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Vitamina C: acido ascorbico fa bene

La cosiddetta vitamina C si chiama scientificamente acido ascorbico. Insomma, fa bene. Una vera toccasana di cui il nostro corpo ha sempre bisogno. La sua storia merita di essere conosciuta e il suo impiego diffuso. La vitamina C è presente in sufficienti quantità in alcuni alimenti, insieme a bioflavonoidi, soprattutto nei vegetali a foglia verde, come peperoni, pomodori, kiwi e negli agrumi, particolarmente concentrata nel frutto di ciliegia amazzonica, l’acerola, e nella rosa canina. La vitamina C può deteriorarsi nel caso in cui questi alimenti vengano tenuti all’aria (per via della maturazione dei frutti) per molto tempo o se la sostanza base, l’acido ascorbico, viene conservata dentro contenitori di metallo (il metallo ossida i minerali).

Se chiedete cos’è l’acido ascorbico ad un medico, anche ad un medico di base, vi sentirete rispondere che si tratta di acido “L-ascorbico, ossia vitamina C, principio antiscorbutico”, che lo trovate regolarmente in tutte le farmacie delle vostre città, che fa benissimo, anzi che è necessario, che in termini di efficacia è uno dei migliori antiossidanti, che allo stato puro costa circa sette euro ogni cento grammi e che, sì, è più conveniente della vitamina C “firmata”. Più conveniente perché è la “vera” vitamina C non aggregata in laboratorio, ma costa molto meno. Vuoi mettere cento grammi contro dieci o quindici compresse da un grammo?

A questo punto, il vostro cervelletto, anche il più minuto, vi suggerirà di chiedergli provocatoriamente: ma allora, brutto ruffiano dibig pharma“, perché fino ad oggi mi hai sempre suggerito di comprare le compresse all’arancia o al limone che costavano un bulbo dell’occhio ogni volta? Non potevi consigliarmi subito l’acido ascorbico e mi facevi risparmiare un po’ di soldini? Meno male che ho fatto quattro chiacchiere con quel naturopata, anche osteopata, specializzato in scienze mediche orientali, che mi ha aperto gli occhi…

L’acido ascorbico è un composto organico presente in natura con importanti proprietà antiossidanti. E’ un solido bianco, sembra polvere, ma in campioni impuri, inumiditi od ossidati dall’ossigeno atmosferico può apparire giallastro. Si tratta anche di una vitamina idrosolubile, essenziale nell’uomo ma non in tutti i mammiferi, antiossidante, spesso utilizzata in forma salina, ascorbato, che svolge nell’organismo molteplici funzioni. La sua storia si riallaccia a quella dello scorbuto, una patologia legata ad una carenza di tale composto nella dieta.

Questa malattia era già nota in Grecia attorno al V secolo avanti Cristo. Nel XVI secolo era noto, soprattutto presso popolazioni marinare, che lo scorbuto poteva venir curato e prevenuto dall’assunzione di verdure e frutta fresca o dall’estratto di aghi di pino. Tuttavia, la prima prova di ciò venne nel maggio del 1747 ad opera di un chirurgo della marina reale inglese. James Lind prese dodici membri dell’equipaggio affetti da scorbuto e li divise in sei gruppi da due persone ciascuno. Ad ogni gruppo fece assumere, oltre alle normali razioni alimentari, un composto particolare: sidro, acido solforico, aceto, spezie ed erbe, acqua di mare, arance e limoni.

Vitamina C come forma di prevenzione

I risultati ottenuti permisero di dimostrare che effettivamente quest’ultima aggiunta permette di prevenire l’insorgere dello scorbuto. Lind pubblicò i risultati di questo suo studio nel 1753. Nel 1795 la marina inglese stabilì di aggiungere succo di limone o di lime nella dieta dei marinai. Poi, dopo altre conferme, nel 1912 Casimir Funk ipotizzò, da studi su malattie carenziali, la presenza di composti che denominò vitamine. Sebbene abbia studiato soprattutto il beri-beri, ipotizzò che anche altre malattie (tra cui lo scorbuto) dipendessero da mancanza di specifiche vitamine.

Nel 1921, il composto antiscorbutico venne denominato vitamina C e tra il 1928 e 1933 esso venne isolato e cristallizzato da Joseph Svirbely e da Albert Szent-Gyorgyi Von Nagyrapolt e, indipendentemente, da Charles Glen King. Nel 1934, sir Walter Norman Haworth e Tadeusz Reichstein, in maniera indipendente, riuscirono a sintetizzare la vitamina C. Nel 1937, l’ungherese Albert Szent-Gyorgyi ricevette il Premio Nobel per la Medicina per le sue scoperte sui processi biologici di combustione, con particolare riguardo alla vitamina C, e alla catalisi dell’acido fumarico. Ma, appunto, questa è storia.

Fa bene? In cosa aiuta? Perché? La vitamina C è importante, anzi si rivela indispensabile, per il corretto funzionamento del sistema immunitario e la sintesi di collagene nell’organismo. Il collagene rinforza i vasi sanguigni, la pelle, i muscoli e le ossa. L’uomo non può creare collagene senza di essa. La vitamina C ha un ruolo importante, soprattutto in reazioni di ossidoriduzione catalizzate da ossigenasi, e svolga un’azione antistaminica.

Tra i processi più noti in cui la vitamina C interviene ci sono: idrossilazione della lisina e della prolina ad opera della prolina idrossilasi e della lisina idrossilasi, reazioni importanti per la maturazione del collagene, idrossilazione della dopamina per formare la noradrenalina, sintesi della carnitina, catabolismo della tirosina, amidazione di alcuni peptidi con azione ormonale, sintesi degli acidi biliari, sintesi degli ormoni steroidei per intervento durante le reazioni di idrossilazione, riduzione dell’acido folico per formare la forma coenzimatica, aumento dell’assorbimento di ferro per riduzione del Fe (III) a Fe (II), azione di rigenerazione della vitamina E per cessione di un elettrone al radicale α-tocoferossilico. Cerchiamo di capire meglio.

Cosa causa la carenza di acido ascorbico

La carenza di vitamina C, come detto sopra, determina la comparsa dello scorbuto, patologia che riguarda particolarmente l’insufficiente produzione di collagene e di sostanza cementante intercellulare. Una situazione pericolosa che determina alterazioni a livello dei vasi sanguigni con comparsa di emorragie, rallentamento della cicatrizzazione delle ferite, gengiviti con alterazioni della dentina, gengivorragie ed osteoporosi delle ossa.

Nei bambini si ha anche un arresto della crescita. Le varie emorragie sviluppantesi possono portare anche ad un quadro di anemia sideropenica. Bassi livelli di acido ascorbico, sufficienti alla sopravvivenza, ma al di sotto di quelli necessari, sembrano favorire l’aterosclerosi, sia per l’ipotesi ossidativa sia per l’ipotesi risposta alla lesione. Per la scarsità di vitamina C nell’organismo, si instaurano situazioni come la progressiva crescita dell’azione devastante dello stress ossidativo e dei radicali liberi sulle pareti cellulari vascolari o il progressivo impoverimento e cedimento di collagene nelle pareti cellulari vascolari che venendo tamponato da derivati di alfa lipoproteine produce, col progressivo accumulo, l’aterosclerosi e, di conseguenza, tutte le altre pericolosissime sue patologie derivate a cascata.

E’ consigliabile consumarla unendola, nel bicchiere d’acqua, ad una punta di cucchiaino di bicarbonato di sodio, o di bicarbonato di potassio (ascorbato di potassio). Sarà decisamente più saporita da mandare giù. A livelli di assunzione normali, viene assorbita una quota di acido ascorbico variabile tra il 70 ed il 95% della dose consumata. La vitamina C contribuisce anche alla formazione dei globuli rossi e previene le emorragie. Inoltre combatte le infezioni batteriche e riduce gli effetti di alcune sostanze che provocano allergie. Per queste ragioni la vitamina C è spesso usata nella prevenzione e nella cura del raffreddore comune.

E’ stato scoperto che la vitamina C agisce come antistaminico e può essere usata per ridurre le dosi della forma medicinale. Inoltre, ha relazioni significative con altri elementi nutritivi. Contribuisce al metabolismo di alcuni aminoacidi come la fenilalanina e la tirosina che diventano ormoni. La vitamina C trasforma le forme inattive di acido folico in forma attiva di acido folinico e può avere un ruolo significativo nel metabolismo del calcio e del ferro. Protegge la tiamina, la riboflavina, l’acido folico, l’acido pantotenico, la vitamina A e la E dall’ossidazione. Protegge il cervello e il midollo spinale dalla distruzione da parte di radicali liberi.

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La vitamina C facilita la formazione di ossa e denti sani, proteggendo smalto e polpa. Riduce gli effetti negativi sull’organismo di certe sostanze che producono allergie. Il fluido lubrificante delle articolazioni, il liquido sinoviale, diventa più scorrevole quando i livelli di acido ascorbico sono alti e consente una maggiore libertà di movimento. E’ un elemento nutritivo importante nel trattamento delle ferite perché accelera il processo di rimarginazione. L’acido ascorbico può abbassare il contenuto di colesterolo nel sangue dei pazienti affetti da arteriosclerosi.

Il tasso di colesterolo nel siero si riduce del 35-40% con il trattamento con vitamina C. Stimola la produzione di interferone e agisce da fattore inattivante contro i virus e le infezioni, incluso il virus herpes, le eruzioni vacciniche, il virus dell’epatite, della poliomielite, dell’encefalite, del morbillo, della polmonite e dell’Aids. Dato che il normale funzionamento dei globuli bianchi che lottano contro le infezioni dipende dalla vitamina C, va da sé questo stesso meccanismo opera contro i batteri, compresi quelli responsabili della difterite, della tubercolosi, del tetano, della febbre tifoide, e gli stafilococchi.

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Glucosamina questa sconosciuta

Ad ascolatre cosa si dice in giro, viene da esclamare: glucosamina questa sconosciuta! Sopra i trentanni, lo stress quotidiano, gli eccessi alimentari, l’alcol, il caffè e quant’altro, si possono iniziare ad avvertire acciacchi di natura articolare. Ci sono tanto modi per contrastarli. Ovviamente, molto dipende dopo quanto tempo si interviene, se si fa prevenzione. La glucosamina, sia solfato sia vegetale, può essere un valido aiuto. Cominciamo col dire cos’è e a cosa serve, visto che non tutti lo sanno, ma che tutti hanno diritto ad essere informati. La glucosamina è uno zucchero, per la precisione è uno zucchero amminico, ed è uno dei principali precursori della sintesi delle proteine glicosilate e dei lipidi.

Si ricava, tramite l’idrolisi dei gusci dei crostacei, è venduta commercialmente (glucosamina solfato, glucosamina vegetale, glucosamina cloridrato) ed è uno dei maggior componenti del guscio dei crostacei e di altri artropodi, nei funghi e molti organismi superiori ed è uno dei più abbondanti monosaccaridi. È anche uno dei componenti del lipopolisaccaride dei batteri gram negativi. Siccome è un precursore dei glicosaminoglicani, che sono il principale componente della cartilagine articolare umana, la glucosamina supplementare dovrebbe (uso il condizionale perché ogni individuo reagisce in modo differente) aiutare a ricostruire la cartilagine e curare l’artrite. In genere, viene utilizzata come trattamento per l’osteoartrite.

La sua accettazione come terapia medica non è generale, è accettata principalmente dalla naturopatia e dalla fitoterapia, ma molti pazienti che l’hanno usata secondo gli schemi medici proposti individualmente anche per altre patologie tendineo-infiammatorie hanno riferito benefici. Il suo utilizzo sembra essere sicuro, ma a parere della comunità scientifica non c’è ancora prova evidente circa la sua efficacia. Altrettanto vero è che molti naturopati, osteopati e fisioterapisti consigliano di usare la glucosamina certi della sua efficacia.

Negli Stati Uniti non è stata approvata dalla Food and drug administration per l’uso medico nell’uomo, ma siccome è classificata come integratore alimentare, le prove di sicurezza ed efficacia non sono richieste, finché non è considerata come cura per il trattamento dell’osteoartrite. In Europa la glucosamina è approvata come farmaco ed è venduta nella forma di glucosamina solfato. Per fare un altro, ultimo, esempio: è usata anche largamente in medicina veterinaria come integratore. E io che penso? L’ho usata e ho riscontrato dei benefici, per questo ne parlo. Ho imparato a fidarmi dei medici in genere (si incontrano anche bravi professionisti…) solo diffidandone e studiando prima di incontrarli.

L’azione della glucosamina e lenta ma profonda.

Il dosaggio tipico di glucosamina è di 1.500 milligrammi al giorno, che in genere vengono suddivisi in due compresse da 750 milligrammi o tre da 500 milligrammi ciascuna. Essa contiene un gruppo amminico che è caricato positivamente al pH fisiologico. L’anione incluso nel sale può variare. Le forme normalmente vendute sono glucosamina solfato, la glucosamina cloridrato e la glucosamina vegetale. La percentuale di principio attivo presente in 1.500 milligrammi di sale di glucosamina dipende da quale anione è presente e se sali aggiuntivi sono inclusi nel calcolo del produttore.

La glucosammina è spesso venduta in combinazione con altri supplementi come il solfato di condroitina e il metilsulfonilmetano, più conosciuto come Msm. Studi clinici sulla glucosamina hanno concluso che sembra essere sicura. Siccome è di solito derivata dai crostacei, chi è allergico dovrebbe evitarla. Per la verità, anche su questo aspetto, gli studiosi sono divisi: c’è anche chi sostiene che siccome glucosamina è derivata dai gusci degli animali, mentre l’allergene è nella loro carne, l’utilizzo è probabilmente sicuro anche per coloro che sono allergici ai crostacei. Non è così.

Glucosamina e le fonti alternative

Fonti alternative sono disponibili usando la fermentazione fungale del mais. Preoccupazione che, invece, appare più reale è che il supplemento di glucosamina potrebbe contribuire al diabete interferendo con la normale regolazione della sintesi di esosammina, ma parecchie ricerche non hanno evidenziato ciò. In Usa si stanno conducendo studi sull’impiego di glucosamina negli obesi, poiché essi possono essere particolarmente sensibili agli effetti sull’insulino-resistenza.

Nel caso specifico della glucosamina solfato, i prodotti in commercio sono tanti e, a dirla fino in fondo, i prezzi non sono per nulla economici. Fattore che lo accomuna agli altri rimedi naturali. Per fortuna, però, come nella maggior parte dei casi, c’è una soluzione più o meno a buon mercato e di qualità. Se con il consulto del medico si è deciso di intraprendere la strada della glucosamina solfato, si può chiedere direttamente al farmacista di fiducia di preparare le compresse. E se non avete un farmacista di fiducia, rivolgetevi pure ad una qualunque farmacia dotata di laboratorio, vi prepareranno le compresse da 750 milligrammi (in genere se ne assumono due al giorno).

La glucosamina solfato, o il solfato di glucosamina, è un integratore utile a favorire la funzionalità delle cartilagini, indicato per giovani e anziani e sportivi. Un po’ meno alle persone in sovrappeso. Si usa in genere per curare disturbi osteoarticolari, quali dolori alle ginocchia, mal di schiena, articolazioni rigide e doloranti, sono causati principalmente dal deterioramento della cartilagine. E poi c’è anche la glucosamina vegetale, una forma non derivata dagli animali né dai crostacei. Ogni produttore, in questo caso, vende un prodotto brevettato…

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Non va dimenticato che la cartilagine articolare è un tessuto connettivo di sostegno costituito da due fasi: una solida, costituita da condrociti, collagene, proteoglicani e acido ialuronico, e una liquida, costituita di acqua per circa il 70%, elettroliti e fluidi. I condrociti sono cellule che, oltre a produrre continuamente collagene e proteoglicani, producono anche gli enzimi, come l’elastasi e la ialuronidasi, che hanno il compito di favorire la degradazione del vecchio collagene e dei proteoglicani danneggiati. Non a caso, la glucosamina lavora molto bene con la condrotina.

Il tessuto cartilagineo è elastico e resistente alla pressione e alla trazione, ma con scarsissime capacità rigenerative. Quando, per i più svariati motivi, si esercita un sovraccarico sulle articolazioni, la cartilagine secerne liquido sinoviale dentro la capsula, che viene riassorbito dalla cartilagine quando la pressione si riduce. La cartilagine agisce da “cuscinetto” e favorisce lo scorrimento delle ossa, ma va incontro a un processo di demolizione e sostituzione: se l’equilibrio tra questi due processi viene a mancare, la demolizione avviene con rapidità maggiore rispetto alla sintesi di nuovo tessuto. E ovviamente, si avverte dolore e rigidità articolare. Di seguito ti mostro alcuni ottimi integratori di glucosamina o misti, ma sempre a base di glucosamina. Li ho selezionati per te e puoi decidere di acquistarli direttamente dal blog, in sicurezza e con la formula soddisfatti o rimborsati.

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Contrasta malattie degenerative: ascorbato di potassio

L’ascorbato di potassio contrasta malattie degenerative. Come si chiama? Ascorbato di potassio. Che già solo a pronunciare questo nome o ad ascoltarlo può sembrare chissà che cosa. Se poi si vanno ad approfondire le componenti, si potrebbe addirittura supporre, da ignoranti, che faccia male. Acido ascorbico unito al bicarbonato di potassio. Sempre da ignoranti si potrebbe pensare: poveri reni… Meglio non rischiare. Meglio assumere ciò che ci consiglia il medico.

Eccolo il più grave errore che commettiamo quando dobbiamo combattere un problema, una malattia, ma anche solo quando dobbiamo prevenirla. Non c’è nulla di più sbagliato del non ascoltare la propria innata diffidenza e mettersi completamente nelle mani di un medico che osanna la medicina tradizionale e scarta con supponenza e per superficialità e interessi personali le altre scienze, come la fitoterapia o la naturopatia, la medicina cinese e quant’altroSiamo esseri umani. Ci consumiamo, ci logoriamo, ma soprattutto ci ossidiamo.

La natura ci mette a disposizione, tra l’altro a buon mercato, dei rimedi che se assunti con regolarità per determinati periodi di tempo vanno a curare tutta una serie di problemi cronici e degenerativi prevenendone altri. Ma siccome questi rimedi non arricchiscono le case farmaceutiche e le grandi multinazionali dell’industria della sanità mondiale, questi rimedi da costo irrisorio anche per un cassintegrato non ci vengono consigliati. Cos’è l’ascorbato di potassio? Enciclopedicamente è il sale potassico dell’acido ascorbico, quest’ultimo noto anche come vitamina C. Si ottiene per soluzione estemporanea a freddo in acqua di una parte di acido ascorbico e due parti di bicarbonato di potassio, i quali devono essere in forma cristallizzata purissima, livello di purezza non inferiore al 97%. Nella preparazione è bene evitare utensili di metallo per prevenire l’ossidazione dell’acido ascorbico.

Prima di iniziare a parlare dei suoi benefici, partiamo dall’unica controindicazione, così da sgombrare il campo da potenziali equivoci. L’alto dosaggio può portare a ipercalemia, solo se si raggiungono i 18 grammi al giorno. Si consideri che tale dosaggio è elevatissimo ed è praticamente inverosimile l’ipotesi di assumerlo accidentalmente. Per il resto, questo fantastico rimedio (ottimo per chi soffre di infiammazioni dell’apparato muscolo scheletrico in generale), è e resta la nostra arma micidiale contro le malattie degenerative.

La Fondazione Internazionale Pantellini, da sempre e mai smentita, sostiene che l’acido ascorbico, che deve essere giornalmente assunto dal nostro organismo con la dieta alimentare. E’ un importante antiossidante ed è indispensabile per la sintesi biologicamente attiva del collagene e dei tessuti connettivi. Inoltre, aumenta l’assorbimento del ferro, contribuisce all’accrescimento delle ossa, migliora la resistenza alle infezioni e potenzia il sistema immunitario. La sua carenza provoca lo scorbuto. Il potassio è un regolatore importantissimo per il metabolismo cellulare. È un cofattore, cioè un elemento che permette il corretto funzionamento di enzimi e proteine intracellulari.

Scorbato di potassio contro le malattie

Questo sale evidenzia una straordinaria azione contro le patologie degenerative e la sua assunzione regolare, anche a livello preventivo, permette un potenziamento delle difese immunitarie. E’ sempre meglio rivolgersi ad un medico o ad un consulente che sia a conoscenza dei protocolli utilizzati, perché i dosaggi sono legati sia all’anamnesi remota della persona (cioè alle informazioni relative alla storia sanitaria della persona e dei propri familiari) che alla valutazione di particolari parametri clinici (emocromo ed elettroliti).

La formula chimica dell’ascorbato di potassio.

L’acido ascorbico ripristina o aiuta a mantenere sana la corretta concentrazione di potassio intracellulare, con ripristino del corretto metabolismo cellulare ed un’inversione di tendenza nella degenerazione stessa – quando presente – perché l’acido ascorbico rappresenta il mezzo di trasporto per il potassio dentro la cellula, ed il composto evidenzia un meccanismo protettivo per le proprie caratteristiche altamente antiossidanti.

Ovviamente, non stiamo parlano di terapie, ma di una metodica di base che agisce sui meccanismi bio-chimico-fisici più elementari del funzionamento cellulare e può essere applicata, con le dovute precauzioni ed accorgimenti, anche con i protocolli standard ospedalieri sia in relazione alla chemioterapia che alla radioterapia. I protocolli con ascorbato di potassio possono favorevolmente essere utilizzati anche in preparazione agli interventi chirurgici (sempre in presenza di patologie degenerative).

PROMEMORIA > Per approfondire la storia del “metodo Pantellini”, impiegato contro determinati tipi di cancro, potresti prendere in considerazione di leggere Pantellini, il caso, il cancro

Quando si parla di ascorbato di potassio, non si può prescindere dal cosiddetto “metodo Pantellini”. Facciamo un attimo un salto indietro nel tempo. Prima che scoppiasse il “caso Di Bella”, il metodo del dottor Gianfranco Valsé Pantellini, nel campo della medicina alternativa, era la terapia contro il cancro più usata e più conosciuta in Italia. Come la maggior parte delle scoperte scientifiche più importanti, anche questa trae origine da un errore fortuito.

Nel 1947, il dottor Pantellini consigliò ad un malato di cancro allo stomaco inoperabile, con prognosi di pochi mesi di vita, di bere limonate con bicarbonato di sodio al fine di calmare i forti dolori. Immaginatevi la sorpresa quando dopo sei mesi il suo problema oncologico regredì al punto di non essere visibile all’indagine radiografica. Cos’era successo ? Il paziente, per errore, non aveva usato il bicarbonato di sodio, ma il bicarbonato di potassio.

La cosa sorprese il dottore, ma gli dette anche l’intuizione per uno studio che avrebbe cambiato la sua vita. Pantellini proseguì le sue ricerche per 40 anni, scoprendo che è la combinazione tra l’acido ascorbico (vitamina c) e il bicarbonato di potassio produce l’ascorbato di potassio, il più potente antiossidante che trattava efficacemente il cancro e molte malattie degenerative ed autoimmuni. Pantellini ha sperimentato che la somministrazione di ascorbato di potassio, che non provoca effetti collaterali indesiderati, ha in dosaggi diversi, un’azione preventiva e curativa nei riguardi del cancro. Lo scienziato ha trattato con successo malattie autoimmuni da virus dipendenti e, tra queste, la sclerosi multipla.

Il rimedio messo a punto dalla Fondazione Pantellini, in casa propria, si prepara con semplicissimi ingredienti: succo di limone, acido ascorbico e bicarbonato di potassio. Uno o due limoni freschi (un limone contiene dai 45 ai 75 milligrammi per 100 millilitri di succo, un limone grosso di circa 250 grammi contiene circa 90 millilitri di succo), bicarbonato potassio (circa la punta di un cucchiaino che non sia di ferro, 300 milligrammi) e 150 milligrammi di vitamina C.

Si presume che il limone sia maggiormente efficace della sola vitamina C. Si può aggiungere ghiaccio o zucchero (meglio se di canna) a piacere. Fare la spremuta del succo di limone, aggiungere almeno due dita di acqua fredda (circa 200 millilitri) e una punta di cucchiaino di bicarbonato di potassio (K). Agitare bene con un cucchiaino che non sia di ferro per circa un minuto. Fare la spremuta del succo di limone, aggiungere almeno due dita di acqua fredda (circa 200 millilitri) e una punta di cucchiaino di bicarbonato di potassio (K).

Agitare bene con un cucchiaino per circa un minuto. Il bicarbonato potassio è un integratore fatto per due terzi di bicarbonato e per un terzo di potassio. Il Ministero della Salute lo “inquadra” come integratore alimentare. Si trova in farmacia e erboristeria al costo medio di 5 euro per 100 grammi. Il chilo è disponibile alle volte solo in farmacia a 20 euro con richiesta medica su foglio bianco. Importante ricordare che per conservare bene il bicarbonato potassio, è necessario tenerlo lontano dall’umido e dalla luce, pertanto si consiglia di travasare una modica quantità (un cucchiaino) in una bustina per alimenti da riporre poi in un barattolino da cui attingere di volta in volta.

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Come usare l’ascorbato di potassio

Abbiamo detto che l’ascorbato di potassio può essere d’aiuto per tutte le malattie degenerative e in particolar modo per quelle a carico dell’apparato muscolo-scheletrico. Approfondiamo un attimo anche questo concetto, prima di concludere. Fit For Work Italia spiega che i disturbi muscolo-scheletrici si sviluppano quando la capacità fisica di muscoli, tendini, articolazioni non è in equilibrio con le forze che agiscono sul corpo. Le cause possono essere esterne, ovvero traumi acuti, fratture, lacerazioni, contusioni, erniazioni.

Prevalentemente però sono disordini cumulativi, risultano cioè dall’esposizione ripetuta a forze esterne o carichi di alta o bassa intensità che, con il tempo, alterano gli equilibri. Queste patologie sono le più comuni e colpiscono tutte le età e gruppi razziali, provocando disabilità e spesso handicap. La definizione di disturbi muscolo-scheletrici è generica perché comprende una varietà di differenti malattie che provocano dolore o sensazione di fastidio nelle ossa, articolazioni, muscoli o strutture circostanti.

Nonostante la definizione generica, è possibile individuare tre gruppi principali: lombalgia, malattie degli arti superiori di origine occupazionale, patologie autoimmuni (malattie reumatiche). Queste ultime sono patologie specifiche e progressive non causate dal lavoro ma che possono essere da esso aggravate. Esse sono spesso trattate dai medici di medicina generale e da specialisti, al di fuori della sfera di competenza della medicina della del lavoro. Se non correttamente diagnosticate e trattate, possono avere un impatto significativo sulla capacità funzionale lavorativa e, a lungo termine, sull’inclusione nel mercato del lavoro.

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