Michael Schumacher

Michael Schumacher e quel paradosso diventato triste realtà

Un paradosso della vita? Michael Schumacher. Ha gareggiato sfrecciando ai 330 e più chilometri orari per anni e anni, battendo record, stabilendo pole position su qualunque circuito e con qualunque condizione meteo. Gli è sempre andata bene, anzi benissimo, fino al 29 dicembre 2013 quando, a Méribel, nell’Alta Savoia, è caduto durante un fuoripista sugli sci e ha urtato con la testa contro una roccia. Ricoverato d’urgenza in ospedale, viene sottoposto a operazione chirurgica per il grave trauma cranico che lo ha ridotto in coma. Un coma che col passare delle ore diventa farmacologico e dura mesi. Anni. Chissà se riusciremo a rivederlo in questa vita…

Destino beffardo per uno che ha corso sulle quattro ruote a motore per una vita e che non ha mai voluto disputare un rally perché riteneva questa specialità poco sicura, rifiutando addirittura la doppia sfida che all’inizio del Terzo Millennio gli fu lanciata da Colin McRae. Ogni volta che penso a Michael penso a Colin e poi a questa storia. Il campione scozzese voleva sfidarlo e batterlo prima al volante di una monoposto e poi di una WRC. Non te lo ricordi? Era la metà di luglio del 2002. Lo scozzese aveva trentaquattro anni. Microfono davanti, in piena conferenza stampa sulla prova del Mondiale Rally appena conclusa, butta la proposta.

Una sfida con Schumi, dove e quando lo decida lui, con una monoposto di Formula 1 da un lato e una WRC dall’altro. Magari la Ferrari e la Ford, rispettivi arnesi di lavoro dei due talentuosi automobilisti. Un giro su ciascuna macchina per entrambi, con il miglior tempo complessivo a decretare il più forte di sempre. In quella occasione, Colin aveva detto: “Del resto, i rallisti sono i migliori piloti in circolazione, si sa”. Colin non aveva i numeri di Schumi e mai li ha avuti, ma il giusto grado di sanità mentale – pari a zeo – per diventare una leggenda degli sterrati, sì, quello lo aveva. La sfidà non si consumò mai, perché Schumi spiegò la sua ritrosia a gareggiare su strade aperte e, di conseguenza, meno sicure di un circuito.

Ma l’occasione, visto che abbiamo citato la sfida, è ghiotta per parlare di un campione come Michael Schumacher. Nato ad Hermülheim il 3 gennaio del 1969, è il pilota di Formula 1 che ha vinto più titoli, considerato tra i più grandi campioni della Formula 1 e in generale dell’automobilismo sportivo di tutti i tempi. Nell’olimpo quasi come Sebastién Loeb, il campione del WRC più titolato della storia dei rally, che non hanno nulla da invidiare alla Formula 1. Ha conquistato sette titoli iridati: i primi due con la Benetton, nel 1994 e nel 1995, e successivamente 5 consecutivi con la Ferrari, nel 2000, nel 2001, nel 2002, nel 2003 e nel 2004. Schumacher detiene la gran parte dei record della Formula 1.

Nel 2003 diviene il più titolato pilota di Formula 1, con la vittoria del sesto titolo mondiale, superando il record di Juan Manuel Fangio, e nel 2004 marca un ulteriore record vincendo il suo quinto titolo iridato consecutivo: il precedente record, che spettava sempre a Fangio era di quattro titoli mondiali consecutivi. Dopo sedici stagioni consecutive in Formula 1 dal 1991 al 2006 e tre anni di inattività, ha deciso a 41 anni di tornare a correre, a partire dalla stagione 2010, rimettendosi così nuovamente in gioco accettando l’offerta della Mercedes, scuderia che a partire dalla stagione 2012 prende il nome di Mercedes AMG F1. Dopo tre Mondiali disputati con la scuderia tedesca, dalla stagione 2010 alla stagione 2012, il 4 ottobre 2012, a quasi 44 anni di età, ha deciso di annunciare il suo secondo ritiro dalle competizioni ufficiali.

Gli inizi di Michael: dai go-kart alle monoposto F1

Michael iniziò la carriera all’età di quattro anni, alla guida di un kart sul circuito di Kerpen, gestito dal padre. Nel 1984 venne contattato da un imprenditore della zona, Jürgen Dilk, rimasto impressionato dal ragazzino, che decise di aiutarlo economicamente. Negli anni seguenti vinse il titolo junior tedesco e il campionato europeo a Göteborg, in Svezia. Nell’ultima gara avvenne un episodio singolare: proprio all’ultima curva dell’ultimo giro, Zanardi e Orsini presero male la curva, facendo così un fuoripista e regalando a Schumacher non solo la vittoria della gara, ma anche il campionato. Nel 1988, grazie a Dilk, partecipò al Campionato Tedesco di Formula Ford e a quello Europeo: si piazzò rispettivamente sesto e secondo, in quest’ultimo alle spalle di Mika Salo.

Nello stesso anno venne aiutato anche da Gustav Hoecker, concessionario Lamborghini, a gareggiare in Formula König, serie addestrativa che utilizzava telai e motori della Formula Panda Italiana: vinse nove gare su dieci laureandosi campione. Il passaggio scontato per Schumacher sarebbe stato la Formula 3, ma Dilk gli fece capire di non potersela permettere. Nel 1989, Willi Weber, proprietario di un team, stupito dalle capacità del giovane pilota tedesco, decise di fargli siglare un contratto biennale per gareggiare in Formula 3. Schumacher chiuse il Campionato Tedesco al secondo posto, battuto di un solo punto da Karl Wendlinger.

Nel 1990 gareggiò nel Campionato Tedesco di Formula 3, laureandosi campione. Verso la fine della stagione, come i suoi rivali Heinz-Harald Frentzen e Karl Wendlinger, siglò un contratto con la Mercedes per pilotare le proprie vetture impegnate nel Campionato Mondiale Sportprototipi di Gruppo C. Sotto la direzione di Peter Sauber, venne creato un junior team Mercedes. Schumacher partecipò all’ultima prova stagionale del Mondiale Prototipi, la 480 Km di Città del Messico, alla guida della Mercedes-Benz C11.

Vinse al debutto, in coppia con Jochen Mass. La Mercedes meditava un ritorno alle gare di Formula 1 con una propria monoposto, dopo l’abbandono del 1955 affidandosi a Jochen Neerpasch come responsabile del reparto corse, in quest’ottica Schumacher sarebbe stato scelto come primo pilota della Mercedes. Il progetto non si realizzò per gli eccessivi costi e la casa tedesca si limitò a fornire il motore alla Sauber a partire dal 1993. Nel 1991, il tedesco gareggiò nel Campionato Mondiale Sportprototipi, ottenendo una vittoria e concludendo nono. Nell’appuntamento più importante della stagione, la 24 Ore di Le Mans, giunse al quinto posto (insieme a Wendlinger e Kreutzpointner) e marcando il giro più veloce in gara.

Prese poi parte anche ad una gara di Formula 3000 Giapponese, giungendo secondo. Schumacher debuttò in Formula 1 nel 1991 al volante della Jordan. La squadra irlandese, rivelazione della stagione, ebbe necessità di sostituire nel Gran Premio del Belgio, a Spa-Francorchamps, Bertrand Gachot, in stato di arresto a Londra. La Mercedes lo girò quindi al team di Eddie Jordan per 150.000 dollari. Il manager di Michael, Willi Weber, affinché la Jordan approvasse tale candidatura, assicurò che il pilota conosceva già il difficile tracciato belga, anche se in realtà, come rivelato dallo stesso manager in occasione dell’anniversario dei 20 anni di Formula 1 di Schumacher, non vi aveva mai girato prima.

Per Schumacher arriva la proposta Ferrari F1

Nonostante il tedesco affrontasse per la prima volta il difficile circuito, stupì gli addetti ai lavori, qualificandosi al settimo posto durante le qualifiche, ma sfortunatamente, non riuscì a ripetersi in gara visto il ritiro dopo poche centinaia di metri, a causa della rottura della frizione. La prestazione in Belgio attirò l’attenzione di Flavio Briatore, direttore della Benetton, che gli offrì subito un contratto, che portò Schumacher ad affiancare Nelson Piquet. La questione contrattuale con il team Jordan venne chiusa con il trasferimento alla squadra irlandese della seconda guida della Benetton, Roberto Moreno. Nella successiva gara a Monza Schumi andò subito a punti davanti al suo compagno di squadra.

Nelle rimanenti gare della stagione andò altre due volte a punti dimostrando che la Formula 1 aveva appena conosciuto una futura promessa. Nel 1996, passò alla Ferrari, scuderia con la quale sarebbe divenuto il pilota più titolato della storia della Formula 1. Ricopriva il ruolo di prima guida al fianco di Eddie Irvine. L’esordio con la Ferrari fu difficile. La squadra non vinceva un titolo mondiale piloti dal lontano 1979, e un titolo Costruttori dal 1983, il clima non era ottimale e il divario tecnico con le scuderie inglesi sembrava incolmabile. La stagione 1996 fu dominata dalle Williams-Renault di Hill – che a fine stagione si laureò campione del mondo per la prima volta – e Jacques Villeneuve.

A Montecarlo, Schumacher vanificò un possibile successo. Partito dalla pole position, fu sorpassato da Hill e successivamente fu costretto al ritiro, dopo essere scivolato su un cordolo bagnato che lo catapultò contro le barriere dalla parte opposta. La prima vittoria arrivò durante la gara successiva al Gran Premio di Spagna sotto il diluvio: Michael, dopo essere partito male, facendo pattinare le gomme sulla pista allagata, fu protagonista di una incredibile rimonta. A questo successo seguirono cinque gare con tre punti conquistati sempre a causa della scarsa affidabilità della F310. In Canada, invece, si staccò un semiasse all’uscita da un pit stop mentre in Francia al tedesco si ruppe il motore addirittura nel giro di ricognizione, unitamente a vari problemi al cambio.

Superati i tempi bui e con 50 punti di distacco dalla testa della classifica, Schumacher tornò alla vittoria al Gran Premio del Belgio. Il divario tecnico tra la Ferrari e la Williams si stava assottigliando, con la vittoria a Monza, nella gara più attesa davanti al proprio pubblico, e ai podi conquistati nelle ultime due gare della stagione. La prima stagione del pilota alla Ferrari si concluse con tre vittorie (in Spagna, Belgio e Italia), cinque piazzamenti a podio ed una serie di ritiri soprattutto per problemi meccanici. Il tedesco concluse comunque il Mondiale al terzo posto dietro alle imprendibili Williams. Era solo l’inizio di una inimitabile carriera.

E così, dopo tutti i titoli iridati vinti, si giunge alla stagione 2006, l’ultima per Schumacher (prima del ritorno targato 2010). Stanco di essere all’ombra di Schumacher, Barrichello decise di rompere il contratto con la Ferrari per cercare nuove glorie con il nuovo team Honda. Al suo posto arrivò Felipe Massa, già collaudatore della Ferrari nel 2003. Il Gran Premio del Bahrein vide un buon secondo posto di Schumacher, beffato da Alonso con la strategia dei pit stop, mentre Massa arrivò nono dopo un testacoda. Proprio al Gran Premio del Bahrain il tedesco eguagliò il record di pole position fino ad allora appartenuto ad Ayrton Senna.

Michael Schumacher annuncia il ritiro dalla F1

La Ferrari aveva ancora problemi e dopo 3 gare Schumacher era distanziato dal leader Alonso di ben 17 punti, ma il tedesco vinse la quarta gara del mondiale, il Gran Premio di Imola, dando così un’ottima impressione della vettura. In occasione del Gran Premio di Imola Schumacher batté il record delle pole position di Senna. Seguì un’altra vittoria del tedesco e quattro di Alonso, tra cui quella a Montecarlo dove Schumacher viene retrocesso in fondo allo schieramento dopo le qualifiche per il discusso parcheggio alla curva della “Rascasse” negli ultimi minuti delle prove ufficiali.

Dopo 9 gare Alonso era al comando della classifica con 84 punti, mentre Schumacher inseguiva a 59. Dal Gran Premio degli Stati Uniti, il ferrarista mise a segno una serie di vittorie consecutive che gli consentirono di riaprire la pratica mondiale, che sembrava già chiusa. Dopo il vittorioso Gran Premio di Monza, gara nella quale il rivale spagnolo ruppe il motore quando si trovava in terza posizione con il tedesco al comando, Schumacher aveva solo 2 punti di svantaggio da recuperare, e la Ferrari era in testa al campionato Costruttori quando mancavano 3 gare alla fine. Dopo la vittoria in quest’ultimo gran premio, il 10 settembre 2006 annunciò ufficialmente il primo ritiro dalle competizioni al termine della stagione 2006 (questa notizia in realtà era già nell’aria da qualche mese).

L’1 ottobre 2006 in Cina, dopo la pole position di Alonso, Schumacher, penalizzato nella prima parte di gara dalle performance delle gomme Bridgestone sotto la pioggia battente, rimontò con il cessare di questa ed il conseguente progressivo asciugamento della pista e vinse il Gran Premio di Cina, passando al primo posto in classifica piloti (maggior numero di Gran Premi vinti in stagione) a pari punti con Alonso. A questo punto, con ancora due eventi stagionali da disputare, il pilota tedesco aveva la concreta possibilità di vincere il mondiale, mentre la Renault era per un punto in testa alla classifica Costruttori.

In Giappone, a Suzuka, le Ferrari partirono in prima fila mentre le Renault occuparono la terza fila. Alla vettura di Schumi, si ruppe il motore al trentasettesimo giro e fu costretto al ritiro regalando così la vittoria al rivale Alonso. Per vincere l’ottavo titolo sarebbe servita una vittoria nell’ultimo GP in Brasile e un ritiro od un arrivo fuori dai punti di Alonso… Disputò l’ultima gara il 22 ottobre 2006, sul Circuito di Interlagos in Brasile. Prima della gara, l’ex calciatore brasiliano Pelé gli donò un trofeo alla carriera.

Il fine settimana non fu molto fortunato per il tedesco che arrivò quarto dopo una gara in rimonta: partito decimo, a causa della rottura della pompa della benzina avvenuta il giorno precedente, rimontò subito quattro posizioni, e dopo aver sorpassato Fisichella sul rettilineo del traguardo, per un contatto con lo stesso, forò uno pneumatico e fu costretto a percorrere quasi un giro intero, molto lentamente, prima di raggiungere la corsia dei box. Dopo la sosta, Schumacher si trovava all’ultimo posto a circa 38 secondi dal penultimo, e prossimo al doppiaggio, difatti era poco davanti al leader della corsa Massa. Il tedesco riuscì a rimontare abbassando più volte il tempo sul giro, compiendo 13 sorpassi in poco più di 40 giri rimasti.

Dopo una rimonta incredibile terminò la sua gara al quarto posto. A pochi giri dalla fine, compì il suo ultimo sorpasso ai danni di Räikkönen, suo successore alla guida della Ferrari l’anno successivo. Il mondiale terminò con la seconda vittoria consecutiva dello spagnolo Alonso seguito al secondo posto da Michael. Titolo costruttori di nuovo alla Renault. Il team BMW-Sauber al Gran Premio del Brasile 2006 presentò sull’alettone posteriore la scritta “Thanks Michael” in omaggio al pilota tedesco.

La proposta Mercedes e il ritorno in F1

Schumacher non abbandonò definitivamente la Ferrari, prendendo parte ad alcune gare del campionato 2007 come superconsulente. Annunciò poi che dal Gran Premio d’Ungheria in avanti, non sarebbe più stato presente al muretto Ferrari. Schumacher ha presentato la cerimonia per la vittoria del team tedesco nell’A1 Grand Prix. Il 13 novembre 2007 tornò in pista a Barcellona in veste di collaudatore, effettuando 64 giri con una Ferrari F2007 senza dispositivi elettronici e segnando il miglior tempo delle due giornate di test. A gennaio 2008 il presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo confermò l’impiego di Schumacher come terzo pilota. Sempre nel 2008, partecipò al campionato tedesco di Superbike, ma senza mai andare a punti. Il tedesco affermò di non voler intraprendere una seconda carriera sportiva.

Di rally, poi, non se ne parlava proprio. In passato aveva rifiutato una sfida che gli era stata lanciata da Colin McRae (quando il campione scozzese scomparso in un terribile incidente era in attività). Successivamente divenne membro per la Germania della Commission for Global Road Safety della Fia e delle Nazioni Unite. L’11 febbraio 2009 Schumacher, durante un allenamento privato sul circuito di Cartagena, perse il controllo della Honda CBR 1000 e cadde: subito soccorso, rimase qualche minuto privo di conoscenza. Trasportato in ospedale venne subito dichiarato fuori pericolo.

Il 29 luglio 2009, in seguito all’infortunio di Massa durante le qualificazioni del GP d’Ungheria, la Ferrari annunciò il ritorno alle corse in Formula 1 di Schumacher. Sarebbe stato il tedesco a correre per le restanti gare della stagione 2009, al fianco di Räikkönen. L’11 agosto, tuttavia, Schumacher comunicò di dover rinunciare a disputare le restanti gare della stagione con il team di Maranello a causa di alcuni problemi al collo risalenti all’incidente avvenuto sei mesi prima.

A fine stagione si susseguirono una serie di rumors circa un incontro tra lo stesso Schumacher e Ross Brawn che avevano vissuto insieme le esperienze in Benetton e Ferrari nel quale si parlò di un possibile ritorno del sette volte campione del mondo, al volante della Mercedes, che sarebbe tornata a correre in Formula 1 dopo ben 55 anni di assenza. Difatti la Mercedes era in procinto di rilevare le quote di maggioranza del team di Ross Brawn, che nonostante tutto sarebbe rimasto nelle vesti di “team principal”.

Dopo più di un mese, passato tra rumors e varie indiscrezioni, ci fu il tanto atteso annuncio del ritorno alle corse di Michael Schumacher. Il 23 dicembre 2009 fu ufficializzato dalla neo-scuderia Mercedes, scuderia originata dall’acquisto da parte della casa tedesca del team campione del mondo Brawn GP, l’ingaggio, per le tre stagioni successive, del pilota tedesco, che avrebbe affiancato il suo connazionale Nico Rosberg. Nonostante le aspettative nel precampionato fossero piuttosto elevate, i risultati delle prime gare furono piuttosto deludenti per il team di Brackley: Schumacher colse un sesto posto al suo esordio in Bahrain e due decimi posti nei successivi tre gran premi.

Nel Gran Premio di Spagna come nel Gran Premio di Turchia ottenne due quarti posti. Nel prosieguo della stagione continuò a deludere le aspettative, anche per via della scarsa competitività della vettura rispetto alle monoposto di vertice. Nella parte centrale del campionato il pilota tedesco ottenne solo qualche piazzamento a punti. Nel GP d’Ungheria, chiuso in undicesima posizione, venne penalizzato dai commissari per una manovra ai limiti del regolamento nei confronti di Barrichello, con il quale era in lotta per il decimo posto, venendo arretrato di dieci posizioni in griglia nel successivo Gran Premio del Belgio.

Qui il pilota tedesco fu protagonista di una buona rimonta, chiudendo al settimo posto dopo aver preso il via dalla ventunesima posizione. Nel GP del Giappone, a Suzuka, Schumacher giunse al traguardo al sesto posto, mentre nell’inedito Gran Premio di Corea ripeté il miglior risultato stagionale, quarto sul bagnato. Schumacher chiuse il campionato in nona posizione assoluta con 72 punti. Per la prima volta in carriera il pilota tedesco non ottenne né vittorie né podi in una stagione completa.

Michael Schumacher tra famiglia e vita privata

Sposato dall’agosto 1995 con Corinna Betsch, già fidanzata di Heinz-Harald Frentzen, che lasciò proprio per l’attuale marito, Michael Schumacher ha due figli, Gina Maria nata a febbraio 1997 e Mick nato a marzo 1999. La famiglia vive nel Canton Vaud in Svizzera dal 1996. Nel 2007 Schumacher ha fatto costruire a Gland, sul Lago di Ginevra una grande villa, che è stata ultimata il 28 novembre 2007. Possiede anche un’abitazione e un autodromo a Kerpen, dove è cresciuto un altro pilota di Formula 1: Sebastian Vettel.

È di recente diventato proprietario di un team di kart, il KSM motorsport, acronimo di Kaiser, Schumacher e Muchow. Schumacher è a volte presente in alcuni film. La sua prima apparizione risale al 2006, quando nel cartone animato Cars – Motori ruggenti della Pixar venne raffigurato con l’aspetto di una Ferrari F430. Lo stesso Schumacher doppiò poi la voce della vettura in tutte le lingue e nella versione italiana pronuncia anche una frase in dialetto modenese.

Nel 2008 è apparso nel film Asterix alle Olimpiadi nel ruolo di un condottiero di bighe chiamato Schumakix, recitando insieme a Jean Todt. Ha interpretato il ruolo del misterioso pilota The Stig nel programma Top Gear della BBC, svelando la propria identità nel corso della puntata. Quello fu l’unico episodio nel quale Schumacher interpretò il ruolo di Stig, ricoperto invece usualmente dal pilota Ben Collins. Il fratello Ralf è stato fino al 2007 un altro pilota del mondiale di Formula 1.

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Schumi e il (suo) casco più famoso del mondo

Il casco originale di Schumacher era principalmente bianco con i colori della bandiera tedesca nella parte posteriore. Nella parte superiore era caratterizzato da un cerchio blu con degli asteroidi bianchi. Michael, con l’arrivo di Jos Verstappen alla Benetton, applicò tre bande orizzontali rosse nella parte frontale (sopra la visiera) del suo casco per una maggiore distinzione tra i caschi dei due piloti. Una volta approdato alla Ferrari aggiunse sul retro del casco – dove era presente la bandiera tedesca sul colore giallo – un cavallino rampante.

Dal Gran Premio di Monaco 2000, per differenziare il suo casco, cambiò completamente colore, sfoggiando un casco principalmente tutto rosso con la bandiera della Germania nella parte posteriore. Con il ritorno all’attività alla guida della Mercedes, è stato aggiunto nella parte frontale del casco (al centro sopra la visiera) il simbolo della Mercedes. La bandiera tedesca, presente nella parte posteriore, è stata rimossa così come il cavallino rampante. Al loro posto sono stati applicati due dragoni cinesi. In prossimità della parte superiore è stata applicata una banda nera (contenente il nome di uno sponsor) disposta a semicerchio (dalla parte sinistra ruota intorno al casco fino alla parte destra). Nella parte superiore del casco sono presenti sette stelle che stanno a simboleggiare i sette titoli mondiali vinti dal pilota tedesco.

In occasione dell’anniversario per i vent’anni di Formula 1, celebrato nel Gran Premio del Belgio 2011, è stato prodotto un casco inedito con il quale Schumacher ha corso. Il casco era dorato placcato da un sottile strato di 100 lamine d’oro. Nella parte superiore così come in quella posteriore, è stato confermato il design del casco usuale: sempre con la banda nera disposta a semicerchio, le sette stelle dei campionati vinti (questa volta colorate di nero), e i due dragoni sul retro. Nella parte laterale del casco è stata applicata una banda verticale nera, disposta diagonalmente.

La banda viene interrotta centralmente dalla targa che celebra i vent’anni di Formula 1, difatti vi sono raffigurate le sette stelline tra la data dell’anno d’esordio in Formula 1 (posizionata sopra di esse) e quella della stagione in corso (posizionata sotto). Il 2 settembre 2012, in occasione del Gran Premio del Belgio a Spa-Francorchamps, Michael Schumacher ha sfoggiato un altro casco celebrativo di color platino, in occasione della partecipazione del pilota tedesco al trecentesimo GP di Formula 1.

Il casco è di produzione tedesca, della ditta Schuberth di Magdeburgo, e presenta di fronte, sopra la visiera, la scritta dello sponsor di carburante ed il simbolo della stella Mercedes. Ai lati si vedono i simboli dello sponsor di una nota ditta di bevande energetiche, mentre sopra c’è un disegno tribale rosso. Ai lati il logo MS del suo marchio personale. Sui lati si trova anche la scritta celebrativa che ricorda appunto le trecento partenze in Formula 1. Sul retro, i due draghi rossi cinesi.

Riconoscimenti assegnati a Michael Schumacher

Pilota dell’anno dell’Adac nel 1992

Intitolazione della “S. Schumacher” sul circuito del Nürburgring 2007

Premio dello Sport di AvD nel 1994

Sportivo tedesco dell’anno nel 1995 e 2004

Leone d’Oro di RTL nel 1997

Sportivo mondiale dell’anno della Gazzetta dello Sport nel 2001 e 2002

Campione dei Campioni de L’Équipe nel 2001, 2002 e 2003

Sportivo europeo dell’anno nel 2001, 2002 e 2003

Cittadinanza onoraria della Città di Modena dal 2001

Sportivo dell’anno ai Laureus World Sports Awards nel 2002 e 2004

Campione di Sport dell’Unesco nel 2002

Ambasciatore onorario della Repubblica di San Marino dal 2003

Atleta del secolo nel 2004

Cittadinanza onoraria della Città di Maranello dal 2006

Medaglia d’oro per gli sport motoristici della Fia nel 2006

Volante d’oro nel 1993 e 2011

Ambasciatore svizzero per gli Europei di calcio 2008

Premio Principe delle Asturie nel 2007

Premio speciale della Deutscher Fernsehpreis nel 2007

Sportivo dell’anno di GQ nel 2010

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