Storie di Legalità

Una riflessione a cuore aperto su Lealtà, Legalità e Libertà. Sono le 6 del mattino. Non mi sono appena svegliato, ancora non riesco a prendere sonno. Sto disteso sul mio letto, con il computer portatile appoggiato contro le mie gambe piegate. L’anno nuovo è iniziato da un po’. La parte operaia e operosa di Torino si è già svegliata da un pezzo. Le ruote ferrate dei tram sui binari del quartiere #Vanchiglia – bagnati dall’umidità del Po, che scorre nel suo letto a poche centinaia di metri di distanza – scorrono veloci.

Fredde ed antiche carcasse di un vecchio secolo passato, attraversano come frecce illuminate da un capolinea all’altro la città. Gli spifferi entrano da tutte le parti, l’ambiente è freddo, è gelido. Colorato solo da qualche scarabocchio e riscaldato da dediche amorose sparse un po’ ovunque. Sulle pareti, sui finestrini, perfino sui sedili. Su quei sedili in formica molte generazioni hanno trascorso frammenti delle proprie vite. E quasi tutti verso la fine del loro tragitto nella mente, hanno visto spuntare, arrancando tra gli ultimi baluardi del sonno, i propri sogni.

La mia anima si sta distaccando dal mio corpo. L’uno è disteso su questo letto e l’altra ciondola alle curve di un vecchio tram. In questo distaccamento delle forme mi ascolto. Traccio delle linee, disegno uno schema e ricordo. In questi ricordi mi fermo a pensare, a ricordare, a riflettere. Mi elogio e mi critico. Sorrido e mi intristisco, mi intristisco e sorrido. Un’altalena di sentimenti percorre quella mia anima che va, che sorride e già sogna la Libertà vedendo l’alba che illumina le boschive colline di Superga.

Mi ritrovo a pensare ai sogni e ai traguardi dell’anno trascorso. Molte le emozioni. Tante mete raggiunte, sogni forse perduti, forse solo rimandati. Tante soddisfazioni personali e professionali, ma quanti sacrifici… Tanti. Troppi? No, quando investi su te stesso non è mai troppo. Chissà perché il mio cervello ha deciso ora di tracciare un bilancio di un altro anno passato. Il 2016 è stato un anno intenso, ad oggi mi appare uno dei più intensi della mia vita, ancora giovane.

Lo ammetto, ho appena tenuto premuto il tasto “canc” del computer per eliminare l’insieme di lettere che componevano periodi di vittorie e sconfitte. Non parliamone, non decantiamole, né dimentichiamole, solo alziamo le spalle e stringiamo le braccia al nostro addome. Il nuovo anno si è affacciato in sordina nella mia vita, senza l’affettuoso augurio di una delle persone che più amavo e amo al mondo, mio nonno.

Scavando nei miei ricordi, sentivo ugualmente le sue parole. E mentre le sue parole arrivavano alla mia mente, lo immaginavo dall’altro capo della cornetta. Quegli occhi verdi, che dolcemente ti osservano e quelle mani grandi e pesanti, ma fragili. Le dita sofferenti per la sua malattia. La pelle ruvida e le unghie spesse, il palmo semichiuso. Immaginavo quelle mani posarsi su di me, sulle mie spalle, come so che avrebbe fatto se fossi stato lì accanto a lui.

Le parole un po’ urlate, scandivano un semplice augurio a vivere il futuro all’insegna della Lealtà e della Legalità. Lealtà e Legalità, due termini che ultimamente mi sembrano carichi di significato, ma privi di forza. Denaturalizzati dal trascorrere dei giorni, sviscerati nel profondo dai mille casi di illegalità e di falsa Lealtà. Povere di significato se non associate da un terzo vocabolo, anche esso con l’iniziale L. Lealtà e Legalità non possono coesistere se non c’è Libertà. Prima di sfociare dalle nostre bocche, questa parola, Libertà, pulsa nei nostri cuori e si gonfia nei nostri polmoni. Erutta da secoli dai nostri corpi, contro la derisione dei potenti e dei criminali verso i popoli.

PROMEMORIA > Le mie opinioni sono raccolte negli editoriali

Oggi questo nostro mondo avrebbe bisogno di fermarsi per ascoltare il grido di uno dei tanti bambini che piangono le ingiustizie del mondo e che gridano in modo spaventato una parola di cui non comprendono la vera forza. Una parola che spesso ubriaca le menti, ci costringe ad azioni che non vorremmo o che semplicemente vorremmo compiere. Sentirsi liberi è bello, quanti di noi non riescono a sentirsi liberi in questi infausti giorni?

Mi unisco a quella schiera di persone che sono consapevoli ed hanno una propria coscienza. Persone che sanno che la vita senza Libertà, Lealtà e Legalità, non è vita. I nostri bronchi avvizziscono, i cuori non pulsano e le nostre bocche si chiudono. Serrate le labbra, come chini sono i nostri capi che percorrono i giorni delle proprie esistenze alla ricerca della felicità, che spesso equivale alla ricerca della Libertà. Grazie nonno.

Grazie per avermi ricordato queste due parole di cui si sente sempre meno parlare. E grazie per avermi cresciuto con questi principi. Torno a pensare a quel che può essere vivere nella Libertà, nella Legalità e Lealtà. Significa alzare la testa, riempire i polmoni, aprire la bocca, ma soprattutto significa Vivere.

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