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Disturbo psicosomatico: un’insidia quotidiana pericolosa

Poche ore prima di un colloquio di lavoro o di un importante riunione, ecco scatenarsi un forte mal di testa. Cosa lo provoca? Si chiama disturbo psicosomatico. Emozioni e stati d’animo possono manifestarsi anche attraverso il nostro corpo? Sì. Quindi, cos’è questo disturbo psicosomatico? Come si manifesta?

Esiste una cura naturale e qual è la più efficace per questa insidia quotidiana? Cerchiamo di capirlo e di rispondere in maniera semplice e chiara a queste domande. Considerata la delicatezza dell’argomento, la spiegazione di cosa sono i disturbi psicosomatici la traccia la psicologa Pamela Franchi, dell’ambulatorio di psicologia di Humanitas Mater Domini.

Sul disturbo psicosomatico, senza giri di parole, la dottoressa Pamela Franchi sostiene che ‘i disturbi psicosomatici possono essere considerati come il tentativo di dar voce ad un disagio psicologico o, addirittura, una emozione dolorosa. Come? Molto spesso, le nostre emozioni, gli stati di ansia o pensieri ricorrenti che disturbano la nostra serenità, si traducono in un vero e proprio sintomo corporeo”.

“Secondo una dinamica che mira a salvaguardare la nostra integrità psicofisica, un’emozione non esprimibile tramite le parole, rimane fuori dalla nostra consapevolezza per consentire al soggetto di mantenere uno stato di benessere, tuttavia può generare un malessere-sintomo fisico’. I disturbi psicosomatici non sono generati dalla nostra fantasia, ma sono disturbi corporei reali, compromettono la quotidianità e creano limitazioni non solo di tipo fisico, ma anche relazionale.

Il disturbo psicosomatico può interessare ogni parte del nostro corpo e presentarsi in forme diverse a seconda degli apparati interessati: gastrointestinale con ulcera peptica, colite spastica psicosomatica, gastrite psicosomatica, cardiocircolatorio con aritmia, ipertensione essenziale, tachicardia, respiratorio con sindrome iperventilatoria, asma bronchiale.

E ancora, può interessare l’apparato urogenitale con enuresi, dolori mestruali, impotenza, eiaculazione precoce o anorgasmia, quello tegumentario con acne, psoriasi, orticaria, dermatite psicosomatica, prurito, sudorazione profusa, secchezza della cute e delle mucose, quello muscoloscheletrico con cefalea tensiva o mal di testa, cefalea nucale, torcicollo, crampi muscolari, stanchezza cronica, fibromialgia, dolori al rachide, artrite.

Disturbo psicosomatico: quali sono i sintomi corporei

Quadri psicologici quali la depressione e quasi tutti i disturbi d’ansia, inoltre, sono accompagnati anche da sintomi corporei. La dottoressa Pamela Franchi spiega che: ‘È importante sapere che quasi tutti i disturbi che ci affliggono nella quotidianità, presentano quasi sempre anche una componente psichica. Di norma, la persona viene indirizzata inizialmente verso accertamenti e trattamenti di tipo medico, mentre un approccio integrato fra la discipline medica e psicologica rappresenta di certo un buon percorso di cura che può risultare di grande aiuto per il paziente’.

Dunque, sentimenti ed emozioni sia positive sia negative influenzano le reazioni del nostro corpo ovvero del soma: un’emozione positiva può spronare a fare meglio, mentre una negativa può indurre verso uno stato d’animo che porta a vedere solo il bicchiere mezzo vuoto e infine, riflettersi negativamente anche sullo stato di salute.

Il disturbo psicosomatico si caratterizza per la presenza di sintomi fisici come possono essere il mal di testa, il mal di stomaco, persino il mal di schiena. A volte la sintomatologia non trova riscontro in una condizione medica definita e quindi, il disturbo origina con buona probabilità, da un conflitto interno e dunque di tipo psicologico.

La comparsa di un disturbo psicosomatico è legata a un evento particolarmente stressante che non fa altro che attivare il sistema nervoso autonomo che mette in atto una risposta simile a quella che potrebbe attivare in un momento di difficoltà e paura, ecco quindi, che ci si può ritrovare a fare i conti con la tachicardia o l’iperventilazione.

In seguito, ad alcuni studi clinici messi a punto negli anni Sessanta nell’Università di Washington è stato stilato il Social Readjustement Rating Scale, una raccolta di oltre quaranta eventi o situazioni che si è visto, solitamente, preludono allo sviluppo di disturbo psicosomatico: la morte del coniuge, la separazione, un lutto, le vacanze, il Natale, il cambiamento di residenza…

Gli item menzionati non sono motivo di disturbi psicosomatici per tutti, ma possono diventarlo in base a una serie di altri criteri più intimi della persona, come possono essere l’esposizione precedente ad altri eventi stressanti che hanno determinato una certa labilità emotiva che sfocia nella somatizzazione. Eventi positivi che, però, seguono eventi meno positivi fanno saltare le nostre capacità adattogene.

Perché somatizziamo quotidianamente gli eventi

La somatizzazione degli eventi non è processo comune a tutti gli individui. A volte ci sono persone davvero provate dalla vita capaci di far fronte all’ennesimo assalto con l’adattamento e l’attuazione di meccanismi difensivi che gli permettono di superare il nuovo ostacolo senza la somatizzazione, ma magari attraverso l’umorismo o la sublimazione ovvero la ricerca della forza d’animo nelle proprie passioni come possono esserlo la musica, il ballo, la recitazione, la pittura o la scrittura. 

L’individuazione della presenza di un disturbo somatico è tutt’altro che semplice e anche la diagnosi è un percorso in salita. Immunizzarsi allo stress non è possibile, ma ci sono elementi che possono contribuire alla nostra resilienza ovvero alla capacità di adattarci e proteggerci.

Lo stress è uno degli elementi più importanti nella genesi del disturbo psicosomatico. L’agire quotidiano richiede al nostro organismo di sapersi adattare a continui e improvvisi mutamenti della realtà che ci circonda. Molti di questi cambiamenti hanno un impatto positivo sulla nostra esistenza, assicurando piccoli momenti di piacevolezza o prefigurandosi come occasioni favorevoli alla crescita personale.

Talvolta, tuttavia, le sollecitazioni ambientali possono avere un impatto negativo, generando forti pressioni, eccessiva emotività e condizione di stress. Eventi di questo tipo possono riguardare piccole seccature quotidiane, condizioni presenti della vita quotidiana, o l’esposizione ad eventi estremi e inconsueti.

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Disturbo psicosomatico da emozioni

“Contrariamente a quanto suggerito dal senso comune, che identifica semplicemente le emozioni come un vissuto soggettivo di piacevole o spiacevole, le emozioni presentano una consistenza anche biologica. Le emozioni nascono, infatti, all’interno del nostro sistema nervoso centrale e determinano importanti mutamenti a livello periferico e nei principali sistemi del nostro organismo. Un esempio lo abbiamo quando proviamo ansia o paura”.

“In questi casi possiamo avvertire diversi cambiamenti quali, per esempio: aumento del battito cardiaco, nausea, aumento della sudorazione, tremori, mal di testa, dolore al petto, nodo allo stomaco e respirazione accelerata“, spiegano all’Istituto di Terapia Cognitiva e Comportamentale.

“Le emozioni sono il ponte che collega la nostra mente a tali reazioni fisiche e sono un esempio dello stretto legame che intercorre tra mente e corpo. In virtù di questo legame una malattia organica può portare con sé alterazioni a livello psichico o di funzionamento cognitivo e, viceversa, un disturbo o una sofferenza di tipo psicologico può portare ad alterazioni del normale funzionamento dell’organismo”.

“Per queste ragioni si è ormai diffuso un modello di malattia che viene definito bio-psico-sociale. Questo modello suggerisce che per curare la malattia e promuovere la salute non si può prescindere da un’attenta considerazione del dominio biologico, psicologico e sociale. Le emozioni, quindi, hanno in tutto ciò un ruolo molto importante in quanto strumenti che ci permettono di rispondere alle richieste adattive poste dal nostro ambiente“, è la tesi della scuola di specializzazione e formazione professionale.

Se soffrite di un disturbo psicosomatico sopra elencati, chiedere aiuto ad uno psicologo può essere una buona idea, ma non in prima battuta. Certamente imparare a gestire stress ed emozioni può aiutarvi a trovare un po’ di sollievo. Anche la passiflora e la valeriana possono essere di grande aiuto. Tuttavia occorre prima stabilire quanto delle manifestazioni del disturbo siano imputabili all’intervento di fattori psicologici e sociali.

Quindi, se soffri di queste malattie è ad un medico specialista che devi affidarti prima di tutto. Solo a posteriori, se quest’ultimo riscontrerà che i sintomi e la loro comparsa sono verosimilmente influenzati da una particolare vulnerabilità allo stress, da una particolare suscettibilità o reattività emozionale, o da uno stile di vita non salutare, converrà rivolgersi ad uno psicologo. Le cure naturali psicoterapeutiche e psicofarmacologiche possono essere d’aiuto, ma solo se supportate da un’adeguata terapia.

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Dolori articolari e muscolari da sport: quali sono i rimedi?

Quante volte ti capitano indolenzimenti da allenamento errato? Affaticamento che si accumula dopo qualche mese di ginnastica, dolori muscolari che bloccano i movimenti, comprese le possibili microfratture, tendiniti e infiammazioni varie, torcicollo compreso: ne nasce una vera propria “crisi da palestra” e il desiderio di mantenersi in forma per tutto l’anno può passare. Dopo le prime lezioni, l’indolenzimento dei muscoli può essere così fastidioso da fare rinunciare alla pratica sportiva regolare. Si chiamano dolori articolari e muscolari da sport.

Cominciamo col dire che lo sport fa bene. Mantiene elastici, tonici e in forma, ma se non lo si pratica con criterio, può anche provocare danni, specie alle articolazioni. Infatti, l’attività sportiva riduce il rischio cardiovascolare, il peso in eccesso, lo stress e non solo, ma a condizione di sceglierlo e praticarlo tenendo conto delle proprie possibilità, del livello di preparazione atletica e dell’età.

Altrimenti, anche per i più allenati può aumentare il rischio di infiammazioni e tendiniti. I frequenti saltelli sullo step o le pedalate durante lo spinning, alla lunga possono provocare disturbi. L’attività sportiva fatta da chi è generalmente sedentario, da chi non svolge attività da molti mesi o da chi non è più giovanissimo, va fatta iniziando con alcuni piccoli accorgimenti.

Quello dei dolori articolari legati allo sport, è un problema comune negli sportivi. Il rapporto tra articolazioni e sport è infatti molto più stretto di quanto si possa immaginare. Una pratica sportiva fatta con costanza e senza “carichi” eccessivi aiuta le nostre articolazioni.

Al contrario, sforzi troppo intensi e ripetuti possono creare traumi articolari e provocare fastidi anche cronici. È il caso ad esempio degli sport più dinamici e da performance come calcio, il tennis o il basket, che andrebbero scelti e praticati con attenzione. Infatti, se per certi aspetti può essere vero che la vita inizia a quarant’anni, nel caso dell’attività fisica, non è esattamente così e non tenerne conto significa esporsi a danni quasi certi a livello articolare e muscolare.

Neppure i più giovani, d’altro canto, possono ritenersi completamente al riparo da strappi, contusioni o distorsioni accidentali né da più subdole ma altrettanto dolorose infiammazioni da sovraccarico. Basta un movimento brusco, un piede in fallo, uno scontro con un compagno o l’insana voglia di strafare per accelerare i tempi dell’allenamento e raggiungere obiettivi inarrivabili.

Per trarre dall’attività fisica tutti i possibili benefici senza correre inutili rischi bastano un po’ di cautela e buon senso. Quando, invece, ormai il danno è fatto, esistono accorgimenti pratici e preparati antinfiammatori topici che aiutano a evitare eccessive sofferenze. Ma andiamo per gradi…

I dolori muscolari successivi alla corsa hanno in genere cause e modalità di comparsa diverse. Però, è importante capirne le cause per dimensionare correttamente l’allenamento. C’è il dolore da sforzo, che si verifica durante la prova e riguarda uno o più muscoli. Le cause possono essere un accumulo di acido lattico o l’esaurimento delle scorte energetiche, se è generalizzato alle gambe. C’è il dolore successivo all’allenamento, che compare dopo circa ventiquattro ore dallo sforzo e in genere può protrarsi fino a tre-quattro giorni.

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Fare tanto stretching aiuta contro ogni dolore

C’è poi la tendinite, che è un processo infiammatorio di uno o più tendini, le robuste strutture anatomiche che connettono i muscoli alle ossa. È solitamente causata da traumi o da un uso intensivo, più raramente da infezioni o malattie autoimmuni, per esempio l’artrite reumatoide.

La tendinite si verifica più frequentemente alle spalle, ai gomiti, alle ginocchia, ai polsi e alle caviglie. Può verificarsi all’inserzione del tendine sull’osso, oppure in un punto qualsiasi del decorso del tendine. E può interessare anche la guaina che lo riveste e in questo caso si parla di tenosinovite.

Spesso la tendinite necessita soltanto di un adeguato periodo di riposo per guarire. Il sintomo principale è il dolore nella zona colpita, che può essere accompagnato da gonfiore, più o meno evidente, e aumenta con il movimento. La tendinite può essere legata all’uso eccessivo del tendine, per esempio negli sport che richiedono movimenti ampi e ripetitivi degli arti o in determinate professioni, per esempio suonatori di alcuni strumenti musicali. L’età è un altro fattore di rischio, in quanto con il passare degli anni muscoli e tendini perdono in parte la loro elasticità.

Per non affaticare eccessivamente i nostri muscoli è opportuno effettuare alcuni esercizi specifici per rinforzare alcuni importanti gruppi muscolari, che tuteleranno lo scheletro ed i tendini dagli incidenti più diffusi nelle palestre. È necessario quindi rinforzare la colonna lombo-sacrale, con esercizi di stretching, rotazioni del busto, addominali e lombari. Poi rinforzare le ginocchia, con esercizi stabilizzatori, allenando i muscoli estensori e flessori del ginocchio. Così come i glutei e le spalle stesse.

Ovviamente, esistono molti rimedi naturali per prevenire e curare le patologie di cui abbiamo appena parlato. Quali sono? Le ciliegie, oltre ad essere buone e succose, contengono gli antociani che combattono i radicali liberi prodotti dal corpo dopo l’attività funzionando come agenti antinfiammatori: questo frutto così dolce aumenta l’afflusso del sangue ai muscoli, contrastando quindi i dolori muscolari da sport.

Se non dormi bene, i livelli di cortisolo, l’ormone che può ritardare la ripresa dopo un allenamento, salgono. Per migliorare la qualità del sonno scollegati da qualsiasi dispositivo tecnologico e allontanati dalla cosiddetta luce azzurra che soffoca la melatonina. Non farti mancare le proteine attraverso altri alimenti. Quindi, non solo barrette solubili. Il corpo ha bisogno di magnesio per contrarre i muscoli. Includi nella tua dieta alimenti ricchi di questo minerale.

Lo stretching deve essere mirato: dopo un allenamento, non dedicarti solo allo stretching passivo. La nostra mobilità non è più quella che avevamo da bambini, ecco perché occorre concentrarsi su ogni articolazione del corpo, facendola lavorare, e dedicando a ciascuna il tempo necessario per il defaticamento.

La crioterapia, aiuta a riparare eventuali lacerazioni muscolari in caso di allenamenti frequenti. Forse non ci possiamo permettere di riempire ogni giorno la vasca da bagno con del ghiaccio, ma l’acqua fredda costringe i vasi sanguigni, stimolando l’eliminazione di sostanze di scarto, come ad esempio l’acido lattico, presenti nel corpo, e allevia l’intorpidimento muscolare.

Assumi quotidianamente, o almeno nei giorni in cui ti alleni, un cucchiaio di curcuma, in modo da ridurre l’intorpidimento muscolare e il senso di fatica. Basta aggiungerla ai tuoi piatti preferiti o scioglierla in un bicchiere di acqua. Assumi fluidi in modo corretto evita gli infortuni e ti aiuta ad allenarti al meglio.

La disidratazione può causare crampi, giramenti di testa, rallenta l’eliminazione dell’acido lattico e rischi di sentirti dolorante. Non dimenticare la vitamina C, o il ginseng, oppure il gingko biloba, ma anche la glucosamina, la condrotina e l’msm. Le creme o i gel a base di radici, fiori e spezie officinali antiossidanti – i più utilizzati sono l’aloe vera, l’arnica montana, l’artiglio del diavolo, la boswellia e l’imperatoria – sono ottimi per alleviare i dolori muscolari da sport.

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Mal di testa: ecco i segreti naturali per sconfiggerlo

Quello del cosiddetto mal di testa è un argomento tanto delicato quanto invalidante risulta essere la malattia, ma qui scopriremo i segreti naturali per sconfiggerlo. Clinicamente parliamo di cefalee, che si distinguono in primarie e secondarie. Entrambe le tipologie si caratterizzano per il dolore localizzato in una o più aree del capo e rappresentano una condizione di urgenza sia se la si considera come sintomo di un’altra patologia, come può essere la cefalea secondaria, sia se la si considera come malattia stessa, cioè la cefalea.

Le cefalee primarie si suddividono a loro volta in emicrania, cefalea tensiva e cefalea a grappolo. Invece quelle secondarie spesso sono di tipo post-traumatico. Il dolore avvertito alla testa durante un attacco di cefalea può essere causato da diversi meccanismi. I principali sono la distensione, la trazione o la dilatazione dei vasi sanguigni, quindi sia delle arterie sia delle vene, intra o extra-cranici.

Ma anche la compressione, trazione o infiammazione dei nervi cranici, oppure l’infiammazione, la contrattura o la compressione dei muscoli extracranici e cervicali, oltre all’infiammazione delle meningi. Dunque, come ben vedi, anche se sintetizzato in poche righe, il mal di testa ha tanti “parenti” che possono far visita per altrettanti motivi. Ecco perché chi soffre di mal di testa, come chi soffre di artrite e artrosi viene spesso definito un curato a metà.

Il mal di testa cronico tende a manifestarsi dopo i quaranta o i cinquanta anni, colpisce in prevalenza le donne e presenta numeri impressionanti. In Italia soffrono di emicrania quasi otto milioni di persone, oltre un milione e mezzo delle quali hanno una cefalea cronica quotidiana, spesso accompagnata da abuso di farmaci.

Purtroppo il mal di testa continua a essere una patologia troppo spesso sottovalutata, mal diagnosticata e mal curata. Si preferisce l’automedicazione alla visita specialistica che potrebbe risolvere in modo appropriato il problema. Oltre ad associare i farmaci adeguati alla rispettiva patologia, il neurologo può suggerire al paziente una correzione nelle abitudini alimentari e nello stile di vita che spesso sono alla base di un disagio tanto importante.

Il mal di testa è un nemico terribile, severo ed estremamente disabilitante. Non è un caso se l’Organizzazione mondiale della sanità lo piazza al dodicesimo posto assoluto tra le malattie più disabilitanti al mondo: giorni interi persi per dolore e relativa inattività, costi sociali legati a esami e terapie. Lo si ritene a torto un semplice sintomo, ma in realtà è presente dalla nascita ed è quasi sempre ereditario.

Come vedi, spesso c’è anche il fattore genetico ad alterare i meccanismi e i processi fisiologici che attivano e coinvolgono strutture sensibili allo stimolo del dolore, localizzate in alcune zone della testa e del collo: periostio del cranio, muscoli, nervi, arterie e vene, tessuti sottocutanei, occhi, orecchie, seni paranasali e mucose.

Adesso cercheremo di capire meglio, con l’auspicio che questo possa essere di aiuto o di sollievo. Inizio con la cefalea tensiva, che è la più diffusa e colpisce più le donne che gli uomini. È dovuta alla contrazione dei muscoli del collo e delle spalle e si manifesta come una morsa che stringe la testa a casco, il famoso “cerchio”. I muscoli in tensione producono una maggiore quantità di acido lattico che provoca uno stato di intossicazione delle cellule. In questo modo il mal di testa cresce e si autoalimenta. Nel novanta per cento dei casi è dovuta a stress di natura psicosociale, psicosomatica o a disturbi come l’ansia e la depressione.

Dolore episodico alla testa o cronico

Può essere episodica, per meno di quindici giorni al mese, e di durata variabile tra la mezz’ora e la settimana o cronica, con dolore presente per un totale di almeno sei mesi l’anno. I mal di testa derivanti da tensione nervosa, cominciano di solito alla nuca o alla base del cranio, per poi diffondersi e localizzarsi in un punto qualsiasi del capo, spesso nella regione occipitale, ossia nella parte media ed inferiore del capo, se è bilaterale.

Possono soffrirne coloro che rimangono a lungo chini sui libri o davanti al computer tenendo i muscoli cervicali contratti. Questa contrazione provoca una costrizione dei vasi sanguigni e della loro rete nervosa. La circolazione impoverita aumenta il dolore dello spasmo muscolare.

C’è poi la cefalea a grappolo. Le crisi si susseguono l’una all’altra ad intervalli di tempo piuttosto brevi e si raggruppano in determinati periodi del giorno e dell’anno. Gli attacchi durano da mezzora ad un’ora. Può essere episodica, da sette giorni ad alcuni mesi con intervalli superiori a due settimane, o cronica, ogni giorno per più di un anno consecutivamente. Il dolore è intenso e violento e di solito è monolaterale, localizzato attorno all’occhio e allo zigomo. Colpisce prevalentemente gli uomini, soprattutto tra i venti e i trenta anni. L’aspetto più negativo è che la ricerca scientifica, in questo caso, non è capace di individuare delle cause scatenanti con precisione.

Infine, c’è l’emicrania. Come indica il nome stesso, l’emicrania è quella forma di mal di testa caratterizzata da un dolore intenso e ricorrente che coinvolge, generalmente, un solo lato della testa. L’emicrania classica rientra nel gruppo delle cefalee primarie. In particolare, si distinguono due tipi di emicrania: con aura e senza aura. In entrambi i casi il mal di testa può durare da poche ore a tre giorni.

Nell’emicrania con aura i sintomi si presentano di solito nella fase precedente l’insorgenza del dolore tipico dell’attacco emicranico e sono rappresentati nella quasi totalità dei casi da sintomi visivi, come zigzag luminosi, annebbiamento del campo visivo dal lato colpito dal dolore, talora associati a difficoltà nel parlare e più raramente a disturbi di motilità.

L’aura interessa alternativamente solo una metà del corpo e presenta una durata variabile tra cinque e sessanta minuti. Gli attacchi di emicrania senza aura hanno una durata variabile tra le quattro e le settantadue ore, sono quasi sempre monolaterali, con dolore di tipo pulsante, di severa o moderata intensità, talora aggravato dallo sforzo fisico. Il dolore spesso è associato a nausea, fastidio per la luce e per i rumori.

Caratteristica degli attacchi emicranici è quella di essere ricorrenti e di presentarsi con una frequenza molto variabile: da pochi episodi in un anno a due o tre attacchi alla settimana. Il dolore pulsante è accompagnato da nausea, vomito, foto o fonofobia. Si ha necessità di riposare lontani da luci e rumori. L’emicrania cronica parossistica è l’unica forma di cefalea primaria a localizzazione sempre e costantemente unilaterale.

Colpisce il sesso femminile con una frequenza di attacchi che possono arrivare sino a quindici al giorno e dolori violenti simili a quelli della cefalea a grappolo. Le cause dell’emicrania non sono ancora del tutto chiare. Durante un attacco emicranico si verifica una costrizione dei vasi arteriosi con conseguente riduzione nell’apporto di sangue in particolari aree cerebrali. Questa fase corrisponde all’aura emicranica ed è seguita da una fase di dilatazione dei vasi sanguigni, che può causare la sensazione di male alla testa.

Cosa provoca quel maledetto attacco di mal di testa

Cambiamenti nell’attività del cervello provocherebbero un’infiammazione intorno ai vasi sanguigni con irritazione di alcuni terminali nervosi. A provocare il dolore durante un attacco, sembra essere una momentanea variazione nella circolazione sanguigna extra-cerebrale.

In particolare questo avviene al di sotto della leptomeninge, ossia della meninge più interna, quella che riveste il cervello) dove i vasi sanguigni prima si restringono e poi si dilatano. La conoscenza dei fattori scatenanti è di fondamentale importanza perché sia la cura sia la prevenzione dell’emicrania risultino efficaci. Mettere in relazione un determinato evento con il verificarsi di una crisi emicranica permette di evitare o correggere eventuali comportamenti sconvenienti.

Ma non solo. La ricerca scientifica, ormai sempre più proiettata verso i farmaci biologici, quindi sotto forma di proteine o di batteri, ha ha fatto una scoperta importante. Fidati, molto importante. Basta una sola seduta con una serie di iniezioni nei muscoli pericranici del collo e delle spalle, perennemente contratti, per far scomparire dolore e tensione per almeno sei mesi. Mal di testa, arrivederci.

Forse. Perché magari nel frattempo si scopre l’origine e si risolve il problema. Il merito di questo “congelamento” del fastidio deve essere attribuito al botulino, in grado di allontanare per almeno sei mesi emicrania e cefalea cronica, quella capace di farsi sentire oltre quindici volte al mese e di rendere infernale la vita di chi ne soffre.

Infatti, la terapia botulinica risolve in una sola seduta la persistente contrattura a spalle, collo e muscoli pericranici, in particolare quelli compresi tra zigomo e mandibola e quelli frontali, che accompagna il paziente affetto da cefalea. Una serie di piccole iniezioni a dosaggio opportuno distendono e rilassano i muscoli liberandolo dal persistente dolore e fastidio.

“La tossina botulinica di tipo A inibisce lo stimolo nervoso che causa la contrattura e genera il mal di testa cronico. Dopo il trattamento, il paziente sarà libero dalla tensione muscolare per sei-otto mesi, dopodiché potrà ripeterlo ottenendo un beneficio ancora più prolungato nel tempo”, sostiene il professor Lorenzo Pinessi. Chi non può permettersi questa tecnica, per qualunque motivo, può affidarsi ad altri prodotti palliativi.

Specialista in neurologia e psichiatria della Clinica Fornaca, primario emerito di neurologia della Città della salute e della scienza di Torino, oltre che Presidente onorario della Società italiana per lo studio delle cefalee, Pinessi spiega che “la terapia botulinica può risultare utile anche in fase di prevenzione: se le crisi di emicrania si intensificano e diventano così severe da essere accompagnate da tensione e dolore a spalle, collo e muscoli pericranici, il botulino può essere usato come profilassi per allontanare la minaccia”. Il trattamento con la tossina botulinica può peraltro aiutare anche nella disintossicazione da abuso di farmaci per il mal di testa, una situazione clinica sempre più frequente. Non ci credi ma lo speri?

“Si chiama medication overuse headache – aggiunge il professor Pinessi –. Il paziente abusa di farmaci che possono essere antinfiammatori, antidolorifici, antidepressivi, ansiolitici o analgesici, talvolta mescolati tra loro e spesso in dosi eccessive. Il risultato è che a lungo andare questi farmaci non servono più a nulla e, addirittura, inducono attraverso particolari vie biochimiche il mal di testa cronico”.

La disintossicazione dall’abuso di farmaci avviene attraverso una serie di terapie che prevedono anche la somministrazione di farmaci disintossicanti e un periodo di ricovero che può essere di una o due settimane. Ma ricorda, se hai questo problema, prima di tutto devi sottrarti dalla tua routine quotidiana.

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