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Le proprietà e gli usi del metilsulfonilmetano, alias zolfo o msm

Avrai certamente sentito parlare del metilsulfonilmetano, chimicamente msm, per gli amici lo zolfo, un composto organosulforico conosciuto anche con diversi altri nomi, tra cui dmso2, solfone di metile, e dimetil solfone. Si trova in alcune piante primitive, è presente in piccole quantità in molti alimenti e bevande, ma soprattutto è commercializzato come integratore alimentare. Questo è il motivo per cui ne parlo nella sezione rimedi naturale. L’msm è un potente integratore naturale che aiuta l’organismo a purificarsi e a rigenerarsi. Ma andiamo con calma. tanto, se se sul mio blog, vuol dire che non hai fretta e vuoi approfondire l’argomento.

Cominciamo con il capire cos’è. Il msm e il correlato dimetilsolfossido hanno diverse proprietà fisiche. Si tratta di un solido cristallino, bianco, mentre il dmso è liquido, in condizioni standard. Il solfossido è un solvente aprotico altamente polare ed è miscibile con acqua, diventato un ottimo ligando. Per via della sua polarità e stabilità termica, il metilsulfonilmetano viene utilizzato industrialmente come solvente ad alta temperatura sia per le sostanze organiche che per quelle inorganiche. Va detto che fino ad ora, la medicina ufficiale non l’ha approvato per un uso medico, ma nel tempo stati rivendicati e studiati, una serie di benefici del suo uso per la salute.

Stanley W. Jacob ha riferito di aver somministrato msm ad oltre diciottomila pazienti con diversi disturbi per i quali l’assunzione è sembrata più che utile. Ad oggi, il metilsulfonilmetano è venduto come integratore alimentare e commercializzato in numerose nazioni con una varietà di rivendicazioni, spesso in combinazione con glucosamina e condroitina per aiutare a curare o prevenire l’osteoartrite. Sempre come integratore, viene utilizzato negli sciroppi come mucolitico sebbene, anche in questo caso, non vi sia un riconoscimento universalmente accettato.

Allo stesso modo, viene impiegato in creme ad uso topico per i suoi effetti antinfiammatori. Quindi, riepiloghiamo: la medicina ufficiale non lo riconosce come farmaco, viene usato da decenni, nessuno ha mai avuto problemi, molti sostengono di trarne vantaggio, esistono molti studi e un’ampia letteratura sull’argomento, ma manca solo l’approvazione di un’ente-entità che forse non arriverà mai. Beh, non ho fatto male a pensare questo argomento per te. Anzi, vale proprio la pena capire come può integrare la nostra dieta, in quali casi e come e quanto prenderne. Procediamo.

Il metilsulfonilmetano contiene un’alta concentrazione di zolfo organico, circa il trentaquattro per cento del suo peso. Lo zolfo, com’è noto, è un minerale chiave con importanti proprietà salutistiche ad attività antiossidante, antinfiammatoria e detossificante. Ad oggi, numerose ricerche indicano il ruolo elettivo del msm nella salute dei tessuti connettivi, in particolare le articolazioni, oltre che di controllo degli stati infiammatori. Tantissime persone lo usano con esiti positivi per curare la salute cutanea, la pelle, i capelli e le unghie, essendo un componente essenziale della cheratina.

Metilsulfonilmetano, msm o zolfo organico

Lo zolfo organico è un componente essenziale delle cellule viventi e rappresenta il settimo ed ottavo elemento più abbondante nell’organismo umano in termini di peso, paragonabile in tal senso al potassio e leggermente più abbondante rispetto a sodio e cloro. Basti pensare che in un adulto di circa settanta chili sono presenti centoquaranta grammi di zolfo alimentare. Lo zolfo organico è presente in concentrazione particolarmente elevata nelle articolazioni, dove partecipa alla produzione di solfato di condroitina, delle glucosamine e dell’acido ialuronico.

Questa sostanza partecipa alla formazione di aminoacidi e collagene. Gli aminoacidi, a loro volta, sono essenziali per lo sviluppo delle proteine necessarie nella formazione e mantenimento delle ossa e capelli. Aiuta, tra l’altro, la formazione e lo sviluppo della cartilagine. Il collagene è il lubrificante naturale del corpo, la sua assenza può causare infiammazione delle articolazioni. Inoltre, stimola la formazione nel corpo di enzimi, amminoacidi e proteine attive, che hanno funzioni importanti del corpo, come il trasporto dei nutrienti.

Lo si consiglia per: dolore cronico, tendinite, acne, artrite, asma, allergie, borsite e reumatismi, sindrome del tunnel carpale, fibromialgia, acidità, recupero di mercurio, dolore muscolare, osteoartrosi, tenosinovite, infezioni da fungo di candida, fatica cronica, costipazione, diabete, problemi digestivi, capelli e unghie fragili, mal di testa ed emicrania, dolori muscolari e crampi, parassiti, pelle danneggiata o invecchiata, accumulo di tossine, espulsione di mercurio e, per concludere, ulcera.

Si possono eliminare sostanze nocive, quali acido lattico e tossine, mentre i nutrienti possono penetrare. Ciò impedisce l’accumulo di pressione cellulare, che è ciò che provoca il gonfiore. Ha una straordinaria capacità di eliminare o ridurre il dolore muscolare e gli spasmi nei pazienti anziani e negli atleti. Viene somministrato anche nei cavalli da corsa prima di correre per prevenire il dolore muscolare dopo la gara ed evitare crampi. Le persone con osteoartrite sperimentano un sollievo significativo e duraturo all’assunzione degli integratori di msm.

In commercio esistono tantissimi integratori di msm ma quasi tutti sono prodotti in laboratorio usando un processo di sintesi chimica facendo reagire due molecole, il dimetilsolfossido e il perossido di idrogeno. Questa reazione forma una nuova molecola, l’msm, che deve subire un processo di purificazione per eliminare le impurità. Questo fa si che il prodotto non sia mai puro al cento per cento ma abbia dei residui di lavorazione. Per questo è importante che sia msm naturale.

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Lo zolfo organico garantisce l’assorbimento

Mi spiego meglio. Trattandosi di zolfo in forma organica, l’organismo umano può assorbirlo rapidamente ed in modo molto completo, e diversi studi clinici hanno escluso qualsiasi tipo di effetto collaterale o tossicità di questo composto anche a dosaggi elevati e di molto superiori a quelli usati come integratore. Le proprietà dello zolfo nell’organismo sono molteplici, e vanno dall’azione di enzimi disintossicanti – glutatione e coenzima A – al trofismo tissutale dell’apparato muscolo scheletrico, al metabolismo ormonale.

Tra gli altri utilizzi ritroviamo il msm anche come mucolitico nel trattamento delle infezioni da raffreddamento delle alte vie aeree e nelle cistiti batteriche, nelle quali risulta anche molto efficace grazie anche alle sue proprietà disinfettanti ed antibatteriche, e perfino nel trattamento delle riniti allergiche stagionali. Ottimo anche per il trattamento dei disturbi gastrointestinali, facilita il transito del cibo e la normale peristalsi ed è un eccellente disintossicante. Per uso topico infine viene utilizzato nel trattamento delle ferite grazie all’azione combinata di antisettico, rigenerante tissutale e cicatrizzante.

La quantità giornaliera raccomandata è di un cucchiaino, quindi circa due grammi, fino a tre volte al giorno, e può essere assunto subito prima o subito dopo i pasti per facilitarne l’assorbimento e stimolare la digestione. La durata del trattamento è di circa tre mesi, e l’efficacia del msm è aumentata se assunto in contemporanea ad integratori o alimenti ad alto contenuto in vitamina C (quindi msm e vitamina C insieme fanno benissimo).

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Cos’è davvero la malattia reumatica e come curarla

In particolare chi ne soffre sa di cosa si tratta, ma spesso ci sono degli aspetti ignorati o poco conosciuti di una delle malattie più invalidanti del terzo millennio. La malattia reumatica è una malattia infiammatoria acuta che può cronicizzare, che può interessare più organi e apparati, in particolare le articolazioni, il cuore, il sistema nervoso centrale e la pelle. Di solito si manifesta in soggetti fortemente predisposti come conseguenza di infezioni da streptococco beta-emolitico di gruppo A. Può insorgere a qualsiasi età, sebbene si riscontri con maggiore frequenza fra i cinque e i quindici anni. Sono rarissimi i casi al di sotto dei tre anni. Scopriamo cosa è davvero la malattia reumautica.

Il sintomo più comune della malattia reumatica è la febbre, spesso molto alta, che si abbina a malessere generale, pallore e stanchezza. Si possono avere artralgie, artriti migranti da un’articolazione all’altra. In circa la metà dei pazienti è presente un interessamento del cuore che si può manifestare solo con un’alterazione dell’elettrocardiogramma o con un danno delle valvole cardiache, come la valvola mitrale. A distanza di mesi dall’infezione streptococcica possono comparire movimenti incontrollati degli arti e della testa, difficoltà nell’esprimersi, mangiare e scrivere, eritema marginato e noduli sottocutanei.

La causa della malattia reumatica è una anormale risposta del sistema immunitario di soggetti geneticamente predisposti ad un’infezione del faringe o delle tonsille provocata dallo streptococco Sbega. La stragrande maggioranza dei bambini va incontro a infezioni di questo tipo, ma non sviluppa mai la malattia reumatica. Il primo vero traguardo nel campo dello studio alla malattia reumatica è stata l’individuazione, grazie ad una diagnostica avanzata. La diagnosi si basa sulla presenza di alcuni sintomi e segni associati ad alterazioni degli esami del sangue e sulla dimostrazione di una infezione streptococcica.

Secondo il dottor Giuseppe Paolazzi, responsabile della Reumatologia Ospedale Santa Chiara Trento, “le malattie reumatiche o reumatismi sono delle condizioni morbose che causano disturbi a carico dell’apparato locomotore ed in generale dei tessuti di sostegno dell’organismo. Sono malattie tra loro molto varie, con gravità differente alcune delle quali possono colpire non solo le articolazioni, le ossa, i tendini, ma anche altri tessuti ed organi avendo così un’espressione sistemica. Possono cioè interessare organi come cuore, polmone, rene, muscolo, intestino, occhio, pelle”.

“L’idea popolare di “reumatismo” come di forma cronica, legata all’età, della quale tutti devono soffrire ma in realtà benigna, non trova riscontro se non per alcuni reumatismi “minori”, localizzati, più spesso di natura meccanico-degenerativa – avverte Paolazzi –. Deve essere subito chiarito che molti reumatismi sono malattie importanti, che portano, oltre che dolore, disabilità, perdita di autonomia funzionale, perdita della capacità di guadagno, perdità piu’ o meno importante della qualità di vita, anche rischio accorciamento della vita stessa stessa sia per la gravità di malattia in sé, sia per gli effetti collaterali dei farmaci, sia per il coinvolgimento di strutture vitali dell’organismo”.

Scopriamo cos’è la malattia reumatica e i sintomi

“A grandi linee i reumatismi vengono divisi in infiammatori, degenerativi, metabolici ed extraarticolari. I reumatismi infiammatori sono sicuramente i più gravi. Sono legati a meccanismi autoimmunitari, cioè sono causati dalla infiammazione che le cellule del nostro sistema di difesa, in particolare alcune cellule del sangue chiamate linfociti, portano a livello delle articolazioni e di altri tessuti. Queste cellule invadono i tessuti interessati, in particolare, la membrana sinoviale che riveste le articolazioni, causando la produzione di molecole infiammatorie, chiamate citochine, che a loro volta causano l’infiammazione nota come artrite, che a sua volta può portare a danni anche irreversibili della articolazione e dell’osso”, sostiene il reumatologo.

“Se queste cellule invadono altri tessuti dell’organismo il danno sarà sempre legato all’infiammazione: potremo avere quindi miositi se infiammato il muscolo, pleuriti se infiammata la pleura, pericarditi se infiammato il pericardio, nefrite se infiammato il rene e così via. I principali reumatismi infiammatori sono l’artrite reumatoide, l’artiite psoriasica, la spondilite anchilosante, le connettiviti e le vasculiti. La causa di questi reumatismi non è nota. In un soggetto predisposto geneticamente, dei fattori scatenanti con infezioni, stress, vaccini o altro, possono scatenare dei processi autoimmuni infiammatori che possono causare singole malattie autoimmuni. Anche gli ormoni sessuali, in particolare gli estrogeni, possono avere un ruolo favorente, giustificando così il perché della netta predominanza di questi reumatismi nel sesso femminile”.

Per fortuna, la malattia reumatica si è rarefatta nel corso degli ultimi decenni, divenendo una malattia che in Italia colpisce ogni anno quattro persone su centomila. Per coloro che hanno una malattia reumatica, insieme al trattamento farmacologico, hanno una molta importanza le terapie occupazionali e riabilitative, il supporto psicologico e l’utilizzo di ausili per la vita di tutti i giorni che hanno il fine di “salvaguardare” la maggiore autonomia possibile del malato reumatico. Questi interventi si sono rivelati molto efficaci nel modificare l’approccio del paziente alla propria malattia, favorendo un decorso della malattia decisamente migliore.

Tanto è stato fatto dai primi anni del 1900 ad oggi, ma molto resta da fare. C’è gente che soffre, c’è gente che si sente curata a metà. A queste persone bisogna offrire la possibilità di essere autonome. Infatti, e aggiungerei purtroppo, man mano che gli anni passano, la funzionalità delle articolazioni peggiora. Con differenze a seconda del caso, le malattie reumatiche sono causa di inabilità temporanea o pensionabile – considera che quasi il quaranta per cento dei malati ha la pensione di invalidità – e permanente. Fino al settanta per cento delle persone affette da artrite reumatoide è inabile al lavoro dopo dieci anni dall’esordio della malattia reumatica.

Trattandosi spesso di persone in età lavorativa e con potenzialità produttiva in espansione, le malattie reumatiche finiscono per avere un notevole impatto sociale. I malati reumatici possono lavorare regolarmente, purché le condizioni siano stabilite e concordate con il datore di lavoro e i colleghi. È possibile che una persona affetta da artrite possa aver bisogno di attrezzi speciali per svolgere delle attività manuali, di maniglioni di appoggio o sedie speciali, ambienti facilmente raggiungibili senza scale ripide e altro.

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L’aspetto genetico è importante nell’artrite reumatoide

Le mansioni e l’orario di lavoro, poi, devono permettere al paziente di convivere con la rigidità mattutina causata dalla malattia. L’ideale sarebbe un contratto part-time, in modo da potersi muovere frequentemente per limitare la rigidità e potersi sedere qualche minuto ogni ora, qualora si svolga attività in piedi. Una soluzione ideale, insieme al part-time, potrebbe essere quella del telelavoro che permetterebbe una notevole flessibilità degli orari e un risparmio notevole sul trasporto. Anche i semplici gesti della vita quotidiana, come farsi la doccia o versarsi da bere, diventano difficili. E così si complicano anche le relazioni sociali.

Sull’aspetto genetico della malattia, Paolazzi è molto chiaro: “La genetica influenza sia la nascita che l’espressione più o meno grave di queste malattie. Può essere colpita ogni età. Peraltro ciascuna malattia ha un periodo di massima incidenza che spesso coincide con il periodo fertile e comunque giovane-adulto delle persona. Non sono quindi forme legate alla vecchiaia o al freddo o a fattori ambientali particolari come spesso si pensa. Non sono forme ereditarie. C’è peraltro una famigliarità che significa una maggiore predisposizione famigliare ad essere ammalati, non necessariamente della stessa malattia. Ciò significa che possiamo avere componenti di una famiglia che hanno l’ artrite reumatoide, altri il les o il diabete o altre malattie autoimmuni”.

Il principale reumatismo degenerativo è l’artrosi. Tra i reumatismi dismetabolici il più frequente è la gotta, causata dal deposito di cristalli di acido urico nelle articolazioni con conseguente infiammazione. A volte il dolore è insopportabile e impedisce le normali attività. Cosa fare dunque per migliorare la qualità di vita di una persona affetta da artrite reumatoide? Prima di tutto, una società civile dovrebbe garantire quei mezzi che permettono di superare gli ostacoli che si presentano quotidianamente, quindi una gestualità corretta che consenta di imparare ad usare bene le proprie articolazioni, l’utilizzo di ausili cosiddetti “splint”, o di tutori che aiutano a mantenere una posizione corretta del polso. Ma anche l’adattamento dell’ambiente circostante e l’insegnamento di semplici esercizi di mobilizzazione della cinesiterapia, al fine di aiutare muscoli e tendini a lavorare al meglio.

La terapia, ad oggi, ha tre obiettivi. Purtroppo, tra questi non c’è ancora la regressione del fenomeno. Si cerca di curare i sintomi acuti con una terapia antinfiammatoria. Si può arrivare all’utilizzo del cortisone se fosse coinvolto il cuore o il sistema nervoso centrale. Si cura l’infezione streptococcica con terapia antibiotica. Infine, si prevengono eventuali nuove infezioni da streptococco. La profilassi può durare fino a cinque anni, ma in caso di danni cardiaci, si raccomanda di proseguire la profilassi per dieci anni o fino all’età di quaranta anni. Chi ha subito la sostituzione della valvola mitrale, deve proseguire la profilassi più a lungo.

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