Nella sezione Cure Naturali avrai modo di scoprire quali sono e come vanno usati i più efficaci rimedi che la natura ci mette a disposizione per vivere in salute, per integrare vitamine e minerali, per curare o alleviare patologie, ma soprattutto per prevenire patologie croniche o acute

Reishi: il potente fungo medicinale che è amico della vita

Non posso dirti che allunga la vita, come fanno in tanti, per un semplice e per nulla banale motivo: nessuno potrà mai saperlo con certezza. Ma questo, considerate le sue proprietà nutrienti e i risultati degli studi della medicina cinese (che a me pare funzionare un po’ meglio della nostra), non mi impedisce di dire che il reishi è il fungo amico della vita. Potente integratore, ottimo antinfiammatorio, efficacissimo detossificante. Ecco, a me basta questo. Mi basta sapere che mi aiuta a vivere meglio. Non mi importa sapere se mi farà vivere di più. Come farebbe mai a proteggermi da una macchina che mi investe o da un fulmine che mi colpisce?

Universalmente conosciuto anche come ganoderma lucidum o ling zhi, in Cina, il reishi è un fungo parassita che cresce solitario sulle superfici delle cortecce di quercia o castagno. Per lo più in primavera. È diffuso in tutta l’Asia orientale, dalla Cina, al Vietnam, alla Corea, fino in Giappone, in diverse varietà, che si differenziano per il colore, rosso o nero, e per la forma, che può a sua volta cambiare a seconda delle condizioni di accrescimento, temperatura, umidità, concentrazione di anidride carbonica.

Il reishi, che deve il nome al suo aspetto lucido, è una specie molto comune. Dalle proprietà analgesiche e antinfiammatorie, oltre che immunostimolante, è noto anche come il fungo dell’immortalità. I suoi principi attivi sono polisaccaridi (β-glucani), acidi ganoderici, cumarina, ling zhi-8 (LZ-8), mannitolo, alcaloidi. Il ganoderma reishi è uno dei rimedi più antichi conosciuti dalla medicina tradizionale cinese: resoconti della Dinastia Han fanno infatti risalire l’uso di questa sostanza officinale a più di 2000 anni fa.

Si tratta di un vero e proprio superfood: il ganoderma reishi è un concentrato di sostanze attive, fra le quali figurano i β-glucani la cui azione spiccatamente adattogena ci permette di affrontare meglio gli stress della vita quotidiana, le malattie e gli stati di convalescenza, grazie anche alle loro proprietà immunostimolanti. Questi polisaccaridi hanno un’azione riconosciuta come antiossidanti, antinfiammatori e potrebbero aiutare in alcune patologie oncologiche o prevenire l’insorgenza dei tumori anche se ancora la sua efficacia non è stata del tutto dimostrata.

Un altro gruppo di sostanze contenute nel ganoderma reishi sono i ling zhi-8 (LZ-8), in grado di ridurre i livelli di colesterolo ematico, modulare la risposta immunitaria ed il rilascio eccessivo di istamina nei soggetti allergici, e normalizzare la pressione arteriosa specialmente nei soggetti ipertesi. Ha effetto antistaminico e cortison-like, espettorante e antitussivo. È da sempre utilizzato come tonico cardiaco, migliora il metabolismo del muscolo cardiaco regolando la pressione sanguigna.

Il reishi e gli efficaci (meglio dire miracolosi) acidi ganoderici

Gli acidi ganoderici infine, che appartengono al gruppo chimico dei triterpeni, hanno mostrato una potente azione epatoprotettrice e stimolante della funzionalità epatica, che unita a quella degli altri antiossidanti permette un’efficace depurazione e disintossicazione dell’organismo dalle sostanze inquinanti che lo danneggiano, giustificando quindi i claims che riconoscono il ganoderma come un potente rimedio anti-invecchiamento.

Questo fungo ha circa centocinquanta proprietà poichè è ricco di polisaccardi, peptidi, proteine e rientra tra i cibi antitumorali perchè contiene germanio organico dalle note proprietà anti-cancro. Inoltre il Ganoderma contiene l’acido ganoderico che diminuisce l’istamina, ecco dunque la sua potente azione antiallergica. Non in ultimo l’acido pantotenico contenuto lavora sul sistema nervoso nutrendolo ed equilibrandolo.

Il reishi migliora anche il livello di stress, agendo sul sistema nervoso e liberandoci dalla stanchezza e dalla debolezza. Ha caratteristiche antitumorali in quanto contiene sostanze antiossidanti quali la vitamina C, D e B, oltre al già citato minerale antitumorale, il germanio. Ha effetto anti-ipertensivo e antitrombotico poiché riequilibra la pressione e agisce fluidificando il sangue. Dicevo che il reishi ha proprietà epatoprotettive con attività di detossificazione; è dimostrata la sua capacità di sostenere e rigenerare la cellula epatica. È molto utilizzato per supportare il trattamento di epatopatie croniche di varia origine, come l’epatite, ma anche in caso di malattie degenerative del fegato (carcinoma).

L’assunzione costante del reishi regolarizza la produzione di succhi gastrici e, con il tempo, migliora anche la peristalsi intestinale, divenendo utile nella cura di stispi e colon spastico. Questo grazie al collegamento esistente tra sistema nervoso e tutto l’apparato digerente. L’effetto di questo fungo sulla capacità di gestione dello stress pare migliorare la somatizzazione gastroenterica di alcuni soggetti molto sensibili. Ma quando usarlo? In caso di stanchezza, insonnia, astenia, confusione mentale, palpitazioni, malattie degenerative e anche neurodegenerative (morbo di Parkinson), stress, ansia, asma e allergia.

Ha un sapore amaro, un effetto rinfrescante e agisce sui meridiani del cuore, milza, stomaco, fegato e polmoni. I suoi colori principali sono il rosso, il nero e il bianco, le sue principali stagioni sono la primavera e l’estate. Agisce sulle logge acqua, fuoco e legno, ha proprietà di tonificazione sul quoziente intellettivo, nutre il sangue e calma la mente. Il reishi ha la caratteristica di centratura dei due emisferi cerebrali, migliora la memoria e la capacità di osservazione e decisione, e apporta lucidità mentale.

Dunque, riepilogando. È utile come anti-invecchiamento, sistema immunitario, convalescenza dopo malattie prolungate, stati di stress, affaticamento, infiammazioni, reazioni allergiche, patologie epatiche, intossicazioni, patologie cardiovascolari, ipertensione, ipercolesterolemie. All’inizio del post parlavamo di reishi nero. Chiamato yung gee o fungo linghzi, che tradotto significa letteralmente “potenza spirituale”. Anche questo, come molti altri funghi medicinali cinesi, contiene un complesso di carboidrati (polisaccaridi), accompagnati da proteine e amino acidi.

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Funghi medicinali: ma c’è anche la versione nera

Sono proprio queste sostanze che racchiudono le potenti proprietà terapeutiche di questo fungo, anche se, in accordo con la tradizionale medicina cinese, bisogna ricordare che nessuno dei componenti attivi del ganoderma preso in isolamento, può produrre gli stessi benefici riscontrati dopo il suo consumo allo stato integrale. E anche il reishi nero da secoli è utilizzato come rimedio per ristabilire equilibrio e come supporto per sostenere il cuore, rivitalizzare il corpo e tranquillizzare lo spirito. Un notevole numero di studi condotti nel corso degli ultimi trenta anni in Giappone, Cina, America e Regno Unito ha evidenziato che il consumo di ganoderma è legato al trattamento d’innumerevoli malattie, disturbi e patologie, dall’asma alle ulcere o alle infiammazioni renali. Pare sia in grado di dare una mano anche nei casi di aids.

In molti test di laboratorio in vitro, l’estratto di ganoderma lucido, indipendentemente che sia rosso o nero, sembra inibire la proliferazione di innumerevoli cellule tumorali e svolge un’attività citotossica. Inoltre, sembra inibire la crescita dei vasi sanguigni che sostengono la crescita e lo sviluppo dei tumori, che in medichese si chiama angiogenesi. Il governo giapponese l’ha per questi motivi riconosciuto come uno tra i trattamenti anti-cancro ufficiali. Tornando al reishi nero, si è potuto notare una forte stimolazione dell’organismo nel reagire e combattere allergie e infiammazioni, infezioni virali come l’influenza, e condizioni respiratorie come bronchiti e asma. Inoltre il ganoderma è estremamente efficace nell’inibire l’attività del virus dell’herpes simplex.

L’integratore di reishi viene consigliato al mattino per poter iniziare la giornata con un adattogeno multifunzionale, a stomaco vuoto o magari con l’aggiunta di vitamina C per aiutare l’assorbimento dei principi attivi e darne miglior assorbimento, con abbondante acqua naturale a temperatura ambiente che non altera le proprietà ma anzi agevola la filtrazione renale. In condizioni normali si dovrebbero avvertire i primi miglioramenti entro due settimane dall’inizio dell’assunzione.

Purtroppo, però, troppo poco si parla di micoterapia e degli effetti benefici che i funghi medicinali hanno sul nostro organismo. Dunque, prima di chiudere l’argomento sul fungo reishi, a meno che tu non abbia domande da porre, nella discussione, vorrei spendere due parole sulla micoterapia, che come saprai è il trattamento curativo a base di funghi medicinali che agisce su molti distretti del nostro corpo, in maniera profonda, con effetti curativi strabilianti. Quando si parla di rimedi naturali, soprattutto in base alle leggi vigenti in Italia, non ci si può sbilanciare eccessivamente definendo un rimedio curativo. Ciò che cura in Italia è il farmaco allopatico (dal greco pharmakon che significa veleno) mentre i rimedi naturali sono considerati “integratori” che supportano lo stile di vita.

Però, mi sento di affermare con certezza che ci sono rimedi ed estratti che hanno un’azione altamente curativa sul nostro organismo, ottenendo risultati davvero eccellenti. I funghi medicinali rientrano in quella categoria di rimedi considerati panacee per il corpo. La cosa importante da sapere, e questo vale per qualunque fungo, è che devono essere di coltivazione biologica, non devono provenire da coltivazioni forzate che utilizzano fertilizzanti, il terreno su cui crescono non deve essere contaminato, la concentrazione di principio attivo all’interno del prodotto è molto importante.

A proposito di coltivazione e terreni. Sai che puoi coltivarlo facilmente anche tu? Il ganoderma è molto semplice da coltivare anche a livello domestico. Infatti, si sta diffondendo anche in Europa la coltivazione di questo fungo, che cresce dentro bottiglie di vetro o contenitori in plastica su un substrato a base di pezzi di corteccia e tronco, paglia o truciolato di legno. Nell’antichità gli imperatori della Cina finanziarono titaniche operazioni di ricerca per rifornire la dinastia regnante di reishi, considerato fungo dell’immortalità in tutte le leggende orientali.

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Le proprietà e gli usi del metilsulfonilmetano, alias zolfo o msm

Avrai certamente sentito parlare del metilsulfonilmetano, chimicamente msm, per gli amici lo zolfo, un composto organosulforico conosciuto anche con diversi altri nomi, tra cui dmso2, solfone di metile, e dimetil solfone. Si trova in alcune piante primitive, è presente in piccole quantità in molti alimenti e bevande, ma soprattutto è commercializzato come integratore alimentare. Questo è il motivo per cui ne parlo nella sezione rimedi naturale. L’msm è un potente integratore naturale che aiuta l’organismo a purificarsi e a rigenerarsi. Ma andiamo con calma. tanto, se se sul mio blog, vuol dire che non hai fretta e vuoi approfondire l’argomento.

Cominciamo con il capire cos’è. Il msm e il correlato dimetilsolfossido hanno diverse proprietà fisiche. Si tratta di un solido cristallino, bianco, mentre il dmso è liquido, in condizioni standard. Il solfossido è un solvente aprotico altamente polare ed è miscibile con acqua, diventato un ottimo ligando. Per via della sua polarità e stabilità termica, il metilsulfonilmetano viene utilizzato industrialmente come solvente ad alta temperatura sia per le sostanze organiche che per quelle inorganiche. Va detto che fino ad ora, la medicina ufficiale non l’ha approvato per un uso medico, ma nel tempo stati rivendicati e studiati, una serie di benefici del suo uso per la salute.

Stanley W. Jacob ha riferito di aver somministrato msm ad oltre diciottomila pazienti con diversi disturbi per i quali l’assunzione è sembrata più che utile. Ad oggi, il metilsulfonilmetano è venduto come integratore alimentare e commercializzato in numerose nazioni con una varietà di rivendicazioni, spesso in combinazione con glucosamina e condroitina per aiutare a curare o prevenire l’osteoartrite. Sempre come integratore, viene utilizzato negli sciroppi come mucolitico sebbene, anche in questo caso, non vi sia un riconoscimento universalmente accettato.

Allo stesso modo, viene impiegato in creme ad uso topico per i suoi effetti antinfiammatori. Quindi, riepiloghiamo: la medicina ufficiale non lo riconosce come farmaco, viene usato da decenni, nessuno ha mai avuto problemi, molti sostengono di trarne vantaggio, esistono molti studi e un’ampia letteratura sull’argomento, ma manca solo l’approvazione di un’ente-entità che forse non arriverà mai. Beh, non ho fatto male a pensare questo argomento per te. Anzi, vale proprio la pena capire come può integrare la nostra dieta, in quali casi e come e quanto prenderne. Procediamo.

Il metilsulfonilmetano contiene un’alta concentrazione di zolfo organico, circa il trentaquattro per cento del suo peso. Lo zolfo, com’è noto, è un minerale chiave con importanti proprietà salutistiche ad attività antiossidante, antinfiammatoria e detossificante. Ad oggi, numerose ricerche indicano il ruolo elettivo del msm nella salute dei tessuti connettivi, in particolare le articolazioni, oltre che di controllo degli stati infiammatori. Tantissime persone lo usano con esiti positivi per curare la salute cutanea, la pelle, i capelli e le unghie, essendo un componente essenziale della cheratina.

Metilsulfonilmetano, msm o zolfo organico

Lo zolfo organico è un componente essenziale delle cellule viventi e rappresenta il settimo ed ottavo elemento più abbondante nell’organismo umano in termini di peso, paragonabile in tal senso al potassio e leggermente più abbondante rispetto a sodio e cloro. Basti pensare che in un adulto di circa settanta chili sono presenti centoquaranta grammi di zolfo alimentare. Lo zolfo organico è presente in concentrazione particolarmente elevata nelle articolazioni, dove partecipa alla produzione di solfato di condroitina, delle glucosamine e dell’acido ialuronico.

Questa sostanza partecipa alla formazione di aminoacidi e collagene. Gli aminoacidi, a loro volta, sono essenziali per lo sviluppo delle proteine necessarie nella formazione e mantenimento delle ossa e capelli. Aiuta, tra l’altro, la formazione e lo sviluppo della cartilagine. Il collagene è il lubrificante naturale del corpo, la sua assenza può causare infiammazione delle articolazioni. Inoltre, stimola la formazione nel corpo di enzimi, amminoacidi e proteine attive, che hanno funzioni importanti del corpo, come il trasporto dei nutrienti.

Lo si consiglia per: dolore cronico, tendinite, acne, artrite, asma, allergie, borsite e reumatismi, sindrome del tunnel carpale, fibromialgia, acidità, recupero di mercurio, dolore muscolare, osteoartrosi, tenosinovite, infezioni da fungo di candida, fatica cronica, costipazione, diabete, problemi digestivi, capelli e unghie fragili, mal di testa ed emicrania, dolori muscolari e crampi, parassiti, pelle danneggiata o invecchiata, accumulo di tossine, espulsione di mercurio e, per concludere, ulcera.

Si possono eliminare sostanze nocive, quali acido lattico e tossine, mentre i nutrienti possono penetrare. Ciò impedisce l’accumulo di pressione cellulare, che è ciò che provoca il gonfiore. Ha una straordinaria capacità di eliminare o ridurre il dolore muscolare e gli spasmi nei pazienti anziani e negli atleti. Viene somministrato anche nei cavalli da corsa prima di correre per prevenire il dolore muscolare dopo la gara ed evitare crampi. Le persone con osteoartrite sperimentano un sollievo significativo e duraturo all’assunzione degli integratori di msm.

In commercio esistono tantissimi integratori di msm ma quasi tutti sono prodotti in laboratorio usando un processo di sintesi chimica facendo reagire due molecole, il dimetilsolfossido e il perossido di idrogeno. Questa reazione forma una nuova molecola, l’msm, che deve subire un processo di purificazione per eliminare le impurità. Questo fa si che il prodotto non sia mai puro al cento per cento ma abbia dei residui di lavorazione. Per questo è importante che sia msm naturale.

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Lo zolfo organico garantisce l’assorbimento

Mi spiego meglio. Trattandosi di zolfo in forma organica, l’organismo umano può assorbirlo rapidamente ed in modo molto completo, e diversi studi clinici hanno escluso qualsiasi tipo di effetto collaterale o tossicità di questo composto anche a dosaggi elevati e di molto superiori a quelli usati come integratore. Le proprietà dello zolfo nell’organismo sono molteplici, e vanno dall’azione di enzimi disintossicanti – glutatione e coenzima A – al trofismo tissutale dell’apparato muscolo scheletrico, al metabolismo ormonale.

Tra gli altri utilizzi ritroviamo il msm anche come mucolitico nel trattamento delle infezioni da raffreddamento delle alte vie aeree e nelle cistiti batteriche, nelle quali risulta anche molto efficace grazie anche alle sue proprietà disinfettanti ed antibatteriche, e perfino nel trattamento delle riniti allergiche stagionali. Ottimo anche per il trattamento dei disturbi gastrointestinali, facilita il transito del cibo e la normale peristalsi ed è un eccellente disintossicante. Per uso topico infine viene utilizzato nel trattamento delle ferite grazie all’azione combinata di antisettico, rigenerante tissutale e cicatrizzante.

La quantità giornaliera raccomandata è di un cucchiaino, quindi circa due grammi, fino a tre volte al giorno, e può essere assunto subito prima o subito dopo i pasti per facilitarne l’assorbimento e stimolare la digestione. La durata del trattamento è di circa tre mesi, e l’efficacia del msm è aumentata se assunto in contemporanea ad integratori o alimenti ad alto contenuto in vitamina C (quindi msm e vitamina C insieme fanno benissimo).

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È possibile curarsi con l’olio di canapa? E come si fa?

È possibile curarsi con l’olio di canapa? Certo che sì. E come si fa? Intanto vediamo come, perché e in quali casi è necessario. Considerato dalla scienza naturale un vero e proprio medicinale e usato come tale fino al 1937, l’olio di semi di canapa è giustamento definito un super alimento, ricchissimo di acidi grassi insaturi, che sono circa il 90%.

Contiene acidi grassi essenziali (efa), omega 3 e omega 6 in rapporto di 3-4 a 1. Tra questi l’acido grasso linoleico (la) l’acido alfa linolenico (ala), l’acido gamma linolenico (gla), l’acido stearidonico (sda) ed è fonte di acido oleico (omega 9) e vitamina E, un potentissimo antiossidante naturale.

Come curarsi con l’olio di canapa? Tra i più validi antinfiammatori, se assunto quotidianamente, l’olio di canapa può proteggere dalle malattie metaboliche, arteriosclerotiche, vascolari e cardiovascolari. E poi, a dirla tutta, non stiamo parlando di una medicina amara. Ha un gusto piacevole, naturale “nocciolato”.

È ideale per insalate, piatti crudi e freddi. Meglio da non usare nelle fritture, considerato il livello di infiammabilità. L’olio di semi di canapa è un alimento dalle straordinarie proprietà nutrizionali, nonchè un eccellente supplemento dietetico nella pratica medica. La principale differenza tra l’olio di semi di canapa e gli altri olii utilizzati per l’integrazione dietetica di acidi grassi polinsaturi sta ancora una volta nell’eccezionale e unico rapporto tra omega 6 e omega 3.

Passando in rassegna gli altri olii, quelli usati più frequentemente e facilmente reperibili attraverso la grande distribuzione organizzata, scopriamo che l’olio di borragine non contiene omega 3, ma contiene tracce di tossine naturali che col tempo possono anche danneggiare l’organismo.

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Gli integratori di omega 3 a base di olio di pesce sono ottenuti mediante processi di estrazione chimici e possono soffrire dell’inquinamento tipico del pesce – mercurio, diossina, metalli pesanti – che alla lunga sono molto pericolosi per la salute. Anche l’olio di lino presenta, rispetto all’olio di canapa, un rapporto invertito tra omega 6 e omega 3 e, se non è di ottima qualità, può contenere linamarina, potenzialmente tossica (mi bisognerebbe consumarne quantità enormi).

Per un corretto equilibrio ormonale, diversi studi medici recenti hanno confermato che sarebbe necessario assumere gli acidi grassi essenziali omega 6 e omega 3 in rapporto ottimale. La maggior parte degli oli vegetali non contiene questo rapporto ottimale e tende a promuovere l’accumulo di prodotti intermedi che ostacolano il metabolismo degli acidi grassi. L’olio di semi di canapa, al contrario, è correttamente equilibrato.

La qualità più importante di quest’olio è senza dubbio la presenza di questi acidi grassi essenziali polinsaturi nella proporzione migliore per l’essere umano: nessun altro alimento in natura è in grado di garantire una proporzione 3 a 1. I regimi dietetici occidentali sono notoriamente sbilanciati anche per quanto riguarda gli acidi grassi insaturi, con rapporto omega 6 e omega 3 mediamente superiore a 10:1. E ciò ha un impatto negativo sulla salute cardiovascolare, sulle funzioni mentali, su patologie respiratorie e cronico-degenerative e sui processi infiammatori alla base di buona parte delle malattie.

L’olio di canapa è efficace proprio come un medicinale

Un bilanciamento di tale rapporto, che può essere ottenuto attraverso un’alimentazione naturale e consapevole, costituisce un’eccellente base di prevenzione ed è in grado di sostenere un miglioramento di tutte queste patologie. Oltre agli acidi grassi essenziali, l’lolio di semi di canapa contiene anche: buone dosi di vitamina E, che è un potente antiossidante naturale (usato anche nella cura alla psoriasi) e protegge i lipidi delle membrane cellulari (principale bersaglio dei radicali liberi), oltre a piccole quantità di vitamine B1 e B2.

Nell’olio di canapa, sono presenti fitosteroli e cannabinoidi (specialmente cbd, cannabidiolo) che secondo le più recenti acquisizioni medico-scientifiche svolgono un’importante funzione di modulazione a carico del sistema immunitario e delle funzioni cognitive. Questo olio è anche ricco di fibre, sali minerali, oligoelementi preziosi, come calcio, potassio e magnesio, e carboidrati, tutti elementi che lo rendono ancor più un integratore completo e dal notevole profilo energetico.

La medicina naturale lo consiglia come valido antinfiammatorio, oltre che per le sue capacità di protegge dalle malattie metaboliche, arteriosclerotiche, vascolari e cardiovascolari che sono, secondo una ricerca recente, parzialmente attribuite a una frazione eccessivamente alta di acidi grassi saturi e transaturi (o idrogenati) nei cibi. Gli acidi grassi essenziali sono coinvolti nella produzione della famiglia delle prostaglandine, ormoni necessari alle cellule per lo loro funzioni biochimiche come il metabolismo energetico e la salute del sistema cardiovascolare e immunitario. Gli omega 3 aiutano lo sviluppo e il funzionamento di nervi, occhi, pelle, cervello e sistema circolatorio. Grazie al contenuto di fitosteroli, abbassa velocemente i livelli di colesterolo ldl e totale, riducendo il rischio di trombosi.

Nel corso della sua attività il dottor Jonas Elia, medico chirurgo specializzato in pediatria e neuropsichiatria infantile, dichiara di aver ottenuto risultati eccellenti grazie all’integrazione alimentare di olio di canapa in caso di: artrosi e artriti, patologie autoimmuni e sclerosi multipla, tendenza a sviluppare cisti e polipi, ipercolesterolemia e problemi nella funzionalità epatica, dermatiti atopiche e affezioni cutanee in genere (psoriasi, herpes, eritemi…), patologie a carico del tratto gastro-intestinale, ipertensione arteriosa e altre vasculopatie, patologie tipicamente femminili quali cisti ovariche, disturbi del ciclo, fibrocisti mammarie, tumori, disturbi del linguaggio e caratteriali, autismo, nevrosi, depressione, dolori muscolari e articolari, cardiopatie e aterosclerosi, convalescenza a seguito di ictus o infarto.

A chi decide di curarsi con l’olio di canapa, il dottor Jonas, nei suoi scritti, suggerisce un apporto quotidiano di olio di semi di canapa nella misura di un cucchiaino da tè al giorno in funzione preventiva, da sospendere solo nei mesi più caldi, oppure da uno a tre cucchiai da tavola da distribuire nella giornata per terapie d’attacco per una risposta ottimale nel caso in cui si vada a curare (o coadiuvare una cura) una patologia presente.

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Tarassaco: come disintossicare e depurare fegato e reni

Lo uso per disintossicare fegato e reni. In genere una boccetta di tintura madre a mesi alterni. Come mi trovo? Ovviamente benissimo, la sento lavorare, sennò perché parlarvi di questa meravigliosa pianta comune? Il tarassaco, taraxacum officinale. Una pianta a fiore che appartiene alla famiglia delle asteracee. L’epiteto specifico ne indica le virtù medicamentose, note fin dall’antichità e sfruttate con l’utilizzo delle sue radici e foglie.

È comunemente conosciuto come “dente di leone”, “dente di cane”, soffione, cicoria selvatica, cicoria asinina, “grugno di porco”, “ingrassaporci”, “insalata di porci”, “pisciacane”, lappa, missinina, “piscialletto” o anche con lo storpiamento del nome in “tarassàco” al posto di “taràssaco”.

La pianta fresca di taraxacum contiene, oltre alla cellulosa, una serie di sostanze bioattive. Per questo è un gradito mangime industriale dei mammiferi. La foglia contiene: derivati di acido taraxinico (sesquiterpenlactone), triterpeni e steroidi, flavonoidi (glicosidi dell’apigenina e luteolina), vitamine (B1, B2, C, E).

La radice è ricca di: sesquiterpenlactoni, acido taraxinico e taraxacolide, triterpeni e steroidi, taraxacosidi e acido linolico e linoleico. Il tarassaco viene usato sia dalla cucina sia dalla farmacopea popolare. La terapia a base di foglie o radici di tarassaco è chiamata “tarassacoterapia”. È una pianta di rilevante interesse anche in apicoltura, perché fornisce alle api sia polline sia nettare in quantità.

Le attività principali del tarassaco sono quella diuretica, coleretica, lassativa e antireumatica. Lo si impiega in linea di massima nel recupero della funzionalità epatica e biliare, dispepsia, inappetenza. Come depurativo generale, nella ritenzione idrica, dispepsia disturbi della pelle ed articolari.

Insomma, è un grande amico del fegato e dei reni. E già che c’è aiuta l’intestino. Ma c’è anche chi lo usa come semplice integratore alimentare. Il tarassaco è la tipica pianta che mostra come sia labile il confine che separa l’alimento dalla pianta officinale. Le sue foglie sono tipicamente utilizzate in insalata specialmente in primavera.

Sono amare e mangiate come prima cosa a tavola stimolano e preparano una buona digestione. Il nome popolare “piscialetto” o in francese “pissenlit” allude chiaramente ad una delle proprietà più spiccate delle foglie, dovuta in buona parte all’elevato contenuto di potassio, ovvero quella diuretica. Tale proprietà è presente anche nella radice, sebbene in minor grado.

Quest’ultima ha un effetto più spiccato sulla funzionalità epatica ed in generale sulla digestione, come riportato nella scheda. Tra le piante tradizionalmente utilizzate come depurativa può essere quella da scegliere in caso di disturbi reumatici o articolari. In effetti viene ancora oggi suggerita anche per questi disturbi sebbene solo come complemento a piante più specifiche.

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A proposito del fegato e, quindi, della radice. Il tarassaco stimola la funzionalità biliare, epatica e renale, cioè attiva gli organi emuntori, fegato, reni e pelle, adibiti alla trasformazione delle tossine, nella forma più adatta alla loro eliminazione, feci, urina, sudore. I principali componenti del suo fitocomplesso sono alcoli triterpenici (tarasserolo). Steroli, vitamine (A,B,C,D), inulina, principi amari (tarassacina), sali minerali che conferiscono alla pianta proprietà amaro-toniche e digestive.

Queste sostanze anche proprietà purificanti, antinfiammatorie e disintossicanti nei confronti del fegato: favoriscono l’eliminazione delle scorie – come zuccheri, trigliceridi, colesterolo e acidi urici – rendendo il tarassaco una pianta epatoprotettiva, indicata in caso di insufficienza epatica, itterizia e calcoli biliari. Stimola, inoltre, le secrezioni di tutte le ghiandole dell’apparato gastroenterico (saliva, succhi gastrici, pancreatici, intestinali) e la muscolatura dell’apparato digerente producendo un’azione lassativa secondaria.

Infine il tarassaco è in grado di riattivare la funzione immunologica e potenziare la risposta immunitaria del sistema linfatico. L’ossido nitrico in esso contenuto, infatti, è implicato nei processi di regolazione e difesa del sistema immunitario: agisce infatti come un messaggero intracellulare stimolando l’attività fagocitaria delle cellule.

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Grande amico del fegato: il rosmarino depura a fondo

Sgonfiare uno dei tuoi organi vitali e ripulirlo in pochi giorni e senza scarifici. Ti presento l’amico del fegato: il rosmarino. La vita contemporanea e i suoi ritmi ci impongono periodicamente di fare pulizia di scorie. Come si fa? C’è qualcuno che non conosce il rosmarino? Originario dell’Europa, Asia e Africa, è ora spontaneo nell’area mediterranea nelle zone litoranee, garighe, macchia mediterranea, dirupi sassosi e assolati dell’entroterra, dal livello del mare fino alla zona collinare, ma si è acclimatato anche nella zona dei laghi prealpini e nella Pianura Padana nei luoghi sassosi e collinari. È noto in Italia anche col nome volgare di Ramerino o Ramerrino.

Già solo come aroma utilizzato in cucina, è una pianta che da secoli accompagna i nostri piatti. Ma non è del suo impiego in cucina che vi volevo parlare. Questo arbusto appartenente alla famiglia delle Lamiaceae ha delle ottime proprietà medicinali, che erano già conosciute dai romani i quali, curiosamente, non usavano il rosmarino in cucina. La pianta nell’antica Roma serviva soprattutto per combattere mal di gola, mal di denti, distorsioni e slogature.

Si tratta di una pianta arbustiva che raggiunge altezze comprese tra i cinquanta centimetri e i tre metri, con radici profonde, fibrose e resistenti, ancoranti. Ha fusti legnosi di colore marrone chiaro, prostrati ascendenti o eretti, molto ramificati, i giovani rami pelosi di colore grigio-verde sono a sezione quadrangolare. Le foglie, persistenti e coriacee, in genere sono lunghe due–tre centimetri e larghe da uno a tre millimetri, sessili, opposte, lineari-lanceolate addensate numerosissime sui rametti.

Di colore verde cupo lucente sulla pagina superiore e biancastre su quella inferiore per la presenza di peluria bianca. Hanno i margini leggermente revoluti e sono ricche di ghiandole oleifere. Sono molto profumate. I fiori ermafroditi sono sessili e piccoli, riuniti in brevi grappoli all’ascella di foglie fiorifere sovrapposte, formanti lunghi spicastri allungati, bratteati e fogliosi, con fioritura da marzo ad ottobre, nelle posizioni più riparate ad intermittenza tutto l’anno.

Sono numerosi gli usi che si possono fare di questa pianta. In cucina o nell’industria degli insaccati è usata come aromatica. Ma è anche un’ottima pianta ornamentale. Il rosmarino, nell’industria cosmetica, è impiegato come shampoo per ravvivare il colore dei capelli o come astringente nelle lozioni, nelle pomate e linimenti per le proprietà toniche. In profumeria, l’olio essenziale delle foglie, viene utilizzato per la preparazione di colonie.

Si rivela un buon insettifugo o deodorante nelle abitazioni: basta bruciare i rametti secchi. Ma non solo. Le foglie, fresche o essiccate, e l’olio essenziale, la rendono una pianta medicinale, ottima per drenare il fegato e i reni e per contrastare infiammazioni dell’apparato digerente. Può essere assunto come decotto, tisana ed infuso a seconda del problema. Quando è interessato l’apparato digestivo è preferibile l’infuso. Aiuta la digestione e combatte i dolori di stomaco, in caso di gastrite lenisce il dolore e in caso di colite attenua la sensazione di vomito. La tisana è utile per combattere la stanchezza ed i dolori causati dai reumatismi. Il decotto aiuta in caso di mal di gola.

Il momento migliore per raccogliere le foglie è la primavera anche se il rosmarino è una pianta sempreverde. Si deve avere l’accortezza di raccogliere solo le foglie nuove, quelle più tenere. Per un decotto ne servono una cinquantina di grammi che vanno messi in un pentolino assieme a mezzo litro d’acqua. Dopo aver fatto bollire il liquido coprendolo per circa dieci minuti, lasciamo raffreddare il tutto, lo filtriamo ed otteniamo un decotto che assumeremo in quantità variabile fino ad un massimo di 1 litro al giorno, o una tazza quattro volte al giorno.

Il decotto, nella fitoterapia, è utile nel caso avessimo bisogno di depurare e disinfettare il fegato. In questo caso le quantità variano: si mettono 70-80 grammi di rosmarino in un litro d’acqua e se ne bevono due tazze ogni mattina a stomaco vuoto e due tazze al pomeriggio. E’ un valido aiuto per il nostro organismo dopo pasti abbondanti o pesanti, aiuta a disintossicare il fegato in maniera corretta e rapida. Grazie alla presenza di antiossidanti come i flavonoidi, il rosmarino riequilibra il fegato.

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Il rosmarino viene anche in aiuto di coloro che soffrono di alopecia, ovvero della caduta dei capelli. Il decotto contribuisce a superare lo stress che è una delle causa che porta a questa malattia e, nello stesso tempo, favorisce la ricrescita dei capelli stessi. Ovviamente il rosmarino è indicato per combattere a posteriori tutta questa serie di problemi e malattie ma è ancora più efficace nella prevenzione delle malattie stesse. Come in tutte le cose, però, gli eccessi non sono sempre positivi.

Assumere in quantità molto elevata il decotto di rosmarino può portare irritazioni ad intestino e stomaco ed anche può provocare la gastrite. Tra gli altri utilizzi, i rametti e le foglie raccolti da maggio a luglio e fatti seccare all’ombra hanno proprietà aromatiche, stimolanti l’appetito. Da alcuni viene consigliato per infezioni generiche come tosse o asma. Per uso esterno il macerato di vino applicato localmente è antireumatico. Mentre il macerato di alcool revulsivo, viene usato per frizioni anche del cuoio capelluto. Quelle che seguono sono delle offerte che potresti pensare di sfruttare se non hai la possibilità di usare un prodotto fresco e di ottima qualità per l’infuso o per il decotto. E poi ci sono altri prodotti derivati molto utili.

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