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Il sognatore scelto dal sogno

È il sogno a scegliere il sognatore, e non il contrario: Lazlo Strange ne è sicuro, ma è anche assolutamente certo che il suo sogno sia destinato a non avverarsi mai. Orfano, allevato da monaci austeri che hanno cercato in tutti i modi di estirpare dalla sua mente il germe della fantasia, il piccolo Lazlo sembra destinato a un’esistenza anonima. Eppure il bambino rimane affascinato dai racconti confusi di un monaco anziano, racconti che parlano della città perduta di Pianto, caduta nell’oblio da duecento anni: ma quale evento inimmaginabile e terribile ha cancellato questo luogo mitico dalla memoria del mondo?

I segreti della città leggendaria si trasformano per Lazlo in un’ossessione. Una volta diventato bibliotecario, il ragazzo alimenterà la sua sete di conoscenza con le storie contenute nei libri dimenticati della Grande Biblioteca, pur sapendo che il suo sogno più grande, ossia vedere la misteriosa Pianto con i propri occhi, rimarrà irrealizzato. Ma quando un eroe straniero, chiamato il Massacratore degli Dèi, e la sua delegazione di guerrieri si presentano alla biblioteca, per Strange il Sognatore si delinea l’opportunità di vivere un’avventura dalle premesse straordinarie.

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“Il sognatore”, primo capitolo della nuova duologia di Laini Taylor, già autrice dell’acclamata trilogia “La chimera di Praga”, non fa che confermarne il grande talento narrativo. In un mondo fantastico e allo stesso tempo perfettamente credibile, abitato da personaggi indimenticabili, il lettore è chiamato a seguire il sogno di Lazlo Strange, perdendosi con lui tra realtà e magia, amore e violenza, terrore e meraviglia. “Scritto meravigliosamente, con una lingua che è al tempo stesso oscura, rigogliosa e seducente. I lettori saranno impazienti di leggere il secondo”, ha recensito Publishers Weekly – Starred Review. Questo libro di cinquecentoventisei pagine va assaporato. Quindi meglio darsi una mossa…

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Storie di sfruttamento dell’immigrazione

Sembra consolidarsi sempre più la tratta e lo sfruttamento dei minori, a scopo sessuale ma anche di accattonaggio, in attività illegali o nel lavoro. Uno sfruttamento che coinvolge migliaia di minori, per lo più stranieri, e che sempre più avviene al chiuso: si stima per esempio che lo sfruttamento sessuale indoor, all’interno cioè di appartamenti, sia tre volte quello su strada, il che rende le giovani vittime irraggiungibili da parte degli operatori sociali e di chi voglia aiutarle ad uscire da una vita da incubo. Storie di sfruttamento dell’immigrazione.

Ma anche la strada spesso non garantisce più la visibilità dello sfruttamento, perché sono sempre più sofisticate le strategie di assoggettamento messe in atto dagli sfruttatori che hanno scoperto la forza del controllo tra “pari”, avvalendosi dei minori stessi per esercitare il controllo sui loro coetanei: minori così due volte vittime, costretti a “passare dall’altra parte”, quella del controllo, per sopravvivere. Ad accomunare molti dei minori vittime o a rischio di tratta e sfruttamento, è un retroterra di marginalità sociale e povertà: è il caso delle ragazze nigeriane e dei minori rumeni, anche Rom, coinvolti in accattonaggio o prostituzione.

Forte e rilevante può essere anche il ruolo delle famiglie che spingono i figli a lasciare il paese d’origine e a venire in Italia alla ricerca di lavoro, come nel caso dei minori egiziani, tra i più a rischio di finire in circuiti di sfruttamento lavorativo o di attività illegali. La tratta al fine di sfruttamento sessuale dei minori, sia femmine che maschi, si conferma un fenomeno stabile, addirittura in crescita secondo alcuni operatori e sempre più nascosto e all’interno di luoghi chiusi, come appartamenti, anche se resiste lo sfruttamento e la prostituzione in strada.

Sfruttamento sessuale di minori maschi

La prostituzione maschile appare un fenomeno in consolidamento, anche se a periodi caratterizzati da una notevole presenza di minori su strada, si alternano periodi in cui la loro presenza sembra svanire. Ad essere coinvolti in sfruttamento sessuale, particolarmente nelle grandi città italiane come Roma e Napoli, sono adolescenti Rom, di età fra i quindici e diciotto anni. Risultano essere di recente arrivo e con un vissuto legato alla strada.

Alcuni di essi lavorano come lavavetri di giorno ai semafori per poi prostituirsi durante la notte, in luoghi della città conosciuti per la prostituzione maschile, o nei pressi di sale cinematografiche con programmazione pornografica, saune e centri massaggi per soli uomini.  Accanto ai minori Rom sono coinvolti nella prostituzione anche minori maghrebini e rumeni. I primi in genere finiscono nel “mercato del sesso” per arrotondare lo stipendio guadagnato di giorno ai semafori. Per i secondi invece la prostituzione è la principale fonte di guadagno.

Un operatore di Save the Children, riservatamente, racconta: “I minorenni maschi coinvolti in attività sessuale, esercitano anch’essi in luoghi distinti dagli altri contesti prostituivi, si muovono per lo più in gruppo e sottostanno a dei leader che sono anche quelli che procurano loro clienti particolari disposti a pagare cifre consistenti, per poter godere di prestazioni di lungo periodo. Tale pratica registrata solo su Roma e Napoli, è nota come “affitto”: nel periodo specificato il minore vive infatti con il cliente”.

E poi aggiunge: “Questi minori, vengono intercettati dalle Unità di strada, ma ancora più spesso dalle forze di Polizia che li fermano in concomitanza di piccoli reati connessi alla prostituzione, borseggio e piccole rapine. Inoltre, in alcuni casi sono essi stessi degli “sfruttatori in erba” delle giovanissime connazionali, che cedono ad altri sfruttatori o alle quali chiedono delle percentuali per la protezione necessaria all’esercizio su strada”.

Tratta e sfruttamento nell’accattonaggio

Sono tanti i ragazzi del nord Africa che si danno alla prostituzione.

Sono principalmente di etnia Rom e provengono dai paesi della ex-Jugoslavia e dalla Romania, i minori coinvolti nell’accattonaggio. In diminuzione rispetto agli anni passati il coinvolgimento di minori provenienti dal Marocco, dal Bangladesh e dall’Africa Subsahariana. Nelle regioni dell’Italia meridionale mendicano anche ragazzi italiani. Per quanto riguarda il genere, le femmine sono più numerose dei maschi perché la tradizionale divisione dei ruoli nei gruppi Rom, ancora seguita da molti, vuole che i ragazzi, dopo i 14 anni, si dedichino alla raccolta del rame.

Alcune delle adolescenti Rom sono madri e mendicano con i neonati in braccio. Alcuni minori, una minima parte, oltre alle attività di accattonaggio, possono essere vittime di sfruttamento sessuale, o coinvolti in piccoli furti e borseggi. Sebbene l’accattonaggio sembri più comune tra bambini e minori che sono arrivati in Italia con le famiglie, è attestato anche il coinvolgimento di minori stranieri non accompagnati. Non è raro poi il caso di minori sfruttati dai propri familiari o da conoscenti in varie zone d’Italia. Non siamo in presenza necessariamente di tratta, ma di sfruttamento caratterizzato da sofferenze fisiche e psicologiche, isolamento e scarsa frequenza scolastica a causa delle lunghe ore trascorse sulla strada, dove i minori sono anche più esposti ad abusi e alla delinquenza.

Le regioni dell’Italia centrale e settentrionale, grandi città come Roma, Milano e Napoli, ma anche città satelliti, come Latina e Caserta, o centri più piccoli come Palermo, Chieti, Pescara sono le aree e i luoghi dove è più documentato il fenomeno dell’accattonaggio minorile: con ragazzini che chiedono l’elemosina o suonano uno strumento musicale in cambio di qualche spiccio sui mezzi pubblici, in prossimità delle stazioni, o con bambini o adolescenti fuori dai centri commerciali e ai semafori dove chiedono qualche euro per lavare i vetri o vendono rose. Un fenomeno tuttavia in decrescita, secondo alcuni esperti consultati durante una ricerca svolta, soprattutto negli ultimi anni nei centri metropolitani. Per esempio, si è di molto ridotto il numero di ragazzi marocchini coinvolti in attività di accattonaggio nelle città del nord, numerosi fino a qualche anno fa.

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Storia di Wala, 17 anni, egiziana

Wala ha appena diciassette anni, ha sul volto l’ingenuità di una bambina, ma dentro è già donna, quasi mamma. È incinta di dieci settimane quando decide di sporgere denuncia contro i propri sfruttatori. È arrivata in Italia dalla Romania, dopo essere stata venduta dalla sua famiglia. Per trecento euro i genitori l’hanno consegnata ad un gruppo di connazionali che prima l’hanno fatta prostituire in una città del nord Europa e poi l’hanno rivenduta ad una banda che l’ha trasferita in Abruzzo.

Il lavoro in strada era durissimo, la violenza una certezza quotidiana, i suoi guadagni andavano tutti agli sfruttatori. Wala una notte ha deciso di scappare. Non sapeva a chi chiedere aiuto ma era determinata a riprendersi la sua libertà. Dopo una notte di fuga finalmente si è fermata per riposare sulla spiaggia di una nota località abruzzese. Era stanca, confusa e riportava evidenti segni di violenza quando un passante si è fermato e le ha chiesto se aveva bisogno di aiuto. Con lui che è arrivata in questura e la polizia l’ha inviata presso l’associazione On the Road. Wala è ospitata e protetta in una casa di accoglienza.

Storia di Alaba, 16 anni, nigeriana

Alaba è di Lagos e quando può va a far visita al fratello che vive a Benin City a “Passaga House”, la casa dei poveri. È lì che conosce la sua futura sfruttatrice. La donna propone ad Alaba di andare in Europa per lavorare ma non specifica il tipo di lavoro. La parola prostituzione viene pronunciata soltanto durante il rito voodoo al quale Alaba viene sottoposta. Davanti a quello che la sfruttatrice chiama “lo stregone”, Alaba deve giurare che pagherà trentacinquemila euro per le spese del suo viaggio e permanenza in Europa. Lo stregone, nel corso del rito, dice che per pagare quella cifra, Alaba dovrà prostituirsi e minaccia ritorsioni sulla sua famiglia nel caso in cui parli con qualcuno della sua situazione. Il viaggio è un’esperienza durissima e interminabile: la ragazza impiega quattro mesi per arrivare da Benin City al Marocco dove resterà bloccata per un anno in attesa di essere imbarcata per l’Italia.

In Marocco subisce ripetute violenze. Le viene fornito un cellulare e il recapito telefonico della persona da contattare all’arrivo in Italia. Si imbarca con alcune decine di migranti e viaggia per una notte intera. Fa molto freddo, alcuni compagni di viaggio muoiono e vengono gettati in mare. All’arrivo in Italia arrivano i soccorsi ma anche la “madame”, la connazionale che la costringerà a prostituirsi. Alaba lavora per circa tre mesi sulle strade di Verona, terrorizzata dalle urla della sfruttatrice e dalle possibili conseguenze del rito voodoo. Poi, con l’incoraggiamento di un’amica, decide di fuggire. Riesce a contattare il fratello il quale le fornisce il numero di telefono di una conoscente che vive a Macerata e che la ospiterà finché Alaba non troverà accoglienza in una comunità per minori.

Storia di Mahipati, 16 anni, indiano

Ragazzi nordafricani si offrono (o offrono) nei pressi di un mercato a Roma.

Mahipati è un ragazzino che fa il lavavetri al semaforo. Ha sedici anni, ne dimostra dodici. Ha a malapena i baffi. È originario del Bangladesh. Viveva a Palermo, per strada, mentre al semaforo offriva agli automobilisti di lavare il parabrezza. Mahipati ha raccontato di essere fuggito dalla comunità per minori in cui era stato portato dalle forze dell’ordine, perché non si trovava bene.

Ha detto che gli era stata data la possibilità di lavorare presso l’autofficina di un amico del responsabile della comunità, ma guadagnava pochissimo per molte ore di lavoro: lavorava anche dieci ore al giorno e veniva pagato saltuariamente poche decine di euro. Aveva la sensazione che non tutto lo stipendio arrivasse a lui. Mahipati non vuole più tornare in comunità.

Preferisce stare con i suoi connazionali e tenere per sé i guadagni di una dura giornata di lavoro. Gli operatori lo hanno informato dei rischi dello sfruttamento e delle opportunità di protezione che possono essere a lui garantite nel tentativo di convincerlo a rientrare in una nuova comunità alloggio per minori che garantisca standard adeguati di accoglienza. Ma lui, testardamente, rifiuta. Dice che preferisce persino prostituirsi. E infatti, inizia a vivere di espedienti.

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Storia di Hakim, 16 anni, egiziano

Hakim è un ragazzo egiziano, di Alessandria, ha sedici anni, ma l’infanzia gli è stata strappata. Con la promessa di un brillante futuro alcune persone hanno proposto ai suoi genitori di mandarlo in Italia. È sbarcato sulle coste siciliane di notte e, subito dopo, è stato portato e rinchiuso in un casolare insieme ad altri connazionali. Ha dovuto telefonare a casa e chiedere ai genitori altri soldi per il viaggio. Hakim ed altri ragazzi, in piccoli gruppi, sono stati portati in tre grandi città: Roma, Milano e Torino. Arrivato a Milano Hakim è stato costretto a vivere in un piccolo appartamento con altri connazionali.

Dormivano in sette in una stanza. Lavorava di notte al mercato ortofrutticolo guadagnando tra i venti e gli ottanta centesimi a bancale, a secondo che il suo datore di lavoro fosse un connazionale o un italiano. Per entrare nel mercato era costretto a scavalcare i cancelli, rischiando di farsi male. Durante il giorno restava chiuso in casa. Un giorno è riuscito a scappare di casa e per strada ha incontrato un operatore, un volontario. La fortuna vuole che il ragazzo sia egiziano come lui. Hakim si sfoga, gli racconta tutto, piangendo. Ora Hakim vive in una comunità per minori, ha un permesso di soggiorno e studia per prendere il diploma.

Zero Calcare e Macerie Prime sei mesi dopo

Dopo oltre centoventimila copie vendute con Macerie Prime, Zero Calcare torna con il capitolo conclusivo della sua storia più emblematica e contemporanea: “Macerie prime. Sei mesi dopo”. Nasce il figlio di Cinghiale. Gli amici si riavvicinano. Niente è più come prima. Il senso di precarietà sociale del suo cast sembra assoluto, i rapporti amicali si lacerano, le tenebre avanzano. Piccoli pezzi di ciascuno vengono perduti, rubati, cambiano gli equilibri. E l’armadillo è sempre latitante.

Se una soluzione esiste, in cosa consisterà? C’è poco da dire, degna conclusione della prima parte di Macerie Prime, storia che racconta perfettamente le ansie e le paure dei trentenni (ma anche quarantenni) di oggi. Il finale va a stemperare il clima claustrofobico che si può percepire lungo tutta la storia, dal primo a questo secondo libro, e va a ridare un minimo di speranza che l’essere umano non si sia completamente trasformato in una sottospecie di creatura piena di rabbia e rancore.

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