Articoli

La radice di valeriana come calmante

La valeriana officinalis è una pianta a fiore appartenente alla famiglia delle valerianacee. La sua radice viene utilizzata soprattutto in fitoterapia e in farmacologia, come calmante naturale. Il nome botanico si deduce dal latino valere, ovvero crescere in modo rigoroso, sano, oppure anche star bene, in merito alle sue proprietà calmanti. Pianta erbacea e perenne, con breve rizoma stolonifero, fusto eretto e solcato in superficie da scanalature, radici fibrose emananti uno sgradevole e penetrante odore, in condizioni ottimali può raggiungere altezze di circa un metro e mezzo.

I fiori della pianta sono leggermente profumati, si trovano riuniti a formare un particolare tipo di infiorescenza detta corimbo. Sono ermafroditi, con calice ridotto e corolla a cinque petali, tubolare e dal colore rosa chiaro. La valeriana predilige gli ambienti freschi e umidi (mesofita) e cresce ai margini dei boschi e nei prati ombrosi fino a una altitudine di mille e quattrocento metri. Tutte le specie di valeriana contengono: olii essenziali (esteri dell’acido valerianico, acido valerenico, cariofillene, terpinolene, valerenolo, valerenale e composti diterpenici noti col nome di iridoidi), alcuni alcaloidi (valerina, actinidina, catinina e alfa-pirrilchetone) e dei flavonoidi (linarina, 6-metilapigenina ed esperidina). Si usa la radice della pianta che, però, ha un odore sgradevole.

Possiede proprietà sedative e calmanti e favorisce il sonno. Il meccanismo d’azione dei suoi costituenti è abbastanza ben conosciuto. Si deve agli esteri degli acidi valerianici e agli iridoidi l’inibire l’enzima animale acido gamma-aminobutirrico transaminasi, preposto alla degradazione metabolica del neurotrasmettitore gamma-aminobutirrato, denominati anche Gaba. Questo mediatore chimico è notoriamente associato a fenomeni neuronali di tipo inibitorio ed è responsabile anche dell’induzione del sonno nell’uomo. Studi più recenti hanno evidenziato che anche alcuni degli alcaloidi possono avere una influenza più o meno diretta sul metabolismo del Gaba, ma il loro meccanismo è ancora poco chiaro.

Pare che alcuni dei terpeni e dei flavonoidi possano fare da agonisti con i recettori dell’adenosina (quelli inibiti dalla caffeina) ed essere in parte responsabili dell’azione ipno-inducente, spasmolitica a livello intestinale e riducente sulla pressione arteriosa. “I medicinali a base di radice di valeriana contengono la radice della pianta della valeriana. La valeriana è una pianta perenne che si trova in tutta Europa e nell’Asia settentrionale. La pianta è coltivata e raccolta per ottenere la radice essiccata destinata a uso medico. Questi medicinali sono disponibili in varie forme da assumere oralmente, quali tisane, capsule e gocce”, sostiene il Comitato per i Medicinali a Base di Piante dell’Agenzia Europea delle Medicine.

Questi rimedi universalmente riconosciuti “sono ottenuti da vari preparati vegetali quali gli estratti preparati con etanolo che si ricavano mettendo la radice della pianta a contatto con l’etanolo (alcol) quale solvente di estrazione. I preparati ottenuti dalla radice di valeriana sono disponibili anche in combinazione con altre sostanze vegetali che presentano effetti analoghi. Gli estratti preparati con etanolo sono usati per alleviare lievi tensioni nervose e disturbi del sonno. Altri preparati a base di radice di valeriana sono usati tradizionalmente per alleviare lievi sintomi di stress mentale e favorire il sonno. Le presenti indicazioni d’uso si basano esclusivamente sull’uso tradizionale”.

Medicinale a base di radice valeriana

L’Hmpc spiega di essere giunto a queste conclusioni dopo aver valutato i dati bibliografici “disponibili su preparati a base di radice di valeriana. Studi, clinici e non, sono stati realizzati principalmente partendo da estratti preparati con etanolo, mentre l’utilizzo degli altri preparati è giustificato dal loro uso tradizionale come medicinali di origine vegetale. Molti prodotti tradizionali di origine vegetale non sono stati sottoposti a un esame completo con gli attuali metodi scientifici. La normativa farmaceutica comunitaria fornisce l’opportunità di registrare ufficialmente i medicinali tradizionali di origine vegetale, in base al loro uso tradizionale, se possono essere utilizzati in tutta sicurezza senza l’intervento di un medico per quanto concerne diagnosi, trattamento e follow-up”.

Ma come si usano i medicinali a base di valeriana? Il Comitato per i Medicinali a Base di Piante rende noto che: Innanzitutto possono essere usati a partire dall’età di 12 anni. Non si consiglia l’impiego di medicinali a base di radice di valeriana nei bambini al di sotto dei 12 anni di età, in quanto non ci sono informazioni sufficienti sulla sicurezza del prodotto per questa fascia d’età. Il dosaggio e la frequenza di somministrazione dei medicinali a base di radice di valeriana dipendono dallo scopo per cui vengono usati e dalla formulazione del medicinale in questione. Per istruzioni dettagliate si rimanda al foglio illustrativo che accompagna ogni singolo prodotto. Se i preparati a base di valeriana sono assunti per alleviare lievi tensioni nervose o stress, generalmente sono assunti fino a tre volte al giorno”.

Nei preparati contenenti radice di valeriana sono stati individuati molti componenti e non è possibile definire con precisione l’azione di ciascun componente. Si ritiene che i componenti dei medicinali contenenti preparati a base di radice di valeriana funzionino agendo su diversi recettori presenti nel cervello. Tuttavia gli studi sui componenti isolati di tali medicinali non hanno potuto spiegare in modo esaustivo l’attività dei medicinali. Pertanto si ritiene che diversi componenti dei preparati agiscano insieme per produrre i loro effetti. Gli studi sopra descritti sono stati condotti su modelli sperimentali, pertanto non si dispone di informazioni su come i medicinali contenenti radice di valeriana interagiscono con l’organismo umano”.

Sono disponibili un corpus considerevole di prove sull’uso di medicinali contenenti estratti essiccati di radice di valeriana preparati con etanolo per alleviare lievi tensioni nervose e disturbi del sonno, nonché numerosi studi, di cui alcuni hanno misurato l’attività cerebrale mediante elettroencefalogrammi. In realtà, esistono pochi studi sulla sicurezza dei preparati a base radice di valeriana, ma dall’esperienza pluriennale del loro uso nell’uomo risultano sicuri. L’impiego di lunga data per più di trent’anni e i limitati studi sperimentali rendono plausibile l’uso tradizionale per alleviare lievi sintomi di stress mentale e favorire il sonno. Non è stato condotto alcuno studio sugli effetti della radice di valeriana sulla riproduzione, sui geni o sullo sviluppo del cancro”.

PROMEMORIA > Potresti leggere altri approfondimenti nelle categorie salute e rimedi naturali

Generalmente, questi rimedi sono ben tollerati. Gli effetti indesiderati più frequenti causati dalla valeriana colpiscono lo stomaco e l’intestino e sono, ad esempio, nausea e crampi addominali”. Questi medicinali non devono essere utilizzati in soggetti che potrebbero essere ipersensibili (allergici) alla radice di valeriana”. Il loro uso non è raccomandato in associazione con altri sedativi in quanto non si possono escludere interazioni con altri medicinali”. Anche un estratto della monografia della Commissione E del Ministero della Sanità tedesco ricaviamo che le indicazioni terapeutiche sono relative a stati di agitazione, difficoltà di origine nervosa nell’addormentarsi”.

Come si usa la valeriana? Se la si assume come infuso sono sufficienti due-tre grammi per tazza da una a più volte al giorno. Se si usa la tintura, allora meglio usare da mezzo a un cucchiaino più volte al giorno. Nel caso in cui si predilige l’estratto, si può arrivare ad usare tra i due e i tre grammi da una a più volte al giorno. In pillole, sono sufficienti tre capsule al giorno (in genere ogni capsula contiene 2 grammi circa). Può essere usata anche come preparato da bagno. In fitoterapia viene utilizzata la tintura, talvolta abbinata a quella di altre erbe sedative, quali melissa o luppolo. In dosi modeste, sotto le quantità indicate nella posologia, il rimedio può avere un effetto paradossale perché diventa un eccitante.

Consigliati da Amazon

Olio di ricino per disintossicare fegato e non solo

In Italia, l’olio di ricino viene ancora abbinato al ventennio fascista. Durante il regime di Benito Mussolini, infatti, l’olio di ricino è stato utilizzato dalle camicie nere per creare intensi dolori intestinali agli avversari politici: le squadre fasciste obbligavano i dissidenti politici a ingoiare grandi quantità di olio di ricino. In realtà, parlando di olio di ricino bisognerebbe pensare al profeta Edgar Cayce. Lui, il sensitivo più documentato di tutti i tempi, scoprì gli effetti benefici di questo olio. Scoprì l’olio di ricino per disintossicare fegato e non solo. A parere di Cayce, l’essere umano è costituito da tre nature: spirituale, mentale e fisica. Solo riconoscendo la loro unità, il fisico potrà tornare in piena salute.

Solo dopo diversi anni, il dottor McGarey, riuscì a confermare i benefici che l’uso esterno dell’olio di ricino aveva nei suoi pazienti. Il più comune era il rafforzamento del sistema immunitario. Il sistema linfatico oltre ad avere un ruolo importantissimo nel sistema immunitario ha anche il compito di drenare e purificare il nostro corpo. Sì, proprio il mio e il tuo. Ti è venuta un po’ di curiosità. E allora seguimi fino alla fine, ma iniziamo dall’inizio così da procedere con il giusto ordine logico delle cose. Innanzitutto, l’olio di ricino è un olio vegetale molto pregiato, che viene estratto dai semi della pianta del ricino.

Trova numerosi impieghi, tra cui quelli come lubrificante in meccanica, nell’industria farmaceutica, nella produzione di saponi, profumi, e prodotti cosmetici, come fluido idraulico in circuiti frenanti, nella produzione di inchiostri e pigmenti, come componente per la produzione di cere e rivestimenti superficiali, o per la sintesi di plastiche resistenti al freddo. Ma soprattutto, è una vera e propria toccasana per il nostro organismo. Non una semplice medicina naturale, bensì un olio che cura. Infatti, quando i tessuti in un’area del corpo vengono ripuliti dagli scarti, le cellule sono in condizioni migliori per il loro buon funzionamento e l’attività degli organismi immunitari diviene più efficace nella difesa del corpo e nella sua ricostruzione.

Ma cosa ha di particolare l’olio di ricino? Quali sono i suoi componenti? Che attività svolgono a contatto con il nostro organismo? L’olio di ricino è composto prevalentemente da acilgliceridi, cioè trigliceridi. In tutti gli oli vegetali la composizione può variare in funzione della varietà, delle condizioni ambientali, della raccolta e della lavorazione. Il principale acido grasso è l’acido ricinoleico, presente normalmente a concentrazioni superiori all’ottantatré per cento quando l’olio è estratto con estrazione soxhlet o a solvente o con spremitura a temperature superiori ai 60 gradi centigradi. Poi, c’è l’acido miristico, l’acido palmitico, l’acido oleico, acido linoleico, quello alfalinoleico, quello stearico, l’acido idrossistearico, l’acido arachico e quello gadoleico.

L’olio di ricino è un ottimo lubrificante, poco infiammabile, non-siccativo, suscettibile all’autossidazione. Si distingue da altri oli vegetali per la viscosità relativamente alta ed indipendente dal punto di fusione, relativamente basso, essendo uno dei rari oli vegetali, assieme a quello di Lesquerella fendleri, composto prevalentemente da acidi grassi insaturi idrossilati. È la fonte principale di acido ricinoleico e per idrogenazione di acido 12 idrossistearico. La presenza di un gruppo funzionale ossidrile rende l’acido ricinoleico più polare di altri acidi grassi di origine vegetale, rendendo l’olio di ricino una materia prima rinnovabile particolarmente utile per la produzione di tensioattivi ed emulsionanti. Può essere utilizzato anche come materia prima per la produzione di acido sebacico.

Altra importante proprietà dell’olio di ricino è quella di aumentare l’attività di eliminazione delle scorie e di rigenerazione dei tessuti, di ridurre la perdita di sangue nei tessuti e sollecitare la loro ricostruzione anche a seguito di gravi ferite. L’eliminazione interna delle scorie e la rigenerazione dei tessuti è uno degli effetti primari dell’olio di ricino ed è un processo fondamentale per il ristabilimento dell’equilibrio nel corpo. L’uomo possiede quattro canali di eliminazione delle scorie, i cosiddetti organi emuntori: pelle, polmoni, fegato-intestino e reni. Quando un canale è ostruito, danneggiato, intossicato o malato diventa incapace di espletare il suo compito e, com’è inevitabile che sia, gli altri tre canali vanno in sofferenza.

Olio di ricino miracoloso con le cicatrici

Per rispondere alla domanda che ti stai ponendo, l’olio di ricino deve essere usato nelle ferite e nelle abrasioni, per via delle sue miracolose proprietà. È in grado di rimarginare velocemente e completamente la pelle senza lasciare cicatrici. Ma non solo. È un potente antibatterico e antifungino e si rivela ideale anche nelle micosi delle unghie: dopo qualche pediluvio con acqua e sale inglese (circa quindici minuti), basterà avvolgere le unghie interessate con un impacco di olio di ricino da tenere per tutta la notte. In realtà si potrebbe scrivere un intero libro per elencare tutte le patologie in cui l’olio di ricino è risolutivo: ferite infette, calcoli al fegato e alla cistifellea, spasmi esofagei, problemi di udito e tanto altro. Ma qui siamo su un blog e dobbiamo cercare di essere sintetici, anche se come vedi spesso non ci riusciamo.

Sono una trentina le funzioni fisiologiche che vengono migliorate attraverso l’uso dell’olio di ricino applicato localmente sotto forma di impacco. In ordine alfabetico, le principali sono l’afonia, l’appendicite, l’artrite, il blocco intestinale, i calcoli alla cistifellea, il cancro, la cellulite pelvica, la cirrosi epatica, la colite, la costipazione, i problemi della colecisti, l’epilessia, l’emicrania, l’epatite, l’ernia, il fegato fiacco, la gastrite, l’insufficienza renale, la linfoadenite, il linfoma di Hodgkin, il morbo di Parkinson, la neurite, la paralisi cerebrale, il restringimento e stenosi del duodeno, la sclerosi multipla, la sterilità e l’uremia. Ma ne mancano ancora molte.

Ma come è possibile che un’applicazione esterna sia in grado di produrre tutta questa serie di benefici? La potenza della natura, una potenza tanto temuta dalla farmacologia moderna. I pazienti di Edgar Cayce e anche quelli di McGarey, ottenevano benefici grazie ad impacchi di olio di ricino applicati sull’addome, o sul fegato. I miglioramenti salutistici erano dovuti all’effetto diretto dell’olio sulla funzione linfatica. In particolar modo sul sistema di capillari linfatici che giocano un ruolo fondamentale nell’assimilazione degli alimenti da parte dell’intestino e la sua preparazione al processo di nutrizione di tutti i tessuti. Queste placche, chiamate di Peyer, rappresentano circa il settanta per cento del nostro sistema immunitario e sono costituite da noduli linfatici che si trovano nell’intestino tenue e che vengono vascolarizzati dai capillari.

In tutto ciò, un ruolo determinante viene giocato dagli aspetti emozionali. Edgar Cayce diceva: Nessuno può odiare il proprio vicino e non avere lo stomaco e il fegato sottosopra”. Le emozioni sono collegate con le ghiandole endocrine le quali inviano impulsi nervosi attraverso il corpo e contemporaneamente producono ormoni in linea con il tipo di emozione che deve venire generata. Tali sostanze chimiche hanno potenti e diretti effetti sul sistema nervoso autonomo e su varie altre funzioni organiche vitali. Il risultato è all’origine di numerose condizioni patologiche come ipertensione, ulcera dello stomaco e malattie cardiache. Molte altre malattie nascono da quello che pensiamo e che proviamo. E sono tutte autoimmuni, spesso croniche e degenerative.

PROMEMORIA > Potresti leggere altri approfondimenti nelle categorie salute e rimedi naturali

A questo punto mi aspetto che tu mi chieda: ma come si fa questo impacco con l’olio di ricino? È molto semplice e anche economico. Usa preferibilmente un panno di flanella o lana, una borsa di acqua calda, solo olio di ricino biologico estratto a freddo e una asciugamani. Piega il panno fino alla dimensione adeguata alla zona da trattare: l’addome e il fegato sono i due organi maggiormente trattati con questa tecnica, anche perché di solito sono i due organi più intossicati. Scalda per qualche minuto poco olio di ricino in una padella, poi passarci il panno sopra e impregnalo. Applica il panno sulla zona prescelta e appoggia sopra la borsa di acqua calda. Avvolgi il tutto con un asciugamano attorno al tronco del corpo per impedire troppa aria. L’impacco deve restare a contatto con il corpo per almeno un’ora e mezza. Alla fine, assumi un cucchiaio di olio extra vergine di oliva. Poi, non lavare il panno. Conservalo e usalo di nuovo, seguendo sempre la stessa procedura. Quante volte puoi fare questo impacco? Minimo tre volte a settimana, ma anche ogni giorno.

Infine, all’inizio ho fatto cenno all’impiego di questo prezioso olio nella cosmesi. È un emolliente ed un condizionante con proprietà ammorbidenti ed idratanti. Il suo nome Inci è: ricinus comunis seed oil. Può essere utilizzato sulla pelle e su suoi annessi: capelli, unghie, eccetera. La somiglianza chimica tra l’acido ricinoleico e la prostaglandina E1 lo fa ritenere utile nei cosmetici per rinforzare capelli e ciglia, anche se non esistono evidenze sul fatto che l’applicazione dell’acido ricinoleico abbia gli effetti e proprietà fisiologiche delle prostaglandine. Il primo tensioattivo realizzato senza saponificazione alcalina è stato il Turkey Red Oil, ottenuto dalla reazione dell’olio di ricino con l’acido solforico (Fremy 1831). Caduto in disuso come ingrediente da applicare a contatto diretto con la pelle per il suo potenziale irritante è ancora utilizzato nell’industria conciaria e tessile.

Consigliati da Amazon

Alla scoperta dei funghi shiitake

Probabilmente lo conoscerai anche tu, ma sotto il nome di shiitake. Il lentinula edodes è un fungo di origine asiatica appartenente alla varietà dei funghi basidiomicete della famiglia omphalotaceae. È molto diffuso in Cina e in Giappone, ma anche in Corea. Attualmente è il secondo fungo commestibile più consumato al mondo. Cresce in autunno e in primavera su tronchi di latifoglie. Il primo riferimento al consumo dello shiitake in Giappone risale al 199 dopo Cristo, mentre i primi scritti della cultura del fungo possono essere attribuiti al cinese Wú Sangong, vissuto tra il 1130 e il 1208.

È nutritivo, ricco di proteine, vitamina D e B e contiene tutti gli amminoacidi essenziali, oltre a sostanze che favoriscono il controllo della pressione arteriosa, la riduzione del livello di colesterolo, il rafforzamento del sistema immunitario e pure l’inibizione dello sviluppo di tumori, virus e batteri. Sugli effetti anti-cancro di una particolare sostanza isolata dal fungo sono in corso studi clinici molto interessanti, mentre altre ricerche hanno dimostrato che il lentinula edodes stimola il sistema immunitario, possiede proprietà antibatteriche, possiede proprietà antivirali (anche anti-Hiv e anti-Hsv-1), contiene l’inibitore della proteasi, riduce l’aggregazione delle piastrine. Il tutto grazie al cosiddetto active hexose correlated compound (Ahcc) – isolato dal fungo – che possiede attività antiossidante ed è metabolizzato attraverso un percorso specifico.

Diverse ricerche hanno dimostrato che Ahcc può incrementare la resistenza ai patogeni, produce effetti anti-cancro e incrementa la funzione immunitaria. Il lentinano, anch’esso isolato dallo Shiitake, è un altro agente anti-tumorale, usato per via endovenosa in alcuni Paesi. Conosciuti anche come funghi cinesi o funghi giapponesi, ai funghi shiitake non vengono solo attribuite proprietà stimolanti delle difese immunitarie dell’organismo e attività batterica e antivirale, ma vengono associate anche proprietà epatoprotettive (protettrici del fegato). Questi funghi sarebbero anche in grado di contribuire ad abbassare il colesterolo e a contrastare la carie e l’arteriosclerosi.

Il fungo shiitake, insieme al reishi, viene inserito tra “i funghi guaritori” nel libro scritto da Georges Halpern, “I funghi che guariscono”, scienziato impegnato nella ricerca relativa alle proprietà curative dei funghi. Inoltre, i funghi shiitake fanno da supporto alla flora batterica intestinale. L’utilizzo più comune per i funghi shiitake riguarda l’alimentazione: sono un ingrediente tipico della cucina cinese, giapponese e macrobiotica. Vengono utilizzati soprattutto per la preparazione delle zuppe, ma possono essere impiegati anche in primi piatti, in abbinamento al riso, oppure come contorno o come condimento per altre pietanze. In genere sono disponibili per l’acquisto sotto forma essiccata soprattutto nei negozi di prodotti biologici.

Il loro utilizzo per cucinare richiede di lasciarli in ammollo fino a quando si saranno ammorbiditi per poi passare alla cottura e alla preparazione della ricetta prescelta. L’impiego di questi funghi va ormai oltre la cucina. Insieme ad altri funghi considerati medicinali, come il reishi, vengono utilizzati per la realizzazione di integratori. Non ci sono particolari controindicazioni nell’assunzione di questo fungo, tranne se si è allergici. Il suo nome deriva dall’unione delle due parole giapponesi shii (che significa quercia) e take (che vuol dire fungo), perché come accennato prima cresce spontaneamente sui tronchi di questi alberi. Si tratta di una delle specie più coltivate al mondo, prodotta in maniera controllata in ambienti in cui l’umidità, la temperatura, la luce e la ventilazione sono costanti.

PROMEMORIA > Potresti leggere altri approfondimenti nelle categorie salute e rimedi naturali

L’effetto medicinale del fungo shiitake

Da qualche tempo la sua coltura si sta diffondendo anche in Europa, ma è reperibile più facilmente nei negozi di prodotti biologici o dal mio blog in forma secca. Ad oggi la Cina è la più grande esportatrice di funghi shiitake. Quando acquisti gli shiitake, verifica la provenienza. La struttura spugnosa tende a impregnarsi delle sostanze presenti nel terreno e nell’aria come pesticidi, polveri e metalli pesanti. L’etichetta deve indicare il luogo di origine, gli esami microbiologici effettuati e, se essiccati, l’assenza di solventi. Alcune sue componenti sono risultate efficaci nel trattamento di alcuni tumori, come leucemie e cancro al seno, nella riduzione dei livelli di colesterolo nel sangue, nella stimolazione del sistema immunitario e in particolare contro i virus.

Alcuni suoi fitoestratti, inoltre, sono impiegati nell’industria cosmetica per la realizzazione di creme dall’effetto antietà. Per non rovinare il fungo quando lo si usa, devi passarlo velocemente sotto l’acqua fresca e asciugarlo tamponando delicatamente. Per reidratare i funghi secchi, devi immergerli in acqua da venti minuti a un’ora, eliminare l’acqua in eccesso, rimuovere il gambo e usarli per il brodo o per un sughetto. Oppure, puoi preparare gli shiitake in insalata, alla brace, con gli spiedini, oppure ancora in tempura di verdure. Il sapore delicato e leggero rende questo fungo un ingrediente perfetto nella preparazione di molte ricette, come zuppe asiatiche ma anche condimenti e primi.

Quindi, riepilogando: si può coltivare e mangiare o sotto forma di funghi secchi o di integratore alimentare. Ricco di vitamina D e vitamine del gruppo B, questo piccolo fungo è ricco di proprietà antivirali, antibatteriche, antifungine, antitumorali e antietà. Aiuta a controllare il livello di zuccheri nel sangue e riduce efficacemente le situazioni infiammatorie all’interno dell’organismo. È ricco di componenti chimiche che proteggono il nostro Dna dai danni ossidativi. In particolare, il lentinano, un polisaccaride antitumorale, guarisce il danno ai cromosomi causato dai trattamenti chemioterapici. L’eritadenina invece si ritiene abbia un effetto ipocolesterolemizzante e supporti quindi la salute cardiovascolare. Studi dimostrano che l’integrazione di eritadenina diminuisce in modo significativo la concentrazione di colesterolo nel sangue.

Tra le altre cose, per molti secoli è stato un importante fonte di cibo e grazie ai suoi benefici sulla salute viene da sempre considerato in erboristeria un fungo medicinale. Hanno la capacità di sostenere il nostro sistema immunitario fornendo una serie di importanti vitamine, minerali ed enzimi. Uno studio del 2015 ha valutato un campione di soggetti tra i ventuno e i quaratuno anni per determinare se i funghi shiitake possono incrementare la funzionalità del sistema immunitario umano. I risultati suggerirono che consumare shiitake migliora la funzionalità delle cellule e l’immunità intestinale e riduce notevolmente gli stati infiammatori. Hanno dei composti sterolici che interferiscono con la produzione di colesterolo nel fegato e contengono potenti fitonutrienti che aiutano le cellule a non attaccarsi alle pareti dei vasi sanguigni evitando accumuli e placche.

Uno studio del 2011 ha testato le proprietà antimicrobiche degli shiitake su pazienti affetti da gengivite. L’efficaca del fungo è stata comparata a quella di colluttori a base di clorexidina. All’interno del cavo orale ci sono 8 organismi chiave, che sono stati studiati prima e dopo il trattamento. I risultati indicano che i funghi shiitake abbassano il numero degli organismi patogeni senza compromettere quelli utili. Alcune componenti di questo fungo riducono i livelli di grassi nel sangue: l’eritadenina e i betaglucani, fibre alimentari solubili che ritroviamo anche nell’orzo, nella segale e nell’avena. Studi scientifici riportano che i betaglucani aumentano il senso di sazietà, riducendo cosi l’assunzione di cibo. Ritardano quindi l’assorbimento dei nutrienti e riducono i livelli di lipidi nel sangue.

Quando si assume selenio insieme alla vitamina A ed E, si riduce sensibilmente la formazione di acne e la conseguente formazione di cicatrici. Inoltre, lo zinco presente promuove la funzione immunitaria e riduce gli accumuli di diidrotestosterone o Dht, un metabolita biologicamente attivo dell’ormone testosterone, formato anzitutto nella prostata, nei testicoli, nei follicoli dei capelli e nelle ghiandole surrenali. Gli shiitake forniscono una discreta quantità di una vitamina essenziale come la D, che è cruciale sia per la salute delle ossa, sia per la riduzione del rischio di infarti, diabete, malattie autoimmuni e alcuni tipi di cancro, oltre che per l’assorbimento e la metabolizzazione di calcio e fosforo. Ovviamente, è anche un’ottima fonte di vitamina B che aiuta a supportare la funzione adrenalinica e trasforma i nutrienti del cibo in energia disponibile.

Consigliati da Amazon