Disturbo psicosomatico: un’insidia quotidiana

Poche ore prima di un colloquio di lavoro o di un importante riunione, ecco scatenarsi un forte mal di testa. Cosa lo provoca? Si chiama disturbo psicosomatico. Emozioni e stati d’animo possono manifestarsi anche attraverso il nostro corpo? Sì. Quindi, cos’è questo disturbo psicosomatico? Come si manifesta? Esiste una cura naturale e qual è la più efficace per questa insidia quotidiana? Cerchiamo di capirlo e di rispondere in maniera semplice e chiara a queste domande. Considerata la delicatezza dell’argomento, la spiegazione di cosa sono i disturbi psicosomatici la traccia la psicologa Pamela Franchi, dell’ambulatorio di psicologia di Humanitas Mater Domini.

Senza giri di parole, la dottoressa Pamela Franchi sostiene che ‘i disturbi psicosomatici possono essere considerati come il tentativo di dar voce ad un disagio psicologico o, addirittura, una emozione dolorosa. Come? Molto spesso, le nostre emozioni, gli stati di ansia o pensieri ricorrenti che disturbano la nostra serenità, si traducono in un vero e proprio sintomo corporeo. Secondo una dinamica che mira a salvaguardare la nostra integrità psicofisica, un’emozione non esprimibile tramite le parole, rimane fuori dalla nostra consapevolezza per consentire al soggetto di mantenere uno stato di benessere, tuttavia può generare un malessere-sintomo fisico. I disturbi psicosomatici non sono generati dalla nostra fantasia, ma sono disturbi corporei reali, compromettono la quotidianità e creano limitazioni non solo di tipo fisico, ma anche relazionale.

Il disturbo psicosomatico può interessare ogni parte del nostro corpo e presentarsi in forme diverse a seconda degli apparati interessati: gastrointestinale con ulcera peptica, colite spastica psicosomatica, gastrite psicosomatica, cardiocircolatorio con aritmia, ipertensione essenziale, tachicardia, respiratorio con sindrome iperventilatoria, asma bronchiale. E ancora, può interessare l’apparato urogenitale con enuresi, dolori mestruali, impotenza, eiaculazione precoce o anorgasmia, quello tegumentario con acne, psoriasi, orticaria, dermatite psicosomatica, prurito, sudorazione profusa, secchezza della cute e delle mucose, quello muscoloscheletrico con cefalea tensiva o mal di testa, cefalea nucale, torcicollo, crampi muscolari, stanchezza cronica, fibromialgia, dolori al rachide, artrite.

Disturbo psicosomatico: sintomi corporei

Quadri psicologici quali la depressione e quasi tutti i disturbi d’ansia, inoltre, sono accompagnati anche da sintomi corporei. La dottoressa Pamela Franchi spiega che: ‘È importante sapere che quasi tutti i disturbi che ci affliggono nella quotidianità, presentano quasi sempre anche una componente psichica. Di norma, la persona viene indirizzata inizialmente verso accertamenti e trattamenti di tipo medico, mentre un approccio integrato fra la discipline medica e psicologica rappresenta di certo un buon percorso di cura che può risultare di grande aiuto per il paziente’. Dunque, sentimenti ed emozioni sia positive sia negative influenzano le reazioni del nostro corpo ovvero del soma: un’emozione positiva può spronare a fare meglio, mentre una negativa può indurre verso uno stato d’animo che porta a vedere solo il bicchiere mezzo vuoto e infine, riflettersi negativamente anche sullo stato di salute.

Il disturbo psicosomatico si caratterizza per la presenza di sintomi fisici come possono essere il mal di testa, il mal di stomaco, persino il mal di schiena. A volte la sintomatologia non trova riscontro in una condizione medica definita e quindi, il disturbo origina con buona probabilità, da un conflitto interno e dunque di tipo psicologico. La comparsa di un disturbo psicosomatico è legata a un evento particolarmente stressante che non fa altro che attivare il sistema nervoso autonomo che mette in atto una risposta simile a quella che potrebbe attivare in un momento di difficoltà e paura, ecco quindi, che ci si può ritrovare a fare i conti con la tachicardia o l’iperventilazione.

In seguito ad alcuni studi clinici messi a punto negli anni Sessanta nell’Università di Washington è stato stilato il Social Readjustement Rating Scale, una raccolta di oltre quaranta eventi o situazioni che si è visto, solitamente, preludono allo sviluppo di malattie psicosomatiche: la morte del coniuge, la separazione, un lutto, le vacanze, il Natale, il cambiamento di residenza… Gli item menzionati non sono motivo di disturbi psicosomatici per tutti, ma possono diventarlo in base a una serie di altri criteri più intimi della persona, come possono essere l’esposizione precedente ad altri eventi stressanti che hanno determinato una certa labilità emotiva che sfocia nella somatizzazione. Eventi positivi che, però, seguono eventi meno positivi fanno saltare le nostre capacità adattogene.

Somatizzazione quotidiana degli eventi

La somatizzazione degli eventi non è processo comune a tutti gli individui. A volte ci sono persone davvero provate dalla vita capaci di far fronte all’ennesimo assalto con l’adattamento e l’attuazione di meccanismi difensivi che gli permettono di superare il nuovo ostacolo senza la somatizzazione, ma magari attraverso l’umorismo o la sublimazione ovvero la ricerca della forza d’animo nelle proprie passioni come possono esserlo la musica, il ballo, la recitazione, la pittura o la scrittura. L’individuazione della presenza di un disturbo somatico è tutt’altro che semplice e anche la diagnosi è un percorso in salita. Immunizzarsi allo stress non è possibile, ma ci sono elementi che possono contribuire alla nostra resilienza ovvero alla capacità di adattarci e proteggerci.

Lo stress è uno degli elementi più importanti nella genesi del disturbo psicosomatico. L’agire quotidiano richiede al nostro organismo di sapersi adattare a continui e improvvisi mutamenti della realtà che ci circonda. Molti di questi cambiamenti hanno un impatto positivo sulla nostra esistenza, assicurando piccoli momenti di piacevolezza o prefigurandosi come occasioni favorevoli alla crescita personale. Talvolta, tuttavia, le sollecitazioni ambientali possono avere un impatto negativo, generando forti pressioni, eccessiva emotività e condizione di stress. Eventi di questo tipo possono riguardare piccole seccature quotidiane, condizioni presenti della vita quotidiana, o l’esposizione ad eventi estremi e inconsueti.

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Disturbo da emozioni: insidia di tutti i giorni

‘Contrariamente a quanto suggerito dal senso comune, che identifica semplicemente le emozioni come un vissuto soggettivo di piacevole o spiacevole, le emozioni presentano una consistenza anche biologica. Le emozioni nascono, infatti, all’interno del nostro sistema nervoso centrale e determinano importanti mutamenti a livello periferico e nei principali sistemi del nostro organismo. Un esempio lo abbiamo quando proviamo ansia o paura. In questi casi possiamo avvertire diversi cambiamenti quali, per esempio: aumento del battito cardiaco, nausea, aumento della sudorazione, tremori, mal di testa, dolore al petto, nodo allo stomaco e respirazione accelerata’, spiegano all’Istituto di Terapia Cognitiva e Comportamentale.

‘Le emozioni sono il ponte che collega la nostra mente a tali reazioni fisiche e sono un esempio dello stretto legame che intercorre tra mente e corpo. In virtù di questo legame una malattia organica può portare con sé alterazioni a livello psichico o di funzionamento cognitivo e, viceversa, un disturbo o una sofferenza di tipo psicologico può portare ad alterazioni del normale funzionamento dell’organismo. Per queste ragioni si è ormai diffuso un modello di malattia che viene definito bio-psico-sociale. Questo modello suggerisce che per curare la malattia e promuovere la salute non si può prescindere da un’attenta considerazione del dominio biologico, psicologico e sociale. Le emozioni, quindi, hanno in tutto ciò un ruolo molto importante in quanto strumenti che ci permettono di rispondere alle richieste adattive poste dal nostro ambiente’, è la tesi della scuola di specializzazione e formazione professionale.

Se soffrite di uno dei disturbi psicosomatici sopra elencati, chiedere aiuto ad uno psicologo può essere una buona idea, ma non in prima battuta. Certamente imparare a gestire stress ed emozioni può aiutarvi a trovare un po’ di sollievo. Anche la passiflora e la valeriana possono essere di grande aiuto. Tuttavia occorre prima stabilire quanto delle manifestazioni del disturbo siano imputabili all’intervento di fattori psicologici e sociali. Quindi, se soffri di queste malattie è ad un medico specialista che devi affidarti prima di tutto. Solo a posteriori, se quest’ultimo riscontrerà che i sintomi e la loro comparsa sono verosimilmente influenzati da una particolare vulnerabilità allo stress, da una particolare suscettibilità o reattività emozionale, o da uno stile di vita non salutare, converrà rivolgersi ad uno psicologo. Le cure naturali psicoterapeutiche e psicofarmacologiche possono essere d’aiuto, ma solo se supportate da un’adeguata terapia.

Dolore osseo e dolore articolare: di cosa si tratta

Oltre ai dolori muscolari e reumatici, c’è il dolore osseo e il dolore articolare, ossia l’osteoporosi (dolore osseo), le fratture e l’artrosi (dolori articolari). L’osteoporosi, che colpisce soprattutto le donne in menopausa, si accompagna inevitabilmente al procedere dell’età e, in pratica, tutti gli individui oltre i 50 anni, hanno un certo grado di osteoporosi. Anche se è una malattia che si evidenzia nella terza età, affonda le sue radici nell’età dello sviluppo: una mancata “saturazione” del tessuto osseo nei primi venti anni di vita condizionerà l’evoluzione della malattia negli anni della vecchiaia. Può essere accelerata anche da un’insufficiente introduzione di calcio e di minerali con la dieta.

La frattura, ossia l’interruzione nella continuità di un osso, può essere causata da sollecitazioni che provocano la frattura a causa di malattie che rendono l’osso più fragile. Sebbene la frattura produca in genere tumefazione e dolore acuto, alcune fratture lievi o parziali dell’osso (per esempio le fratture da stress) possono causare dolore progressivamente nei giorni successivi. Pertanto, qualora compaiano certi sintomi nei giorni successivi a un trauma è necessario eseguire degli accertamenti specifici per verificare lo stato delle ossa. L’artrosi è una malattia che lentamente distrugge la cartilagine, un tessuto liscio e flessibile che avvolge le ossa delle articolazioni, permettendo loro di scivolare senza attriti l’una sull’altra. Ma non si tratta solo di uno degli inevitabili acciacchi della vecchiaia: ne soffrono infatti anche persone giovani, al di sotto dei 40 anni.

Cos’è l’osteoporosi: sintomo e cura

Il processo è lento ma irreversibile: pian piano la cartilagine si assottiglia, poi si fessura. Con l’andare del tempo, anche l’osso inizia ad alterarsi. A volte subentra l’osteoporosi? Cos’è? L’osteoporosi è una malattia sistemica caratterizzata da una riduzione della massa ossea e da un’alterazione della microarchitettura del tessuto scheletrico, che diventa più fragile e più esposto ad un rischio di fratture spontanee o per traumi di lieve entità.

La frattura si realizza quando il carico che grava sull’osso supera la sua capacità di resistenza. Le sedi più frequenti di fratture da fragilità sono il corpo vertebrale (soprattutto a livello della colonna dorso-lombare), il femore (a livello del collo o del trocantere) e l’estremo distale del radio (fratture di Colles); più raramente le fratture interessano l’omero prossimale, la pelvi, la tibia prossimale e i metatarsi. In Italia la malattia colpisce circa 5 milioni di persone, di cui oltre l’80% sono donne in post-menopausa; nel nostro Paese si registrano inoltre circa 100 mila ricoveri all’anno per fratture del collo del femore secondarie ad osteoporosi.

L’osteoporosi può essere definita come primaria, se associata al depauperamento fisiologico di massa ossea, oppure secondaria ad altre condizioni (malattie endocrine, malattie gastrointestinali, malattie del sangue, farmaci). La forma primaria è a sua volta classificata in post-menopausale, quando direttamente innescata e sostenuta da una carenza di estrogeni, e senile, se associata ai processi di invecchiamento. Oltre alle malattie sopracitate e alla menopausa, rappresentano importanti fattori di rischio per l’osteoporosi il fumo, l’alcol, il caffè, la magrezza (che comporta una ridotta stimolazione meccanica sul tessuto osseo), un’alimentazione carente di calcio (contenuto soprattutto nei vegetali, nel latte e derivati), la sedentarietà, il menarca tardivo, la menopausa precoce.

Cosa succede in caso di frattura?

La frattura è un’interruzione nella continuità di un osso. Può essere causata da un trauma che supera la forza di resistenza di un osso sano, ovvero da sollecitazioni che provocano la frattura a causa di malattie che rendono l’osso più fragile, per esempio nel caso dell’osteoporosi. Sebbene la frattura produca in genere tumefazione e dolore acuto, alcune fratture lievi o parziali dell’osso (per esempio le fratture da stress) possono causare dolore progressivamente nei giorni successivi. Pertanto, qualora compaiano certi sintomi nei giorni successivi a un trauma è necessario eseguire degli accertamenti specifici per verificare lo stato delle ossa. A volte non è semplice distinguere una frattura da altri traumi, per esempio una lussazione.

Conoscere i fattori di rischio che possono portare alla frattura significa ridurre la loro incidenza. Le fratture vertebrali sono spesso spontanee o dovute allo sforzo sostenuto nel sollevare un peso; le fratture del femore, dell’omero o del polso, invece, sono conseguenti a una caduta. I fattori di rischio si distinguono, generalmente, in fattori ambientali e fattori clinici. Quelli ambientali sono rappresentati dai pavimenti a cera scivolosi o bagnati, tappeti con bordi sollevati o che non aderiscono stabilmente al pavimento, mobili troppo alti che comportano il dover salire su scale o sedie, scale non fornite di corrimano o con gradini di diverse dimensioni, bagni con piatto doccia o vasca da bagno scivolose, banali cadute, incidenti stradali. È consigliato l’uso di calzature morbide con suola antiscivolo e, in particolari condizioni, il ricorso al bastone

Infine ci sono i fattori clinici (dovuti alla presenza di malattie concomitanti che compromettono la stabilità e l’equilibrio, favorendo le cadute), per esempio: malattie croniche a carico dell’apparato locomotore (artrosi, artrite reumatoide, ecc.) invalidanti, disturbi del ritmo cardiaco, improvviso calo della pressione arteriosa, deficit della vista, scarsa coordinazione dei movimenti, alterazione dell’equilibrio, uso di farmaci in grado di alterare lo stato di vigilanza (sedativi, ipnotici, antidepressivi, ecc.) o di alcool.

Attenzione all’artrosi, sempre più frequente

L’artrosi o osteoartrosi o, secondo la corrente terminologia anglofona, osteoartrite (osteoarthritis), è una malattia degenerativa che interessa le articolazioni. In medicina veterinaria è conosciuta anche come Degenerative Joint Disease (DJD). È una delle cause più comuni di disturbi dolorosi, colpisce circa il 10% della popolazione adulta generale, e il 50% delle persone che hanno superato i 60 anni di età. Durante il manifestarsi di tale patologia nascono nuovo tessuto connettivo e nuovo osso attorno alla zona interessata. Generalmente sono più colpite le articolazioni più sottoposte a usura, soprattutto al carico del peso corporeo, come le vertebre lombari o le ginocchia.

L’articolazione interessata presenta caratteristiche alterazioni della cartilagine, con assottigliamento, fissurazione, formazione di osteofiti marginali e zone di osteosclerosi subcondrale nelle aree di carico. La membrana sinoviale si presenta iperemica e ipertrofica, la capsula è edematosa e fibrosclerotica. Costituiscono fattori predisponenti l’obesità, il sesso femminile, parenti affetti da tale malattia, traumi articolari, stress continuo, umidità.

Uno studio del 2005 mostra che i condrociti di cartilagine artrosica presentano due recettori per l’istamina che viene rilasciata copiosamente dai mastociti nel liquido sinoviale: la presenza dei recettori è segno che l’istamina stimola i condrociti direttamente a produrre altri mediatori implicati nella lisi di tessuto della cartilagine (come gli enzimi metalloproteasi che smantellano le proteine fibrose collagene), e nella contemporanea infiammazione sinoviale (come la Interleuchina-1). I livelli di istamina sono spesso elevati nel liquido sinoviale dei pazienti che soffrono di artrite reumatoide. Un certo numero di fattori nutrizionali sono conosciuti per ridurre l’eccesso di istamina e per controllare il dolore.

Ciò è stato specialmente notato con il rame che è stato segnalato per ridurre i dolori articolari dei pazienti che soffrono di artrite reumatoide. L’enzima ammina ossidasi (contenente rame) ha il compito di ossidare l’istamina nei tessuti, inattivandola. I sintomi e i segni clinici che si presentano sono tutti localizzati nell’articolazione interessata (ma può colpire diverse articolazioni) e sono dolore, limitazione del movimento, rigidità, deformità articolare. Il grado di alterazione dimostrabile radiologicamente non è sempre correlato all’entità della sintomatologia. La principale diagnosi differenziale è con l’artrite (la quale è una malattia autoimmune e presenza infiammazione e alterazioni di esami come il fattore reumatoide, la velocità di eritrosedimentazione e i globuli bianchi neutrofili, con l’eccezione delle spondiloartriti sieronegative).

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I cambiamenti nello stile di vita, specialmente la perdita di peso e l’attività fisica, uniti alla terapia analgesica, rappresentano il perno del trattamento dell’osteoartrosi. Il paracetamolo rappresenta il farmaco di prima linea, mentre i Fans sono indicati solo nel caso il sollievo dal dolore non sia sufficiente, in relazione alla minore incidenza di effetti collaterali del primo nella terapia cronica. Nella maggior parte dei pazienti affetti da osteoartrosi, l’attività fisica moderata permette un aumento della funzionalità articolare e una riduzione del dolore, soprattutto nella gonartrosi.

Nelle persone in sovrappeso, il calo ponderale può rappresentare un fattore importante, in quanto garantisce da una parte una riduzione del dolore, dall’altra un aumento della funzionalità e una riduzione della rigidità e dell’affaticamento, riducendo la necessità di una terapia farmacologica. Una metanalisi condotta nel 2009 ha dimostrato che l’educazione del paziente alla gestione della malattia permette una riduzione media della percezione del dolore del 20% rispetto all’uso dei soli antinfiammatori nei pazienti affetti da coxartrosi.

Esiste una evidenza sufficiente ad affermare che la fisioterapia può ridurre il dolore e aumentare la funzionalità. Esistono evidenze che la manipolazione risulti essere più efficace dell’esercizio fisico nell’artrosi dell’anca, tuttavia queste evidenze non sono considerate conclusive. Seppur molti specialisti ritengano opportuno integrare manovre chinesiterapiche al piano di trattamento. L’allenamento funzionale, con la gestione dell’andatura e dell’equilibrio, è raccomandato per permettere un miglioramento della propriocezione, utile a ridurre il rischio di traumi da caduta nei pazienti più anziani. L’utilizzo di tutori morbidi può permettere il miglioramento dei sintomi in un anno.

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Dolori articolari e muscolari da sport: i rimedi

Quante volte ti capitano indolenzimenti da allenamento errato? Affaticamento che si accumula dopo qualche mese di ginnastica, dolori muscolari che bloccano i movimenti, comprese le possibili microfratture, tendiniti e infiammazioni varie, torcicollo compreso: ne nasce una vera propria “crisi da palestra” e il desiderio di mantenersi in forma per tutto l’anno può passare. Dopo le prime lezioni, l’indolenzimento dei muscoli può essere così fastidioso da fare rinunciare alla pratica sportiva regolare. Si chiamano dolori articolari e muscolari da sport.

Cominciamo col dire che lo sport fa bene. Mantiene elastici, tonici e in forma, ma se non lo si pratica con criterio, può anche provocare danni, specie alle articolazioni. Infatti, l’attività sportiva riduce il rischio cardiovascolare, il peso in eccesso, lo stress e non solo, ma a condizione di sceglierlo e praticarlo tenendo conto delle proprie possibilità, del livello di preparazione atletica e dell’età. Altrimenti, anche per i più allenati può aumentare il rischio di infiammazioni e tendiniti. I frequenti saltelli sullo step o le pedalate durante lo spinning, alla lunga possono provocare disturbi. L’attività sportiva fatta da chi è generalmente sedentario, da chi non svolge attività da molti mesi o da chi non è più giovanissimo, va fatta iniziando con alcuni piccoli accorgimenti.

Quello dei dolori articolari legati allo sport, è un problema comune negli sportivi. Il rapporto tra articolazioni e sport è infatti molto più stretto di quanto si possa immaginare. Una pratica sportiva fatta con costanza e senza “carichi” eccessivi aiuta le nostre articolazioni. Al contrario, sforzi troppo intensi e ripetuti possono creare traumi articolari e provocare fastidi anche cronici. È il caso ad esempio degli sport più dinamici e da performance come calcio, il tennis o il basket, che andrebbero scelti e praticati con attenzione. Infatti, se per certi aspetti può essere vero che la vita inizia a quarant’anni, nel caso dell’attività fisica, non è esattamente così e non tenerne conto significa esporsi a danni quasi certi a livello articolare e muscolare.

Neppure i più giovani, d’altro canto, possono ritenersi completamente al riparo da strappi, contusioni o distorsioni accidentali né da più subdole ma altrettanto dolorose infiammazioni da sovraccarico. Basta un movimento brusco, un piede in fallo, uno scontro con un compagno o l’insana voglia di strafare per accelerare i tempi dell’allenamento e raggiungere obiettivi inarrivabili. Per trarre dall’attività fisica tutti i possibili benefici senza correre inutili rischi bastano un po’ di cautela e buon senso. Quando, invece, ormai il danno è fatto, esistono accorgimenti pratici e preparati antinfiammatori topici che aiutano a evitare eccessive sofferenze. Ma andiamo per gradi…

I dolori muscolari successivi alla corsa hanno in genere cause e modalità di comparsa diverse. Però, è importante capirne le cause per dimensionare correttamente l’allenamento. C’è il dolore da sforzo, che si verifica durante la prova e riguarda uno o più muscoli. Le cause possono essere un accumulo di acido lattico o l’esaurimento delle scorte energetiche, se è generalizzato alle gambe. C’è il dolore successivo all’allenamento, che compare dopo circa ventiquattro ore dallo sforzo e in genere può protrarsi fino a tre-quattro giorni.

Stretching contro dolori articolari e muscolari

C’è poi la tendinite, che è un processo infiammatorio di uno o più tendini, le robuste strutture anatomiche che connettono i muscoli alle ossa. È solitamente causata da traumi o da un uso intensivo, più raramente da infezioni o malattie autoimmuni, per esempio l’artrite reumatoide. La tendinite si verifica più frequentemente alle spalle, ai gomiti, alle ginocchia, ai polsi e alle caviglie. Può verificarsi all’inserzione del tendine sull’osso, oppure in un punto qualsiasi del decorso del tendine. E può interessare anche la guaina che lo riveste e in questo caso si parla di tenosinovite.

Spesso la tendinite necessita soltanto di un adeguato periodo di riposo per guarire. Il sintomo principale è il dolore nella zona colpita, che può essere accompagnato da gonfiore, più o meno evidente, e aumenta con il movimento. La tendinite può essere legata all’uso eccessivo del tendine, per esempio negli sport che richiedono movimenti ampi e ripetitivi degli arti o in determinate professioni, per esempio suonatori di alcuni strumenti musicali. L’età è un altro fattore di rischio, in quanto con il passare degli anni muscoli e tendini perdono in parte la loro elasticità.

Per non affaticare eccessivamente i nostri muscoli è opportuno effettuare alcuni esercizi specifici per rinforzare alcuni importanti gruppi muscolari, che tuteleranno lo scheletro ed i tendini dagli incidenti più diffusi nelle palestre. È necessario quindi rinforzare la colonna lombo-sacrale, con esercizi di stretching, rotazioni del busto, addominali e lombari. Poi rinforzare le ginocchia, con esercizi stabilizzatori, allenando i muscoli estensori e flessori del ginocchio. Così come i glutei e le spalle stesse.

Ovviamente, esistono molti rimedi naturali per prevenire e curare le patologie di cui abbiamo appena parlato. Quali sono? Le ciliegie, oltre ad essere buone e succose, contengono gli antociani che combattono i radicali liberi prodotti dal corpo dopo l’attività funzionando come agenti antinfiammatori: questo frutto così dolce aumenta l’afflusso del sangue ai muscoli, contrastando quindi i dolori muscolari da sport.

Se non dormi bene, i livelli di cortisolo, l’ormone che può ritardare la ripresa dopo un allenamento, salgono. Per migliorare la qualità del sonno scollegati da qualsiasi dispositivo tecnologico e allontanati dalla cosiddetta luce azzurra che soffoca la melatonina. Non farti mancare le proteine attraverso altri alimenti. Quindi, non solo barrette solubili. Il corpo ha bisogno di magnesio per contrarre i muscoli. Includi nella tua dieta alimenti ricchi di questo minerale.

Lo stretching deve essere mirato: dopo un allenamento, non dedicarti solo allo stretching passivo. La nostra mobilità non è più quella che avevamo da bambini, ecco perché occorre concentrarsi su ogni articolazione del corpo, facendola lavorare, e dedicando a ciascuna il tempo necessario per il defaticamento. La crioterapia, aiuta a riparare eventuali lacerazioni muscolari in caso di allenamenti frequenti. Forse non ci possiamo permettere di riempire ogni giorno la vasca da bagno con del ghiaccio, ma l’acqua fredda costringe i vasi sanguigni, stimolando l’eliminazione di sostanze di scarto, come ad esempio l’acido lattico, presenti nel corpo, e allevia l’intorpidimento muscolare.

Assumi quotidianamente, o almeno nei giorni in cui ti alleni, un cucchiaio di curcuma, in modo da ridurre l’intorpidimento muscolare e il senso di fatica. Basta aggiungerla ai tuoi piatti preferiti o scioglierla in un bicchiere di acqua. Assumi fluidi in modo corretto evita gli infortuni e ti aiuta ad allenarti al meglio. La disidratazione può causare crampi, giramenti di testa, rallenta l’eliminazione dell’acido lattico e rischi di sentirti dolorante. Non dimenticare la vitamina C, o il ginseng, oppure il gingko biloba, ma anche la glucosamina, la condrotina e l’msm. Le creme o i gel a base di radici, fiori e spezie officinali antiossidanti – i più utilizzati sono l’aloe vera, l’arnica montana, l’artiglio del diavolo, la boswellia e l’imperatoria – sono ottimi per alleviare i dolori muscolari da sport.

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