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Olio di cocco: tutti gli usi e i benefici

C’è chi ancora guarda con diffidenza l’olio di cocco, altrimenti non mi sarebbe toccato scrivere questo approfondimento. L’olio di cocco è un altro super alimento. In Asia, in India, ma anche in Polinesia, viene usato da secoli come alimento e come medicina: fa parte integrante dell’alimentazione e si crede possa spiegare la bassa incidenza di malattie cardiache, tumori e altre malattie di tipo cronico e degenerativo della popolazione locale.

Da cosa è composto? Questo particolare olio contiene circa il novanta per cento di acidi grassi saturi, simili ai grassi contenuti nei prodotti animali, tanto che molte organizzazioni sanitarie come l’Organizzazione mondiale della sanità, l’americana Food and Drugs Administration e la britannica National Health Servicene ne sconsigliano il consumo in grandi quantità. L’ideale è consumare l’olio di cocco solo saltuariamente, magari per la produzione occasionale di dolci ma mai come olio di frittura.

Altrettanto va detto sul fatto che l’olio di cocco era considerato, fino a pochi anni fa, almeno in Occidente, un concentrato di grassi potenzialmente pericolosi per la salute cardiovascolare. Adesso, invece, questo prodotto ha visto aumentare la sua popolarità in seguito ad alcune ricerche scientifiche che ne hanno confermato diverse proprietà e possibili utilizzi per la salute e la bellezza. È noto che ci sono almeno cinquanta cose che si possono fare con quest’olio e che più avanti ti descrivo.

Per quel che riguarda l’uso alimentare esistono ancora due “fazioni” opposte. Chi lo sconsiglia in quanto ricco di grassi saturi – come burro, tuorlo d’uovo e grassi animali – che andrebbero ad aumentare il colesterolo “cattivo” e chi invece lo promuove in quanto si tratta di grassi non sempre nocivi come sono i grassi trans, ovvero molecole di grasso che sono state trasformate (come gli oli vegetali che diventano margarina).

Non si può trascurare il fatto che l’olio di cocco sia ricco di acido laurico, sostanza dalle tante proprietà, e che ciò andrebbe a compensare la presenza dei grassi tanto incriminati. Secondo la “difesa” c’è che già nelle culture indigene di tutto il mondo si poteva vedere come il consumo di grassi come quelli presenti nell’olio di cocco fosse in realtà utile alla sopravvivenza stessa. Ovviamente, la nostra società ha uno stile di vita ben diverso: si sta poco all’aria aperta, si è sedentari…

Vitamina A, D ed E nell’olio di cocco

In questo caso più che mai bisogna rifarsi alle linee guida. A proposito, che dicono? Secondo i dettami delle principali società mediche internazionali un adulto sano non deve mangiare più di trenta grammi di grassi saturi al giorno. Una donna sana in media non più di venti. Gli esperti sottolineano però che i grassi sono una parte essenziale di una dieta sana e bilanciata. Quindi vanno mangiati. Anche perché sono fondamentali per assorbire le vitamine A, D ed E.

Innanzitutto si tratta di un prodotto molto calorico con circa 850 calorie ogni 100 grammi e anche se naturale e di origine vegetale, presenta altissime concentrazioni di grassi saturi e dunque andrebbe consumato con la dovuta moderazione, specialmente da chi soffre di ipercolesterolemia o dislipidemia in genere. Importante poi acquistarlo di buona qualità, provenienza biologica ma soprattutto spremuto a freddo in modo che si conservino tutte le proprietà.

Quale prediligere? Quello vergine è meno raffinato e quindi più ricco di antiossidanti rispetto a quello sottoposto a raffinazione. È anche di migliore qualità perché prodotto a partire dalla noce di cocco fresca. Il suo gusto e il suo profumo sono più marcati. Invece, l’olio di cocco raffinato è estratto dalla copra, cioè dalla noce di cocco seccata al sole, affumicata o scaldata al forno. L’olio a base di copra è sottoposto a diversi processi di raffinazione. Può essere sbiancato per eliminare le impurità, poi sottoposto a deodorazione con il vapore. Un olio da evitare nell’alimentazione.

Come usarlo nell’alimentazione? Consiglio di usarlo non regolarmente nella cucina. Infatti, uno dei principali vantaggi della cottura con olio di cocco è che ha un punto di fumo – punto in cui gli acidi grassi di un olio iniziano a degradare e si possono formare composti tossici – significativamente più alto rispetto alla maggior parte degli altri oli quasi cento e ottanta gradi, cosa che lo rende adatto anche a preparare fritture. L’olio di cocco si utilizza spesso all’interno di torte vegane o ricette paleo perché si solidifica a temperatura ambiente e mantiene le preparazioni intatte dando loro la giusta consistenza. Ma non solo.

Per rendere più nutriente e ricco il frullato di frutta e verdura si può aggiungere dell’olio di cocco che contribuirà anche a far assorbire meglio le vitamine liposolubili. C’è chi assume un cucchiaino di olio di cocco prima dei pasti principali in modo da aumentare il senso di sazietà. La scienza ha rivelato che i chetoni prodotti quando si consuma olio di cocco possono portare a ridurre l’appetito. Inoltre, è un grasso nutriente per le ghiandole surrenali e la tiroide in grado anche di avere effetti benefici sul bilanciamento degli ormoni.

Tutti gli usi dell’olio di cocco

Conferisce maggiore energia e migliora il metabolismo. I trigliceridi a media catena, contenuti nell’olio di cocco creano un rilascio di energia a lungo termine e aiutano ad aumentare il metabolismo e la perdita di grasso. Gli acidi grassi a catena media non sono memorizzati come grasso nel corpo e sono utilizzati immediatamente dal fegato come fonte di energia. Se non bastasse, tiene a bada gli zuccheri nel sangue, rilasciando i suoi nutrienti lentamente, fornendo una fonte di energia che contribuisce a sostenere i livelli di zucchero nel sangue.

Aumenta la funzione cerebrale: alcuni studi hanno messo in luce alcuni effetti dell’olio di cocco sulla salute del cervello. Si è mostrato utile ad esempio nel trattamento e la prevenzione dell’Alzheimer aiutando concretamente le persone a sentirsi più vigili e, quindi, meno ammalate. Può essere usato contro l’herpes labiale, visto che contiene composti antivirali. Allevia il mal di gola: basta sciogliere un cucchiaino di olio di cocco in acqua calda e limone.

È un importante aiuto per dolori all’orecchio e infezioni. Un rimedio naturale contro dolori all’orecchio e infezioni può essere quello di utilizzare un po’ di olio di cocco bollito con uno spicchio d’aglio. Una volta lasciato raffreddare utilizzare sulla zona infetta. E a proposito di infezioni, si può usare per il trattamento della candida albicans, un lievito parassita che, se cresce a dismisura, ruba energia vitale dal corpo. L’acido laurico dell’olio di cocco aiuta a uccidere la candida. Si rivela anche utile per rafforzare le difese immunitarie.

Prendere olio di cocco durante i pasti può aiutare la digestione dato che lubrifica il tratto digestivo consentendo al cibo digerito di passare molto più facilmente. L’acido laurico contenuto nell’olio di cocco è antiparassitario, antifungino, antibatterico e antivirale e contribuisce a creare un ambiente inospitale per questi microrganismi. È possibile, inoltre, utilizzarlo per guarire più velocemente scottature e ustioni e fornire immediato sollievo a questi problemi.

Così come è raccomandato usarlo per il trattamento delle ulcere, visto che aiuta a ricostruire le pareti intestinali e il suo effetto mucillaginoso facilita il passaggio del cibo nel canale digerente. La combinazione olio di cocco ed estratto di semi di anice è efficace come trattamento antipidocchi. L’olio ha dimostrato di ridurre le infiammazioni, grazie ad un’attività analgesica moderata. Lo stesso studio ha dimostrato che l’olio di cocco è efficace contro la febbre.

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Benefici per l’equilibrio ormonale

Sembra che l’olio di cocco sia un alimento ottimo per avere un giusto equilibrio ormonale, aiuta non solo a regolare tiroide e surrenali ma sono stati dimostrati anche i suoi effetti benefici sul testosterone e la capacità di diminuire l’incidenza di tumore alla prostata. Se pensi che ho finito ti sbagli di grosso. Siamo solo a metà degli usi dell’olio di cocco. Ancora? Esatto. Fin qui abbiamo visto gli usi interni ed esterni per la salute. Ora passiamo alla casa e all’impiego per la bellezza.

Con l’olio di cocco si fanno brillare i mobili in legno e non è tossico. Ma è possibile far brillare anche le scarpe di pelle con un cucchiaino su un panno asciutto da strofinare delicatamente. Come funziona per gli esseri umani colpiti dai pidocchi, funziona anche sugli animali per sbarazzarsi delle fastidiose pulci. Si possono realizzare delle salviette per bambini fai da te utilizzando una metà di un rotolo di carta assorbente o tessuto riutilizzabile da mettere in ammollo con una miscela di acqua calda (un litro), olio di cocco (un cucchiaio) e sapone liquido all’olio d’oliva (un cucchiaio).

Va bene contro gli arrossamenti da pannolino, come olio da massaggio caldo e miscelato a qualche goccia di olio essenziale, contro le verruche, per fare lo scrub per il corpo (miscelato a zucchero e oli essenziali), o come crema idratante naturale. E ancora, è un’ottima protezione solare in grado di bloccare i raggi solare ultravioletti, ma anche un’alternativa ai lubrificanti a base di petrolio. Può essere usato per la salute dei piedi, se applicato sui piedi ogni giorno dopo la doccia. Per avere un effetto più attivo come antifungino si può miscelare a qualche goccia di tea tree oil.

L’olio di cocco va bene se usato come trattamento prima dello shampoo o come balsamo per le labbra, oltre che per il trattamento delle emorroidi nell’alleviare il gonfiore e lenire il dolore. Chi soffre di forfora può provare un trattamento del cuoio capelluto a base di questo olio (un cucchiaino) e olio essenziale di rosmarino (due gocce). Basta massaggiare gli oli combinati sul cuoio capelluto e permettergli di penetrare per tutta la notte. Lavare i capelli come al solito la mattina e ripetere fino a quando il problema scompare. È efficace nel calmare l’infiammazione associata alla rasatura. Gli uomini possono quindi sperimentarlo come dopobarba naturale.

E poi? E poi si può applicare direttamente alle punture di zanzara per aiutare a lenire il prurito e alleviare il gonfiore, è un buon struccante naturali per occhi ed è un possibile trattamento dell’acne. Per la felicità degli uomini che vogliono evitare i prodotti per la rasatura, è possibile provare a utilizzare l’olio di cocco invece della tradizionale schiuma da barba. Fa un buon lavoro contro le smagliature e le cicatrici. E per di più, è abitudine, circa un mese prima del parto massaggiare il perineo con olio di cocco per ammorbidire e preparare la zona, evitando lacerazioni.

L’olio di cocco può essere applicato sulle ciglia prima di dormire se si usa spesso trucco sugli occhi che indebolisce le ciglia, oppure si può optare per un massaggio che aiuta il benessere delle cuticole ma anche delle unghie. Chi soffre di vene varicose deve applicare l’olio ogni giorno per effettuare massaggi delicati in corrispondenza delle vene varicose. È un sistema per trattarle in maniera naturale. Dulcis in fundo, può essere usato anche come antiruggine, per le pentole.

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Melatonina sì, ma con moderazione

Ognuno di noi, quotidianamente, produce melatonina. Solo che con il passare del tempo se ne produce sempre meno. Ed ecco il ruolo chiave dell’integrazione di melatonina nell’organismo. Dormire bene, riposare meglio e non saccheggiare le risorse di questo prezioso “ormone-che-non-è-un-ormone”. Questa sostanza è secreta principalmente dall’epifisi, ghiandola pineale, e si rivela essenziale al nostro organismo. In alcuni Stati e a dosaggi farmacologici di almeno tre grammi a dose viene utilizzata con successo per combattere alcuni tipi di tumori. Al pari della chemioterapia. O in abbinamento. Ma come al solito, andiamo per gradi.

Comincio col dirti che te ne parlo perché, a mio modesto parere, le sue potenzialità sono in assoluto sottovalutate e ancora, ahimè, poco conosciute. Altro equivoco di comodo che va chiarito è che non si tratta di un vero e proprio ormone, perché continua ad essere presente nel nostro organismo anche in assenza della ghiandola pineale, per esempio in seguito a un’asportazione chirurgica. La melatonina viene prodotta all’interno della scatola cranica in base all’alternanza luce-buio e la sua secrezione influenza il ritmo sonno-veglia e di conseguenza una sua carenza può portare all’insonnia. Non è un ipnotico vero e proprio come i classici sonniferi ma solo una sostanza ipno-favorente.

Tutti i medici la considerano ormai da anni una sostanza naturale e, quindi, sicura tanto da poterla dare anche ai bambini per aiutarli a dormire. Integratore e farmaco, se il dosaggio supera i due milligrammi, utilizzato sempre più spesso per risolvere i problemi d’insonnia, che colpiscono oltre nove milioni di italiani e che sono in aumento anche nell’età pediatrica. Farmacologicamente si chiama “N-acetil-5-metossitriptammina” e agisce sull’ipotalamo regolando, appunto, il ciclo sonno-veglia. Oltre che negli esseri umani, è prodotta anche da animali, piante (ma si chiama fitomelatonina) e microorganismi.

Al buio viene rilasciata e crea una sorta di rilassamento e favorisce lo scivolamento verso il sonno. La melatonina è coinvolta nel meccanismo che consente ad alcuni anfibi e rettili di cambiare il colore della propria pelle e la sua storia ci racconta che fu scoperta in relazione a questo suo ruolo biologico. Già nel 1917, due ricercatori, McCord e Allen, notano che l’estratto delle ghiandole pineali delle mucche schiariva la pelle delle rane. La sostanza fu isolata nel 1958 dall’urina di topo, da un professore di dermatologia, Aaron Lerner, dell’Università Yale, in ricerche spinte dall’aspettativa che la sostanza presente nella ghiandola pineale potesse essere utile nel trattamento di affezioni della pelle.

Verso la metà degli anni Settanta del secolo scorso, viene dimostrato che la produzione di melatonina da parte della ghiandola pineale umana segue un ritmo circadiano. Nel caso tu non lo sapessi, in cronobiologia e in cronopsicologia, il ritmo circadiano è un ritmo caratterizzato da un periodo di circa ventiquattro ore. Il termine “circadiano”, coniato da Franz Halberg, viene dal latino “circa diem” e significa appunto “intorno al giorno”. La scoperta delle proprietà antiossidanti della melatonina è del 1993. Il primo brevetto per il suo impiego a basse dosi nel trattamento dell’insonnia fu accordato a Richard Wurtman del Mit nel 1995.

La melatonina regola il ciclo sonno-veglia

In quello stesso periodo la melatonina inizia ad apparire sulla stampa, soprattutto su quella a diffusione non settoriale, come possibile trattamento per varie malattie. Ad esempio, viene usata principalmente per combattere il jet lag, nelle persone costrette a turni di notte e per stabilire il ciclo sonno-veglia nei soggetti non vedenti. Ma non solo. La melatonina, inoltre, viene usata per curare: insonnia in genere, sindrome della fase del sonno ritardata (Dsps), insonnia connessa alla sindrome da deficit di attenzione e iperattività (Adhd), insonnia causata dai betabloccanti, problemi del sonno nei bambini affetti da disturbi dello sviluppo come autismo, paralisi cerebrale, ritardo mentale.

Inoltre, è usata per chi soffre del disturbo comportamentale del sonno in fase Rem, ovvero persone che durante la fase più profonda del sonno quando in genere siamo come paralizzati si muovono come se mettessero in scena il sogno”. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica “Current opinion in pulmonary medicine” ha dimostrato che alcuni trattamenti per l’insonnia, tra cui la melatonina, possono migliorare considerevolmente la qualità di vita oltre che il sonno dei pazienti affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva. È anche prescritta come aiuto per il sonno nelle persone che smettono di assumere le benzodiazepine, usate come sonniferi o come ansiolitici, e per diminuire i sintomi dell’astinenza quando si smette di fumare.

Viene usata anche per numerose altre condizioni indipendenti dal ritmo sonno veglia, tra cui i tumori, ma in questi casi si va al di là degli utilizzi con riscontri concreti in letteratura scientifica. La melatonina viene sintetizzata in assenza di luce dalla ghiandola pineale poco dopo la comparsa dell’oscurità, le sue concentrazioni nel sangue aumentano rapidamente e raggiungono il massimo tra le due e le quattro di notte per poi ridursi gradualmente all’approssimarsi del mattino. L’esposizione alla luce, soprattutto alla lunghezza d’onda blu tra 460 e 480 nm, inibisce la produzione della melatonina in misura dose-dipendente. È pertanto utilizzata per il trattamento a breve termine dell’insonnia al di sopra dei cinquantacinque anni d’età.

Nei neonati i livelli di melatonina si regolarizzano verso il terzo mese, con i picchi di concentrazione compresi tra la mezzanotte e le otto del mattino. Interessante notare come con l’adolescenza il rilascio notturno tenda a ritardare, causando difficoltà di addormentamento alla sera e risvegli ritardati alla mattina. La produzione andrà poi a diminuire con l’età, probabilmente una delle ragioni alla base dell’aumento di frequenza dell’insonnia nel paziente anziano. Si sa con certezza che l’ormone gioca un ruolo di rilievo anche nella gestione del sistema immunitario. L’effetto antinfiammatorio è quello meglio documentato.

La sostanza viene spesso introdotta in integratori formulati per donne con ovaio policistico o con problemi di fertilità, in quanto esiste uno studio che sembra dimostrare un possibile effetto di abbassamento dell’Fsh. Parliamo anche dei dosaggi. Nel caso di formulazioni a rilascio immediato è possibile rilevare l’aumento e il picco delle concentrazioni nel sangue in circa un’ora. Sono tuttavia disponibili sul mercato anche formulazioni a rilascio prolungato in grado di permettere un assorbimento distribuito sul circa dieci ore, in grado così di mimare l’andamento fisiologico di secrezione dell’ormone.

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Eccesso di melatonina ed effetti collaterali

Parliamo di effetti collaterali. Si è portati a pensare, erroneamente, che gli effetti collaterali della melatonina siano nulli. Ma non è assolutamente vero. Innanzitutto, va detto che derivano da un uso inappropriato della sostanza: negli anni, vari culturisti professionisti e svariate riviste d’informazione sportiva hanno affermato la possibilità, con il sostegno di alcuni studi scientifici, che dosi giornaliere comprese fra mezzo e tre milligrammi, assunte circa trenta minuti prima dell’allenamento, aumentino i livelli di ormone della crescita, senza dare effetti collaterali, che di solito vengono riconosciuti in irritabilità e sonnolenza.

La melatonina diminuisce la sintesi di testosterone e quindi la libido. Più precisamente, inibisce la secrezione dell’ormone luteinizzante, che stimola nel maschio l’attività endocrina delle cellule interstiziali del testicolo con produzione di testosterone e di sperma, e nella femmina l’ovulazione e la conversione del follicolo ovarico in corpo luteo. Dunque, ci possono essere degli effetti collaterali tra cui mal di testa, vertigini e sonnolenza durante il giorno, che potrebbero rappresentare un rischio per chi svolge dei lavori che richiedono un’attenzione costante come i conducenti dei mezzi pubblici o i medici.

La melatonina potrebbe anche interferire con la pressione sanguigna, il diabete e aumentare il rischio di coagulazione del sangue, quindi non dovrebbe essere utilizzata da persone che già assumono altri farmaci che influenzano questa funzione o da persone con questo tipo di disturbi. Può causare tachicardia e sarebbe meglio non usarla in chi soffre di disturbi dell’umore perché in alcuni soggetti potrebbe favorire uno stato depressivo mentre in altri ansia o irrequietezza. Tra gli effetti collaterali un po’ meno frequenti della melatonina ci sono i disturbi del movimento, l’ipertensione, la riduzione della salivazione, la debolezza, infiammazioni della pelle. A volte si possono verificare anche reazioni allergiche o pseudo tali, un aumento del desiderio sessuale, variazioni dell’umore, svenimenti, valori del sangue alterati e crampi notturni.

Secondo molti medici, dovrebbero evitare integratori di melatonina coloro che soffrono di insufficienza epatica, le donne in gravidanza o allattamento e coloro che sono affetti da allergie croniche o malattie immunitarie. Assunta per periodi prolungati, la melatonina può avere un effetto depressivo nei soggetti predisposti, può inibire l’ovulazione proprio a causa della soppressione del rilascio di Gnrh. Con una circolare del Ministero della Salute, titolata “Rivalutazione degli apporti ammessi di melatonina negli integratori alimentari”, è stato ridotto l’apporto massimo giornaliero consentito per la melatonina negli integratori alimentari, portandolo da cinque a un milligrammo.

La domanda finale, potrebbe essere: quale melatonina? La melatonina si trova anche in alcuni alimenti come orzo, olive e noci, ma viene “prescritta” come integratore reperibile in farmacia o in erboristeria sotto forma di compresse, sciroppi, tisane o, ultimo arrivato, spray. Si può acquistare in farmacia ed è disponibile in due versioni: quella da un milligrammo (prodotto da banco) e quella da due (farmaco da prescrivere). Sempre meglio prediligere quella pura, cioè non associata ad altri principi come vitamine o estratti vegetali. La melatonina è stata usata, in Italia, per curare il cancro ed era alla base del “metodo Di Bella” (di seguito puoi leggere la relazione originale), seguito poi dal “metodo Pantellini”.

STORIA DELLA MELATONINA

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Zenzero: antica droga dell’amore

Lo zenzero, conosciuto per essere l’antica droga dell’amore, è una pianta che appartiene alla tradizione orientale da secoli. E’ uno stimolante generale conosciuto da molto tempo dalla farmacopea cinese per lottare contro l’affaticamento, l’astenia e l’impotenza. E’ anche conosciuto per le sue proprietà stomachiche e quindi utilizzato nella digestione difficile ed in caso di aerofagia, ma anche nelle diete dimagranti. Infine, viene utilizzato in caso di nausea e nella prevenzione delle chinetosi. E’ indicato nella prevenzione del mal d’auto, mal di mare e molto altro. Ma anche nelle nausee da farmaci, da chemioterapici, antibiotici…

Stimola i normali movimenti dello stomaco e dell’intestino, esplicando anche un effetto antinausea e antivomito, probabilmente per l’azione a livello del sistema nervoso centrale sui recettori per la dopamina e la serotonina. Una volta assorbiti, i principi attivi dello zenzero presentano una buona attività antinfiammatoria e per questi motivo gli estratti della pianta sono stati recentemente utilizzati anche in preparati ad attività antireumatica, come le fibromiositi e osteoartriti. Pianta erbacea perenne appartenente alle zingiberaceae e originaria dell’estremo oriente, ma da tempo largamente coltivata nella fascia tropicale e subtropicale.

E’ dotata di un rizoma carnoso e ramificato in cui si concentrano i principi attivi. Le numerose molecole ad azione attiva dello zenzero sono responsabili delle sue innumerevoli proprietà benefiche. Uno dei principi contenuti nello zenzero, cioè l’acido 6-gingesulfonico, ha un’attività antiulcera. Le proprietà antiossidanti e antinfiammatorie sono probabilmente dovute ai composti fenolici contenuti nella pianta. Tra le attività farmacologiche che sono state dimostrate, oltre a quelle sopra citate, ci sono attività antitumorali e antivirali.

Come si usa? Quale parte? Come e in che dosaggi? Innanzitutto va detto che lo zenzero compare negli scritti di Confucio e che per gli indiani e i cinesi è il viagra naturale. Le preparazioni derivate dalla radice sono generalmente sotto forma di estratti e tinture e possono essere acquistate in farmacia e nelle erboristerie. Lo zenzero può essere assunto anche in capsule, compresse o come infuso e tintura madre. E può anche essere masticata la radice fresca. Va sottolineato che l’estratto di zenzero può essere responsabile di fenomeni irritativi gastroduodenali. Può aumentare l’attività di anticoagulanti orali, dei farmaci antinfiammatori e degli antiaggreganti piastrinici.

Le reazioni allergiche allo zenzero in generale inducono eruzioni e, nei soggetti sensibili, lo zenzero può causare mal di stomaco, gonfiore, produzione di gas, specialmente se assunto sotto forma di polvere, ma sono rare. Lo zenzero fresco, se non ben masticato, può causare blocco intestinale, e gli individui che hanno manifestato ulcere, infiammazioni all’intestino, o blocchi intestinali, potrebbero reagire malamente a quantità considerevoli di zenzero fresco. Lo zenzero è controindicato in gravidanza e durante l’allattamento. La posologia consigliata va da 0,5 a 2 grammi di estratto secco di radice, titolato in gliceroli minimo 4%, in dose unica o suddivisa durante il giorno. Come infuso o come decotto va usato alla dose che va da 0,25 a 1 grammo in 150 ml di acqua bollente per tre volte al giorno. Come tintura madre si va da 1,25 a 5 millilitri per tre volte al giorno di una tintura.

Se si usa un estratto fluido da 0,25 a 1 millilitro di un estratto. Gli inglesi amano creare una bevanda a base di tè verde, mango e zenzero, che serve a proteggere lo stomaco dall’acidità ed è una vera miniera di antiossidanti, sicuri alleati contro i radicali liberi e l’invecchiamento precoce. Per questa bevanda bisogna preparare due tazze di tè verde, che si lasciano raffreddare e si ripongono in frigorifero per circa mezz’ora. Dopodiché si frulla il mango precedentemente tagliato a pezzi, con un cucchiaio di zenzero tagliato fine o mezzo cucchiaino in polvere e si aggiungono le due tazze di tè. Per dolcificare, si usa un cucchiaino di miele.

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Studi recenti hanno riportato in auge la ricetta a base di aglio e limone. In questo caso, chi vuol optare per questo preparato deve avere a portata di mano 5 limoni interi da agricoltura biologica, 20 spicchi d’aglio e 1 litro e mezzo di acqua. Lavate i limoni in acqua calda e tagliateli a pezzettini senza togliere la buccia. Acquistateli biologici, mi raccomando: la buccia degli agrumi ha ancora più benefici della polpa, ma se il frutto non è di coltivazione biologica potrebbe contenere tracce di pesticidi che comprometterebbero i risultati di questa cura. Sbucciate l’aglio e tagliatelo a metà. Mettere il tutto nel mixer o in frullatore e tritare fino ad ottenere una purea.

Scaldate 1 litro d’acqua, quindi versare la purea e fare bollire per pochi secondi mescolando bene. Lasciate riposare tre giorni in frigorifero. Trascorso il periodo di riposo, filtrate il contenuto dei tre flaconi con un colino o garza e poi rimettete il composto in frigorifero. Dopo tre settimane, chi lo usa regolarmente sostiene di aver notato una rigenerazione del proprio corpo. I primi giorni assumete un cucchiaio di questo preparato mezzora prima dei tre pasti principali della giornata. Se il vostro corpo reagisce bene, senza effetti collaterali, aumentate la dose a due cucchiai di mezzora prima dei tre pasti principali della giornata.

Progressivamente, aumentate la dose fino ad arrivare a un massimo di 50 millilitri di preparato tre volte al giorno, ovvero 150 millilitri ogni giorno. Il trattamento dura quaranta giorni e potete realizzarlo una volta all’anno. L’odore dell’aglio non si sentirà grazie alla presenza del limone. Gli effetti del mix aglio e limone serve a rimuovere il calcio e grassi dal corpo e dai vasi sanguigni, rinforzare il cuore, regolare la pressione, rimuovere il colesterolo in eccesso, rafforzare fegato e reni e la loro funzione depurativa, migliorare il sonno. Calcificazione e sintomi secondari, come disturbi della vista o problemi dell’udito, diminuiscono gradualmente.

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