Gianfranco Del Neso

Lettera al sacerdote-padre Del Neso e al vescovo di Ischia

Si chiama don Gianfranco Del Neso, ha 45 anni, ed è sacerdote dal 27 giugno 2014. La bella notizia è che sta per diventare padre, quella su cui bisognerebbe riflettere e discutere è che, appunto, si tratta di un prete. Cioè, in teoria è un uomo che ha fatto un giuramento assoluto. Il problema di fondo è che Gianfranco Del Neso – non più don visto che il vescovo di Ischia, Pietro Lagnese, l’ha prontamente sospeso dall’incarico e dalle funzioni – altro non è che un uomo. Un uomo con le stesse debolezze e le stesse insicurezze di tutti gli altri uomini. Debolezze e insicurezze che anni di teologia e studi ecclesiastici non possono togliere. Si nasce uomini e non si muore prelati. Quello del sacerdozio è una scelta ed è anche un titolo, uno status. Spesso inutile.

Nell’ipocrita società in cui viviamo, ormai assuefatti alla teoria del controllo sociale, vengono stabilite regole rigide che, puntualmente, non vengono rispettate. Si fa ma non si dice. E se ti beccano, tu nega. L’ipocrisia non è nelle regole, ma è insita in un genere umano che si sente condizionato dalla società che lo circonda e che sin da bambino lo indirizza. Sentendoci controllati, l’innato spirito di contraddizione di ciascuno aumenta a dismisura, lievita, la voglia di evadere da determinate regole. Non da tutte. È noto che ci sono regole che è possibile rispettare e regole che è impossibile applicare se non per brevi periodo. Ti stai chiedendo dove voglio arrivare? E allora te lo dico subito: ma tu puoi chiedere ad un uomo di non amare? Ma tu sei certo o certa che un prete sposato e con famiglia non sia in grado di aiutare le persone bisognose?

Tutti possono aiutare qualcuno. La cattiveria è soggettiva, come il bullismo. Per me, che non sono nessuno e che non conto nulla, Gianfranco Del Neso è un eroe. Ha peccato secondo un criterio (stabilito da chi?) ecclesiastico, ma in realtà ha fatto solo quello che fanno tutte le brave persone: si è costruito un amore, ha intrecciato una relazione con una donna consenziente, l’ha amata e posseduta. Ora da quell’amore nascerà un bellissimo frutto: un bambino, o una bambina. Lui non l’ha rinnegata. È stato onesto, ben consigliato dalle sue debolezze che nel frattempo sono diventate il suo umano punto di forza: ha avvisato il vescovo, Pietro Lagnese. ‘Tra qualche tempo diventerò papà’. Questo ai miei occhi lo trasforma da un eroe a un super eroe.

Il vescovo di Ischia lo ha sospeso dalla parrocchia di Maria SS Madre della Chiesa di Lacco Ameno, dove era e resta molto ben voluto. Dopo averlo sospeso, lagnese ha dato la notizia con una nota: ‘Il Vescovo fortemente addolorato per l’accaduto, ha riconosciuto l’onestà di don Gianfranco nell’aver condiviso con lui la fatica nel rimanere fedele all’impegno del celibato. Il sacerdote intende assumersi tutte le responsabilità connesse alla sua nuova situazione di vita che prevede l’arrivo di un figlio’. In questa nota leggo tutta l’ipocrisia che risiede in una gran parte dei sacerdoti e dei praticanti cattolici. Caro vescovo, perché sei addolorato se lui è felice così?

Tu sei davvero riuscito ad essere fedele all’esercizio sacerdotale? Ci voglio credere. Ma non trovi un controsenso trascorrere quasi tutte le tue giornate a raccomandare a tutti i fedeli di amarsi (umanamente, fraternamente e cristianamente), accoppiarsi (nel senso di creare famiglie) e procreare e poi vietarlo ad un tuo uomo, indipendentemente da come questi si possa chiamare? Caro vescovo di Ischia, sei certo che amare Dio in modo esclusivo voglia significare non poter amare anche qualcun altro? Credi davvero alla storiella di Adamo, Eva, del serpente e del peccato originale così come ci viene tramandata? Ma soprattutto, nel Terzo millennio pensi davvero che siamo tutti rimbambiti al punto da volerci credere? No, ci sono tanti ipocriti che continuano a dirti che ci credono. E tu li allevi, portando avanti senza discuterle le regole ecclesiastiche.

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Lettera aperta al vescovo di Ischia Pietro Lagnese

Anche questa volta ha reagito meglio il mondo reale, quello che spesso ci stupisce negativamente e che ha reso molte persone incapaci di indignarsi. E quindi anche incapaci di gioire. Sul diario Facebook dell’ormai ex prelato, sono piovute tante attestazioni di stima, messaggi di auguri, consigli… C’è chi gli suggerisce di amare, chi gli scrive bravo, chi lo esorta ad andare avanti, a proseguire nella strada che ha scelto, cioè di diventare padre e marito (non necessariamente da intendersi nel senso più religioso del termine). ‘Ho appena letto la notizia, ti stimo tanto! Sarai un ottimo papà!’, scrive Francesco. ‘Ti ho conosciuto prima che diventassi sacerdote, mi raccontavi dei tuoi sacrifici per diventarlo e soprattutto mi raccontavi di quanto è bella la vita e l’amore per il nostro Signore. Sei una persona meravigliosa e la tua anima lo è ancora di più. Auguri di vero cuore’, scrive Luciano. E così via.

Caro vescovo Pietro Lagnese, sai a me cosa addolora? Addolora che a causa dell’ipocrisia ecclesiastica la chiesa decida di rinunciare ad un uomo come Gianfranco Del Neso. Regole formali, ma non sostanziali. Se il mondo cambia col tuo esempio, andremo a rotoli. Il messaggio che è passato è che, se non si fosse autodenunciato sarebbe potuto rimanere all’incarico sacerdotale. A me addolora che continuate a tenere con voi maniaci e pedofili, allontanando chi ha fatto la cosa più naturale del mondo: procreare. Ma se fosse davvero peccato fare certe cose, secondo te, perché nasciamo come siamo? O peccatori, come dite voi…

Cristina ha scritto: ‘Speriamo che questo papa tanto buono quanto comprensivo prenda la decisione di far sposare i sacerdoti… Non è giusto che questo sacerdote abbia dovuto fate una scelta durissima… Meglio lui che i maledetti pedofili che si insidiano nelle chiese e che la chiesa conosce e a cui spesso fa da complice’. Federica ha aggiunto: ‘Auguro ogni bene a te e alla tua futura famiglia e che tu possa essere il primo di una lunga catena di sacerdoti non più costretti a rimanere nell’ombra per la vergogna. Sarai senz’altro un ottimo padre. Lunga vita e tanta serenità!’.

Caro vescovo, questi messaggi sono per te, non per fare like. Tu sai di non poter cambiare le regole, ma avevi la fortuna di poter scegliere di non rimuoverlo. Avresti creato un precedente unico nel suo genere e avresti costretto i grandi politici del Vaticano ad affrontare questo argomento pubblicamente. Sarebbe finita comunque nello stesso modo in cui è finita, per via di un copione già scritto, ma avresti offerto la possibilità di un confronto pubblico sull’argomento e soprattutto avresti preso le distanze da discutibili regole preistoriche che in fondo in fondo (forse) non piacciono tanto neppure a te. Ecco, avresti potuto dimostrare a tutti che non sei ipocrita, che sei intelligente e in grado di mettere in discussione determinate regole, che nell’essere umano l’onestà va sempre premiata e non punita. Invece, abbiamo sprecato un’altra occasione buona. L’ennesima, per la verità.

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