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Una medicina chiamata aloe vera

Immagino… Te ne avranno parlato in tanti di una medicina chiamata aloe vera. Avrai letto di quanto fa bene, di quanto aiuta l’intestino, eccetera, eccetera. Ma a proposito di intestino, comincio col dirti che se non assumi quella costituita da solo gel, ovvero dal liquido interno alla foglia, con l’assunzione quotidiana irriti l’intestino al posto di calmarlo. Proprio così. La migliore aloe vera in commercio è quella costituita da solo gel ovvero dal liquido interno alla foglia. La maggior parte dei prodotti in commercio invece contengono anche il succo della foglia che sebbene abbia delle proprietà lassative ed antidepressive, contiene aloina che è dimostrato che irrita l’intestino se assunto quotidianamente.

L’aloe vera è davvero una bevanda benefica per essere in salute pieni di energia e vitalità. Però, bisogna stare attenti. I prodotti in commercio non sono tutti uguali e con questo tipo di integratore alimentare non si scherza. Tra i consigli più utili, troviamo certamente quello della sospensione dell’assunzione del prodotto per una decina di giorni ogni trenta. Questa pianta è un concentrato di nutrienti. Contiene vitamine A, C ed E, B12, acido folico e colina. Contiene otto enzimi, inclusi aliiase, fosfatasi alcalina, amilasi, bradykinase, carbossipeptidasi, catalasi, cellulasi, lipasi e perossidasi. Minerali come calcio, rame, selenio, cromo, manganese, magnesio, potassio, sodio e zinco sono presenti nella pianta di aloe vera. E ancora: auxine e gibberelline che promuovono la guarigione delle ferite e hanno proprietà anti-infiammatorie.

Intanto va detto che lenisce eruzioni e irritazioni della pelle. Su questo ci sono numerosi riscontri che hanno dimostrato il ruolo della somministrazione topica di aloe vera su ferite, e studi sul trattamento di psoriasi, dermatiti, mucosite orale, ferite chirurgiche e come rimedio per ustioni. Il primo studio di questo tipo è stato fatto nel 1935. L’estratto di aloe vera fornisce un rapido sollievo dal prurito e bruciore associati a gravi dermatiti da radiazioni e per la rigenerazione della pelle. Nel 2009, una revisione sistematica riassume quaranta studi sull’aloe vera per scopi dermatologici.

I risultati suggeriscono che la somministrazione orale di aloe vera nei topi funziona efficacemente per curare ferite, può ridurre il numero e le dimensioni dei papillomi e ridurre l’incidenza di tumori di oltre il novanta per cento nel fegato, milza e midollo osseo. Gli studi hanno anche evidenziato che l’aloe vera tratta herpes genitale, psoriasi, dermatiti, congelamento, ustioni e infiammazioni. Può essere utilizzato in modo sicuro come antimicotico e come agente antimicrobico. Senza dimenticare l’effetto protettivo contro i danni da radiazioni alla pelle.

In molti si chiedono se è vero che aiuta a dimagrire. Aiuta, ma non fa dimagrire. Per dimagrire c’è bisogno di una dieta. A volte anche ferrea. Dalle mie ricerche viene fuori che nel 1959, la Food and Drug Administration ha approvato l’uso dell’unguento di aloe vera come farmaco per la guarigione di ustioni sulla pelle. Quando il gel di aloe vera è usato sulle ustioni incrementa la velocità di guarigione della pelle. Così come quando il gel viene applicato sulla zona colpita dall’herpes facilita il processo di guarigione. Il consumo orale è considerato sicuro.

Aloe vera concentrato di aminoacidi

È molto importante prendere in considerazione il fatto che l’aole vera è un concentrato di aminoacidi e le vitamine B, B2, B6 e C. E che, quindi, l’uso di questa pianta si rivela ottimo per trattare capelli secchi o contro il prurito del cuoio capelluto. Ha proprietà nutritive, e le tonnellate di vitamine e minerali che sono presenti nella pianta aiutano a mantenere i capelli forti e sani. Grazie alle proprietà antibatteriche e antifungine dell’aloe vera, aiuta anche con la forfora, e gli enzimi del gel possono liberare il cuoio capelluto dalle cellule morte e favorire la rigenerazione del tessuto cutaneo intorno ai follicoli dei capelli.

Tra le altre cose, restando in tema, l’aloe aiuta a fermare il prurito associato alla forfora o ad un cuoio capelluto secco. Shampoo e balsami pieni di sostanze chimiche che danneggiano i capelli e possono causare infiammazione e irritazioni della pelle. L’aggiunta di aloe vera è un modo efficace per mantenere il cuoio capelluto privo di batteri ed evitare fastidiose reazioni cutanee. E poi c’è il discorso dell’uso di questa pianta come lassativo: gli antrachinoni nel lattice creano un lassativo potente che aumenta il contenuto di acqua intestinale, stimola la secrezione di muco e aumenta la peristalsi intestinale.

Una delle conseguenze più dirette è che aiutare la digestione. Il succo normalizza l’equilibrio acido-alcalino, favorisce un miglior equilibrio del ph, riduce la formazione di lieviti, aiuta i batteri digestivi e regolarizza l’intestino. Riduce la flatulenza, la consistenza delle feci senza alterare l’urgenza e la frequenza delle stesse. Inoltre, viene impiegata per lenire e guarire le ulcere dello stomaco, a causa del suo contenuto di agenti antibatterici e di proprietà curative che possono ripristinare naturalmente il rivestimento dello stomaco. Gli enzimi, presenti nell’aloe, aiutano la digestione delle proteine e il loro smantellamento in aminoacidi. Quindi, per riepilogare: la pianta di aloe ci aiuta a scongiurare alcune malattie, uccidere i batteri patogeni e proteggere la funzione delle membrane cellulari.

E poi c’è lo zinco. E già, lo zinco, una componente chiave nella struttura di un gran numero di recettori di ormoni e proteine che contribuiscono alla buona salute, l’umore equilibrato e una corretta funzione immunitaria. Te la senti di non considerarla un valido supporto nella costruzione di un solido sistema immunitario? Non è una “pianta miracolosa”, ma sicuramente è un valido aiuto. Le infiammazioni sono all’origine di gran parte delle malattie. Ma con le vitamine e minerali che fornisce l’aloe si contrastano infiammazioni e radicali liberi. La vitamina A mantiene la salute degli occhi, la funzione neurologica e la salute della pelle. La vitamina C protegge l’organismo dalle malattie cardiovascolari, degli occhi e della pelle. E previene le rughe.

La vitamina E si rivela un potente antiossidante in grado di ripristinare i danni causati dai radicali liberi. Combatte le infiammazioni e aiuta in maniera naturale a rallentare l’invecchiamento cellulare. Proprietà che si rivelano utili anche quando si è esposti al fumo di sigaretta o ai raggi UV. L’aloe vera aiuta nella cura di acne ed eczemi e riduce l’infiammazione se applicato sulla pelle per via topica. Ma ora ti svelo un segreto che non immagini. Alcuni studi sull’uomo e sugli animali suggeriscono che il succo di questa pianta è in grado di alleviare l’iperglicemia cronica e interagire nel profilo lipidico.

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L’aloe di qualità è una vera medicina

Ovviamente, come dicevo all’inizio del post, non tutti i succhi aloe in commercio sono uguali. Il metodo di lavorazione di questa pianta ha una grande incidenza sul numero e sulla quantità degli ingredienti attivi in un prodotto a base di aloe vera. In genere la lavorazione prevede frantumazione, macinazione o pressatura di tutta la foglia per la produzione di succhi, seguita varie filtrazioni e stabilizzazioni. Purtroppo, spesso ne viene fuori un prodotto scadente, con basso contenuto di ingredienti attivi. L’estrazione del gel tramite trattamenti termici e l’utilizzo di svariati filtri riducono i benefici per la salute.

In ogni caso è facile trovare prodotti di aloe vera tra cui gel, lattice, succo di frutta ed estratti. Puoi anche coltivarti la tua pianta di aloe in casa. Se acquisti una pianta in vaso, mettila sul davanzale di una finestra esposta al sole. Sposta il vaso all’aperto nei mesi estivi. L’aloe è una pianta grassa, in grado di immagazzinare molta acqua nelle sue foglie, ma ricordati di bagnarla almeno due o tre volte al mese. Durante l’inverno la pianta di aloe diventa dormiente, e durante questo periodo devi innaffiare poco. Crescere la propria pianta è un modo semplice ed economico con cui sperimentare tutti questi incredibili benefici dell’aloe vera ogni giorno.

Ti starai chiedendo: come devo assumerla e quanto? Intanto, leggi sempre l’etichetta sui prodotti che acquisti e magari informa il medico. Per la stipsi prendi due cucchiai di gel di aloe vera due volte al giorno prima dei pasti. Per le ferite, psoriasi e altre infezioni della pelle, usa la crema gel di aloe vera tre volte al giorno. Per la placca dentale, usa un dentifricio a base di aloe vera o metti una puntina di gel di aloe vera sullo spazzolino. Per il colesterolo alto, prendi una capsula di aloe vera due volte al giorno per due mesi. Per infiammazioni intestinali, vanno bene tre cucchiai di gel due volte al giorno per quattro settimane. Per ustioni della pelle, utilizza un gel di aloe puro sulla zona bruciata fino a guarigione. Per cute secca o forfora, aggiungere un cucchiaino di crema gel di aloe allo shampoo.

Non tutto ciò che luccica è oro. Ti dicevo prima che bisogna fare attenzione con questo integratore, che può causare alcuni effetti collaterali come mal di stomaco e crampi. L’uso a lungo termine di grandi quantità di lattice di aloe può causare diarrea, problemi renali, sangue nelle urine, calo di potassio, debolezza muscolare, perdita di peso e problemi cardiaci. Non bisogna assumere aloe vera in gravidanza o allattamento e non bisogna somministrarla a bambini di età inferiore a dodici anni. Si rischiano dolori addominali, crampi e diarrea. Ma d’altra parte, bisogna stare attenti anche con i farmaci.

Come hai capito, l’aloe è un medicinale. Naturale sì, ma pur sempre medicinale. Questo è davvero importante che tu te lo scriva a caratteri cubitali nel cervello. Ricorda se usi l’aloe vera, la usi come anti-invecchiamento della pelle e dell’organismo in generale, antibiotico e antibatterico, per rafforzare il sistema immunitario, come antinfiammatorio, come depurante e disintossicante, come cicatrizzante, per regolare l’attività digestiva, per aiutare la cura dell’intestino e quella della pelle e dei capelli.

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Reishi, il fungo amico della vita

Non posso dirti che allunga la vita, come fanno in tanti, per un semplice e per nulla banale motivo: nessuno potrà mai saperlo con certezza. Ma questo, considerate le sue proprietà nutrienti e i risultati degli studi della medicina cinese (che a me pare funzionare un po’ meglio della nostra), non mi impedisce di dire che il reishi è il fungo amico della vita. Potente integratore, ottimo antinfiammatorio, efficacissimo detossificante. Ecco, a me basta questo. Mi basta sapere che mi aiuta a vivere meglio. Non mi importa sapere se mi farà vivere di più. Come farebbe mai a proteggermi da una macchina che mi investe o da un fulmine che mi colpisce?

Universalmente conosciuto anche come ganoderma lucidum o ling zhi, in Cina, il reishi è un fungo parassita che cresce solitario sulle superfici delle cortecce di quercia o castagno. Per lo più in primavera. È diffuso in tutta l’Asia orientale, dalla Cina, al Vietnam, alla Corea, fino in Giappone, in diverse varietà, che si differenziano per il colore, rosso o nero, e per la forma, che può a sua volta cambiare a seconda delle condizioni di accrescimento, temperatura, umidità, concentrazione di anidride carbonica.

Il reishi, che deve il nome al suo aspetto lucido, è una specie molto comune. Dalle proprietà analgesiche e antinfiammatorie, oltre che immunostimolante, è noto anche come il fungo dell’immortalità. I suoi principi attivi sono polisaccaridi (β-glucani), acidi ganoderici, cumarina, ling zhi-8 (LZ-8), mannitolo, alcaloidi. Il ganoderma reishi è uno dei rimedi più antichi conosciuti dalla medicina tradizionale cinese: resoconti della Dinastia Han fanno infatti risalire l’uso di questa sostanza officinale a più di 2000 anni fa.

Si tratta di un vero e proprio superfood: il ganoderma reishi è un concentrato di sostanze attive, fra le quali figurano i β-glucani la cui azione spiccatamente adattogena ci permette di affrontare meglio gli stress della vita quotidiana, le malattie e gli stati di convalescenza, grazie anche alle loro proprietà immunostimolanti. Questi polisaccaridi hanno un’azione riconosciuta come antiossidanti, antinfiammatori e potrebbero aiutare in alcune patologie oncologiche o prevenire l’insorgenza dei tumori anche se ancora la sua efficacia non è stata del tutto dimostrata.

Un altro gruppo di sostanze contenute nel ganoderma reishi sono i ling zhi-8 (LZ-8), in grado di ridurre i livelli di colesterolo ematico, modulare la risposta immunitaria ed il rilascio eccessivo di istamina nei soggetti allergici, e normalizzare la pressione arteriosa specialmente nei soggetti ipertesi. Ha effetto antistaminico e cortison-like, espettorante e antitussivo. È da sempre utilizzato come tonico cardiaco, migliora il metabolismo del muscolo cardiaco regolando la pressione sanguigna.

Il reishi e gli efficaci acidi ganoderici

Gli acidi ganoderici infine, che appartengono al gruppo chimico dei triterpeni, hanno mostrato una potente azione epatoprotettrice e stimolante della funzionalità epatica, che unita a quella degli altri antiossidanti permette un’efficace depurazione e disintossicazione dell’organismo dalle sostanze inquinanti che lo danneggiano, giustificando quindi i claims che riconoscono il ganoderma come un potente rimedio anti-invecchiamento.

Questo fungo ha circa centocinquanta proprietà poichè è ricco di polisaccardi, peptidi, proteine e rientra tra i cibi antitumorali perchè contiene germanio organico dalle note proprietà anti-cancro. Inoltre il Ganoderma contiene l’acido ganoderico che diminuisce l’istamina, ecco dunque la sua potente azione antiallergica. Non in ultimo l’acido pantotenico contenuto lavora sul sistema nervoso nutrendolo ed equilibrandolo.

Il reishi migliora anche il livello di stress, agendo sul sistema nervoso e liberandoci dalla stanchezza e dalla debolezza. Ha caratteristiche antitumorali in quanto contiene sostanze antiossidanti quali la vitamina C, D e B, oltre al già citato minerale antitumorale, il germanio. Ha effetto anti-ipertensivo e antitrombotico poiché riequilibra la pressione e agisce fluidificando il sangue. Dicevo che il reishi ha proprietà epatoprotettive con attività di detossificazione; è dimostrata la sua capacità di sostenere e rigenerare la cellula epatica. È molto utilizzato per supportare il trattamento di epatopatie croniche di varia origine, come l’epatite, ma anche in caso di malattie degenerative del fegato (carcinoma).

L’assunzione costante del reishi regolarizza la produzione di succhi gastrici e, con il tempo, migliora anche la peristalsi intestinale, divenendo utile nella cura di stispi e colon spastico. Questo grazie al collegamento esistente tra sistema nervoso e tutto l’apparato digerente. L’effetto di questo fungo sulla capacità di gestione dello stress pare migliorare la somatizzazione gastroenterica di alcuni soggetti molto sensibili. Ma quando usarlo? In caso di stanchezza, insonnia, astenia, confusione mentale, palpitazioni, malattie degenerative e anche neurodegenerative (morbo di Parkinson), stress, ansia, asma e allergia.

Ecco come si presenta in natura il reishi rosso.

Ecco come si presenta in natura il reishi rosso.

Ha un sapore amaro, un effetto rinfrescante e agisce sui meridiani del cuore, milza, stomaco, fegato e polmoni. I suoi colori principali sono il rosso, il nero e il bianco, le sue principali stagioni sono la primavera e l’estate. Agisce sulle logge acqua, fuoco e legno, ha proprietà di tonificazione sul quoziente intellettivo, nutre il sangue e calma la mente. Il reishi ha la caratteristica di centratura dei due emisferi cerebrali, migliora la memoria e la capacità di osservazione e decisione, e apporta lucidità mentale.

Dunque, riepilogando. È utile come anti-invecchiamento, sistema immunitario, convalescenza dopo malattie prolungate, stati di stress, affaticamento, infiammazioni, reazioni allergiche, patologie epatiche, intossicazioni, patologie cardiovascolari, ipertensione, ipercolesterolemie. All’inizio del post parlavamo di reishi nero. Chiamato yung gee o fungo linghzi, che tradotto significa letteralmente “potenza spirituale”. Anche questo, come molti altri funghi medicinali cinesi, contiene un complesso di carboidrati (polisaccaridi), accompagnati da proteine e amino acidi.

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Fungo medicinale: c’è anche il reishi nero

Sono proprio queste sostanze che racchiudono le potenti proprietà terapeutiche di questo fungo, anche se, in accordo con la tradizionale medicina cinese, bisogna ricordare che nessuno dei componenti attivi del ganoderma preso in isolamento, può produrre gli stessi benefici riscontrati dopo il suo consumo allo stato integrale. E anche il reishi nero da secoli è utilizzato come rimedio per ristabilire equilibrio e come supporto per sostenere il cuore, rivitalizzare il corpo e tranquillizzare lo spirito. Un notevole numero di studi condotti nel corso degli ultimi trenta anni in Giappone, Cina, America e Regno Unito ha evidenziato che il consumo di ganoderma è legato al trattamento d’innumerevoli malattie, disturbi e patologie, dall’asma alle ulcere o alle infiammazioni renali. Pare sia in grado di dare una mano anche nei casi di aids.

In molti test di laboratorio in vitro, l’estratto di ganoderma lucido, indipendentemente che sia rosso o nero, sembra inibire la proliferazione di innumerevoli cellule tumorali e svolge un’attività citotossica. Inoltre, sembra inibire la crescita dei vasi sanguigni che sostengono la crescita e lo sviluppo dei tumori, che in medichese si chiama angiogenesi. Il governo giapponese l’ha per questi motivi riconosciuto come uno tra i trattamenti anti-cancro ufficiali. Tornando al reishi nero, si è potuto notare una forte stimolazione dell’organismo nel reagire e combattere allergie e infiammazioni, infezioni virali come l’influenza, e condizioni respiratorie come bronchiti e asma. Inoltre il ganoderma è estremamente efficace nell’inibire l’attività del virus dell’herpes simplex.

L’integratore di reishi viene consigliato al mattino per poter iniziare la giornata con un adattogeno multifunzionale, a stomaco vuoto o magari con l’aggiunta di vitamina C per aiutare l’assorbimento dei principi attivi e darne miglior assorbimento, con abbondante acqua naturale a temperatura ambiente che non altera le proprietà ma anzi agevola la filtrazione renale. In condizioni normali si dovrebbero avvertire i primi miglioramenti entro due settimane dall’inizio dell’assunzione.

Purtroppo, però, troppo poco si parla di micoterapia e degli effetti benefici che i funghi medicinali hanno sul nostro organismo. Dunque, prima di chiudere l’argomento sul fungo reishi, a meno che tu non abbia domande da porre, nella discussione, vorrei spendere due parole sulla micoterapia, che come saprai è il trattamento curativo a base di funghi medicinali che agisce su molti distretti del nostro corpo, in maniera profonda, con effetti curativi strabilianti. Quando si parla di rimedi naturali, soprattutto in base alle leggi vigenti in Italia, non ci si può sbilanciare eccessivamente definendo un rimedio curativo. Ciò che cura in Italia è il farmaco allopatico (dal greco pharmakon che significa veleno) mentre i rimedi naturali sono considerati “integratori” che supportano lo stile di vita.

Però, mi sento di affermare con certezza che ci sono rimedi ed estratti che hanno un’azione altamente curativa sul nostro organismo, ottenendo risultati davvero eccellenti. I funghi medicinali rientrano in quella categoria di rimedi considerati panacee per il corpo. La cosa importante da sapere, e questo vale per qualunque fungo, è che devono essere di coltivazione biologica, non devono provenire da coltivazioni forzate che utilizzano fertilizzanti, il terreno su cui crescono non deve essere contaminato, la concentrazione di principio attivo all’interno del prodotto è molto importante.

A proposito di coltivazione e terreni. Sai che puoi coltivarlo facilmente anche tu? Il ganoderma è molto semplice da coltivare anche a livello domestico. Infatti, si sta diffondendo anche in Europa la coltivazione di questo fungo, che cresce dentro bottiglie di vetro o contenitori in plastica su un substrato a base di pezzi di corteccia e tronco, paglia o truciolato di legno. Nell’antichità gli imperatori della Cina finanziarono titaniche operazioni di ricerca per rifornire la dinastia regnante di reishi, considerato fungo dell’immortalità in tutte le leggende orientali.

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Vitamina C: acido ascorbico fa bene

La cosiddetta vitamina C si chiama scientificamente acido ascorbico. Insomma, fa bene. Una vera toccasana di cui il nostro corpo ha sempre bisogno. La sua storia merita di essere conosciuta e il suo impiego diffuso. La vitamina C è presente in sufficienti quantità in alcuni alimenti, insieme a bioflavonoidi, soprattutto nei vegetali a foglia verde, come peperoni, pomodori, kiwi e negli agrumi, particolarmente concentrata nel frutto di ciliegia amazzonica, l’acerola, e nella rosa canina. La vitamina C può deteriorarsi nel caso in cui questi alimenti vengano tenuti all’aria (per via della maturazione dei frutti) per molto tempo o se la sostanza base, l’acido ascorbico, viene conservata dentro contenitori di metallo (il metallo ossida i minerali).

Se chiedete cos’è l’acido ascorbico ad un medico, anche ad un medico di base, vi sentirete rispondere che si tratta di acido “L-ascorbico, ossia vitamina C, principio antiscorbutico”, che lo trovate regolarmente in tutte le farmacie delle vostre città, che fa benissimo, anzi che è necessario, che in termini di efficacia è uno dei migliori antiossidanti, che allo stato puro costa circa sette euro ogni cento grammi e che, sì, è più conveniente della vitamina C “firmata”. Più conveniente perché è la “vera” vitamina C non aggregata in laboratorio, ma costa molto meno. Vuoi mettere cento grammi contro dieci o quindici compresse da un grammo?

A questo punto, il vostro cervelletto, anche il più minuto, vi suggerirà di chiedergli provocatoriamente: ma allora, brutto ruffiano dibig pharma“, perché fino ad oggi mi hai sempre suggerito di comprare le compresse all’arancia o al limone che costavano un bulbo dell’occhio ogni volta? Non potevi consigliarmi subito l’acido ascorbico e mi facevi risparmiare un po’ di soldini? Meno male che ho fatto quattro chiacchiere con quel naturopata, anche osteopata, specializzato in scienze mediche orientali, che mi ha aperto gli occhi…

L’acido ascorbico è un composto organico presente in natura con importanti proprietà antiossidanti. E’ un solido bianco, sembra polvere, ma in campioni impuri, inumiditi od ossidati dall’ossigeno atmosferico può apparire giallastro. Si tratta anche di una vitamina idrosolubile, essenziale nell’uomo ma non in tutti i mammiferi, antiossidante, spesso utilizzata in forma salina, ascorbato, che svolge nell’organismo molteplici funzioni. La sua storia si riallaccia a quella dello scorbuto, una patologia legata ad una carenza di tale composto nella dieta.

Questa malattia era già nota in Grecia attorno al V secolo avanti Cristo. Nel XVI secolo era noto, soprattutto presso popolazioni marinare, che lo scorbuto poteva venir curato e prevenuto dall’assunzione di verdure e frutta fresca o dall’estratto di aghi di pino. Tuttavia, la prima prova di ciò venne nel maggio del 1747 ad opera di un chirurgo della marina reale inglese. James Lind prese dodici membri dell’equipaggio affetti da scorbuto e li divise in sei gruppi da due persone ciascuno. Ad ogni gruppo fece assumere, oltre alle normali razioni alimentari, un composto particolare: sidro, acido solforico, aceto, spezie ed erbe, acqua di mare, arance e limoni.

Vitamina C come forma di prevenzione

I risultati ottenuti permisero di dimostrare che effettivamente quest’ultima aggiunta permette di prevenire l’insorgere dello scorbuto. Lind pubblicò i risultati di questo suo studio nel 1753. Nel 1795 la marina inglese stabilì di aggiungere succo di limone o di lime nella dieta dei marinai. Poi, dopo altre conferme, nel 1912 Casimir Funk ipotizzò, da studi su malattie carenziali, la presenza di composti che denominò vitamine. Sebbene abbia studiato soprattutto il beri-beri, ipotizzò che anche altre malattie (tra cui lo scorbuto) dipendessero da mancanza di specifiche vitamine.

Nel 1921, il composto antiscorbutico venne denominato vitamina C e tra il 1928 e 1933 esso venne isolato e cristallizzato da Joseph Svirbely e da Albert Szent-Gyorgyi Von Nagyrapolt e, indipendentemente, da Charles Glen King. Nel 1934, sir Walter Norman Haworth e Tadeusz Reichstein, in maniera indipendente, riuscirono a sintetizzare la vitamina C. Nel 1937, l’ungherese Albert Szent-Gyorgyi ricevette il Premio Nobel per la Medicina per le sue scoperte sui processi biologici di combustione, con particolare riguardo alla vitamina C, e alla catalisi dell’acido fumarico. Ma, appunto, questa è storia.

Fa bene? In cosa aiuta? Perché? La vitamina C è importante, anzi si rivela indispensabile, per il corretto funzionamento del sistema immunitario e la sintesi di collagene nell’organismo. Il collagene rinforza i vasi sanguigni, la pelle, i muscoli e le ossa. L’uomo non può creare collagene senza di essa. La vitamina C ha un ruolo importante, soprattutto in reazioni di ossidoriduzione catalizzate da ossigenasi, e svolga un’azione antistaminica.

Tra i processi più noti in cui la vitamina C interviene ci sono: idrossilazione della lisina e della prolina ad opera della prolina idrossilasi e della lisina idrossilasi, reazioni importanti per la maturazione del collagene, idrossilazione della dopamina per formare la noradrenalina, sintesi della carnitina, catabolismo della tirosina, amidazione di alcuni peptidi con azione ormonale, sintesi degli acidi biliari, sintesi degli ormoni steroidei per intervento durante le reazioni di idrossilazione, riduzione dell’acido folico per formare la forma coenzimatica, aumento dell’assorbimento di ferro per riduzione del Fe (III) a Fe (II), azione di rigenerazione della vitamina E per cessione di un elettrone al radicale α-tocoferossilico. Cerchiamo di capire meglio.

Cosa causa la carenza di acido ascorbico

La carenza di vitamina C, come detto sopra, determina la comparsa dello scorbuto, patologia che riguarda particolarmente l’insufficiente produzione di collagene e di sostanza cementante intercellulare. Una situazione pericolosa che determina alterazioni a livello dei vasi sanguigni con comparsa di emorragie, rallentamento della cicatrizzazione delle ferite, gengiviti con alterazioni della dentina, gengivorragie ed osteoporosi delle ossa.

Nei bambini si ha anche un arresto della crescita. Le varie emorragie sviluppantesi possono portare anche ad un quadro di anemia sideropenica. Bassi livelli di acido ascorbico, sufficienti alla sopravvivenza, ma al di sotto di quelli necessari, sembrano favorire l’aterosclerosi, sia per l’ipotesi ossidativa sia per l’ipotesi risposta alla lesione. Per la scarsità di vitamina C nell’organismo, si instaurano situazioni come la progressiva crescita dell’azione devastante dello stress ossidativo e dei radicali liberi sulle pareti cellulari vascolari o il progressivo impoverimento e cedimento di collagene nelle pareti cellulari vascolari che venendo tamponato da derivati di alfa lipoproteine produce, col progressivo accumulo, l’aterosclerosi e, di conseguenza, tutte le altre pericolosissime sue patologie derivate a cascata.

E’ consigliabile consumarla unendola, nel bicchiere d’acqua, ad una punta di cucchiaino di bicarbonato di sodio, o di bicarbonato di potassio (ascorbato di potassio). Sarà decisamente più saporita da mandare giù. A livelli di assunzione normali, viene assorbita una quota di acido ascorbico variabile tra il 70 ed il 95% della dose consumata. La vitamina C contribuisce anche alla formazione dei globuli rossi e previene le emorragie. Inoltre combatte le infezioni batteriche e riduce gli effetti di alcune sostanze che provocano allergie. Per queste ragioni la vitamina C è spesso usata nella prevenzione e nella cura del raffreddore comune.

E’ stato scoperto che la vitamina C agisce come antistaminico e può essere usata per ridurre le dosi della forma medicinale. Inoltre, ha relazioni significative con altri elementi nutritivi. Contribuisce al metabolismo di alcuni aminoacidi come la fenilalanina e la tirosina che diventano ormoni. La vitamina C trasforma le forme inattive di acido folico in forma attiva di acido folinico e può avere un ruolo significativo nel metabolismo del calcio e del ferro. Protegge la tiamina, la riboflavina, l’acido folico, l’acido pantotenico, la vitamina A e la E dall’ossidazione. Protegge il cervello e il midollo spinale dalla distruzione da parte di radicali liberi.

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La vitamina C facilita la formazione di ossa e denti sani, proteggendo smalto e polpa. Riduce gli effetti negativi sull’organismo di certe sostanze che producono allergie. Il fluido lubrificante delle articolazioni, il liquido sinoviale, diventa più scorrevole quando i livelli di acido ascorbico sono alti e consente una maggiore libertà di movimento. E’ un elemento nutritivo importante nel trattamento delle ferite perché accelera il processo di rimarginazione. L’acido ascorbico può abbassare il contenuto di colesterolo nel sangue dei pazienti affetti da arteriosclerosi.

Il tasso di colesterolo nel siero si riduce del 35-40% con il trattamento con vitamina C. Stimola la produzione di interferone e agisce da fattore inattivante contro i virus e le infezioni, incluso il virus herpes, le eruzioni vacciniche, il virus dell’epatite, della poliomielite, dell’encefalite, del morbillo, della polmonite e dell’Aids. Dato che il normale funzionamento dei globuli bianchi che lottano contro le infezioni dipende dalla vitamina C, va da sé questo stesso meccanismo opera contro i batteri, compresi quelli responsabili della difterite, della tubercolosi, del tetano, della febbre tifoide, e gli stafilococchi.

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