Alberi di olivo in Puglia dopo Xylella

La Xylella e il complottismo ignorante hanno distrutto tutto

La Xylella arrivò in Salento nel 2013, trasportata molto probabilmente da piante di caffè del Costarica. Il caffè è un portatore passivo del batterio, cioè non ne risente, e vicino a Gallipoli ci sono grandi vivai di piante ornamentali d’importazione.

La Xylella è un batterio che può vivere all’interno dei vasi linfatici di oltre un centinaio di piante diverse, ma per alcune di queste risulta mortale, come nel caso dell’ulivo, dove provoca disseccamento in pochi mesi. Il trasporto da pianta a pianta avviene tramite un insetto vettore, che si ciba su una pianta infetta e la trasporta su una sana. L’infezione si può quindi fermare se si crea una zona cuscinetto troppo ampia per lo spostamento dei singoli insetti, altrimenti può velocemente espandersi a macchia d’olio.

Di fronte alla sua veloce diffusione, nel 2015 venne proposto esattamente questo: eradicare le piante colpite e quelle sane nel raggio di 100 metri dalle malate, creare una sorta di quarantena che ne impedisse la diffusione verso nord. Si trattava di eradicare qualche migliaio di piante, era il piano del commissario Silletti.

Si scatenò l’inferno del pensiero magico: non toccate gli ulivi, vogliono distruggere il Salento, è un complotto della Monsanto, la Xylella non è la causa del disseccamento, la Xylella si può fermare con normali pratiche agricole, eccetera.

PROMEMORIA > Hai trovato interessante questo racconto? Sfoglia le altre storie

A metterci il carico fu però la procura di Lecce, che andò oltre il pensiero magico, tornando agli untori manzoniani. Identificò in un convegno di agronomi sulla Xylella, a Bari nel 2010, il momento in cui il batterio sarebbe volontariamente stato portato sul territorio, accusando vari ricercatori di diffusione dolosa di malattia, falso ideologico, reati ambientali. Peccato che il convegno fosse su un ceppo diverso di Xylella, che colpisce la vite e fa disastri in California, e fosse a Bari, a 200 km dall’area colpita, tre anni prima della sua diffusione. Fu indagato lo stesso Silletti e fu chiaramente la fine del suo piano, che non venne mai attuato. Ora ovviamente tutta l’indagine è stata archiviata.

Ma nel frattempo la Xylella è avanzata indisturbata: 150 chilometri in 7 anni. Non sono state eradicate le tremila piante del piano Silletti, ma sono morti 5 milioni di ulivi. Nessuna cura è stata individuata, il paesaggio del Salento è devastato, la produzione nazionale di olio è calata del 10% e nel 2020 il batterio è alle porte di Bari e dell’area di maggiore produzione nazionale.

L’unica buona notizia, in questa devastazione, è che gli agronomi italiani hanno individuato due varietà di olivo resistente alla Xylella: leccino e favolosa, che si stanno cominciando a impiantare al posto delle varietà morte. E l’anno scorso hanno prodotto i primi raccolti.