Melatonina sì, ma con moderazione

Ognuno di noi, quotidianamente, produce melatonina. Solo che con il passare del tempo se ne produce sempre meno. Ed ecco il ruolo chiave dell’integrazione di melatonina nell’organismo. Dormire bene, riposare meglio e non saccheggiare le risorse di questo prezioso “ormone-che-non-è-un-ormone”. Questa sostanza è secreta principalmente dall’epifisi, ghiandola pineale, e si rivela essenziale al nostro organismo. In alcuni Stati e a dosaggi farmacologici di almeno tre grammi a dose viene utilizzata con successo per combattere alcuni tipi di tumori. Al pari della chemioterapia. O in abbinamento. Ma come al solito, andiamo per gradi.

Comincio col dirti che te ne parlo perché, a mio modesto parere, le sue potenzialità sono in assoluto sottovalutate e ancora, ahimè, poco conosciute. Altro equivoco di comodo che va chiarito è che non si tratta di un vero e proprio ormone, perché continua ad essere presente nel nostro organismo anche in assenza della ghiandola pineale, per esempio in seguito a un’asportazione chirurgica. La melatonina viene prodotta all’interno della scatola cranica in base all’alternanza luce-buio e la sua secrezione influenza il ritmo sonno-veglia e di conseguenza una sua carenza può portare all’insonnia. Non è un ipnotico vero e proprio come i classici sonniferi ma solo una sostanza ipno-favorente.

Tutti i medici la considerano ormai da anni una sostanza naturale e, quindi, sicura tanto da poterla dare anche ai bambini per aiutarli a dormire. Integratore e farmaco, se il dosaggio supera i due milligrammi, utilizzato sempre più spesso per risolvere i problemi d’insonnia, che colpiscono oltre nove milioni di italiani e che sono in aumento anche nell’età pediatrica. Farmacologicamente si chiama “N-acetil-5-metossitriptammina” e agisce sull’ipotalamo regolando, appunto, il ciclo sonno-veglia. Oltre che negli esseri umani, è prodotta anche da animali, piante (ma si chiama fitomelatonina) e microorganismi.

Al buio viene rilasciata e crea una sorta di rilassamento e favorisce lo scivolamento verso il sonno. La melatonina è coinvolta nel meccanismo che consente ad alcuni anfibi e rettili di cambiare il colore della propria pelle e la sua storia ci racconta che fu scoperta in relazione a questo suo ruolo biologico. Già nel 1917, due ricercatori, McCord e Allen, notano che l’estratto delle ghiandole pineali delle mucche schiariva la pelle delle rane. La sostanza fu isolata nel 1958 dall’urina di topo, da un professore di dermatologia, Aaron Lerner, dell’Università Yale, in ricerche spinte dall’aspettativa che la sostanza presente nella ghiandola pineale potesse essere utile nel trattamento di affezioni della pelle.

Verso la metà degli anni Settanta del secolo scorso, viene dimostrato che la produzione di melatonina da parte della ghiandola pineale umana segue un ritmo circadiano. Nel caso tu non lo sapessi, in cronobiologia e in cronopsicologia, il ritmo circadiano è un ritmo caratterizzato da un periodo di circa ventiquattro ore. Il termine “circadiano”, coniato da Franz Halberg, viene dal latino “circa diem” e significa appunto “intorno al giorno”. La scoperta delle proprietà antiossidanti della melatonina è del 1993. Il primo brevetto per il suo impiego a basse dosi nel trattamento dell’insonnia fu accordato a Richard Wurtman del Mit nel 1995.

In quello stesso periodo la melatonina inizia ad apparire sulla stampa, soprattutto su quella a diffusione non settoriale, come possibile trattamento per varie malattie. Ad esempio, viene usata principalmente per combattere il jet lag, nelle persone costrette a turni di notte e per stabilire il ciclo sonno-veglia nei soggetti non vedenti. Ma non solo. La melatonina, inoltre, viene usata per curare: insonnia in genere, sindrome della fase del sonno ritardata (Dsps), insonnia connessa alla sindrome da deficit di attenzione e iperattività (Adhd), insonnia causata dai betabloccanti, problemi del sonno nei bambini affetti da disturbi dello sviluppo come autismo, paralisi cerebrale, ritardo mentale.

Inoltre, è usata per chi soffre del disturbo comportamentale del sonno in fase Rem, ovvero persone che durante la fase più profonda del sonno quando in genere siamo come paralizzati si muovono come se mettessero in scena il sogno”. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica “Current opinion in pulmonary medicine” ha dimostrato che alcuni trattamenti per l’insonnia, tra cui la melatonina, possono migliorare considerevolmente la qualità di vita oltre che il sonno dei pazienti affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva. È anche prescritta come aiuto per il sonno nelle persone che smettono di assumere le benzodiazepine, usate come sonniferi o come ansiolitici, e per diminuire i sintomi dell’astinenza quando si smette di fumare.

Viene usata anche per numerose altre condizioni indipendenti dal ritmo sonno veglia, tra cui i tumori, ma in questi casi si va al di là degli utilizzi con riscontri concreti in letteratura scientifica. La melatonina viene sintetizzata in assenza di luce dalla ghiandola pineale poco dopo la comparsa dell’oscurità, le sue concentrazioni nel sangue aumentano rapidamente e raggiungono il massimo tra le due e le quattro di notte per poi ridursi gradualmente all’approssimarsi del mattino. L’esposizione alla luce, soprattutto alla lunghezza d’onda blu tra 460 e 480 nm, inibisce la produzione della melatonina in misura dose-dipendente. È pertanto utilizzata per il trattamento a breve termine dell’insonnia al di sopra dei cinquantacinque anni d’età.

Nei neonati i livelli di melatonina si regolarizzano verso il terzo mese, con i picchi di concentrazione compresi tra la mezzanotte e le otto del mattino. Interessante notare come con l’adolescenza il rilascio notturno tenda a ritardare, causando difficoltà di addormentamento alla sera e risvegli ritardati alla mattina. La produzione andrà poi a diminuire con l’età, probabilmente una delle ragioni alla base dell’aumento di frequenza dell’insonnia nel paziente anziano. Si sa con certezza che l’ormone gioca un ruolo di rilievo anche nella gestione del sistema immunitario. L’effetto antinfiammatorio è quello meglio documentato.

La sostanza viene spesso introdotta in integratori formulati per donne con ovaio policistico o con problemi di fertilità, in quanto esiste uno studio che sembra dimostrare un possibile effetto di abbassamento dell’Fsh. Parliamo anche dei dosaggi. Nel caso di formulazioni a rilascio immediato è possibile rilevare l’aumento e il picco delle concentrazioni nel sangue in circa un’ora. Sono tuttavia disponibili sul mercato anche formulazioni a rilascio prolungato in grado di permettere un assorbimento distribuito sul circa dieci ore, in grado così di mimare l’andamento fisiologico di secrezione dell’ormone.

Parliamo di effetti collaterali. Si è portati a pensare, erroneamente, che gli effetti collaterali della melatonina siano nulli. Ma non è assolutamente vero. Innanzitutto, va detto che derivano da un uso inappropriato della sostanza: negli anni, vari culturisti professionisti e svariate riviste d’informazione sportiva hanno affermato la possibilità, con il sostegno di alcuni studi scientifici, che dosi giornaliere comprese fra mezzo e tre milligrammi, assunte circa trenta minuti prima dell’allenamento, aumentino i livelli di ormone della crescita, senza dare effetti collaterali, che di solito vengono riconosciuti in irritabilità e sonnolenza.

La melatonina diminuisce la sintesi di testosterone e quindi la libido. Più precisamente, inibisce la secrezione dell’ormone luteinizzante, che stimola nel maschio l’attività endocrina delle cellule interstiziali del testicolo con produzione di testosterone e di sperma, e nella femmina l’ovulazione e la conversione del follicolo ovarico in corpo luteo. Dunque, ci possono essere degli effetti collaterali tra cui mal di testa, vertigini e sonnolenza durante il giorno, che potrebbero rappresentare un rischio per chi svolge dei lavori che richiedono un’attenzione costante come i conducenti dei mezzi pubblici o i medici.

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La melatonina potrebbe anche interferire con la pressione sanguigna, il diabete e aumentare il rischio di coagulazione del sangue, quindi non dovrebbe essere utilizzata da persone che già assumono altri farmaci che influenzano questa funzione o da persone con questo tipo di disturbi. Può causare tachicardia e sarebbe meglio non usarla in chi soffre di disturbi dell’umore perché in alcuni soggetti potrebbe favorire uno stato depressivo mentre in altri ansia o irrequietezza. Tra gli effetti collaterali un po’ meno frequenti della melatonina ci sono i disturbi del movimento, l’ipertensione, la riduzione della salivazione, la debolezza, infiammazioni della pelle. A volte si possono verificare anche reazioni allergiche o pseudo tali, un aumento del desiderio sessuale, variazioni dell’umore, svenimenti, valori del sangue alterati e crampi notturni.

Secondo molti medici, dovrebbero evitare integratori di melatonina coloro che soffrono di insufficienza epatica, le donne in gravidanza o allattamento e coloro che sono affetti da allergie croniche o malattie immunitarie. Assunta per periodi prolungati, la melatonina può avere un effetto depressivo nei soggetti predisposti, può inibire l’ovulazione proprio a causa della soppressione del rilascio di Gnrh. Con una circolare del Ministero della Salute, titolata “Rivalutazione degli apporti ammessi di melatonina negli integratori alimentari”, è stato ridotto l’apporto massimo giornaliero consentito per la melatonina negli integratori alimentari, portandolo da cinque a un milligrammo.

La domanda finale, potrebbe essere: quale melatonina? La melatonina si trova anche in alcuni alimenti come orzo, olive e noci, ma viene “prescritta” come integratore reperibile in farmacia o in erboristeria sotto forma di compresse, sciroppi, tisane o, ultimo arrivato, spray. Si può acquistare in farmacia ed è disponibile in due versioni: quella da un milligrammo (prodotto da banco) e quella da due (farmaco da prescrivere). Sempre meglio prediligere quella pura, cioè non associata ad altri principi come vitamine o estratti vegetali. La melatonina è stata usata, in Italia, per curare il cancro ed era alla base del “metodo Di Bella” (di seguito puoi leggere la relazione originale), seguito poi dal “metodo Pantellini”.

STORIA DELLA MELATONINA

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