente un carnivoro e viene generalmente considerato onnivoro. I più recenti studi basati sulla genetica, supportati da ritrovamenti paleontologici, hanno portato a ritenere valido il riconoscimento del lupo grigio (canis lupus) come progenitore del cane domestico, riconosciuto come sottospecie (canis lupus familiaris). Ancora incerte sono le ipotesi sul processo di domesticazione.

Una delle più accreditate è la tesi quella dei coniugi Ray e Lorna Coppinger, biologi, che propongono la teoria di un domesticamento naturale del lupo, una selezione naturale di soggetti meno abili nella caccia, ma al contempo meno timorosi nei confronti dell’uomo, che avrebbero cominciato a seguire i primi gruppi di cacciatori nomadi, nutrendosi dei resti dei loro pasti, ma fornendo inconsapevolmente un prezioso servizio di “sentinelle”, stabilendosi in seguito nei pressi dei primi insediamenti, e dando il via ad una sorprendente coabitazione tra due specie di predatori, con reciproci vantaggi.

Alcuni di questi “cani selvatici” sarebbero poi stati avvicinati ed adottati nella comunità umana dando il via ad un perfetto esempio di coevoluzione. Quasi certamente, come dimostrato anche dagli studi di Dimitri Belayev, la naturale selezione basata sulle attitudini caratteriali al domesticamento ha provocato la comparsa di mutamenti fisici (dalla riduzione del volume cranico, all’accorciamento dei denti, ma anche la comparsa di caratteri quali le chiazze bianche sul mantello e le code arricciate.

In una ricerca pubblicata nel 2013 sulla rivista scientifica “Science”, alcuni ricercatori dell’Università di Turku in Finlandia hanno utilizzato il dna mitocondriale, comparando il genoma di 18 canidi preistorici europei e americani con uno spettro del genoma di cani e di lupi attuali. Le somiglianze risultanti dalla comparazione indicherebbero che filogenicamente tutti i cani moderni sono maggiormente simili ai cani europei, sia moderni che preistorici. Le analisi molecolari suggerirebbero come datazione che i primi casi di addomesticamento del cane dal lupo risalirebbero ad un periodo compreso tra il 18.800 e 32.100 anni fa, in popolazioni nomadi di cacciatori raccoglitori europee.

Questo studio contraddice la tesi secondo la quale le prime domesticazioni sarebbero avvenute in Asia in popolazioni stanziali. In Europa primo resto archeologico di cane è stato ritrovato in Belgio nella caverna di Goyet, nelle Ardenne, e risale a 31 mila anni fa. Scoperto nel 1870 si è ritenuto per molto tempo che fosse un lupo ma nel 2007 è stato ristudiato e ricatalogato. Inoltre, nei siti archeologici più antichi, numerosi sono i ritrovamenti di resti di cani, che testimoniano le prime differenze dall’antenato selvatico. La testimonianza più antica di un legame fra cani ed umani risale al Gravettiano (circa 28 mila anni fa) e sono le orme di un bambino e di un cane ritrovate presso la grotta di Chauvet, nel sud della Francia.

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La storia dei cani inizia 28 mila anni fa

Sono stati scoperti siti tombali risalenti allo stesso periodo (25 mila-28 mila anni fa) che dimostrano una sepoltura rituale di cani: introduzione di un osso di mammut nella bocca di uno dei tre cani ritrovati. Tuttavia, la prima testimonianza di un legame affettivo tra uomo e cane risale al più recente periodo natufiano (circa 12 mila anni fa) presso il sito di Ein Mallaha in Israele con una tomba che conserva i resti di un uomo anziano coricato su un fianco in posizione fetale che protende un braccio verso i resti di un cucciolo di cane.

Alla luce delle esperienze in cui si è tentato di addomesticare il lupo, va ricordato che si tratta di tentativi miseramente falliti, o di ibridazione dello stesso con i cani (gli unici tre tentativi riusciti sono il cane lupo cecoslovacco, il saarloos e il lupo italiano) sembra alquanto inverosimile che la prima differenziazione tra razze diverse sia da attribuire alle diverse sottospecie di lupo (che, secondo la tradizione, vennero addomesticate quasi contemporaneamente in diverse parti del mondo, in situazioni geografiche e climatiche altrettanto dissimili.

Appare più logico, invece, che le prime razze siano state selezionate in maniera molto più semplicemente empirica tramite l’accoppiamento di “cani pariah” con caratteristiche analoghe: ad esempio, i levrieri ancestrali possono essere stati il frutto di selezione fra cani snelli, veloci ed abili predatori, così come gli antenati del Basenji furono selezionati accoppiando cani di piccola taglia con gambe snelle particolarmente abili nel cacciare i topi.

Successivamente, i soggetti più dotati fisicamente e attitudinalmente per i diversi impieghi, furono selezionati con metodi sempre più efficaci: a quanto pare i primi ad effettuare un processo selettivo sistematico furono i romani intorno al III-IV secolo avanti Cristo. Può essere interessante osservare come le grandi variazioni morfologiche che hanno permesso al lupo di “trasformarsi” in alano, chihuahua oppure bassotto, si siano presentate nel corso dei secoli in forma involontaria, vere e proprie mutazioni spontanee che l’uomo ha successivamente saputo sfruttare. E’ il caso di bizzarrie genetiche, quali il nanismo acondroplasico, arti corti su corpi normali, utili in cani adibiti a seguire la selvaggina nel folto dei cespugli, o dentro le tane.

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