Nella sezione Cure Naturali avrai modo di scoprire quali sono e come vanno usati i più efficaci rimedi che la natura ci mette a disposizione per vivere in salute, per integrare vitamine e minerali, per curare o alleviare patologie, ma soprattutto per prevenire patologie croniche o acute

Ictus e infarti: un salvavita chiamato Picnogenolo

Se da un lato il farmaco impedisce la formazione di trombi, dall’altro espone le persone a un rischio maggiore di emorragie. E così via, con tanti altri studi. Dicevo, in fondo nulla di nuovo. Perché comunque l’aspirina non è l’unico farmaco ad essere potenzialmente nocivo. Conoscete un antinfiammatorio o antidolorifico Fans che non abbia tutta una serie di effetti dannosi o collaterali sul nostro organismo? Io no. In ogni caso, bisogna anche vedere che uso se ne fa. Per questo ho esplicitamente parlato di “un salvavita chiamato picnogenolo”.

La medicina naturale ci offre tanto, tra cui un salvavita chiamato picnogenolo. Hai capito bene: contro ictus e infarti c’è un salvavita chiamato picnogenolo, non cardioaspirina. Della serie “a volte ritornano”, ogni tanto qualche studio rivela che l’aspirina può essere dannosa. In fondo, nulla di nuovo. Se ne parla almeno dal 1980.

L’aspirina è un farmaco utilizzato anche nella prevenzione degli ictus e degli attacchi cardiaci, perché, agendo su alcuni particolari enzimi, riesce ad evitare la formazione dei coaguli di sangue. Secondo una recente ricerca pubblicata sul Journal of the American College of Cardiology, l’organo ufficiale della più importante associazione di cardiologi statunitensi, e condotta dai ricercatori statunitensi del Baylor College of Medicine di Houston, il 10% delle persone che assumono regolarmente aspirina per prevenire ictus e attacchi cardiaci non ne avrebbe bisogno e i rischi correlati supererebbero i benefici.

Se da un lato il farmaco impedisce la formazione di trombi, dall’altro espone le persone a un rischio maggiore di emorragie. E così via, con tanti altri studi. Dicevo, in fondo nulla di nuovo. Perché comunque l’aspirina non è l’unico farmaco ad essere potenzialmente nocivo. Conoscete un antinfiammatorio o antidolorifico Fans che non abbia tutta una serie di effetti dannosi o collaterali sul nostro organismo? Io no. In ogni caso, bisogna anche vedere che uso se ne fa. Per questo ho esplicitamente parlato di “un salvavita chiamato picnogenolo”.

Se invece la domanda è: qual è l’alternativa ai farmaci Fans? Abbiamo già parlato dell’arnica e anche del ruolo che può svolgere la vitamina C, o meglio l’acido ascorbico. Vale la pena di parlare di un’altra sostanza che la natura ci mette a disposizione per curare i dolori più vari, anche cronici e degenerativi. E come nel caso dell’aspirina possiede un’efficacia superiore all’aspirina nell’inibire l’aggregazione piastrinica nei fumatori. Infatti, secondo uno studio condotto già nel 1999, il picnogenolo ha dimostrato di possedere un’efficacia superiore all’aspirina nell’inibire l’aggregazione piastrinica nei fumatori.

I dati dell’esperimento hanno dimostrato un’inibizione della reattività di aggregazione piastrinica dopo la somministrazione di 100 milligrammi picnogenolo in 22 accaniti fumatori tedeschi. Lo stesso risultato ottenuto somministrando 500 milligrammi di aspirina, ma con minori effetti collaterali. Alte dosi di picnogenolo, tipo 200 milligrammi, hanno dimostrato di mantenere l’efficacia fino a oltre 6 giorni. In questo caso, la sostanza naturale si è rivelata essere più efficace dell’aspirina nel ridurre l’aggregazione piastrinica. Più efficace, più a lungo, a minor dosi, senza il rischio di provocare i potenziali sanguinamenti causati dall’aspirina.

Esistono anche altri studi che dimostrano come il picnogenolo riduca il rischio di contrarre altre patologie, malattie e disturbi, il cui tratto comune è un livello inadeguato di antiossidanti. Il picnogenolo si è dimostrato utile contro le infiammazioni e contro i sintomi della menopausa. Una ricerca italiana, condotta dall’Università di Chieti e di Pescara e pubblicato su Panminerva Medica, suggerisce che l’integratore di picnogenolo rappresenta una base efficace come integratore alimentare quotidiano per le donne in menopausa, per alleviare i sintomi di questa particolare condizione.

Senza contare le proprietà la capacità di abbassare la pressione sanguigna, antinfiammatorie, antiaggreganti piastriniche e capillarotrope (preserva il collagene dei capillari sanguigni dall’azione lesiva dell’enzima elastasi)… Per chi no lo sapesse, il Picnogenolo è una miscela di sostanze antiossidanti estratta principalmente dalla corteccia dei Pino marittimo e dai semi di Vitis vinifera. I componenti più rappresentativi del picnogenolo sono le pro-antocianidine oligomeriche (80-85%), la catechina, la taxifolina e gli acidi fenolici. Queste sostanze sono presenti in concentrazioni significative anche nell’uva (semi e buccia), nel cacao, nel tè verde, nelle mele e nei mirtilli.

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Questi estratti sono quindi inclusi negli integratori destinati al trattamento di edemi, fragilità capillare, malattie cardiovascolari (aterosclerosi, cardiopatia ischemica e altre patologie), e nei disturbi della circolazione periferica, come l’insufficienza venosa e le sue manifestazioni (gambe stanche e pesanti, pruriti, gonfiori). Il picnogenolo, e più in generale gli estratti di mirtillo, sono utilizzati con successo anche nel trattamento della retinopatia diabetica ed è stato proposto anche nel trattamento del disordine di iperattività e deficit di attenzione nei bambini.

L’integrazione con picnogenolo può risultare utile anche nel trattamento dell’asma in età pediatrica. Migliorando le difese antiossidanti dell’organismo, il picnogenolo potrebbe essere utile anche nell’esaltare la prestazione atletica in discipline sportive di durata, come la corsa o il ciclismo, accelerando soprattutto la fase di recupero. I dosaggi d’assunzione proposti variano dai 60 ai 300 milligrammi al giorno, solitamente divisi in tre dosi da 100 milligrammi ciascuna. Anche nel caso del picnogenolo, nell’eventualità di un uso quotidiano, si consiglia di sospendere per una decina di giorni la somministrazione dopo un mese.

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Depurare e rigenerare il fegato con il cardo mariano

Gli estratti purificati di flavonolignani dai frutti del cardo mariano contengono principalmente silimarina, un composto isometrico di silibinina, ssosilibinina, silicristina e silidianina. La silimarina è usata per il trattamento del danno tossico al fegato, indotto da alcool, droghe o tossine ambientali, e per la terapia di supporto in infiammazioni croniche del fegato e nella cirrosi epatica. La silimarina e i suo isometro principale, la silibinina, hanno dimostrato di possedere proprietà antiossidanti prevenendo così la ossidazione dei lipidi e la distruzione delle membrane nelle celule. Inoltre, la biosintesi delle proteine e la rigenerazione delle cellule sono così accelerate nel fegato danneggiato, il che porta al ripristino delle funzioni epatiche.

Lo alterno al tarassaco per tenere puliti fegato e reni. Anche in questo caso uso le compresse. Il cardo mariano, silybum marianum, è una pianta erbacea annua appartenente alla famiglia delle composte tuboliflore. Si trova in particolar modo nell’Italia centrale e meridionale. E’ molto ricercata dai raccoglitori per le sue ottime qualità terapeutiche. Utilizzata come stimolante dell’attività gastrica e diuretica, è anche un buon febbrifugo.

Contiene una gran quantità di complessi di bioflavonoidi (fitoestrogeni) chiamati flavonolignani, e che comprendono principalmente la silibina insieme alla isosilibina, deidrosilibina, silidianina, silicristina… Questi fitoestrogeni, come quelli negli altri ingredienti di Wonderup, regolano la produzione ormonale femminile, il cui equilibrio è fondamentale per il benessere generale della donna. Il cardo mariano godeva un tempo di molta stima nella medicina popolare, stima che è andata via via sfumando ingiustificatamente.

La pianta, infatti è ricca di virtù terapeutiche che la rendono preziosa in particolare nelle disfunzioni epatiche. Ha infatti una lunga storia nella medicina popolare come tonico per il fegato. La silimarina contenuta nel cardo mariano ha dimostrato un effetto protettivo contro molti tipi di tossine chimiche, incluso l’alcool. Un estratto di cardo mariano è usato per migliorare la funzione epatica, proteggere contro i danni al fegato e accelerare la rigenerazione delle cellule epatiche danneggiate. Studi clinici hanno confermato l’utilità di estratti standardizzati di cardo mariano in casi di intossicazione del fegato, cirrosi, e altre malattie croniche del fegato relative all’abuso di alcool.

Gli estratti purificati di flavonolignani dai frutti del cardo mariano contengono principalmente silimarina, un composto isometrico di silibinina, ssosilibinina, silicristina e silidianina. La silimarina è usata per il trattamento del danno tossico al fegato, indotto da alcool, droghe o tossine ambientali, e per la terapia di supporto in infiammazioni croniche del fegato e nella cirrosi epatica. La silimarina e i suo isometro principale, la silibinina, hanno dimostrato di possedere proprietà antiossidanti prevenendo così la ossidazione dei lipidi e la distruzione delle membrane nelle celule. Inoltre, la biosintesi delle proteine e la rigenerazione delle cellule sono così accelerate nel fegato danneggiato, il che porta al ripristino delle funzioni epatiche.

A certe tossine velenose da funghi viene impedito l’accesso alle cellule del fegato da parte della silibinina grazie alla inibizione competitiva dei recettori alle membrane delle cellule. Il trattamento endovenoso con un derivato solubile della silibinina è attualmente un importante fattore salvavita nella terapia standard di casi di avvelenamento da Amanita phalloides. Infine, è stato dimostrato che la silimarina inibisce la produzione di lecotriene il che spiega il suo effetto antiinfiammatorio e la sua azione antibiotica. Test clinici confermano gli effetti positivi trovati negli studi sperimentali. Così, la silimarina è oggi non solo la miglior sostanza documentata per la terapia del fegato ma anche uno degli estratti vegetali più accuratamente ricercati e studiati con meccanismi di azione conosciuti.

Come la silimarina aiuta la funzione epatica

Riepilogando, il cardo mariano è tonico e rigenerante del fegato. Aiuta in problemi e ingrossamenti del fegato: malattie epatiche da alcolismo, da consumo di droghe, epatite cronica, cirrosi epatica, itterizia, sensibilità a sostanze chimiche, esposizione a tossine industriali, programmi di disintossicazione. Protegge il fegato da avvelenamento tossico da funghi velenosi. Rigenera i tessuti del fegato danneggiati dall’epatite, cirrosi, alcolismo, droghe, e tossine ambientali. Aiuta anche contro la fatica, la depressione e le allergie alimentari. Ma previene anche il danno dei radicali liberi alle cellule del fegato, previene la formazione di leucotriene e stimola la produzione di nuove cellule del fegato (sintesi proteica o produzione di proteine di cellule), accelerando il processo di rigenerazione.

La silibinina nel cardo mariano protegge il fegato da tossine ambientali che entrano nel corpo tramite il cibo, l’acqua, l’aria e la pelle. La silibinina non ha alcun effetto sul sistema enzimatico del fegato. E’ un antidoto all’avvelenamento, soprattutto da un fungo velenoso, l’amanita falloide. Se non bastasse è colagogo: agisce sul fegato e sui sistemi di disintossicazione grazie alla sua abilità di stimolare lo svuotamento della cistifellea e il flusso di bile nel duodeno. Agisce come antiossidante. Stimola la produzione di latte materno nelle puerpere, allevia i crampi e i dolori mestruali, cura i mal di testa associati al ciclo mestruale, riequilibra gli ormoni femminili, cura la pleurite ed è anche antiemorragico, depurativo e diuretico.

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Cosa aggiungere? Che può avere un blando effetto lassativo dovuto alla stimolazione della cistifellea, effetto che dura solo due o tre giorni e poi scompare. In passato era coltivato nei giardini perché era considerato un ottimo stimolatore del latte materno e si pensava avesse proprietà curative contro i morsi da serpente, o che portato intorno al collo proteggesse dai rettili. I frutti erano usati per curare l’idrofobia. Applicato esternamente, si diceva fosse benefico in casi di cancro. Invece, in cucina è un’erba da usare in insalate e come verdura cotta, ha un sapore simile agli spinaci.

I gambi possono essere mangiati e sono saporiti e nutrienti, le foglie tenere possono essere mangiate in insalata. Le cime fiorite erano in passato bollite e mangiate, come le punte di asparagi. Il cardo mariano è una pianta che è un vero dono della natura perché è sia cibo sia medicina. In primavera, i germogli possono essere bolliti e mangiati come cavoli e le foglie tenere possono essere aggiunte alle insalate. La pianta giovane e tenera in primavera è un potente purificatore del sangue.

I frutti sono stati usati per molti anni per una varietà di condizioni e malattie soprattutto del fegato. Tuttavia, l’uso medicinale della pianta fu interrotto all’inizio del ventesimo secolo. Sapete come mai si chiama così? Era usato dalle puerpere europee per aumentare il loro latte materno e si amava credere che le chiazze bianche sulle foglie rappresentassero gocce del latte della Vergine Maria cadute mentre allattava il bambin Gesù. Da qui il nome mariano.

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Depurarsi a fondo: le mille proprietà dell’argilla zeolite

Basti pensare che i russi – che sono molto avanti nel campo della disintossicazione, basti pensare anche ad un altro importante dispositivo medico quale Enterosgel – sono stati fra i primi a sfruttare la capacità della zeolite di attrarre e trattenere gli ioni positivi, come i metalli pesanti e gli isotopi radioattivi: nel 1986, a Chernobyl, tonnellate di zeolite furono utilizzate per erigere barriere e per bonificare i terreni contaminati.

Tra le mille proprietà curative della zeolite c’è anche quella di permettere di depurarsi a fondo e disintossicarsi, mentre arricchisce il proprio organismo con sostanze non “aggregate” in laboratorio e si promuove la guarigione delle mucose gastriche dello stomaco e dell’intestino, fondamentale quest’ultima per le proprie difese immunitarie e quindi per il proprio benessere generale. E magari contrastare pure i radicali liberi prodotti dallo stress ossidativo. Come fare? Con l’argilla si può. Anzi, con un particolare tipo di argilla si può. Si chiama argilla zeolite.

La marca produttrice è la Natura, di proprietà di… Madre Natura. I medici, anche quelli per così dire tradizionali, la conoscono bene e conoscono anche tutte le qualità possedute da questo minerale. Per chi ha necessità di integrare all’alimentazione quotidiana i sali minerali basici e contemporaneamente vorrebbe disintossicarsi rappresenta una fantastica alternativa: si assume una sostanza ricca di nutrienti naturali – così come la natura ce li fornisce, biodisponibili al 100% – che ha anche una forte azione chelante, disintossicante, capace com’è di catturare tossine e metalli pesanti, residui di vaccini e farmaci…

Anche per chi vorrebbe assumere qualcosa, ma si lascia scoraggiare dal numero a volte elevato di compresse e compressine che dovrebbe mandare giù, rappresenta una bella opportunità per iniziare a stare bene e ripulirsi. Vale la pena approfondire e scoprire le caratteristiche e le qualità di questo minerale che può essere tranquillamente assunto per via orale e che sempre più spesso viene anche usato dalla scienza veterinaria nella cura degli animali. Le zeoliti sono minerali di origine vulcanica che in genere si formano dall’incontro tra la lava incandescente e l’acqua del mare. Si presentano con una struttura microporosa, costituita da migliaia di piccoli canali in grado di legare rilevanti quantità di tossine e metalli pesanti dannosi alla nostra salute.

Basti pensare che i russi – che sono molto avanti nel campo della disintossicazione, basti pensare anche ad un altro importante dispositivo medico quale Enterosgel – sono stati fra i primi a sfruttare la capacità della zeolite di attrarre e trattenere gli ioni positivi, come i metalli pesanti e gli isotopi radioattivi: nel 1986, a Chernobyl, tonnellate di zeolite furono utilizzate per erigere barriere e per bonificare i terreni contaminati.

In quell’occasione, la clinoptilolite fu utilizzata anche per decontaminare le acque, e furono preparati biscotti e cioccolate alla zeolite da dare ai bambini colpiti dalle radiazioni per proteggerli dalle loro terribili conseguenze. La zeolite è anche in grado di ridurre i radicali liberi in eccesso, chiamato stress ossidativo, responsabili dell’insorgenza o dell’aggravamento di molte malattie come diabete, malattie cardiovascolari, tumori ed invecchiamento precoce. In Austria, il professor Wolfgang Toma, dell’Ospedale di Villach, utilizza la zeolite in oncologia allo scopo di ridurre gli effetti collaterali della chemioterapia tradizionale.

Zeolite usata come integratore alimentare fa bene

In Giappone le zeoliti sono state approvate come additivi alimentari fin dal 1996. Trentanove brevetti relativi all’applicazione delle zeoliti nell’uomo sono stati registrati in tutto il mondo dal 1986 al 2015. Esistono più di cento tipi diversi di zeolite, che possono essere raggruppate in quelle a struttura fibrosa, lamellare e cristallina sferica. Grazie alle sue particolari proprietà, la clinoptilolite, i cui cristalli hanno struttura lamellare, ha dimostrato negli anni di essere la più adatta per l’uso nella medicina umana e veterinaria. La clinoptilolite è una zeolite di origine naturale formata dalla conversione di materiali vulcanici vetrosi in struttura cristallina nelle acque dei laghi o dei mari milioni di anni fa ed è la più ricercata ed ampiamente utilizzata.

Quando i nostri corpi sono “occupati” da sostanze nocive i minerali essenziali benefici come magnesio, calcio, ferro, potassio provenienti dai cibi possono non raggiungere le loro destinazioni nell’organismo e, quindi, compaiono i sintomi di mancanza di sali minerali, importanti per il corretto funzionamento delle attività cellulari e soprattutto questi metalli pesanti, sostanze radioattive (presenti nell’aria o cibi a casa di disastri nucleari come Fukushima oppure dovuti alla presenza di scorie radioattive depositate nel sottosuolo), danneggiano il nostro intelligente e delicato equilibrio fisico.

La rigorosa struttura cristallina delle zeoliti è composta da minuscoli canali diretti in tutte le direzioni che hanno una carica negativa che consente l’assorbimento di numerose tossine (essendo caricate positivamente, vengono attirate dalla zeolite e intrappolate nei canali cristallini). La zeolite non viene assorbita e viene espulsa con le feci insieme a tutta la robaccia che ha incontrato nel suo percorso (lavora al pari di Enterosgel, ma impiega più tempo e rimineralizza).

Questa disintossicazione vale per le sostanze tossiche che si trovano già all’interno del corpo che vengono richiamate dentro il lume intestinale, come attirate da una calamita, con il risultato di una efficace disintossicazione sistemica. L’influenza sull’intero organismo deriva quindi dall’equilibrio esistente fra questo e l’intestino. A causa degli equilibri osmotici tra parete intestinale e il resto dell’organismo, più si sottraggono sostanze dall’intestino più l’organismo invia nel lume intestinale le stesse sostanze che ha accumulato a livello sistemico. La zeolite attraverso il richiamo nel lume gastro-intestinale sottrae dall’intero organismo sostanze tossiche di varia natura.

Queste sostanze sono presenti spesso nell’ambiente e possono venire a contatto con l’organismo diventando cause o concause di diverse disfunzioni fisiologiche, attraverso l’alterazione degli equilibri metabolici. Questo minerale, nel suo viaggio lungo il canale digestivo assorbe sostanze nocive come: metalli pesanti, radionuclidi, sostanze chimiche provenienti dai cibi e dalle medicine, virus, batteri, funghi e loro tossine, tossine fermentative che derivano da una alimentazione scorretta e da una flora batterica in disequilibrio ed eccessi di acidità nell’organismo.

Tra le mille proprietà, rilascia oligoelementi

La zeolite rilascia nell’organismo degli oligoelementi e minerali di cui esso necessita. Il corpo cosi viene disintossicato, deacidificato, snellito e contemporaneamente rimineralizzato: i suoi depositi di minerali vengono di nuovo riempiti. La sua struttura cristallina contiene cationi calcio, magnesio, sodio, potassio… Fattore ancor più importante: il fegato e i reni vengono alleggeriti, perché molte tossine vengono già “afferrate” nel canale digestivo e non raggiungono quindi la circolazione.

Si possono notare anche benefici nel sonno. Per questo “alleggerimento” ringrazieranno anche i tessuti connettivi, che tradizionalmente sono dei depositi di scorie, e quindi anche le cellule. La zeolite stimola la funzione intestinale, pulisce l’intestino e di conseguenza la flora batterica e influenza positivamente l’aspetto della pelle e la tolleranza ai cibi.

Uno degli esempi di utilizzo della zeolite, che dà risultati immediatamente visibili, è quello negli sportivi, specialmente in quelli che fanno un’attività estenuante come la maratona o le gare di ciclismo. Durante una gara massacrante come una maratona, oltre alla produzione di acido lattico che disturba la prestazione, l’organismo produce anche ammoniaca, che è tossica per il cervello ed è responsabile di molte delle crisi di fatica che chi ha provato questi sport ben conosce.

L’uso della zeolite limita parecchio gli effetti negativi delle crisi di fatica riducendo la quantità di ammoniaca che intossica il cervello. Vi starete domandando se la zeolite è la panacea, il mitico farmaco universale ricercato fin dai tempi antichi. No. Ma siccome gli effetti di questa sostanza sono reali e non ci sono controindicazioni al suo uso, la zeolite può essere assunta da tutti perché rappresenta un ottimo fattore di prevenzione delle malattie. E si sa, prevenire è meglio che curare…

Questo minerale è altresì tra quegli elementi efficaci per combattere e neutralizzare i radicali liberi. Un’alimentazione sbagliata, una vita sedentaria, un’eccessiva esposizione al sole e agli agenti inquinanti e, soprattutto, il fumo di sigaretta, sono responsabili di questo eccesso che è chiamato, in linguaggio tecnico, stress ossidativo. Risulta essere cosi una sostanza sia detossificante che antiossidante, oltre che assorbente, che viene eliminata con le feci dopo aver svolto la sua azione nel tratto gastro-intestinale. La zeolite da noi ben poco nota e molto impiegata in Usa, Russia, Giappone, Cina.

Zeolite curativa a Chernobyl e Fukushima

Infatti è stata usata nei disastri nucleari di Chernobyl e Fukushima per la sua capacità di assorbire le sostanze radioattive: è stata usata quindi per purificare l’acqua inquinata e rimuovere la radiazione dai corpi della popolazione. In Russia viene anche inserita nei concimi per l’agricoltura e nei mangimi animali con lo scopo di rafforzare il sistema immunitario degli animali da allevamento, regolare il metabolismo, prevenire l’infezione gastro-intestinale.

Il risultato è una prole sana, una crescita sana, una buona salute generale. Essi hanno anche dimostrato in un gran numero di studi su animali un aumento della fertilità e la nascita di progenie sana. La zeolite contiene quasi tutti gli elementi della tavola periodica e quindi oltre ad espellere le tossine reintegra gli elementi essenziali per il nostro organismo attraverso un intelligente scambio ionico in cui fornisce ciò ci cui l’organismo è carente e toglie ciò che ha in eccesso apportando quindi notevoli e numerosi benefici.

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Quali sono le proprietà della zeolite clinoptilolite? Principalmente quella di essere un “magnete” molto forte per i metalli pesanti e sostanze radioattive facilitando la loro rimozione dal corpo. Agisce come una spugna per le tossine, attirandole nei suoi numerosi canali e la rimozione dal corpo attraverso le feci.

Promuove il processo di disintossicazione a livello epatico. Migliora il sistema immunitario e la resistenza del corpo allo stress. Normalizza il metabolismo dei lipidi, proteine e carboidrati grazie alla sua proprietà catalitica. Stimola la funzione riproduttiva. Ottimizza il funzionamento del sistema endocrino.

Impedisce il restringimento dei vasi sanguigni. Promuove un aumento della superficie di reazioni biochimiche nell’intestino, migliorando così l’apporto di sostanze nutritive come vitamine, minerali e amminoacidi. Promuove la regolarità dei movimenti intestinali, contribuendo così al suo stato di salute generale. Aiuta a prevenire l’anemia. Promuove la rimozione dei radicali liberi dal corpo.

L’argilla che assorbe, deterge e remineralizza l’organismo

Agisce come un’assorbente e detergente per le cellule del corpo aiutando quindi a stabilire e mantenere la salute a livello cellulare. Aiuta a mantenere sane le membrane delle cellule, riducendo così la probabilità di formazioni tumorali maligni. La zeolite clinoptilolite applicata a topi e cani affetti da una varietà di tipi di tumore ha portato ad un miglioramento dello stato di salute generale, il prolungamento della durata della vita, e riduzione della dimensione dei tumori. L’applicazione locale di clinoptilolite al cancro della pelle di cani ha efficacemente ridotto la formazione e la crescita tumorale.

I prodotti composti di zeoliti, classificati come dispositivi medici, hanno la seguente classificazione codificata in Ue: “Sostanze ad uso orale adatte ad assorbire-chelare e rimuovere sostanze dannose e tossiche nel tratto gastro-intestinale (es. metalli pesanti, nitrosamine, ammonio, micotossine, cationi (radioattivi), pesticidi) riducendone l’assorbimento nel corpo”. Funzionano anche come antiossidanti catturando radicali liberi e riducendo la formazione di ros (reactive oxygen species). Di conseguenza l’utilizzo della zeolite risulta particolarmente adatta in presenza di fattori di inquinamento ambientale come polveri sottili, smog, stress elevato ed in tutte le patologie correlate con aumento di sostanze tossiche e radicali liberi.

Qualora vi sia un eccesso di ioni ammonio nell’organismo, la sua azione si manifesta in breve tempo incrementando la capacità di concentrazione dell’individuo. La riduzione di ioni ammonio, insieme a quella dei metalli pesanti, tossine e radicali liberi agevola il ripristino delle funzionalità dell’intero organismo.

La zeolite non ha controindicazioni di alcun genere, non ci sono problemi di troppa o troppa poca assunzione. Una buona dose giornaliera sarebbe quella di un paio di cucchiaini da caffè al giorno, circa tre-quattro grammi. Se assunta per due mesi consecutivi permette di instaurare una sorta di ciclo di disintossicazione. La zeolite va messa in poca acqua e bevuta, se rimane della polvere sul fondo va messa altra acqua per bere il residuo rimasto. E’ consigliabile assumerla ad almeno 30 minuti lontano dai pasti.

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Sostieni il tuo fisico e il tuo cervello usando il ginseng

Il ginseng risulta contenere fitoestrogeni. In alcuni altri studi, è stato dimostrato che il ginseng può avere effetti stimolanti sull’ipofisi, una ghiandola endocrina situata alla base del cranio (nella fossa ipofisaria della sella turcica dell’osso sfenoide), per aumentare la secrezione delle gonadotropine.

Estate o inverno che sia, poco importa, è sempre importante aiutare fisico e cervello col ginseng. Intanto non stupirti se ti dico che quello che tu assumi come ginseng si chiama panax ed è un genere di undici specie di piante a crescita lenta della famiglia delle araliaceae.

Si chiama panax perché deriva dal latino panacis e a sua volta dal greco pan (tutto) akèia (cura). Quindi, ora che hai compreso da dove deriva anche la parola panacea, cioè rimedio a tutti i mali, vedrò di chiarirti perché a questa pianta è stato assegnato un nome tanto importante. Premetto che la ricerca e gli studi scientifici su tutto ciò che è naturale arrivano sempre troppo tardi rispetto all’esperienza secolare della medicina cinese.

Però, restando in tema di studi e di ricerca scientifica ti cito uno studio del 2002 effettuato dalla Southern Illinois University School of Medicine e pubblicato negli annali della New York Academy of Sciences. Mica pizza e fichi. Comunque, questo studio ha scoperto che negli animali da laboratorio, entrambe le forme asiatica e americana del ginseng migliorano addirittura la libido e le prestazioni sessuali.

“Questi effetti possono non essere dovuti a cambiamenti nella secrezione ormonale, ma ad una azione diretta da parte dei componenti del ginseng sul sistema nervoso centrale e sui tessuti gonadici. Negli uomini, il ginseng può facilitare l’erezione del pene”, riposta testualmente lo studio.

Il ginseng risulta contenere fitoestrogeni. In alcuni altri studi, è stato dimostrato che il ginseng può avere effetti stimolanti sull’ipofisi, una ghiandola endocrina situata alla base del cranio (nella fossa ipofisaria della sella turcica dell’osso sfenoide), per aumentare la secrezione delle gonadotropine.

Per aumentare cosa? Le gonadotropine sono una famiglia di tre ormoni: Fsh o ormone follicolo-stimolante, Lh ormone luteinizzante, Hcg gonadotropina corionica. Un altro studio ha trovato che nei topi giovani, accelera lo sviluppo degli organi riproduttivi, mentre in topi adulti di sesso maschile, stimola la produzione di sperma, e allunga il periodo di estro in topi di sesso femminile. Ti starai domandando: e sulle persone?

Mettiti comodo o comoda, uno studio del 2012 pubblicato da American Society of Clinical Oncology riferisce che il ginseng Panax quinquefolius, quindi la varietà americana, sperimentato su pazienti affetti da tumore, riduce notevolmente la spossatezza data dalla malattia.

Ma tanti altri studi riferiscono la stessa cosa anche per quanto riguarda il ginseng asiatico. Infatti, nella medicina cinese, la droga ricavata da queste piante, costituita dalle radici, ha alle spalle una tradizione millenaria, fatta dei più svariati impieghi terapeutici. In origine, il ginseng veniva usato soprattutto contro l’invecchiamento, i disturbi gastrointestinali e come preparato afrodisiaco e rivitalizzante. Poi, la straordinaria fama di droga-panacea ha saggiamente consigliato di estendere i suoi usi a molti altri disturbi.

Dicevo all’inizio che è un genere di undici piante. Le più note e impiegate a scopo terapeutico, classificate per luogo di origine, quelle asiatiche, quelle americane e quelle siberiane. Le piante asiatiche sono: panax ginseng coltivato in Cina, panax schinseng o ginseng cinese, panax pseudo-ginseng che cresce in Nepal e nell’Imalaia orientale, panax notoginseng coltivato in Cina, panax japonicus e panax vietnamensis.

La piante americane si chiama, invece, panax quinquefolius ed è equivalente al ginseng asiatico per impieghi, aspetto e composizione. Infine, c’è quella siberiana, che si chiama eleutherococcus senticosus, differente per costituzione chimica e simile per proprietà terapeutiche.

Il ginseng ha la forma del corpo umano

C’è una curiosità legata alla coltivazione del ginseng direttamente correlata con le sue proprietà: la pianta è coltivata per produrre radici di che somigliano al corpo umano e ad alcuni suoi organi, con ramificazioni che sembrano suggerire la forma degli arti, della testa e degli attributi sessuali dei due sessi. Gli agricoltori che riescono a riprodurre nel miglior modo queste forme riescono a spuntare alla vendita prezzi di tutto rispetto.

Ora che abbiamo chiarito questo aspetto, che come comprenderai diventa essenziale per una buona conoscenza della pianta, e di conseguenza per un corretto uso, approfondiamo le virtù del ginseng, che sono attribuibili a diversi componenti presenti nelle sue radici. La medicina cinese considera la pianta un elisir di giovinezza, che possiede tutte le virtù terapeutiche, preventive, curative ed energetiche.

Infatti, sentirsi sempre stanchi, alzarsi con la sensazione che il giorno sia inaffrontabile, portarsi avanti in modo fiacco per tutto l’arco della giornata ed arrivare sfiniti al letto, rifiutare inviti, sentirsi avviliti per questo stato di perenne carenza energetica, possono essere dei segnali importanti che suggeriscono vivamente l’utilizzo di questa meravigliosa pianta.

E considera che la sensazione di stanchezza generale si accompagna spesso anche accelerazione del battito cardiaco, disturbi del sonno, dolori muscolari, ulcera dello stomaco, diarrea, crampi allo stomaco, colite, malfunzionamento della tiroide, difficoltà ad esprimere anche concetti che si possiedono, sensazione di noia nei confronti di ogni situazione, frequente bisogno di urinare, cambio della voce, iperattività, confusione mentale, irritabilità, abbassamento delle difese immunitarie.

Oltre ad un buon contenuto in vitamine, olio essenziale e polisaccaridi (panaxani), non si può dimenticare la presenza di saponine triterpeniche, chiamate ginsenosidi, che sono proprio i principi attivi principali della droga che si ricava dalla pianta. Quindi, il ginseng ha proprietà toniche e adattagone, perché favorisce la capacità dell’organismo di adattarsi allo stress rafforzando il sistema immunitario, endocrino e nervoso e migliorando le capacità fisiche e mentali.

Per essere ancor più precisi, dalle ricerche sul ginseng, eseguite maggiormente in Oriente sono emersi elementi che ne hanno proposto l’utilizzo nel trattamento di diverse malattie, tra cui il diabete mellito di tipo II, l’ipotensione, la gastrite, l’insonnia, l’affaticamento e l’eccesso di stress. Ma non solo.

Agli estratti di ginseng sono stati attribuiti anche effetti antiossidanti, antipiretici, ipocolesterolemizzanti, probiotici, radioprotettivi, anticancerogeni, antinfiammatori, migliorativi della memoria e capaci di ridurre i sintomi della menopausa. La sua proprietà stimolante agisce su tutti i sistemi grazie alla sua abilità di aumentare temporaneamente la funzione e l’attività in modo rapido con un conseguente miglioramento dei riflessi, accelerazione alla risposta nervosa, riduzione dell’affaticamento mentale e potenziamento la resistenza fisica, e della memoria, rendendolo indicato per chi studia o ha un’intensa attività sportiva.

Ti stai ancora chiedendo se è vera la storia dell’effetto afrodisiaco del ginseng? Sì, è vera. Questo effetto del ginseng è legato alla sua capacità di aumentare il rilascio di ossido nitrico dalle cellule endoteliali dei corpi cavernosi del pene. La conseguente vasodilatazione permette di ottenere un’erezione più vigorosa.

Già che te ne sto parlando, ti rivelo una curiosità appresa tramite ricerche effettuate sugli studi condotti in Oriente proprio relativamente a questo effetto. Sai qual è il ginseng più afrodisiaco? Quello rosso, la cui colorazione è dovuta, semplicemente, al trattamento della radice con vapore a 130 gradi centigradi per circa tre ore, e successiva essiccazione.

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Ginseng rosso per supportare la sessualità

Il ginseng rosso coreano si è dimostrato in grado di supportare l’attività sessuale maschile, specie in materia di disfunzioni erettili. La diminuzione dello stress nervoso e l’induzione alla produzione di endorfine e serotonina provocano un senso di piacere e possono indurre una stimolazione del desiderio sessuale e un miglioramento nella capacità di raggiungere l’orgasmo.

Disturbi come la disfunzione erettile e l’anorgasmia, sono strettamente collegati col livello di stress nervoso di un uomo: un uomo stressato tende a perdere energie, un calo di energie spesso si riflette in un calo di desiderio sessuale, il calo di desiderio spesso induce sfiducia in sé stessi e senso di inadeguatezza, che a loro volta agiscono a livello fisico riducendo la capacità di mantenere l’erezione o di raggiungere l’orgasmo. In questo caso, il ginseng rosso coreano può essere un valido aiuto per spezzare il circolo vizioso.

Bisogna comunque fare attenzione all’uso che si fa di questo integratore alimentare, a prescindere dal tipo di ginseng che si sceglie. Non tutti possono assumerlo. Il suo impiego, ad esempio, è assolutamente controindicato in caso di ipertensione, tachicardia palpitazioni, insonnia, ansia tremori, mal di testa e convulsioni, in presenza di gravi malattie psichiatriche, in gravidanza e allattamento.

Inoltre, sono state segnalate interazioni con farmaci anticoagulanti e con un principio presente in alcuni psicofarmaci (fenelzina), con medicinali ipoglicemizzanti e con l’insulina. Se non soffri di queste patologie, allora è consigliato che tu ne assuma non meno di 200 milligrammi al giorno di estratto secco (per assumerne di più meglio parlare con un medico competente) o da 0,5 a 2 grammi di radice secca.

Il consumo ginseng è considerato sicuro e l’incidenza degli effetti avversi sembra essere inferiore quando viene utilizzato nel breve termine. Maggiori preoccupazioni riguardano il consumo sistematico, che può causare effetti collaterali di tipo nervoso e digestivo.

Gli effetti collaterali legati all’ingestione del ginseng si correlano prevalentemente all’assunzione di dosi equivalenti a 15 grammi di estratto secco, per intenderci. Resta importante prestare attenzione all’utilizzo contemporaneo di ginseng con farmaci quali fenelzina, warfarin, gleevec, lamictal, ipoglicemizzanti orali, insulina iniettabile, digossina, ormoni e caffeina o altre sostanze stimolanti del sistema nervoso centrale.

Infine, per completezza d’informazione, ti devo parlare del ashwagandha, chiamato anche withania somnifera, o più amichevolmente ginseng indiano. Questo cosiddetto ginseng indiano appartiene alla stessa famiglia dei più famigliari pomodori, melanzane o della patata e presenta delle caratteristiche bacche rosse. Le proprietà di questa pianta sono molte e sono date da specifiche sostanze al suo interno che le conferiscono proprietà immunostimolanti, antimicrobiche, antinfiammatorie e antidolorifiche.

Un’altra importante caratteristica è quella riguardante l’attività adattogena che esercita sull’organismo. Funge da antidepressivo naturale senza gli effetti collaterali che questo tipo di farmaci implica. È stato infatti condotto uno studio a riguardo e il ginseng indiano ha dimostrato una attività ansiolitica simile a quella ottenibile con il lorazepam ed effetti antidepressivi analoghi a quelli dei medicinali tradizionali.

L’Istituto di Medicina Naturale dell’Università giapponese di Toyama ha dimostrato le importanti proprietà neuro protettive del ginseng. In pratica, questa pianta indiana neppure lontanamente cugina dei ginseng asiatici, americani o siberiani, ma dalle caratteristiche decisamente similari, può rivelarsi un potente alleato per malattie come morbo di Parkinson e Alzaheimer.

Per l’ayurveda questa pianta ha la capacità di limitare lo squilibrio di vata e migliorare l’attività di kapha. È considerata un fantastico anti-invecchiamento ed è utilizzata come sedativo, anti-infiammatorio, per acquistare resistenza e per aumentare energia e forza. Anche in questo caso, le uniche accortezze da prendere nell’assunzione di questo integratore sono in gravidanza o se associato a determinato psicofarmaci.

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Mangiare in modo sano aiuta a combattere lo stress

Gli effetti complessivi che lo stress ha sui bisogni nutritivi non sono ancora del tutto chiari, ma è noto che in queste circostanze il metabolismo può essere messo sotto sforzo. Uno dei possibili effetti è l’indebolimento del sistema immunitario che abbassa le sue difese e ci rende potenzialmente più esposti a contrarre infezioni e malattie. Per produrre adrenalina, è necessaria la vitamina C. Per svolgere tante altre funzioni c’è bisogno di magnesio.

Sebbene la chiave per combattere lo stress stia nello scoprirne la causa e nel trovare le modalità per ridurne gli effetti o per conviverci, un’alimentazione sana e regolare può aiutare l’organismo ad affrontare almeno alcuni dei suoi effetti negativi. Qualsiasi sia la fonte di stress, fisica o emotiva, l’organismo reagisce producendo adrenalina, un ormone che scatena numerose altre reazioni sia ormonali che nervose che irrompono nell’organismo preparandolo alla battaglia o alla fuga.

Sebbene la maggior parte degli stress del giorno d’oggi non richiedano una reazione fisica rapida (come accadeva un tempo), il nostro corpo continua a reagire seguendo l’istintivo ed antico impulso a cui da sempre è abituato. In meno di un secondo dopo la percezione di uno stato di ansia, il battito cardiaco aumenta, la vista si fa più acuta e il sangue confluisce verso i muscoli e si addensa quasi ad anticipare l’esigenza di “riparare” una ferita.

Queste reazioni, che sono utili principalmente in caso di stress fisico, hanno generalmente una durata breve, dopo di che i livelli ormonali tornano alla normalità e il sistema nervoso ad uno stato di minore tensione. Oggigiorno, lo stile di vita può a volte essere associato ad uno stress mentale di lungo termine e ciò può far sì che l’organismo mantenga uno stato di reattività allo stress per lunghi periodi di tempo.

Gli effetti complessivi che lo stress ha sui bisogni nutritivi non sono ancora del tutto chiari, ma è noto che in queste circostanze il metabolismo può essere  messo sotto sforzo. Uno dei possibili effetti è l’indebolimento del sistema immunitario che abbassa le sue difese e ci rende potenzialmente più esposti a contrarre infezioni e malattie. Per produrre adrenalina, è necessaria la vitamina C. Per svolgere tante altre funzioni c’è bisogno di magnesio.

Quando i livelli di adrenalina aumentano, in seguito a un lungo periodo di stress, è necessaria una maggiore quantità di vitamina C. La maggior parte degli animali è in grado di aumentare la sintesi di questa vitamina per far fronte a questo bisogno.

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Le capre, ad esempio, possono aumentare la propria produzione di vitamina C del 500%. Purtroppo, l’uomo può contare solo sulla propria alimentazione per ottenere questo nutriente essenziale. Se, mangiando alimenti ricchi di vitamina C come arance, kiwi, frutti di bosco (come ribes, more, fragole, mirtilli, lamponi), peperoni, patate e broccoli, questa necessità non viene soddisfatta, alcune parti dell’organismo, come il sistema immunitario, potrebbero avvertirne la carenza.

La ricerca ha dimostrato che una carenza di vitamina C riduce l’attività dei macrofagi, le cellule immunitarie che letteralmente “si cibano” dei batteri e dei virus aggressori. Un numero ridotto di macrofagi ci rende più predisposti a contrarre raffreddore ed influenza, che possono a loro volta esaurire ulteriormente le scorte di vitamina C. Quando il sistema immunitario è esposto a lunghi periodi di stress è consigliabile rafforzarlo tramite assunzione di alimenti ricchi di beta-carotene (un precursore della vitamina A) come le carote, le verdure di colore verde scuro e la frutta gialla e arancione.

La regolare assunzione di vitamine A e C, così come di acido folico e zinco, è vitale perché il sistema immunitario svolga la sua funzione di difesa dell’organismo dalle infezioni. L’acido folico si trova nei fagioli neri, negli spinaci e in altre verdure a foglia verde, mentre il granchio, le ostriche, il germe di grano, il fegato, i semi di zucca e la carne rossa sono una buona fonte di zinco. Il fabbisogno di proteine può aumentare se l’organismo è sottoposto ad uno stress permanente. L’assunzione di certi tipi di pesce, di pollo, di tacchino, di carni rosse magre, di uova, di latte o di fagioli diventa particolarmente importante.

Un’alimentazione povera di proteine può ridurre considerevolmente le difese immunitarie e la capacità di resistere alle infezioni. Diversi pesci come il salmone, la trota, il tonno e le sardine, rappresentano un’ottima scelta perché forniscono anche i grassi essenziali che fluidificano il sangue. Ciò può aiutare a contrastare le proprietà addensanti dell’adrenalina nel sangue.

Alimentarsi per combattere lo stress significa in realtà seguire una dieta sana e bilanciata scegliendo il cibo in modo intelligente. Una regolare attività fisica è altresì importante poiché aumenta la produzione di endorfine (enfatizzanti naturali dell’umore) e migliora la condizione fisica. Le persone sottoposte a continuo stress dovrebbero prendere in considerazione di cambiare il proprio stile di vita o cercare un aiuto dal punto di vista professionale.

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