Il caporalato, lo sfruttamento e il ministro Martina

Nei giorni che precedono e in quelli che seguono il ferragosto, i politici vanno in crisi di astinenza. Soffrono l’assenza dei giornalisti parlamentari che, essenso andati in ferie, non gli permettono di apparire sul grande schermo o sulle pagine dei principali quotidiani. Succede a destra e a sinistra. Solo che nel Pd acronimo di – Prodi Domani, Perdi Denari, Prendi Dammi, Protesta Domanda, Per Dindirindina e chi più ne ha più e metta – hanno proprio le convulsioni.

Il segretario Pd, Maurizio Martina, ha attaccato il governo Penta-Leghista sul caporalato, dicendo: “Il governo faccia qualcosa“. Cioè, ti rendi conto? Da decenni raccolgo storie sullo sfruttamento dell’immigrazione, mi batto per la difesa dei diritti umani e, un bel giorno, devo sentire un uomo che è stato ministro dell’Agricoltura per quattro anni che solecita interventi ai partiti che li hanno seppelliti alle ultime elezioni. È quantomeno ridicolo, perché sembra di sentire parlare Matteo Renzi!

Lo ammetto, quando ho sentito questa frase ho pensato: “Secondo me dovresti andare più spesso in chiesa a pregare, oppure potresti fare le maglie di lana ai ferri. Magari scopri che hai talento”. E l’ho pensato per lui, l’ex-ministro Martina, e per tutti i suoi attuali seguaci. Non ce l’ho col Pd. Fino alla scalata anti-democratica di Renzi li ho anche votati… Che resti pure in piedi il Partito Democratico, ma che almeno si riempia di gente capace. Basta mandare al vertice i “pifferai magici”. Solitamente non mi spreco per politici che non sanno fare il proprio mestiere e che brancolano nel buio della disperazione e dell’ignoranza. Però, reputo l’accaduto un grave scaribarile e, quindi, reputo doveroso spiegarti due cosine su una riformulazione di reato operata proprio da Maurizio Martina negli anni in cui guidava il dicastero dell’agricoltura.

Siccome c’è gente che ha la memoria corta e che sta sempre dalla parte di chi ha avuto una possibilità ed ha fallito (perché, ricorda, le elezioni servono a mandare a casa chi ti ha governato male…) voglio chiarire un concetto una volta per tutte. Che se non sia mai che tramandiamo notizie fuorvianti ai nostri figli e ai nostri nipoti. Già gli abbiamo rovinato il futuro… Lo so, sarò criticato, perché esistono tanti “paladini della verità” (alias rosiconi), che quotidianamente sognano di smentire chiunque, ma finiscono quasi sempre per dire una marea di castronerie (stronzate?).

Veniamo a noi. Comincio dall’inizio perché è il caso di partire dalla base, dall'”A, B, C”. Sotto la guida dell’allora ministro Maurizio Martina, sulla Gazzetta Ufficiale numero 257 del 3 novembre 2016, viene pubblicata (ed entra in vigore) la legge numero 199: “Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo”. Tanto per cominciare Maurizio Martina non ha inventato nulla, tantomeno ha rivoluzionato qualcosa. Ha solo riformulato il reato di caporalato, lasciando la pena minima ad un anno di reclusione e la massima a sei, però si applica solo per gravi recidive che non avvengono perché i “caporali” cambiano spesso, essendo questi ruoli affidati a clan di tipo familiare.

Tra l’altro, l’arresto è previsto solo ed esclusivamente in flagranza di reato. Non ci credi? E’ proprio così. Ah… già, è prevista una multa da cinquecento a mille euro per ciascun lavoratore reclutato. Quindi, se delinquo guadagno circa quaranta-cinquanta mila euro al mese e pago una multa che, se va male, è di mille euro per ogni persona costretta in schiavitù, perché di questo si tratta. Sai che – quasi quasi – conviene fare i caporali anche grazie a Martina e a chi, avendo tempo da perdere, lo sostiene? Non sto scherzando. Nella riformulazione del reato che già esisteva, il “caro” ex-ministro ha previsto: “L’applicazione di un’attenuante in caso di collaborazione con le autorità”. Cioè, uno si macchia di un reato becero come quello della tratta di esseri umani e se poi chiede scusa e racconta due menate si vede dimezzare la pena? E per chi lavorava Martina? Per Renzi che ha inserito il licenziamento facile senza giusta causa? Purtroppo sì.

Per questo motivo aver sentito Martina dire a Luigi Di Maio e a Matteo Salvini: Il governo faccia qualcosa mi è venuta l’orticaria. Peccato che a noi giornalisti liberi non sia concesso fare domande a personaggi come Maurizio Martina e Matteo Renzi, che gli ha ceduto la poltrona. Io ne avrei una seria da fargli. E cioè: mi spieghi cortesemente cosa hai fatto per quattro anni? Se vuoi rispondermi fallo, ne sarò lieto, ma è un argomento delicato. Quindi, dissenti pure, è lecito. Però, prendi prima il mio messaggio e cerca bene su Wikipedia se trovi qualcosa di simile a quello che ho scritto. Se non è così, mi raccomando, articola bene le tue motivazioni e fai in modo da stimolare anche in me una discussione costruttiva e non basata su colpi bassi che potrebbero ritorcersi contro chi li tira.

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