Crotone sogna di liberarsi dai veleni

Crotone sogna di liberarsi dai veleni

Crotone sogna di liberarsi dai veleni e parte su Change.org la raccolta firme della disperazione. I cittadini di crotone, disperati al pari di quelli della Terra dei Fuochi, chiedono una bonifica urgente del loro territorio, noto come la Terra dei Veleni. Qui ci si ammala troppo. E si muore giovani, troppo giovani e troppo spesso. “In Calabria continuiamo a respirare veleni. Tutti i santi giorni, gli abitanti di Crotone sono costretti a convivere con sostanze cancerogene di diversa natura e origine, che sono state sotterrate, che si mescolano al suolo e alle tante falde acquifere presenti o che viaggiano libere nell’aria. La nostra Terra dei Veleni va bonificata ora”, tuona Vincenzo Voce, del Comitato Cittadino “La Collina dei Veleni”, che ha avviato la raccolta firme per una petizione da indirizzare al ministro per l’Ambiente, Sergio Costa.

“Una bonifica seria per Crotone, Terra dei Veleni”, questo è il nome dell’iniziativa che in pochi giorni ha raccolto quasi cinquantamila sostenitori. “Signor ministro Costa, lei è conosciuto per essere stato in prima linea nella repressione di tutti i crimini ambientali della Terra dei Fuochi”, scrivono preoccupati i rappresentanti della comunità crotonese, che aggiungono: “Caro ministro, deve sapere che a sud della vicina Campania, regione per la quale si è battuto più volte, si trova un’altra terra, la Terra dei Veleni: Crotone. In settant’anni di vita industriale, rifiuti industriali di ogni genere sono stati interrati un po’ dovunque. Sono nel centro città e nelle campagne circostanti. Molte falde sono state contaminate da sostanze estremamente cancerogene come cadmio e Tce e da decenni sono incontrollate”. Ma c’è di peggio.

Il Comitato Cittadino “La Collina dei Veleni” denuncia al Ministero per l’Ambiente che: “Un quartiere, un intero quartiere, poi adibito ad edilizia popolare è stato costruito su rifiuti industriali. Parliamo di Fondo Gesù. Altre pericolose scorie sono state tranquillamente interrate al di sotto di alloggi popolari e scuole”. Secondo il Comitato Cittadino in questione: “C’è stata la sfrontatezza di gettare rifiuti industriali anche nel Piazzale della Questura. E come era immaginabile, ad oggi nessuno ha pagato un solo centesimo. Tutto ciò nonostante siano stati celebrati importanti processi, siano stati identificati i diretti proprietari delle scorie e anche le ditte che le hanno smaltite. E non finisce qui, perché, ancora oggi non sono per niente rare le scoperte di residui industriali nei siti urbani o di forte interesse turistico, come può essere il Castello di Carlo V. Peccato che nessuno si preoccupi di verificare quanto queste scorie facciano male alla nostra salute”. I cittadini, questa volta, una risposta la vogliono.

Tante, troppe, le persone che si sono ammalate e che sono morte di tumore a causa della presenza di rifiuti tossici industriali che hanno ormai inquinato aria, mare e terra. Senza contare case, scuole e uffici fabbricati con cemento impastato con arsenico, piombo, zinco. A Crotone è emergenza ambientale. Se la Campania ha da affrontare il problema della Terra dei Fuochi, la Calabria, oltre a quello delle “navi dei veleni”, ha da risolvere il dramma di Crotone, da decenni anche “Terra dei Veleni”. Nel capoluogo calabrese tutto l’ambiente è ormai intossicato. I metalli pesanti sono entrati nella catena alimentare, nel latte, nei formaggi, nel pesce, nella carne.

L’elevato numero di decessi per tumore sembrerebbe confermarlo. Nella Città di Pitagora esiste una zona vastissima che dovrebbe essere stata bonificata nel 2001, come stabilito dalla “Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul ciclo illegale di rifiuti”, ma che in realtà non è mai stata bonificata. Nell’area in questione ci sono rifiuti tossici industriali e siti di bonifica di interesse nazionale. In prossimità di terreni che sono altamente inquinati e contaminati da materiale tossico, sono state costruite case, scuole e campi di calcio, strade, questura, parcheggi, si coltivano ortaggi e vengono fatti pascolare animali. Legambiente ha lanciato l’allarme circa dieci anni fa: se questo materiale inquinante non viene rimosso, è destinato a trasformarsi in una vera e propria bomba, è destinato a distruggere mare, aria e, più in generale, l’ambiente.

“Da oltre un decennio c’è una multinazionale di proprietà dell’Eni, la Syndial, che porta avanti un processo di bonifica. Sino ad oggi, mi sento di dire che abbiamo perso tempo con degli “alberelli magici” che dovevano ripulire suoli fortemente contaminati da veleni pericolosissimi come cadmio, arsenico e piombo”. E poi c’è un paradosso. Un altro. Quale? “All’interno dell’area immediatamente adiacente a quella industriale, si sta procedendo alla bonifica di suoli che non sono assolutamente contaminati. Quelle sono bonifiche fatte con soldi pubblici. Dopo il fallimento del progetto di bonifica denominato Mattm, è partito un nuovo progetto che si chiama Pob Fase II. In pratica, cambiano le tecnologie impiegate per le bonifiche ambientali. Purtroppo, la realtà dei fatti è che molti veleni resteranno lì dove si trovano”, affermano ancora i cittadini di Crotone.

La petizione proposta dal Comitato Cittadino “La Collina dei Veleni” contiene un’ulteriore importante puntualizzazione. “Una grande area del terreno su cui sorge l’ex stabilimento di Pertusola Sud, l’Area ex Impianti, è stata utilizzata per oltre cinquant’anni come ‘zona stoccaggio’ residui della lavorazione della blenda, quindi si parla di ferriti di zinco, che produce scorie pericolosissime. Bene, anzi male, quest’area non sarà nemmeno sfiorata dalla bonifica. Inevitabile essere pervasi dalla strana sensazione che si sta spingendo sull’acceleratore del processo burocratico per ottenere e ‘blindare’ al più presto, magari già per il mese di agosto, l’approvazione del progetto così com’è. Se così fosse, il tutto riceverebbe l’ok ministeriale senza che il ministro Costa abbia la possibilità di valutare con estrema attenzione tutta la documentazione. Allarmati da queste problematiche, ci siamo permessi di sollecitare un rapido intervento del Governo: chiediamo, almeno sul nostro territorio, bonifiche risolutive”.

PROMEMORIA > Hai trovato interessante questo racconto? Sfoglia le altre storie

Certo è che impastare rifiuti tossici con il cemento e tirarci su scuole elementari, case e uffici pubblici non è semplicemente un reato, è da considerare un vero e proprio crimine contro l’umanità. Le evidenze emerse dall’operazione denominata “Black Mountain”, portata avanti dalla Procura della Repubblica di Crotone, hanno portato alla luce uno dei disastri ambientali più preoccupanti della storia italiana. Tra i più disastrosi del sud del Paese. Migliaia di bambini delle elementari per dieci anni sono andati a scuola su una montagna di veleni. Almeno 350mila tonnellate di materiali tossici sono state utilizzate per costruire un’intera città. Quindi, sarebbe auspicabile quantomeno un chiarimento da parte del Ministero competente. Evitiamo di fare come si sta facendo da decenni con le “Navi dei veleni“.

Loading...
0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Tu cosa ne pensi?