Bitcoin

Bitcoin è una criptovaluta, cioè un sistema di pagamento mondiale anonimo e sicuro creato nel 2009 da un anonimo inventore, o meglio dire da un gruppo di anonimi, che si sono nascosti dietro allo pseudonimo di Satoshi Nakamoto. Loro svilupparono l’idea da lui stesso presentata su internet alla fine del 2008. Per convenzione, se il termine Bitcoin è utilizzato con l’iniziale maiuscola si riferisce alla tecnologia e alla rete, mentre se minuscola bitcoin si riferisce alla valuta in sé. Quindi, se ti capiterà in questo approfondimento di vedere scritto una volta Bitcoin e un’altra volta bitcoin, sappi che non si tratta di un errore di correzione di bozze. Ancora un dettaglio, prima di entrare nell’argomento. Il codici del bitcoin sono due: Btc o Xbt.

I cosiddetti esperti mondiali della finanza – sperando non si tratti di personaggi simili a quelli che hanno causato la crisi del 2008 e che hanno sulla coscienza la nuova ondata di miseria che sta travolgendo mezzo mondo – non ritengono che i bitcoin sia una moneta. Lo hanno democristianamente classificato come un mezzo di scambio estremamente volatile. Ti spiego subito il perché. A differenza della maggior parte delle valute tradizionali – euro, dollaro, sternina, rublo e chi più ne ha più ne metta – Bitcoin non fa uso di un ente centrale e neppure di meccanismi finanziari sofisticati. Il valore di questa moneta è determinato universalmente dalla leva cosiddetta domanda e offerta.

L’acquisto e la vendita dei bitcoin sfruttano un database distribuito tra i nodi della rete. Un sistema che tiene traccia delle transazioni, ma che sfrutta la crittografia per gestire gli aspetti funzionali, come la generazione di nuova moneta e l’attribuzione della proprietà dei bitcoin. Un sistema perfettamente sicuro? Quello non può essere garantito mai. La perfezione non esiste, come neppure esiste la sicurezza assoluta. Però è un sistema dotato di catene di blocco, o blockchain, per cui si rivela enormemente più sicuro e trasparente di tutti quelli fino ad ora utilizzati. Trasparente perché è pubblico e tutti vi possono accedere, proprio come funzionerebbe per un registro pubblico non gestito in maniera assoluta da un’autorità precostituita per qualsivoglia tipo di interesse. Ovviamente, i dati pubblici non sarebbero quelli sensibili delle persone. Pubblica e certificata è solo la transazione.

La rete Bitcoin consente il possesso e il trasferimento anonimo delle monete. I dati necessari a utilizzare i propri bitcoin possono essere salvati su uno o più personal computer o dispositivi elettronici quali smartphone, sotto forma di portafoglio digitale (il concetto di identità digitale e del riconoscimento facciale non c’entrano nulla), o mantenuti presso terze parti che svolgono funzioni simili a una banca. In ogni caso, i bitcoin possono essere trasferiti attraverso Internet verso chiunque disponga di un indirizzo bitcoin. E qui entra in gioco la struttura peer-to-peer della rete Bitcoin: la mancanza di un ente centrale rende impossibile a qualunque autorità, governativa o meno, il blocco dei trasferimenti, il sequestro di bitcoin senza il possesso delle relative chiavi o la svalutazione dovuta all’immissione di nuova moneta. Capito perché i bitcoin sono tanto odiati?

Bitcoin è una delle prime implementazioni di un concetto definito come criptovaluta, descritto per la prima volta nel 1998 da Wei Dai su una mailing list. Il primo tasso di cambio, infatti, risale al 5 ottobre 2009 e stabilisce il valore di un dollaro a mille e trecentonove Btc. Bitcoin raggiunge per la prima volta i mille dollari il 27 novembre 2013. Nuovi record storici vengono raggiunti il 17 dicembre 2017, quando il valore schizza a 20mila dollari per bitcoin. Certamente la crisi e la crescita sproporzionata della povertà nel primo e del secondo decennio del Terzo millennio hanno molto aiutato la crescita dei bitcoin, che spesso sono stati visti come l’unico modo per mettere al riparo i propri risparmi, magari guadagnando qualcosa.

Il controvalore totale dell’economia Bitcoin, calcolato a dicembre 2012, era di circa 140 milioni di dollari statunitensi, mentre ad aprile del 2014 aveva raggiunto la ragguardevole somma di 1,4 miliardi di dollari statunitensi. In mezzo c’è il mese di novembre del 2013, con un cambio di 1 bitcoin a 540 dollari statunitensi e un controvalore salito a più di 6 miliardi di dollari statunitensi. La soglia psicologica dei 500 dollari è stata raggiunta per la prima volta su Mt. Gox il 17 novembre 2013, e soli due giorni dopo, nello stesso exchange, il valore registrato è stato di 900 dollari. I 1000 dollari a bitcoin vengono raggiunti per la prima volta il 27 novembre dello stesso anno. Nel dicembre 2017 si raggiungono nuovi massimi storici in area dei 20.000 dollari. L’economia basata sui bitcoin è ancora molto piccola, se paragonata a economie stabilite da lungo tempo, e il software è ancora in uno stato di beta release.

Nonostante ciò, vengono già commercializzati in bitcoin merci e servizi reali quali, ad esempio, automobili usate o contratti di sviluppo software. I bitcoin vengono accettati sia per servizi online sia per beni tangibili. Sono moltissimi ormai gli enti, le organizzazioni e le associazioni che accettano donazioni in bitcoin. Tra i tanti si possono citare la Electronic Frontier Foundation, The Pirate Bay, Free Software Foundation e anche Wikimedia Foundation. Da novembre del 2013 l’Università di Nicosia, a Cipro, accetta il bitcoin come mezzo di pagamento delle tasse universitarie. Dal 1 luglio 2016, nella città di Zugo, capitale di uno dei Cantoni più ricchi della Svizzera, è possibile pagare in bitcoin alcuni servizi pubblici, tra cui la sanità e i trasporti.

Addirittura, alcuni commercianti, utilizzando siti di cambio, permettono di cambiare bitcoin in diverse valute, ivi compresi dollari statunitensi, euro, rubli russi e yen giapponesi. Chiunque può controllare l’elenco degli scambi di bitcoin, il famoso blockchain, e osservare le transazioni in tempo reale. Nessuno può alterarle perché non si possono alterare tutti i blocchi della rete. Perché ciò avvenga, dovrebbe essere d’accordo tutta la rete. Un ipotesi davvero surreale. Diversi servizi sono già disponibili per facilitare queste operazioni. A differenza delle valute a corso legale, i bitcoin hanno la caratteristica che nessuno può controllarne il valore a causa della natura decentralizzata del metodo di creazione della valuta.

Nella rete Bitcoin la quantità di valuta in circolazione è limitata a priori. Inoltre, è perfettamente prevedibile e quindi conosciuta da tutti i suoi utilizzatori in anticipo. L’inflazione da valuta in circolazione, quindi, non può essere utilizzata da un ente centrale per ridistribuire la ricchezza tra gli utenti. I trasferimenti sono definiti come un cambio di proprietà della valuta: vengono effettuati senza la necessità di un ente esterno che debba fare da supervisore tra le parti. Massima espressione di un sistema democratico, in cui lo Stato non può decidere unilateralmente di appropriarsi dei tuoi beni solo perché gli servono per riparare ad un errore commesso da scelte sbagliate di politici, politicanti o aspiranti tali. Inoltre, ti faccio notare che questa modalità di interscambio rende impossibile annullare la transazione e quindi di riappropriarsi delle monete che hanno cambiato proprietà.

Proprio così: il client Bitcoin trasmette la transazione ai suoi nodi più vicini, che ne verificano l’autenticità e la disponibilità dei fondi e la ritrasmettono a loro volta ai nodi a cui sono connessi. Il numero totale di bitcoin tende asintoticamente al limite di 21 milioni. La disponibilità di nuove monete cresce come una serie geometrica ogni 4 anni. Nel 2013 è stata generata metà delle possibili monete e per il 2017 si è raggiunti i tre quarti. Il calcolo è che in meno di trentadue anni verranno generate tutte le monete. All’avvicinarsi di quella data e ipotizzando che la richiesta di bitcoin crescerà più che proporzionalmente rispetto alla disponibilità degli stessi, i bitcoin potrebbero subire una deflazione del valore reale dovuta alla scarsità di nuova moneta.

Il bitcoin è una criptovaluta che garantisce l’anonimato

Anche in questo caso, saranno difficili le speculazioni, perché i bitcoin sono divisibili fino all’ottava cifra decimale, permettendo un completo aggiustamento del valore in un ambiente deflazionistico. Secondo gli sviluppatori, in un ambiente con scarsità di bitcoin i nodi anziché finanziarsi con la creazione di nuovi bitcoin trarranno profitto dalla loro capacità di effettuare le transazioni, competendo quindi sui prezzi e mantenendoli bassi. Nel 2013, la moneta virtuale ha raggiunto il 21% del totale delle operazioni di cambio della valuta cinese. Inutile negare che esistono anche previsioni nefaste. Alcuni economisti, ad esempio, prevedono addirittura il fallimento dell’intera rete Bitcoin, che potrebbe essere causata dalla svalutazione della moneta, dalla diminuzione della base di utenti o da un eventuale attacco frontale al sistema da parte dei governi.

L’unica cosa che non è possibile è bandire ogni forma di denaro digitale come Bitcoin. La decentralizzazione e l’anonimato che fanno intrinsecamente parte di Bitcoin possono essere viste come una reazione ai procedimenti giudiziari nei confronti di aziende che lavoravano nell’ambito del denaro elettronico come e-gold e Liberty Dollar. Questo perché il sistema in sé è a tutti gli effetti una raccolta del risparmio, pesantemente regolamentata in tutti i Paesi del mondo in senso repressivo, e nel caso in questione, come già esposto, una raccolta considerata abusiva. È legale? È un imbroglio? Immagino che ci siano avvocati ed economisti che stiano cercando di dare una risposta a queste non semplici domande. Sospetto che la lista delle persone che cerca di dare questa risposta si arricchirà ben presto di legislatori.

I valori di questa moneta si fondano solo sulla fiducia dei suoi utilizzatori e non dei mercati e degli scambi borsistici. La gestione del bitcoin, e quindi il suo valore e il suo cambio, sono affidati al libero mercato. Alla forza della domanda e dell’offerta. Nel febbraio del 2011, a seguito della menzione su Slashdot e del conseguente effetto slashdot ci sono state ripercussioni sul valore del bitcoin e sul corretto funzionamento di alcuni dei siti principali a esso collegati. Alcuni critici sollevano dubbi sulla reale possibilità tecnica di bloccare gli scambi anonimi in criptovalute su Internet. Le restrizioni sarebbero motivate dall’attività delle organizzazioni criminali e terroristiche negli scambi anonimi e criptati, dal rischio dei numerosi e piccoli risparmiatori che acquistano criptovalute come bene rifugio, oppure per guadagnare sulle variazioni di prezzo, dall’instabilità creata dai pochi grandi investitori in Borsa.

I provvedimenti variano dalla strada dell’autoregolamentazione di settore con la creazione di registri nazionali degli operatori autorizzati, alla sospensione dei titoli in Borsa, divieto di transazioni anonime riservandole a chi ha un conto corrente bancario autenticato, al blocco delle carte di credito. Altra spinosa questione è la proprietà e il controllo della moneta, e della ricchezza scambiata in Bitcoin senza transitare dai tradizionali canali di investimento bancari. La criptomoneta è emessa da operatori talora quotati in Borsa, ma che non sono proprietari del valore fatto entrare nei circuiti di scambio, e che sono fuori controllo perché agiscono in un contesto multinazionale e in sé non sono influenzati e influenzabili dagli strumenti di politica monetaria delle banche centrali.

Le carte di credito non possono essere usate dagli utenti per fare direttamente acquisti di beni venduti in criptovalute come è invece possibile con una moneta estera: prima deve essere acquistata la criptomoneta depositandola su un conto virtuale, dal quale poi è possibile fare scambi. Se Ebay ha intenzione di abbandonare PayPal dal 2020, la nota piattaforma di pagamento dal 2016 ha introdotto in 40 Paesi la possibilità di acquistare il Bitcoin per comprare beni, muovendo verso un sito che raccoglie i sistemi più popolari di pagamento, mentre Amazon sta trattando con varie banche l’apertura di conti correnti in bitcoin. Le limitazioni hanno interessato in primo luogo il bitcoin, che è la più antica e fra quelle con la maggior frequenza e volume transati.

Il 19 settembre 2017, il Governo cinese ha bloccato gli scambi in criptovaluta a Shangai e Pechino. Bitcoin calcola che in Cina si concentra il 30% del valore degli scambi totali nelle 1.200 criptovalute censite, rendendola la principale piazza finanziaria e speculativa del mondo in questo tipo di moneta. L’investitore rischia l’intero capitale, ma i guadagni finanziari mediante criptovalute in Cina non sono tassati, col solo obbligo per gli investitori americani di dichiarare oltre i 10.000 dollari. Lo stesso giorno, il Giappone è stato uno dei primi e pochi Paesi al mondo a riconoscere la legittimità delle criptovalute, introducendo una regolamentazione e iscrivendo undici operatori in un registro istituito presso l’autorità di controllo della Borsa, utilizzato da alcune imprese come benefit per i propri dipendenti.

La notizia arriva poche ore dopo una simile decisione della Sec statunitense, che in base alla legge federale ha il potere di chiudere i siti illegali: Usa e Giappone sono i mercati più dinamici per le novità dell’elettronica e per il commercio Internet. Tuttavia, il conto di deposito non ha carattere di security, come un deposito a titoli. Il gruppo Lloyd e Bank of Scotland hanno bloccato ai loro clienti gli acquisti in Bitcoin, seguendo le statunitensi Citigroup, Bank of America e JPMorgan, mentre il Governo May intende legiferare sulla materia. Le principali banche australiane hanno congelato senza preavviso gli account di utenti e trader con accesso in Borsa denominati in criptovalute, mentre il governo senza intervenire ha eliminato la doppia tassazione rispetto alle divise nazionali.

Dopo una forte crescita nell’ultimo trimestre del 2017 per i volumi di traffico e il prezzo delle azioni Bitcoin, il Governo indiano si appresta a mettere al bando tutti gli operatori in criptovalute. La criptovaluta è stata vista da alcuni come un mezzo per democraticizzare la finanza internazionale proprio nel periodo della grande recessione favorita come è noto dalla deregulation dei mercati finanziari. Altri analisti, invece, non vedono una piena legalità della valuta stessa al pari delle valute ufficiali nel mercato globale. Bitcoin è un’implementazione peer-to-peer della proposta b-money di Wei Dai e Bitgold di Nick Szabo. I principi del sistema sono descritti nel libro bianco pubblicato da Satoshi Nakamoto.

Il client ufficiale, Bitcoin Core, è un software libero che deriva direttamente dal codice scritto da Satoshi Nakamoto per implementare il protocollo di comunicazione e la rete peer-to-peer che ne risulta. Ogni utente che partecipa alla rete Bitcoin possiede un portafoglio che contiene un numero arbitrario di coppie di chiavi crittografiche. Le chiavi pubbliche, o indirizzi bitcoin, fungono da punti d’invio o ricezione per tutti i pagamenti. Il possesso di bitcoin implica che un utente può spendere solo i bitcoin associati con uno specifico indirizzo. La corrispondente chiave privata serve ad apporre una firma digitale a ogni transazione facendo in modo che sia autorizzato al pagamento solo l’utente proprietario di quella moneta. La rete verifica la firma utilizzando la chiave pubblica.

Se la chiave privata viene smarrita, la rete Bitcoin non potrà riconoscere in alcun altro modo la proprietà del denaro: la relativa somma di denaro sarà inutilizzabile da chiunque e, quindi, da considerarsi persa in modo irrimediabile e irreversibile. Casi di perdita patrimoniale per smarrimento della chiave privata si sono già verificati nei primi anni di operatività della criptovaluta: ad esempio, nel 2013 un utente ha lamentato la perdita di 7.500 bitcoin, all’epoca del valore di 7,5 milioni di dollari, per essersi accidentalmente sbarazzato di un hard disk che conteneva la sua chiave privata. Sono incidenti che non dovrebbero capitare, ma che come vedi capitano.

Non circolano informazioni: solo numeri

Gli indirizzi non contengono informazioni riguardo ai loro proprietari e in genere sono anonimi. Gli indirizzi in forma leggibile sono sequenze casuali di caratteri e cifre lunghe in media trentaré caratteri, che cominciano sempre per 1, per 3 oppure per bc1, della forma. Ecco u esempio: ‘1NAfBQUL4d2N7uu1iKxjwF8dESXTT3AKcq’. Gli utenti possono avere un numero arbitrario di indirizzi Bitcoin, e infatti è possibile generarne a piacimento senza nessun limite in quanto la loro generazione costa poco tempo di calcolo e non richiede nessun contatto con altri nodi della rete. Addirittura, creare una nuova coppia di chiavi per ogni transazione aiuta a mantenere l’anonimato.

L’algoritmo utilizzato da Bitcoin per generare le chiavi è l’Elliptic Curve Digital Signature Algorithm. I bitcoin contengono la chiave pubblica del loro proprietario (cioè l’indirizzo). Quando un utente A trasferisce della moneta all’utente B, rinuncia alla sua proprietà aggiungendo la chiave pubblica di B (il suo indirizzo) sulle monete in oggetto e firmandole con la propria chiave privata. Trasmette poi queste monete in un messaggio, la transazione, attraverso la rete peer-to-peer. Il resto dei nodi validano le firme crittografiche e l’ammontare delle cifre coinvolte prima di accettarla. Per impedire la possibilità di utilizzare più volte la stessa moneta, la rete implementa quella che Satoshi Nakamoto descrive come un server di marcatura oraria peer-to-peer, che assegna identificatori sequenziali a ognuna delle transazioni che vengono poi rafforzate nei confronti di tentativi di modifica usando l’idea di una catena di proof-of-work.

Ogni volta che viene effettuata una transazione, questa parte nello stato di “non confermata” e diventerà “confermata” solo quando verificata attraverso una lista di marcatura oraria gestita collettivamente da tutte le transazioni conosciute, la blockchain, o catena di blocchi. In particolare, ogni nodo generatore raccoglie tutte le transazioni non confermate che conosce in un “blocco” candidato, un file che, tra le altre cose, contiene un hash crittografico del precedente blocco valido conosciuto a quel nodo. Prova poi a riprodurre un hash di quel blocco con determinate caratteristiche, uno sforzo che richiede in media una quantità definibile di prove da dover effettuare. Quando un nodo trova tale soluzione la annuncia al resto della rete, i peer che ricevono il blocco ne controllano la validità prima di accettarlo e poi aggiungerlo alla catena.

Provo ad essere più chiaro. Quando una transazione viene ammessa per la prima volta in un blocco, riceve una conferma. Ogni volta che al di sopra di quel blocco vengono creati altri blocchi figli a esso collegato, riceve un’altra conferma. Quando il blocco contenente la transazione raggiunge sei conferme, ovvero vengono creati sei blocchi collegati a esso, il client Bitcoin cambia stato alla transazione portandola da “non confermata” a “confermata”. La motivazione dietro a questa procedura è che a ogni conferma della transazione, ovvero a ogni nuovo blocco che viene creato al di sopra del blocco con la transazione stessa, risulta via via più difficile e costoso annullare la transazione.

Un ipotetico attacco, per annullare una transazione con un certo numero di conferme, dovrebbe generare una catena parallela senza la transazione che desidera annullare e composta da un numero di blocchi pari o superiore alle conferme ricevute dalla transazione. Ne consegue che la catena dei blocchi contiene lo storico di tutti i movimenti di tutti i bitcoin generati a partire dall’indirizzo del loro creatore fino all’attuale proprietario. Quindi, se un utente prova a riutilizzare una moneta che ha già speso, la rete rifiuterà la transazione in quanto la somma risulterà già essere spesa.

Nakamoto ha progettato il sistema in modo che, nonostante il database aumenti di dimensioni nel tempo, sia possibile averne una versione ridotta che riguardi nel dettaglio solo alcune transazioni, ma che rimanga completamente verificabile in modo indipendente. Per un utente privato potrebbe essere interessante avere la catena dei blocchi con le sole transazioni che lo riguardano. Oppure, potrebbe essere desiderabile ripulire dal database tutte le transazioni le cui somme in uscita sono già state utilizzate in altre transazioni, diminuendone di molto le dimensioni.

La rete Bitcoin crea e distribuisce in maniera completamente casuale un certo ammontare di monete all’incirca sei volte l’ora ai client che prendono parte alla rete in modo attivo, ovvero che contribuiscono tramite la propria potenza di calcolo alla gestione e alla sicurezza della rete stessa. L’attività di generazione di bitcoin viene spesso definita come mining, un termine analogo al gold mining, estrazione dell’oro. La probabilità che un certo utente riceva la ricompensa in monete dipende dalla potenza computazionale che aggiunge alla rete relativamente al potere computazionale totale della rete.

Inizialmente il client stesso si occupava di svolgere i calcoli necessari all’estrazione dei bitcoin, sfruttando la sola CPU. Con l’aumentare della potenza di calcolo totale della rete e a seguito della natura competitiva della generazione di bitcoin, questa funzionalità è diventata antieconomica ed è stata rimossa. Ora vengono usati dei programmi specializzati, che inizialmente sfruttavano la potenza delle gpu e delle fpga, e ora utilizzano hardware dedicati basato su processori asic, appositamente progettati per questo utilizzo. Dal momento che la quantità di operazioni mediamente necessarie a chiudere con successo un singolo blocco è diventata talmente elevata da richiedere grandi quantità di risorse in termini di energia elettrica e potenza computazionale, la maggior parte dei minatori si unisce in gilde chiamate mining pool dove tutti i partecipanti mettono in comune le proprie risorse, spartendosi poi i blocchi generati in funzione del contributo di ognuno.

Bitcoin

Criptovaluta bitcoin tra anonimato e sicurezza.

Il numero di bitcoin creati per blocco era inizialmente di 50 btc. Tale quantità è stata programmata per diminuire nel tempo secondo una progressione geometrica con un dimezzamento del premio ogni 4 anni circa (210,000 blocchi). Così dimensionata, questa serie comporta che in totale verranno creati circa 21 milioni di bitcoin nel giro di cento e trenta anni circa, con l’80% degli stessi creati nei primi dieci anni. In seguito, la ricompensa è passata a 25 btc per blocco il 28 novembre 2012 e a 12,5 btc per blocco il 9 luglio 2016, e così sarà per i successivi quattro anni.

Con la progressiva riduzione della ricompensa di generazione nel tempo, la fonte del guadagno per i minatori passerà dalla generazione della moneta alle commissioni di transazione incluse nei blocchi, fino al giorno in cui la ricompensa cesserà di essere elargita. Per allora l’elaborazione delle transazioni verrà ricompensata unicamente dalle commissioni di transazione stesse. L’importo della commissione può essere impostato liberamente da chi effettua una transazione, sebbene da maggio 2013, con l’aggiornamento alla versione 0.8.2 del client ufficiale, commissioni al di sotto della soglia di 0,0001 BTC vengono considerate non standard e, di conseguenza, le transazioni associate rischiano di non essere mai confermate.

Criptovaluta bitcoin: un affare d’oro

Tanto più è alta la commissione tanto più è probabile che venga inclusa nel primo blocco estratto, accelerando quindi la prima conferma. Gli utilizzatori hanno un incentivo a includere tali commissioni, perché ciò significa che la transazione sarà probabilmente elaborata più rapidamente: ogni minatore ha la libertà di scegliere quali transazioni includere nel blocco che sta elaborando, che ha una dimensione massima prefissata dal protocollo, e che quindi sarà invogliato a includere per prime le transazioni con commissioni maggiori. Tutti i nodi della rete competono per essere i primi a trovare una soluzione di un problema crittografico che riguarda il blocco candidato, un problema che non può essere risolto in altri modi se non con la bruteforce e che quindi richiede sostanzialmente un enorme numero di tentativi.

Quando un nodo trova una soluzione valida l’annuncia al resto della rete attribuendosi contemporaneamente i bitcoin in premio previsti dal protocollo, i nodi che ricevono il nuovo blocco lo verificano e lo aggiungono alla loro catena, ricominciando il lavoro di mining al di sopra del blocco appena ricevuto. Dal punto di vista tecnico il processo di mining non è altro che un’operazione di hashing inverso: determinare un numero (nonce) tale per cui l’hash Sha-256 di un insieme di dati rappresentante il blocco sia inferiore a una soglia data. Questa soglia, chiamata difficoltà, è ciò che determina la natura concorrenziale del mining di bitcoin.

PROMEMORIA > Hai trovato interessante questo racconto? Sfoglia le altre storie

In pratica, più potenza di calcolo viene aggiunta alla rete bitcoin e più questo parametro aumenta, aumentando di conseguenza il numero di calcoli mediamente necessari a creare un nuovo blocco e aumentando quindi il costo di creazione dello stesso, spingendo i nodi a migliorare l’efficienza dei loro sistemi di mining per mantenere un bilancio economico positivo. L’aggiornamento di questo parametro avviene ogni quattordici giorni circa, dimensionandosi in modo che un nuovo blocco venga generato in media ogni dieci minuti.

Visto che i nodi non hanno l’obbligo di includere le transazioni nei blocchi che generano, chi invia bitcoin potrà volontariamente pagare una tassa di trasferimento. Facendo questo la velocità di trasferimento aumenterà e offrirà un incentivo agli utenti per tenere attivi i nodi, specialmente quando la difficoltà per generare bitcoin aumenterà o se la quantità di premio per blocco decrescerà nel tempo. I nodi collezionano le tasse di transazione associate a tutte le transazioni presenti nel loro blocco dedicato. Bitcoin è stato menzionato in siti di ampia visibilità come Slashdot o la rubrica tecnica del Time.

Anche l’Agenzia Ansa ha dato risalto all’ascesa dell’utilizzo, della diffusione e del valore del bitcoin, mentre le maggiori testate economiche italiane, tra cui per prima Money.it sin da inizio 2017, hanno una sezione dedicata al bitcoin con prezzo, grafico storico e una copertura quotidiana sull’andamento della più importante delle criptovalute. Ampio risalto ha avuto sui media internazionali l’annuncio che il colosso dei blog Automattic ha adottato, a partire dal 15 novembre 2012 la criptovaluta come metodo di pagamento per sfuggire al blocco di più di 60 Paesi adottato da PayPal e dalle carte di credito.

Il 10 ottobre 2014 il distributore cinematografico Gravitas Venturas ha diffuso The Rise and Rise of Bitcoin un documentario sulla tecnologia Bitcoin, che può essere considerato il primo film su questa tecnologia. In virtù delle caratteristiche open del protocollo e del software originario scritto dal creatore del sistema Bitcoin, nel tempo sono stati creati programmi e librerie che implementano il protocollo Bitcoin in modo indipendente. Queste implementazioni spesso sono pensate per semplificare l’uso dei bitcoin, ad esempio consentendo all’utente di ricevere transazioni senza dover scaricare l’intera catena dei blocchi, o scaricandone una versione ridotta.

PROMEMORIA > Potrebbe fare per te Blockchain, il futuro e la fiducia nella community

Altri software sono in grado di collegarsi al client originale per estenderne le funzioni o per agevolarne l’uso. Altre ancora sono pensate per essere utilizzate su dispositivi sui quali il client originale non può essere eseguito. In Italia sono funzionanti alcuni punti atm nei quali è possibile prelevare contanti o versare contanti nel proprio conto bitcoin, i quali verranno convertiti secondo il tasso di cambio vigente in quel momento. Prima di utilizzare un atm bitcoin è necessario installare il portafoglio elettronico nel proprio smartphone e generare il proprio indirizzo Bitcoin, analogo al codice iban, e il relativo QR Code da far riconoscere alla macchina per il successivo accreditamento o prelievo di valuta bitcoin.

Il primo bancomat bitcoin al mondo, marchiato Robocoin, fu installato a Vancouver, in Canada, e cominciò a funzionare l’1 novembre 2013. Il primo installato in Italia, terzo in Europa dopo quelli di Helsinki e Zurigo, ha cominciato a operare a Udine il 20 febbraio 2014. Gli atm del circuito di Bitcoin sono separati e non integrati con Visa, Mastercard, o altri circuiti di pagamento utilizzati dagli istituti bancari. Con il bitcoin-central, l’utente ha un proprio codice iban che permette un’identificazione univoca internazionale del conto corrente, anche fuori dal circuito di pagamento bitcoin. La conversione del bitcoin in euro e nelle altre valute, consente di effettuare bonifici bancari internazionali verso qualsiasi altro circuito di pagamento.

Il bitcoin è rappresentato dal simbolo di valuta ₿. La proposta di introduzione del relativo carattere Unicode è stata accettata dall’Unicode Consortium nel novembre 2015 e il carattere (U+20BF) è ufficialmente disponibile dal giugno 2017 come parte della versione 10.0 di Unicode. Negli anni precedenti, in mancanza di un carattere ufficiale, sono stati usati diversi artifici per rappresentare il simbolo di bitcoin, tra i quali l’uso di immagini in linea nel testo, l’impiego di font speciali, oppure l’uso di caratteri graficamente simili, come il simbolo del baht thailandese: ฿. In molti oggi, investono e monetizzano facendo trading online con i bitcoin. Infatti, il trading consente l’investimento sulla sola previsione di crescita o di decrescita della moneta.

Loading...
0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Tu cosa ne pensi?