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Salute: siamo circondati da troppi veleni e tossine

Siamo circondati da troppi veleni. Però, spesso per paura, preferiamo non pensare a tutti i veleni che ci circondano e che, sicuramente, hanno fatto sì che il cancro diventasse il male del secolo. Più serial killer dell’aids. Non abbiate timore di scoprire cosa vi circonda. Aprite gli occhi.

Guardatevi intorno. Come conseguenza di una scelta di onestà intellettuale fatta molti anni fa, mi sono tagliato fuori da un sistema di informazione che le notizie le produce con lo stampino. Fateci caso. In base ai periodi dell’anno si parla quasi sempre delle stesse cose: terra dei fuochi, navi dei veleni, rifiuti tossici, tumori a Taranto e veleni sull’Ilva, amianto nostrano e indiano, città inquinate (a turno se la passano Torino, Milano, Genova, Roma, Napoli, Bari…), falde acquifere contaminate e molto altro.

Sempre più spesso ci vengo sbattuti in faccia casi all’apparenza irrisolvibili, più grandi di noi. Perché? Probabilmente per farci vivere nella rassegnazione e nell’ignoranza. Per spingerci a domandarci “devo preoccuparmi di ciò che mangio, se anche l’aria che respiro è avvelenata?”.

Il resto, poi, lo fanno le pubblicità, soprattutto televisive. Sì, che devi preoccuparti di quello che mangi. E non solo perché aveva ragione Aristotele nel sostenere che ognuno è il risultato di ciò che mangia. Ma soprattutto, perché la fonte di inquinamento più tossico per noi arriva proprio dal #cibo, poi dall’aria e poi ancora da “compagni” quali smartphone, computer, wifi e molto altro ancora. Adesso, non è che bisogna fuggire in una grotta ad alta quota. Ma sicuramente conoscere uno o più nemici, ci può essere d’aiuto per limitare i danni.

Circondati da veleni in tavola

Pesce. Può contenere metalli pesanti (mercurio) e metalli radioattivi (cesio). Inoltre, è soggetto a trattamenti di conservazione a volte molto tossici.

Carne. Può contenere antibiotici, antiparassitari, anabolizzanti (vietati in EU) che sono tossine di tipo esogeno. Il suo metabolismo produce ammoniaca, putrescina, cadaverina e altre sostanze azotate all’interno del corpo. Anche nella carne ci possono essere micotossine derivanti dalla alimentazione degli animali. Lo Zearalenone è una muffa da fungo che influenza negativamente l’attività ormonale.

Frutta e verdura. Possono contenere residui di sostanze chimiche usate in agricoltura. Il residuo più comune e noto è dato dai nitrati che generano nitriti, che non possono essere eliminati ma si trovano nelle fibre dei prodotti. Questi generano nitrosammine che causano mutazione genetica. Altri residui chimici – antiparassitari, anticrittogamici, erbicidi e diserbanti che derivano dalla coltivazione, conservanti e ormoni derivanti dal ciclo di raccolta e conservazione – possono diventare sinergici tra di loro e con altri inquinanti aumentando stress ossidativo e tossine. Molti prodotti per il trattamento dei vegetali sono sistemici, cioè entrano nelle radici, fusto e foglie e quindi difficili da eliminare completamente.

Latte e formaggi. Tasto dolente. La pastorizzazione altera la struttura delle proteine del latte e può renderle immunogene. Molte persone hanno un deficit di lattasi – l’enzima che serve per metabolizzare il lattosio – e quindi lo zucchero del latte. Per queste persone diventa una tossina. Possono contenere micotossine.

Pasta. Se essiccata troppo in fretta altera la struttura delle proteine del grano rendendole immunogene. Per il resto vedi cereali.

Pane. Se cotto a temperatura troppo elevata può produrre acrilamide, tossina esogena cancerogena. Per il resto vedi cereali.

Pizza. Gli impasti di farine se cotti in forni refrattari ad elevate temperature possono produrre Acrilamide, tossina esogena cancerogena. Per il resto vedi cereali.

Cereali. Possono contenere micotossine prodotti da muffe – aflatossine, cioè tossine dell’Aspergillus Flavus – e altre tossine determinate da processi di cottura o dalla modificazione genetica dei semi (il grano Creso usato in Italia è una modificazione genetica del grano Cappelli e contiene più glutine).

Legumi. Possono contenere micotossine. Contengono (soprattutto fagioli rossi) più di altri alimenti delle lectine che possono comportarsi come inibitori di enzimi e causare danni al metabolismo (agglutinazione dei globuli rossi), specialmente se non cotti adeguatamente. Se secchi si consiglia di lasciarli in ammollo non meno di 48 ore.

Frutta secca. I semi oleosi – arachidi in testa – possono contenere micotossine, funghi e muffe.

Dolci. La quantità di zuccheri semplici (da intendersi non solo lo zucchero bianco o falsamente imbrunito, ma anche pasta, pane, pizza, dolci preparati con farine bianche e patate) aumenta il carico glicemico e di conseguenza il rischio di malattie metaboliche e cronico-degenerative. Da dipendenza.

Acqua. Può contenere metalli pesanti, pesticidi da agricoltura (da falde inquinate), nitrati e ormoni.

Alcolici. In elevate quantità aumenta pericolosamente il carico glicemico. Hanno una forte tossicità epatica e pancreatica e contribuiscono a generare molto ione ammonio che è tossico soprattutto a livello cerebrale. Danno dipendenza. Aumentano la probabilità di patologie cardiovascolari, tumorali e gastroenteriche. Possono portare gravi problemi testicolari e nelle donne in gravidanza gravi danni al feto.

Caffè, the nero… Possono contenere cadmio e nichel insieme ad altri residui chimici derivanti dalla coltivazione. La caffeina può dare dipendenza ed in eccesso essere tossica per il sistema nervoso.

Caffè decaffeinato. Può contenere acetato di metile, diclorometano e cadmio.

Farmaci. Hanno una tossicità (necessaria per il loro buon funzionamento) documentata anche dagli effetti collaterali. Possono causare molte patologie (nuocere gravemente alla salute).
Pentole e posate. Possono rilasciare metalli come nichel e alluminio, ma più spesso rilasciare residui di detersivi.

Imballaggi. In metallo possono essere fonti di alluminio e altri metalli pesanti. Quando sono in carta e cartoni rilasciano collanti e coloranti. Le materie plastiche rilasciano monomeri. La ceramica può rilasciare residui di verniciatura.

Tossica anche l’aria che si respira

In strada. Sulla strada possiamo respirare le polveri sottili Pm10 sino alle Pm2,5 (da 10 a 2,5 micron) generalmente frutto di combustioni chimiche, quali metalli, solfati, nitrati, ceneri, fibre di amianto, polveri di cemento e carbone. A queste si aggiungono le nano polveri in grado di penetrare direttamente la cellula. Vale la legge che più sono sottili più fanno male. In campagna non si sfugge a questi inquinanti molto sensibili ai venti, ma a questi si aggiungono i prodotti chimici volatili dell’agricoltura che possono avere sinergie tossiche. Sono in aumento gli studi scientifici che mettono in relazione i valori di inquinamento dell’aria e l’insorgere e l’aggravarsi di alcune patologie.

Al lavoro. Sono senza fine gli esempi di intossicazioni professionali sui luoghi di lavoro commesse con le specifiche dei prodotti e delle strutture o impianti. Negli uffici si è soggetti a respirare le sostanze volatili disperse dai materiali di arredo, computer e stampanti.

A casa. La casa può essere luogo di una sommatoria delle caratteristiche esterne dell’aria a quelle interne che individua anche nella presenza di acari (feci di acaro) e di residui volatili dei prodotti da pulizia, e dei prodotti di costruzione (edilizia e mobilio) fonti di vero e proprio inquinamento. A questo si aggiunge talvolta il Radon, un gas radioattivo che può risultare cancerogeno se inalato, in quanto emettitore di particelle alfa. La principale fonte di questo gas risulta essere il terreno (altre fonti possono essere in misura minore i materiali di costruzione, specialmente se di origine vulcanica come il tufo o i graniti e l’acqua), dal quale fuoriesce e si disperde nell’ambiente, accumulandosi in locali chiusi ove diventa pericoloso. Si stima che sia la seconda causa di tumore al polmone dopo il fumo di sigaretta, ed alcuni studi evidenziano sinergie fra le due cause.

Troppi oggetti pericolosi intorno

Indumenti. I trattamenti dei prodotti tessili non garantiscono sempre il fissaggio dei coloranti che possono contenere metalli e composti amminici. Fate attenzione ai prodotti non made in Italy che arrivano da paesi che non seguono le nostre normative.

In ufficio. Sono senza fine gli esempi di intossicazioni professionali sui luoghi di lavoro commesse con le specifiche dei prodotti e delle strutture o impianti. Negli uffici si è soggetti a respirare le sostanze volatili disperse dai materiali di arredo, computer e stampanti. In particolare il toner delle stampanti laser, una polvere finissima che normalmente contiene particelle di carbone, ferro e resina. Inoltre il forno fusore delle stampanti laser emette COV (benzene), formaldeide e ozono durante la sua attività, sostante riconosciute come cancerogene e/o tossiche.

Gioielli. In alcuni casi fonte di nichel e altri metalli.

Tempo libero. La piscina è fonte di cloro. Alcuni hobbies ci portano a contatto con molte sostanze tossiche come colle, vernici… come nel caso del modellismo.

Cura del corpo. Attraverso molti prodotti per la cura del corpo entriamo in contatto con: fenossietanolo (phenoxyethanol) e il glicole dietilenico monoetiletere (ethoxydiglycol). I parabeni, sono una classe di composti organici utilizzati da oltre 50 anni come conservanti nell’industria cosmetica, farmaceutica, e alimentare per le loro proprietà battericide e funghicide. Sono presenti, anche sotto forma dei relativi sali in diverse formulazioni di cosmetici e farmaci sia per uso topico che parenterale. Alcuni parabeni trovano impiego come additivi alimentari. Alcuni ingredienti, contaminati da determinate sostanze, quali ad esempio il cancerogeno 1,4 dioxane, possono concorrere alla formazione di complessi nocivi. In discussione sono soprattutto gli ingredienti che appartengono alle categorie con suffisso Peg, Eth, Oxynol.

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Circondati da strumenti elettronici

Smartphone, computer… Il cellulare, il computer, i grandi impianti elettrici che creano forti campi magnetici possono creare interferenze con il funzionamento degli organi sino ad antagonizzare alcuni elementi (ad esempio il calcio e il magnesio). L’effetto più preoccupante di questo inquinamento potrebbe essere l’indebolimento dell’effetto barriera dei tessuti cellulari, dall’intestino alla barriera ematoencefalica. Senza dimenticare gli effetti nefasti prodotti dalla dipendenza tecnologica.

Troppo inquinamento visivo

Illuminazione. Forti bagliori continuati, luci ad intermittenza molto forti come in discoteca, l’utilizzo di schermi per giochi e computer possono nuocere alla salute e determinate patologie specifiche.

Immagini. L’eccessiva frequenza di immagini di ogni tipo, soprattutto se continuamente cariche di significati non elaborati, può portare a profondi disagi. I bambini sono i soggetti più esposti a questo bombardamento di immagini-stimolo. Le immagini inquinanti non provengono soltanto dalla televisione. Anche cinema, computer, cartellonistica stradale e certe riviste offrono troppi stimoli visivi che vanno ben oltre la normale capacità di sopportazione della mente umana, senza dare il tempo di adattarsi.

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I crimini ecologici in Italia: reportage di uno scempio

Chi di voi non ha mai sentito parlare di ecomafie di ecomostri o di crimini ecologici in Italia? E di ecomafie e modificazioni sociali? Le ecomafie, che giustamente si pronunciano al plurale, sono un unico mostro dai mille tentacoli e sono loro che compiono i crimini ecologici. Non un mostro di cui aver paura, ma da combattere. Un po’ come avviene con la pedofilia di alcuni prelati della romana Chiesa.

Il nome, ecomafie, in ogni caso, è azzeccato. Rende immediatamente l’idea. Una parola composta da “eco” e “mafie”. Tradotto, in parole semplici: esistono mafiosi, che si arricchiscono distruggendo e inquinando irrimediabilmente quanto di buona la natura ci offre: terra, aria e acqua. E il risultato, visto che poi la natura ti restituisce tutto con gli interessi, nella stragrande maggioranza dei casi li pagano i poveri abitanti dei luoghi inquinati per anni con ogni tipo di sostanze. Ho cercato di rendere l’idea in maniera semplice e comprensibile per tutti. Ma a voler essere precisi, ecomafia è un neologismo coniato molti anni fa da Legambiente.

Indica quei settori della criminalità organizzata che hanno scelto il traffico e lo smaltimento illecito dei rifiuti, l’abusivismo edilizio, le attività di escavazione, i traffici clandestini di opere d’arte rubate e di animali esotici. In pratica, i crimini ecologici. I confini del concetto ecomafia sono molto estesi e gli interessi delle mafie nazionali – ‘ndrangheta, camorra, sacra corona unita e mafia siciliana – in questo campo sono enormi.

Si pensi solo alle “navi dei veleni” o “navi a perdere”, una delle più grandi vergogne d’Italia, che vede coinvolti uomini dello Stato, rappresentanti corrotti delle istituzioni, uomini dei servizi segreti deviati. Dal 1994, esiste l’Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente. Questo organismo svolge attività di ricerca, analisi e denuncia del fenomeno in collaborazione con carabinieri, corpo forestale dello Stato e delle Regioni a statuto speciale, capitanerie di porto, guardia di finanza, polizia e direzione investigativa antimafia, l’istituto di ricerche Cresme (abusi edilizi) e magistrati impegnati nella lotta alla criminalità ambientale.

Il fenomeno delle ecomafie viene affrontato in modo sistematico dal 1997 nel “Rapporto Ecomafia”. Si tratta di un’opera collettiva, coordinata dall’Osservatorio ambiente e legalità e realizzata con la capillare collaborazione di tutte le forze dell’ordine. Per fare un esempio che aiuta a comprendere meglio studi e indagini. Il “Rapporto Ecomafia 2017” finalmente annuncia, a due anni dall’entrata in vigore della legge sugli ecoreati, che “nel complesso diminuiscono gli illeciti ambientali e il fatturato delle attività criminali contro l’ambiente”. E poi dà i numeri, evidenziando che i reati ambientali accertati delle forze dell’ordine e dalla capitaneria di porto sono passati da 27 mila 745 del 2015 ai 25 mila 889 del 2016.

Una flessione del 7%. Però, continuiamo a parlare di una media di 71 crimini ecologici al giorno, 3 ogni ora. In compenso, il fenomeno della corruzione continua a dilagare in tutta la Penisola, l’abusivismo edilizio cresce con 17 mila nuovi immobili nel solo 2016 e aumenta il fenomeno dello smaltimento illegale dei rifiuti. È noto che esiste un’Italia fondata sul cosiddetto “mattone selvaggio”.

L’Italia dell’abusivismo edilizio, una piaga che secondo il Cresme, tra costruzioni nuove e ampliamenti significativi, produce in media oltre 20 mila case abusive ogni anno. Costano la metà di una costruzione in regola, ma significano materiali scadenti acquistati in nero, manodopera impreparata pagata in nero, niente spese in tema di sicurezza di cantieri, niente tasse. Questo fenomeno, che prende piede dagli anni Cinquanta del secolo scorso e decolla negli anni Sessanta, devasta i luoghi più belli del Paese.

Crimini ecologici: spesso, sulle spiagge del sud Italia si notano come un pugno in un occhio scheletri incompiuti di costruzioni, villette senza né arte né parte e alberghi che hanno scippato interi pezzi di spiaggia. Tutto costruito rigorosamente in mezzo ai letti dei fiumi o in aree a rischio idrogeologico. E poi c’è l’archeomafia. Cosa? Scavi clandestini e razzie nei siti archeologici, furti, traffico illegale di opere d’arte. Questo è il core business delle organizzazioni criminali che operano nel settore dei beni culturali. Un settore molto redditizio.

Il primo anello della catena sono i cosiddetti tombaroli, quelli che saccheggiano i siti, rubando vasi, anfore, statuine, monete e frammenti preziosi. Ci sono poi i committenti e i ricettatori che si occupano di piazzare i pezzi sul mercato clandestino. Infine, ci sono i compratori. La filiera spesso si conclude nelle teche di importanti musei internazionali, spesso i pezzi sono stati “ripuliti” da false documentazioni che ne attestano la legittima provenienza. Lo stesso percorso vale per dipinti e opere d’arte trafugati in ville private.

I crimini ecologici in Italia nella filiera alimentare

La filiera agroalimentare è quella in cui si riscontra il maggior numero di infrazioni a opera della criminalità ambientale. Dalle attività illecite compiute in agricoltura, si pensi alle truffe per ottenere finanziamenti pubblici a sostegno di alcune colture piuttosto che alla piaga sociale del caporalato che sfrutta la manodopera in nero, al trasporto della merce, fino alla vendita dei prodotti sui banchi dei supermercati e al business legato alla ristorazione. Le mafie, insomma, controllano questo settore dal campo al piatto. E il business è davvero appetitoso. Sono migliaia i produttori che subiscono il controllo delle cosche, attraverso minacce, soprusi ed estorsioni, soprattutto nelle regioni meridionali. Quello rurale, poi, è un mondo in cui vige ancora molto forte l’omertà rispetto a questo tipo di illegalità. Le famiglie criminali hanno le mani sui mercati ortofrutticoli più importanti del Paese.

La zoomafia trae profitto dal controllo di attività illegali che hanno al centro gli animali. È un fenomeno che si estende dal nord al sud del nostro Paese e che vede la collaborazione della criminalità organizzata italiana con quella straniera. Il fatturato delle cosche specializzate in questo settore è stimato in un minimo di 3 miliardi di euro. Un giro di denaro enorme che riguarda i traffici di cani e gatti con finti pedigree o di animali esotici, il bracconaggio e il contrabbando di fauna selvatica, le scommesse illegali sulle corse clandestine dei cavalli (un terzo dell’intero fatturato) e i combattimenti fra cani. Ma vanno inseriti anche il racket del pesce, la macellazione clandestina, i furti di bestiame e le sofisticazioni alimentari.

Le cause naturali che possono scatenare un incendio boschivo sono estremamente rare. La presenza di una gran quantità di combustibile, la vegetazione, e di comburente, l’aria, non basta da sola a provocare il fuoco. Quello che manca, in un bosco, è il calore necessario per una reazione chimica a catena. I roghi, quando non dipendono da irresponsabilità o distrazione, sono quasi tutti dolosi, ossia appiccati con l’intenzione di radere al suolo la vegetazione. In parte si spiegano con la tradizione agropastorale che considera il fuoco un mezzo per procurarsi nuovo pascolo o, nel caso dei contadini, per rigenerare la fertilità del terreno.

Nel resto dei casi, l’incendio doloso si lega quasi sempre a interessi speculativi legati all’edilizia, ma non solo: in alcune regioni il numero di incendi crea o conferma assunzioni di operai forestali precari. Non raramente è capitato che ad accendere un rogo siano stati proprio coloro che erano pagati per spegnerlo. Lo smaltimento illegale di rifiuti industriali è il più pericoloso campo d’attività delle ecomafie. È uno tra i business illegali più redditizio. Anziché essere trattati e gestiti secondo le norme, che ne assicurano lo smaltimento in regime di sicurezza ambientale e sanitaria, i rifiuti speciali vengono nascosti e così avvelenano l’aria, contaminano le falde acquifere, inquinano i fiumi e le coltivazioni agricole, minacciano la salute dei cittadini, contaminando con metalli pesanti, diossine e altre sostanze cancerogene i prodotti alimentari.

Le “navi dei veleni” rientrano in questo tipo di attività. In questo racket, insieme alle mafie, agiscono i manager delle aziende, faccendieri, amministratori locali e tecnici senza scrupoli che insieme costituiscono una vera e propria associazione criminale, una “Rifiuti Spa”, che conta su corruzione, frode ed evasione fiscale. I reati in questo campo possono avvenire in ogni fase del ciclo: produzione, trasporto e smaltimento. L’azienda può dichiarare il falso su quantità o tipologia di rifiuti da smaltire, la classica truffa del “cd giro bolla” che falsifica la classificazione del rifiuto nei documenti d’accompagnamento, per dirottare il carico o farlo sparire, oppure affidare l’operazione a imprese che lavorano sottocosto sapendo che utilizzeranno metodi illeciti. Se la Puglia si conferma base logistica dei traffici di rifiuti transfrontalieri con Egitto, Libia e Iran, l’Abruzzo è tra le regioni più colpite dall’illegalità nel ciclo dei rifiuti, con un trend in costante e preoccupante crescita. Neppure la Basilicata scherza in quanto ad inquinamento ambientale causato dallo scarico di rifiuti tossici nel terreno e probabilmente nelle falde acquifere. Uno dei problemi più importanti della Lombardia, invece, è il traffico di fanghi.

Mafie dalla Calabria al Piemonte senza pietà

Così, come nell’area compresa tra Napoli e Caserta c’è la Terra dei Fuochi. In Calabria, a Paola e a Gioia Tauro, si muore di tumore molto più che in altre zone d’Italia. Ma tanto importa a pochi. Restando in Calabria, ma evitando di parlare di inquinamento marino, che approfondiamo a parte, Crotone è una vera e propria bomba ecologica. E anche lì si muore di cancro. Ma anche in questo caso importa a pochi. Anzi, importa alla ‘ndrangheta che non se ne parli. Che tutto cada ne dimenticatoio e venga divorato dal silenzio dell’omertà e soprattutto dalla prescrizione del reato.

Quante volte in questi anni si è sentita la frase: “Il reato è estinto per intervenuta prescrizione”? Un “verdetto” che si ripete e che accomuna ormai molti dei più importanti processi penali italiani su reati e disastri ambientali, crimini ecologici come quello riguardante il caso Eternit, la discarica di Pitelli al centro di un traffico di rifiuti, il petrolchimico di Porto Marghera, la discarica del Vallone all’Isola d’Elba. E ancora, il processo Artemide sui rifiuti interrati nella piana di Sibari, nella martoriata Calabria, o il processo Cassiopea.

Quest’ultimo definito come una delle più grandi inchieste mai fatte in Italia nell’ambito della gestione illecita dei rifiuti. Anni di indagini, inchieste e di battaglie in tribunale che sono terminate, dopo un periodo di tempo determinato, per intervenuta prescrizione con la conseguente estinzione del reato. Accanto alla questione della prescrizione, occorre ricordare che fino al 2015 molti processi si concludevano con l’assoluzione perché “il fatto non sussiste come reato”. Accadeva per delitti di inquinamento o di specifico disastro ambientale perché non ancora inseriti nel codice penale.

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