La Zanzara: storia di libertà violata

Un sondaggio che mi sarebbe piaciuto fare, per testare e tastare la cultura media italiana, consisteva in una domanda secca. Nominando “La Zanzara” a cosa pensi? Al di là dell’apparente banalità, il quesito non l’ho mai proposto perché avrei ricevuto una “quintalata” di risposte gettate a “muzzo”, o a caso che dir si voglia, una maggioranza assoluta di insettofili, tanti radioascoltatori che avrebbero indicato la celebre trasmissione radiofonica di Giuseppe Cruciani su Radio24 e una piccola forbice di medio acculturati che mi avrebbe posto la seguente domanda: parliamo della zanzara o de “La Zanzara” e soprattutto a quale periodo storico si fa riferimento?

Domanda giusta e risposta corretta già implicitamente data. Non sono prevenuto, diciamocelo pure: quella de “La Zanzara” è una storia di libertà violata. Semplicemente cosciente del fatto che in Italia sono avvenuti tanti scandali che, nel bene e nel male, hanno scritto la nostra storia, cambiato le nostre idee, allargato o ristretto i nostri orizzonti. Sì, anche la tua. E sono testimone del fatto che, nel trentennio 1980-2010 (non che poi sia andata meglio…), per comodità di una classe politica avida e avara di principi morali e di rispetto verso i cittadini è stata promossa la cancellazione della nostra memoria storica.

Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro. Destinato a servire qualcuno. A non avere nulla a parte la mera sopravvivenza. Forse. Tra gli scandali italiani importanti da non dimenticare, quindi degni di doverosa nota, c’è la storia del giornale “La Zanzara”. Una brutta storia di libertà violata. “La Zanzara” era un giornale studentesco. Era il giornale del Liceo Parini di Milano. Fu fondato nel 1945 dagli studenti della scuola ed ebbe una vita tranquilla, fino a quando quegli studenti iniziarono a respirare il “vento di libertà” che avrebbe soffiato nel 1968.

Giovane redazione a La Zanzara

la zanzara inchiesta

L’inchiesta che suscitò tanto scandalo.

La rivista, che nella sua storia ebbe giovani redattori, divenuti poi firme importanti nel giornalismo italiano, è nota per uno scandalo scoppiato nel 1966, quando la pubblicazione di un articolo sulla sessualità degli studenti portò alla denuncia e al processo di tre suoi redattori. Una storia che si ripete nel tempo, una storia di libertà di opinione e libertà di informazione violate e aggredite. Ma anche una storia di emancipazione culturale che poteva solo essere negata da potentati e bigotti e che nella realtà poteva essere rallentata e non fermata.

Cosa succede il 22 febbraio del 1966? “La Zanzara” si comporta da giornale, nel vero senso della parola. Informa attualizzando. La rivista, organo ufficiale dell’associazione studentesca pariniana, pubblica un’inchiesta dal titolo “Un dibattito sulla posizione della donna nella nostra società, cercando di esaminare i problemi del matrimonio, del lavoro femminile e del sesso”. Firmavano il “pezzo” Marco De Poli, Claudia Beltramo Ceppi e Marco Sassano.

Nell’inchiesta emersero le opinioni moderne di alcune studentesse del Liceo Parini in merito alla loro educazione sessuale e al proprio ruolo all’interno della società. “Molti rapporti sono esperienze utili”, diceva una delle intervenute. “Entrambi i sessi hanno diritto ai rapporti prematrimoniali”, diceva un’altra. E poi ancora: “Il divorzio deve esistere anche solo per il rispetto che si deve alla libertà dell’uomo”. Apriti cielo.

Cronaca di una libertà violata

L'Unità sul caso la zanzara

Il quotidiano “l’Unità” sul caso de “La Zanzara”.

Siamo in Italia e lo eravamo ancor di più nel Secondo Dopoguerra. Come pensare che almeno un gruppo che professa di credere in Gesù Cristo e in tutti i Santi del Paradiso non dicesse la sua? Come pensare che il bigottismo nostrano si sarebbe detto indifferente dinanzi l’“affronto” di un gruppo di studenti che sapeva fare del buon giornalismo? Gli scandali della pedofilia che hanno colpito la Chiesa nel Terzo Millennio, all’epoca erano lontani. Non lontani dalle carni dei ragazzini, ma lontani dai mass media. Quindi, l’associazione cattolica Gioventù Studentesca gridò. Protestò per “l’offesa recata alla sensibilità e al costume morale comune”. L’argomenti “educazione sessuale” veniva considerato osceno e le intervistate erano minorenni. Tutte.

Il 16 marzo 1966, un mese dopo la pubblicazione, i tre redattori vengono accompagnati in Questura e denunciati. Il magistrato Pasquale Carcasio obbliga i tre studenti, seguendo una legge del 1934, a spogliarsi. Bisogna “verificare la presenza di tare fisiche e psicologiche”. Claudia Beltramo fa resistenza e in seguito rende noto quanto accaduto. I ragazzi vengono rinviati a giudizio. Il caso de “La Zanzara” rimbalza sulle cronache nazionali, dividendo il Paese. Democrazia Cristiana e Movimento Sociale Italiano costituiscono il “partito della colpevolezza”, mentre la sinistra e i cattolici progressisti intervengono in difesa degli studenti. Al processo partecipano più di 400 giornalisti, molti dei quali provenienti dall’estero.

Il 23 marzo 1966, qualche giorno prima del processo, un folto gruppo di intellettuali, molti avvocati e giornalisti e migliaia di studenti protesta contro il comportamento del giudice che aveva rinviato a giudizio Marco De Poli, Claudia Beltramo Ceppi, Marco Sassano e anche il preside della scuola. Erano in migliaia in piazza. Tutti che gridavano e inneggiavano alla libertà. Tutti a protestare contro questo attentato alla libertà di informazione. Tutti a chiedere che venissero lasciati in pace gli autori dell’inchiesta. Non era giusto processare o peggio condannare chi ha informato di un cambiamento in atto. Tra l’altro, gli imputati erano difesi da alcuni tra i più noti avvocati d’Italia: Giacomo Delitala, Giandomenico Pisapia e Alberto Dall’Ora.

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La sentenza assolve gli studenti-redattori

Il 2 aprile 1966 la sentenza assolse i tre studenti dall’accusa di stampa oscena e corruzione di minorenni. La storia de “La Zanzara”, dei tre studenti giornalisti, del processo e dell’assoluzione, viene vista dagli storici italiani, ma anche dai semplici “fessi”, come un’anticipazione, anzi l’anticipazione, di quel cambiamento di costumi che avrebbe coinvolto da lì poco l’Italia e come sintomo indicatore del malessere giovanile, che in quel particolare momento storico era molto alto e che sarebbe sfociato nella Contestazione del Sessantotto.
Nel maggio 2008, in onore del quarantennale del Sessantotto, Marco De Poli e altri suoi ex compagni di classe contattarono la redazione del giornalino del Parini “Zabaione” per concordare l’uscita di un nuovo numero del giornale.

La nuova uscita de “La Zanzara” doveva riprendere l’inchiesta che destò scalpore e che portò ingiustamente a processo negli anni Sessanta tre studenti innocenti. E così è stato. L’edizione del 2008 del giornale fondato nel 1945 nel liceo milanese non era, però, incentrata sulla sessualità tra ragazze del Liceo Parini, ma sul tema dell’omosessualità. Il numero speciale de La Zanzara, che ovviamente conteneva anche l’articolo del 1966, uscì come inserto del Corriere della Sera di Milano il 28 maggio 2008 e come inserto dell’edizione nazionale dello stesso Corriere della Sera il 6 giugno. Il titolo di quel glorioso giornale è stato ripreso dal giornalista-conduttore radiofonico e televisivo Giuseppe Cruciani. Sua la nota trasmissione radiofonica La Zanzara su Radio24.

Documenti del caso de La Zanzara

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