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Influencer marketing: l’importanza di un seguito autentico

Sebbene il mondo dell’influencer marketing preveda svariate strategie per il successo, alcune di esse sono più scorrette e potenzialmente dannose per il tuo marchio rispetto ad altre. Adesso, ti mostreremo quali strategie e schemi evitare ed esamineremo l’importanza dell’autenticità.

Sebbene l’influencer marketing sia destinato a confermarsi un’industria da 2 miliardi di dollari solo nel 2019 e attiri sempre maggiori opportunità e seguaci, uno dei principali problemi a cui è soggetto è rappresentato dalle truffe. Sono stati già scritti molti articoli su quanto sia facile far funzionare un marchio sfruttando follower fasulli. Unilever è stata una delle tante società che, l’anno scorso, ha dichiarato di non voler più lavorare con gli influencer che “comprano” i propri follower.

La pressione che spinge gli influencer marketing a migliorare il proprio profilo Instagram, attirare l’attenzione dei marchi e battere l’algoritmo è spropositata. Non c’è da sorprendersi se molte società hanno deciso di proporre agli utenti un aumento di follower a un costo ridotto.

Ci sono alcune pratiche fraudolente e ora ti spiego perché non sono idonee se si desidera far crescere la propria attività in modo sostenibile. Dal momento che siamo coinvolti in una forma di marketing ritenuta autentica, qualsiasi scorciatoia giudicata scorretta potrebbe avere un impatto negativo sull’intero settore.

Acquisto di follower, like e commenti

Si tratta dell’esempio più ovvio di attività fraudolenta. Un bot è un software automatico che si impegna a seguire un certo hashtag o mettere like in determinati momenti per conto tuo; grazie a queste operazioni, migliaia di follower, like o commenti possono apparire sul tuo account nel giro di pochi minuti.

Perché questo metodo non è efficace

Sebbene questi account possano contribuire ad accrescere la popolarità dei tuoi contenuti, i follower che postano commenti generici quali “Ottimo lavoro!” non sono utili se il tuo obiettivo è interfacciarti con i marchi.

Non puoi fare affidamento su un servizio automatizzato per rappresentare il tuo marchio. Non solo gli errori saranno sempre dietro l’angolo, ma vi è il rischio che un bot posti commenti inappropriati o si colleghi agli account sbagliati. Come risultato, potresti perdere follower e la fiducia del tuo pubblico.

Per questo, è fondamentale rimanere concentrati sul risultato finale piuttosto che sugli introiti finanziari nel breve termine. Per essere efficace, l’Influencer Marketing dovrebbe fare in modo che il tuo pubblico trasformi l’interesse verso i contenuti da te promossi in acquisti. Se l’account non è reale o non è pertinente ai tuoi contenuti, non si tradurrà in un autentico coinvolgimento o in vendite effettive. Inoltre, se un marchio paga per accedere a un seguito autentico che, in realtà, non sei in grado di garantire, stai mettendo in atto un’attività fraudolenta.

Il metodo “follow/unfollow”

Esistono dei bot che seguono account nella speranza che questi ultimi ricambino il favore. Qualche giorno dopo, il bot smette di seguire tali account.

Perché questo metodo non è efficace

Se fai parte di coloro che subiscono tale comportamento, questa pratica può rivelarsi estremamente frustrante e riflettersi negativamente sul tuo marchio. Nessuno vorrebbe che il proprio profilo sia seguito da persone che sono state obbligate a farlo.

Inoltre, esternalizzando questo tipo di servizio, si corre il rischio che il bot segua account inappropriati che non saranno mai interessati ai tuoi contenuti. Molti influencer hanno notato la presenza di account che mettono ripetutamente in atto la tecnica “follow/unfollow”, il che può avere un impatto negativo sulla propria reputazione nel momento in cui si viene scoperti.

Loop di contest

Un gruppo di influencer raccoglie denaro per acquistare un premio e postarlo in un dato giorno. I partecipanti dovranno commentare e seguire tutti gli account coinvolti nel contest per aggiudicarsi la potenziale vittoria.

Perché questo metodo non è efficace

Sebbene questa pratica possa incrementare il successo del proprio account nel breve termine, gran parte dei partecipanti smette di seguire gli account non appena si rende conto di non aver vinto il premio. Se ti soffermi a guardare con attenzione gli account dei partecipanti, questi perdono continuamente follower e sono costretti a postare continui loop di contest per rimanere al passo. Si tratta di un circolo vizioso difficile da gestire.

Claire Bear London ha ammesso di aver distrutto il suo seguito autentico a causa di un recente loop di contest in cambio di un ampio afflusso di follower dal Sud America. Se da una parte questo potrebbe sembrare allettante, se risiedi nel Regno Unito e desideri attirare l’attenzione di marchi inglesi, contare su un numero elevato di follower brasiliani non farà di certo la differenza. Per rendere il tutto ancora più sgradevole, i follower che continuavano a seguire la pagina Claire Bear London erano per lo più account spam e, pertanto, la blogger ha dovuto rimuoverli manualmente.

Questi contest sono spesso sponsorizzati da servizi esterni ed è necessario essere consapevoli dei relativi incentivi alla partecipazione. Il premio verrà davvero assegnato al partecipante più meritevole e dove finirà il denaro extra versato? È molto più utile utilizzare i contest per mantenere il proprio pubblico esistente e confinarli alle storie di Instagram.

Non si tratta di una maratona

Far crescere la propria attività su Instagram in modo efficace e sostenibile è un obiettivo che richiede del tempo. Certo, l’idea di ottenere più denaro e opportunità o persino di avvalersi della tanto bramata funzione “swipe up” potrebbe essere allettante, ma è importante ricordare le proprie motivazioni.

Se vuoi ottenere più opportunità e denaro, sappi che i marchi vorranno vedere i risultati del tuo operato. C’è anche il rischio che le persone inizino a diffidare dell’Influencer Marketing se c’è sempre qualcuno che tenta di ingannare il sistema. Per quanto la costruzione di un pubblico autentico possa richiedere del tempo, è di gran lunga più importante sapere di aver ispirato qualcuno piuttosto che limitarsi a leggere un commento generico quale “Foto top!”.

Come utilizzare gli eventi per far crescere la propria attività di blogging

Da influencer marketing, ti sei mai chiesto perché i tuoi blogger preferiti sono sempre impegnati in cene raffinate o presentano nuove collezioni sulle storie di Instagram? Negli ultimi dieci anni, abbiamo assistito a un’evoluzione degli eventi che vedono protagonisti i blogger da semplici festicciole all’insegna di cupcake a vacanze su isole da sogno della durata di una settimana. Si tratta di una parte importante dell’ecosistema degli influencer, ma è ancora più importante comprendere perché questi eventi vengono organizzati e come sfruttarli al meglio.

Gli inviti che dovresti aspettarti

I press day e il lancio di nuovi prodotti sono probabilmente gli eventi più rinomati sui social media. Potresti ricevere un invito per vedere una nuova collezione insieme ai giornalisti oppure per partecipare a una colazione più intima per celebrare una nuova fragranza.

Inoltre, ci sono degli eventi specifici per i blogger, organizzati su misura in base ad attività Instagram-friendly come la creazione di composizioni floreali. Generalmente, ciascun esempio fa parte di una campagna di marketing più ampia progettata per farti scrivere un post o condividere foto tra più piattaforme.

Come assicurarsi di essere presenti sulla lista

Se si vuol diventare influencer marketing di successo è importante essere pazienti e realistici e non aspettarsi di imbarcarsi in un viaggio “tutto compreso” fin da subito. Innanzitutto, dovrai concentrarti sulla costruzione di rapporti solidi con il marchio e mostrare un interesse verso i suoi prodotti.

È possibile, per esempio, che tu debba acquistare tali prodotti personalmente, utilizzare eventuali hashtag creati dal marchio e taggare quest’ultimo su Instagram. Se tutto va per il verso giusto, verrai messo direttamente in contatto con il social-media manager del marchio; se invece non succede nulla, vale la pena inviare un messaggio diretto e richiedere un contatto e-mail. Secondo un rapporto di Econsultancy, il 54% dei marchi ricerca gli influencer manualmente, pertanto potresti persino far loro un favore contattandoli per primo.

Nel messaggio iniziale, non dovresti chiedere di essere invitato alla prossima festa in programma, ma piuttosto potresti limitarti a chiedere di essere aggiunto alla press list in modo da essere preso in considerazione per eventi futuri. Ricorda di mettere sempre il destinatario nelle condizioni di rifiutare, di modo che il marchio sia in grado di comprendere se sei un valido candidato e se hai un interesse autentico o meno.

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Ce l’hai quasi fatta… Cosa devi fare adesso?

Per quanto sia facile farsi distrarre da manicure eleganti e cene offerte, dovrai usare il tuo tempo in modo intelligente. Il tuo obiettivo principale dovrebbe essere mostrare interesse verso il prodotto, metterti in contatto con l’influencer e scoprire opportunità future.  Questo ti consentirà di capire se l’influencer lavora soltanto sulla base di contest o se è interessato a progetti più ampi.

Idealmente, a distanza di 48 ore dal primo contatto, sarebbe opportuno inviare un’e-mail contenente eventuali link a post di social media. Fatti risentire ogni sei-otto settimane per assicurarti che la tua mira non si dimentichi di te. Questo è un ottimo modo per stabilizzare il rapporto tra influencer marketing e clienti.

Per farla breve, gli eventi sono un ottimo modo per trovare la giusta ispirazione, costruire una rete e comprendere il mondo del blogging. Potresti essere contattato direttamente da marchi o da PR, influencer, SEO agency o media agency. Ognuna di queste figure ha obiettivi precisi e, col tempo, scoprirai il giusto approccio da adottare per la creazione di nuove opportunità.

Il segreto è costruire una serie di collegamenti contemporaneamente creando contenuti ai quali sei appassionato. I tuoi follower dovranno essere pertinenti al marchio e la maggior parte di essi si aspetterà che tu sia un sostenitore fedele, anche quando non c’è alcun regalo in palio. Potrebbe volerci del tempo, ma se ti impegnerai a creare contenuti validi e ad attirare un pubblico più o meno ampio, i giusti brand troveranno il modo di contattarti.

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SEO: perché è importante l’ottimizzazione dei contenuti

Parliamoci chiaramente: essere in grado di offrire una grande quantità di articoli e di risorse ai propri lettori rappresenta senza ombra di dubbio uno dei valori aggiunti che un blog può fornire. C’è però un rovescio della medaglia: scrivendo spesso gli articoli più vecchi tendono a sparire, dispersi tra le pagine dei tuoi archivi. Ecco perché è importante l’ottimizzazione dei contenuti.

Da gestore di un blog o sito web, probabilmente avrai un archivio di contenuti straordinari, che hanno contribuito alla tua mission. Ma come sta andando ora? I tuoi articoli precedenti hanno perso un po’ di smalto? L’ottimizzazione e la ripubblicazione di questi contenuti può dare certamente nuova vita al tuo sito e ti consentirà di raggiungere un pubblico più vasto, nuovo.

Proprio per questo voglio provare a spiegarti perché devi esplorare e massimizzare il potenziale di vecchi articoli e soprattutto come puoi fare per una buona ottimizzazione dei contenuti, da ripubblicare con grande successo.

Approfondiamo:

  • Perché dovrei ottimizzare e ripubblicare i vecchi contenuti?
  • Quali contenuti sono adatti all’ottimizzazione?
  • Buone pratiche per ottimizzare articoli e contenuti passati

Perché dovrei ottimizzare e ripubblicare i vecchi contenuti?

Molti contenuti necessitano di aggiornamenti regolari, poiché ci sono nuove scoperte su un argomento o nuove possibilità tecniche e, di conseguenza, diversi punti di vista. Oltre ad aggiornare il contenuto stesso, è importante per gli affiliati pubblicizzare i prodotti più recenti o i modelli successivi e inserire gli attuali link partner sul proprio sito web.

Gli articoli precedenti che non sono facili da trovare all’interno del tuo sito web sono spesso trascurati. Questo può avere un impatto negativo nel corso tempo sull’accesso alla pagina e sulla conversione, per via del contenuto non aggiornato e dei prodotti non più disponibili. Gli utenti dei motori di ricerca preferiscono i contenuti aggiornati e meno spesso cliccano su un risultato di ricerca il cui rich snippet mostra una data di pubblicazione passata da molti anni.

Un articolo creato o aggiornato negli ultimi due anni è l’ideale. Inoltre non si smette mai di imparare quando si tratta di scrivere nuovo contenuto e gli articoli precedenti sono di solito di un livello stilistico completamente diverso rispetto a quelli attuali.

Ci sono inoltre altri vantaggi dal punto di vista della SEO, che giustificano l’ottimizzazione di un articolo precedente. Il contenuto ottimizzato e modificato implica un più alto livello di attualità per il cliente del motore di ricerca e mostra al crawler del motore di ricerca che il contenuto dell’articolo è aggiornato. Puoi sempre contare su un buon posizionamento nei risultati di ricerca.

Rispetto all’ottimizzazione di un articolo già esistente, la pubblicazione di un altro post sullo stesso argomento comporta anche il rischio di contenuto duplicato. Questo può avere un effetto negativo sul posizionamento nei risultati di ricerca.

Ottimizzazione dei contenuti, quali articoli?

In linea di principio, l’aggiornamento e la ripubblicazione sono utili per trovare nuovi lettori e aumentare le impressioni della pagina. L’ottimizzazione di un articolo può essere svolta più rapidamente della scrittura di un articolo, ma questo tempo da dedicare si somma rapidamente, se possiedi già un vasto archivio di articoli. L’investimento di tempo potrebbe non sempre ripagare. Allora cosa vale la pena aggiornare? Considera questi fattori quando scavi più a fondo nei tuoi contenuti:

1) Potenziale di posizionamento

Considera l’ottimizzazione di contenuto che è appena fuori dalla top 10 dei risultati di ricerca. Dai uno sguardo ravvicinato a tutti i posizionamento tra la top 10 e 20 con l’aiuto di un strumento SEO e altre basi SEO.

2) Pertinenza argomenti

Alcuni argomenti sono senza tempo e offrono anni di interesse generale. I trend del momento o quelli virali, invece, vengono dimenticati in un certo momento. Se un articolo non è più rilevante e/o non riceve traffico in forma di accessi alla pagina, non conviene rivederlo. Dedica del tempo ad ottimizzare argomenti senza tempo.

3) Potenziale economico

Da operatore di un sito web di affiliazione la tua attenzione deve essere rivolta anche al potenziale economico del contenuto. Presta attenzione speciale ai prodotti che pubblicizzi. I tuoi link di affiliazione sono aggiornati e il prodotto che stai promuovendo è ancora disponibile? Ci sono innovazioni tecniche che dovresti includere nel tuo contenuto? Aggiorna o ottimizza questi articoli adatti alla monetizzazione.

4) I contenuti più diffusi

Dai uno sguardo alle statistiche del sito web e trova gli articoli più popolari (con più visualizzazioni di pagina). Puoi ottimizzare, aggiungere, quindi ripubblicare qualcosa qui?

5) Arricchimento intelligente di contenuti precedenti (non sempre i contenuti più visitati)

A differenza degli articoli più diffusi, ci sono spesso buoni articoli, meno visitati. Ottimizza e ripubblica questo contenuto e considera una migliore collocazione dei link in questi articoli. Dovresti inoltre condividere questi articoli sui social, dopo una nuova pubblicazione, al fine di aumentare l’attenzione.

Buone pratiche per l’ottimizzazione dei contenuti passati

Completa un’analisi dei contenuti e copia l’URL corrispondente degli articoli direttamente in un elenco. Questo renderà più semplice modificare gli articoli in seguito. Inoltre è una buona idea prendere nota di ogni articolo e memorizzare esattamente cosa e come va ottimizzato. Leggi attentamente l’articolo che vuoi ottimizzare e poniti le seguenti domande:

  • Che effetto ha il contenuto dell’articolo su di me e cosa posso fare per migliorarlo?
  • Quali informazioni sono cambiate e quali nuove informazioni posso apportare o quali argomenti posso aggiungere al relativo articolo?
  • Come viene trattato l’argomento dai miei concorrenti?

Ecco come trarre il massimo dalla tua strategia di ottimizzazione:

1) Aggiungere e aggiornare il contenuto esistente

Verifica se i tuoi link esterni funzionano ancora e sono collegati a prodotti attuali, le cui nuove funzioni vanno aggiornate in termini di contenuti.

I passaggi piuttosto datati possono essere abbreviati e i prodotti che non esistono più cancellati. Quest’ultima operazione va sempre svolta con cautela. Verifica lo spelling, la grammatica e lo stile di scrittura. Potresti notare di aver fatto dei progressi e aver sviluppato un’attenzione maggiore alla tua scrittura e allo stile.

2) Link interni ed esterni

I tuoi link interni ed esterni possono essere ampliati o verificati, se necessario. Poiché ora hai accesso ad articoli più recenti che non esistevano quando il contenuto che stai aggiornando è stato creato, puoi trarre vantaggio nel collegare tematicamente gli articoli. Offri ai lettori un’esperienza più ricca, in modo che passino più tempo sul tuo sito. Inoltre, la struttura dei backlink non va sottovalutata, poiché i backlink rappresentano un fattore di posizionamento importante per Google.

3) Ottimizzare i meta titoli e le meta descrizioni

Per ogni pagina e ogni articolo, dovresti definire un meta titolo ed una meta descrizione significativi. Il titolo ottimale di un articolo è costituito da non oltre 70 caratteri (senza spazi). I titoli più lunghi vengono abbreviati automaticamente dal motore di ricerca. La meta descrizione deve essere controllata per gli articoli meno recenti, poiché non deve essere superiore a 160 caratteri (compresi gli spazi).

Se lo hai già fatto, puoi utilizzare diversi plugin di WordPress per definire le meta informazioni di ciascuna sottopagina individualmente. Utilizza ad esempio All in Seo Pack, WP Meta SEO o Yoast SEO. Gli ultimi due plugin ti mostrano anche come appare il tuo item o la pagina nei risultati di ricerca di Google.

4) Leggibilità e struttura del contenuto

Tieni d’occhio la struttura di una pagina e ottimizzala, se necessario, specialmente se stai aggiungendo nuovo contenuto ad un articolo esistente. Gli elenchi, i paragrafi più brevi e i sottotitoli forniscono un colpo d’occhio necessario e una migliore leggibilità per i visitatori.

5) Aggiungere nuovi media al contenuto esistente

Le immagini dei tuoi articoli sono ancora aggiornate o puoi aggiungere un video? Con alcuni interventi puoi aumentare le probabilità di nuovi accessi al tuo articolo. Inoltre, dal punto di vista della SEO, gli aggiornamenti con nuovi media vengono valutati positivamente.

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In breve

Ottimizzando e ripubblicando contenuti precedenti, puoi portare gli articoli precedenti e spesso dimenticati ad un nuovo livello. Gli argomenti senza tempo, che spesso sono ancora oggetto di interesse nei motori di ricerca, sono i più adatti all’ottimizzazione. In particolare i siti web più grandi e più datati dispongono di un vasto archivio di articoli e pertanto hanno delle flessioni su alcuni articoli.

Questo può influire nella giusta direzione sul numero di clic verso il tuo sito web. Il tempo è la tua più grande risorsa, assicurati di utilizzarlo con saggezza, quando valuti l’ottimizzazione e la ripubblicazione di contenuti meno recenti, forse dimenticati troppo in fretta, sebbene di ottima qualità.

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Crisi da marke(t)ting e storie di volontà: Eugenia Biamonde

Crisi da marke(t)ting e storie di volontà, come quella di Eugenia Biamonde, sembrano due concetti che non possono stare insieme. Infatti. Cominciamo dall’inizio. Internet è in grado di risollevare le aziende editoriali, dalla crisi che le sta decimando giorno dopo giorno, una dietro l’altra? La “carta” che futuro ha? Ma soprattutto, ha un futuro? È davvero l’informazione online, fruibile gratuitamente, l’assassino seriale dei giornali cartacei? Se n’è parlato durante un convegno-dibattito (che per me era un corso di aggiornamento professionale) presso il Centro Congressi dell’Unione Industriale di Torino.

Il relatore era Gianni Riotta, un professionista della comunicazione che non ha bisogno di presentazioni, visto che da oltre trent’anni “cade” sempre in piedi. Ma Eugenia Biamonde, secondo me, ha fatto meglio di lui. Eviterò di dettagliarvi le due ore e venti minuti di brillante monologo e i successivi quaranta minuti di domande, a volte, anche intelligenti e pertinenti. Voglio semplicemente condividere una (mia) riflessione. Parto dall’inizio. Non è nei corsi di aggiornamento professionale la chiave di Volta per superare le continue crisi che periodicamente si attraversano e cambiano il mondo.

Ero convinto e resto della mia idea sul fatto che il web e i siti internet non uccideranno i giornali cartacei, molti dei quali si stanno suicidando a colpi di scelte sbagliate. Altresì, ero convinto e lo sono ancor di più che internet non rappresenti lo strumento idoneo con cui provare a salvare le aziende editoriali dalla crisi dovuta al mancato rinnovamento e causata da quei (molti) direttori e amministratori che hanno trasformato le redazioni giornalistiche in veri e propri marchettifici a cielo aperto.

Il tutto pur di trattenere pochi (quindi sempre più importanti) inserzionisti pubblicitari. Marke(t)ting sovrano. Non si punta più sull’edicola, ci si lamenta spesso di essa e degli edicolanti, si arriva a definirli lobbisti, come se la maggior parte degli editori non lo fosse, ma non si fa nulla per portare la gente in edicola, non si fa nulla per ricreare un motivo d’appuntamento mattutino, o settimanale, o anche mensile. Da anni, quasi tutte le case editrici ricorrono agli ammortizzatori sociali come contratti di solidarietà o cassa integrazione, oppure direttamente ai licenziamenti.

Risultato: organici redazionali ridotti all’osso, procedure completamente sfasate, qualità andata a farsi benedire… E vi stupisce la moria di giornali degli ultimi anni? I siti internet, i forum, i blog, i social network sono realtà gratuite fondamentali, che bisogna saper sfruttare e in cui bisogna essere presenti, tenendo conto del fatto che l’informazione online è una cosa, quella cartacea è completamente un’altra cosa. La maggior parte dei “like” sulla vostra pagina Facebook, probabilmente, non vi comprerà. A meno che…

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A meno che non ci si accorga che la vera battaglia i giornali iniziano a combatterla in edicola, puntando tutto sulla qualità, sulle inchieste libere, scottanti. Fatte da professionisti che le sanno fare. Bisogna coinvolgere le persone, bisogna stringere le mani ai lettori, bisogna darsi un volto, possibilmente non ambiguo.

Bisogna tornare a fare i cani da guardia, riconquistando con i fatti la fiducia del lettorato che c’è e che intelligentemente ha deciso di non farsi contaminare. Bisogna raccontare la gente e i loro problemi, le loro storie. Penso che le nuove generazioni, quelle cresciute nel ventennio che ha preso avvio nel 1994, con l’ascesa al potere di Silvio Berlusconi e della sua “cricca” di amici imprenditori, abbia perso i confini della cultura addentrandosi nella selva dell’ignoranza e della pigrizia mentale.

Quando qualcuno mi chiede un esempio di azienda che vive senza i social network, tra le tante che mi vengono in mente cito sempre l’esempio di Eugenia Biamonde. Ha vent’anni quando, nel lontano 1962, decide di lasciare la “sua” Cosenza e raggiungere il padre a New York con il marito e una bambina di tre anni.

Sono gli anni in cui la città è in mano alla mafia italo-americana e dove non è bello crescere i figli. Per questo, dieci anni dopo, nel 1972, decide di fare ritorno a casa, in Calabria. Trascorrono trent’anni. Nessuna sorpresa. Un giorno, siamo nel 2004, uno dei figli decide di non seguire la carriera forense e di aprire un’attività negli Stati Uniti d’America, la sua vita cambia di nuovo rotta. Eugenia parte. Doveva essere solo una visita, ma la Pizzeria 28 diventa un vero e proprio marchio di fabbrica della qualità italiana: Miami, Houston e Londra, con il business on-line che procede spedito in parallelo.

Quando il locale è appena aperto e clienti all’orizzonte non se ne vedono, però, Eugenia Biamonde decide di “prenderlo in mano” per lasciare al figlio la gestione legale e amministrativa dell’attività. La cucina è nelle sue mani, ottime mani. La pizza nasce dalla ricetta del nonno di Eugenia, una tradizione di famiglia. Ma clienti nulla.

Non si perde d’animo e, puntualmente, ogni domenica porta davanti alla chiesa dei quadratini di pizza che distribuisce alle persone che escono dalla messa. Offre anche assaggi di torte fatte da lei. Così facendo, sempre più persone iniziano a interessarsi al locale e ad andare a mangiare da lei. Passano dieci anni da quel 2004 ed Eugenia è sempre lì, nel suo negozio al West Village, il figlio organizza le nuove aperture e le pizzerie a New York diventano cinque.