Gennadij Modestovich Michasevich era uno stupratore seriale

Gennadij Modestovich Michasevich: stupratore seriale

Killer bielorusso che, tra maggio del 1971 e il novembre 1985, strangola alcune donne a Vitebsk e a Polotsk. Gennadij Modestovich Michasevich inizia ad uccidere dopo che la fidanzata lo lascia. Questo trauma lo porta a nutrire un profondo risentimento verso le donne. Nel 1971, dopo aver prestato servizio nell’esercito, all’età di ventiquattro anni, compie il suo primo omicidio.

La molla che fa scattare la furia assassina in Gennadij Modestovich Michasevich è legata alla decisione della ragazza di lasciarlo e di sposare un altro. Questo fatto lo sconvolge al punto che inizia a nutrire un tale risentimento verso le donne, che lo induce a diventare un’omicida seriale. La sera di maggio in cui viene lasciato si trova a Vitebsk, nella Bielorussia orientale. Deve prendere l’autobus per Polotsk. È talmente triste che cerca un posto per impiccarsi, quando, per strada, incontra una donna, Lyudmila Andaralova: la stupra e la strangola a mani nude.

Il corpo viene trovato nei pressi di un campo di alberi di mele. Qualche mese dopo, Gennadij è protagonista di un tentato omicidio. Si avvicina a una donna, e, mentre le chiede l’ora, le mette una corda al collo. Non riesce a soffocarla perché le urla della vittima attirano degli studenti, che lo individuano e lo mettono in fuga. Il giorno dopo uccide per la seconda volta. Il cadavere della donna viene trovato in un campo di abeti, appoggiato ad un tronco: la vittima è stata soffocata con una sciarpa infilata con forza in gola. Uccide ancora due donne l’anno successivo nei pressi della stazione di Luchesa, alla periferia di Vitebsk.

Torna ad uccidere a maggio del 1975. La vittima è giovane e l’omicidio avviene nei pressi del villaggio di Duy. La donna viene soffocata e massacrata con le forbici nella campagna di Polotsk. Tutte le vittime sono donne che vengono prima stuprate e poi strangolate o con le mani nude o con mezzi improvvisati: sciarpe, corde, lacci emostatici o le tracolle delle loro borse. Una volta morte, le rapina.

Nel 1976, si trasferisce a Salonicco, si sposa ed ha due figli, un maschio e una femmina. Gennadij non diviene mai un sospettato. Appare agli occhi degli altri come un premuroso padre di famiglia. Cambia anche le zone degli omicidi: da Polotsk e Novopolotsk ripiega sui villaggi Koptevo, Ropno e Perhanschina, iniziando a prediligere donne in attesa nei pressi delle fermate degli autobus. Dopo molti altri omicidi, cambia il proprio modus operandi: con il suo fascino avvicina e rapisce giovani autostoppiste che si trovano in luoghi isolati. Due morti a luglio, due ad agosto, uno a settembre e un altro ad ottobre del 1982.

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L’arresto di Gennadij Modestovich Michasevich

Dopo questo susseguirsi particolarmente frenetico di omicidi, si prende un’altra pausa di quasi un anno. Il 16 agosto 1985 lo “strangolatore”, questo il soprannome che si guadagna, nel tentativo di sviare le indagini, invia una lettera anonima a due giornali locali, il “Business Vitebsk” e il “Vitebsk Worker”. Scrive di essere un membro di un’immaginaria organizzazione chiamata “Patrioti di Vitebsk”, che ha il compito di uccidere, per vendetta, donne ritenute volgari e adultere.

Lo stesso identico messaggio lo lascia nella bocca delle sue ultime due vittime, trovate il 27 ottobre e il 7 novembre 1985. Le lettere sono scritte a mano. Gli agenti possono eseguire una perizia calligrafica sui residenti di sesso maschile della regione. Dopo l’analisi di oltre cinquecentomila campioni e più di trecentomila passaporti, viene trovato il presunto killer. Lo arrestano il 9 dicembre 1985.

Tre squadre di agenti giungono sul posto il giorno prima per arrestarlo, ma Gennadij Modestovich Michasevich è in congedo per andare a visitare dei parenti nel villaggio di Goryana. Ha un biglietto aereo per Odessa e le valigie pronte. Sta per fuggire nell’Ucraina meridionale. Al momento dell’arresto rimane impassibile. Alla centrale di polizia, davanti al detective confessa quantatré omicidi e porta gli agenti ad un pozzo dove sono nascosti alcuni effetti personali delle vittime.

Altre prove che lo incastrano vengono rinvenute in casa sua. Accompagna gli agenti nei luoghi in cui si trovano i cadaveri di cinque donne che risultano disperse. Al termine del processo, in cui viene condannato per trentatré omicidi e un tentato omicidio, arriva la condanna a morte tramite fucilazione, che viene eseguita nel 1987. Secondo la polizia di Vitebsk, a Michasevič sono da attribuirsi, mediamente tra i trentasei e i sessantatré omicidi. Nel corso delle indagini, quattordici persone innocenti vengono condannate per i suoi crimini.

Storie di Serial Killer è una collana di libri. Dai un’occhiata ai titoli: Le Serial Killer: Donne che uccidono per passione di Marco Cariati e Assassini Seriali: i più spietati di Primo Di Marco.

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