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La dieta povera di grassi e il fattore IG

In che modo può aiutarci una dieta povera di grassi? In un contesto globale in cui i livelli di obesità sono in continuo aumento, è essenziale che la comunicazione sanitaria pubblica intesa a contrastare questo grave problema sia davvero efficiente. Uniti in un importante progetto comune, cinque centri di ricerca europei hanno recentemente condotto una ricerca per stabilire se le attuali raccomandazioni che consigliano di seguire una dieta povera di grassi abbiano conseguito un’effettiva diminuzione di peso in un contesto normale di vita.

Gli attuali tentativi per affrontare il problema dell’obesità si sono incentrati sulla riduzione dei grassi contenuti nella dieta. Infatti, le diete ricche di grassi hanno un alto contenuto energetico ed è più facile eccedere nell’assorbimento di calorie. Ad ogni modo, vi sono comunque alcune contraddizioni nella valutazione dell’importanza dei grassi e per molti continua ad essere argomento di dibattito l’efficacia o meno di una dieta povera di grassi nella prevenzione e cura dell’obesità. Inoltre, alcuni studi clinici dimostrano che le diete povere di grassi provocano un calo del colesterolo HDL (il colesterolo cosiddetto “buono”) ed un aumento dei trigliceridi, entrambi fattori di rischio per le malattie cardiache; altre ricerche, invece, hanno dimostrato un miglioramento del profilo lipidico.

Allo scopo di studiare da vicino questi problemi attraverso una simulazione applicata alla vita reale, è stato creato lo studio Carmen (Carbohydrate Ratio Management in European National diets). Per la realizzazione di questo studio, alcuni centri di ricerca in Olanda, Danimarca, Inghilterra, Germania e Spagna hanno reclutato per ciascun Paese un gruppo di ottanta uomini e donne sovrappeso. Per questa ricerca è stato sperimentato un approccio innovativo più realistico che ha permesso comunque il preciso monitoraggio delle quantità di ciboassunte dai partecipanti. Ciascun centro ha creato al suo interno un piccolo negozio alimentare in cui erano presenti una selezione di 100-150 alimenti per i quali era nota la composizione nutrizionale.

Le scelte alimentari di ciascuno sono state seguite e registrate attraverso un lettore di codici a barre ed alle persone non fu imposto alcun limite riguardo alla quantità di cibo da consumare. Gli alimenti che non venivano forniti dal negozio sperimentale, come il pane, la frutta, la verdura e la carne, venivano acquistati in normali supermercati e registrati ad intervalli regolari. Durante un periodo iniziale di assestamento, della durata di cinque settimane, tutti si abituarono al laboratorio e consumarono alimenti il cui livello di grassi era tipico di ogni Paese d’origine. Gli individui vennero poi divisi a caso in tre gruppi: un gruppo di controllo che continuò a seguire un dieta con un normale contenuto di grassi, un gruppo che seguì una dieta povera di grassi ma ricca di zuccheri e un gruppo che seguì una dieta povera di grassi ma ricca di amidi.

Un totale di trecentosedici persone hanno seguito questa dieta fino al termine del ciclo di studio durato sei mesi. Le persone che seguirono sia la dieta ricca di zuccheri sia quella ricca di amidi ridussero il loro livello di grassi rispettivamente del 10 e dell’8%. In tutti e due i gruppi, la densità energetica della dieta subì un forte calo. Il gruppo che seguiva la dieta povera di grassi ma ricca di amidi perse 1,8 kg di peso e il gruppo povero di grassi e ricco di zuccheri perse 0,9 chili, mentre il gruppo di controllo aumentò di 0,8 chili. I primi due gruppi hanno avuto una perdita significativa di grassi, rispettivamente di 1,8 e 1,3 chili. È interessante notare che non sono state rilevate, tra i diversi gruppi, significative differenze nei livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue.

La ricerca Carmen dimostrò che le persone moderatamente sovrappeso che mangiavano fino a soddisfare il loro appetito e conducevano una vita normale erano in grado di perdere peso seguendo una dieta povera di grassi e ricca di amidi o povera di grassi e ricca di zuccheri senza effetti negativi nel livello di grassi nel sangue. La perdita di peso registrata durante questo studio fu modesta, ma se consideriamo il contesto dell’intera popolazione ciò potrebbe significare una consistente diminuzione del numero di persone obese, che corrono un rischio più elevato di ammalarsi. Il Professor Saris dell’istituto di Ricerca Tossicologica e della Nutrizione di Maastricht (Olanda), coordinatore del progetto di Carmen, ritiene che l’effetto più significativo nella riduzione dell’assorbimento dei grassi consista più nel prevenire l’aumento di peso che nella perdita drastica di peso. In ogni caso, le attuali raccomandazioni sanitarie, che consigliano di ridurre l’apporto di grassi nella dieta, sono più vicine ad aiutare, piuttosto che contrastare, gli sforzi per il mantenimento di una buona forma fisica.

Dieta e fattore IG: cos’è l’indice glicemico

L’indice glicemico (IG) ha di recente catturato l’attenzione del pubblico e i valori di IG hanno cominciato a comparire sulle confezioni degli alimenti. Ma di che cosa si tratta e come può essere utile nella vita quotidiana? Il concetto di IG è stato originariamente sviluppato negli anni Ottanta, quando ci si rese conto che diversi alimenti contenenti la stessa quantità di carboidrati non avevano lo stesso effetto sui livelli di zucchero nel sangue. Per esempio, 30 grammi di carboidrati come il pane potrebbero avere effetti diversi da 30 grammi di carboidrati come frutti o pasta. L’IG è un modo di classificare i cibi contenenti carboidrati in base a quanto alzano i livelli di zucchero nel sangue dopo averli mangiati.

Sono classificati in una scala da 0 a 100, considerando 100 la risposta ad un alimento di riferimento, come il glucosio o il pane bianco. Allo stesso livello di carboidrati, gli alimenti con IG alto provocano marcate fluttuazioni nei livelli di zucchero nel sangue, mentre quelli con IG basso producono aumenti minori dei livelli di zucchero. Che Cosa Influenza l’ig? Per molti anni gli scienziati hanno creduto che i carboidrati amidacei fossero digeriti e assorbiti lentamente, mentre gli zuccheri fossero digeriti e assorbiti velocemente – ma questo non è vero! Le bevande analcoliche e il purè di patate, per esempio, hanno un IG simile. Quindi, qual è il punto? Lo stato fisico di un cibo, il modo in cui viene prodotto, il tipo di fibra, il tipo di amido, il tipo di zucchero e il modo in cui viene cucinato, tutto questo ha un impatto sull’IG finale di un alimento.

In generale, la struttura del cibo ha la stessa importanza del tipo di carboidrati che contiene. Ad esempio, i cereali integrali sono relativamente resistenti alla digestione, ma una volta macinati e cotti diventano facili da digerire. Questo è il motivo per cui sia il pane bianco che il pane integrale liscio hanno un IG alto, mentre il pane multicereali ha un IG medio. Alcuni alimenti come l’avena, le mele e i fagioli contengono fibre solubili, che si gonfiano e rallentano il passaggio del cibo nel tubo digerente. Questi cibi hanno un IG basso. Anche il tipo di zucchero è rilevante; il glucosio ha il massimo impatto sullo zucchero nel sangue, seguito dal saccarosio.

In pratica, la maggior parte degli alimenti contenenti carboidrati non vengono consumati da soli ma come parte di uno spuntino o di un pasto, e questo ha un impatto sul profilo glicemico del sangue. Ad esempio il pane può essere mangiato con burro o olio, e le patate con carne o vegetali. L’aggiunta di cibi ricchi di grassi e proteine rallenta significativamente la digestione del pasto e riduce l’IG generale. Come Applicare L’ig Per Migliorare La Salute?Conoscere l’IG dei cibi può essere utile per i diabetici, che hanno bisogno di gestire i loro livelli di zucchero nel sangue. Includere nella dieta cibi con un IG basso può aiutarli a distribuire il rilascio del glucosio nel sangue in modo più uniforme durante la giornata.

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Il concetto di IG può anche essere applicato in ambito sportivo: i cibi con IG basso possono aiutare a migliorare la resistenza, mentre cibi e bevande ad alto IG rinforzano il rifornimento di glicogeno nei muscoli dopo l’esercizio fisico. Dati recenti dimostrano che le diete con un IG generale basso possono essere utili nella prevenzione del diabete di Tipo 2 e delle coronaropatie, probabilmente perché diminuiscono la richiesta di insulina e migliorano il profilo del colesterolo nel sangue. Le ricerche si stanno inoltre indirizzando verso l’utilizzo dell’IG in relazione all’obesità, ed è stato suggerito che le diete a basso IG potrebbero aiutare le persone a perdere peso in quanto creano una sensazione di sazietà.

Tuttavia, non è chiaro se questi effetti siano dovuti a ll’IG o ad altri aspetti correlati dei cibi a basso IG: per determinarlo sono necessari studi approfonditi a lungo termine. L’IG non è l’unico fattore che determina fino a che punto mangiare un determinato alimento aumenti i livelli di zucchero nel sangue. Se si mangiano quantità simili di due cibi con lo stesso IG (cavolo navone e brioche), si ottengono minori aumenti di zuccheri nel sangue con l’alimento che ha un contenuto inferiore di carboidrati (cioè il cavolo navone). Inoltre, se si mangiano due cibi con lo stesso IG (brioche e couscous), la porzione abituale di uno di essi potrebbe essere più piccola e gli zuccheri nel sangue salirebbero quindi di meno.

Questo è il motivo per cui è stato introdotto il concetto di Carico Glicemico (CG). Si basa sul concetto di IG per fornire una misura della risposta glicemica totale ad un cibo o ad un pasto (CG = IG/100 x grammi di carboidrati per porzione). In pratica, significa che si possono confrontare direttamente gli effetti sui livelli di zucchero nel sangue di due cibi pesando il CG di una porzione di ciascuno di essi.La tabella qui sotto mostra che, per un IG simile, una porzione di cibi diversi può generare CG molto differenti.

Dieta: il ruolo protettivo dei cereali integrali

Gli alimenti a base di cereali integrali sono una componente essenziale dell’alimentazione quotidiana in tutta Europa e costituiscono una delle principali fonti alimentari di carboidrati, fibre e proteine. Il cereale di maggior consumo nella dieta degli Europei è rappresentato dal frumento e in genere viene utilizzata solo la parte interna dei chicchi, nella forma della farina bianca raffinata, per i prodotti da forno come pane, torte, pasta, cereali da colazione e altri. Tuttavia, questa abitudine di consumo deve essere urgente rivalutata alla luce dei più recenti risultati epidemiologici, che dimostrano chiaramente il ruolo protettivo degli alimenti a base di cereali integrali nei confronti di diverse malattie, come le malattie cardiovascolari (mcv), certi tipi di cancro e il diabete di Tipo 2.

Il consumo di cereali integrali è stato anche associato ad un peso corporeo inferiore nelle donne di mezza età in confronto a quelle che consumano alimenti a base dice reali più raffinati. In Europa i cereali più importanti sono i chicchi di frumento, riso, mais, avena, segale e orzo, tutti della famiglia delle graminacee. Tutti i cereali hanno una struttura simile, suddivisa in tre parti: l’endosperma interno amidaceo, il germe o embrione e la crusca esterna, che forma uno strato protettivo intorno al chicco. La fibra alimentare (di tipo solubile o insolubile, a seconda del cereale) è stata a lungo considerata la componente dei cereali integrali più utile per proteggere la salute.

Tuttavia, oggi sempre più dati dimostrano che ci sono altre sostanze nei cereali integrali che hanno effetti benefici sulla salute, come la vitamina E e diverse vitamine del gruppo B, numerosi minerali come ferro, magnesio, zinco e selenio e vari composti fitochimici protettivi. Questa moltitudine di sostanze nutrienti e utili alla salute possono agire sinergicamente e il “pacchetto completo” può quindi esercitare un maggior beneficio sulla salute di quello che si potrebbe ottenere dalla somma delle singole componenti. I criteri di scelta alimentare menzionati solitamente dai consumatori europei sono il gusto, la salute, la comodità e il prezzo. I prodotti a base di cereali offrono già una vasta scelta e ricoprono vari ruoli nella cultura alimentare delle diverse parti d’Europa.

Cereali integrali, un meritato successo

Anche se gusto e salute sono spesso considerati fattori opposti nelle scelte alimentari, oggi i consumatori possono scegliere alimenti salutari a base di cereali integrali da una vasta gamma di opzioni gustose. Ultimamente i cereali integrali stanno ricevendo il ben meritato riconoscimento. Per esempio, gli scienziati europei stanno collaborando ad un nuovo progetto chiamato Healthgrain, finanziato dalla Commissione Europea all’interno del Sesto Programma Quadro, il cui obiettivo è migliorare e rinforzare il valore nutrizionale e i benefici per la salute dei cereali e di utilizzare meglio i cereali integrali negli alimenti moderni.

Il progetto Healthgrain è partito nel 2005 e studierà le aspettative dei consumatori e le qualità organolettiche degli alimenti bioattivi a base di cereali, svilupperà nuove tecnologie per rendere possibile la produzione di alimenti che contengano le componenti dei cereali utili alla salute come le fibre alimentari, gli oligosaccaridi e i fitochimici alimentari come fitoestrogeni (lignani), polifenoli e antiossidanti, dimostrerà l’importanza di questi composti per la salute, specialmentenel controllo dei livelli di zucchero nel sangue e nel metabolismo dell’insulina. Esiste inoltre un esteso programma di diffusione dei risultati ottenuti per comunicare i benefici dei cereali integrali all’industria alimentare europea e ai professionisti della salute.

Questi studi scientifici inoltre supporteranno nel Regno Unito, in Svezia e negli Stati Uniti gli “health claims” che riconosceranno l’importanza degli alimenti a base di cereali integrali nel ridurre il rischio di malattie coronariche e di alcuni tipi di cancro. Gli effetti fisiologici dei cereali integrali e il loro ruolo nel migliorare la salute sono ad oggi ancora compresi solo in parte. I nuovi studi in corso in Europa saranno utili per identificare le componenti rilevanti e i meccanismi biologici che stanno dietro ai benefici per la salute fin qui osservati. Anche se la fibra alimentare non è una sostanza “nutriente”, rappresenta comunque un’importante componente delle nostre diete. La ragione principale per cui la fibra è così importante è il fatto che non viene assorbita.

La fibra alimentare o “crusca” è costituita dalle parti commestibili dei vegetali, che non possono essere digerite nell’intestino tenue e transitano integre nell’intestino crasso. Esse includono i polisaccaridi non amilacei (ad esempio cellulosa, emicellulosa, gomme, pectine), gli oligosaccaridi (ad esempiol’inulina), la lignina ed altre sostanze vegetali associate (ad esempio cere, suberina). Il termine fibra alimentare comprende anche un tipo di amido noto come “resistente” (reperibile nei legumi, in semi e granaglie parzialmente macinati, in certi cereali per la prima colazione) perché non viene digerito nel tenue e giunge inalterato nell’intestino crasso.

Queste fibre si reperiscono in frutta (pere, fragole, more, lamponi, uva passa, aranci), verdura (cavoletti di Bruxelles, carciofo, cipolla, aglio, mais, piselli, fagioli verdi, broccoli), legumi (lenticchie, ceci, fagioli) e granaglie (crusca di avena o di altri cereali, pani integrali e semintegrali). A seconda della loro solubilità si distinguono spesso le fibre alimentari in solubili e insolubili. Ambedue i tipi si trovano in proporzioni differenti negli alimenti che le contengono. Buone fonti di fibre solubili sono l’avena, l’orzo, la frutta, la verdura ed i legumi (fagioli, lenticchie, ceci). I cereali integrali ed il pane integrale sono fonti ricche di fibra insolubile.

Le fibre ingerite giungono all’intestino crasso, dove sono parzialmente o completamente fermentate dai batteri intestinali. Durante il processo di fermentazione si formano vari sottoprodotti, acidi grassi a catena corta e gas. È l’azione combinata del processo di fermentazione e dei sottoprodotti che contribuisce agli effetti benefici delle fibre sulla salute. I principali effetti fisiologici attribuiti alle fibre alimentari riguardano:

Funzione intestinale

In particolare, le fibre insolubili aiutano a prevenire la costipazione grazie all’aumento della massa fecale ed alla diminuzione del transito intestinale. Questo effetto è incrementato se l’ingestione di fibre è accompagnata da un’aumentata introduzione di acqua. Gli acidi grassi a catena corta, prodotti quando le fibre sono fermentate dai batteri intestinali, sono un’importante fonte di energia per le cellule del colon e potrebbero inibire la proliferazione di cellule tumorali intestinali. Migliorando la funzione intestinale, le fibre possono ridurre il rischio di malattie quali la diverticolosi o le emorroidi e potrebbero avere un effetto protettivo sul cancro intestinale.

Livelli ematici di glucosio

Le fibre solubili possono rallentare la digestione e l’assorbimento dei carboidrati e quindi ridurre il picco glicemico postprandiale e la risposta insulinica. Questo può essere utile ai soggetti diabetici per migliorare il controllo dei loro livelli di glucosio nel sangue.

Colesterolo ematico

I risultati di studi epidemiologici identificano un altro ruolo delle fibre alimentari nella prevenzione delle coronaropatie cardiache grazie al miglioramento dei livelli lipidici nel sangue. Studi clinici confermano i risultati di tali studi epidemiologici. Fibre viscose come la pectina, la crusca di riso o di avena diminuiscono sia i livelli di colesterolo totale che quelli del cosiddetto colesterolo cattivo (LDL o lipoproteina a bassa densità). Allo stesso tempo le ricerche continuano a mostrare che le diete ad alto contenuto di miscele di fibre alimentari proteggono anche dalle coronaropatie cardiache.

Altri effetti

Anche se la prevenzione della costipazione, il miglioramento dei livelli di glucosio e quelli dei lipidi nel sangue sono gli effetti predominanti di una dieta ricca di fibre, ci sono altri benefici degni di nota. Ad esempio, poiché le fibre aumentano la massa di cibo ingerita senza aggiungere calorie, ciò può portare ad un effetto di sazietà e, diminuendo l’appetito, essere d’aiuto nel controllo del peso. Per poter ottenere tutti questi benefici delle fibre alimentari è importante variare la loro fonte nell’alimentazione. Diete a base di frutta, verdura, lenticchie/fagioli e cereali integrali non solo forniscono fibre ma anche altri nutrienti e componenti alimentari essenziali per una buona salute.

Cereali: il ruolo protettivo nella dieta

I cereali integrali come il riso scuro, il grano integrale, l’avena e la segale integrali non solo hanno un ottimo sapore, ma offrono anche potenziali benefici per la salute, come la riduzione del rischio di malattie cardiache e di alcuni tipi di tumore. Recenti studi epidemiologici su larga scala hanno dimostrato che il consumo costante di cereali integrali può ridurre fino del 30% il rischio di cardiopatie coronariche e di alcuni tipi di tumore. Non sorprende quindi che la conclusione di un simposio internazionale sugli alimenti integrali e la salute, tenuto in Finlandia nel giugno del 2001, sia stata che il consumo di maggiori quantitativi di alimenti integrali potrebbe migliorare la salute.

I cereali come il grano, il riso, il mais, l’avena e la segale sono stati per secoli l’elemento base della dieta alimentare. Dalla pasta in Italia al “pudding” (farinata d’avena) in Scozia, la varietà di alimenti a base di cereali consumati nel mondo è a dir poco incredibile. Tuttavia, la maggior parte dei cereali consumati viene raffinata. Questo significa che, durante la lavorazione, vengono eliminate le parti esterne del cereale (il germe e la crusca), lasciando solo l’endosperma ricco di amido, che viene macinato per produrre farine bianche. La macinazione e la raffinazione causano la perdita di molti nutrienti e di altre sostanze protettive presenti in maggiori quantità nel germe e nella crusca.

I nutrienti presenti nei cereali integrali sono la vitamina E, il complesso di vitamine B, i minerali quali il selenio, lo zinco, il rame, il magnesio e il fosforo. Oltre a queste vitamine e minerali, i cereali contengono proteine, carboidrati complessi e sostanze protettive come alcuni fitoestrogeni (che hanno dimostrato proprietà protettive nei confronti dei tumori e delle malattie cardiache). Sembra che tutti questi nutrienti si uniscano sinergicamente come un “pacchetto” a beneficio della salute e a protezione dalle malattie. Protezione contro i tumori e le malattie cardiache. La vera forza dei cereali integrali, tuttavia, sta nei loro potenziali effetti protettivi contro le cardiopatie coronariche e alcuni tipi di tumore.

Nell’ambito di uno studio prospettico condotto su oltre 34.000 donne tra i 55 e i 69 anni, in Iowa (Usa), i soggetti che hanno dichiarato di mangiare almeno una porzione di cereali integrali al giorno correvano un rischio sostanzialmente minore di morire a causa di cardiopatie coronariche di quelli che non ne mangiavano quasi per niente. Ulteriori dati forniti dal “Nurses’ Health Study” hanno dimostrato che le donne che mangiavano circa 2,7 porzioni di alimenti integrali al giorno riducevano del 30% il rischio di soffrire di cardiopatie coronariche contro quelle che ne mangiavano solo 0,13 porzioni al giorno. Inoltre, il consumo costante di alimenti integrali sembra anche ridurre il rischio di infarto e di diabete di Tipo II.

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Dieta: come proteggersi dal tumore

Gli effetti protettivi dei cereali integrali si estendono ai tumori, in particolare al cancro al colon. I cereali integrali sono fonti ricche di carboidrati fermentabili che vengono trasformati dalla flora intestinale in acidi grassi a corta catena. Questi acidi possono ridurre l’attività di alcuni dei fattori che provocano il cancro. Le fibre integrali, inoltre, aumentano il volume delle feci e si legano ai carcinogeni, che possono essere velocemente rimossi dall’intestino prima di causare problemi. I cereali integrali sembrano offrire molti benefici per la salute, ma non è consigliabile esagerare nel consumo, specialmente se crudi, come nel caso della crusca non raffinata. Questo perché la fibra, di solito rimossa durante la macinazione, contiene una sostanza detta fitato. È dimostrato che i fitati riducono l’utilizzo e l’assorbimento da parte del corpo di numerosi minerali tra cui il calcio e lo zinco.

Gli enzimi contenuti nel lievito (usato per fare il pane) distruggono la maggior parte dei fitati, così come accade anche attraverso i metodi di lavorazione degli alimenti che richiedono calore, come la lavorazione dei cereali da colazione a base di crusca. Per la maggior parte delle persone, la quantità di fitati presenti nella propria alimentazione non causa problemi, mentre coloro che assumono grandissime quantità di cereali integrali potrebbero avere bisogno di un integratore di minerali. Gli “health claims” (o rivendicazioni salutistiche) sono tutti i messaggi che affermano, suggeriscono o implicano una relazione tra un alimento, o un suo componente, e la salute.

Negli Stati Uniti, la Food and Drug Administration (Fda) ha autorizzato un health claim che riconosce l’importanza degli alimenti integrali e di altri alimenti vegetali nella riduzione delle cardiopatie coronariche e di alcuni tipi di tumore. L’health claim può essere riportato sulle confezioni degli alimenti integrali e nella pubblicità dedicata ad essi. Inoltre, la Fda ha autorizzato degli health claims speciali per l’avena e i suoi derivati. Gli alimenti costituiti da cereali integrali (come pane, cereali da colazione, riso e cracker integrali) sono poco presenti nell’alimentazione della maggioranza dei paesi occidentali. Un maggior consumo di questi alimenti sarebbe una strategia alimentare sensata e prudente diretta a tutta la popolazione. Migliorare la salute e ridurre il rischio di certe malattie può essere tanto semplice quanto mangiare una tazza di cereali integrali da colazione e scegliere di consumare pane, riso e pasta integrali.

Gli antibiotici naturali più efficaci

Quali sono gli antibiotici naturali più efficaci per stimolare alla reazione il sistema immunitario? Se ne parla in inverno per necessità ma in realtà quello dell’antibiotico naturale dovrebbe essere un argomento da inserire nell’educazione alimentare perché, a differenza di quello usato dalla medicina allopatica, che spazza via quasi tutto (purtroppo), la natura ci mette a disposizione “medicinali” che fanno effetto a condizione che li si assuma con regolarità.

Per dirla con le parole di Ippocrate, che purtroppo la cultura del trash ha messo un po’ da parte, con le conseguenze disastrose che sono sotto gli occhi di tutti: Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo. Per stare bene bisogna prendersi cura di sé stessi. Essere attenti a quello che mangiamo. Noi siamo quello che mangiamo. Ho pensato una mini-guida ai dieci antibiotici naturali più efficaci, parlo ovviamente solo di prodotti che sperimento con successo su me stesso, traendone oggettivo benessere fisico. E’ importante ricordare che l’antibiotico tradizionale non è da evitare a tutti i costi, ma da ridurre al minimo. L’esposizione ad antibiotici chimici fa tabula rasa anche dei batteri buoni.

A ciò, bisogna aggiungere che nell’ultimo secolo si è verificata una massiccia somministrazione di farmaci agli animali da allevamento, che poi finiscono nella nostra pancia. Ecco spiegato come mai si sono venuti a creare virus sempre più resistenti e corpi sempre più deboli. E’ fondamentale riportare in equilibrio il nostro corpo e il nostro sistema immunitario. Come faccio spesso in questi casi, seleziono per te i migliori prodotti sul mercato. Ma ricorda: i miei sono solo consigli. Ecco i 10 antibiotici naturali più efficaci.

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Miele biologico grezzo

Nella cultura egizia il miele era una medicina e lo è ancora oggi in quella cinese. Ovviamente, sarebbe ideale il miele biologico e grezzo. E’ un sedativo per la tosse, è un antibiotico, è un antinfiammatorio, è un antiossidante e cura l’acne. Ma non solo. Il principale vantaggio del miele è rappresentato dal fatto che già in natura il miele si presenta predigerito e dunque non richiede da parte dell’organismo umano che lo assume nessuno sforzo per la sua assimilazione.

Ci troviamo di fronte ad un prodotto che si presenta ricco di monosaccaridi in misura del’80% del suo contenuto e con un carico di saccarosio pari al 10% ed acqua in egual misura. Nella costituzione del miele ritroviamo anche tracce di proteine quali albumina, globulina, amminoacidi, importanti sali minerali quali, calcio, potassio, sodio, zinco cui si aggiungono vitamine quali quelli del Gruppo B, C, E e K, quest’ultima nota come sostanza antiemorragica.

Sempre nel miele v’è presenza anche di acidi organici e inorganici ed altri componenti naturali. I ricercatori dell’Università Salve Regina a Newport, Rode Island, hanno ribadito che il miele grezzo è uno dei migliori antibiotici naturali che si possa avere. La proprietà unica del miele risiede nella sua capacità di combattere le infezioni su più livelli, rendendo più difficile ai batteri di sviluppare resistenza. Il miele utilizza una combinazione di armi tra cui polifenoli, perossido di idrogeno e un effetto osmotico.

Estratto di curcuma

La curcuma è usata nella medicina ayurvedica e cinese da migliaia di anni per trattare una vasta gamma di infezioni. Le qualità antibatteriche e antinfiammatorie sono note per essere altamente efficaci nel trattamento di infezioni batteriche. Può anche essere utilizzato topicamente per le lesioni della pelle. Una delle proprietà più sorprendenti della curcuma è l’effetto antitumorale. Questa pianta contrasta l’insorgere della leucemia e di ben otto tipi di tumore che colpiscono colon, prostata, bocca, polmoni, fegato, pelle, reni e mammelle.

La validità di questa teoria che viene tramandata da secoli dalla tradizione popolare è confermata da nuove teorie mediche e da un dato reale: in India e più in generale in Asia (il continente dove si consuma più curcuma in assoluto), l’incidenza dei tumori è molto più bassa rispetto al resto del mondo. La curcuma ha notevoli proprietà cicatrizzanti, l’applicazione dei rizomi di curcuma su ferite, scottature, punture d’insetto e dermatiti dona sollievo immediato e velocizza il processo di guarigione.

Per quanto riguarda le più importanti proprietà farmacologiche, vanno sicuramente menzionate quelle coleretiche-colagoghe, che favoriscono la produzione della bile e il suo naturale deflusso nell’intestino. Il consumo di curcuma migliora il funzionamento di stomaco e intestino e per di più aiuta a combattere il colesterolo, poiché facilita lo smaltimento dei grassi in eccesso. Questa erba è inoltre un vero toccasana per tutte quelle persone che hanno problemi di dispepsia (digestione), ma anche di meteorismo e flatulenza.

Spicchio di aglio

Questo condimento gustoso è utilizzato per scopi medicinali in tutto il mondo da migliaia di anni. Basti pensare a quando lo si strofina per pochi secondi su una puntura di zanzara o su un morso di ragno. Si ha un immediato effetto benefico. Nel 1700 veniva usato per scongiurare la peste. Possiede un potente antibiotico, antivirale e antimicotico. L’aglio ha molte qualità, tra cui senza dubbio spicca quella di antibatterico naturale.

L’azione antibatterica di questa pianta può rivelarsi utile nel trattamento delle ulcere come anche di raffreddore e tosse. I suoi utilizzi “interni” non si esauriscono però qui, considerata la sua azione di controllo della pressione arteriosa, il suo effetto anticoagulante e vasodilatatore, oltre alla sua nota capacità di intervenire in caso di diarrea. Questo in quanto agisce non soltanto da antibatterico naturale, senza intaccare la flora intestinale, ma agisce anche nel favorire il ripristino del normale equilibrio di quest’ultima.

Favorisce l’aggregazione delle molecole di alcuni metalli pesanti come mercurio e cadmio favorendone così l’espulsione da parte dell’organismo. Molti anche i suoi possibili utilizzi cutanei o relativi al cavo orale, come ad esempio nel caso di afte, herpes, acne e mal d’orecchio. Un’altra possibile applicazione di questa pianta riguarda ad esempio i casi di mal di denti. Se poi si è un po’ più esperti e si sa preparare l’antica ricetta tibetana…

Radice di echinacea

Questo composto è stato usato per trattare l’invecchiamento e un’ampia varietà di infezioni da secoli. Era tradizionalmente usato per trattare ferite aperte, così come la setticemia, difterite e altre malattie correlate a batteri. Oggi è usato principalmente per il trattamento di raffreddore e influenza. Le principali indicazioni cliniche e proprietà della pianta di echinacea sparigica riguardano, per via interna, il suo impiego nella profilassi e nel trattamento delle malattie da raffreddamento e per via esterna, l’utilizzo come topico nelle affezioni cutanee e di tipo infiammatorio e nelle ferite torpide in cui è necessario attivare la rigenerazione tissutale e ridurre i rischi di infezione.

I costituenti principali sono: derivati dell’acido caffeico (0,3-1,7% echinacoside, cinarina, acido cicorico praticamente assente e acido clorogenico), 0,1 % di olio essenziale, polisaccaridi, alcammidi (echinaceina, isobutilamidi ac. polieninici e polienici), flavonoidi (luteolina, kaemferolo, quercetina, apigenina), poliine e tracce di alcaloidi pirrolozidinici. La composizione della radice d’echinacea è molto complessa. Sono state identificate numerose sostanze attive come l’echinacoside, glucoside dotato di un marcato effetto antibiotico contro vari batteri, degli oli essenziali formati da più di 20 componenti, ad azione immunostimolante. Sono presenti inoltre dei poliacetileni i quali esplicano un importante effetto battericida e fungicida.

Estratto di foglia di ulivo

Una serie di studi hanno rivelato ciò che era già chiaro nelle antiche culture, che infusi di foglie di ulivo possono avere proprietà salutari straordinarie. Il potere delle foglie nasce dalle proprietà fitochimiche possedute dalla pianta, utili a proteggerla dalle malattie e dai parassiti. Uno di questi importanti fitochimici presenti nelle foglie di olivo si chiama oleuropeina ed è il principio attivo maggiormente responsabile degli effetti benefici sulla salute dell’uomo. Questa sostanza è stata utilizzata per un certo numero di secoli per combattere le infezioni batteriche e attualmente utilizzata anche per combattere le infezioni Mrsa in alcuni ospedali europei.

Fornisce supporto al sistema immunitario, mentre lotta contro le infezioni resistenti agli antibiotici. E’ anticancro, previene l’osteoporosi, è antivirale, antibatterica, antiossidante, antinfiammatoria, combatte l’ipertensione arteriosa e rafforza il sistema immunitario. Preparare l’infuso è facile. Utilizzate 150 foglie fresche di ulivo per ogni litro di acqua (se si utilizzano le foglie secche, riducete la quantità di un terzo). Pulire bene le foglie accuratamente lasciandole in acqua e bicarbonato per alcuni minuti, poi lavarle abbondantemente. Mettere le foglie in acqua e portare ad ebollizione, dopo abbassare la fiamma e fare sobbollire ancora per 15 minuti. Trasferire l’estratto (solo l’infuso) in bottiglie di vetro e conservate in frigorifero. Un cucchiaino tre volte al giorno, durante i pasti.

Olio essenziale di origano

Questo è un olio essenziale noto per la sua capacità di uccidere i batteri, nonché controllare le infezioni da stafilococco come Mrsa. Contiene antiossidante, antisettico, antivirale, antimicotico, antinfiammatorio, antiparassitario e proprietà antidolorifiche. Nel 2001, Science Daily ha riferito su uno studio Georgetown University che ha trovato che le proprietà germicida dell’olio di origano erano quasi efficace come la maggior parte degli antibiotici. L’olio essenziale di origano è un rimedio naturale davvero prezioso per prendersi cura della propria salute. Ha numerose proprietà benefiche che lo vedono impiegato soprattutto per la cura dei disturbi respiratori, a partire dal comune raffreddore.

Una delle sostanze benefiche contenute nell’olio essenziale di origano è il carvacrolo, che sarebbe utile per contrastare la diffusione di diversi virus e batteri. In caso di particolari problemi di salute o di assunzione di farmaci, o per qualsiasi dubbio sull’utilizzo dell’olio essenziale di origano, chiedete maggiori informazioni al vostro erborista di fiducia. Ecco alcuni dei possibili usi dell’olio essenziale di origano: per disturbi dolorosi che possono comprendere l’artrite, la sindrome del tunnel carpale, l’indolenzimento muscolare e i reumatismi, diluite due o tre gocce di olio essenziale di origano in una piccola quantità di olio vegetale di base e massaggiate di tanto in tanto l’area interessata dal problema.

Estratto di goldenseal

L’uso di goldenseal (hydrastis canadensis), un’erba che appartiene alla famiglia delle Ranunculaceae, in medicina naturale ha una lunga storia. Una storia che rintraccia le proprie radici nei nativi americani, quelli che c’erano ben prima della scoperta dell’America fatta da Cristoforo Colombo il 12 ottobre 1492. E’ molto utile per i disturbi del fegato, per problemi agli occhi, disturbi della pelle, disturbi digestivi e diarrea, per curare la rinite allergica… I coloni europei impararono la ricetta farmacologica usata dagli Irochesi e da altre tribù native del centro America e sperimentarono anche altri utilizzi del rizoma giallo (altro nome dell’antica pianta).

Goldenseal è una delle erbe più popolari vendute sul mercato americano e ha recentemente guadagnato una reputazione di erba potenziatrice del sistema immunitario e come antibiotico. Gli indiani d’America impiegavano goldenseal come farmaco per le condizioni infiammatorie dell’apparato respiratorio, digerente e per l’infiammazione del tratto genito-urinario indotta da allergia o infezione. Alcuni studi hanno suggerito che la berberina, uno degli ingredienti attivi in goldenseal, ha proprietà antisettiche, può aumentare la sensibilità all’insulina nella malattia insulino-resistente, inibendo l’Alzheimer, e riducendo i livelli di colesterolo e trigliceridi. Secondo il Centro Nazionale per la medicina complementare e alternativa (Nccam) le preparazioni a base di erbe idraste contengono solo una piccola quantità di berberina.

Tea tree oil

E’ noto anche come olio essenziale di melaleuca. E’ un olio molto potente ed essenziale che ha dimostrato di essere efficace nell’uccisione Mrsa antibiotico-resistente sulla pelle. Una nota importante: olio dell’albero del tè terapeutico deve essere utilizzato solo per lo scopo curativo. L’albero cresce spontaneamente in Australia, in particolare nella zona del Nuovo Galles del Sud, a ridosso di ruscelli e paludi. L’olio essenziale lo si estrae dalla lavorazione delle foglie della pianta. È un prodotto utile sia per la cosmesi, che per la salute della casa, ma anche come antisettico e antibatterico. Il suo utilizzo esterno può debellare molti virus, batteri e funghi favorendo il nostro benessere.

Possiede un potere balsamico, cicatrizzante, espettorante, fungicida e immunostimolante. Rientra tra quegli oli che possiedono un valore riequilibrante in aromaterapia, sia dal punto di vista fisico che psichico. Lo si può reperire in erboristeria o nei negozi dedicati ai prodotti naturali per il nostro benessere, ma è indispensabile che sia puro e proveniente da coltivazione biologica. In questo modo si avrà la certezza di un prodotto salutare, privo di pesticidi e sostanze chimiche. Alcuni impieghi del Tea Tree Oil vedono la sua diffusione nell’aria, ad esempio in caso di riniti, bronchiti, raffreddore, febbre e tosse. Tra le dieci e le venti gocce in una ciotola di acqua calda possono liberare e disinfettare le vie respiratorie.

Argilla pascalite

Pascalite è un tipo di argilla bentonite che si trova nelle montagne del Wyoming. Possiede poteri di guarigione notevoli sia all’esterno del nostro corpo (maschere facciali, sanare ferite, ustioni…) sia all’interno (fegato, stomaco, reni, intestino…). Quando viene utilizzata per via topica si osserva una forte capacità di sanare le ferite infette in breve tempo, ore o giorni. Il primo uso documentato di Pascalite risale ai primi anni Trenta del Novecento, quando un cacciatore di nome Emile Pascal, dopo aver sistemato le sue trappole per animali nei pressi di un lago di montagna, tenne quell’argilla sugli arti feriti. Pascal notò un miglioramento quasi immediato dello stato della pelle e delle articolazioni.

Così continuò a sperimentare la sostanza e scoprì un numero vasto di usi: ustioni, piccole ferite, infezioni, disintossicazione da metalli pesanti, droghe… Si usa su animali e persone. La bentonite, montmorillonite e la pascalite sono dei tipi di argilla che attirano le tossine presenti nel corpo. Una volta ingerite aiutano ad alleviare il dolore e l’infezione. Attirando le tossine a sé, le porta fuori dal corpo quando sarà smaltita. Questo avviene per mezzo di una carica ionica negativa della creta, mentre le sostanze nocive come i metalli pesanti e radicali liberi hanno una carica ionica positiva e sono quindi attratti dall’argilla. Una volta che le tossine si sono attaccate ad essa, vengono assorbite ed eliminate dal corpo.