Olio di ricino

Olio di ricino per disintossicare fegato e non solo

In Italia, l’olio di ricino viene ancora abbinato al ventennio fascista. Durante il regime di Benito Mussolini, infatti, l’olio di ricino è stato utilizzato dalle camicie nere per creare intensi dolori intestinali agli avversari politici: le squadre fasciste obbligavano i dissidenti politici a ingoiare grandi quantità di olio di ricino. In realtà, parlando di olio di ricino bisognerebbe pensare al profeta Edgar Cayce. Lui, il sensitivo più documentato di tutti i tempi, scoprì gli effetti benefici di questo olio. Scoprì l’olio di ricino per disintossicare fegato e non solo. A parere di Cayce, l’essere umano è costituito da tre nature: spirituale, mentale e fisica. Solo riconoscendo la loro unità, il fisico potrà tornare in piena salute.

Solo dopo diversi anni, il dottor McGarey, riuscì a confermare i benefici che l’uso esterno dell’olio di ricino aveva nei suoi pazienti. Il più comune era il rafforzamento del sistema immunitario. Il sistema linfatico oltre ad avere un ruolo importantissimo nel sistema immunitario ha anche il compito di drenare e purificare il nostro corpo. Sì, proprio il mio e il tuo. Ti è venuta un po’ di curiosità. E allora seguimi fino alla fine, ma iniziamo dall’inizio così da procedere con il giusto ordine logico delle cose. Innanzitutto, l’olio di ricino è un olio vegetale molto pregiato, che viene estratto dai semi della pianta del ricino.

Trova numerosi impieghi, tra cui quelli come lubrificante in meccanica, nell’industria farmaceutica, nella produzione di saponi, profumi, e prodotti cosmetici, come fluido idraulico in circuiti frenanti, nella produzione di inchiostri e pigmenti, come componente per la produzione di cere e rivestimenti superficiali, o per la sintesi di plastiche resistenti al freddo. Ma soprattutto, è una vera e propria toccasana per il nostro organismo. Non una semplice medicina naturale, bensì un olio che cura. Infatti, quando i tessuti in un’area del corpo vengono ripuliti dagli scarti, le cellule sono in condizioni migliori per il loro buon funzionamento e l’attività degli organismi immunitari diviene più efficace nella difesa del corpo e nella sua ricostruzione.

Ma cosa ha di particolare l’olio di ricino? Quali sono i suoi componenti? Che attività svolgono a contatto con il nostro organismo? L’olio di ricino è composto prevalentemente da acilgliceridi, cioè trigliceridi. In tutti gli oli vegetali la composizione può variare in funzione della varietà, delle condizioni ambientali, della raccolta e della lavorazione. Il principale acido grasso è l’acido ricinoleico, presente normalmente a concentrazioni superiori all’ottantatré per cento quando l’olio è estratto con estrazione soxhlet o a solvente o con spremitura a temperature superiori ai 60 gradi centigradi. Poi, c’è l’acido miristico, l’acido palmitico, l’acido oleico, acido linoleico, quello alfalinoleico, quello stearico, l’acido idrossistearico, l’acido arachico e quello gadoleico.

L’olio di ricino è un ottimo lubrificante, poco infiammabile, non-siccativo, suscettibile all’autossidazione. Si distingue da altri oli vegetali per la viscosità relativamente alta ed indipendente dal punto di fusione, relativamente basso, essendo uno dei rari oli vegetali, assieme a quello di Lesquerella fendleri, composto prevalentemente da acidi grassi insaturi idrossilati. È la fonte principale di acido ricinoleico e per idrogenazione di acido 12 idrossistearico. La presenza di un gruppo funzionale ossidrile rende l’acido ricinoleico più polare di altri acidi grassi di origine vegetale, rendendo l’olio di ricino una materia prima rinnovabile particolarmente utile per la produzione di tensioattivi ed emulsionanti. Può essere utilizzato anche come materia prima per la produzione di acido sebacico.

Altra importante proprietà dell’olio di ricino è quella di aumentare l’attività di eliminazione delle scorie e di rigenerazione dei tessuti, di ridurre la perdita di sangue nei tessuti e sollecitare la loro ricostruzione anche a seguito di gravi ferite. L’eliminazione interna delle scorie e la rigenerazione dei tessuti è uno degli effetti primari dell’olio di ricino ed è un processo fondamentale per il ristabilimento dell’equilibrio nel corpo. L’uomo possiede quattro canali di eliminazione delle scorie, i cosiddetti organi emuntori: pelle, polmoni, fegato-intestino e reni. Quando un canale è ostruito, danneggiato, intossicato o malato diventa incapace di espletare il suo compito e, com’è inevitabile che sia, gli altri tre canali vanno in sofferenza.

Olio di ricino miracoloso con le cicatrici

Per rispondere alla domanda che ti stai ponendo, l’olio di ricino deve essere usato nelle ferite e nelle abrasioni, per via delle sue miracolose proprietà. È in grado di rimarginare velocemente e completamente la pelle senza lasciare cicatrici. Ma non solo. È un potente antibatterico e antifungino e si rivela ideale anche nelle micosi delle unghie: dopo qualche pediluvio con acqua e sale inglese (circa quindici minuti), basterà avvolgere le unghie interessate con un impacco di olio di ricino da tenere per tutta la notte. In realtà si potrebbe scrivere un intero libro per elencare tutte le patologie in cui l’olio di ricino è risolutivo: ferite infette, calcoli al fegato e alla cistifellea, spasmi esofagei, problemi di udito e tanto altro. Ma qui siamo su un blog e dobbiamo cercare di essere sintetici, anche se come vedi spesso non ci riusciamo.

Sono una trentina le funzioni fisiologiche che vengono migliorate attraverso l’uso dell’olio di ricino applicato localmente sotto forma di impacco. In ordine alfabetico, le principali sono l’afonia, l’appendicite, l’artrite, il blocco intestinale, i calcoli alla cistifellea, il cancro, la cellulite pelvica, la cirrosi epatica, la colite, la costipazione, i problemi della colecisti, l’epilessia, l’emicrania, l’epatite, l’ernia, il fegato fiacco, la gastrite, l’insufficienza renale, la linfoadenite, il linfoma di Hodgkin, il morbo di Parkinson, la neurite, la paralisi cerebrale, il restringimento e stenosi del duodeno, la sclerosi multipla, la sterilità e l’uremia. Ma ne mancano ancora molte.

Ma come è possibile che un’applicazione esterna sia in grado di produrre tutta questa serie di benefici? La potenza della natura, una potenza tanto temuta dalla farmacologia moderna. I pazienti di Edgar Cayce e anche quelli di McGarey, ottenevano benefici grazie ad impacchi di olio di ricino applicati sull’addome, o sul fegato. I miglioramenti salutistici erano dovuti all’effetto diretto dell’olio sulla funzione linfatica. In particolar modo sul sistema di capillari linfatici che giocano un ruolo fondamentale nell’assimilazione degli alimenti da parte dell’intestino e la sua preparazione al processo di nutrizione di tutti i tessuti. Queste placche, chiamate di Peyer, rappresentano circa il settanta per cento del nostro sistema immunitario e sono costituite da noduli linfatici che si trovano nell’intestino tenue e che vengono vascolarizzati dai capillari.

In tutto ciò, un ruolo determinante viene giocato dagli aspetti emozionali. Edgar Cayce diceva: Nessuno può odiare il proprio vicino e non avere lo stomaco e il fegato sottosopra”. Le emozioni sono collegate con le ghiandole endocrine le quali inviano impulsi nervosi attraverso il corpo e contemporaneamente producono ormoni in linea con il tipo di emozione che deve venire generata. Tali sostanze chimiche hanno potenti e diretti effetti sul sistema nervoso autonomo e su varie altre funzioni organiche vitali. Il risultato è all’origine di numerose condizioni patologiche come ipertensione, ulcera dello stomaco e malattie cardiache. Molte altre malattie nascono da quello che pensiamo e che proviamo. E sono tutte autoimmuni, spesso croniche e degenerative.

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A questo punto mi aspetto che tu mi chieda: ma come si fa questo impacco con l’olio di ricino? È molto semplice e anche economico. Usa preferibilmente un panno di flanella o lana, una borsa di acqua calda, solo olio di ricino biologico estratto a freddo e una asciugamani. Piega il panno fino alla dimensione adeguata alla zona da trattare: l’addome e il fegato sono i due organi maggiormente trattati con questa tecnica, anche perché di solito sono i due organi più intossicati. Scalda per qualche minuto poco olio di ricino in una padella, poi passarci il panno sopra e impregnalo. Applica il panno sulla zona prescelta e appoggia sopra la borsa di acqua calda. Avvolgi il tutto con un asciugamano attorno al tronco del corpo per impedire troppa aria. L’impacco deve restare a contatto con il corpo per almeno un’ora e mezza. Alla fine, assumi un cucchiaio di olio extra vergine di oliva. Poi, non lavare il panno. Conservalo e usalo di nuovo, seguendo sempre la stessa procedura. Quante volte puoi fare questo impacco? Minimo tre volte a settimana, ma anche ogni giorno.

Infine, all’inizio ho fatto cenno all’impiego di questo prezioso olio nella cosmesi. È un emolliente ed un condizionante con proprietà ammorbidenti ed idratanti. Il suo nome Inci è: ricinus comunis seed oil. Può essere utilizzato sulla pelle e su suoi annessi: capelli, unghie, eccetera. La somiglianza chimica tra l’acido ricinoleico e la prostaglandina E1 lo fa ritenere utile nei cosmetici per rinforzare capelli e ciglia, anche se non esistono evidenze sul fatto che l’applicazione dell’acido ricinoleico abbia gli effetti e proprietà fisiologiche delle prostaglandine. Il primo tensioattivo realizzato senza saponificazione alcalina è stato il Turkey Red Oil, ottenuto dalla reazione dell’olio di ricino con l’acido solforico (Fremy 1831). Caduto in disuso come ingrediente da applicare a contatto diretto con la pelle per il suo potenziale irritante è ancora utilizzato nell’industria conciaria e tessile.

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