Nella sezione Cure Naturali avrai modo di scoprire quali sono e come vanno usati i più efficaci rimedi che la natura ci mette a disposizione per vivere in salute, per integrare vitamine e minerali, per curare o alleviare patologie, ma soprattutto per prevenire patologie croniche o acute

Aiuta il tuo fisico e il tuo cervello usando il ginseng

Estate o inverno che sia, poco importa, è sempre importante aiutare fisico e cervello col ginseng. Intanto non stupirti se ti dico che quello che tu assumi come ginseng si chiama panax ed è un genere di undici specie di piante a crescita lenta della famiglia delle araliaceae.

Si chiama panax perché deriva dal latino panacis e a sua volta dal greco pan (tutto) akèia (cura). Quindi, ora che hai compreso da dove deriva anche la parola panacea, cioè rimedio a tutti i mali, vedrò di chiarirti perché a questa pianta è stato assegnato un nome tanto importante. Premetto che la ricerca e gli studi scientifici su tutto ciò che è naturale arrivano sempre troppo tardi rispetto all’esperienza secolare della medicina cinese.

Però, restando in tema di studi e di ricerca scientifica ti cito uno studio del 2002 effettuato dalla Southern Illinois University School of Medicine e pubblicato negli annali della New York Academy of Sciences. Mica pizza e fichi. Comunque, questo studio ha scoperto che negli animali da laboratorio, entrambe le forme asiatica e americana del ginseng migliorano addirittura la libido e le prestazioni sessuali.

“Questi effetti possono non essere dovuti a cambiamenti nella secrezione ormonale, ma ad una azione diretta da parte dei componenti del ginseng sul sistema nervoso centrale e sui tessuti gonadici. Negli uomini, il ginseng può facilitare l’erezione del pene”, riposta testualmente lo studio.

Il ginseng risulta contenere fitoestrogeni. In alcuni altri studi, è stato dimostrato che il ginseng può avere effetti stimolanti sull’ipofisi, una ghiandola endocrina situata alla base del cranio (nella fossa ipofisaria della sella turcica dell’osso sfenoide), per aumentare la secrezione delle gonadotropine.

Per aumentare cosa? Le gonadotropine sono una famiglia di tre ormoni: Fsh o ormone follicolo-stimolante, Lh ormone luteinizzante, Hcg gonadotropina corionica. Un altro studio ha trovato che nei topi giovani, accelera lo sviluppo degli organi riproduttivi, mentre in topi adulti di sesso maschile, stimola la produzione di sperma, e allunga il periodo di estro in topi di sesso femminile. Ti starai domandando: e sulle persone?

Mettiti comodo o comoda, uno studio del 2012 pubblicato da American Society of Clinical Oncology riferisce che il ginseng Panax quinquefolius, quindi la varietà americana, sperimentato su pazienti affetti da tumore, riduce notevolmente la spossatezza data dalla malattia.

Ma tanti altri studi riferiscono la stessa cosa anche per quanto riguarda il ginseng asiatico. Infatti, nella medicina cinese, la droga ricavata da queste piante, costituita dalle radici, ha alle spalle una tradizione millenaria, fatta dei più svariati impieghi terapeutici. In origine, il ginseng veniva usato soprattutto contro l’invecchiamento, i disturbi gastrointestinali e come preparato afrodisiaco e rivitalizzante. Poi, la straordinaria fama di droga-panacea ha saggiamente consigliato di estendere i suoi usi a molti altri disturbi.

Dicevo all’inizio che è un genere di undici piante. Le più note e impiegate a scopo terapeutico, classificate per luogo di origine, quelle asiatiche, quelle americane e quelle siberiane. Le piante asiatiche sono: panax ginseng coltivato in Cina, panax schinseng o ginseng cinese, panax pseudo-ginseng che cresce in Nepal e nell’Imalaia orientale, panax notoginseng coltivato in Cina, panax japonicus e panax vietnamensis.

La piante americane si chiama, invece, panax quinquefolius ed è equivalente al ginseng asiatico per impieghi, aspetto e composizione. Infine, c’è quella siberiana, che si chiama eleutherococcus senticosus, differente per costituzione chimica e simile per proprietà terapeutiche.

Il ginseng ha la forma del corpo umano

C’è una curiosità legata alla coltivazione del ginseng direttamente correlata con le sue proprietà: la pianta è coltivata per produrre radici di che somigliano al corpo umano e ad alcuni suoi organi, con ramificazioni che sembrano suggerire la forma degli arti, della testa e degli attributi sessuali dei due sessi. Gli agricoltori che riescono a riprodurre nel miglior modo queste forme riescono a spuntare alla vendita prezzi di tutto rispetto.

Ora che abbiamo chiarito questo aspetto, che come comprenderai diventa essenziale per una buona conoscenza della pianta, e di conseguenza per un corretto uso, approfondiamo le virtù del ginseng, che sono attribuibili a diversi componenti presenti nelle sue radici. La medicina cinese considera la pianta un elisir di giovinezza, che possiede tutte le virtù terapeutiche, preventive, curative ed energetiche.

Infatti, sentirsi sempre stanchi, alzarsi con la sensazione che il giorno sia inaffrontabile, portarsi avanti in modo fiacco per tutto l’arco della giornata ed arrivare sfiniti al letto, rifiutare inviti, sentirsi avviliti per questo stato di perenne carenza energetica, possono essere dei segnali importanti che suggeriscono vivamente l’utilizzo di questa meravigliosa pianta.

E considera che la sensazione di stanchezza generale si accompagna spesso anche accelerazione del battito cardiaco, disturbi del sonno, dolori muscolari, ulcera dello stomaco, diarrea, crampi allo stomaco, colite, malfunzionamento della tiroide, difficoltà ad esprimere anche concetti che si possiedono, sensazione di noia nei confronti di ogni situazione, frequente bisogno di urinare, cambio della voce, iperattività, confusione mentale, irritabilità, abbassamento delle difese immunitarie.

Oltre ad un buon contenuto in vitamine, olio essenziale e polisaccaridi (panaxani), non si può dimenticare la presenza di saponine triterpeniche, chiamate ginsenosidi, che sono proprio i principi attivi principali della droga che si ricava dalla pianta. Quindi, il ginseng ha proprietà toniche e adattagone, perché favorisce la capacità dell’organismo di adattarsi allo stress rafforzando il sistema immunitario, endocrino e nervoso e migliorando le capacità fisiche e mentali.

Per essere ancor più precisi, dalle ricerche sul ginseng, eseguite maggiormente in Oriente sono emersi elementi che ne hanno proposto l’utilizzo nel trattamento di diverse malattie, tra cui il diabete mellito di tipo II, l’ipotensione, la gastrite, l’insonnia, l’affaticamento e l’eccesso di stress. Ma non solo.

Agli estratti di ginseng sono stati attribuiti anche effetti antiossidanti, antipiretici, ipocolesterolemizzanti, probiotici, radioprotettivi, anticancerogeni, antinfiammatori, migliorativi della memoria e capaci di ridurre i sintomi della menopausa. La sua proprietà stimolante agisce su tutti i sistemi grazie alla sua abilità di aumentare temporaneamente la funzione e l’attività in modo rapido con un conseguente miglioramento dei riflessi, accelerazione alla risposta nervosa, riduzione dell’affaticamento mentale e potenziamento la resistenza fisica, e della memoria, rendendolo indicato per chi studia o ha un’intensa attività sportiva.

Ti stai ancora chiedendo se è vera la storia dell’effetto afrodisiaco del ginseng? Sì, è vera. Questo effetto del ginseng è legato alla sua capacità di aumentare il rilascio di ossido nitrico dalle cellule endoteliali dei corpi cavernosi del pene. La conseguente vasodilatazione permette di ottenere un’erezione più vigorosa.

Già che te ne sto parlando, ti rivelo una curiosità appresa tramite ricerche effettuate sugli studi condotti in Oriente proprio relativamente a questo effetto. Sai qual è il ginseng più afrodisiaco? Quello rosso, la cui colorazione è dovuta, semplicemente, al trattamento della radice con vapore a 130 gradi centigradi per circa tre ore, e successiva essiccazione.

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Ginseng rosso per supportare la sessualità

Il ginseng rosso coreano si è dimostrato in grado di supportare l’attività sessuale maschile, specie in materia di disfunzioni erettili. La diminuzione dello stress nervoso e l’induzione alla produzione di endorfine e serotonina provocano un senso di piacere e possono indurre una stimolazione del desiderio sessuale e un miglioramento nella capacità di raggiungere l’orgasmo.

Disturbi come la disfunzione erettile e l’anorgasmia, sono strettamente collegati col livello di stress nervoso di un uomo: un uomo stressato tende a perdere energie, un calo di energie spesso si riflette in un calo di desiderio sessuale, il calo di desiderio spesso induce sfiducia in sé stessi e senso di inadeguatezza, che a loro volta agiscono a livello fisico riducendo la capacità di mantenere l’erezione o di raggiungere l’orgasmo. In questo caso, il ginseng rosso coreano può essere un valido aiuto per spezzare il circolo vizioso.

Bisogna comunque fare attenzione all’uso che si fa di questo integratore alimentare, a prescindere dal tipo di ginseng che si sceglie. Non tutti possono assumerlo. Il suo impiego, ad esempio, è assolutamente controindicato in caso di ipertensione, tachicardia palpitazioni, insonnia, ansia tremori, mal di testa e convulsioni, in presenza di gravi malattie psichiatriche, in gravidanza e allattamento.

Inoltre, sono state segnalate interazioni con farmaci anticoagulanti e con un principio presente in alcuni psicofarmaci (fenelzina), con medicinali ipoglicemizzanti e con l’insulina. Se non soffri di queste patologie, allora è consigliato che tu ne assuma non meno di 200 milligrammi al giorno di estratto secco (per assumerne di più meglio parlare con un medico competente) o da 0,5 a 2 grammi di radice secca.

Il consumo ginseng è considerato sicuro e l’incidenza degli effetti avversi sembra essere inferiore quando viene utilizzato nel breve termine. Maggiori preoccupazioni riguardano il consumo sistematico, che può causare effetti collaterali di tipo nervoso e digestivo.

Gli effetti collaterali legati all’ingestione del ginseng si correlano prevalentemente all’assunzione di dosi equivalenti a 15 grammi di estratto secco, per intenderci. Resta importante prestare attenzione all’utilizzo contemporaneo di ginseng con farmaci quali fenelzina, warfarin, gleevec, lamictal, ipoglicemizzanti orali, insulina iniettabile, digossina, ormoni e caffeina o altre sostanze stimolanti del sistema nervoso centrale.

Infine, per completezza d’informazione, ti devo parlare del ashwagandha, chiamato anche withania somnifera, o più amichevolmente ginseng indiano. Questo cosiddetto ginseng indiano appartiene alla stessa famiglia dei più famigliari pomodori, melanzane o della patata e presenta delle caratteristiche bacche rosse. Le proprietà di questa pianta sono molte e sono date da specifiche sostanze al suo interno che le conferiscono proprietà immunostimolanti, antimicrobiche, antinfiammatorie e antidolorifiche.

Un’altra importante caratteristica è quella riguardante l’attività adattogena che esercita sull’organismo. Funge da antidepressivo naturale senza gli effetti collaterali che questo tipo di farmaci implica. È stato infatti condotto uno studio a riguardo e il ginseng indiano ha dimostrato una attività ansiolitica simile a quella ottenibile con il lorazepam ed effetti antidepressivi analoghi a quelli dei medicinali tradizionali.

L’Istituto di Medicina Naturale dell’Università giapponese di Toyama ha dimostrato le importanti proprietà neuro protettive del ginseng. In pratica, questa pianta indiana neppure lontanamente cugina dei ginseng asiatici, americani o siberiani, ma dalle caratteristiche decisamente similari, può rivelarsi un potente alleato per malattie come morbo di Parkinson e Alzaheimer.

Per l’ayurveda questa pianta ha la capacità di limitare lo squilibrio di vata e migliorare l’attività di kapha. È considerata un fantastico anti-invecchiamento ed è utilizzata come sedativo, anti-infiammatorio, per acquistare resistenza e per aumentare energia e forza. Anche in questo caso, le uniche accortezze da prendere nell’assunzione di questo integratore sono in gravidanza o se associato a determinato psicofarmaci.

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Mangiare in modo sano aiuta a combattere lo stress

Sebbene la chiave per combattere lo stress stia nello scoprirne la causa e nel trovare le modalità per ridurne gli effetti o per conviverci, un’alimentazione sana e regolare può aiutare l’organismo ad affrontare almeno alcuni dei suoi effetti negativi. Qualsiasi sia la fonte di stress, fisica o emotiva, l’organismo reagisce producendo adrenalina, un ormone che scatena numerose altre reazioni sia ormonali che nervose che irrompono nell’organismo preparandolo alla battaglia o alla fuga.

Sebbene la maggior parte degli stress del giorno d’oggi non richiedano una reazione fisica rapida (come accadeva un tempo), il nostro corpo continua a reagire seguendo l’istintivo ed antico impulso a cui da sempre è abituato. In meno di un secondo dopo la percezione di uno stato di ansia, il battito cardiaco aumenta, la vista si fa più acuta e il sangue confluisce verso i muscoli e si addensa quasi ad anticipare l’esigenza di “riparare” una ferita.

Queste reazioni, che sono utili principalmente in caso di stress fisico, hanno generalmente una durata breve, dopo di che i livelli ormonali tornano alla normalità e il sistema nervoso ad uno stato di minore tensione. Oggigiorno, lo stile di vita può a volte essere associato ad uno stress mentale di lungo termine e ciò può far sì che l’organismo mantenga uno stato di reattività allo stress per lunghi periodi di tempo.

Gli effetti complessivi che lo stress ha sui bisogni nutritivi non sono ancora del tutto chiari, ma è noto che in queste circostanze il metabolismo può essere  messo sotto sforzo. Uno dei possibili effetti è l’indebolimento del sistema immunitario che abbassa le sue difese e ci rende potenzialmente più esposti a contrarre infezioni e malattie. Per produrre adrenalina, è necessaria la vitamina C. Per svolgere tante altre funzioni c’è bisogno di magnesio.

Quando i livelli di adrenalina aumentano, in seguito a un lungo periodo di stress, è necessaria una maggiore quantità di vitamina C. La maggior parte degli animali è in grado di aumentare la sintesi di questa vitamina per far fronte a questo bisogno.

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Le capre, ad esempio, possono aumentare la propria produzione di vitamina C del 500%. Purtroppo, l’uomo può contare solo sulla propria alimentazione per ottenere questo nutriente essenziale. Se, mangiando alimenti ricchi di vitamina C come arance, kiwi, frutti di bosco (come ribes, more, fragole, mirtilli, lamponi), peperoni, patate e broccoli, questa necessità non viene soddisfatta, alcune parti dell’organismo, come il sistema immunitario, potrebbero avvertirne la carenza.

La ricerca ha dimostrato che una carenza di vitamina C riduce l’attività dei macrofagi, le cellule immunitarie che letteralmente “si cibano” dei batteri e dei virus aggressori. Un numero ridotto di macrofagi ci rende più predisposti a contrarre raffreddore ed influenza, che possono a loro volta esaurire ulteriormente le scorte di vitamina C. Quando il sistema immunitario è esposto a lunghi periodi di stress è consigliabile rafforzarlo tramite assunzione di alimenti ricchi di beta-carotene (un precursore della vitamina A) come le carote, le verdure di colore verde scuro e la frutta gialla e arancione.

La regolare assunzione di vitamine A e C, così come di acido folico e zinco, è vitale perché il sistema immunitario svolga la sua funzione di difesa dell’organismo dalle infezioni. L’acido folico si trova nei fagioli neri, negli spinaci e in altre verdure a foglia verde, mentre il granchio, le ostriche, il germe di grano, il fegato, i semi di zucca e la carne rossa sono una buona fonte di zinco. Il fabbisogno di proteine può aumentare se l’organismo è sottoposto ad uno stress permanente. L’assunzione di certi tipi di pesce, di pollo, di tacchino, di carni rosse magre, di uova, di latte o di fagioli diventa particolarmente importante.

Un’alimentazione povera di proteine può ridurre considerevolmente le difese immunitarie e la capacità di resistere alle infezioni. Diversi pesci come il salmone, la trota, il tonno e le sardine, rappresentano un’ottima scelta perché forniscono anche i grassi essenziali che fluidificano il sangue. Ciò può aiutare a contrastare le proprietà addensanti dell’adrenalina nel sangue.

Alimentarsi per combattere lo stress significa in realtà seguire una dieta sana e bilanciata scegliendo il cibo in modo intelligente. Una regolare attività fisica è altresì importante poiché aumenta la produzione di endorfine (enfatizzanti naturali dell’umore) e migliora la condizione fisica. Le persone sottoposte a continuo stress dovrebbero prendere in considerazione di cambiare il proprio stile di vita o cercare un aiuto dal punto di vista professionale.

Oro colloidale per studiare i tumori e contro l’artrite

Oro colloidale è ottimo per studiare tumori e contro l’artrite. L’oro colloidale è una sospensione solale o colloidale di nanoparticelle d’oro in un fluido, solitamente acqua. Il colloide è solitamente di colore rosso intenso, per particelle sferiche inferiori a 100 nm, o blu, per particelle sferiche più grandi o nanorods.

Grazie alle loro proprietà ottiche, elettroniche e di riconoscimento molecolare, le nanoparticelle d’oro sono oggetto di ricerche sostanziali, con molte applicazioni potenziali o promesse in una vasta gamma di settori, tra cui la microscopia elettronica, l’elettronica, la nanotecnologia, le scienze dei materiali e la biomedicina. Le proprietà delle nanoparticelle d’oro colloidale, e quindi le loro potenziali applicazioni, dipendono fortemente dalla loro dimensione e forma.

Le particelle a forma di bastoncello hanno un picco di assorbimento sia trasversale che longitudinale e l’ anisotropia della forma influisce sul loro auto-assemblaggio. Utilizzato fin dall’antichità come metodo di colorazione dell’oro colloidale in vetro è stato utilizzato nella quarta tazza di Lycurgus, che cambia colore a seconda della posizione della fonte di luce.

Durante il Medioevo, l’oro solubile, una soluzione contenente sale d’oro, era famosa per le sue proprietà curative su varie malattie. Nel 1618, Francis Anthony, filosofo e medico, pubblicò un libro intitolato ‘Panacea Aurea, sive tractatus duo de ipsius Auro Potabili’ Cioè: ‘Pozione d’oro, due trattamenti di oro potabile’. Il libro introduce informazioni sulla formazione dell’oro colloidale e sui suoi usi medici.

Circa mezzo secolo dopo, il botanico inglese Nicholas Culpepper pubblicò un libro nel 1656, Trattato di Aurum Potabile, discutendo esclusivamente degli usi medici dell’oro colloidale. Nel 1676, Johann Kunckel, un chimico tedesco, pubblicò un libro sulla produzione di vetri colorati.

Nel suo libro Valuable Observations Auro e Argento Potabile, Kunckel ipotizzò che il colore rosa di Aurum Potabile provenisse da piccole particelle di oro metallico, non visibili agli occhi umani. Nel 1842, John Herschel inventò un processo fotografico chiamato chrysotype che utilizzava l’oro colloidale per registrare immagini su carta. La moderna valutazione scientifica dell’oro colloidale non ebbe inizio fino al lavoro di Michael Faraday negli anni Cinquanta dell’Ottocento.

Nel 1856, in un laboratorio sotterraneo della Royal Institution, Faraday creò accidentalmente una soluzione rosso rubino, mentre montava pezzi di foglia d’oro su vetrini da microscopio. Poiché era già interessato alle proprietà della luce e della materia, Faraday approfondì ulteriormente le proprietà ottiche dell’oro colloidale.

Preparò, nel 1857, il primo campione puro di oro colloidale, che chiamò oro attivato. Utilizzò il fosforo per ridurre una soluzione di cloruro d’oro. L’oro colloidale Faraday fatto 150 anni fa è ancora otticamente attivo. Per lungo tempo, la composizione dell’oro rubino non era chiara. Diversi chimici sospettarono che fosse un composto di stagno d’oro. Faraday riconobbe che il colore era dovuto alla dimensione delle particelle d’oro.

Nel 1898, Richard Adolf Zsigmondy preparò il primo oro colloidale in soluzione diluita. Oltre a Zsigmondy, Theodor Svedberg, che ha inventato l’ultracentrifugazione, e Gustav Mie, che ha fornito la teoria per la dispersione e l’assorbimento di particelle sferiche, erano interessati anche alla sintesi e alle proprietà dell’oro colloidale.

Con i progressi delle varie tecnologie analitiche nel Ventesimo secolo, gli studi sulle nanoparticelle d’oro hanno accelerato. I metodi di microscopia avanzata, come la microscopia a forza atomica e la microscopia elettronica, hanno contribuito maggiormente alla ricerca sulle nanoparticelle. Grazie alla loro sintesi facile e alla loro elevata stabilità, varie particelle d’oro sono state studiate per usi pratici.

L’oro colloidale e la medicina elettronica

Infatti, diversi tipi di nanoparticelle d’oro sono già utilizzati in molti settori, come la medicina e l’elettronica. Ad esempio, diverse nanoparticelle approvate dalla Fda sono attualmente utilizzate nella somministrazione di farmaci, a differenza di quelle dell’argento colloidale. L’oro colloidale è stato usato dagli artisti per secoli a causa delle interazioni della nanoparticella con la luce visibile.

Le nanoparticelle d’oro assorbono e diffondono la luce, producendo colori che vanno dai rossi vibranti al blu al nero e al chiaro e incolore, a seconda della dimensione delle particelle, della forma, dell’indice di rifrazione locale e dello stato di aggregazione. Questi colori si verificano a causa di un fenomeno chiamato Localized Surface Plasmon Resonance, in cui gli elettroni di conduzione sulla superficie della nanoparticella oscillano in risonanza con la luce incidente.

L’oro colloidale e vari derivati sono stati a lungo tra le etichette più utilizzate per gli antigeni nella microscopia elettronica a microscopia elettronica. Le particelle d’oro colloidale possono essere attaccate a molte sonde biologiche tradizionali come anticorpi, lectine, superantigeni, glicani, acidi nucleici e recettori.

Particelle di dimensioni diverse sono facilmente distinguibili in micrografie elettroniche, consentendo esperimenti simultanei di etichettatura multipla. Oltre alle sonde biologiche, le nanoparticelle d’oro possono essere trasferite su vari substrati minerali, come mica, silicio monocristallino e oro atomicamente piatto, da osservare sotto microscopia a forza atomica.

Le nanoparticelle d’oro possono essere utilizzate per ottimizzare la biodistribuzione dei farmaci su organi, tessuti o cellule malati, al fine di migliorare e indirizzare la somministrazione del farmaco. La somministrazione di farmaci mediata dalle nanoparticelle è fattibile solo se la distribuzione del farmaco stesso risulta inadeguata.

Questi casi includono il targeting di sostanze instabili per il rilascio nei siti difficili come cervello, retina, tumori, organi intracellulari e farmaci con gravi effetti collaterali. Le prestazioni delle nanoparticelle dipendono dalle dimensioni e dalle funzionalità superficiali delle particelle. Inoltre, il rilascio del farmaco e la disintegrazione delle particelle possono variare a seconda del sistema.

Nella ricerca sul cancro, l’oro colloidale può essere utilizzato per colpire i tumori e fornire il rilevamento mediante spettroscopia Raman con superficie migliorata in vivo. Queste nanoparticelle d’oro sono circondate da reporter Raman, che forniscono un’emissione luminosa che è oltre duecento volte più luminosa dei punti quantici.

È stato trovato che i reporter di Raman erano stabilizzati quando le nanoparticelle erano incapsulate con un rivestimento di polietilenglicole modificato con tiolo. Ciò consente la compatibilità e la circolazione in vivo. Per attaccare specificamente le cellule tumorali, le particelle di oro polietilenegilato sono coniugate con un anticorpo, contro, ad esempio, il recettore del fattore di crescita epidermico, che a volte è sovraespresso nelle cellule di alcuni tipi di cancro.

Le nanoparticelle d’oro si accumulano nei tumori, a causa della dispersione della vascolarizzazione del tumore, e possono essere utilizzate come agenti di contrasto per migliorare l’imaging in un sistema di tomografia ottica risolta nel tempo utilizzando laser a impulsi corti per il rilevamento del cancro della pelle nel modello di topo.

Si è scoperto che le nanoparticelle sferiche d’oro somministrate per via endovenosa hanno ampliato il profilo temporale dei segnali ottici riflessi e migliorato il contrasto tra tessuto normale circostante e tumori. Ma non solo. Le nanoparticelle d’oro hanno mostrato un potenziale come veicoli per la consegna intracellulare di oligonucleotidi con il massimo impatto terapeutico. Ti starai chiedendo: è questo l’unico uso medico che si può fare con l’oro colloidale?

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Le nanoparticelle di oro si attaccano ai batteri

Nel 2005 è stato dimostrato che batteri ricoperti di nanoparticelle di oro possono essere usati per collegamenti elettrici. Bacillus cereus fu depositato su un wafer di silicio e biossido di silicio stampato con elettrodi di oro. Il congegno fu ricoperto di poli-L-lisina. La superficie del batterio ha una carica negativa.

Le nanoparticelle d’oro ricoperte di poli-L-lisina, dopo lavaggio con acido nitrico, diventano cariche positivamente e quindi vanno ad attaccarsi esclusivamente sui batteri. I batteri, ovviamente, sopravvivono a questo trattamento. Quando nel campione cresce l’umidità, i batteri assorbono acqua e si può seguire il rigonfiamento della loro membrana misurando la corrente elettrica che passa attraverso loro.

Inoltre, l’oro colloidale è stato usato con successo nella terapia dell’artrite reumatoide. In uno studio correlato, condotto su cani, si è trovato che l’impianto di granuli d’oro vicino all’articolazione artritica dell’anca riduce il dolore. In un esperimento in vitro si è visto che la combinazione di irradiazione a microonde e oro colloidale può distruggere le fibre e le placche beta-amiloidi associate alla malattia di Alzheimer.

Molte altre simili applicazioni con radiazioni luminose sono attualmente in fase di studio. Nanoparticelle d’oro sono allo studio anche come trasportatori di farmaci come il taxolo. La somministrazione di farmaci idrofobici richiede incapsulazione, e si è trovato che particelle di dimensioni nanometriche sono particolarmente efficienti nello sfuggire al sistema reticoloendoteliale.

Si usa anche per contrastare ansia, paura e dipendenze. Agisce in modo favorevole sul sistema nervoso migliorando il focus mentale, la creatività e l’aumento della concentrazione. Un’altra importante caratteristica è il miglioramento del coordinamento motorio e la riduzione di dolori causati, appunto da artrite e artrosi. Agisce in qualità di regolatore ormonale, energizzante e antinfiammatorio.

Riesce a lenire i dolori che si manifestano a livello articolare e viene perciò indicato dai produttori come un valido analgesico contro artriti, artrosi e reumatismi. La sua azione antiflogistica può essere sfruttata anche per effettuare risciacqui alla bocca e per purificare le vie nasali.

Questo prodotto viene consigliato anche per chi pratica sport, per chi studia e per chi lavora poiché è capace di migliorare l’efficienza motoria, la coordinazione dei movimenti, l’attenzione, la concentrazione e la memoria. Può essere considerato inoltre come una sorta di ricostituente universale in quanto aiuta a rimettersi in forze e a riconquistare la carica energetica perduta.

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