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NaturalMente Cani per la salute a 4 zampe

NaturalMente Cani è uno dei più apprezzati e richiesti libri sulla prevenzione e sulle cure naturali per gli amici pelosi a quattro zampe. Dall’alimentazione ai valori nutrizionali, fino ai “rimedi della nonna”, con un centinaio di erbe selezionate e schedate e altrettanti rimedi tra i più efficaci della fitoterapia e della medicina ayurvedica. Insomma, un amico da sfogliare quando si ha bisogno di mettere in atto periodiche forme di detossicazione e per conoscere eventuali rimedi da usare per prevenire e per integrare, ma anche per curare.

Un block notes in cui sono annotati i più efficaci rimedi, oltre agli integratori naturali da somministrare alcuni con una certa regolarità e altri all’occorrenza. Curare il proprio cane prevalentemente con rimedi naturali è un gesto di grande amore e rispetto. Il ricorso a medicinali moderni è troppo spesso dannoso e non necessario. L’uso dei rimedi naturali aiuta a superare efficacemente diverse patologie: dalle ferite alle punture d’insetto, dall’obesità all’artrite… Tutelando realmente il benessere dei nostri animali riconosceremo loro, in modo concreto, un ruolo e un habitat, amandoli a tutti gli effetti.

Non rappresenta l’eccezionalità il fatto che il cane, trattato come natura comanda, è in grado di vivere bene e più della media attuale. Purtroppo, è sempre più un’eccezione vedere cani trattati da cani. A ciò, si aggiunga più inquinamento, pipette e collari antipulci tutto l’anno, vaccini sempre più aggressivi, prodotti poco genuini e un’acqua più contaminata che mai. Questi fattori hanno un peso specifico sullo stato di salute delle nostre bestiole. “NaturalMente Cani” sarà un valido supporto…

Che i cani si ammalino sempre più frequentemente di malattie tipiche della razza umana, come diabete, tumori, artrite e varie altre patologie di natura autoimmune, causate da più o meno gravi forme di intolleranze alimentari, è un triste ma oggettivo dato di fatto. Succede da quando anche a loro, come facciamo spesso con noi stessi, serviamo cibo spazzatura. Magari non tenendo conto che, alcune crocchette o alcuni snack che acquistiamo lasciandoci incantare da etichette “musicali”, sono ancor più spazzatura di quanto si possa immaginare.

Non è una novità, infatti, che il settore della nutrizione dei cani, ma di tutti gli animali più in generale, sfugga a qualsivoglia regola e controllo in quasi tutti i paesi del mondo. E non è una novità che gran parte dei padroni di cani, quasi non si rende conto di cosa fa ingurgitare al povero animale che ospita in casa. Eppure, tanto per fare un piccolo esempio, non dovrebbe essere difficile prendere atto del fatto che quel “simpaticone con le zanne” è carnivoro e che, di conseguenza, i cereali sono mangimi per galline e volatili…

Perché il libro NaturalMente Cani

Nonostante la crisi, il settore mangimi e accessori per cani continua a crescere. Un business estremamente allettante per gli industriali come anche per il settore della ricerca scientifica, il cui fatturato complessivo in Italia supera il valore di 1,8 miliardi di euro. Nel Belpaese, quattordici milioni di italiani hanno animali da compagnia in casa. Un interesse che, di certo, non può sfuggire al mercato e di riflesso ai suoi meccanismi di vendita come il marketing e i canali principali che lo creano come gli allevamenti o i veterinari.

Anne Leszkovicz, docente di ingegneria chimica all’università di Tolosa, ha analizzato i cibi utilizzati da alcuni allevatori di animali di razza che hanno visto morire i loro cuccioli senza un apparente motivo. La ricercatrice che ha analizzato tra i cinquanta e i cento prodotti industriali per cani e gatti, ha evidenziato che almeno un quarto di questi aveva livelli preoccupanti di micotossine, che “possono generare i tumori. L’aflatossina colpisce il fegato, l’ocratossina i reni, la fumonisina l’apparato digerente… Il cane è l’animale più sensibile all’ocratossina che può indurre il tumore al rene”, ha detto alle telecamere della trasmissione Report di Milena Gabanelli.

Purtroppo, molti specialisti continuano a curare il sintomo e non la causa e quando ritengono di poter risolvere il problema, spesso lo fanno in modo decisamente invasivo e traumatico. Hanno fatto una scelta, quella di credere in una sola forma di medicina. Quella degli effetti collaterali. Certo, in alcuni casi non ci sono alternative, specialmente quando si interviene tardi, i farmaci di sintesi o la chirurgia diventano necessari. Ma in tanti altri casi si può aiutare la nostra bestiola con rimedi naturali. Come l’arnica al posto dell’abusato cortisone, giusto per dirne una.

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Ma soprattutto, si può e si deve fare prevenzione. Un’efficace prevenzione. Questo volume si inserisce umilmente e discretamente tra proprietario, cane e veterinario. Tra coscienza e scienza. “NaturalMente Cani” è figlio di diverse combinazioni, tra queste la consapevolezza che tanti veterinari, troppi, fa comodo che le erbe si vendano e si usino il meno possibile. Non a caso, la documentazione esistente in materia di cure naturali per cani è carente, se si escludono i testi scientifici scritti rigorosamente in “medichese”, che non invogliano assolutamente la lettura di massa, o i libri in lingua straniera.

Oltre a “NaturalMente Cani”, fanno parte della collana “Animali Sani” anche i libri e gli ebook “Manuale Pratico di Omeopatia per Cani: tutti i rimedi dalla A alla Z” e “Manuale Pratico di Omeopatia per Gatti: tutti i rimedi dalla A alla Z”. Per quanto riguarda i libri sull’omeopatia, non è assolutamente necessario acquistare sia il volume dedicato ai cani sia quello dedicato ai gatti. Le terapie di automedicazione nel cane e nel gatto sono identiche.

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8 marzo: Hachiko e la festa della fedeltà

HACHIKO

Hachiko, magnifico esemplare di cane akita.

Scusate, ma l’8 marzo si festeggia Hachiko e la fedeltà canina. È vero, quasi tutto il mondo l’8 marzo festeggia le donne per ricordare le conquiste sociali, politiche ed economiche, ma anche le discriminazioni e le violenze cui sono ancora oggetto in molte parti del mondo, Italia compresa.

Risponde al vero anche il fato che la Giornata Internazionale delle Donne sia una ricorrenza antica, oramai una felice tradizione, tenuta per la prima volta negli Stati Uniti d’America nel 1909 e poi arrivata in molti Paesi europei nel 1911.

In Italia solo nel 1922. Siamo sempre indietro in tema di donne. Non voglio sembrare a tutti i costi anticonformista o ricercatore di notizie dimenticate dalla maggior parte delle persone. Quasi sono femminista, ma proprio non riesco a dimenticare un’altra storia legata alla data dell’8 marzo, una storia giapponese altrettanto importante che ha un unico protagonista, un sentimento nobile, un sentimento che gli uomini faticano a provare: la fedeltà di un cane.

Parlo di Hachiko e del suo padrone. Hachiko è una cane di razza akita, nato a Odate il 10 novembre 1923 e morto a Shibuya l’8 marzo 1935. Diviene famoso per la sua enorme fedeltà nei confronti del padrone, il professor Hidesaburo Ueno.

Ueno muore improvvisamente, mentre fa lezione in università. Non tornerà mai più, ma il cane si reca ogni giorno, per quasi dieci anni, ad attenderlo invano alla stazione in cui il suo “papà umano” prende il treno per recarsi al lavoro. La vicenda ha un enorme riscontro nell’opinione pubblica dell’epoca e ben presto Hachiko diviene, in Giappone, un emblema di affetto e lealtà.

Hachiko era nato in una fattoria

Nel 1934, all’animale viene dedicata una statua e, negli anni, la sua storia diventa il soggetto di film e addirittura di alcuni libri. Conosciuto anche come “Chuken Hachiko” (letteralmente “Cane fedele Hachiko), il suo vero nome era solo Hachi, che in giapponese significa “8”, numero considerato bene-augurante. Vi racconto questa storia perché sin da piccolo mi commuove e perché col passare degli anni mi fa apprezzare la cultura giapponese.

Ma cominciamo dall’inizio. Hachiko nasce in una fattoria di Odate, nella Prefettura di Akita. È un esemplare maschio di Akita Inu bianco. A due mesi, viene adottato da Hidesaburo Ueno, professore presso il dipartimento agricolo dell’Università Imperiale di Tokyo, che lo porta con sé nella sua abitazione a Shibuya. Il professor Ueno, pendolare per esigenze di lavoro, ogni mattina si dirige alla stazione di Shibuya per andare al lavoro prendendo il treno. Il suo fedele cane lo accompagna sempre e ritorna alla stazione ad aspettarlo, quando il professore rientra dalla giornata lavorativa.

Il 21 maggio 1925 Ueno muore improvvisamente, stroncato da un ictus mentre è all’università, durante una lezione. Hachiko, come ogni giorno, si presenta alla stazione alle 17, orario in cui solitamente il suo padrone fa ritorno dal lavoro, ma del professor Ueno non si vede neppure l’ombra. Il cane attende invano il suo arrivo. E purtroppo, non sarà l’unico giorno.

Non si arrende. È un cane. Testardo. Torna alla stazione il giorno seguente e fa così anche nei giorni successivi. Col passare delle settimane, il capostazione di Shibuya e le persone che prendono quotidianamente il treno iniziano ad accorgersi del cane e cercano di accudirlo offrendogli cibo e riparo. Dopo qualche mese, tutto il popolo giapponese viene a conoscenza della storia di Hachiko, grazie soprattutto al l’interessamento dei media.

Molte persone cominciano ad andare a Shibuya solo per vederlo e poterlo accarezzare, mentre attende invano il padrone. Nonostante il passare degli anni e il progressivo invecchiamento, il cane continua comunque a recarsi alla stazione nel momento in cui il suo defunto padrone sarebbe dovuto arrivare. Nell’aprile 1934, viene realizzata, per opera dello scultore Teru Ando, una statua in bronzo con le sue sembianze, posta nella stazione di Shibuya. Un’altra statua simile viene eretta a Odate, la sua città natale. Si racconta che il cane sia addirittura presente all’inaugurazione.

Attende il padrone, muore per filariosi

Alla morte di Hachiko, in Giappone viene proclamato il lutto nazionale. Tanta gente visita la sua salma.

L’8 marzo 1935 Hachiko muore di filariosi. Ha undici anni e attende ininterrottamente per ben dieci anni il ritorno del suo padrone. Tutti i giorni. Ritrovato in una strada di Shibuya, la sua morte impietosisce la comunità nipponica.

La notizia viene inserita in tutte le prime pagine dei giornali giapponesi e venne dichiarato un giorno di lutto nazionale per ricordare il suo reiterato gesto di fedeltà nei confronti del padrone.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, necessitando di quantità ingenti di metalli per costruire le armi, il governo giapponese ordina di fondere anche la statua di Hachiko. Nel 1948, tre anni dopo la fine del conflitto, Takeshi Ando, figlio di Teru, riceve la commissione di scolpire una nuova statua raffigurante il cane, da collocare sempre nello stesso posto di quella precedente.

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Nonostante il corpo di Hachiko sia stato preservato tramite tassidermia ed esposto al Museo Nazionale di Natura e Scienza, situato a nord-ovest della stazione, alcune sue ossa vengono sepolte nel cimitero di Aoyama, accanto alla tomba del professor Ueno.

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L’8 marzo di ogni anno, anniversario della morte del fedele cane, in Giappone, viene organizzata una bellissima cerimonia per ricordare Hachiko, alla quale partecipano vari amanti dei cani che portano il loro omaggio alla sua lealtà e alla sua devozione. Negli anni, il cane in questione diviene il soggetto di “Hachiko Monogatari”, un film giapponese del 1987 diretto da Seijiro Koyama, che narra la storia del cane dalla nascita fino alla morte. Viene girato anche un remake americano, “Hachiko – Il tuo migliore amico”, diretto dal regista svedese Lasse Hallström e interpretato da Richard Gere e Joan Allen.

Col senno di poi e la piena coscienza del Paese in cui sono nato e vivo, pensando oggi ad Hachiko e all’8 marzo, inevitabilmente mi domando: ma se non siamo riusciti ancora a riconoscere un reale diritto di parità nei confronti delle donne, di cui festeggiamo l’8 marzo, se non siamo in grado di punire e contrastare seriamente l’abbandono degli animali domestici, quando riusciremo a garantire il rispetto dei diritti degli animali? Credo mai.

Loro non ti abbandonerebbero mai

Sono storie che toccano il cuore tutto l’anno, ci fanno soffrire sempre, non solo durante i mesi estivi, quando troppi cani vengono abbandonati lungo le strade di campagna, nelle periferie delle città, o peggio ancora sulle autostrade. Non posso fare a meno di ricordare che loro non abbandonerebbero mai l’amico umano. Neppure dopo morto. Anzi, se non gli si concede la possibilità di tornare nel luogo dell’ultimo incontro va in depressione. Depressione cronica, che spesso lo porta alla morte. Un cane ama per sempre. Fu così per Hachiko, il cane di razza Akita divenuto famoso in tutto il Giappone per la sua enorme fedeltà nei confronti del padrone, il professor Hidesaburo Ueno. È stato ed è così per molti altri amici pelosi sparsi per il mondo.

Capitán non abbandona il padrone

Un altro esempio molto noto è quello di Capitán che, almeno per ciò che è stato documentato attraverso le pagine del The Sun, dal 2006 al 2012 tornava ogni sera a dormire sulla tomba del padrone. Verónica Moreno, di Villa Carlos Paz (Argentina), proprietaria di un adorabile esemplare di pastore tedesco, raccontò al quotidiano inglese che non riusciva più a trovare il suo cane, tanto da averlo ormai dato per morto. Il cane aveva iniziato a latitare da casa dopo la morte del marito, Miguel Guzmán, avvenuta il 24 marzo del 2006. Capitán era sconvolto dalla perdita del suo padrone, girava in casa sconsolato, annusava in tutti gli angoli, poi usciva a cercarlo, senza darsi mai pace. “Stava sempre con le orecchie tese, vigile, come se sapesse che da un momento all’altro sarebbe ricomparso il suo proprietario – raccontò la signora -. Ogni mattina mi alzavo, guardavo fuori dalla finestra e lo trovavo sempre lì. Sempre nello stesso posto. Sempre vigile e in attesa. Finché un giorno non lo vidi più”.

Lo diedero per morto, fino al giorno in cui, recandosi al cimitero in cui era sepolto il marito, lei e il figlio ritrovarono Capitán. Se ne stava sulla tomba di Miguel. Hachiko e Capitán sono in buona compagnia nel mondo. Infatti, non di rado succede che un cane riesca ad intuire (a fiutare) dov’è stato sepolto il suo padrone, e succede (non raramente) che il fedele pelosetto a quattro zampe non trovi la forza di abbandonare per sempre la tomba. Se ne va per un po’ ma poi ritorna sui suoi passi, sempre più triste e solo, sempre più sconsolato. E succede, a volte, che preso dalla depressione si lasci deperire fino alla morte.

Leao e l’alluvione in Brasile

In quest’immagine, Leao il cane dell’alluvione in Brasile.

Sono storie, queste, sempre commoventi, perfino strazianti per chi ama i cani. Ma non sono storie isolate. Anche Leao non è stato da meno. La storia di questo cane ci porta in Brasile e racconta la fedeltà in mezzo alla catastrofe. Leao ha trascorso due giorni e due notti in un cimitero, accovacciato davanti alla tomba dove era stata sepolta la sua padrona, morta sotto i fiumi di fango conseguenti alle piogge torrenziali del 2011. Mentre i brasiliani piangevano gli oltre 650 morti delle alluvioni che avevano devastato quattro città dello Stato di Rio de Janeiro, il mondo si è commosso anche per per questa bestiola che vegliava pazientemente la tomba della sua padrona Maria Cristina Cesario Santana.

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Uno dei più famosi fu Greyfriars Bobby, un terrier, divenuto leggendario ad Edimburgo e in tutta la Scozia per aver passato quattordici anni della sua vita davanti alla tomba del padrone, fino alla propria morte. Non a caso, un anno dopo la scomparsa del cane, la filantropa Angela Burdett-Coutts eresse sulla sua tomba una statua e una fontana per commemorarlo. La storia di Bobby ispirò parecchi libri e film, tra cui il noto Greyfriars Bobby di Don Chaffey, tratto dall’omonimo romanzo di Eleanor Atkinson.

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Queste e altre mille storie ci confermano che l’amore di un cane nei confronti del suo migliore amico bipede non ha limiti. E’ sconfinato. Ai più scettici, consiglio questo video, di un cane che piange sulla tomba della nonna scomparsa, che non può non lasciare nei nostri cuori il senso di un amore senza limiti. Quindi, dato per scontato che un cane è per sempre, se proprio non potete tenerlo più non uccidetelo due volte abbandonandolo. Chiamate la Lega nazionale difesa del cane e affidatelo a loro.

Nel più totale anonimato darete al vostro amico la possibilità di continuare ad avere una famiglia, magari un’altra, magari migliore, ma gli risparmierete il dolore dell’abbandono e il rischio della morte. Non lo merita. In fondo, lui voleva continuare a slinguazzarvi tutte le mattine. Si sarebbe accontentato solo di questo. Perché il cane è il migliore amico dell’uomo!!!