Damanhur: 'paradiso' laico in Valchiusella

Non si capisce bene se sono veri e propri detrattori o semplici invidiosi, fatto sta che un numero importante di persone definisce Damanhur una “setta religiosa”. Tecnicamente, questo angolo di “paradiso ecologico” in cui il tempo sembra essersi fermato è una federazione di comunità spirituali. Quindi, è sì una setta, ma non religiosa. Si può parlare di laicismo? Sì, visto che nell’accezzione moderna del termine “laico” è dislegato da qualsiasi autorità confessionale, ecclesiastica e non, e quindi da qualsiasi confessione religiosa o non religiosa. I damanhuriani applicano una filosofia, anche molto rigorosa. C’è del misticismo? Certamente sì.

Lì trovi nel Piemonte del nord, ben rifugiati tra Torino e Aosta. Il loro “mondo” si estende in un raggio di quindici chilometri e comprende al centro la Valchiusella, una valle ancora verde e pulita in cui i seicento cittadini di Damanhur che vi abitano hanno dato vita a una società multilingue, aperta agli scambi con il mondo e con le diverse culture dei popoli. Essendo una comunità spirituale non è necessario vivere lì per essere spiritualmente un damanhuriano. Infatti, in Italia e anche all’estero vivono altri damanhuriani non residenti in Valchiusella, un modo per entrare nella setta senza cedere i propri beni e averi (chi va a vivere lì cede tutto alla Fondazione Damanhur).

Certo è che una persona che lascia la comunità è considerata elemento non più “dialogante” e quindi viene tenuta in disparte. Lo “spirito guida” che aleggia in questa comunità è quello di “una filosofia di vita applicata, nella quale spiritualità significa dare significati e riconoscerli in ogni aspetto della vita”, ti spiegano in modo estremamente cordiale due abitanti addetti all’accoglienza che si chiamano come due pesci. E sì, perché in questo luogo “incantato” si perde la propria identità anagrafica, ma non se stessi. Dicevo che non è una religione e non prevede una “verità” alla quale attenersi. “Il messaggio spirituale di Damanhur invita ogni essere umano a ricercare dentro di sé le risposte alle domande fondamentali della vita, attraverso lo scambio e il confronto con gli altri. Attraverso la vita comunitaria, i cui valori sono improntati a solidarietà, condivisione, amore reciproco e rispetto per l’ambiente”.

Non è assolutamente facile adattarsi alla vita, alle regole e ai ritmi di Damanhur, che però da un punto di vista squisitamente ecosostenibile è un paradiso, ma non necessariamente il paradiso di dantesca memoria. Per questo, a Damanhur hanno la scuola di meditazione, dove imparano a esplorare le energie presenti nell’universo, perché loro vorrebbero “migliorare se stessi e la vita sul pianeta”. Ma come è nato questo luogo? Damanhur è per la legge italiana una proprietà privata in mano ad una fondazione.

Viene fondata nel 1975 su ispirazione di Falco Tarassaco, alias Oberto Airaudi, e si basa sul suo credo. Airaudi vede l’essere umano come portatore di una scintilla divina, della quale prendere consapevolezza attraverso la meditazione su di sé e sulla sacralità dell’universo. La sua visione ha creato una realtà fondata su solidarietà, condivisione, amore reciproco e totale rispetto per l’ambiente, che nel 2005 è stata premiata dal Global Human Settlements Forum delle Nazioni Unite, cioè dall’Onu, come modello di società perfettamente sostenibile.

Nonostante si tenti spesso di banalizzare quanto si riesce a fare in questo angolo incontaminato di Piemonte, le scelte perseguite nei decenni da Delfina, Zebra, Lupo, Orso, Giraffa e degli altri abitanti danno comunque i loro frutti. “Ogni anno Damanhur accoglie migliaia di visitatori e attira l’interesse di studiosi e ricercatori da tutto il mondo nel campo delle scienze sociali, dell’arte, della spiritualità, della sostenibilità ambientale”, ci tengono a precisare. E a ben vedere ci si può accreditare anche attraverso il loro sito internet, scegliendo fra diverse offerte. Turisti e giornalisti. “Nella nostra filosofia, che ispira la vita delle oltre venticinque comunità della federazione, sono fondamentali il pensiero positivo, la valorizzazione delle diversità, il raffinamento interiore e la disponibilità al cambiamento come strategia per uscire dalle abitudini”. Quindi, è una setta aperta al mondo, che non nasconde i luoghi in cui vive e neppure i rituali che pratica. Anzi, ne fa una risorsa turistica.

Damanhur: 'paradiso' laico in Valchiusella

Una delle fantastiche opere realizzate a Damanhur.

La storia di Damanhur inizia nel 1975 con le prime conferenze pubbliche tenute a Torino dal suo fondatore su temi come il paranormale, l’esoterismo e le medicine naturali. Un anno dopo, inizia il primo corso di meditazione. Ed è proprio la scuola di meditazione a porre le basi per la nascita delle comunità che oggi compongono la federazione. Airaudo conduce personalmente i primi corsi e forma altri istruttori, tutti provenienti dall’area del Torinese. Negli anni successivi, la scuola cresce grazie a loro, che portano avanti la tradizione del suo insegnamento, mentre lui mantiene la funzione di supervisore e guida spirituale dell’intera comunità.

L’insegnamento di meditazione e di indottrinamento crea una forte identità intorno ai valori spirituali di riferimento e alle norme di comportamento tra le persone e nasce Damanhur. Siamo nel 1977. Prende nome dall’omonima città egiziana di Damanhur, sede nell’antichità di un tempio dedicato a Horo. Secondo gli abitanti del luogo, il nome Damanhur deriva da Damm, che in arabo egiziano vuol dire “sangue”, e da Nhur, che in arabo egiziano significa “fiumi”: il nome farebbe riferimento ad una guerra che avrebbe fatto versare “sangue a fiumi”.

Qui entra in ballo l’esoterismo. Esoterica è l’“esperienza” più che la “conoscenza”, chiave alla trasformazione per chiunque voglia perseguire un obiettivo spirituale. Molte persone provenienti da culture diverse del mondo, partecipano alla scuola, attraverso il “percorso di libertà spirituale” oppure attraverso il “corso di meditazione”, le cui materie ed esperienze continuano a espandersi. Tema fondamentale della scuola è l’uso del libero arbitrio, come capacità individuale di fare le proprie scelte e assumersene la responsabilità”. Almeno questo è quello che sostengono loro.

Il desiderio di realizzare una realtà spirituale, ha reso Damanhur un modello di vita complesso e articolato, che si fonda su quattro pilastri chiamati “corpi”. Due di questi sono la “scuola di meditazione”, che comprende la visione spirituale, e la “federazione di comunità”, ovvero l’applicazione pratica di questa stessa visione nella vita di tutti i giorni. Gli altri due cardini sono il “gioco della vita” e il “tecnarcato”, rispettivamente legati ai valori fondamentali del cambiamento e della trasformazione interiore.

L’interazione di questi pilastri crea un modo di vivere dinamico che propone, con logiche diverse da quelle dei “comuni mortali”, esperienze spirituali uniche e originali. “La scelta di metodo, che fin dall’origine ha caratterizzato il percorso spirituale di Damanhur, è l’abolizione del fumo e il divieto di utilizzare qualsiasi tipo di sostanze allucinogene. Motivo di ciò è la convinzione che l’Illuminazione possa essere conseguita come conquista della consapevolezza quotidiana, della coerenza e della costanza in un percorso scelto, fino a rendere stabile la propria trasformazione interiore, senza dipendere da fattori estranei a se stessi”.

I damanhuriani hanno dato vita a iniziative nel campo del lavoro, della politica, della cultura, dell’arte e della ricerca nel campo delle energie sottili che guidano l’universo. Ma non solo. Qui hanno creato una propria moneta: il credito damanhuriano è la valuta correntemente utilizzata. Ciò ha permesso di sviluppare una propria economia applicando l’idea di beni e ricchezza comuni. All’inizio, fra il 1975 e il 1977, prima ancora dell’inaugurazione della prima comunità, il gruppo dei fondatori decide di mettere in comune i risparmi personali di ciascuno e questo rende possibile acquistare i terreni e costruire le prime abitazioni.

Si decide di utilizzare la loro moneta per gli acquisti e i servizi interni alla comunità e, al tempo stesso, permettere ai damanhuriani di utilizzare la lira anche per l’acquisto di materiali e proseguire l’insediamento della comunità. Questo sistema incrementa nel tempo la possibilità di effettuare molti scambi interni e di non toccare la liquidità del gruppo. Successivamente si va nella direzione di sostituire la copertura in denaro con quella dei beni immobili, acquistati man mano dalla comunità in continua espansione in modo tale da non vincolare in nessun modo il denaro depositato.

Infine, si arriva all’attuale sistema, che vede ora il valore del credito agganciato al valore dell’euro e prevede una serie di regolamenti per tutti coloro che aderiscono al circuito. Il credito, infatti, è inserito a pieno titolo all’interno delle attività di Damanhur e la federazione legalmente è un’associazione di promozione sociale. Il tutto, ovviamente, si lega alla concezione damanhuriana che vuole una vita in continua trasformazione.

“Un rinnovamento conseguito attraverso il confronto con gli altri, per far emergere la propria parte più vera, che ci collega all’essenza divina dell’universo, affermano. Per sottolineare l’importanza del cambiamento, del rispetto per la vita e dell’umorismo che deve guidare ogni trasformazione, chi vive nella comunità adotta il nome di un animale e il cognome di un vegetale che usa quotidianamente. In fondo, anche i cattolici chiedono la redenzione dai peccati…

Il percorso spirituale nella scuola di meditazione, guida ogni damanhuriano nell’esplorazione di sé e nella ricerca dei significati dell’esistenza, anche attraverso lo studio delle antiche tradizioni magiche e la celebrazione dei ritmi della natura. All’interno di questo percorso, ognuno impara a sviluppare i propri talenti e a limare i propri difetti, aiutando gli altri a fare altrettanto, in un difficilissimo gioco di rimandi e di comunicazione che porta tutti a riconoscersi in un “popolo spirituale”, in cui ciascun individuo è sia “io” sia “noi”.

Il rispetto per l’ambiente è uno dei fondamenti del pensiero damanhuriano, che infatti coltivano e allevano biologicamente, ristrutturano e costruiscono secondo i criteri della bioedilizia, hanno sviluppato aziende di progettazione e installazione nel campo delle energie rinnovabili, prediligono i metodi di cura naturali e una visione olistica della medicina. Insomma, nulla di troppo diverso rispetto a ciò che fa normalmente un vegano, un vegetariano, o un onnivoro che sa prendersi cura della propria salute.

Damanhur: 'paradiso' laico in Valchiusella

Nella filosofia damanhuriana non c’è spazio per gli egoismi.

La ricerca dell’integrazione tra l’essere umano e l’ambiente avviene attraverso l’attenzione all’impatto più basso possibile e attraverso la ricerca delle soluzioni tecnologiche più all’avanguardia. Infatti, la tecnologia, quando adeguatamente compresa e utilizzata, è un prezioso alleato nella difesa della salute e della natura. Il rispetto nei confronti dell’ambiente è qualcosa che va al di là di una visione ecologista.

“Per noi significa riconoscere l’esistenza di una vita autoconsapevole e sensibile nel mondo vegetale, oltre che animale, e ricercare il contatto con le intelligenze che abitano questo universo”. Nasce così, tra le altre, l’esperienza nel campo della comunicazione vegetale, la cui più nota espressione è la “musica delle piante”, che permette l’esecuzione di “concerti speciali” in cui i musicisti sono alberi, piante ed esseri umani insieme.

Damanhur è conosciuta nel mondo per i “Templi dell’Umanità”, un complesso ipogeo interamente scavato a mano nel cuore della montagna, decorato con mosaici, vetrate artistiche, sculture, pitture parietali e opere d’arte dedicate al risveglio della scintilla divina presente in ciascun essere umano. Ci tengo a ripetere un concetto già espresso: per realizzare queste meravigliose opere che, almeno una volta nella vita, vale la pena visitare, non sono state usate macchine, ma solo le mani.

Questo rende i “Templi” dei capolavori unici nel loro genere. Opere che sono state definite l’Ottava Meraviglia del Mondo. I “Templi dell’Umanità” sono dedicati all’armonia e alla bellezza come espressione della libera spiritualità, alla quale si aggiunge un altro progetto: costruire il “Tempio dei Popoli” in una cava di calce abbandonata da sessant’anni, in un’area vicina ai “Templi dell’Umanità” e adiacente al “Tempio Bosco Sacro”, nel territorio di Vidracco.

La filosofia damanhuriana attribuisce grande importanza ai popoli nativi e spirituali, considerati custodi della relazione con il pianeta, mentre l’istituzione di un “Parlamento dei Popoli” vorrebbe contribuire all’incontro e allo scambio tra “super-individui” così importanti per il genere umano. Dopo l’edificazione delle strutture interne il progetto comprende il pieno recupero ambientale, grazie al quale ridare armonia all’ampia zona collinare boscosa. Opere come i “Templi dell’Umanità” e il “Tempio dei Popoli” sono realizzabili anche grazie al contributo di gruppi di persone che sentono affinità con questa tipologia di progetti e desiderano sostenerne concretamente la realizzazione attraverso donazioni e collaborazioni tecniche e progettuali specializzate”.Il concetto è semplice.

Capisco che si possa faticare a comprenderlo, ma in fondo ci sono due dati di fatto: sono degli artisti e c’è gente che li finanzia per completare queste opere d’arte che sono visitabili da tutti. Ai “Templi dell’Umanità” e al “Tempio Bosco Sacro” si aggiunge il “Tempio Aperto”, che si trova a Damjl, la prima comunità damanhuriana. È caratterizzato da diciotto colonne in argilla e due in pietra giovane, delimitato tra l’altare dedicato all’elemento “terra” e quello dedicato all’elemento “fuoco”. A un’estremità, termina con un anfiteatro, nel quale una parte dell’ellisse rappresenta un teatro all’aperto. Il complesso “guarda” direttamente al cielo, essendo privo di copertura.

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Il “Tempio Aperto” è dedicato all’istinto e alla ricerca delle proprie radici “lontane”, divine, che è proprio di ogni essere umano. Questo istinto, che i damanhuriani definiscono “senso del divino”, è quello che trova risposta nelle strade spirituali, filosofiche, religiose tracciate dai popoli e dai ricercatori spirituali di ogni epoca. Strade che a Damanhur, questo è molto importante sottolinearlo, non sono assolutamente uguali per tutti visto che il sistema meritocratico anche lì è molto discutibile. Ma questo te lo spiego tra poco. Ora torniamo al “Tempio Aperto”. Lo hanno costruito per essere aperto a tutti i percorsi spirituali e religiosi, alle diverse scuole di pensiero, culture e tradizioni dell’Umanità.

È un luogo magico dove si celebra la spiritualità della vita, aperto al cielo e a tutti gli elementi, e dedicato alla gioia e all’unione armonica tra esseri umani e dei. Questa struttura, anch’essa unica nel suo genere, “è dedicata alla domanda, che è universale, la quale è premessa a queste risposte, che sono specifiche. Il tempio è perciò aperto a ogni possibile riferimento, a ogni possibile celebrazione proveniente da tradizioni diverse, e sovente ha ospitato cerimonie officiate da ospiti provenienti da lontano. Per noi, è la sede della celebrazione della luna piena, l’Oracolo, che qui si svolge ogni mese, alla presenza anche di tantissimi ospiti e semplici visitatori. Il teatro posto a un’estremità ospita assemblee, momenti di incontro, musica e teatro che scandiscono, solo nella bella stagione, la vita comunitaria. Qui vengono svolte anche le cerimonie funebri sulle ceneri dei damanhuriani, come ultimo saluto e augurio per la nuova esperienza nella quale la persona sta inoltrandosi”.

Essendo una setta spirituale, i damanhuriani hanno le loro credenze. Si tratta di una filosofia pagana, ma pone esseri umani e dei sullo stesso percorso evolutivo: gli dei, pur con caratteristiche diverse, fanno parte come noi della natura stessa dell’universo, del medesimo ecosistema nel quale ogni intelligenza, essere umano, spirito e divinità, realizza la propria evoluzione in relazione a quella degli altri. Ovviamente, questo si riflette anche nella vita di tutti i giorni. Ciò significa che nella comunità si fa molto uso della magia e delle divinazioni, non ci sono riferimenti al perdono e alla giustizia, né ai diritti umani.

Selettiva come prevede la sua costituzione, la filosofia damanhuriana non offre a tutti le stesse opportunità. La meritocrazia adoperata per distinguere e separare le persone più operose da quelle meno non offre margini di tolleranza, generando perciò un sistema divisionale. Come te lo spieghi? Uso una loro frase dai modi gentili: “La convinzione che l’umanità possieda un’origine divina influenza il rapporto con le divinità, che per noi si fonda in chiave laica sul rispetto e sullo scambio. In questa prospettiva i rituali rappresentano il linguaggio con cui comunicare con le forze divine, e non un atto di sottomissione o devozione fine a se stesso. L’obiettivo principale dell’iniziazione, che avviene all’interno della scuola di meditazione, è di stabilire un’alleanza tra esseri umani e dei, al fine di sostenere entrambi nel loro percorso evolutivo”.

Damanhur: 'paradiso' laico in Valchiusella

Solidarietà e reciprocità sono delle costanti.

Quando esistono gli dei, esistono gerarchie che differenziano gli esseri umani. Quindi, non si è mai realmente tutti uguali. “Il risveglio dell’origine divina in ogni essere umano può avvenire percorrendo sentieri spirituali anche molto diversi tra loro, perché al centro della ricerca ci sono gli individui con la loro variegata diversità, che rappresenta l’autentica ricchezza di cui disponiamo. Crescere significa allargare la propria capacità di conoscenza ed empatia con la vita che ti circonda, in tutte le sue forme. Il messaggio spirituale damanhuriano è accessibile a chiunque desideri approfondirlo.

Loro si definiscono un popolo, formato da etnie e culture diverse e unito da decenni di vita e ideali condivisi. Questa forte identità collettiva ha dato vita a un modello sociale estremamente complesso e articolato, che si fonda su solidarietà, fiducia e rispetto quasi sempre reciproci. Il che fa di Damanhur una delle comunità dalla storia più lunga attualmente sul pianeta. Eppure di esperimenti ne sono stati fatti tanti.

Alla radice della visione spirituale vi è la consapevolezza che “solo attraverso gli altri è possibile realizzare la propria illuminazione. Avvicinarsi a questo obiettivo trasforma profondamente ciascun individuo: riconoscersi negli altri, imparare a seguire un respiro comune, a pensare insieme senza perdere la propria individualità, valorizzandola ulteriormente, crea un “super-individuo”. Con questo termine indichiamo la capacità di fondersi insieme con amore e rispetto reciproco risveglia la propria parte divina e creatrice”.

Altrettanto vero che l’imponente mole di impegni sociali e rituali che l’adepto si trova ad adempiere giornalmente lo allontanano dalla preesistente vita sociale, e lo portano ad abbandonarla poco per volta. Le persone che lavorano all’interno della comunità, svolgendo mansioni di servizio, sono pagate con la sua moneta complementare interna, il che impedisce loro di fatto la creazione di risparmio, essendo tale moneta spendibile solo all’interno della comunità e in pochi negozi in valle. Il lavoro all’interno è retribuito ma non prevede il versamento di contributi previdenziali, quindi una persona che trascorre un numero importante di anni nella setta e poi va via si troverà senza pensione e senza trattamento di fine rapporto.

Questo percorso di raffinamento condiviso è sempre in pieno corso in Damanhur, un continuo work in progress, e rappresenta il più importante traguardo spirituale collettivo. “Ogni damanhuriano si è impegnato a offrire le proprie parti migliori in questo processo, con l’idea che tale fusione sia possibile anche tra centinaia di persone, tante quante in effetti sono i damanhuriani”, spiegano. È possibile, per chiunque desideri condividere lo spirito di questa ricerca, aderire al popolo spirituale – che è a tutti gli effetti un’estensione del concetto di “popolo damanhuriano” traslato nella società contemporanea – e rappresenta secondo i dettami della loro filosofia e delle loro regole l’unione di uomini e donne di tutto il mondo intorno a valori umani e spirituali universali. “Fanno parte del popolo spirituale persone che vivono in tutto il mondo e che praticano filosofie e credo molto diversi dal nostro”.

Damanhur: 'paradiso' laico in Valchiusella

Meraviglie custodite nei templi.

“Ricerchiamo da sempre, attivamente, nell’ambito della comunicazione con le forze della natura, guidati dal desiderio di ristabilire un equilibrio armonico nel rapporto con la vita che il nostro bellissimo pianeta ospita. Nella visione spirituale damanhuriana, gli esseri umani sono parte di un ecosistema spirituale, nel quale sono presenti forze e intelligenze con le quali è importante stabilire un contatto consapevole, proprio come con le forme di vita presenti nell’ecosistema ambientale nel quale siamo immersi. La nostra evoluzione umana è legata indissolubilmente all’alleanza e alla riunificazione con le forze, fisiche e sottili, che abitano questo e altri mondi che chiamiamo “Mondi Madre”. Le piante e gli spiriti di natura sono gli esseri che abitano questi mondi”.

Un’ampia fetta della ricerca in Damanhur è dedicata ad aprire le strade al contatto profondo con le creature vegetali – non a caso, uno dei simboli di Damanhur è un fiore, il tarassaco – e con tutti gli abitanti del mondo vegetale e animale. La magia pervade ogni aspetto della comunità, tanto che ogni prodotto, alimentare e non, venduto nei loro negozi è trattato con rituali magici ed apparecchi dalle caratteristiche energetiche.

Da sempre qui investono nell’acquistare numerosi ettari di terreno boschivo. Nella loro ottica un bosco è un luogo magico, dove la complessità della vita si esprime in un intreccio armonico di tante forme di esistenza animale, vegetale e sottile. Con dedizione e pazienza i damanhuriani hanno acquistato – un francobollo di terra alla volta – un intero bosco di castagni, l’hanno pulito da tutta la legna secca, convertito da bosco ceduo ad alto fusto attraverso un taglio fitoterapico, curato dall’infestazione del cinipide e vi hanno reintrodotto moltissime specie vegetali.

Nel “Tempio Bosco Sacro” oggi esistono spazi dedicati alla meditazione, in contatto con gli alberi e gli spiriti di natura del luogo. Sono anche stati creati molti percorsi a forma di spirali e labirinti, con pietre poste a terra allegramente colorate. Ciascuno di essi è legato a funzioni diverse, ma tutti sono collegati al nodo di linee sincroniche che si avviluppano nei “Templi dell’Umanità”, che si estendono per chilometri, tra e intorno agli alberi del bosco. Tutto parte da lì e lì ritorna. Il “Tempio Bosco Sacro” oggi è considerato di fatto un’estensione dei Templi dell’Umanità, scavati nella roccia della medesima montagna. In forma poetica, gli alberi del bosco sono considerati “capelli” dei templi, anche in virtù del legame energetico che unisce questi due luoghi.

Le esperienze e le ricerche che hanno reso vivo e denso di storia questo luogo sono tantissime, a cominciare dagli esperimenti di sopravvivenza che hanno stimolato la trasformazione individuale dei damanhuriani fino alle ricerche sulla sensibilità del mondo vegetale. Oggi il “Tempio Bosco Sacro” è accessibile attraverso il “welcome office” a tutti gli ospiti che desiderano percorrere spirali e labirinti, o assistere ai concerti di musica delle piante. La ricerca sulla musica delle piante è iniziata a Damanhur l’anno dopo la fondazione di Damanhur, nel 1976. Allora, i ricercatori damanhuriani avevano creato uno strumento in grado di captare le variazioni elettromagnetiche della superficie delle foglie e delle radici e di trasformarle in suoni.

“Il desiderio di un contatto profondo con la natura ha ispirato anche i “concerti delle piante”, in cui i musicisti si esibiscono accompagnati da melodie create dagli alberi, i quali imparano a controllare le loro emissioni elettriche e quindi a modulare le note, come fossero consapevoli della musica che producono. La ricerca è continuata per decenni e oggi l’apparecchiatura utilizzata per i concerti è disponibile al grande pubblico, affinché questa profonda esperienza di comunicazione con il mondo vegetale possa essere condivisa da chiunque lo desideri. E’ possibile acquistare online l’apparecchiatura della musica delle piante attraverso la quale poter ascoltare la musica creata dalle proprie piante, avvicinandoci alla sensibilità e intelligenza del mondo vegetale”. Ovviamente, libertà non è anarchia e a Damanhur hanno realizzato una Costituzione scritta, con i principi sui quali si basano l’esperienza sociale e spirituale.

 

 

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3 commenti
  1. Attilio Forzini
    Attilio Forzini dice:

    Tutto proprio come scrivi tu, Marco. Siamo andati tempo fa con degli amici. Sembra davvero un mondo incantato. Quasi magico. A volte incute paura. Certo è tutto bellissimo Surreale. Ovattato. I Templi sono meravigliosi. Sembrano fatti in tradizione antichi egizi. Colori, contrasti forti. Tonalità incantevoli. Merita un giro. Però, sono una setta.

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