Rigopiano: Italia al muro del pianto

La tragedia di Rigopiano e Italia al muro del pianto

Chiamatela “valanga di Rigopiano”, per me resta una tragedia che si poteva evitare. Avvenuta il 18 gennaio 2017 presso l’omonima località, situata nel comune di Farindola, in Abruzzo. La slavina, distaccatasi da una cresta sovrastante, ha investito l’albergo “Rigopiano-Gran Sasso Resort” e provocato ventinove vittime. La tragedia più grave causata da una valanga in Italia dal 1916 e in Europa dal 1999. Un triste primato che abbiamo per il triste vizio di costruire in zone a rischio. Tanto le disgrazie capitano sempre agli altri…

A gennaio 2017, l’Italia viene stata interessata da un’ondata di freddo che provoca copiose nevicate, in particolare sull’Appennino centrale, dove gli accumuli raggiungono anche il metro e mezzo, isolando numerosi centri abitati a causa dell’inagibilità della rete stradale e dell’interruzione nella fornitura di energia elettrica. Il giorno 17 e 18 il bollettino del servizio nazionale di previsione neve e valanghe emesso da Meteomont indica per l’area della Maiella e del Gran Sasso un grado di “pericolo 4” su una scala da 1 a 5, con questa condizione di manto nevoso “Strati di neve fresca asciutta a debole coesione su strati debolmente consolidati.

Il manto nevoso è debolmente consolidato e per lo più instabile su tutti i pendii ripidi” per il giorno 18. Quella stessa mattina, tre scosse sismiche con magnitudo maggiore di 5, attribuite a repliche del terremoto di Amatrice, interessano il centro Italia. Nel frattempo la forte nevicata blocca l’unica via di comunicazione che collega l’albergo col fondovalle e, nonostante i solleciti e gli appelli che fanno leva sui due fattori ambientali, non viene trovata alcuna turbina spazzaneve per liberare la strada e permettere l’evacuazione della struttura.

Nel pomeriggio, avviene un nuovo movimento tellurico. Successivamente si verificano una serie di scosse sismiche consequenziali, di minore intensità rispetto alle altre, che creano una valanga di neve e detriti di grandi proporzioni che si distacca dalle pendici sovrastanti il massiccio orientale del Gran Sasso, tra il Vado di Siella e il Monte Siella, incanalandosi nella Grava di Valle Bruciata (che significa appunto “frana”, “brecciaio”), un canalone coperto da un faggeto, sino a raggiungere l’albergo Rigopiano, che pare essere sorto su un pianoro di detriti venuti giù a valle con altre valanghe e che costituiva l’ampliamento di un ex rifugio di montagna precedentemente gestito dal Cai.

La valanga travolge inesorabilmente la struttura alberghiera, sfondandone le pareti e spostandola di circa dieci metri verso valle rispetto alla posizione originaria. Dopo la tragedia, il primo allarme con l’indicazione dell’avvenuta valanga viene dato alle ore 17.40: si tratta di una telefonata, fatta col cellulare di Giampiero Parete al proprio datore di lavoro, Quintino Marcella: “È caduto, è caduto l’albergo!”. Scatta l’allarme, dopo una certa incredulità iniziale da parte dei responsabili dei soccorsi in zona. Incredulità, che causa un ritardo alla colonna dei soccorsi, per quella che si rivelerà una difficile marcia di avvicinamento alla zona del disastro.

PROMEMORIA > Hai trovato interessante questo racconto? Sfoglia le altre storie

Momenti drammatici nell’Hotel Rigopiano

Al momento dell’impatto, si trovavano nell’area dell’hotel quaranta persone, ventotto ospiti, di cui quattro bambini e dodici membri del personale, da ore bloccate nel rifugio a causa dell’abbondante nevicata. L’allarme viene lanciato, a mezzo dei loro telefoni cellulari, da Fabio Salzetta, operaio manutentore dell’albergo, e Giampiero Parete, ospite, che si trovavano entrambi immediatamente fuori dalla struttura, il primo nel locale caldaia e il secondo presso la propria automobile, rimasti solo marginalmente coinvolti dalla slavina.

Come detto, la macchina dei soccorsi si attiva solo dopo le 19.30, in quanto le prime telefonate non vengono considerate attendibili dalla prefettura di Pescara. Essendo interrotte le vie di comunicazione ed ostacolata l’avanzata della turbina spazzaneve dalla presenza di tronchi e detriti mescolati a neve sulla strada, vista la nevicata incessante e nell’impossibilità di utilizzare elicotteri per il maltempo, i soccorritori della guardia di finanza e del corpo nazionale soccorso alpino e speleologico decidono di staccarsi dalla colonna dei mezzi di soccorso che proseguiva con la turbina spazzaneve, avanzando con gli sci e dirigendosi alla volta dell’hotel.

Dopo più di due ore di avvicinamento, il gruppo riesce a raggiungere la struttura alberghiera verso le quattro del mattino, soccorrendo i due superstiti che nel frattempo hanno trovato rifugio in un’autovettura. Iniziano quindi le ricerche, che portano al ritrovamento della prima salma. Solo verso mezzogiorno la colonna motorizzata dei mezzi dei soccorsi riesce a raggiungere l’albergo.

Rigopiano prima e dopo la vacanza
Rigopiano prima e dopo la vacanza

Il 20 gennaio attorno alle 12, dopo oltre trenta ore vengono trovati sei sopravvissuti nel locale cucine, salvati da un solaio e localizzati anche grazie alle indicazioni di uno dei superstiti, il manutentore, che ha voluto ritornare sul luogo per aiutare la ricerca dei sopravvissuti. In tutto vengono recuperate vive nove persone intrappolate nell’edificio, cinque adulti e quattro bambini. Gli ultimi superstiti vengono estratti cinquantotto ore dopo la caduta della valanga.

Terminate il 26 gennaio le operazioni di ricerca, delle quaranta persone che si trovavano nel rifugio il bilancio finale risulta di ventinove vittime e undici superstiti. I risultati delle autopsie hanno mostrato che quasi tutte le vittime morirono per traumi a seguito dell’impatto della valanga e asfissia e non per ipotermia. Una delle vittime, in base all’analisi dei messaggi contenuti nel telefono cellulare, sarebbe tuttavia sopravvissuta per oltre quaranta ore dopo la valanga. I superstiti si trovavano fuori dall’albergo, le rimanenti estratte vive si trovavano tutte al piano terra dell’edificio, nella sala da biliardo e nell’area del camino del bar.

La procura di Pescara, ha aperto un’inchiesta sull’accaduto per accertare eventuali responsabilità circa l’idoneità della struttura portante dell’albergo, il luogo della costruzione dell’edificio rispetto al rischio valanghe e il presunto ritardo dei soccorsi a partire dalle comunicazioni della tragedia. L’albergo, a seguito della ristrutturazione del 2007 con l’introduzione di un centro benessere, era stato al centro di una inchiesta per presunto reato di occupazione abusiva di suolo pubblico, ma gli indagati erano poi stati tutti assolti nel 2016 perché “il fatto non sussiste”.

Nel 1999 uno studio evidenziava che l’albergo sorgeva effettivamente in una zona a rischio, senza tuttavia che ciò abbia influito sui lavori di ristrutturazione e forse l’edificio stesso era stato costruito sui detriti di una precedente valanga del 1936. L’osservazione di alcune fotografie scattate negli anni 1945 e del 1954 con altre scattate negli anni 1975 e 1985 sembrano indicare, secondo alcuni osservatori, un rimboschimento di un’area precedentemente denudata del versante sinistro del canalone, confermando, secondo un geologo l’ipotesi una valanga avvenuta nel 1936 che avrebbe distrutto la copertura boschiva.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

A cosa stai pensando?