Nella sezione Cani e Gatti di MC Blog trovi i più autorevoli consigli sulla corretta alimentazione e sulle cure naturali per cani e gatti, oltre a tante guide alle patologie più classiche che possono colpire i nostri amici pelosi a quattro zampe. Cosa fare e soprattutto come fare

Evoluzione della specie canina: una lunga storia

Ogni razza di cane è più o meno esposta a sviluppare determinate malattie. Ma vi siete mai chiesti dal cane, al fianco dell’uomo da decine di migliaia di anni, come si sia potuti arrivare ai cani? Sì, esattamente. Come sono nate le razze e come si sono evolute nella storia di questo animale? Ma soprattutto quali sono e come possono essere classificate? Per dirla in quattro parole: evoluzione della specie canina.

Andiamo con calma: è molto interessante la ricostruzione dell’evoluzione delle razze attraverso il fenomeno del pedomorfismo neotenico, cioè la conservazione nei cani adulti di alcuni tratti morfologici e caratteriali tipici di diverse fasi giovanili dello sviluppo del lupo. In base a questa teoria si potrebbero raccogliere le razze in 4 diversi gruppi:

Cani primitivi, discendenti del lupo, con proporzioni della testa e struttura generale fortemente lupine, orecchie erette. Esempi: groenlandese, pharaon hound, basenji, västgötaspets, siberian husky, samoiedo.

Pedomorfi di primo grado, teste allungate, stop accentuato, orecchie semi erette. Sono segugi e cani paratori, con spiccato istinto all’inseguimento. Esempi: wolfhound, bloodhound, bracco, collie, i terrier, bassotto.

Pedomorfi di secondo grado, teste più larghe, musi più quadrati, stop marcato, orecchie pendenti, pelle più spessa. Cani giocatori con gli oggetti, buoni riportatori. Esempi: terranova, golden retriever, barbone, cavalier king charles spaniel, bichon frisé.

Pedomorfi di terzo grado, accentuati diametri trasversali, musi corti o cortissimi, occhi frontali, orecchie piccole e cadenti, cute abbondante che forma rughe, molto predisposti all’accumulo di grassi. Cani lottatori (anche nella forma giocosa), fortemente territoriali e diffidenti. Esempi: i mastini, i cani da montagna, i cani da presa, bulldog, carlino, pechinese.

Nel tempo, l’uomo ha selezionato diverse razze e varietà di cani, per avere un aiuto nelle sue attività: esistono quindi razze di cani da pastore, da caccia, da guardia, da compagnia, da corsa e altre. La realtà è che sono state selezionate razze da migliaia di anni, talvolta incrociando fra loro cani ancestrali della stessa linea, qualche volta mischiando cani da linee molto diverse. Le selezioni continuano anche oggi creando una moltitudine di varietà di razze canine. La Fédération cynologique internationale le ha raggruppate in dieci gruppi. In questo elenco vengono adottati i nomi ufficiali delle razze, secondo la terminologia Fci.

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Gruppo 1: Cani da Pastore e Bovari

  • Cani da Pastore
  • Cani da Bovari (esclusi Bovari Svizzeri)

Gruppo 2: Cani di tipo Pinscher e Schnauzer, Molossoidi e Bovari Svizzeri

  • Tipo Pinscher e Schnauzer
  • Tipo Pinscher
  • Tipo Schnauzer
  • Tipo Smoushound
  • Tipo Russkiy Tchiorny Terrier
  • Molossoidi
  • Tipo cane da montagna
  • Tipo Mastino
  • Bovari Svizzeri

Gruppo 3: Terrier

  • Terrier di taglia grande e media
  • Terrier di piccola taglia
  • Terrier di tipo Bull
  • Terrier di tipo Toy

Gruppo 4: Bassotti

  • Bassotti

Gruppo 5: Cani di tipo spitz e di tipo primitivo

  • Cani nordici da slitta
  • Cani nordici da caccia
  • Cani nordici da guardia e da pastore
  • Spitz Europei
  • Spitz Asiatici e razze affini
  • Tipo primitivo
  • Tipo primitivo da caccia
  • Tipo primitivo da caccia con cresta sul dorso

Gruppo 6: Segugi e cani per pista di sangue

  • Cani da Seguita
  • Taglia grande
  • Taglia media
  • Taglia piccola
  • Cani per pista di sangue
  • Razze affini

Gruppo 7: Cani da ferma

  • Cani da ferma continentali
  • Tipo Bracco
  • Spinone italiano
  • Tipo Epagneul
  • Tipo Griffon
  • Cani da ferma britannici ed irlandesi
  • Tipo Pointer
  • Tipo Setter

Gruppo 8: Cani da riporto, Cani da ricerca, Cani da acqua

  • Cani da riporto
  • Cani da cerca
  • Cani da acqua

Gruppo 9: Cani da compagnia

  • Bichons e affini
  • Tipo Bichon
  • Tipo Cotton de Tuléar
  • Tipo Piccolo cane leone
  • Barboni
  • Cani Belgi di piccola taglia
  • Tipo Griffons
  • Tipo Petit Brabancon
  • Cani nudi
  • Cani del Tibet
  • Chihuahua
  • Shihtzu
  • Spaniel inglesi da compagnia
  • Spaniel giapponesi e pechinesi
  • Spaniel nani continentali
  • Kromfohrländer
  • Molossoidi di piccola taglia

Gruppo 10: Levrieri

  • Levrieri a pelo lungo o frangiato
  • Levrieri a pelo duro
  • Levrieri a pelo corto

Va da sé che ogni tipologia ha specifiche caratteristiche fisiche e caratteriali.

Tipologia Braccoide: testa di forma prismatica, con muso a facce laterali parallele, salto naso-frontale poco accentuato. Orecchie grandi e piatte sulle guance, labbra superiori abbondanti che coprono il profilo inferiore della mandibola. Rappresentanti del Gruppo sono: Bracco italiano, Dalmata, Setter, Retriever, Cocker…

Tipologia Lupoide: testa a forma piramidale, orecchie erette e triangolari, muso allungato ed in rapporto di 1:1 col cranio, labbra superiori piccole e aderenti, dentatura con chiusura a forbice. Rappresentanti del Gruppo sono: Cane da pastore tedesco, Pastore belga, Chow Chow, Fox Terrier…

Tipologia Molossoide: testa rotonda, voluminosa, orecchie piuttosto piccole, muso più corto del cranio, labbra abbondanti, dentatura con chiusura a tenaglia o prognata. Rappresentanti del Gruppo sono: Mastino napoletano, Boxer, Cane di Terranova, Bulldog, Alano, Dogo argentino, Rottweiler…

Tipologia Graioide: testa a forma di cono allungato, stretta. Orecchie piccole e portate indietro, rapporti di lunghezza del muso rispetto al cranio 1:1, labbra stirate, dentatura con chiusura a forbice. Rappresentanti di questo Gruppo sono: (Levrieri) Whippet, Borzoi, Saluki, Piccolo Levriero Italiano…

Tipologia Bassottoide: i soggetti Anacolimorfi.

Tipologia Volpinoide: rappresentanti di questo Gruppo sono Volpino e Piccoli Spitz.

Cani da caccia: un capitolo a parte meritano i Cani da caccia. Col tempo, affinandone le predisposizioni, sono stati selezionati cani con caratteristiche specifiche per i differenti tipi di caccia condotti dall’uomo:

  1. Quelli che inseguivano le prede per poi aggredirle (cani da sangue, cani da traccia, cani da pista) sono stati selezionati per la caccia alla seguita (alla volpe, al cinghiale, all’orso, al coniglio, ecc.): Segugio, Beagle, Dogo…
  2.  Quelli che, percepito l’odore del selvatico, si fermavano a breve distanza e lo puntavano (cani da punta) sono stati usati per la ferma: Setter, Pointer, Bretone, Bracco, Spinone italiano…
  3. Quelli dotati di un forte senso del recupero dell’animale abbattuto (cani da riporto) sono stati usati principalmente per il riporto, soprattutto nelle zone acquitrinose: Golden retriever, Terranova, Labrador, Beagle…
  4. Quelli che anche grazie agli arti corti spesso dovuti a nanismo acondroplastico erano portati a seguire la preda fin dentro la tana (cani da tana) sono stati selezionati per la caccia in tana: bassotto, terrier…

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Tratti comportamentali canini: come scegliersi meglio

Può sembrare un argomento banale, ma scegliere un cane è una cosa difficile e una decisione presa con leggerezza può costare cara. Proprio per questo voglio affrontare l’argomento relativo ai tratti comportamentali canini. Non idee mie, per carità. Quel che è certo è che un rapporto insoddisfacente col padrone può creare alla bestiola numerosi problemi, anche e soprattutto di natura psicologica. Malattie psichiche e psicosomatiche.

Insomma, un cane non è un giochino e neppure una figurina da attaccare sull’album e chissenefrega se la metti nel quadratino sbagliato. Un cane è per sempre. Può vivere fino a 15-17 anni, quindi fare una buona scelta è essenziale per un futuro padrone-amico. Per prima cosa bisogna essere sicuri di volerne uno, il cane è un essere vivente che dipenderà dall’uomo per il resto della sua vita.

Oltre agli aspetti del tempo da dedicargli, all’alimentazione, alle varie e possibili integrazioni e dell’abitazione adatta, quando si adotta un cucciolo o più in generale un cane, bisogna considerare il suo comportamento e valutarne le caratteristiche. Sono stati definiti tredici principali tratti comportamentali canini. Per fare questo sono stati intervistati giudici di esposizione e veterinari sui temperamenti delle razze più popolari negli Stati Uniti.

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Comportamento del cane in 13 punti

  1. L’eccitabilità, cioè la capacità di reagire tempestivamente, tipica delle razze di piccola taglia.
  2. L’attività generale, spontanea, in assenza di stimolazione da parte del padrone, dove San Bernardo e Basset-Hound sono le razze meno inclini.
  3. La tolleranza verso i bambini nei confronti di abbracci e palpeggiamenti. Spesso l’intolleranza viene manifestata con un morso. I cani più tolleranti sono il Labrador e il Golden Retriever, comunque le femmine, di qualunque razza, hanno più pazienza dei maschi.
  4. Il temperamento giocherellone, qualità ricercata dall’uomo e, in questo studio, i cani da pastore occupano le prime posizioni.
  5. La capacità di apprendimento, necessaria per i cani di città e ancor di più per i cani di utilità. Il Labrador, il Pastore Tedesco e il Barbone sono tra i soggetti che non chiedono che di imparare.
  6. La dominanza sul padrone, criterio che dipende dalla qualità delle relazioni tra cane e padrone, ma alcune razze come lo Scottish hanno più carattere di altre, mentre razze come il Collie o il Bichon à Poil Frisé sono più obbedienti.
  7. La capacità di dare l’allarme, di avvertire abbaiando se c’è un pericolo imminente, tipica del Pastore tedesco che svolge a meraviglia questa funzione.
  8. L’aggressività verso altri cani, Chow Chow e Siberian Husky non apprezzano molto i loro simili mentre i Golden Retriever sono molto pacifici.
  9. Gli abbaiamenti intempestivi che infastidiscono alcuni ma rassicurano altri che così hanno prova che il loro cane è efficace nel fare la guardia, i più loquaci risultano i Terrier e i Beagle, mentre l’Akita-Inu e il Rottweiler lo sono di meno.
  10. La difesa territoriale è una capacità del cane che non deve necessariamente dare l’allarme nell’eventualità di un pericolo, certi cani difendono il territorio senza bisogno di intimazioni. I migliori esponenti della difesa del territorio sono: Dobermann, Schnauzer, Pastore Tedesco e Akita-Inu.
  11. La ricerca di affetto tipica, secondo la graduatoria dei “cani coccoloni “ di Hart e Hart, di tutte le razze piccole che sarebbero le più bisognose di affetto come lo Yorkshire o il Cocker.
  12. L’istinto distruttivo, cioè la tendenza a sfogare il proprio nervosismo su gli oggetti di casa come nel caso del Siberian Husky.
  13. L’apprendimento della pulizia che dipende dagli insegnamenti del padrone, il Fox Terrier risulta poco incline ad un apprendimento rapido.

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L’olfatto è il super senso di tutti i cani, più dell’appetito

I nostri amici pelosi a quattro zampe, specialmente quelli da caccia, sono famosi per una dote invidiabile. Non è la fedeltà. E neppure l’affettuosità. E neanche l’appetito. Si tratta dell’olfatto, un senso molto sviluppato. La corteccia olfattiva ha un ruolo predominante nel cervello del cane, analogamente a quanto avviene per la corteccia visiva dell’uomo. Si stima che i cani abbiano un olfatto 100 milioni di volte più sviluppato, quindi più efficace per le varie necessità, di quello umano.

Parte fondamentale del suo processo di riconoscimento degli odori è la conformazione del suo naso (il tartufo o rinario) e soprattutto la potente mucosa interna, in grado di distinguere una sola molecola di una sostanza su milioni di altre. Il tartufo rappresenta l’estremità terminale del naso del cane.

L’impronta delle circonvoluzioni che lo contraddistinguono è specifica dell’individuo e, al pari delle impronte digitali dell’essere umano, può essere usata come efficace sistema di riconoscimento. La mucosa che riveste internamente il naso del cane svolge gli stessi compiti di quella di qualsiasi altro mammifero.

All’estremità del tartufo si trovano le froge o cavità per aspirare l’aria e, come in altri mammiferi, al confine mucosocutaneo, ci sono vibrisse laterali, grossi peli con funzioni sensoriali molto importanti. Oltre all’olfatto, il naso del cane ha molte funzionalità aggiuntive. La maggior parte delle ghiandole sudoripare del cane sono concentrate nella mucosa interna del tartufo, cosa che lo rende importante dal punto di vista della regolazione termica e che è in grado di dirci se il cane sta bene o male.

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Inoltre, il tartufo è dotato di recettori del freddo che recepiscono l’evaporazione dell’umidità causata dalle correnti d’aria, e consentono al cane una notevole precisione nel determinare la direzione di provenienza degli odori. Questa caratteristica è stata sfruttata dall’uomo per l’addestramento di cani per la ricerca di animali, persone, tartufi, o sostanze particolari, come stupefacenti o esplosivi.

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Come funziona l’apprendimento del cane e cosa c’è da sapere

Non possiamo esimerci dal parlare dell’intelligenza canina e dell’apprendimento del cane. Anche integratori come il ginseng, il ginkgo biloba, la canapa e il suo olio (o l’olio di lino) e altri frutti di Madre Natura, sono direttamente correlabili alla velocità di apprendimento e alla gestione dello stress da parte del cane. Questi ed altri integratori sono importanti al pari della buona alimentazione e soprattutto della buona qualità degli alimenti che somministriamo quotidianamente ai nostri animali.

L’apprendimento e alcuni integratori, argomento ampiamente trattato all’interno del libro, camminano di pari passo all’aumento delle capacità di imparare sempre nuovi ordini, sempre nuovi esercizi. Certo la razza ha il suo peso, ma non è il fattore principale. Nel senso che non c’è un cane intelligente e uno stupido per razza.

Universalmente noto, il cane è un animale sociale che, al contrario di quanto molti asseriscono, non vive in un branco gerarchicamente organizzato. Studi sui cani randagi, in particolare quelli dell’équipe del dottor Bonanni, hanno dimostrato che il concetto di gerarchia lineare nel cane è alquanto inverosimile. Semmai esiste un comportamento di competenze condivise fra molti e non sempre.

In realtà, vista la storia evolutiva del cane, si può parlare sia di partnership, quindi di una relazione con mutuo vantaggio fra le parti, sia di leadership, ossia relazione con vantaggio maggiore di una delle due parti, a seconda delle circostanze e di come si formano i gruppi sociali. Vediamo come funziona e quali sono i fattori di apprendimento del cane nella sua crescita.

Il cane non è più un lupo e quindi non lo si può definire esattamente come animale da branco, ma nella famiglia umana lui vede un “gruppo sociale” paragonabile al branco naturale. Alcune osservazioni sul lupo hanno riscontrato che i branchi sono soprattutto familiari: i due riproduttori sono alla guida dei propri figli, spesso di cucciolate di anni diversi. Altri studiosi hanno osservato il comportamento di branchi formatisi dall’unione di gruppi diversi, con modalità molto diverse rispetto a quelle dei branchi familiari.

Il ruolo della mamma nell’apprendimento del cane

Nel cane solitamente è la madre che si occupa in toto delle cure parentali, dopodiché la guida del “branco misto” passa all’uomo, con il quale il cane instaura un rapporto di collaborazione sociale perché il processo chiamato “impregnazione” (ovvero il fatto che l’uomo interagisca con il cucciolo di pochissimi giorni di vita) convince il cane che apparteniamo, se non proprio alla stessa specie, quantomeno allo stesso gruppo sociale. Secondo alcune scuole di pensiero al cane non va chiesta ubbidienza, concetto arcaico tipico di metodi addestrativi basati sulla coercizione. Semmai lo si invoglia a cooperare così come alle origini fu la relazione cane-umano.

Secondo altre, fermo restando l’impegno di evitare al cane qualunque sofferenza, l’obbedienza non è affatto un concetto superato: anzi, è l’unico concetto che il cane, come animale sociale e gerarchico, può far suo, sentendo il vero e proprio bisogno di una guida che lo accompagni nella sua crescita e nella sua acquisizione di un ruolo e di competenze specifiche all’interno del gruppo.

Entrambe concordano sul fatto che l’obiettivo è quello di costruire un rapporto di fiducia corretto e bilanciato. Accanto al concetto di “addestramento”, cioè “rendere destro il cane” ad un’attività sportiva o di utilità, assume grande importanza quello di “educazione” del cane, in cui viene coinvolta la psiche dell’animale per raggiungere una condizione di equilibrio (omeostasi psichica) che gli permetta di vivere in ambito antropico senza traumi o stress.

Stabilito questo, il cane è, fra gli animali domestici, il più facile e il più proficuo nell’apprendimento ed è capace di imparare ad eseguire un gran numero di esercizi. Alcune affermazioni da parte dello scienziato Stanley Coren lo confermano. Lo psicologo, che raccoglie da anni dati sui comportamenti dei cani, e che insegna psicologia all’università canadese della British Columbia, afferma che la loro intelligenza è profondamente più sviluppata di quanto le persone pensino.

Per intelligenza li paragona a bambini di 2-3 anni. Essi, infatti, come avviene per i cuccioli d’uomo, hanno basilari capacità aritmetiche (quelli particolarmente intelligenti sono capaci di contare fino a cinque) e sono in grado di apprendere oltre 165 parole (il numero varia sensibilmente, fino ad arrivare a 250 parole nei cani più intelligenti e a un migliaio di parole in casi eccezionali).

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Vari tipi di intelligenza secondo Stanley Coren

  • Intelligenza istintiva: ciò che un cane è addestrato a fare fin dalla nascita
  • Intelligenza adattativa: ciò che un cane impara a fare da solo, attraverso l’esperienza
  • Intelligenza funzionale (ubbidienza): ciò che l’animale può imparare attraverso l’insegnamento di comandi e ordini
  • Intelligenza spaziale: si riferisce alle capacità di un cane di ritrovare ad esempio la via di casa

La classificazione intellettiva e di apprendimento del cane fatta da è contestata da altri studiosi ed etologi. Gli antichi (e superati da decenni) metodi di addestramento del cane si fondavano principalmente sulla coercizione per rettificare i comportamenti errati (rinforzo negativo e punizione positiva), fino all’ottenimento del comportamento desiderato. Questo avveniva (e ancora avviene sui campi di alcuni addestratori) con l’applicazione di varie forme di pressione fisica e psicologica, dalla semplice sgridata ad alta voce, allo strattone applicato tramite il guinzaglio, fino all’uso di collari a strozzo, a punte o elettrici, questi ultimi controllati a distanza tramite telecomando.

Il progredire delle conoscenze etologiche, e la crescente sensibilità animalista, hanno fatto sì che negli ultimi 30 anni si sia progressivamente diffuso, a partire dal mondo anglosassone, un nuovo tipo di educazione e addestramento, di cui esistono principalmente due scuole. Uno è il metodo gentile, basato sul rinforzo positivo del comportamento desiderato, tramite lo stimolo di quattro fondamentali bisogni del cane, che possiamo distinguere in primari (alimentazione con bocconcini e l’istinto di predazione come l’inseguimento di una pallina) e secondari (istinto di competitività tira e molla e contatto sociale con carezze).

Questo metodo sfrutta il principio naturale per il quale nell’apprendimento del cane, come in tanti altri animali, gioca un ruolo fondamentale il fatto che l’animale tende a ripetere i comportamenti che gli portano un vantaggio, tralasciando i comportamenti che non ne portano. Una delle metodologie più efficaci facenti parte del metodo gentile è quella del “clicker training”, spesso basata sul modellaggio, anche se è spesso male interpretata da chi l’applica in modo approssimativo ed improvvisato, con conseguenti scarsi e approssimativi risultati. L’altro metodo, “tradizionale” o “naturale”, parte dal metodo di scuola tedesca senza però tenere più in alcuna considerazione la coercizione e la violenza.

Infatti, fa ampio uso di rinforzo positivo, pur considerando la possibilità di correggere il cane, in vari modi che possono andare dalla semplice sgridata all’azione decisa sul guinzaglio, quando sbaglia, ritenendo che il cane (come confermato da tutti gli studi sul cognitivismo) non sia un mero opportunista, ma un essere pensante e in grado di capire perfettamente ciò che il proprietario desidera da lui, quindi in grado di distinguere anche gli errori purché gli si spieghi chiaramente quando e perché ha sbagliato.

Nell’ambito delle attività organizzate di addestramento si stanno diffondendo per seguito e per approfondimento le “prove di lavoro” riservate ad esemplari delle razze di utilità; si tratta di manifestazioni cinotecniche e sportive organizzate dalle delegazioni dell’Enci allo scopo di mettere in evidenza le qualità naturali del cane, nonché la sua attitudine ad applicare ciò che ha appreso dall’addestramento specifico, per individuare e fare conoscere, ai fini dell’allevamento, i soggetti dotati di carattere migliore e più idonei al lavoro.

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Come curare la diarrea nel gatto: cosa c’è da sapere

Anche nel gatto, la diarrea è un problema che può essere causato da molteplici fattori: un brusco cambiamento di alimentazione, infezioni, indigestione, assunzione di alimenti avariati, parassiti, assunzione di farmaci mal tollerati. Se il disturbo dura pochi giorni non è opportuno allarmarsi. A volte però può durare anche intere settimane. E allora, come curare la diarrea nel gatto?

Per curare la diarrea nel gatto, la prima cosa da fare è quella di cercare di individuare la causa del disturbo. La diarrea non è una malattia, ma un sintomo di condizioni di salute precarie. Quando la diarrea è provocata da un cambiamento di alimentazione, la risoluzione è semplice: eliminare la fonte del problema. In questo caso poi il disturbo si risolve in pochissimi giorni.

Se invece non si riesce a scoprire la causa che ha provocato la diarrea ed il disturbo si protrae per più di 24 ore è opportuno rivolgersi ad un veterinario: lui saprà consigliarvi al meglio per curare la diarrea nel gatto. Ricordate di portare un campione delle feci del gatto dal veterinario, che potrebbe anche fare delle analisi del sangue, per arrivare a capire la causa che ha scatenato il disturbo e prescrivere la terapia idonea.

Mediante il controllo del campione fecale si può verificare se sono presenti batteri, protozoi, parassiti. Ulteriori controlli sono l’esame delle urine, l’ecografia o la radiografia addominale. Se sono presenti dei parassiti bisogna rimuovere le uova e le larve dall’intestino del gatto. In questo caso, non c’è altro modo di curare la diarrea nel gatto.

Inevitabilmente il veterinario dà alcuni suggerimenti su come alimentare il gatto nei primi giorni di terapia. Se dall’esame delle feci risulta un numero elevato di batteri il veterinario prescrive degli antibiotici ad ampio spettro per rimuovere i batteri e ristabilire l’equilibrio della flora intestinale.

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La cura migliore è la prevenzione. Adottando piccoli accorgimenti si può non solo evitare l’insorgere di diarrea, ma anche migliorare la qualità di vita dell’animale. Un gatto deve essere sottoposto ad un trattamento antielmitico e deve seguire una dieta bilanciata alternando cibo secco a quello umido.

Inoltre, non deve mai assumere cibi e carni crude (bisogna fare attenzione anche a quella di bovino) e deve stare lontano da spazzatura e fertilizzanti. Queste situazioni sono potenzialmente dannose per la sua salute. Infine, è fondamentale prestare attenzione quando si lavano le ciotole per l’acqua ed il cibo e bisogna mantenere pulita la lettiera.