Se qualcuno pensa che lo sport non rappresenti uno dei “termometri” della società sbaglia enormemente. Ci sono storie di uomini, Alex Zanardi è solo l’ultimo in ordine di tempo, che fanno sognare, sperare, regalano coraggio a chi è in difficoltà, a chi vive un forte disagio, magari per una malattia, e vorrebbe gettare la spugna. Vorrebbe mollare e morire solo perché psicologicamente indebolito. Ci sono sportivi che sono veri e propri eroi. Lo sport è una delle più belle forme in cui l’essere umano riesce ad esprimersi. Sì, certo, c’è anche chi gioca sporco. È vero. Però, esistono milioni di sportivi che giocano pulito. Lo sport svolge un ruolo sociale fondamentale, in quanto rappresenta uno strumento di educazione e uno straordinario catalizzatore di valori universali positivi. È un veicolo di inclusione, partecipazione e aggregazione sociale, nonché uno strumento di #benessere psico-fisico e di prevenzione. Nell’antichità lo sport era un’attività che metteva a dura prova le capacità fisiche dell’atleta, un mezzo di interazione, un modo per riunire persone diverse sotto un’unica passione.

L’ho conosciuto a Monte-Carlo, in occasione della presentazione ufficiale del WRC 2007. Non vedevo l’ora di stringere la mano ad un talento in grado di passare dalla ginnastica al WRC ed eccellere in entrambi gli sport. Un campione del mondo come non ce ne sono altri. Campione di simpatia, di fair play, di educazione, ma soprattutto di rally. Non ho altro modo per definirlo. Una carrellata record di titoli iridati vinti nei rally, ottimo tester di GP2, F1 e motociclette. Un mix tra precisione e show da sterrato.

Sebastien è nato da Haguenau il 26 febbraio 1974 ed ha vinto la classifica piloti del Campionato del Mondo Rally nel 2004, 2005, 2006, 2007 e 2008, 2009, 2010, 2011 e 2012. Loeb da piccolo voleva essere un ginnasta, ma poi si accorse di essere molto più portato per un’altra sua grande passione sportiva: i rally. Ha comunque conservato doti acrobatiche: lo si ricorda festeggiare alcune vittorie nel Mondiale compiendo dei salti mortali.

Esordisce nei rally partecipando all’operazione Rallye Jeunes nel 1995, dove si mette subito in mostra. Nel 1997 è sesto nel Volant Peugeot, dove conosce il suo attuale navigatore Daniel Elena. Nel 1998 partecipa a quattro gare del Trofeo Citroën Saxo, vincendole tutte; non può prendere parte a tutte le gare del Trofeo per mancanza di fondi sufficienti, ma con le sue prestazioni si guadagna gli appoggi giusti e l’anno successivo ha una macchina ufficiale, con cui trionfa nella competizione.

Nel 2000 partecipa a due tappe del Mondiale con una Toyota Corolla, piazzandosi nono a Sanremo e decimo in Corsica. Successivamente passa alla Citroën con cui vince il Campionato Francese Rally Terra, il Campionato Francese Rally Asfalto e nel 2001 il Mondiale Junior. Nel 2002 disputa l’intera stagione del World Rally Championship, a bordo di una Citroën Xsara ufficiale: vince il suo primo rally in Germania, l’unico della stagione, anche se aveva vinto pure il Rally di Montecarlo, dove però era stato squalificato per motivi controversi.

Nel 2003, Loeb vince tre rally del Mondiale, ma perde, per un solo punto, il campionato, vinto da Petter Solberg. Nel 2004, Sébastien domina il campionato, vincendo sei rally e finendo svariate volte sul podio: contribuisce così anche alla conquista del titolo Costruttori per la Citroën, oltre che ovviamente del titolo piloti. Con queste sei vittorie in una stagione ha eguagliato il record appartenente a Didier Auriol, record che ha poi battuto nel 2008 (con undici vittorie).

Loeb era ritenuto in origine uno specialista delle gare su asfalto, fondo sul quale è pressoché imbattibile, ma col tempo ha dimostrato di non essere da meno su tutti gli altri tipi di tracciato, sullo sterrato e perfino sulla neve: è stato infatti il primo non scandinavo a vincere il Rally di Svezia nel 2004.

Nella stagione 2005 Loeb ha vinto il suo secondo titolo mondiale, conquistato addirittura a quattro gare dal termine, in Giappone, anche se avrebbe potuto vincerlo già al quintultimo rally, in Galles, dove però s’è fatto volontariamente penalizzare per non dover festeggiare la vittoria del campionato nel triste giorno della morte in gara del navigatore di Markko Märtin, Michael Park. In questa stagione ha anche stabilito il record di sei vittorie consecutive: Nuova Zelanda, Italia, Cipro, Turchia, Grecia e Argentina.

Nel rally di Corsica ha stabilito un altro primato, vincendo tutte e dodici le prove speciali del rally. Nel 2005 ha anche partecipato per la prima volta alla 24 Ore di Le Mans, nonostante il circuito e la disciplina fossero per lui del tutto nuovi, ha dimostrato però di sapersi adattare in breve tempo (allenandosi anche in modo virtuale tramite il simulatore di guida Gran Turismo 4 per PlayStation 2), tanto da girare sui tempi dei suoi compagni di squadra, veterani della corsa; la vettura è poi costretta al ritiro per incidente.

Ginnastica e WRC: Loeb nella leggenda

La Citroen Xsara WRc di Sebastien Loeb.

Sebastien Loeb e Daniel Elena con la Xsara WRC.

Nel 2006 Loeb partecipa al Mondiale di nuovo con la Citroën Xsara, ma con il team belga Kronos, semiufficiale, poiché la Citroën non partecipa in forma diretta, impegnata nello sviluppo della nuova C4. Dopo i due secondi posti a Montecarlo e in Svezia, Loeb coglie cinque vittorie consecutive assicurandosi un buon margine di vantaggio sul secondo in classifica, Marcus Grönholm.

Con il successo al Rally di Giappone 2006, il 3 settembre, raggiunge le ventisette vittorie in rally mondiali, cifra che lo porta ad essere il pilota di rally ad aver vinto più gare in assoluto, superando Carlos Sainz a quota ventisei. Il 26 settembre, mentre percorre un sentiero con la sua mountain bike, cade e si frattura l’omero del braccio destro.

A quattro gare dal termine e con trentacinque punti di vantaggio su Grönholm (ogni vittoria ne valeva dieci), mette a rischio la vittoria del campionato 2006, dovendo saltare le ultime gare in programma. Tuttavia il 29 ottobre conquista il suo terzo titolo di campione del mondo rally, rimanendo a casa, grazie al fatto che Grönholm, l’unico avversario ancora in grado di batterlo, arriva solamente quinto al Rally d’Australia, consegnando così la matematica vittoria del Mondiale a Loeb.

Ginnastica e WRC: Loeb nella leggenda
Loeb al volante della C4 WRC.

Nel 2006 ripete l’esperienza alla 24 Ore di Le Mans, a bordo di una Pescarolo condotta alternandosi con Helary e Montagny, piazzandosi al secondo posto assoluto, insidiando anche la leadership dell’Audi R10 ufficiale poi prima al traguardo.

Il 21 gennaio 2007, dopo quasi quattro mesi di stop e di lontananza dalle competizioni, Sébastien Loeb torna in gara nel Mondiale e subito vince il Rally di Montecarlo guidando la nuova Citroen C4. Questa nuova vittoria rappresenta la quarta in terra monegasca, alla pari di Munari, Rohrl e Makinen, e la ventinovesima in carriera.

Successivamente conquista altre sei prove del Mondiale, in Messico, Portogallo, Argentina, Germania, Spagna e Corsica che lo lasciano però al secondo posto in classifica, dietro Marcus Grönholm. Ma alla penultima tappa del Mondiale, Loeb, dopo un ritiro nel Rally del Giappone, conquista i 10 punti in Irlanda e sorpassa Grönholm, ritiratosi sia in terra nipponica sia in Irlanda, in vetta alla classifica.

Dopo l’ultima gara del WRC Loeb vince il suo quarto titolo mondiale. Il 27 gennaio 2008 torna a vincere il Rally di Montecarlo, sempre alla guida della Citroën C4, diventando così il primo pilota ad essersi affermato nella prestigiosa gara per cinque volte. Con dieci vittorie (Montecarlo, Messico, Argentina, Italia, Grecia, Finlandia, Germania, Nuova Zelanda, Catalogna e Corsica), contro le tre del principale rivale Hirvonen, Loeb, concludendo in terza posizione la tappa nipponica del mondiale, si laurea aritmeticamente Campione del Mondo Rally per la quinta volta consecutiva, con una gara di anticipo.

La C4 WRC di Loeb in azione.

Prima di lui, soltanto Juha Kankkunen e Tommi Makinen, avevano vinto quattro volte il titolo. Ora è lui il rallysta più titolato di sempre. Il 7 dicembre 2008 vince il Rally di Gran Bretagna, unica prova del campionato mondiale nella quale non si era ancora affermato in carriera, stabilendo contemporaneamente il record di undici gare vinte nella stessa stagione.

L’avvio della stagione 2009 è perentorio, collezionando cinque vittorie in altrettante gare: Irlanda, Norvegia (l’unico appuntamento del mondiale in cui non aveva ancora primeggiato), Cipro, Portogallo ed Argentina. Il 24 ottobre 2009 vince in Galles il suo settimo rally stagionale laureandosi campione del mondo piloti per la sesta volta consecutiva, con un punto in più rispetto a Mikko Hirvonen.

In totale le sue vittorie mondiali sono cinquantaquattro, così suddivise: una nel 2002, tre nel 2003, sei nel 2004, dieci nel 2005, otto nel 2006, otto nel 2007, undici nel 2008, sette nel 2009. E’ campione del mondo per la sesta volta. Altrettanto perentorio è il suo cammino nel Mondiale Rally 2010 in cui, con sei successi parziali, dopo la prova in Francia, il 3 ottobre si laurea campione del mondo, per la settima volta consecutiva, nonostante rimangano due rally ancora da disputare.

In totale le sue vittorie mondiali diventano sessanta: una nel 2002, tre nel 2003, sei nel 2004, dieci nel 2005, otto nel 2006, otto nel 2007, undici nel 2008, sette nel 2009, sette nel 2010. Loeb annuncia la sua intenzione di ritirarsi alla fine del Campionato del Mondo Rally 2011 alla guida della Citroën DS3 WRC. Ma poi ha vinto anche quel titolo iridato e ha deciso di scomparire dalla scena rallystica nel 2012, dopo aver vinto in totale nove Mondiali Piloti.

Per noi tutti è Toni. Toni chi? Toni Bou. Non è una star patinata. È umile, modesto, tenace, abilissimo con la moto. Insomma, un vero recordman che, nel 2018, festeggia venti titoli iridati all’attivo. Un cannibale delle gare iridate di trial. Antoni Bou i Mena, questo il suo nome all’anagrafe, nasce il 17 ottobre 1986 a Piera, una piccola città spagnola della comunità autonoma della Catalogna.

Tra massi e pareti, Bou disegna volteggi a due ruote incredibili (ma veri). Una leggenda del trial, specialità del motociclismo che consiste nel superare tutti ostacoli sul tracciato, tra cui rocce, fiumi e alberi nelle prove outdoor, blocchi di cemento e costruzioni artificiali nelle gare indoor. Inizia la sua carriera a tredici anni ed è considerato una leggenda vivente. A trentuno anni, il pilota catalano conta venti titoli mondiali nella categoria individuale e dodici vinti con la nazionale spagnola.

Comincia a correre nelle competizioni nazionali. Dal 1999 al 2003, cioè per cinque anni di fila, è campione catalano nella Cadetti e due volte campione spagnolo di trial, una volta Junior e una volta Senior. Ottiene i suoi primi successi internazionali nel trial vincendo il titolo Europeo Juniores nel 2002. Poi concede il bis l’anno successivo, questa volta tra i Senior.

Correndo nel Mondiale Trial dapprima per la Betamotor ed in seguito per la Montesa-Honda Repsol HRC, arriva al record assoluto di venti Campionati del Mondo consecutivi tra outdoor e indoor dal 2007 al 2016. Non corre solo, Toni Bou. È semplicemente “il” fuoriclasse. Esatto. Non “un” fuoriclasse, “il” fuoriclasse.

Ha parecchi inseguitori. I suoi principali avversari sono piloti del calibro di Albert Cabestany ed Adam Raga, due che non scherzano affatto, anche loro catalani. In tanti lo stimano, lo ammirano e lo invidiano, sognano di pareggiarlo, se non proprio di batterlo. Sognare è gratuito, specialmente quando parliamo di record astronomici come questo, o come i nove titoli WRC di Sébastien Loeb, o i nove in Motomondiale di Valentino Rossi.

Questa è una storia “diversa”. Nel senso che, in genere, è sempre più facile raccontare la storia di qualcuno che ce l’ha fatta. Diverso è quando scriviamo la storia di chi lotta per farcela e ce la sta facendo. Anno dopo anno, mese dopo mese, settimana dopo settimana, giorno dopo giorno. Di chi cresce nella sofferenza e deve andare avanti diversamente da come immaginava e certamente sognava, ma che ciò nonostante riesce con la sua contagiosa forza d’animo a trasformare il dolore in felicità, il disagio in opportunità, la disabilità in abilità. O come la chiama lui, “crossabili”. Il suo nome è Mattia Cattapan, classe 1990, di San Martino di Lupari, in provincia di Padova.

A otto anni gli regalano la prima moto da cross. I motori sono da sempre la sua passione. “Io e i miei amici abbiamo dedicato interi pomeriggi alla nostra passione chiamata “motorino”, fra odore di benzina e mani sporche d’olio. Cresco, passano gli anni e cambiano anche le moto. Matteo Rubin mi fa da maestro e mi appassiono alla disciplina dell’enduro. Partecipo così a gare e campionati specialmente nel Triveneto. Parallelamente, dall’età di quindici anni, inizio a lavorare nell’attività di famiglia di lavorazione del ferro”. Ad ottobre del 2012 si classifica terzo alla finale del Trofeo Attimis XCC. “Quel risultato mi ha spinto a voler dedicare più tempo all’allenamento e alla preparazione fisica prima delle gare”.

Il 3 marzo 2013, mentre corre in una gara di enduro country a coppie a Sacile, nel Pordenonese, resta vittima di un brutto incidente in gara e si rompe la quarta e la quinta vertebra dorsale, lesionandosi il midollo spinale. Senza giri di parole: resta paraplegico. Trasportato in eliambulanza a Udine, lo operano alla colonna vertebrale, con un intervento di stabilizzazione. “Sono rimasto in camera intensiva per la fase acuta, successivamente sono stato trasferito all’Unità Spinale di Vicenza e dopo qualche mese sono stato trasferito all’Unità Spinale Unipolare di Niguarda. Dopo l’incidente è come se fossi tornato bambino e nei sette mesi successivi di ospedale mi sono rimboccato le maniche per riuscire a riprendere in mano la mia vita: ho imparato per la seconda volta a spostarmi, muovermi, lavarmi, vestirmi, andare in bagno”.

Grazie al supporto della famiglia e al suo spirito reagisce. La forza della vita ha la meglio. “Da ricoverato, a Milano, ho tanto desiderato e tanto sospinto l’equipe medica a far sì che i pazienti possano intraprendere l’iter per conseguire la patente B speciale, a partire dalla visita in commissione medica fino alle prove degli adattamenti auto possibili. Durante il ricovero ho avuto l’opportunità di conoscere Nicola Dutto, primo pilota paraplegico a tornare in moto per fare cross ed enduro. Nonostante l’incidente, l’amore e la passione per i motori è stata quella che mi ha spinto ad andare avanti, perché la voglia di tornare su un mezzo a motore si è sempre fatta sentire e, negli anni dopo l’incidente, sempre più forte”.

Prova diversi sport, dal basket al tennis in carrozzina, il ping pong. “Ma nulla mi fa sentire vivo come l’idea di tornare ai motori. Ritorno a lavorare e a vivere la mia quotidianità, con lo spirito di sempre. Il mio ritorno nel mondo dei motori ha inizio a fine aprile 2016. Pista di Maggiora, per la prima volta vedo e mi approccio al mondo del kart cross, capendo subito la potenzialità e l’ottimo compromesso fra sicurezza e adrenalina. Da quel giorno, non ho smesso di pensare a come raggiungere il mio sogno di tornare fra i motori, la polvere e l’odore della benzina. Un sorprendente anno di incontri, alcuni tanto sperati, altri tanto cercati ma alcuni anche voluti dal destino…”.

A maggio 2016, dopo il matrimonio della sorella, alle tre di notte parte con gli amici per andare a vedere la gara di Moto GP al Mugello. Per dodici anni di fila non ha mai saltato una gara di MotoGP al Mugello. Il mese successivo, Alvaro Dal Farra, manager del Daboot, scuola di Fmx, lo invita a un evento di motocross freestyle e di mototerapia a Ponte nelle Alpi, in provincia di Belluno. “Provo la guida del quad e della motoslitta. Il team Daboot vede protagonisti Davide Rossi, Jannik Anzola, Leonardo Fini, Max Bianconcini, Matteo Botteon, Maurizio Poggiana e Vanni Oddera, piloti che organizzano eventi di Fmx in Italia e partecipano a eventi internazionali.

Sempre a giugno 2016, il rapporto con i ragazzi del Daboot cresce e Vanni Oddera insieme a Ilaria Naef, ragazza in carrozzina che pratica Wheelchair Freestyle, lo invitano allo skate Park di Brescia. Prova anche il lancio dalla rampa in carrozzina, volo nella piscina di gommapiuma e diventa il protagonista di un aneddoto che Vanni e Ilaria raccontano da quel giorno. Ad agosto 2016 parte per una vacanza “diversa”: torna a vivere la montagna con adrenalina.

Va a Sestriere, dove l’associazione Freewhite con Gianfranco Martin propone una settimana multisport. “Sono partito da casa con l’idea di provare il downhill. Per tutta la settimana faccio discese in downhill, ritrovando libertà e velocità in un ambiente come quello della montagna, fino a quel momento impensabile da vivere”. L’esperienza con Freewhite lo entusiasma così tanto che decide di partecipare a una settimana di campeggio nelle Langhe. “Chi avrebbe mai pensato di fare campeggio in carrozzina, con tende Ferrino e tour fra i vigneti con le Jeep di Fiat autonomy. A settembre c’è la tappa della GP a Misano. Non si può perdere”.

“La sera prima della GP, all’Arena 58, incontro gli amici Daboot che mi regalano i pass per entrare ai paddock. Dall’invasione di pista passo così all’atmosfera dei paddock e perfino a quella dei box, grazie all’amico Roberto Marinoni, meccanico Aprilia. Assaporo la gara da tutt’altro punto di vista”. Quindi, ad ottobre organizzo a Vicenza una giornata in kart, facendo tornare alla guida altri 10 ragazzi in carrozzina da tutto il Nord Italia”. Una giornata vissuta all’insegna delle sfide e del sano confronto, nel clima del vero e autentico spirito sportivo.

Tante altre emozioni e a novembre incontra Valentino e Graziano Rossi, insieme ad altri piloti della VR46 Academy: Bulega, Bagnaia, Andrea Migno e anche Mauro Sanchini. Il viaggio per l’Italia, a trovare gli amici in carrozzina, “mi spinge a voler creare un progetto coi motori in cui coinvolgere in maniera sicura tutti coloro che proprio a causa dei motori sono in carrozzina me ma che nei motori trovano ancora un motivo per andare avanti. Inizio dicembre: Monza Rally Show. Un mio amico che lavora come meccanico presso la Delta Rally mi invita ad andare a Monza. Nel giro di una settimana per la seconda volta incontro Valentino”.

PROMEMORIA > Se vuoi sapere in che modo lo sport può influenzare positivamente le tendenze sociali e quale ruolo può svolgere a livello educativo, clicca qui.

Il 2017 si apre all’insegna del monosci, a Sestriere, con Freewhite. Continua a pensare al progetto di tornare ai motori, orientandosi verso gli sport automobilistici. Inizialmente pensa di orientarsi verso l’autocross, vedendolo come un buon compromesso fra divertimento e prezzo, ma poi l’idea non si riesce a realizzare. I mesi passano e, ad aprile 2017, Mattia Cattapan torna al kart cross. Una Pasqua a tavoletta. Quello stesso mese, Mattia parla dei suoi progetti col titolare dell’Autodromo del Salento, Fabio Serinelli. Nasce Crossabili, un progetto che vuole aprire al mondo delle persone disabili la disciplina del kart cross. “Si fanno le ore piccole, parlando di come poter rendere fattibile il progetto”.

Mattia con il campione del mondo rally Petter Solberg e suo figlio.

I kart cross sono mezzi sicuri, con un assetto modificabile a seconda del terreno e con un ottimo rapporto peso-potenza. “Sono al settimo cielo e penso già a tutti gli amici in carrozzina che non vedrebbero l’ora di provarlo”. Riprende la rotta di casa, facendo tappa a Civitanova Marche, per fare la consueta revisione del mio Triride. Il destino a volte crea l’occasione ed è così che incontra Alex Zanardi.

“Pranzo insieme a lui, facendo domande, chiacchierando e confrontandoci. Alex ha in mente le ruote dell’handbike e vorrebbe portare dei ragazzi in carrozzina alle para-olimpiadi. Ma io gli chiedo del suo passato e del suo presente nel mondo automobilistico, nell’ottica di creare una scuola di guida su pista per persone in carrozzina in cui ci siano degli esperti come tutor”. Crea un altro evento in kart aperto ai ragazzi in carrozzina.

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Poi, da veneto, contatta “Il Veneto Imbruttito” per fare un video che trasmetta a tutti la sua quotidianità. Con luci e ombre, difficoltà e forza d’animo. Il buon Andreas Ronco accetta, convinto di fare la “solita” intervista al tavolo. Ma Mattia lo prende in contropiede e lo aspetta a casa e gli prepara una carrozzina con Triride.

“Trascorriamo insieme una giornata intera in carrozzina fra le vie della città, al mercato, in orto e nell’azienda di famiglia di lavorazione ferro. Una vera scoperta per Ronco, che mi chiede a fine giornata di fare una richiesta, di esprimere un desiderio. Chiedo così di lanciarmi dal palco dei Rumatera(un gruppo musicale che canta in veneto e racconta in musica la cultura veneta, ndr), avendo come finalità il creare una occasione, un obiettivo da raggiungere e da condividere. Ho scelto di lanciarmi dal palco per mostrare ai ragazzi nella mia situazione che nella vita si può fare qualunque cosa, basta decidere e mettersi in moto”.

L’Associazione Uguale lo contatta, dopo aver visto il video de “Il Veneto Imbruttito”. Uguale organizza un festival contro ogni tipo di barriera a Marghera e suoneranno i Rumatera. Ecco che il desiderio espresso poche settimane prima si avvera. “Uno sponsor trovato dall’associazione rende possibile il noleggio di un bus per raggiungere il Festival con i miei amici, che accettano ad occhi chiusi e lo fanno per sostenermi. L’obiettivo è veramente raggiunto: tutti i miei amici presenti, regalo ad ognuno una maglia verde con un logo da me pensato e costruito. Il momento del lancio, commovente, ha visto una folla verde sostenermi, nel vero senso della parola”.

PROMEMORIA > Se vuoi approfondire il significato della parola handicap e disabilità, potresti leggere “Handicap e disabilità, questi sconosciuti“.

Si va a Milano, a Niguarda, dove è stato ricoverato. “Ho lasciato il segno nei cuori dell’equipe del Niguarda e, conoscendo la mia passione e i miei progetti mi invitano ad una giornata dedicata a Clay Regazzoni, pilota F1 rimasto paraplegico e inventore degli adattamenti auto. Per l’occasione mi informo, studio e sono orgoglioso e onorato di poter presentare il mio progetto alla famiglia di Clay. La moglie e la figlia Regazzoni mi ascoltano con interesse, perché con la morte “del Clay” si sono spenti anche tutti i progetti in ambito automobilistico per persone in carrozzina. La buona occasione per confrontarsi e scambiarsi i contatti, guardiamo entrambi verso la medesima direzione e loro attraverso il Clay hanno già vissuto questa realtà”.

Cattapan e Toni Cairoli.

A luglio 2017 si tengono i Redbull X Fighters, a Madrid. Questa volta vola con gli amici nella capitale spagnola per assistere allo spettacolo di freeestyle motocross. Il suo amico Alvaro Dal Farra gli fa un altro bel regalo: i pass per i box e per vivere i retroscena all’interno dell’arena a Plaza de Toros.

“Mi mette in contatto con Inigo Perez, che ha reso possibile il mio giro all’interno dei box. Conosco di persona i piloti Tom Pagès, Clinton Moore, a cui porto una bottiglia di Aperol direttamente dal Veneto e da parte di Alvaro, e Levi Sherwood”. Il mese dopo, Mattia prende contatti con il proprietario di una start-up che realizza cambi al volante, pensando a come adattare i kart cross per la guida alle persone paraplegiche. L’incontro è a Ravenna. Si parla e si discute di comandi al volante.

Ad Ascoli Piceno, ad agosto, si corre una gara di kart cross. Si ritrovano volti noti, fra cui un pilota salentino che vende il proprio kart cross. Ormai i giochi sono quasi fatti, è a pochi passi dal suo sogno. Bisogna trovare uno sponsor che sostenga i costi di acquisto degli adattamenti e dei test. Ormai è tempo di vacanza. Si torna a Sestriere, per le discese in downhill. A settembre arriva lo sponsor: il gruppo AGF88 Holding.

E in più si ritrova a posare come modello per B.Barber: scatti che vogliono raccontare la sua storia, sempre di traverso e sopra alla famosa Eleanor di “Fuori in 60 secondi”. Ad ottobre, Cattapan inizia la preparazione fisica con un personal trainer per guidare il kart cross e il mese successivo incontra la famiglia Regazzoni per la realizzazione di un set fotografico per il Memorial Room di Lugano e per trascorrere una giornata con ragazzi delle scuole in visita al Memorial.

“Si parte verso la Svizzera, indosso tuta e guanti e la moglie e la figlia del Clay mi fanno salire sulle auto adattate del campione ticinese! Che emozione e che gran voglia di proseguire nel mio progetto, portando avanti quello che il Clay ha reso possibile, mettendosi in gioco in prima persona per gli altri. Questo è quello che vorrei fare ed è il motivo che mi ha spinto negli anni a fare chilometri, a metterci la faccia: seguire la passione per i motori, poter tornare in pista non come singolo, ma coinvolgendo e offrendo la possibilità ai ragazzi in carrozzina come me di provare ad accostarsi allo sport automobilistico in sicurezza e con divertimento”. Intanto, il 2018 lo vede protagonista con il suo kart cross TMR. A tavoletta. Chi vuole aiutare Mattia a realizzare il suo sogno, può contattarlo attraverso la sua pagina Facebook.