Il 9 settembre ricordo Lucio Battisti

Il 9 settembre ricordo Lucio Battisti

Ci sono date che porterai sempre con te nella vita. Non mi riferisco ai canonici compleanni, anomastici e anniversari. Ci sono date che segnano la scomparsa di persone che non hai mai conosciuto, che non hai mai incontrato, ma che ti hanno accompagnato nei periodi belli e in quelli bui della tua vita, consegnandole definitivamente alla storia. Passare per queste date non ti provoca dolore. Ti regala ricordi che questo qualcuno, spesso diverso per ciascuno di noi, ti riempie d’amore. Sarà perché “i giardini di marzo si vestono di nuovi colori
e le giovani donne in quei mesi vivono nuovi amori”. Io, il 9 settembre ricordo Lucio Battisti, che passava a miglior vita dopo undici giorni di agonia.

Lo ricordo come fosse ieri, tra il 29 e il 30 agosto 1998 si diffonde la notizia del ricovero di Battisti in una clinica milanese. Durante gli undici giorni di ricovero, per volere della stessa famiglia, non viene diffuso alcun bollettino medico. Il 6 settembre le sue condizioni si aggravano e l’8 viene spostato nel reparto di terapia intensiva dell’Ospedale San Paolo di Milano. Lucio muore la mattina del 9 settembre 1998, all’età di 55 anni. Le cause della morte non sono state comunicate ufficialmente: il bollettino medico riporta solamente che “il paziente, nonostante tutte le cure dei sanitari che lo hanno assistito, è deceduto per intervenute complicanze in un quadro clinico severo sin dall’esordio”.

Secondo alcune voci non confermate il musicista sarebbe morto per linfoma maligno che aveva colpito il fegato. Altre voci affermarono che avesse sofferto di glomerulonefrite. Ai funerali, celebratisi in forma strettamente privata a Molteno, furono ammesse appena venti persone, tra le quali Mogol, che aveva scritto i testi dei suoi grandi successi. Lucio Battisti era nato nella sua casa di via Roma numero 40 a Poggio Bustone il 5 marzo del 1943, il giorno dopo Lucio Dalla. Non era solo un cantante. Era anche un grande compositore e un ottimo polistrumentista. Sicuramente, Lucio è tra i più grandi, influenti e innovativi cantanti e musicisti italiani di sempre.

Era il secondogenito di Alfiero, impiegato al dazio e Dea Battisti, casalinga. La sua famiglia si completava con sorella Albarita, mentre il primogenito si chiamava anche lui nome Lucio ed era morto nel 1942 a soli 2 anni di età. Nel 1947, la sua famiglia si trasferì nella frazione Vasche del comune di Castel Sant’Angelo, sempre in provincia di Rieti, e nel 1950 a Roma in Piazzale Prenestino 35. A seguito della promozione per la licenza media, il giovane Battisti chiese in regalo ai genitori una chitarra. L’interesse per lo strumento fu dovuto anche all’influenza di due ragazzi che abitavano nel suo condominio, dai quali aveva sentito suonare i primi brani stranieri di rock and roll giunti in Italia.

Secondo i vari racconti raccolti da fonti autorevoli sulle primissime esperienze musicali di Battisti, a impartirgli le prime lezioni di chitarra sarebbe stato un elettricista di Poggio Bustone, Silvio Di Carlo. Quello che è sicuro, in ogni caso, è che l’approccio principale fu quello di autodidatta. Vari sono gli artisti musicali che Battisti apprezzava: Ray Charles, Otis Redding, i Beatles, Donovan e Bob Dylan sono tra quelli che lo hanno maggiormente ispirato nella sua formazione. Ma amava tutta la musica nera in generale. A circa vent’anni entrò a far parte come chitarrista nel gruppo Gli Svitati, capeggiati dal pianista e cantante Leo Sanfelice.

L’interesse per la chitarra, dopo il periodo iniziale, andò scemando, ma ci fu un notevole ritorno di fiamma nel 1961. Questa passione lo portò a trascurare gli studi, che sosteneva presso l’Istituto Tecnico Industriale Galileo Galilei, suscitando le ire del padre Alfiero, che minacciò il figlio di non firmare l’esenzione dalla leva militare – cui Lucio aveva diritto in quanto figlio di un invalido di guerra – se non si fosse diplomato. Il giovane Lucio si impegnò e si diplomò come perito elettronico nel 1962. E il padre mantenne la promessa firmando l’esenzione dai due anni allora previsti per il servizio militare. In questo periodo fu libero di provare a guadagnarsi da vivere con la musica.

Il periodo di gavetta di Battisti ebbe inizio nell’autunno del 1962, quando cominciò a suonare a Napoli con I Mattatori. La solitudine e la mancanza di soldi, sullo spirare dell’anno, lo portarono tuttavia alla decisione di tornare a casa. Successivamente, fece parte de I Satiri, gruppo romano che accompagnava Enrico Pianori, e che spesso suonava a Roma nel night Cabala. Nello stesso locale suonavano I Campioni, un gruppo ben più famoso che, dopo l’abbandono di Bruno De Filippi, era alla ricerca di un chitarrista. Una prima offerta fu fatta ad Alberto Radius, che però rifiutò, così il leader della band Roby Matano decise di offrire il ruolo a Battisti, che accettò entusiasta.

Si trasferì quindi a Milano, principale zona di attività dei Campioni, e gravitò nell’ambiente che ruotava attorno al club Santa Tecla, allora tempio del jazz e della nascente musica rock italiana. Battisti vivrà tutto il resto della sua vita in Lombardia: a Milano, tornando ogni tanto a Rieti, prima nel quartiere popolare del Giambellino, poi nella zona di Città Studi, in una villetta in Largo Rio de Janeiro, per trasferirsi dal 1973 fino alla sua morte in una villa nel residence Il Dosso di Coroldo a Molteno, all’epoca in provincia di Como e ora di Lecco, nella ricca Brianza. All’inizio del 1964, I Campioni partirono per un tour in Germania e nei Paesi Bassi, dove ebbero la possibilità di ascoltare musica che in Italia non veniva trasmessa.

Fu proprio Matano, che ha più volte rivendicato una sorta di “primogenitura” nella scoperta del talento di Battisti, a spronarlo a scrivere canzoni. Ne nacquero alcuni pezzi, come “Se rimani con me”, i cui testi erano stati scritti da Matano, ma depositati a nome di Battisti, perché l’amico non era iscritto alla Siae, che rimasero perlopiù mai pubblicati. Alcuni di questi pezzi furono successivamente rimaneggiati da Battisti sulla base di nuovi testi di Mogol, come “Non chiederò la carità”, che diverrà “Mi ritorni in mente”. Il 14 febbraio del 1965, Battisti riesce ad avere un appuntamento con il discografico Franco Crepax.

Durante il provino, viene notato da Christine Leroux, un’editrice musicale di origine francese giunta a Milano negli anni sessanta, contitolare delle edizioni El & Chris. Cacciatrice di talenti per la casa discografica Ricordi, fu una delle prime a credere nel talento di Battisti, e fu lei a procurargli il fatidico appuntamento con l’autore Giulio Rapetti, in arte Mogol. Riguardo a questo primo incontro con Battisti, Mogol ha raccontato di non essere rimasto particolarmente impressionato dalle canzoni che il giovane musicista gli aveva proposto, ma di aver comunque deciso di collaborare con lui per la sua umiltà nell’ammettere i propri limiti e la voglia di fare e di migliorarsi.

Non volevano farlo cantare per via della voce

Nel 1966, fu lo stesso Mogol a insistere con Battisti, scettico egli stesso circa le proprie doti vocali, perché cantasse in prima persona le sue canzoni, anziché limitarsi ad affidarle ad altri artisti. Mogol dovette superare non poche resistenze presso la Ricordi, la loro casa discografica, ma alla fine, minacciando di dare le dimissioni, l’ebbe vinta. Battisti esordì come solista nel febbraio 1966 con il brano “Adesso sì”, composto e presentato al Festival di Sanremo 1966 dall’esordiente Sergio Endrigo e la cui cover è contenuta nella raccolta Sanremo 1966 della Dischi Ricordi. Seguì il primo 45 giri “Dolce di giorno” e “Per una lira”, con modestissimi risultati di vendite.

Le due canzoni vennero poi portate al successo rispettivamente dai Dik Dik e dai Ribelli capitanati da Demetrio Stratos. Nel circuito degli “addetti ai lavori”, Per una lira si fece notare come brano fortemente innovativo nel testo e nella scrittura musicale. Nel 1967, Mogol e Battisti sono gli autori del brano “29 settembre” che, interpretato dagli Equipe 84 e più volte trasmesso nel programma radiofonico Bandiera Gialla, si classifica al primo posto nella hit parade. Sempre nel 1967, i due sono ancora una volta autori di un altro brano interpretato e portato al successo dagli Equipe 84, “Nel cuore, nell’anima”.

Per l’ex Camaleonte Riki Maiocchi poi scrissero la celebre “Uno in più”, considerata una canzone-manifesto della cosiddetta linea verde, con cui Mogol, lavorando con giovani cantanti e autori, come Battisti, intendeva perseguire un rinnovamento della tradizione musicale italiana. Per quanto riguarda la carriera da solista, Battisti produsse il suo secondo singolo, “Luisa Rossi ed “Era”, che conteneva un rhythm and blues e una canzone dalle atmosfere quasi medioevali, ma non riscosse grande successo. Ancora nel 1967, Battisti scrisse Non prego per me per Mino Reitano e suonò la chitarra in La ballata di Pickwick, sigla iniziale e finale dello sceneggiato Il Circolo Pickwick, mai pubblicata su disco; la canzone è cantata da Gigi Proietti.

Il successo è alle porte. Nel 1968 pubblica il singolo “Prigioniero del mondo” e “Balla Linda“. La prima, una canzone scritta da Carlo Donida con testo di Mogol, che doveva essere originariamente interpretata da Gianni Morandi, fu presentata con scarso successo alla manifestazione Un disco per l’estate 1968. Di questa canzone esiste anche un videoclip, che rappresenta tra l’altro il primo filmato in cui compare il cantante, girato su pellicola in bianco e nero a Tonezza del Cimone. Di maggiore successo è il retro, “Balla Linda”, una canzone melodica ma già “sperimentale” per i canoni musicali dell’epoca, nel cui testo Battisti e Mogol rifiutano la convenzione delle rime baciate.

Con Balla Linda partecipò al Cantagiro 1968, classificandosi quarto ed entrò, per la prima volta con una canzone da lui interpretata, in hit parade. Con una versione in inglese intitolata Bella Linda ed eseguita dai The Grass Roots, otterrà un notevole successo anche negli Stati Uniti, piazzandosi al numero 28 della classifica di Billboard. Durante un viaggio a Londra con Mogol, che per l’occasione si incontra con Bob Dylan, Battisti viene avvicinato dai produttori dei Beatles attraverso Paul McCartney: erano pronti a investire milioni di dollari su di lui per lanciarlo nel mercato americano, ma Battisti rinunciò perché gli pareva eccessivo che i produttori si tenessero il venticinque per cento.

“Tutto mi spinge verso una totale ridefinizione della mia attività professionale. In breve tempo ho conseguito un successo di pubblico ragguardevole. Per continuare la mia strada ho bisogno di nuove mete artistiche, di nuovi stimoli professionali: devo distruggere l’immagine squallida e consumistica che mi hanno cucito addosso. Non parlerò mai più, perché un artista deve comunicare solo per mezzo del suo lavoro. L’artista non esiste. Esiste la sua arte”, avrebbe detto Lucio nella sua ultima intervista nel 1979, undici anni dopo il suo decollo come cantante. In quella occasione, umilmente, commento: “Trovo che le canzoni che ho scritto prima del mio debutto come cantante siano state ottimamente interpretate dai Dik Dik, Equipe 84… ma a un certo punto, mi sentivo di poter dire la mia anche come cantante, cioè di aggiungere qualche cosa, non di migliore ma di diverso, magari, a quella che era la mia canzone”.

Dopo due partecipazioni consecutive come autore al diciassettesimo e al diciottesimo Festival della Canzone Italiana a Sanremo con “Non prego per me”, interpretata da Mino Reitano e gli Hollies, e “La farfalla impazzita”, scritta per Johnny Dorelli e Paul Anka, Battisti prese parte come interprete – per la prima e unica volta in carriera – all’edizione numero 19 della rassegna con “Un’avventura”, un brano dalla venatura rhythm and blues interpretato in coppia con Wilson Pickett, esponente di punta di tale genere musicale. Il brano si classificò al nono posto finale con 69 voti. La partecipazione a Sanremo aumentò di molto la sua popolarità, ma lo espose anche a critiche di vario genere. Ma forse anche queste critiche contribuirono alla crescita del suo successo.

Nel 1969 la sua popolarità raggiunge i massimi livelli. Durante il 1970 compone “Sole giallo, sole nero” e “Io ritorno solo per la Formula 3”, “Insieme e Io e te da soli” per Mina, “Per te” per Patty Pravo, “Mary oh Mary” ed “E penso a te” per Bruno Lauzi, “Io mamma”, “Uomini” e “Perché dovrei” per una cantante da lui lanciata senza successo, Sara. Sempre nello stesso anno suona la chitarra nella canzone “La prima cosa bella” di Nicola Di Bari, che si classifica al secondo posto al Festival di Sanremo.

Il 2 giugno partecipa per la seconda volta a “Speciale per voi” di Renzo Arbore. Durante il dialogo con il pubblico in sala ribadisce di non essere un cantante politicamente impegnato e ancora una volta viene criticata la sua voce, stavolta dal giornalista e conduttore Renzo Nissim. Alla fine Battisti, evidentemente stanco di tutte quelle chiacchiere, tronca bruscamente il discorso dicendo al pubblico: “Sono tre ore che state a parlare e non si è concluso niente! Io propongo delle cose: vi emozionano, vi piacciono, sì o no?“. Dopo aver ricevuto un coro di “sì” intona “Il tempo di morire” e “Fiori rosa, fiori di pesco”, dimostrando ancora una volta la sua avversione per le discussioni e i pettegolezzi e il desiderio di essere giudicato solo per la sua musica.

L’8 giugno 1970 esce il singolo “Fiori rosa fiori di pesco” e “Il tempo di morire”, che contiene le due canzoni interpretate in anteprima a Speciale per voi. Dal 21 giugno al 26 luglio di quell’anno, su iniziativa di Mogol, i due intraprendono un viaggio a cavallo da Milano a Roma. Il viaggio sarà raccontato dallo stesso Battisti in tre articoli su TV Sorrisi e Canzoni. Appena tornato dal viaggio iniziò i preparativi per il tour che intraprenderà quell’estate con la Formula 3: dieci date eseguite tra L’altro mondo di Rimini, La Bussola di Viareggio e il locale di Gino Paoli a Sestri Levante. Sarà anche il suo ultimo tour. Il 2 settembre Battisti vince il Festivalbar 1970 con la canzone Fiori rosa fiori di pesco. In questa occasione annuncia di avere in mente di realizzare un concept album basato sul tema dell’amore visto con angolazioni nuove.

Con Emozioni la carriera di Lucio Battisti decolla

Il 15 ottobre esce il singolo “Emozioni” e “Anna”. Nel novembre 1970 il concept album annunciato in occasione del Festivalbar, “Amore e non amore”, è pronto: essendo però un album piuttosto sperimentale e di difficile comprensione, la metà dei brani sono strumentali e tendenti verso il rock progressivo, la Ricordi decide di metterlo da parte e a dicembre pubblica invece un’altra raccolta, intitolata “Emozioni”, dove si trovano in versione stereofonica i brani tratti dai singoli già pubblicati, stavolta senza neanche un inedito. Con questa operazione commerciale da parte della Ricordi i rapporti di Battisti con la casa discografica si cominciano a incrinare. In quel periodo si sparse la notizia di una possibile collaborazione tra Mogol-Battisti e Pete Townshend, dopo che questi rimase affascinato dall’ascolto del brano “Emozioni”, durante un incontro col duo avvenuto a Londra

Ad aprile, Battisti pubblica il singolo “Pensieri e parole” e “Insieme a te sto bene”. Il produttore discografico Alessandro Colombini, prima della pubblicazione, era molto scettico riguardo al singolo ed era sicuro che “Pensieri e parole” avrebbe decretato la fine del sodalizio Mogol-Battisti, invece la canzone ebbe un successo tale da essere definito da Lelio Luttazzi “regina di Hit parade”. L’1 maggio 1971 partecipa alla trasmissione televisiva Teatro 10, dove canta in playback “Pensieri e parole” e dal vivo con la chitarra “Eppur mi son scordato di te”, canzone all’epoca affidata alla Formula 3. Recandosi negli studi Rai a Roma, Lucio dimenticò la propria chitarra a Milano e ne acquistò all’ultimo momento una da pochi soldi alla Stazione Termini. Nonostante ciò la sua esibizione mandò in visibilio il pubblico, che nel finale iniziò anche a urlare.

Ormai, Lucio Battisti è una star che non tramonterà mai. le sue canzoni, le sue poesie, le sue melodie sono destinate ad accompagnare intere generazioni, tramandate da madre e padre in figli. Il binomio Mogol-Battisti sembra andare alla grande, ma poi nel 1979 arriva una sferzata in una sua intervista: “Il nostro rapporto è il rapporto di due persone di questo tempo che dopo tanti anni di lavoro assieme, improvvisamente, per divergenze di interessi, si sono messi ognuno su una sua rotaia, su una sua strada, per cui adesso da quattro o cinque anni a questa parte ci vediamo al massimo un mese all’anno. È l’esperienza di due persone che stanno diventando completamente diverse”. Dopo la fine del sodalizio con Mogol, Battisti attraversò un periodo felice e spensierato durante il quale si dedicò a hobby come il windsurf, praticato assieme all’amico Adriano Pappalardo.

Lucio continua ad essere amato. E sarà amato fino alla fine. E poi si sa, a volte ritornano. Infatti, negli anni trascorsi dall’uscita del suo ultimo disco nel 1994 al 1998, si parlerà con insistenza di un riavvicinamento artistico tra Battisti e Mogol, ma tali voci non troveranno mai conferma e, comunque, non si concretizzeranno. Nell’autunno del 1996, data la regolarità biennale seguita a partire da Don Giovanni, molti si aspettavano la pubblicazione di un nuovo album da parte di Battisti, ma così non fu, e da quel momento cominciarono a circolare voci sull’esistenza di un fantomatico nuovo album, che non sarebbe stato ancora pubblicato a causa delle difficoltà da parte di Battisti nel trovare un accordo con le case discografiche, che non avevano accettato le sue richieste, troppo alte in rapporto al calo delle vendite degli ultimi album.

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In tutta la sua carriera ha venduto oltre venticinque milioni di dischi, ma i numeri non sono sufficienti a spiegare l’uomo e il fenomeno, anzi il fenomenale uomo. Abile chitarrista e perfezionista, noto anche per l’attenzione ai dettagli e la cura quasi maniacale che dedicava agli arrangiamenti e agli accordi. La sua produzione ha impresso una svolta decisiva al pop rock italiano: da un punto di vista strettamente musicale, Lucio Battisti ha rivoluzionato e personalizzato in ogni senso la forma della canzone tradizionale e melodica, spesso combinandola con sonorità e ritmi tipici di svariati generi, riuscendo costantemente a rinnovarsi e ad addentrarsi con versatilità ed eclettismo nel rhythm and blues, prog rock, elettropop, latina, arrivando a toccare anche la new wave, la disco music, il folk, il soul, il beat e altro ancora.

Lucio non è mai morto. Continua ad accompagnarci ancora oggi. La sua storia è presente. Grazie all’armoniosa integrazione della sua musica con i testi scritti da Mogol, Battisti ha segnato un’epoca della cultura musicale e del costume italiani, interpretando in stile poetico temi ritenuti esauriti o difficilmente rinnovabili, come il coinvolgimento sentimentale e gli avvenimenti della vita quotidiana. Ma Soprattutto ha infiammato milioni di cuori. Ha saputo esplorare argomenti del tutto nuovi e inusuali, a volte controversi, spingendosi fino al limite della sperimentazione pura nel successivo periodo di collaborazione con Pasquale Panella, caratterizzato da strutture musicali originali e disarticolate e da un rapporto col testo spinto ai limiti del non sense.

Talvolta criticato per le sue particolari doti vocali, Battisti è stato anche una figura estremamente schiva e riservata: durante la sua carriera è apparso sporadicamente in pubblico e si è prestato alla stampa con sempre minor frequenza fino a quando ha deciso di ritirarsi completamente dalla scena, non apparendo più neanche nelle copertine dei suoi album. Per celebrare i vent’anni dalla scomparsa, il 14 settembre 2018 Sony Music pubblica per la prima volta tutti gli album originali, in edizione limitata numerata, in formato vinyl replica. I venti album sono stati rimasterizzati dai nastri originali. Buon Lucio a tutti.

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