Le serial killer uccidono per passione

Le serial killer uccidono per passione

Le serial killer uccidono per passione? Certo che sì. Lo racconto nel libro e nell’ebook “Le Serial Killer – Donne che uccidono per passione”, che nasce da un’inchiesta giornalistica diventata un viaggio nel mondo delle donne serial killer, anche in questo caso sottovalutate rispetto agli uomini, che sono solo numericamente di più e decisamente più brutali e violenti nelle modalità sperimentate per assassinare.

Oltre cento monografie aggiornatissime che si tingono di rosso ed entrano nella collana “Storie di Serial Killer“. Come nasce l’idea di raccontare le vite e le carriere criminali delle principali cento donne serial killer della storia? Mai nulla avviene davvero per caso. Come se ci fosse un disegno dietro ogni cosa importante. Metti una sera a cena un giornalista molto curioso, un giovane scrittore e studioso del fenomeno dei serial killer.

Poi metti che, sempre casualmente, a questa cena si unisce un fraterno amico criminologo ed inevitabilmente appassionato di omicidi seriali. I commenti, le battute un po’ ciniche, gli elogi e le critiche sulle storie scelte si sprecano. Un bicchiere di vino, due bicchieri e, al terzo: “Certo che anche le donne… Ce ne sono alcune che non hanno nulla da invidiare ai peggiori serial killer del “sesso forte”, così lo chiamano”. A pensarci su un micro-secondo, viene da esclamare: “Eh… sì, Altro che sesso debole!”.

Passione assassina: donne troppo sottovalutate

Le serial killer uccidono per passione

Aileen Wuornos.

Il fenomeno dell’omicidio seriale non ha sesso, ma le donne sono sottovalutate anche in questo campo. Tra le più celebri assassine seriali della storia mondiale dal 1600 in poi si possono ricordare Aileen Wuornos, Waltraud Wagner, Rosemary West, Erzsébet Báthory, Delphine LaLaurie, Leonarda Cianciulli, Vera Renczi, Amelia Dyer, Belle Gunness, Mary Ann Cotton, Jeanne Weber, Beverley Allitt, Karla Homolka e le sorelle Delfina e María de Jesús González.

Nomi che mettono i brividi al solo pronunciarli. “Sì, ma solo le più celebri”. La cena si trasforma in una piacevole “riunione di lavoro” da cui, al termine, prenderà vita l’embrione del progetto di un altro libro: “Le Serial Killer – Storie di donne che uccidono per passione”.

Chi sono le più importanti della storia? E quelle meno note per tanti altri motivi, come la censura imposta dei regimi dittatoriali e monarchici, o l’inadeguatezzadelle indagini, oppure ancora gli errori giudiziari? Bella domanda. Le più note al mondo sono una ventina in tutto.

Molte assassine seriali sono considerate “vedove nere”, cioè donne che uccidono prevalentemente per ragioni economiche o di guadagno e che preferiscono avvelenare o strangolare le loro vittime. Una differenza importante dai serial killer maschi, che arrivano ad uccidere al termine di un grande coinvolgimento fisico, con l’inclusione di armi bianche, armi da fuoco, o qualsiasi oggetto che possa fungere da arma.

Quando immaginiamo un serial killer, anche per come la televisione ci ha venduto il proprio prodotto di market(t)ing “assassino seriale”, proiettiamo immediatamente il nostro cervello sulla figura dell’uomo. Raramente pensiamo ad una donna affascinante dai lunghi capelli biondi e dai modi dolci e gentili. La verità è che dalla notte dei tempi gli uomini uccidono e anche le donne. E questo è un dato inconfutabile.

Motivazioni e moventi diversi della serial killer

Cambiano le prospettive ma sono le statistiche a delinearne nel corso dei secoli proporzioni, confini e prerogative. Un altro grave errore: si è soliti ritenere che la criminalità seriale sia da ricondurre esclusivamente alla sfera delle pulsioni sessuali presenti con una carica maggiore nell’uomo. Non è assolutamente così. Sebbene l’affermazione precedente sia vera, è altrettanto vero che non è possibile escludere questa carica anche nella donna seppur con connotazioni differenti.

A fronte di ciò è importante, anzi è fondamentale, non ricondurre ogni forma di criminalità seriale alla sfera sessuale. Ma piuttosto concentrarsi su molte altre dinamiche psichiche chepossono sfociare, presto o tardi, nell’omicidio seriale: dal desiderio di onnipotenza dei dominatori e dei fanatici religiosi, alle devianze non sessuali di tantissime altre serial killer, dipendenti dal gioco d’azzardo oppure maniache dello shopping, sino ad arrivare ad alcune patologie psichiatriche.

Le motivazioni psicologiche dell’assassina seriale possono essere estremamente diverse, ma in molti casi sono legate a pulsioni verso l’esercizio del potere o a pulsioni sessuali, soprattutto con connotazioni sadiche. La psicologia dell’assassina seriale è spesso caratterizzata da una sensazione di inadeguatezza e da un basso livello di autostima, legati a traumi infantili: umiliazioni, bullismo, abusi sessuali o una condizione socio-economica deprimente.

In questi casi, il crimine costituisce una fonte di compensazione da cui trarre una sensazione di potenza, di riscatto sociale. Queste sensazioni possono derivare sia dall’atto omicida in sé, sia dalla convinzione di poter superare con astuzia la polizia. L’incapacità di provare empatia con la sofferenza delle proprie vittime, altra caratteristica comune alle assassine seriali e ai colleghi di sesso maschile, è descritta con aggettivi come “psicopatia” o “sociopatia”.

Uccidono per sadismo, potere e ricchezza

Le serial killer uccidono per passione

Erzsébet Báthory.

Associata al sadismo e al desiderio di potere, quest’incapacità di provare empatia con la sofferenza delle vittime può condurre alla tortura delle proprie vittime o a tecniche di uccisione che coinvolgono un supplizio prolungato nel tempo. E data la natura morbosa, psicopatica e sociopatica della condotta criminale dell’assassina seriale, non ci si stupisca se nella maggior parte dei processi l’avvocato difensore invoca l’infermità mentale.

Questa linea di difesa fallisce però quasi sistematicamente nei sistemi giudiziari come quello degli Stati Uniti d’America, in cui l’infermità mentale è definita come l’incapacità di distinguere bene e male nel momento in cui l’atto criminale si è consumato. I crimini delle assassine seriali sono quasi sempre premeditati e l’omicida stesso trova non raramente la propria motivazione nella consapevolezza del loro significato morale.

Molte serial killer hanno disfunzioni di fondo. Frequentemente sono state maltrattate da bambine, sia fisicamente, sia psicologicamente, sia sessualmente, anche se ci sono dei casi documentati, per la verità così pochi da non rappresentare una percentuale interessante, che si sono determinati in assenza di abusi di qualunque tipo. Da questo potrebbe derivare una vicina relazione tra gli abusi subiti durante l’infanzia e i loro crimini.

L’elemento di fantasia nelle assassine seriali non deve essere sovraenfatizzato. Iniziano spesso fantasticando circa l’assassinio durante l’adolescenza o anche prima. Le loro vite immaginarie sono molto ricche e sognano ad occhi aperti in modo compulsivo di dominare e uccidere le persone, spesso con elementi molto specifici della fantasia omicida che diverranno evidenti nei loro crimini reali.

PROMEMORIA > Il libro fa parte della collana Storie di Serial Killer, di cui fa parte anche Assassini Seriali: leggi la recensione

I vari modus operandi delle serial killer

Alcune assassine sono influenzate da letture sull’Olocausto e fantasticano sull’essere loro stesse responsabili di campi di concentramento. Comunque, in questi casi non è l’ideologia politica del nazismo ciò di cui godono o che le ispira, ma semplicemente l’attrazione per la brutalità e il sadismo della sua applicazione. Per dirla brutalmente: hanno solo una gran voglia di sangue.

I risultati degli studi condotti nell’ultimo secolo hanno permesso di evidenziare delle connotazioni simili tra uomo e donna serial killer, soprattutto in relazione alla prima infanzia. Anche le donne, d’intelligenza solitamente superiore alla media, in questa fase della vita presentano una spiccata attitudine a compiere atti di violenza verso gli animali domestici e vivono la paura del buio e i conseguenti stati di angoscia legati al timore di essere abbandonate.

Spesso i problemi legati al sonno conducono ad un’alterazione del ciclo sonno-veglia. Le tappe della crescita sono molto più veloci dalle rispettive coetanee, nonostante il periodo di maggior turbamento resti l’adolescenza, caratterizzata dalla totale assenza di disciplina, di rispetto delle regole e da una contestuale forma d uniformazione collegata al desiderio di scrivere (spesso diari segreti) annotando tutti i pensieri in cui prendono forma scene di violenze.

Seppure non attualissimo, uno degli studi più completi sulle donne serial killer è quello condotto da Kelleher&Kelleher nel 1998, la cui classificazione è a oggi la più esaustiva e utilizzata in ambito scientifico. La donna serial killer solitaria, similmente al suo omologo maschile, predilige un “modus operandi” pianificato e accurato. Sovente si tratta di donne dalla personalità forte, predisposte all’utilizzo di armi, veleni, soffocamenti, iniezioni letali. Leggere la storia di quest e donne, capire i traumi subiti e le perversioni sviluppate, completa il quadro. Ecco perché ho scritto “Le Serial Killer – Donne che uccidono per passione”.

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Il libro e l’ebook Le Serial Killer

Le serial killer uccidono per passione

Una foto artistica di Megane Tredow ci dice che ogni strumento può essere usato come un’arma.

Nel libro, 280 pagine in formato regale (15,24 x 22,86 centimetri), dopo averle divise in sette capitoli, racconto le storie di: Giulia Tofana, Maria I d’Inghilterra, Mariam Soulakiotis, Catherine Deshayes Montvoisin, Gaetana Stimoli, Hieronyma Spara, Sylvia Alexandre, Enriqueta Martí Ripollés, Lucusta, Joanna Dennhey, Leonarda Cianciulli, Alice Mitchell, Alexe Popova, Vera Renczi, Luisa De Jesus, Maria Swanenburg, Mary Ann Cotton, Gesche Gottfried, Lee Thanh, Lydia Sherman, Nannie Doss, Louise Vermilyea, Giovanna Bonanno, Rhonda Belle Martin, Martha Marek, Janie Lou Gibbs, Bertha Gifford.

E ancora Elfriede Blauensteinet, Sophie Ursinus, Francisca Ballesteros, Thofania D’Adamo, Amy Archer-Gilligan, Ottilie Gburek, Margie Velma Barfield, Caroline Grills, Blanche Taylor Moore, Hannah Hanson Kinney, Delfina e María De Jesús, Susi Olàh e Julia Fazekas, “Angeli della morte di Lainz”, Raya e Sakina Abdel-Al, Ivanova e Olga Tamarin, Le 20 matrone, Sara Aldrete e Adolfo De Jesus, Sarah Sutcliffe e John Makin, Famiglia Bender, Rosemary e Fred West, Williams e Gerald Gallego, Dagmar Overbye e Carl Svendsen, Junko Ogata e Futoshi Matsunaga, Faye e Ray Copeland, Amelia Sach e Annie Walters, Gwendolyn Graham e Cathy Wood.

Senza dimenticare: Myra Hindley e Ian Brady, Lyudmila e Sasha Spesivtsev, Catherine Harrison e David Birnie, Martha Beck e Raymond Fernandez, Marie-Madeleine D’Aubray e Godin De Sainte-Croix, Suzan Barnes e James Carson, Karla Homolka e Paul Bernardo, Lavinia e John Fisher, Carol M. Bundy e Doug Clark, Sarah e Sarah Morgan Metyard, Catalina de los Ríos y Lisperguer, Juana Barraza, Margareth Davey, Marie Delphine LaLaurie, Anna-Rozalia Liszty, Jeanne Weber, Maria Noe.

E per concludere: Aileen Carol Pittman, Hèléne Jegado, Waneta Ethel Hoyt, Kathleen Folbigg, Martha Ann Johnson, Louise Peete, Theresa Knorr, Mary Flora Bell, Amelia Dyer, Margaret Waters, Marybeth Roe Tinning, Miyuki Ishikawa, Jane Toppan, Antoinette Sceri, Christine Malèvre, Marianne Nölle, Sonya Caleffi, Anne Marie Hahn, Kristen Heather Gilbert, Beverly Gail Allitt, Marie Fikáčková, Genene Jones, Erzsébet Báthory, Dar’ja Nikolaevna Saltykova, Magdalena Solís, Belle Soreson Gunnes, Dorothea Helen Puente, Anna Margaretha Zwanziger, Dana Sue Gray, Daisy Louisa C. De Melker.

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