Medusa, riccio e tracina: cosa fare?

Molte donne, ma anche alcuni uomini, mi hanno scritto chiedendomi cosa fare nel caso si venissi toccati in acqua da una medusa. La seconda domanda, ovvia, che molti mi hanno posto è cosa usare di naturale nel caso si entri in contatto con questo esserino tanto carino ma tanto scottante. Se avessi risposto in privato, per quanto comodo, avrei infranto la filosofia del mio blog e in particolare di questa categoria, che è quella di tentare di dare una umile risposta a mali e situazioni comuni. Le domande poste, per quanto possano apparire scontate, sono del tutto azzeccate. Siamo in estate e molte persone nutrono una paura. A volte una vera e propria fobia. Quella per le meduse.

Cominciamo col dire che il mondo marino è popolato da un’enorme varietà di esseri viventi che per sopravvivere all’attacco dei predatori sono stati costretti a sviluppare varie tecniche di difesa come il mimetismo, la presenza di aculei, l’emissione di sostanze urticanti o velenose. Quindi anche le meduse, i ricci e le tracine, organismi marini che popolano in nostri mari, per sopravvivere sono obbligati ad attivare dei sistemi di difesa, a partire dal momento in in cui si imbattono in un altro pesce, un cane, un bagnante. In ogni caso, qualunque cosa sia è considerato un potenziale aggressore. Un po’ come la logica del predatore nei lupi, nei cinghiali, negli orsi… Insomma, nella natura in genere. Si pensi anche solo alle piante carnivore.

Appartenente ai celenterati, la medusa ha il corpo a forma di ombrello al centro del quale si trova un lungo prolungamento su cui si apre la bocca. Il margine dell’ombrello è provvisto di tentacoli su cui sono situati degli organuli urticanti, chiamati nematocisti, contenenti delle tossine che vengono liberate nel momento in cui avviene il contatto con l’eventuale preda o il potenziale predatore. La tossina prodotta dalla medusa penetra la superficie cutanea del bagnante provocando dolore immediato e acuto e una reazione simile all’orticaria più o meno intensa a seconda della quantità di superficie corporea esposta al contatto, della grandezza e della tossicità del tipo di medusa, dalla quantità di tossina assorbita, eccetera.

Per alleviare i sintomi della reazione locale provocata dalla medusa può essere utile applicare nell’immediato della sabbia calda, ma senza in alcun modo senza frizionare, e successivamente detergere la parte con acqua salata tiepida. Quindi, applicare delle garze imbevute di acqua tiepida e aceto al cinquanta per cento. Si sconsiglia assolutamente l’uso di alcol, che al contrario potrebbe facilitare l’apertura delle nematocisti e si raccomanda di non usare né acqua dolce né ghiaccio, al di là di ciò che si potrebbe pensare. Tra l’altro, a differenza di ciò che accade per il prurito causato dalla puntura di zanzara, non esiste alcuna indicazione concreta per quel che riguarda l’uso dell’ammoniaca.

Medusa, riccio e tracina: cosa fare?

Una tipica ustione da medusa.

È importante non grattare le lesioni, proprio per impedire alla tossina di entrare in circolo più velocemente. La dermatite da medusa deve essere poi trattata per alcuni giorni con la terapia che, com’è giusto che sia, un medico riterrà più idonea e che di solito prevede l’applicazione di pomate a base di corticosteroidi e la somministrazione di antistaminici, o l’abbinamento degli antistaminici a pomate a base di arnica o di aloe e ad unguenti anti-infiammatori, come ad esempio l’olio di tea tree.

Non dimenticare che in mare ci sono anche i ricci, animali appartenenti agli echinodermi dal corpo globoso rivestito da un esoscheletro rigido provvisto di aculei mobili che servono per la locomozione e per la difesa. Come ben saprai, anche senza averla mai direttamente provata sulla tua pelle, la puntura del riccio di mare può causare bruciore e dolore anche intensi. Gli aculei sono fragili e frequentemente si spezzano all’interno della pelle e, in questo caso, dopo aver disinfettato la parte, sarà necessario estrarre la spina dalla cute con una pinzetta.

Non scavare intorno alle spine nel tentativo di rimuoverle: ti assicuro che ciò renderebbe più difficoltosa la sua rimozione. La lesione guarisce rapidamente ma nel caso in cui dovesse subentrare un’infezione potreste sentirvi consigliare una terapia antibiotica, anche solo locale. Saprete certamente decidere e fare la scelta giusta. Però, se si riuscisse a prevenire le punture da riccio di mare quando si cammina sulla spiaggia o sugli scogli, o quando si entra in acqua per concedersi un piacevole bagno, potrebbe essere utile usare delle scarpe di gomma.

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Infine, prima di lasciarti andare a fare il bagno, visto che io non so dove sei e con che animali marini potresti potenzialmente entrare in contatto, vorrei darti due consigli anche sulle tracine. E sì, a riva ci sono anche quelle. Sono pesci dal corpo allungato che vivono infossati nei fondali sabbiosi lasciando visibile solamente la testa e la prima pinna dorsale, che purtroppo per noi e per fortuna per loro è provvista di spine lunghe e pungenti. Quando la tracina percepisce un pericolo, la pinna e le sue spine vengono erette in posizione verticale pronte a pungere il potenziale aggressore e ad iniettare la sostanza contenuta nelle ghiandole velenifere poste alla base delle spine stesse.

La puntura della tracina provoca un dolore davvero intenso, ben superiore al tocco della medusa o alla puntura di un riccio. La parte colpita si arrossa subito, sembra tumefatta. A volte possono verificarsi sintomi come tachicardia, difficoltà di respirazione, nausea, difficoltà di movimento dell’arto colpito. Il veleno inoculato dalla tracina è termolabile per cui, la parte colpita, deve essere immersa tempestivamente in acqua molto calda. Solo così si riuscirà a disattivare la tossina inoculata. Dopo questo primo intervento, deve essere sempre il medico a prescrivere il corretto trattamento che ritiene più idoneo per risolvere il caso specifico. Anche in questo caso per prevenire spiacevoli incidenti potrebbe essere utile indossare delle scarpe di gomma. Prevenire è meglio che curare.

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