Articoli

La radice di valeriana come calmante e contro l’ansia

Possiede proprietà sedative e calmanti e favorisce il sonno. Il meccanismo d’azione dei suoi costituenti è abbastanza ben conosciuto. Si deve agli esteri degli acidi valerianici e agli iridoidi l’inibire l’enzima animale acido gamma-aminobutirrico transaminasi, preposto alla degradazione metabolica del neurotrasmettitore gamma-aminobutirrato, denominati anche Gaba. Questo mediatore chimico è notoriamente associato a fenomeni neuronali di tipo inibitorio ed è responsabile anche dell’induzione del sonno nell’uomo.

La valeriana officinalis è una pianta a fiore appartenente alla famiglia delle valerianacee. La sua radice viene utilizzata soprattutto in fitoterapia e in farmacologia, come calmante naturale. Il nome botanico si deduce dal latino valere, ovvero crescere in modo rigoroso, sano, oppure anche star bene, in merito alle sue proprietà calmanti. Pianta erbacea e perenne, con breve rizoma stolonifero, fusto eretto e solcato in superficie da scanalature, radici fibrose emananti uno sgradevole e penetrante odore, in condizioni ottimali può raggiungere altezze di circa un metro e mezzo.

I fiori della pianta sono leggermente profumati, si trovano riuniti a formare un particolare tipo di infiorescenza detta corimbo. Sono ermafroditi, con calice ridotto e corolla a cinque petali, tubolare e dal colore rosa chiaro. La valeriana predilige gli ambienti freschi e umidi (mesofita) e cresce ai margini dei boschi e nei prati ombrosi fino a una altitudine di mille e quattrocento metri. Tutte le specie di valeriana contengono: olii essenziali (esteri dell’acido valerianico, acido valerenico, cariofillene, terpinolene, valerenolo, valerenale e composti diterpenici noti col nome di iridoidi), alcuni alcaloidi (valerina, actinidina, catinina e alfa-pirrilchetone) e dei flavonoidi (linarina, 6-metilapigenina ed esperidina). Si usa la radice della pianta che, però, ha un odore sgradevole.

Possiede proprietà sedative e calmanti e favorisce il sonno. Il meccanismo d’azione dei suoi costituenti è abbastanza ben conosciuto. Si deve agli esteri degli acidi valerianici e agli iridoidi l’inibire l’enzima animale acido gamma-aminobutirrico transaminasi, preposto alla degradazione metabolica del neurotrasmettitore gamma-aminobutirrato, denominati anche Gaba. Questo mediatore chimico è notoriamente associato a fenomeni neuronali di tipo inibitorio ed è responsabile anche dell’induzione del sonno nell’uomo. Studi più recenti hanno evidenziato che anche alcuni degli alcaloidi possono avere una influenza più o meno diretta sul metabolismo del Gaba, ma il loro meccanismo è ancora poco chiaro.

Pare che alcuni dei terpeni e dei flavonoidi possano fare da agonisti con i recettori dell’adenosina (quelli inibiti dalla caffeina) ed essere in parte responsabili dell’azione ipno-inducente, spasmolitica a livello intestinale e riducente sulla pressione arteriosa. “I medicinali a base di radice di valeriana contengono la radice della pianta della valeriana. La valeriana è una pianta perenne che si trova in tutta Europa e nell’Asia settentrionale. La pianta è coltivata e raccolta per ottenere la radice essiccata destinata a uso medico. Questi medicinali sono disponibili in varie forme da assumere oralmente, quali tisane, capsule e gocce”, sostiene il Comitato per i Medicinali a Base di Piante dell’Agenzia Europea delle Medicine.

Questi rimedi universalmente riconosciuti “sono ottenuti da vari preparati vegetali quali gli estratti preparati con etanolo che si ricavano mettendo la radice della pianta a contatto con l’etanolo (alcol) quale solvente di estrazione. I preparati ottenuti dalla radice di valeriana sono disponibili anche in combinazione con altre sostanze vegetali che presentano effetti analoghi. Gli estratti preparati con etanolo sono usati per alleviare lievi tensioni nervose e disturbi del sonno. Altri preparati a base di radice di valeriana sono usati tradizionalmente per alleviare lievi sintomi di stress mentale e favorire il sonno. Le presenti indicazioni d’uso si basano esclusivamente sull’uso tradizionale”.

Ci sono medicinali a base di radice valeriana?

L’Hmpc spiega di essere giunto a queste conclusioni dopo aver valutato i dati bibliografici “disponibili su preparati a base di radice di valeriana. Studi, clinici e non, sono stati realizzati principalmente partendo da estratti preparati con etanolo, mentre l’utilizzo degli altri preparati è giustificato dal loro uso tradizionale come medicinali di origine vegetale. Molti prodotti tradizionali di origine vegetale non sono stati sottoposti a un esame completo con gli attuali metodi scientifici. La normativa farmaceutica comunitaria fornisce l’opportunità di registrare ufficialmente i medicinali tradizionali di origine vegetale, in base al loro uso tradizionale, se possono essere utilizzati in tutta sicurezza senza l’intervento di un medico per quanto concerne diagnosi, trattamento e follow-up”.

Ma come si usano i medicinali a base di valeriana? Il Comitato per i Medicinali a Base di Piante rende noto che: Innanzitutto possono essere usati a partire dall’età di 12 anni. Non si consiglia l’impiego di medicinali a base di radice di valeriana nei bambini al di sotto dei 12 anni di età, in quanto non ci sono informazioni sufficienti sulla sicurezza del prodotto per questa fascia d’età. Il dosaggio e la frequenza di somministrazione dei medicinali a base di radice di valeriana dipendono dallo scopo per cui vengono usati e dalla formulazione del medicinale in questione. Per istruzioni dettagliate si rimanda al foglio illustrativo che accompagna ogni singolo prodotto. Se i preparati a base di valeriana sono assunti per alleviare lievi tensioni nervose o stress, generalmente sono assunti fino a tre volte al giorno”.

Nei preparati contenenti radice di valeriana sono stati individuati molti componenti e non è possibile definire con precisione l’azione di ciascun componente. Si ritiene che i componenti dei medicinali contenenti preparati a base di radice di valeriana funzionino agendo su diversi recettori presenti nel cervello. Tuttavia gli studi sui componenti isolati di tali medicinali non hanno potuto spiegare in modo esaustivo l’attività dei medicinali. Pertanto si ritiene che diversi componenti dei preparati agiscano insieme per produrre i loro effetti. Gli studi sopra descritti sono stati condotti su modelli sperimentali, pertanto non si dispone di informazioni su come i medicinali contenenti radice di valeriana interagiscono con l’organismo umano”.

Sono disponibili un corpus considerevole di prove sull’uso di medicinali contenenti estratti essiccati di radice di valeriana preparati con etanolo per alleviare lievi tensioni nervose e disturbi del sonno, nonché numerosi studi, di cui alcuni hanno misurato l’attività cerebrale mediante elettroencefalogrammi. In realtà, esistono pochi studi sulla sicurezza dei preparati a base radice di valeriana, ma dall’esperienza pluriennale del loro uso nell’uomo risultano sicuri. L’impiego di lunga data per più di trent’anni e i limitati studi sperimentali rendono plausibile l’uso tradizionale per alleviare lievi sintomi di stress mentale e favorire il sonno. Non è stato condotto alcuno studio sugli effetti della radice di valeriana sulla riproduzione, sui geni o sullo sviluppo del cancro”.

PROMEMORIA > Potresti leggere altri approfondimenti nelle categorie salute e rimedi naturali

Generalmente, questi rimedi sono ben tollerati. Gli effetti indesiderati più frequenti causati dalla valeriana colpiscono lo stomaco e l’intestino e sono, ad esempio, nausea e crampi addominali”. Questi medicinali “non devono essere utilizzati in soggetti che potrebbero essere ipersensibili (allergici) alla radice di valeriana”. Il loro uso non è raccomandato in associazione con altri sedativi in quanto non si possono escludere interazioni con altri medicinali”. Anche un estratto della monografia della Commissione E del Ministero della Sanità tedesco ricaviamo che le indicazioni terapeutiche sono relative a stati di agitazione, difficoltà di origine nervosa nell’addormentarsi”.

Come si usa la valeriana? Se la si assume come infuso sono sufficienti due-tre grammi per tazza da una a più volte al giorno. Se si usa la tintura, allora meglio usare da mezzo a un cucchiaino più volte al giorno. Nel caso in cui si predilige l’estratto, si può arrivare ad usare tra i due e i tre grammi da una a più volte al giorno. In pillole, sono sufficienti tre capsule al giorno (in genere ogni capsula contiene 2 grammi circa). Può essere usata anche come preparato da bagno. In fitoterapia viene utilizzata la tintura, talvolta abbinata a quella di altre erbe sedative, quali melissa o luppolo. In dosi modeste, sotto le quantità indicate nella posologia, il rimedio può avere un effetto paradossale perché diventa un eccitante.

Scopri i migliori integratori di valeriana su Amazon.it

La Vitamina D è ottima per le ossa, il cuore e tutto il resto

Gli studi strutturali hanno permesso di identificare le due forme della vitamina D e che l’ergocalciferolo viene formato quando i raggi ultravioletti colpiscono la sua forma provitaminica di origine vegetale, l’ergosterolo, mentre il colecalciferolo si produce, come detto precedentemente, dall’irradiazione del 7-deidrocolesterolo. L’assorbimento della vitamina D segue gli analoghi processi cui le altre vitamine liposolubili sono sottoposte.

La cosiddetta vitamina D – un gruppo composto dalle vitamine D1, D2, D3, D4 e D5 – è necessaria alle ossa e al cuore. Ma non solo. Cominciamo col dire che la vitamina D si trova in molte fonti alimentari come pesce, uova, alcuni latti addizionati e olio di fegato di merluzzo. Anche il sole contribuisce significativamente alla produzione giornaliera di vitamina D e, appena 10 minuti di esposizione, si pensa siano sufficienti a prevenirne la carenza.

Il termine vitamina D si riferisce a differenti forme di questa vitamina e due di esse sono importanti nell’uomo: ergocalciferolo (vitamina D2) e colecalciferolo (vitamina D3). La vitamina D2 è sintetizzata dalle piante, la vitamina D3 è sintetizzata dall’uomo nella pelle, quando è esposta ai raggi ultravioletti B della luce solare. Alcuni alimenti possono essere arricchiti con vitamina D2 o D3. La principale funzione della vitamina D è quella di mantenere normali i livelli di calcio e fosforo nel sangue e favorire l’assorbimento del calcio contribuendo a formare e mantenere le ossa forti.

Gli studi strutturali hanno permesso di identificare le due forme della vitamina D e che l’ergocalciferolo viene formato quando i raggi ultravioletti colpiscono la sua forma provitaminica di origine vegetale, l’ergosterolo, mentre il colecalciferolo si produce, come detto precedentemente, dall’irradiazione del 7-deidrocolesterolo. L’assorbimento della vitamina D segue gli analoghi processi cui le altre vitamine liposolubili sono sottoposte.

Essa, infatti, viene inglobata nelle micelle formate dall’incontro dei lipidi idrolizzati con la bile, entra nell’epitelio intestinale dove viene incorporato nei chilomicroni i quali entrano nella circolazione linfatica. In vari tessuti il colecalciferolo subisce una reazione di idrossilazione con formazione di 25-idrossicolecalciferolo, il quale passa nella circolazione generale e si lega ad una proteina trasportatrice specifica (proteina legante la vitamina D, DBP). Arrivato nel rene, il 25 (OH)D può subire due diverse reazioni di idrossilazione, catalizzate da differenti idrossilasi, che danno origine, rispettivamente, all’1,25-diidrossicolecalciferolo (calcitriolo), la componente attiva, ed al 24,25-diidrossicolecalciferolo, una forma inattiva.

Oltre ad essere assorbita dagli alimenti, la vitamina D viene prodotta a livello della cute. Mediante questo meccanismo viene prodotta esclusivamente vitamina D3 (colecalciferolo) e non D2 (ergocalciferolo), di produzione esclusivamente vegetale ed assumibile dall’uomo, invece, solo per via alimentare. I raggi ultravioletti favoriscono la conversione del 7-deidrocolesterolo che può dare origine al colecalciferolo ma anche a due prodotti inattivi: il lumisterolo ed il tachisterolo. La quantità di D3 e D2 prodotti dipende dalle radiazioni ultraviolette (sono più efficaci quelle comprese tra 290 e 315 nm), dalla superficie cutanea esposta, dal suo spessore e pigmentazione e dalla durata della permanenza alla luce. Nei mesi estivi la sovrapproduzione di vitamina D ne consente l’accumulo, così che la si possa avere a disposizione anche durante il periodo invernale.

La vitamina D può aiutare aiuta anche i reni

La vitamina D favorisce il riassorbimento di calcio a livello renale, l’assorbimento intestinale di fosforo e calcio ed i processi di mineralizzazione dell’osso ed anche di differenziazione di alcune linee cellulari e in alcune funzioni neuromuscolari (anche se questi due ultimi punti devono ancora essere chiariti). Il funzionamento dell’1,25(OH)D è alquanto anomalo per una vitamina in quanto agisce secondo le caratteristiche proprie degli ormoni steroidei: entra nella cellula e si va a legare ad un recettore nucleare che va a stimolare la produzione di varie proteine, specie trasportatori del calcio.

La regolazione dei livelli di calcio e fosforo nell’organismo avviene insieme all’azione di due importanti ormoni: la calcitonina ed il paratormone. La calcitonina ha azioni opposte a quelle della vitamina D, favorendo l’eliminazione urinaria e la deposizione di calcio nelle ossa. Ciò si traduce in una diminuzione dei livelli plasmatici di calcio. Il paratormone, invece, inibisce il riassorbimento renale dei fosfati, aumenta quello del calcio e stimola il rene a produrre 1,25(OH) D. A livello dell’osso, esso promuove il rilascio di calcio.

La produzione di questi ormoni e di vitamina D è strettamente dipendente dalla concentrazione plasmatica di calcio: una condizione di ipocalcemia stimola la produzione di paratormone e di 1,25(OH)D. Un aumento del calcio plasmatico, invece, favorisce la sintesi di calcitonina. Il delicato equilibrio che si viene a creare determina una buona regolazione dei processi di mineralizzazione. Sembra, infine, che la vitamina D possa promuovere la differenziazione dei cheratinociti dell’epidermide e degli osteoclasti ossei e, forse, detiene anche un’azione antiproliferativa.

Recentemente, la ricerca ha rivelato che la vitamina D possa fornire una protezione dall’osteoporosi, dall’ipertensione, dal cancro e da diverse malattie autoimmuni, tra cui la psoriasi e l’artrite reumatoide. Tra l’altro ho diversi amici che la usano per curare queste ultime due terribili malattie e loro stessi confermano un continuo progredire della guarigione. E’ certo che la vitamina D cura l’ipofosfatemia familiare, l’ipofosfatemia correlata alla sindrome di Fanconi, l’iperparatiroidismo dovuto a bassi livelli di vitamina D, l’ipocalcemia dovuta a ipoparatiroidismo, l’osteomalacia (rachitismo degli adulti), la psoriasi e il rachitismo.

Aiuta molto anche nei casi di debolezza e dolore muscolare, osteoporosi e osteodistrofia. Tra le proprietà ipotizzate ce ne sono diverse, tra cui quella dell’osteoporosi corticosteroidi-indotta, quella dell’osteomalacia anticonvulsivante-indotta, quella prevenzione del cancro al seno e del cancro in genere, della prevenzione del diabete, della prevenzione delle cadute, quella dell’osteodistrofia epatica, quella della regolazione dell’alta pressione del sangue, o dell’ipertrigliceridemia e dell’immunomodulazione.

E ancora, gioca un ruolo nella riduzione della mortalità, contrasta la sclerosi multipla, la sindrome mielodisplastica, l’osteogenesi imperfetta, l’osteoporosi (pazienti con fibrosi cistica), la miopatia prossimale, il disturbo affettivo stagionale, le verruche senili, i disordini della pigmentazione cutanea (lesioni pigmentate), aiuta i denti (la perdita di materiale osseo dal dente è correlata alla perdita di osso in siti non orali), regola l’aumento di peso in post-menopausa. In particolar modo, è consigliata per il trattamento del cancro alla prostata: c’è un’evidenza preliminare basata su studi di laboratorio e sull’uomo che alte dosi di vitamina D possono essere utili nel trattamento del tumore alla prostata.

PROMEMORIA > Potresti leggere altri approfondimenti nelle categorie salute e rimedi naturali

Il Cuore e le ossa sono in pericolo senza questa vitamina

Anche il cuore è in pericolo con poca vitamina D in circolazione. Nelle persone che presentano una carenza di questa vitamina il rischio di infarto e insufficienza cardiaca acuta è maggiore, ma non solo. Poca vitamina D è associata anche a un’evoluzione più sfavorevole della patologia nelle persone colpite da infarto. Sono i risultati di uno studio pubblicato sulla rivista Medicine da un team di ricercatori del Centro cardiologico Monzino.

I dati presi in esame riguardano ottocentoquattordici pazienti colpiti da infarto. Da questi dati è emerso come 8 persone su 10 presentassero una carenza parziale o totale di vitamina D. Questo deficit si traduce in un maggior rischio di complicanze cliniche da sindrome coronarica acuta e di mortalità a un anno di distanza dal ricovero. La vitamina D si è guadagnata l’attenzione della comunità scientifica in relazione alla salute cardiovascolare.

Uno studio del 2007 sulla rivista Circulation ha dimostrato come il deficit di vitamina D fosse associato all’incidenza di malattie cardiovascolari. In particolare gli individui deficitari avevano il 62% di maggior incidenza di eventi cardiovascolari avversi come infarto, insufficienza coronarica e scompenso cardiaco. Diversi studi hanno cercato di approfondire l’associazione tra deficit di vitamina D e alcuni fattori di rischio di malattie cardiovascolari come ad esempio l’ipertensione.

In ogni caso, è bene ricordare che se evitate il sole, o soffrite di allergia o intolleranza al latte, oppure seguite una dieta vegana troppo rigorosa potreste essere a rischio di carenza di vitamina D. E questo potrebbe esporre la vostra salute a gravi rischi. A proposito di dosaggi: quelli consigliati dalla cosiddetta medicina ufficiale, a me appaiono insufficienti per i ritmi della vita contemporanea, per la qualità dei cibi mangiati e per tutta un’altra serie di valide ragioni. Ma io, su me stesso, sono libero di fare ciò che voglio e di assumere a mesi alterni tranquillamente 5000 ui, ma anche 10.000 ui.

Scopri i migliori integratori di vitamina D su Amazon.it

Mangiare semi di canapa per curarsi: ecco tutti i benefici

Gli efa non possono essere sintetizzati dal nostro corpo, quindi devono essere apportarti necessariamente attraverso la nutrizione. Raramente gli omega 3 sono presenti in così grandi proporzioni negli altri oli vegetali. Va precisato che l’olio è da utilizzare a crudo nel condimento delle pietanze (mai da esporre al calore perché può incendiarsi), come alternativa all’olio di oliva.

Mangiare semi di canapa fa bene. Sono tanto piccoli, quanto potenti. I semi di canapa sono uno dei frutti oleiferi più preziosi dal punto di vista nutrizionale e di conseguenza anche da quello medico, se è vero, come è vero, che noi siamo quello che mangiamo. A trasformare in dato di fatto quest’affermazione è lo spettro degli acidi grassi presenti nell’olio di canapa: il 90% è costituito da acidi grassi insaturi, di questi circa l’80% sono pufa, acidi grassi polinsaturi, l’11% sono monoinsaturi e il 9% sono saturi.

Hai capito bene, c’è una totale assenza di acidi grassi transaturi. L’olio, e di conseguenza i semi da cui si ricava l’olio e su cui concentriamo la nostra attenzione in questo post, è ricco di efa, acidi grassi essenziali, tra cui gli omega 6 (acido linoleico e il raro acido gamma linolenico) e gli omega 3 (acido alfa linolenico e acido stearidonico) nella giusta proporzione per favorire il ricambio cellulare e dei lipidi, e contribuire al mantenimento del sistema ormonale.

Gli efa non possono essere sintetizzati dal nostro corpo, quindi devono essere apportarti necessariamente attraverso la nutrizione. Raramente gli omega 3 sono presenti in così grandi proporzioni negli altri oli vegetali. Va precisato che l’olio è da utilizzare a crudo nel condimento delle pietanze (mai da esporre al calore perché può incendiarsi), come alternativa all’olio di oliva.

Poiché la carenza di acidi grassi essenziali alla lunga può causare disfunzioni neurologiche e visive, ipertensione, sbilanciamento ormonale, difficoltà di rimarginare ferite e di crescita cellulare, artrite e sindrome premestruale, l’assunzione di semi di canapa è vivamente consigliata per il suo effetto fortemente protettivo da tutte queste patologie. Infine, avendo anche un ottimo tenore in carboidrati, costituisce un eccellente integratore energetico.

Buona risulta la percentuale di fibra e di sali minerali, in particolare il ferro e il fosforo, ma anche potassio, magnesio e calcio. Dal punto di vista vitaminico, i semi di canapa sono ricchi di vitamina A, E, PP, C e vitamine del gruppo B, eccetto la B12. La ricchezza di vitamina E si rivela importante per l’azione antiossidante e preventiva sulle malattie degenerative.

PROMEMORIA > Potresti leggere altri approfondimenti nelle categorie salute e rimedi naturali

L’impiego nell’alimentazione quotidiana di questi semi è indicato sia come nutrimento essenziale per ridurre i livelli di colesterolo ldl, per rafforzare il sistema immunitario e coadiuvare le terapie in diverse patologie (artrite reumatoide, asma, psoriasi, eczema atopico, lupus, PMS, depressione, altre malattie autoimmuni) sia per prevenire malattie cardiovascolari.

È totalmente privo di colesterolo “cattivo”. Nei semi di canapa, oltre ad una buona percentuale di olio, che abbiamo visto essere di circa il 30%, si ritrovano ottime quantità di proteine con buon valore biologico (20%), fibre insolubili (20-30%) e carboidrati (10-15%). Dai semi di canapa si ricava l’olio di semi di canapa, che contiene una percentuale infinitesimale di thc, meno di una parte su un milione (il thc, com’è noto è il principio responsabile dell’effetto psicoattivo della marijuana). Il che significa che per avere un effetto tossico da questo alimento, cioè un effetto analogo a quello che si ottiene fumando uno spinello, occorrerebbe berne circa dieci litri al giorno… Impossibile.

Per godere a pieno del valore nutrizionale dell’olio di canapa e prevenire i fenomeni di ossidazione e irrancidimento, è molto importante scegliere prodotti estratti per spremitura a freddo e conservati in bottiglie di vetro scure, ben chiuse e conservate al riparo da fonti di luce e calore. Dopo l’apertura, l’olio di semi di canapa andrebbe riposto e conservato in frigorifero. Tra le altre cose, i semi di canapa hanno un gradevole sapore di nocciola e sono rivestiti da un guscio ben digeribile che conserva gli oli e le vitamine.

Possono essere usati crudi o tostati, da soli o con altri semi come condimento per insaporire insalate, verdure, macedonie e muesli, primi piatti, nella decorazione dei dessert, nella preparazione del pane, dei grissini o di altre pietanze. Frullati da soli o con altri semi, si ottiene un composto pastoso dal sapore delicato, tipo burro da spalmare o utilizzare come condimento. La farina ottenuta dalla macinazione dei semi viene utilizzata nella preparazione del latte di semi di canapa, ma anche del tofu di canapa, una variante del tofu classico, a base di fagioli di soia gialla, oltre che di seitan ai semi di canapa.

Scopri i migliori prodotti di semi di canapa su Amazon.it

Marijuana ad uso terapeutico: a cosa serve e cosa cura

La legalizzazione della marijuana ha travolto gli Stati Uniti d’America, l’Uruguay (che ha introdotto l’uso ricreazionale e che grazie alla legalizzazione è riuscita a sconfiggere il narcotraffico e ad abbassare le tasse per i cittadini), ha arricchito per decenni e continua ad arricchire l’Olanda (che vorrebbe voltarle le spalle ma sa che non le conviene). Avrebbe potuto contribuire fortemente a risanare il debito pubblico italiano e invece ha fatto fare soldi a palate solo alle mafie… Nel mondo ormai si assiste ad una esplosione del mercato della cannabis e stanno aumentando anche le Spa e i centri wellness che usano il cannabidiolo per massaggi, oli , latte e succhi oltre che per meditazione, agopuntura, pilates e yoga.

Questa volta parliamo di marijuana ad uso terapeutico. Quanta ipocrisia c’è intorno a questa pianta, anche per l’uso terapeutico… Affrontare l’argomento crea imbarazzo in molte persone, stupore e preoccupazione in altre, fa addirittura saltare i nervi a politici, pseudo-tali e a tutto il mondo legato a potentati economici come produttori di carburanti, case farmaceutiche, costruttori di automobili e motociclette e di materiali edili. Questi sentimenti ostili si spiegano in un modo molto semplice: la marijuana e la canapa non sono brevettabili e sono a disposizione dell’umanità.

Sono del mondo, di cui solo la Madre Natura è titolare. Chiunque ne potrebbe disporre e, quindi, potrebbero guadagnarci un po’ tutti. Tutti tranne le multinazionali che senza scrupoli ci stanno educando a distruggere il pianeta in cui viviamo. Ci stanno trasformando in un pericoloso virus, che distrugge qualunque cosa tocchi. Ma si sa, la vita su questa terra è ciclica e grazie ad internet alcune informazioni si ottengono e anche più rapidamente prima.

Questo non indifferente fattore, la velocità con cui si scambiano informazioni e con cui ci si può parlare, causa anche la velocizzazione anche di alcuni cicli. Ecco, a volte ritornano e quindi non c’è da stupirsi se questa pianta tanto bistratta e su cui sono state raccontate ogni genere di storie, nel Terzo Millennio si sta prendendo importanti rivincite. Il mio non è un invito a fumarla, ma a non demonizzarla. Poi, ognuno è libero di pensarla come vuole, a condizione che quando si apre bocca si parli con cognizione di causa. E purtroppo, sulla marijuana ad uso terapeutico, spesso non si parla con cognizione di causa.

La legalizzazione della marijuana ha travolto gli Stati Uniti d’America, l’Uruguay (che ha introdotto l’uso ricreazionale e che grazie alla legalizzazione è riuscita a sconfiggere il narcotraffico e ad abbassare le tasse per i cittadini), ha arricchito per decenni e continua ad arricchire l’Olanda (che vorrebbe voltarle le spalle ma sa che non le conviene). Avrebbe potuto contribuire fortemente a risanare il debito pubblico italiano e invece ha fatto fare soldi a palate solo alle mafie… Nel mondo ormai si assiste ad una esplosione del mercato della cannabis e stanno aumentando anche le Spa e i centri wellness che usano il cannabidiolo per massaggi, oli , latte e succhi oltre che per meditazione, agopuntura, pilates e yoga.

Yoga? Sì, la pioniera dello yoga con cannabis si chiama Dee Dussault, che insegna Ganja Yoga a San Francisco. Pare funzioni e, infatti, poco dopo anche il 420 Fight Club di New York, a Washington Square, ha deciso di combinare le arti marziali con il consumo di cannabis per meditare. Il Los Angeles Times, invece, ha ribattezzato “l’Escoffier della marijuana” il fornaio del Love’s Oven di Denver, in Colorado: qui vengono sfornati biscottini salutari alla cannabis mentre, alla fine del 2015, grazie ai membri della famiglia di Bob Marley, arriva Marley Natural, semi di canapa e istruzioni su come si coltivano e si lavorano “nel rispetto della natura, responsabilità e umanità”.

Club e marijuana terapeutica: cosa si fa in Europa

E in Europa? Sono diversi i club della cannabis. Fra questi: Airam and La Maria di Barcellona, che offre ai soci anche massaggi, classi di yoga e Pilates, e Al Therme Laa Hotel & Spa, in Austria, dove i massaggi si fanno anche con olio di cannabis sativa. In Germania una importante sentenza, seppure scritta con molti “paletti”, ha iniziato col riconoscere gli importanti effetti curativi della marijuana. La corte amministrativa di Colonia, il 22 luglio 2014 ha riconosciuto per la prima volta il diritto dei malati cronici a coltivare cannabis per uso terapeutico. Parliamo solo di situazioni eccezionali. Il pronunciamento dei giudici, che hanno concesso l’autorizzazione per la coltivazione a uso terapeutico in tre casi, è in effetti limitato a situazioni eccezionali, con condizioni piuttosto restrittive.

Innanzitutto deve essere dimostrato che nessun altro antidolorifico abbia effetto sul paziente e poi può ricorrere alla coltivazione diretta solo chi non ha la facoltà di acquistare in farmacia prodotti con estratto di cannabis. Quindi, resta inalterato il divieto generale di piantare cannabis per i privati. In Spagna si assiste frequentemente a tentativi per nulla velati di legalizzazione, almeno all’interno di club in cui i soci possono coltivare e fumare. E mentre in Europa se ne parla e basta, con l’adesione di New York, nel 2015 sono 23 gli Stati americani che hanno legalizzato l’uso medico della marijuana.

PROMEMORIA > Potresti leggere altri approfondimenti nelle categorie salute e rimedi naturali

L’uso terapeutico dei cannabinoidi in Italia è pienamente legittimo in tutte le regioni, alcune però si fanno carico dei costi attraverso il Servizio Sanitario Regionale, sgravando il paziente dall’onere economico. Dal 2 maggio 2011 la Toscana va incontro ai pazienti che fanno richiesta di farmaci cannabinoidi, seguita dal Veneto che ha autorizzato la distribuzione gratuita di farmaci a preparati galenici, e dalla Liguria che nell’estate 2012 ha approvato una legge per l’erogazione di queste medicine per scopi terapeutici; le Marche, anche in Friuli Venezia Giulia in cui viene concessa a carico del Sistema Sanitario Regionale, e infine la Puglia, garantiscono il rimborso delle cure a base di derivati da cannabinoidi.

L’Abruzzo è diventata proprio in questi giorni la settima regione a prevedere la prescrizione dei cannabinoidi a fini terapeutici direttamente dai medici di base. E’ importante sapere che la questione dei farmaci derivati dalla cannabis è al centro di un dibattito che vede pareri contrastanti sul loro impiego. Chi osteggia la terapia, sia negli ambienti politici, ma anche nella società, ne mette in dubbio la validità scientifica, ed è preoccupato per un possibile dilagare delle droghe leggere. Tabù difficili da smuovere associano la cannabis a quella droga che, seppur definita “leggera”, condurrà inevitabilmente i suoi utilizzatori nella spirale della dipendenza da droghe pesanti.

A questo punto è doveroso essere rigorosi nella distinzione tra terapia e uso ricreativo della cannabis, perché sono i dosaggi impiegati a fare la differenza, non i principi attivi in sé. Tutto si riconduce ai problemi culturali, quindi? Forse. In Italia non c’è la cultura diffusa della cannabis terapeutica, e si avanza con passi incerti quando ci si interroga sugli effetti collaterali. In conseguenza di questo, la terapia con cannabinoidi viene utilizzata in alternativa ai cosiddetti farmaci “di prima scelta” quando questi ultimi non diano gli effetti attesi sui pazienti. Da anni si stanno facendo sempre più studi anche sulla cannabis usata a scopo terapeutico e farmaci a base di estratti di questa pianta sono usati per contrastare il dolore e gli spasmi muscolari nella sclerosi multipla e nella sclerosi laterale amiotrofica e contro il dolore cronico in generale.

Gli studi esistono anche su altre patologie: si va da ricerche sull’azione positiva della cannabis sui disturbi del sonno a valutazioni scientifiche sul ruolo della cannabis nel trattamento di alcune forme di cancro. Si sono valutati gli effetti anche sul mal di mare. Ma se l’uso terapeutico della cannabis trova sempre più conferme scientifiche, non mancano ostacoli pratici, soprattutto in Italia, dove i farmaci a base di cannabinoidi non sono prodotti e debbono essere importati, con costi e trafile burocratiche complesse. Inoltre, il quadro è disomogeneo e varia da regione a regione.

Per prima cosa è necessario far chiarezza: c’è una grossa differenza tra i principi attivi impiegati a scopo terapeutico, e quelli impiegati per uno ricreativo. Sono due i principi attivi della cannabis presi in causa: il Thc (delta 9-tetraidrocannabinolo), che se abusato provoca effetti psicotropi e può portare all’abuso della sostanza (ma che se dosato correttamente porta sollievo a diversi disturbi), e il cannabidiolo, il quale non causa psicotropia, dispone di rilevanti proprietà farmacologiche e antinfiammatorie, e che secondo dati clinici e sperimentali non produce rilevanti effetti collaterali.

Marijuana proprietà e benefici dei principi attivi

Entrambi i principi vengono quindi usati nelle terapie che coinvolgono la cannabis, ma il dosaggio del Thc è calibrato in modo che gli effetti psicotropi vengono controllati dal cannabidiolo conferendone maggiore tollerabilità. Il Thc, infatti, è efficacemente impiegato da diversi anni contro la nausea (come anti-emetico) e per stimolare l’appetito in pazienti che soffrono di disturbi alimentari, pazienti oncologici in cura chemioterapica, pazienti con Aids conclamata. Insomma, non fa poi così male la marijuana ad uso terapeutico.

Quindi combinando Thc e cannabidiolo con metodo scientifico si possono ottenere gli effetti terapeutici importanti. Come? I farmaci cannabinoidi agiscono sui recettori del cervello, combattono e prevengono le infiammazioni cerebrali. Nei recettori CB1 preservano le funzioni cognitive e ostacolano il rischio di eccitotossicità, nei CB2 tutelano il cervello dalla neuro infiammazione causata dall’accumulo di placca la quale porta morte cellulare.

PROMEMORIA > Potresti proseguire la lettura con La canapa: ma piantatela tutti, Curarsi con l’olio di canapa, Perché mangiare semi di canapa

Le patologie su cui la somministrazione di farmaci di derivazione cannabinoide ha riportato miglioramenti sono numerose: pazienti colpiti dalla sclerosi multipla, da mielo-lesioni, dolori neuropatici, artrite reumatoide, Parkinson e pazienti oncologici provano sollievo a seguito dell’assunzione di questi farmaci.

I cannabinoidi inoltre vengono impiegati per il controllo della rigidità muscolare. E un recente studio ne ha messo in luce l’efficacia nella prevenzione e nel trattamento dell’Alzheimer (considerato da alcuni studiosi conseguenza di una neuro infiammazione cronica) e altre infiammazioni cerebrali.

Il farmaco viene importato sotto forma di infiorescenze (Bedrocan, usato anche per stimolare l’ appetito), o il Sativex che costa dai 35-40 euro per il primo dosaggio, e 740 euro per tre boccette. Il Sativex è uno spray orale, il cui principio attivo di base è derivato della cannabis, efficace per il dolore neuropatico.

Oggi si sta testando il Sativex attraverso studi clinici per il trattamento di una forma aggressiva di cancro al cervello, e si è rivelato più efficace del placebo per combattere il dolore, migliorare la qualità del sonno e di conseguenza alleviare anche la gravità della condizione clinica del paziente. Pur essendo ben tollerato però, non è stata raggiunta una rilevanza statistica sufficientemente alta, la cosiddetta “significatività statistica” valida per concludere i test. Insomma, sarebbe da sdoganare la marijuana ad uso terapeutico.

Approfondisci di più sull’uso terapeutico della marijuana

Glucosamina questa sconosciuta per i nostri muscoli

La sua accettazione come terapia medica non è generale, è accettata principalmente dalla naturopatia e dalla fitoterapia, ma molti pazienti che l’hanno usata secondo gli schemi medici proposti individualmente anche per altre patologie tendineo-infiammatorie hanno riferito benefici. Il suo utilizzo sembra essere sicuro, ma a parere della comunità scientifica non c’è ancora prova evidente circa la sua efficacia. Altrettanto vero è che molti naturopati, osteopati e fisioterapisti consigliano di usare la glucosamina certi della sua efficacia.

Ad ascolatre cosa si dice in giro, viene da esclamare: glucosamina questa sconosciuta! Sopra i trentanni, lo stress quotidiano, gli eccessi alimentari, l’alcol, il caffè e quant’altro, si possono iniziare ad avvertire acciacchi di natura articolare. Ci sono tanto modi per contrastarli. Ovviamente, molto dipende dopo quanto tempo si interviene, se si fa prevenzione. La glucosamina, sia solfato sia vegetale, può essere un valido aiuto. Cominciamo col dire cos’è e a cosa serve, visto che non tutti lo sanno, ma che tutti hanno diritto ad essere informati. La glucosamina è uno zucchero, per la precisione è uno zucchero amminico, ed è uno dei principali precursori della sintesi delle proteine glicosilate e dei lipidi.

Si ricava, tramite l’idrolisi dei gusci dei crostacei, è venduta commercialmente (glucosamina solfato, glucosamina vegetale, glucosamina cloridrato) ed è uno dei maggior componenti del guscio dei crostacei e di altri artropodi, nei funghi e molti organismi superiori ed è uno dei più abbondanti monosaccaridi. È anche uno dei componenti del lipopolisaccaride dei batteri gram negativi. Siccome è un precursore dei glicosaminoglicani, che sono il principale componente della cartilagine articolare umana, la glucosamina supplementare dovrebbe (uso il condizionale perché ogni individuo reagisce in modo differente) aiutare a ricostruire la cartilagine e curare l’artrite. In genere, viene utilizzata come trattamento per l’osteoartrite.

La sua accettazione come terapia medica non è generale, è accettata principalmente dalla naturopatia e dalla fitoterapia, ma molti pazienti che l’hanno usata secondo gli schemi medici proposti individualmente anche per altre patologie tendineo-infiammatorie hanno riferito benefici. Il suo utilizzo sembra essere sicuro, ma a parere della comunità scientifica non c’è ancora prova evidente circa la sua efficacia. Altrettanto vero è che molti naturopati, osteopati e fisioterapisti consigliano di usare la glucosamina certi della sua efficacia.

Negli Stati Uniti non è stata approvata dalla Food and drug administration per l’uso medico nell’uomo, ma siccome è classificata come integratore alimentare, le prove di sicurezza ed efficacia non sono richieste, finché non è considerata come cura per il trattamento dell’osteoartrite. In Europa la glucosamina è approvata come farmaco ed è venduta nella forma di glucosamina solfato. Per fare un altro, ultimo, esempio: è usata anche largamente in medicina veterinaria come integratore. E io che penso? L’ho usata e ho riscontrato dei benefici, per questo ne parlo. Ho imparato a fidarmi dei medici in genere (si incontrano anche bravi professionisti…) solo diffidandone e studiando prima di incontrarli.

Il dosaggio tipico di glucosamina è di 1.500 milligrammi al giorno, che in genere vengono suddivisi in due compresse da 750 milligrammi o tre da 500 milligrammi ciascuna. Essa contiene un gruppo amminico che è caricato positivamente al pH fisiologico. L’anione incluso nel sale può variare. Le forme normalmente vendute sono glucosamina solfato, la glucosamina cloridrato e la glucosamina vegetale. La percentuale di principio attivo presente in 1.500 milligrammi di sale di glucosamina dipende da quale anione è presente e se sali aggiuntivi sono inclusi nel calcolo del produttore.

La glucosammina è spesso venduta in combinazione con altri supplementi come il solfato di condroitina e il metilsulfonilmetano, più conosciuto come Msm. Studi clinici sulla glucosamina hanno concluso che sembra essere sicura. Siccome è di solito derivata dai crostacei, chi è allergico dovrebbe evitarla. Per la verità, anche su questo aspetto, gli studiosi sono divisi: c’è anche chi sostiene che siccome glucosamina è derivata dai gusci degli animali, mentre l’allergene è nella loro carne, l’utilizzo è probabilmente sicuro anche per coloro che sono allergici ai crostacei. Non è così.

Le varie fonti di glucosamina alternative disponibili

Fonti alternative sono disponibili usando la fermentazione fungale del mais. Preoccupazione che, invece, appare più reale è che il supplemento di glucosamina potrebbe contribuire al diabete interferendo con la normale regolazione della sintesi di esosammina, ma parecchie ricerche non hanno evidenziato ciò. In Usa si stanno conducendo studi sull’impiego di glucosamina negli obesi, poiché essi possono essere particolarmente sensibili agli effetti sull’insulino-resistenza.

Nel caso specifico della glucosamina solfato, i prodotti in commercio sono tanti e, a dirla fino in fondo, i prezzi non sono per nulla economici. Fattore che lo accomuna agli altri rimedi naturali. Per fortuna, però, come nella maggior parte dei casi, c’è una soluzione più o meno a buon mercato e di qualità. Se con il consulto del medico si è deciso di intraprendere la strada della glucosamina solfato, si può chiedere direttamente al farmacista di fiducia di preparare le compresse. E se non avete un farmacista di fiducia, rivolgetevi pure ad una qualunque farmacia dotata di laboratorio, vi prepareranno le compresse da 750 milligrammi (in genere se ne assumono due al giorno).

La glucosamina solfato, o il solfato di glucosamina, è un integratore utile a favorire la funzionalità delle cartilagini, indicato per giovani e anziani e sportivi. Un po’ meno alle persone in sovrappeso. Si usa in genere per curare disturbi osteoarticolari, quali dolori alle ginocchia, mal di schiena, articolazioni rigide e doloranti, sono causati principalmente dal deterioramento della cartilagine. E poi c’è anche la glucosamina vegetale, una forma non derivata dagli animali né dai crostacei. Ogni produttore, in questo caso, vende un prodotto brevettato…

PROMEMORIA > Potresti leggere altri approfondimenti nelle categorie salute e rimedi naturali

Non va dimenticato che la cartilagine articolare è un tessuto connettivo di sostegno costituito da due fasi: una solida, costituita da condrociti, collagene, proteoglicani e acido ialuronico, e una liquida, costituita di acqua per circa il 70%, elettroliti e fluidi. I condrociti sono cellule che, oltre a produrre continuamente collagene e proteoglicani, producono anche gli enzimi, come l’elastasi e la ialuronidasi, che hanno il compito di favorire la degradazione del vecchio collagene e dei proteoglicani danneggiati. Non a caso, la glucosamina lavora molto bene con la condrotina.

Il tessuto cartilagineo è elastico e resistente alla pressione e alla trazione, ma con scarsissime capacità rigenerative. Quando, per i più svariati motivi, si esercita un sovraccarico sulle articolazioni, la cartilagine secerne liquido sinoviale dentro la capsula, che viene riassorbito dalla cartilagine quando la pressione si riduce. La cartilagine agisce da “cuscinetto” e favorisce lo scorrimento delle ossa, ma va incontro a un processo di demolizione e sostituzione: se l’equilibrio tra questi due processi viene a mancare, la demolizione avviene con rapidità maggiore rispetto alla sintesi di nuovo tessuto. E ovviamente, si avverte dolore e rigidità articolare. Di seguito ti mostro alcuni ottimi integratori di glucosamina o misti, ma sempre a base di glucosamina. Li ho selezionati per te e puoi decidere di acquistarli direttamente dal blog, in sicurezza e con la formula soddisfatti o rimborsati.

Scopri i migliori integratori di glucosamina su Amazon.it

Come disintossicarsi in appena 15 giorni con enterosgel

E’ un prodotto sicuro perché non viene assorbito dall’apparato digerente ed entro dodici ore è completamente eliminato dal corpo. Ci sono però delle avvertenze da rispettare: non mettere mai in frigorifero, finire sempre la confezione prima che si secchi, bere tanta acqua durante l’assunzione per il rischio di stitichezza nei primi giorni e per il rischio disidratazione nei periodi particolarmente caldi. Personalmente, lo uso su consiglio del un mio medico che è un esperto naturopata e conosce bene i protocolli d’uso, quelli che vanno oltre il bugiardino. I benefici iniziano a vedersi dopo una settimana dall’inizio della cura disintossicante.

La domanda ce la poniamo in tanti: come disintossicarsi in 15 giorni? In questo post ti parlo di un efficace, ma molto efficace, prodotto detossificante. Uno di quei rimedi che, con i livelli di stress odierni e con la cattiva alimentazione, oltre all’inquinamento che ci circonda, si rivela di sicuro aiuto. Aiuta a disintossicarsi completamente in appena quindici giorni. Uno di quei farmaci che non è un farmaco, ma quel che è più importante è che disintossica profondamente, non ha effetti collaterali e paradossalmente è venduto ad un prezzo ragionevole: poco meno di venti euro a tubetto (una cura impegnativa richiede al massimo tre tubetti). Si chiama Enterosgel e la sua storia è singolare.

Enterosgel è un supplemento a base di silicio organico che mira a rimuovere le sostanze tossiche dal corpo. Si trova facilmente in farmacia, senza ricetta. Realizzato da scienziati russi, per molti anni è stato utilizzato principalmente nell’esercito per disintossicare dalle radiazioni. E’ utilizzabile in diversi ambiti: dermatologia, gastroenterologia, ginecologia, epatologia, chirurgia, oncologia, psichiatria, odontoiatria, urologia. E’ adatto nei casi di allergie e per la disintossicazione del corpo, nelle cure dimagranti e nei trattamenti delle tossicodipendenze. Protegge l’organismo dagli effetti nocivi dell’alcool.

Enterosgel si presenta come un morbido gel incolore, inodore e insapore. Può essere assunto in due modi, ma sempre utilizzando un cucchiaino di plastica e mai di metallo: direttamente in bocca o facendolo sciogliere in 200 millilitri d’acqua, portata ad ebollizione e poi raffreddata. Si tratta di un gel che crea una struttura porosa molecolare (simile a una spugna), in grado di legare e rimuovere nel tratto digerente le sostanze tossiche, soprattutto medio-molecolari (composti tossici, prodotti di degradazione, colesterolo, prodotti tossici che danneggiano la mucosa dello stomaco e del tratto intestinale, allergeni, germi e virus). Ripristina la flora intestinale naturale, non si lega con oligoelementi ed altre sostanze utili e non ha effetti collaterali.

E’ un prodotto sicuro perché non viene assorbito dall’apparato digerente ed entro dodici ore è completamente eliminato dal corpo. Ci sono però delle avvertenze da rispettare: non mettere mai in frigorifero, finire sempre la confezione prima che si secchi, bere tanta acqua durante l’assunzione per il rischio di stitichezza nei primi giorni e per il rischio disidratazione nei periodi particolarmente caldi. Personalmente, lo uso su consiglio del un mio medico che è un esperto naturopata e conosce bene i protocolli d’uso, quelli che vanno oltre il bugiardino. I benefici iniziano a vedersi dopo una settimana dall’inizio della cura disintossicante.

Enterosgel è un dispositivo medico enteroadsorbente “selettivo” che ha origine nella lontana Unione Sovietica. E’ stato creato dal Ministero della Difesa sovietico all’epoca degli scenari di guerra nucleare-biologico-chimica Urss-Usa e successivamente convertito a uso medico civile. La nascita del prodotto risale alla fine del 1970, quando nei team dei ricercatori militari prese piede l’idea di sviluppare una nuova molecola a base di silicio in risposta ai diversi punti deboli propri degli enteroadsorbenti disponibili sul mercato a quel tempo. Il Ministero della Difesa dell’Urss, assegnatario dell’incarico di sviluppare la nuova molecola, avviò immediatamente la sperimentazione sui pazienti di quattro ospedali di stato – Tashkent, Kiev, Vilnius e Dushanbe – conducendo studi per il trattamento di epatite, infezioni intestinali, avvelenamento, complicanze postoperatorie e ustioni, testandolo su oltre cinquemila casi.

Successivamente, in occasione della guerra russo-afgana dal 1979 al 1989), Enterosegel si dimostra efficace. In particolare, in occasione del disastro radioattivo di Chernobyl del 1986 fu somministrato per due anni al personale militare impiegato nell’area del quarto reattore, con risultati terapeutici definiti “ottimi nel 75% dei casi e comunque soddisfacenti nel restante 25%”. Una testimonianza video dell’epoca racconta le prove sulle modalità di somministrazione di Enterosgel e testimonia la sua efficacia.

“L’applicazione preliminare e di prova diretta sulla pelle – ha dichiarato nella video-intervista il dottor Alexander Khovanov – evitava la contaminazione da parte dei nuclidi radioattivi, mentre la sua rimozione provocava il ritorno della radioattività ai livelli prossimi a quelli dell’ambiente circostante al reattore. Successivamente abbiamo iniziato a somministrare Enterosgel anche per via orale in quanto, dopo solo due giorni di permanenza nell’area critica, tutti i soldati avevano accumulato livelli preoccupanti di radionuclidi nell’intestino a causa dell’assunzione di alimenti contaminati. La somministrazione di Enterosgel tre volte al giorno per via orale portava ad una diminuzione dell’accumulo di nuclidi radioattivi al di sotto dei livelli stabiliti per le situazioni di emergenza”.

PROMEMORIA > Qual è il livello di inquinamento che ci circonda? Potrebbe interessarti Siamo circondati da troppi veleni

Con la dissoluzione dell’Unione Sovietica e l’acquisizione dell’indipendenza delle varie repubbliche nel 1991, cadde il segreto di Stato e venne avviata la produzione industriale di Enterosgel. Guna, la più importante azienda italiana nel settore della produzione e distribuzione di medicinali omeopatici (ma questo non è un prodotto omeopatico, ne ha recentemente assunto l’esclusiva commerciale per l’Italia, e l’ha lanciato sul mercato nazionale come potente disintossicante gastro-intestinale.

Questo gel inodore e insapore, privo di glutine, aromi e conservanti, presenta una struttura globulare porosa a base di silicio, capace di agire a livello gastro-intestinale “legando” selettivamente le sostanze tossiche con un determinato peso molecolare (non lega sali minerali, elettroliti, proteine e immunoglobuline, mantenendo quindi il totale equilibro organico) e rimuovendole naturalmente entro dodici ore dall’assunzione del prodotto.

Inoltre, enterosgel migliora il profilo immunitario generale dell’organismo e il decorso di diversi disturbi, in particolare delle diarree, anche infettive, di disturbi gastro-intestinali in genere e di malattie allergiche, e riduce l’effetto negativo dell’alcol in caso di abuso di bevande alcoliche.

Recenti studi clinici hanno dimostrato i risultati positivi ottenuti nella gestione della disbiosi, nel trattamento dell’ulcera gastrica, della dermatite atopica e dell’allergia respiratoria. Gli esami microbiologici su pazienti trattati per disbiosi hanno evidenziato la normalizzazione del microbiota intestinale nel 100% dei casi dopo una terapia complessa a base di un mix di medicinali, incluso enterosgel.

In questi pazienti la funzionalità enterica è risultata più efficiente in presenza di enterosgel e a cinque giorni dall’intervento è stato registrato un incremento di tre volte del livello di sIgA. Per quanto riguarda il trattamento dell’ulcera gastrica l’effetto positivo del prodotto è stato riportato in studi condotti presso l’Istituto di Ricerca di Linfologia Clinica e Sperimentale SB Rams di Novosibirskm e in sperimentazioni cliniche effettuate presso la Facoltà di Medicina dell’Università Statale Bogomolets di Kiev.

Il gel in questione si è dimostrato efficace nel controllo dei sintomi infiammatori, nel miglioramento del microcircolo ematico e linfatico e nell’eradicazione dell’Helicobacter pylori (Hp). Il gruppo di pazienti trattato con Enterosgel ha evidenziato la scomparsa più rapida dei sintomi clinici, con tempi medi di cinque giorni, con miglioramento del 38% rispetto al gruppo di controllo.

PROMEMORIA > Potresti leggere altri approfondimenti nelle categorie salute e rimedi naturali

Inoltre la completa eradicazione di Hp è stata ottenuta nel 66,6% dei casi nel gruppo trattato con enterosgel, 3,3 volte maggiore rispetto al Gruppo di controllo. Nel trattamento della dermatite atopica dei bambini è stato evidenziato un’efficacia nell’87,5% dei casi contro il 64,5% del gruppo di controllo, con una remissione clinica completa del 62,5% dei casi, contro il 42,9% del gruppo di controllo. Anche il periodo di esacerbazione è stato inferiore: dodici giorni contro venti. Ovviamente, non è concepito per fare i miracoli. Se ti stai chiedendo dove trovarlo, al fondo dell’articolo te lo dico.

In che cosa può essere d’aiuto il prodotto enterosgel?

Perdita di peso: è noto che nelle cure dimagranti aumentano le quantità di sostanze tossiche e di prodotti di scarto del metabolismo. Questo può creare spiacevoli condizioni di nausea, che possono portare al fallimento nel processo di perdita di peso. E’ particolarmente adatto come supplemento, in quanto aiuta ad eliminare dal corpo sostanze dannose.

Dermatologia: varie sostanze contenute negli alimenti sono spesso la causa di molte malattie ed eruzioni cutanee allergiche della pelle. Nella dermatite atopica (eczema dei bambini, neurodermite) e psoriasi l’uso di Enterosgel aiuta a ridurre il prurito. Allevia anche altri sintomi di infiammazione. Si lega agli allergeni e pertanto il suo uso come supplemento di disintossicazione sembra essere molto utile in problematiche di tipo dermatologico e “pelle sporca”.

Antibiotici: gli antibiotici distruggono la normale flora intestinale e i batteri patogeni; quando questi muoiono si riversano sulle endotossine intestinali. Nel caso in cui le endotossine vengano assorbite nel sangue, l’effetto è deleterio per tutto l’organismo, complicando e prolungando il processo di guarigione. Pertanto va preso 2-3 ore dopo l’assunzione di antibiotici. Agisce come una spugna ed assorbe le endotossine nel sangue. L’organismo diventa “pulito”, non appesantito e la guarigione avviene più rapidamente.

Gastrite: è adatto a problemi di ulcera, perché crea condizioni sfavorevoli per la crescita del batterio helicobacter pylori, che contribuisce significativamente alla comparsa di questa malattia. Aiuta ad asportare le tossine, permettendo una più rapida guarigione delle pareti colpite. in tal caso si deve prendere 3 volte al giorno, 30 minuti prima di un pasto (almeno 2 ore prima o dopo i farmaci).

Ginecologia: è consigliato come coadiuvante nel trattamento di infezioni vaginali (batteriche, virali e dovute a funghi) lievi, acute e croniche.

Gravidanza: rimuove le sostanze tossiche dal corpo attraverso il tratto intestinale, riducendo così il carico del fegato e dei reni, non privando la madre e il feto di vitamine, fermenti digestivi, aminoacidi e immunoglobuline. Quindi si può usare sia in gravidanze normali che in quelle più complicate.

Alcool: Lega l’alcool nel tratto gastrointestinale e aiuta la sua eliminazione dal corpo. E’ utile in tutti i casi in cui sia necessario sbarazzarsi degli effetti nocivi dell’alcool. Ma non solo. Aiuta nel diabete di tipo 2: in questi casi si consiglia di utilizzarlo tre volte al giorno.

Helminthoses: Infezioni da vermi, ascaridi, tenie. Questo gel porta all’eliminazione delle sostanze tossiche dal corpo, distruggendo i parassiti nel tratto digestivo e determinando la loro espulsione dal corpo, riducendo l’affaticamento dell’organismo.

Scopri le migliori proposte di Enterosgel su Amazon.it

Botte e contusioni: con l’arnica non ci penserai più

L’arnica è diventata così il rimedio naturale per eccellenza degli sportivi. Il nome del genere potrebbe derivare da una alterazione del tardo-latino ptàrmica, a sua volta derivato dal greco ptarmikos (starnutatorio) con allusione alle proprietà starnutatorie connesse con l’odore della pianta. Altri autori però preferiscono partire dalla parola greca arnakis (pelle di agnello) facendo riferimento alla delicata tessitura delle sue foglie.

Se mi capita una contrattura o un’infiammazione, personalmente non uso farmaci di sintesi. Uso l’arnica. Pomata. L’arnica, o arnica montana, è una efficacissima erba medicinale della famiglia delle asteraceae, ghiandolosa, perenne, a fusto eretto e mediamente robusto, alta tra i 20 e i 60 centimetri, dai grandi capolini di colore giallo aranciato con caratteristici petali “spettinati” e dal gradevole odore aromatico.

La uso da tanni e devo dire che per le sue proprietà antinfiammatorie e analgesiche, è uno dei rimedi naturali più efficaci contro dolori muscoloscheletrici, artrite e piccoli traumi. In farmacia sono disponibili tantissimi prodotti a base di questa erba officinale: pomate, creme, unguenti, tinture madri, in cui si ritrovano i principi attivi della pianta, estratti da radici e fiori.

L’utilizzo a scopo salutistico dell’arnica è antico, risale almeno al XVI secolo. Le proprietà antiflogistiche, antidolorifiche e antiecchimotiche dell’arnica ne hanno fatto nel tempo una delle soluzioni più conosciute e apprezzate in fitoterapia contro le conseguenze dei piccoli infortuni.

L’arnica è diventata così il rimedio naturale per eccellenza degli sportivi. Il nome del genere potrebbe derivare da una alterazione del tardo-latino ptàrmica, a sua volta derivato dal greco ptarmikos (starnutatorio) con allusione alle proprietà starnutatorie connesse con l’odore della pianta. Altri autori però preferiscono partire dalla parola greca arnakis (pelle di agnello) facendo riferimento alla delicata tessitura delle sue foglie.

Formidabile è il potere antinfiammatorio e analgesico che l’arnica esercita nei confronti dei traumi, in particolare a carico dei tessuti molli superficiali. A contatto con la zona colpita, favorisce il riassorbimento dell’edema e riduce velocemente il dolore e il livido. L’impiego di quest’erba officinale è quindi quanto mai utile in caso di contusioni, distorsioni, piccole fratture, ma anche contratture, slogature, crampi muscolari.

PROMEMORIA > Potresti leggere altri approfondimenti nelle categorie salute e rimedi naturali

Meno nota, ma per certi versi ancora più interessante, è la capacità dell’arnica di alleviare il dolore e contrastare i sintomi invalidanti di alcune forme di artrosi. Risale al 2007 uno studio pubblicato su “Rheumatology International” che ha dimostrato come in queste circostanze l’uso topico dell’arnica riscuota gli stessi benefici dell’ibuprofene, diffusissimo farmaco antinfiammatorio non steroideo.

Questa pianta è spesso utilizzata come rimedio nella fitoterapia, nell’omeopatia e soprattutto nell’omotossicologia (in abbinamento ad altre piane). Un’infusione di foglie viene utilizzata come trattamento, per uso esterno, di traumi e contusioni, ma non deve essere utilizzata sulle ferite. In forma di crema o di tintura diluita, è utilizzata nei dolori reumatici e per l’alopecia.

In omeopatia, l’Arnica è utilizzata per dolori muscolari e nella cura a lungo termine di traumi, per shock, contusioni, strappi, artrite e dolori influenzali. Nel Regno Unito l’agenzia Medicines and Healthcare products Regulatory Agency (Mhra) ha registrato per prima un medicinale a base di arnica denominato Artrogel. Nell’omotossicologia risulta molto efficace Arnica comp della Heel, sia sotto forma di crema sia sotto forma di compresse.

Tutta la pianta (fiori e rizoma) contiene un glucoside (l’arnicina dalla formula CxHxO4) che è simile, come azione, alla canfora. Produce due differenti olii essenziali, uno localizzato nei fiori e l’altro nei rizomi essiccati. Dalla pianta si può estrarre anche fitisterina, acido gallico e tannino.

Le radici al gusto sono molto amare. Epoche particolari di raccolta: le foglie e i fiori in estate, i rizomi in settembre-ottobre. Durante la fioritura, viene utilizzata tutta la pianta. Fate attenzione, è velenosa. Se ingerita, la tintura non diluita può provocare tachicardia, enterite e persino un collasso cardiocircolatorio. Per queste proprietà, un tempo questa pianta era utilizzata come veleno.

Scopri i migliori integratori a base di arnica su Amazon.it

Alla scoperta delle qualità di un superfood chiamato alga spirulina

Un Superfood ricco e bilanciato che la natura ci offre da più di tre miliardi di anni, con una concentrazione eccezionale di micronutrienti che non si è mai vita in nessun cibo, pianta, erba o cereale. L’alga spirulina è ricchissima di proprietà e benefici e si può utilizzare per favorire il benessere dell’organismo, in particolare in alcune situazioni delicate o periodi particolari della propria vita. Ma cosa succede esattamente al nostro corpo assumendo ogni giorno il giusto quantitativo di spirulina?

Dalla notte dei tempi, tra i super alimenti annoveriamo l’alga spirulina. Alga azzurra unicellulare, nonostante il suo colore verde, la spirulina è a tutti gli effetti un super alimento consigliato per tutti e indicato soprattutto per quella tipologia di persone che hanno una dieta povera di proteine. Il nome di questa microalga verde-azzurra lunga appena mezzo millimetro deriva dal latino e significa “piccola spirale”: fa riferimento alla sua struttura a forma di spirale. Può essere di grande aiuto nella dieta.

Le alghe verdi-azzurre sono sin dall’inizio della vita sulla Terra alla base di tutta la catena alimentare e forniscono da sempre l’intero corredo nutrizionale a tutti gli organismi viventi superiori. La spirulina  è conosciuta in tutto il mondo come una delle più ricche fonti alimentari della natura. Con il 60% di contenuto proteico, ad alto valore biologico, la spirulina è fonte più completa e digeribile di proteine di qualsiasi altro alimento naturale. Le proteine della spirulina sono estremamente facili da digerire e da assimilare.

Ti starai giustamente chiedendo: perché dovrei assumerla? Le pareti delle cellule di quest’alga sono formate da muco-proteine di facile digeribilità perché si dissolvono completamente nell’apparato digestivo. La spirulina è una fonte completa di proteine nobili vegetali perché contiene tutti gli aminoacidi essenziali e non essenziali in proporzione ottimale. In parole povere, l’alga è ricchissima di fitonutrienti importanti come la ficocianina, i polisaccaridi, i solfolipidi, carotenoidi, varie vitamine, compresa la B12, acidi grassi essenziali come l’acido gamma linolenico, sali minerali ed enzimi in forma biodisponibile. Insomma, un superfood chiamato spirulina.

Un Superfood ricco e bilanciato che la natura ci offre da più di tre miliardi di anni, con una concentrazione eccezionale di micronutrienti che non si è mai vita in nessun cibo, pianta, erba o cereale. La spirulina è ricchissima di proprietà e benefici e si può utilizzare per favorire il benessere dell’organismo, in particolare in alcune situazioni delicate o periodi particolari della propria vita. Ma cosa succede esattamente al nostro corpo assumendo ogni giorno il giusto quantitativo di spirulina?

La spirulina possiede molteplici proprietà nutrizionali e terapeutiche grazie alle sostanze in essa contenute. La qualità delle sue proteine è elevata. Questo parametro si valuta in base alla presenza di amminoacidi che non vengono prodotti dall’organismo e devono essere necessariamente introdotti con la dieta. La spirulina contiene tutti e otto gli amminoacidi essenziali: fenilalanina, isoleucina, leucina, lisina, metionina, treonina, triptofano, valina. Gli acidi grassi essenziali in essa contenuta sono gli omega 3 e omega 6, che contrastano i livelli di colesterolo e trigliceridi.

Proprietà nutrizionali e i benefici di questo integratore

Ma quali sono le proprietà nutrizionali dell’alga spirulina? Ci sono diversi carboidrati, tra cui il ramnosio e il glicogeno. Le vitamine A, D, K e vitamine del gruppo B, oltre a sali minerali come ferro, sodio, magnesio, manganese, calcio, iodio e potassio. La spirulina è un integratore alimentare per sportivi e per chi vuole tenere sotto controllo il proprio peso. Ha un bassissimo contenuto calorico. Le proteine e vitamine contenute nell’alga spirulina svolgono un’azione tonificante ed energizzante. Riduce il senso di fame grazie al contenuto di fenilalanina che agendo a livello del sistema nervoso induce il senso di sazietà.

Essendo un alimento completo, ricco di vitamine e sali minerali fornisce il giusto apporto nutrizionalie anche alle donne in gravidanza e in allattamento. Grazie alla presenza di betacarotene, acido ascorbico e tocoferolo che insieme svolgono un effetto sinergico contrastando i radicali liberi. Previene i danni dell’invecchiamento favorendo memoria e concentrazione. La presenza di acidi grassi essenziali della serie omega 3 e omega 6 possiede un ruolo determinante nella riduzione del rischio cardiovascolare. In particolare l’acido alfa-linoleico, è un potente fluidificante del sangue, svolge un’azione antiinfiammatoria e abbassa i livelli di colesterolo.

Devi sapere che l’utilizzo alimentare della spirulina è molto antico. Pare risalga al tempo dei romani che la destinavano all’alimentazione delle popolazioni africane (spirulina platensis). Quest’alga era presente anche nella dieta delle civiltà precolombiane (spirulina maxima). Questa tradizione venne riportata dal “conquistador” spagnolo Cortés che nei primi anni del 1500 assoggettò l’impero Atzeco. Oggi gli integratori a base di spirulina sono molto in voga tra gli sportivi e tra chi desidera raggiungere in fretta il proprio peso forma o cerca un’alternativa naturale agli integratori multivitaminici, minerali e ricostituenti di sintesi.

Nel primo caso viene sfruttato l’elevato contenuto di vitamine e minerali che fungono da cofattori enzimatici per sostenere la produzione energetica durante uno sforzo muscolare particolarmente intenso. Gli sportivi possono avvantaggiarsi anche dell’ottimo apporto vitaminico della spirulina e delle sue preziose proprietà antiossidanti: l’attività fisica, pur migliorando i sistemi endogeni di smaltimento, produce molti radicali liberi.

PROMEMORIA > Potresti leggere altri approfondimenti nelle categorie salute e rimedi naturali

L’elevatissimo contenuto proteico – parliamo di 65-70 grammi per 100 grammi di alimento, contro i 20-25 di un taglio di carne magra – la rende un alimento particolarmente utile e nutriente anche per la popolazione sedentaria. Il buon profilo amminoacidico, può rappresentare un valido aiuto per coprire il fabbisogno di amminoacidi essenziali nelle persone che seguono una dieta vegetariana stretta o vegana. La sua particolare parete cellulare, priva di cellulosa e di tipo mucoproteico, le conferisce inoltre una buona digeribilità. La spirulina sembra possedere anche un certo effetto sul controllo dell’appetito: assunta prima dei pasti, accelera la comparsa del senso di sazietà.

Riepilogando. Questo super alimento che viene dalle profondità oceaniche, rende il sistema immunitario più forte. Stimola le naturali difese del nostro corpo e per questo c’è chi la assume in periodi particolarmente critici dell’anno (ad esempio in autunno-inverno per evitare il più possibile raffreddore e influenza). Dà maggiore energia: grazie alla presenza di vitamine A, B, C, E e sali minerali importanti come ferro, calcio, magnesio e potassio, la spirulina è un vero e proprio integratore che fornisce il giusto carburante al nostro organismo per funzionare al meglio e sentirsi bene. Per questo è molto apprezzata anche dagli sportivi.

Aiuta chi soffre di anemia può trarre beneficio da un’assunzione regolare di spirulina in quanto quest’alga è ricca di ferro tra l’altro facilmente assimilabile dall’organismo. Spesso si consiglia l’uso di spirulina a vegetariani o vegani in quanto è un’alga particolarmente ricca di amminoacidi. Un’assunzione giornaliera assicura dunque una maggiore probabilità di raggiungere il fabbisogno proteico necessario all’organismo. tra le caratteristiche più apprezzate di questa alga vi è la sua capacità di depurare. Utilizzarla quotidianamente, quindi, ci assicura anche un buon effetto disintossicante sul corpo.

Grazie ai principi attivi contenuti, se usata nel modo giusto e con una certa costanza, è in grado di riportare nella norma i valori del colesterolo. Ricca di sostanze antiossidanti che contrastano l’azione dei radicali liberi. Utilizzarla ogni giorno consente quindi di veder migliorata la salute delle propria pelle. Anche se si soffre di problemi legati al ciclo mestruale, la spirulina può venire in aiuto visto che contribuisce a regolarizzarlo e ad alleviare eventuali dolori. Secondo la teoria dei cibi acidi e di quelli alcalini, la spirulina va inserita in questi ultimi e dunque può aiutare a ristabilire l’equilibrio e la salute generale del corpo.

Si trova comunemente in commercio sotto forma di polvere o integratore. A seconda dell’uso che se ne vuole fare è consigliabile una versione piuttosto che l’altra. Se ad esempio intendiamo aggiungerla alle nostre preparazioni culinarie possiamo scegliere la polvere, mentre se cerchiamo un effetto più incisivo, marcato e forte è sicuramente consigliato assumerne dosi più elevate attraverso un integratore specifico in compresse.

Scopri i migliori integratori di alga spirulina su Amazon.it

Contrasta malattie degenerative: ascorbato di potassio

Prima di iniziare a parlare dei suoi benefici, partiamo dall’unica controindicazione, così da sgombrare il campo da potenziali equivoci. L’alto dosaggio può portare a ipercalemia, solo se si raggiungono i 18 grammi al giorno. Si consideri che tale dosaggio è elevatissimo ed è praticamente inverosimile l’ipotesi di assumerlo accidentalmente. Per il resto, questo fantastico rimedio (ottimo per chi soffre di infiammazioni dell’apparato muscolo scheletrico in generale), è e resta la nostra arma micidiale contro le malattie degenerative.

L’ascorbato di potassio contrasta malattie degenerative. Come si chiama? Ascorbato di potassio. Che già solo a pronunciare questo nome o ad ascoltarlo può sembrare chissà che cosa. Se poi si vanno ad approfondire le componenti, si potrebbe addirittura supporre, da ignoranti, che faccia male. Acido ascorbico unito al bicarbonato di potassio. Sempre da ignoranti si potrebbe pensare: poveri reni… Meglio non rischiare. Meglio assumere ciò che ci consiglia il medico.

Eccolo il più grave errore che commettiamo quando dobbiamo combattere un problema, una malattia, ma anche solo quando dobbiamo prevenirla. Non c’è nulla di più sbagliato del non ascoltare la propria innata diffidenza e mettersi completamente nelle mani di un medico che osanna la medicina tradizionale e scarta con supponenza e per superficialità e interessi personali le altre scienze, come la fitoterapia o la naturopatia, la medicina cinese e quant’altro. Siamo esseri umani. Ci consumiamo, ci logoriamo, ma soprattutto ci ossidiamo.

La natura ci mette a disposizione, tra l’altro a buon mercato, dei rimedi che se assunti con regolarità per determinati periodi di tempo vanno a curare tutta una serie di problemi cronici e degenerativi prevenendone altri. Ma siccome questi rimedi non arricchiscono le case farmaceutiche e le grandi multinazionali dell’industria della sanità mondiale, questi rimedi da costo irrisorio anche per un cassintegrato non ci vengono consigliati. Cos’è l’ascorbato di potassio? Enciclopedicamente è il sale potassico dell’acido ascorbico, quest’ultimo noto anche come vitamina C. Si ottiene per soluzione estemporanea a freddo in acqua di una parte di acido ascorbico e due parti di bicarbonato di potassio, i quali devono essere in forma cristallizzata purissima, livello di purezza non inferiore al 97%. Nella preparazione è bene evitare utensili di metallo per prevenire l’ossidazione dell’acido ascorbico.

Prima di iniziare a parlare dei suoi benefici, partiamo dall’unica controindicazione, così da sgombrare il campo da potenziali equivoci. L’alto dosaggio può portare a ipercalemia, solo se si raggiungono i 18 grammi al giorno. Si consideri che tale dosaggio è elevatissimo ed è praticamente inverosimile l’ipotesi di assumerlo accidentalmente. Per il resto, questo fantastico rimedio (ottimo per chi soffre di infiammazioni dell’apparato muscolo scheletrico in generale), è e resta la nostra arma micidiale contro le malattie degenerative.

La Fondazione Internazionale Pantellini, da sempre e mai smentita, sostiene che l’acido ascorbico, che deve essere giornalmente assunto dal nostro organismo con la dieta alimentare. E’ un importante antiossidante ed è indispensabile per la sintesi biologicamente attiva del collagene e dei tessuti connettivi. Inoltre, aumenta l’assorbimento del ferro, contribuisce all’accrescimento delle ossa, migliora la resistenza alle infezioni e potenzia il sistema immunitario. La sua carenza provoca lo scorbuto. Il potassio è un regolatore importantissimo per il metabolismo cellulare. È un cofattore, cioè un elemento che permette il corretto funzionamento di enzimi e proteine intracellulari.

Come usarlo contro le malattie degenerative

Questo sale evidenzia una straordinaria azione contro le patologie degenerative e la sua assunzione regolare, anche a livello preventivo, permette un potenziamento delle difese immunitarie. E’ sempre meglio rivolgersi ad un medico o ad un consulente che sia a conoscenza dei protocolli utilizzati, perché i dosaggi sono legati sia all’anamnesi remota della persona (cioè alle informazioni relative alla storia sanitaria della persona e dei propri familiari) che alla valutazione di particolari parametri clinici (emocromo ed elettroliti).

L’acido ascorbico ripristina o aiuta a mantenere sana la corretta concentrazione di potassio intracellulare, con ripristino del corretto metabolismo cellulare ed un’inversione di tendenza nella degenerazione stessa – quando presente – perché l’acido ascorbico rappresenta il mezzo di trasporto per il potassio dentro la cellula, ed il composto evidenzia un meccanismo protettivo per le proprie caratteristiche altamente antiossidanti.

Ovviamente, non stiamo parlano di terapie, ma di una metodica di base che agisce sui meccanismi bio-chimico-fisici più elementari del funzionamento cellulare e può essere applicata, con le dovute precauzioni ed accorgimenti, anche con i protocolli standard ospedalieri sia in relazione alla chemioterapia che alla radioterapia. I protocolli con ascorbato di potassio possono favorevolmente essere utilizzati anche in preparazione agli interventi chirurgici (sempre in presenza di patologie degenerative).

PROMEMORIA > Per approfondire la storia del “metodo Pantellini”, impiegato contro determinati tipi di cancro, potresti prendere in considerazione di leggere Pantellini, il caso, il cancro

Quando si parla di ascorbato di potassio, non si può prescindere dal cosiddetto “metodo Pantellini”. Facciamo un attimo un salto indietro nel tempo. Prima che scoppiasse il “caso Di Bella”, il metodo del dottor Gianfranco Valsé Pantellini, nel campo della medicina alternativa, era la terapia contro il cancro più usata e più conosciuta in Italia. Come la maggior parte delle scoperte scientifiche più importanti, anche questa trae origine da un errore fortuito.

Nel 1947, il dottor Pantellini consigliò ad un malato di cancro allo stomaco inoperabile, con prognosi di pochi mesi di vita, di bere limonate con bicarbonato di sodio al fine di calmare i forti dolori. Immaginatevi la sorpresa quando dopo sei mesi il suo problema oncologico regredì al punto di non essere visibile all’indagine radiografica. Cos’era successo ? Il paziente, per errore, non aveva usato il bicarbonato di sodio, ma il bicarbonato di potassio.

La cosa sorprese il dottore, ma gli dette anche l’intuizione per uno studio che avrebbe cambiato la sua vita. Pantellini proseguì le sue ricerche per 40 anni, scoprendo che è la combinazione tra l’acido ascorbico (vitamina c) e il bicarbonato di potassio produce l’ascorbato di potassio, il più potente antiossidante che trattava efficacemente il cancro e molte malattie degenerative ed autoimmuni. Pantellini ha sperimentato che la somministrazione di ascorbato di potassio, che non provoca effetti collaterali indesiderati, ha in dosaggi diversi, un’azione preventiva e curativa nei riguardi del cancro. Lo scienziato ha trattato con successo malattie autoimmuni da virus dipendenti e, tra queste, la sclerosi multipla.

Il rimedio messo a punto dalla Fondazione Pantellini, in casa propria, si prepara con semplicissimi ingredienti: succo di limone, acido ascorbico e bicarbonato di potassio. Uno o due limoni freschi (un limone contiene dai 45 ai 75 milligrammi per 100 millilitri di succo, un limone grosso di circa 250 grammi contiene circa 90 millilitri di succo), bicarbonato potassio (circa la punta di un cucchiaino che non sia di ferro, 300 milligrammi) e 150 milligrammi di vitamina C.

Si presume che il limone sia maggiormente efficace della sola vitamina C. Si può aggiungere ghiaccio o zucchero (meglio se di canna) a piacere. Fare la spremuta del succo di limone, aggiungere almeno due dita di acqua fredda (circa 200 millilitri) e una punta di cucchiaino di bicarbonato di potassio (K). Agitare bene con un cucchiaino che non sia di ferro per circa un minuto. Fare la spremuta del succo di limone, aggiungere almeno due dita di acqua fredda (circa 200 millilitri) e una punta di cucchiaino di bicarbonato di potassio (K).

Agitare bene con un cucchiaino per circa un minuto. Il bicarbonato potassio è un integratore fatto per due terzi di bicarbonato e per un terzo di potassio. Il Ministero della Salute lo “inquadra” come integratore alimentare. Si trova in farmacia e erboristeria al costo medio di 5 euro per 100 grammi. Il chilo è disponibile alle volte solo in farmacia a 20 euro con richiesta medica su foglio bianco. Importante ricordare che per conservare bene il bicarbonato potassio, è necessario tenerlo lontano dall’umido e dalla luce, pertanto si consiglia di travasare una modica quantità (un cucchiaino) in una bustina per alimenti da riporre poi in un barattolino da cui attingere di volta in volta.

PROMEMORIA > Potresti leggere altri approfondimenti nelle categorie salute e rimedi naturali

Ascorbato di potassio: il metodo di Gianfranco Valfrè Pantellini

Abbiamo detto che l’ascorbato di potassio può essere d’aiuto per tutte le malattie degenerative e in particolar modo per quelle a carico dell’apparato muscolo-scheletrico. Approfondiamo un attimo anche questo concetto, prima di concludere. Fit For Work Italia spiega che i disturbi muscolo-scheletrici si sviluppano quando la capacità fisica di muscoli, tendini, articolazioni non è in equilibrio con le forze che agiscono sul corpo. Le cause possono essere esterne, ovvero traumi acuti, fratture, lacerazioni, contusioni, erniazioni.

Prevalentemente però sono disordini cumulativi, risultano cioè dall’esposizione ripetuta a forze esterne o carichi di alta o bassa intensità che, con il tempo, alterano gli equilibri. Queste patologie sono le più comuni e colpiscono tutte le età e gruppi razziali, provocando disabilità e spesso handicap. La definizione di disturbi muscolo-scheletrici è generica perché comprende una varietà di differenti malattie che provocano dolore o sensazione di fastidio nelle ossa, articolazioni, muscoli o strutture circostanti.

Nonostante la definizione generica, è possibile individuare tre gruppi principali: lombalgia, malattie degli arti superiori di origine occupazionale, patologie autoimmuni (malattie reumatiche). Queste ultime sono patologie specifiche e progressive non causate dal lavoro ma che possono essere da esso aggravate. Esse sono spesso trattate dai medici di medicina generale e da specialisti, al di fuori della sfera di competenza della medicina della del lavoro. Se non correttamente diagnosticate e trattate, possono avere un impatto significativo sulla capacità funzionale lavorativa e, a lungo termine, sull’inclusione nel mercato del lavoro.

Scopri i migliori integratori di ascorbato di potassio su Amazon.it

Vitamina C o acido ascorbico: fa tanto bene alla salute

L’acido ascorbico è un composto organico presente in natura con importanti proprietà antiossidanti. E’ un solido bianco, sembra polvere, ma in campioni impuri, inumiditi od ossidati dall’ossigeno atmosferico può apparire giallastro. Si tratta anche di una vitamina idrosolubile, essenziale nell’uomo ma non in tutti i mammiferi, antiossidante, spesso utilizzata in forma salina, ascorbato, che svolge nell’organismo molteplici funzioni. La sua storia si riallaccia a quella dello scorbuto, una patologia legata ad una carenza di tale composto nella dieta.

La cosiddetta vitamina C si chiama scientificamente acido ascorbico. Insomma, fa bene. Una vera toccasana di cui il nostro corpo ha sempre bisogno. La sua storia merita di essere conosciuta e il suo impiego diffuso. La vitamina C è presente in sufficienti quantità in alcuni alimenti, insieme a bioflavonoidi, soprattutto nei vegetali a foglia verde, come peperoni, pomodori, kiwi e negli agrumi, particolarmente concentrata nel frutto di ciliegia amazzonica, l’acerola, e nella rosa canina. La vitamina C può deteriorarsi nel caso in cui questi alimenti vengano tenuti all’aria (per via della maturazione dei frutti) per molto tempo o se la sostanza base, l’acido ascorbico, viene conservata dentro contenitori di metallo (il metallo ossida i minerali).

Se chiedete cos’è l’acido ascorbico ad un medico, anche ad un medico di base, vi sentirete rispondere che si tratta di acido “L-ascorbico, ossia vitamina C, principio antiscorbutico”, che lo trovate regolarmente in tutte le farmacie delle vostre città, che fa benissimo, anzi che è necessario, che in termini di efficacia è uno dei migliori antiossidanti, che allo stato puro costa circa sette euro ogni cento grammi e che, sì, è più conveniente della vitamina C “firmata”. Più conveniente perché è la “vera” vitamina C non aggregata in laboratorio, ma costa molto meno. Vuoi mettere cento grammi contro dieci o quindici compresse da un grammo?

A questo punto, il vostro cervelletto, anche il più minuto, vi suggerirà di chiedergli provocatoriamente: ma allora, brutto ruffiano di “big pharma”, perché fino ad oggi mi hai sempre suggerito di comprare le compresse all’arancia o al limone che costavano un bulbo dell’occhio ogni volta? Non potevi consigliarmi subito l’acido ascorbico e mi facevi risparmiare un po’ di soldini? Meno male che ho fatto quattro chiacchiere con quel naturopata, anche osteopata, specializzato in scienze mediche orientali, che mi ha aperto gli occhi…

L’acido ascorbico è un composto organico presente in natura con importanti proprietà antiossidanti. E’ un solido bianco, sembra polvere, ma in campioni impuri, inumiditi od ossidati dall’ossigeno atmosferico può apparire giallastro. Si tratta anche di una vitamina idrosolubile, essenziale nell’uomo ma non in tutti i mammiferi, antiossidante, spesso utilizzata in forma salina, ascorbato, che svolge nell’organismo molteplici funzioni. La sua storia si riallaccia a quella dello scorbuto, una patologia legata ad una carenza di tale composto nella dieta.

Questa malattia era già nota in Grecia attorno al V secolo avanti Cristo. Nel XVI secolo era noto, soprattutto presso popolazioni marinare, che lo scorbuto poteva venir curato e prevenuto dall’assunzione di verdure e frutta fresca o dall’estratto di aghi di pino. Tuttavia, la prima prova di ciò venne nel maggio del 1747 ad opera di un chirurgo della marina reale inglese. James Lind prese dodici membri dell’equipaggio affetti da scorbuto e li divise in sei gruppi da due persone ciascuno. Ad ogni gruppo fece assumere, oltre alle normali razioni alimentari, un composto particolare: sidro, acido solforico, aceto, spezie ed erbe, acqua di mare, arance e limoni.

Assumere la vitamina C come forma di prevenzione

I risultati ottenuti permisero di dimostrare che effettivamente quest’ultima aggiunta permette di prevenire l’insorgere dello scorbuto. Lind pubblicò i risultati di questo suo studio nel 1753. Nel 1795 la marina inglese stabilì di aggiungere succo di limone o di lime nella dieta dei marinai. Poi, dopo altre conferme, nel 1912 Casimir Funk ipotizzò, da studi su malattie carenziali, la presenza di composti che denominò vitamine. Sebbene abbia studiato soprattutto il beri-beri, ipotizzò che anche altre malattie (tra cui lo scorbuto) dipendessero da mancanza di specifiche vitamine.

Nel 1921, il composto antiscorbutico venne denominato vitamina C e tra il 1928 e 1933 esso venne isolato e cristallizzato da Joseph Svirbely e da Albert Szent-Gyorgyi Von Nagyrapolt e, indipendentemente, da Charles Glen King. Nel 1934, sir Walter Norman Haworth e Tadeusz Reichstein, in maniera indipendente, riuscirono a sintetizzare la vitamina C. Nel 1937, l’ungherese Albert Szent-Gyorgyi ricevette il Premio Nobel per la Medicina per le sue scoperte sui processi biologici di combustione, con particolare riguardo alla vitamina C, e alla catalisi dell’acido fumarico. Ma, appunto, questa è storia.

Fa bene? In cosa aiuta? Perché? La vitamina C è importante, anzi si rivela indispensabile, per il corretto funzionamento del sistema immunitario e la sintesi di collagene nell’organismo. Il collagene rinforza i vasi sanguigni, la pelle, i muscoli e le ossa. L’uomo non può creare collagene senza di essa. La vitamina C ha un ruolo importante, soprattutto in reazioni di ossidoriduzione catalizzate da ossigenasi, e svolga un’azione antistaminica.

Tra i processi più noti in cui la vitamina C interviene ci sono: idrossilazione della lisina e della prolina ad opera della prolina idrossilasi e della lisina idrossilasi, reazioni importanti per la maturazione del collagene, idrossilazione della dopamina per formare la noradrenalina, sintesi della carnitina, catabolismo della tirosina, amidazione di alcuni peptidi con azione ormonale, sintesi degli acidi biliari, sintesi degli ormoni steroidei per intervento durante le reazioni di idrossilazione, riduzione dell’acido folico per formare la forma coenzimatica, aumento dell’assorbimento di ferro per riduzione del Fe (III) a Fe (II), azione di rigenerazione della vitamina E per cessione di un elettrone al radicale α-tocoferossilico. Cerchiamo di capire meglio.

Cosa può causare la carenza di acido ascorbico

La carenza di vitamina C, come detto sopra, determina la comparsa dello scorbuto, patologia che riguarda particolarmente l’insufficiente produzione di collagene e di sostanza cementante intercellulare. Una situazione pericolosa che determina alterazioni a livello dei vasi sanguigni con comparsa di emorragie, rallentamento della cicatrizzazione delle ferite, gengiviti con alterazioni della dentina, gengivorragie ed osteoporosi delle ossa.

Nei bambini si ha anche un arresto della crescita. Le varie emorragie sviluppantesi possono portare anche ad un quadro di anemia sideropenica. Bassi livelli di acido ascorbico, sufficienti alla sopravvivenza, ma al di sotto di quelli necessari, sembrano favorire l’aterosclerosi, sia per l’ipotesi ossidativa sia per l’ipotesi risposta alla lesione. Per la scarsità di vitamina C nell’organismo, si instaurano situazioni come la progressiva crescita dell’azione devastante dello stress ossidativo e dei radicali liberi sulle pareti cellulari vascolari o il progressivo impoverimento e cedimento di collagene nelle pareti cellulari vascolari che venendo tamponato da derivati di alfa lipoproteine produce, col progressivo accumulo, l’aterosclerosi e, di conseguenza, tutte le altre pericolosissime sue patologie derivate a cascata.

E’ consigliabile consumarla unendola, nel bicchiere d’acqua, ad una punta di cucchiaino di bicarbonato di sodio, o di bicarbonato di potassio (ascorbato di potassio). Sarà decisamente più saporita da mandare giù. A livelli di assunzione normali, viene assorbita una quota di acido ascorbico variabile tra il 70 ed il 95% della dose consumata. La vitamina C contribuisce anche alla formazione dei globuli rossi e previene le emorragie. Inoltre combatte le infezioni batteriche e riduce gli effetti di alcune sostanze che provocano allergie. Per queste ragioni la vitamina C è spesso usata nella prevenzione e nella cura del raffreddore comune.

E’ stato scoperto che la vitamina C agisce come antistaminico e può essere usata per ridurre le dosi della forma medicinale. Inoltre, ha relazioni significative con altri elementi nutritivi. Contribuisce al metabolismo di alcuni aminoacidi come la fenilalanina e la tirosina che diventano ormoni. La vitamina C trasforma le forme inattive di acido folico in forma attiva di acido folinico e può avere un ruolo significativo nel metabolismo del calcio e del ferro. Protegge la tiamina, la riboflavina, l’acido folico, l’acido pantotenico, la vitamina A e la E dall’ossidazione. Protegge il cervello e il midollo spinale dalla distruzione da parte di radicali liberi.

PROMEMORIA > Potresti leggere altri approfondimenti nelle categorie salute e rimedi naturali

La vitamina C facilita la formazione di ossa e denti sani, proteggendo smalto e polpa. Riduce gli effetti negativi sull’organismo di certe sostanze che producono allergie. Il fluido lubrificante delle articolazioni, il liquido sinoviale, diventa più scorrevole quando i livelli di acido ascorbico sono alti e consente una maggiore libertà di movimento. E’ un elemento nutritivo importante nel trattamento delle ferite perché accelera il processo di rimarginazione. L’acido ascorbico può abbassare il contenuto di colesterolo nel sangue dei pazienti affetti da arteriosclerosi.

Il tasso di colesterolo nel siero si riduce del 35-40% con il trattamento con vitamina C. Stimola la produzione di interferone e agisce da fattore inattivante contro i virus e le infezioni, incluso il virus herpes, le eruzioni vacciniche, il virus dell’epatite, della poliomielite, dell’encefalite, del morbillo, della polmonite e dell’Aids. Dato che il normale funzionamento dei globuli bianchi che lottano contro le infezioni dipende dalla vitamina C, va da sé questo stesso meccanismo opera contro i batteri, compresi quelli responsabili della difterite, della tubercolosi, del tetano, della febbre tifoide, e gli stafilococchi.

Scopri i migliori integratori di acido ascorbico su Amazon.it

Depurare e rigenerare il fegato con il cardo mariano

Gli estratti purificati di flavonolignani dai frutti del cardo mariano contengono principalmente silimarina, un composto isometrico di silibinina, ssosilibinina, silicristina e silidianina. La silimarina è usata per il trattamento del danno tossico al fegato, indotto da alcool, droghe o tossine ambientali, e per la terapia di supporto in infiammazioni croniche del fegato e nella cirrosi epatica. La silimarina e i suo isometro principale, la silibinina, hanno dimostrato di possedere proprietà antiossidanti prevenendo così la ossidazione dei lipidi e la distruzione delle membrane nelle celule. Inoltre, la biosintesi delle proteine e la rigenerazione delle cellule sono così accelerate nel fegato danneggiato, il che porta al ripristino delle funzioni epatiche.

Lo alterno al tarassaco per tenere puliti fegato e reni. Anche in questo caso uso le compresse. Il cardo mariano, silybum marianum, è una pianta erbacea annua appartenente alla famiglia delle composte tuboliflore. Si trova in particolar modo nell’Italia centrale e meridionale. E’ molto ricercata dai raccoglitori per le sue ottime qualità terapeutiche. Utilizzata come stimolante dell’attività gastrica e diuretica, è anche un buon febbrifugo.

Contiene una gran quantità di complessi di bioflavonoidi (fitoestrogeni) chiamati flavonolignani, e che comprendono principalmente la silibina insieme alla isosilibina, deidrosilibina, silidianina, silicristina… Questi fitoestrogeni, come quelli negli altri ingredienti di Wonderup, regolano la produzione ormonale femminile, il cui equilibrio è fondamentale per il benessere generale della donna. Il cardo mariano godeva un tempo di molta stima nella medicina popolare, stima che è andata via via sfumando ingiustificatamente.

La pianta, infatti è ricca di virtù terapeutiche che la rendono preziosa in particolare nelle disfunzioni epatiche. Ha infatti una lunga storia nella medicina popolare come tonico per il fegato. La silimarina contenuta nel cardo mariano ha dimostrato un effetto protettivo contro molti tipi di tossine chimiche, incluso l’alcool. Un estratto di cardo mariano è usato per migliorare la funzione epatica, proteggere contro i danni al fegato e accelerare la rigenerazione delle cellule epatiche danneggiate. Studi clinici hanno confermato l’utilità di estratti standardizzati di cardo mariano in casi di intossicazione del fegato, cirrosi, e altre malattie croniche del fegato relative all’abuso di alcool.

Gli estratti purificati di flavonolignani dai frutti del cardo mariano contengono principalmente silimarina, un composto isometrico di silibinina, ssosilibinina, silicristina e silidianina. La silimarina è usata per il trattamento del danno tossico al fegato, indotto da alcool, droghe o tossine ambientali, e per la terapia di supporto in infiammazioni croniche del fegato e nella cirrosi epatica. La silimarina e i suo isometro principale, la silibinina, hanno dimostrato di possedere proprietà antiossidanti prevenendo così la ossidazione dei lipidi e la distruzione delle membrane nelle celule. Inoltre, la biosintesi delle proteine e la rigenerazione delle cellule sono così accelerate nel fegato danneggiato, il che porta al ripristino delle funzioni epatiche.

A certe tossine velenose da funghi viene impedito l’accesso alle cellule del fegato da parte della silibinina grazie alla inibizione competitiva dei recettori alle membrane delle cellule. Il trattamento endovenoso con un derivato solubile della silibinina è attualmente un importante fattore salvavita nella terapia standard di casi di avvelenamento da Amanita phalloides. Infine, è stato dimostrato che la silimarina inibisce la produzione di lecotriene il che spiega il suo effetto antiinfiammatorio e la sua azione antibiotica. Test clinici confermano gli effetti positivi trovati negli studi sperimentali. Così, la silimarina è oggi non solo la miglior sostanza documentata per la terapia del fegato ma anche uno degli estratti vegetali più accuratamente ricercati e studiati con meccanismi di azione conosciuti.

Come la silimarina aiuta la funzione epatica

Riepilogando, il cardo mariano è tonico e rigenerante del fegato. Aiuta in problemi e ingrossamenti del fegato: malattie epatiche da alcolismo, da consumo di droghe, epatite cronica, cirrosi epatica, itterizia, sensibilità a sostanze chimiche, esposizione a tossine industriali, programmi di disintossicazione. Protegge il fegato da avvelenamento tossico da funghi velenosi. Rigenera i tessuti del fegato danneggiati dall’epatite, cirrosi, alcolismo, droghe, e tossine ambientali. Aiuta anche contro la fatica, la depressione e le allergie alimentari. Ma previene anche il danno dei radicali liberi alle cellule del fegato, previene la formazione di leucotriene e stimola la produzione di nuove cellule del fegato (sintesi proteica o produzione di proteine di cellule), accelerando il processo di rigenerazione.

La silibinina nel cardo mariano protegge il fegato da tossine ambientali che entrano nel corpo tramite il cibo, l’acqua, l’aria e la pelle. La silibinina non ha alcun effetto sul sistema enzimatico del fegato. E’ un antidoto all’avvelenamento, soprattutto da un fungo velenoso, l’amanita falloide. Se non bastasse è colagogo: agisce sul fegato e sui sistemi di disintossicazione grazie alla sua abilità di stimolare lo svuotamento della cistifellea e il flusso di bile nel duodeno. Agisce come antiossidante. Stimola la produzione di latte materno nelle puerpere, allevia i crampi e i dolori mestruali, cura i mal di testa associati al ciclo mestruale, riequilibra gli ormoni femminili, cura la pleurite ed è anche antiemorragico, depurativo e diuretico.

PROMEMORIA > Potresti leggere altri approfondimenti nelle categorie salute e rimedi naturali

Cosa aggiungere? Che può avere un blando effetto lassativo dovuto alla stimolazione della cistifellea, effetto che dura solo due o tre giorni e poi scompare. In passato era coltivato nei giardini perché era considerato un ottimo stimolatore del latte materno e si pensava avesse proprietà curative contro i morsi da serpente, o che portato intorno al collo proteggesse dai rettili. I frutti erano usati per curare l’idrofobia. Applicato esternamente, si diceva fosse benefico in casi di cancro. Invece, in cucina è un’erba da usare in insalate e come verdura cotta, ha un sapore simile agli spinaci.

I gambi possono essere mangiati e sono saporiti e nutrienti, le foglie tenere possono essere mangiate in insalata. Le cime fiorite erano in passato bollite e mangiate, come le punte di asparagi. Il cardo mariano è una pianta che è un vero dono della natura perché è sia cibo sia medicina. In primavera, i germogli possono essere bolliti e mangiati come cavoli e le foglie tenere possono essere aggiunte alle insalate. La pianta giovane e tenera in primavera è un potente purificatore del sangue.

I frutti sono stati usati per molti anni per una varietà di condizioni e malattie soprattutto del fegato. Tuttavia, l’uso medicinale della pianta fu interrotto all’inizio del ventesimo secolo. Sapete come mai si chiama così? Era usato dalle puerpere europee per aumentare il loro latte materno e si amava credere che le chiazze bianche sulle foglie rappresentassero gocce del latte della Vergine Maria cadute mentre allattava il bambin Gesù. Da qui il nome mariano.

Scopri i migliori integratori di cardo mariano su Amazon.it

Depurarsi a fondo: le mille proprietà dell’argilla zeolite

Basti pensare che i russi – che sono molto avanti nel campo della disintossicazione, basti pensare anche ad un altro importante dispositivo medico quale Enterosgel – sono stati fra i primi a sfruttare la capacità della zeolite di attrarre e trattenere gli ioni positivi, come i metalli pesanti e gli isotopi radioattivi: nel 1986, a Chernobyl, tonnellate di zeolite furono utilizzate per erigere barriere e per bonificare i terreni contaminati.

Tra le mille proprietà curative della zeolite c’è anche quella di permettere di depurarsi a fondo e disintossicarsi, mentre arricchisce il proprio organismo con sostanze non “aggregate” in laboratorio e si promuove la guarigione delle mucose gastriche dello stomaco e dell’intestino, fondamentale quest’ultima per le proprie difese immunitarie e quindi per il proprio benessere generale. E magari contrastare pure i radicali liberi prodotti dallo stress ossidativo. Come fare? Con l’argilla si può. Anzi, con un particolare tipo di argilla si può. Si chiama argilla zeolite.

La marca produttrice è la Natura, di proprietà di… Madre Natura. I medici, anche quelli per così dire tradizionali, la conoscono bene e conoscono anche tutte le qualità possedute da questo minerale. Per chi ha necessità di integrare all’alimentazione quotidiana i sali minerali basici e contemporaneamente vorrebbe disintossicarsi rappresenta una fantastica alternativa: si assume una sostanza ricca di nutrienti naturali – così come la natura ce li fornisce, biodisponibili al 100% – che ha anche una forte azione chelante, disintossicante, capace com’è di catturare tossine e metalli pesanti, residui di vaccini e farmaci…

Anche per chi vorrebbe assumere qualcosa, ma si lascia scoraggiare dal numero a volte elevato di compresse e compressine che dovrebbe mandare giù, rappresenta una bella opportunità per iniziare a stare bene e ripulirsi. Vale la pena approfondire e scoprire le caratteristiche e le qualità di questo minerale che può essere tranquillamente assunto per via orale e che sempre più spesso viene anche usato dalla scienza veterinaria nella cura degli animali. Le zeoliti sono minerali di origine vulcanica che in genere si formano dall’incontro tra la lava incandescente e l’acqua del mare. Si presentano con una struttura microporosa, costituita da migliaia di piccoli canali in grado di legare rilevanti quantità di tossine e metalli pesanti dannosi alla nostra salute.

Basti pensare che i russi – che sono molto avanti nel campo della disintossicazione, basti pensare anche ad un altro importante dispositivo medico quale Enterosgel – sono stati fra i primi a sfruttare la capacità della zeolite di attrarre e trattenere gli ioni positivi, come i metalli pesanti e gli isotopi radioattivi: nel 1986, a Chernobyl, tonnellate di zeolite furono utilizzate per erigere barriere e per bonificare i terreni contaminati.

In quell’occasione, la clinoptilolite fu utilizzata anche per decontaminare le acque, e furono preparati biscotti e cioccolate alla zeolite da dare ai bambini colpiti dalle radiazioni per proteggerli dalle loro terribili conseguenze. La zeolite è anche in grado di ridurre i radicali liberi in eccesso, chiamato stress ossidativo, responsabili dell’insorgenza o dell’aggravamento di molte malattie come diabete, malattie cardiovascolari, tumori ed invecchiamento precoce. In Austria, il professor Wolfgang Toma, dell’Ospedale di Villach, utilizza la zeolite in oncologia allo scopo di ridurre gli effetti collaterali della chemioterapia tradizionale.

Zeolite usata come integratore alimentare fa bene

In Giappone le zeoliti sono state approvate come additivi alimentari fin dal 1996. Trentanove brevetti relativi all’applicazione delle zeoliti nell’uomo sono stati registrati in tutto il mondo dal 1986 al 2015. Esistono più di cento tipi diversi di zeolite, che possono essere raggruppate in quelle a struttura fibrosa, lamellare e cristallina sferica. Grazie alle sue particolari proprietà, la clinoptilolite, i cui cristalli hanno struttura lamellare, ha dimostrato negli anni di essere la più adatta per l’uso nella medicina umana e veterinaria. La clinoptilolite è una zeolite di origine naturale formata dalla conversione di materiali vulcanici vetrosi in struttura cristallina nelle acque dei laghi o dei mari milioni di anni fa ed è la più ricercata ed ampiamente utilizzata.

Quando i nostri corpi sono “occupati” da sostanze nocive i minerali essenziali benefici come magnesio, calcio, ferro, potassio provenienti dai cibi possono non raggiungere le loro destinazioni nell’organismo e, quindi, compaiono i sintomi di mancanza di sali minerali, importanti per il corretto funzionamento delle attività cellulari e soprattutto questi metalli pesanti, sostanze radioattive (presenti nell’aria o cibi a casa di disastri nucleari come Fukushima oppure dovuti alla presenza di scorie radioattive depositate nel sottosuolo), danneggiano il nostro intelligente e delicato equilibrio fisico.

La rigorosa struttura cristallina delle zeoliti è composta da minuscoli canali diretti in tutte le direzioni che hanno una carica negativa che consente l’assorbimento di numerose tossine (essendo caricate positivamente, vengono attirate dalla zeolite e intrappolate nei canali cristallini). La zeolite non viene assorbita e viene espulsa con le feci insieme a tutta la robaccia che ha incontrato nel suo percorso (lavora al pari di Enterosgel, ma impiega più tempo e rimineralizza).

Questa disintossicazione vale per le sostanze tossiche che si trovano già all’interno del corpo che vengono richiamate dentro il lume intestinale, come attirate da una calamita, con il risultato di una efficace disintossicazione sistemica. L’influenza sull’intero organismo deriva quindi dall’equilibrio esistente fra questo e l’intestino. A causa degli equilibri osmotici tra parete intestinale e il resto dell’organismo, più si sottraggono sostanze dall’intestino più l’organismo invia nel lume intestinale le stesse sostanze che ha accumulato a livello sistemico. La zeolite attraverso il richiamo nel lume gastro-intestinale sottrae dall’intero organismo sostanze tossiche di varia natura.

Queste sostanze sono presenti spesso nell’ambiente e possono venire a contatto con l’organismo diventando cause o concause di diverse disfunzioni fisiologiche, attraverso l’alterazione degli equilibri metabolici. Questo minerale, nel suo viaggio lungo il canale digestivo assorbe sostanze nocive come: metalli pesanti, radionuclidi, sostanze chimiche provenienti dai cibi e dalle medicine, virus, batteri, funghi e loro tossine, tossine fermentative che derivano da una alimentazione scorretta e da una flora batterica in disequilibrio ed eccessi di acidità nell’organismo.

Tra le mille proprietà, rilascia oligoelementi

La zeolite rilascia nell’organismo degli oligoelementi e minerali di cui esso necessita. Il corpo cosi viene disintossicato, deacidificato, snellito e contemporaneamente rimineralizzato: i suoi depositi di minerali vengono di nuovo riempiti. La sua struttura cristallina contiene cationi calcio, magnesio, sodio, potassio… Fattore ancor più importante: il fegato e i reni vengono alleggeriti, perché molte tossine vengono già “afferrate” nel canale digestivo e non raggiungono quindi la circolazione.

Si possono notare anche benefici nel sonno. Per questo “alleggerimento” ringrazieranno anche i tessuti connettivi, che tradizionalmente sono dei depositi di scorie, e quindi anche le cellule. La zeolite stimola la funzione intestinale, pulisce l’intestino e di conseguenza la flora batterica e influenza positivamente l’aspetto della pelle e la tolleranza ai cibi.

Uno degli esempi di utilizzo della zeolite, che dà risultati immediatamente visibili, è quello negli sportivi, specialmente in quelli che fanno un’attività estenuante come la maratona o le gare di ciclismo. Durante una gara massacrante come una maratona, oltre alla produzione di acido lattico che disturba la prestazione, l’organismo produce anche ammoniaca, che è tossica per il cervello ed è responsabile di molte delle crisi di fatica che chi ha provato questi sport ben conosce.

L’uso della zeolite limita parecchio gli effetti negativi delle crisi di fatica riducendo la quantità di ammoniaca che intossica il cervello. Vi starete domandando se la zeolite è la panacea, il mitico farmaco universale ricercato fin dai tempi antichi. No. Ma siccome gli effetti di questa sostanza sono reali e non ci sono controindicazioni al suo uso, la zeolite può essere assunta da tutti perché rappresenta un ottimo fattore di prevenzione delle malattie. E si sa, prevenire è meglio che curare…

Questo minerale è altresì tra quegli elementi efficaci per combattere e neutralizzare i radicali liberi. Un’alimentazione sbagliata, una vita sedentaria, un’eccessiva esposizione al sole e agli agenti inquinanti e, soprattutto, il fumo di sigaretta, sono responsabili di questo eccesso che è chiamato, in linguaggio tecnico, stress ossidativo. Risulta essere cosi una sostanza sia detossificante che antiossidante, oltre che assorbente, che viene eliminata con le feci dopo aver svolto la sua azione nel tratto gastro-intestinale. La zeolite da noi ben poco nota e molto impiegata in Usa, Russia, Giappone, Cina.

Zeolite curativa a Chernobyl e Fukushima

Infatti è stata usata nei disastri nucleari di Chernobyl e Fukushima per la sua capacità di assorbire le sostanze radioattive: è stata usata quindi per purificare l’acqua inquinata e rimuovere la radiazione dai corpi della popolazione. In Russia viene anche inserita nei concimi per l’agricoltura e nei mangimi animali con lo scopo di rafforzare il sistema immunitario degli animali da allevamento, regolare il metabolismo, prevenire l’infezione gastro-intestinale.

Il risultato è una prole sana, una crescita sana, una buona salute generale. Essi hanno anche dimostrato in un gran numero di studi su animali un aumento della fertilità e la nascita di progenie sana. La zeolite contiene quasi tutti gli elementi della tavola periodica e quindi oltre ad espellere le tossine reintegra gli elementi essenziali per il nostro organismo attraverso un intelligente scambio ionico in cui fornisce ciò ci cui l’organismo è carente e toglie ciò che ha in eccesso apportando quindi notevoli e numerosi benefici.

PROMEMORIA > Potresti leggere altri approfondimenti nelle categorie salute e rimedi naturali

Quali sono le proprietà della zeolite clinoptilolite? Principalmente quella di essere un “magnete” molto forte per i metalli pesanti e sostanze radioattive facilitando la loro rimozione dal corpo. Agisce come una spugna per le tossine, attirandole nei suoi numerosi canali e la rimozione dal corpo attraverso le feci.

Promuove il processo di disintossicazione a livello epatico. Migliora il sistema immunitario e la resistenza del corpo allo stress. Normalizza il metabolismo dei lipidi, proteine e carboidrati grazie alla sua proprietà catalitica. Stimola la funzione riproduttiva. Ottimizza il funzionamento del sistema endocrino.

Impedisce il restringimento dei vasi sanguigni. Promuove un aumento della superficie di reazioni biochimiche nell’intestino, migliorando così l’apporto di sostanze nutritive come vitamine, minerali e amminoacidi. Promuove la regolarità dei movimenti intestinali, contribuendo così al suo stato di salute generale. Aiuta a prevenire l’anemia. Promuove la rimozione dei radicali liberi dal corpo.

L’argilla che assorbe, deterge e remineralizza l’organismo

Agisce come un’assorbente e detergente per le cellule del corpo aiutando quindi a stabilire e mantenere la salute a livello cellulare. Aiuta a mantenere sane le membrane delle cellule, riducendo così la probabilità di formazioni tumorali maligni. La zeolite clinoptilolite applicata a topi e cani affetti da una varietà di tipi di tumore ha portato ad un miglioramento dello stato di salute generale, il prolungamento della durata della vita, e riduzione della dimensione dei tumori. L’applicazione locale di clinoptilolite al cancro della pelle di cani ha efficacemente ridotto la formazione e la crescita tumorale.

I prodotti composti di zeoliti, classificati come dispositivi medici, hanno la seguente classificazione codificata in Ue: “Sostanze ad uso orale adatte ad assorbire-chelare e rimuovere sostanze dannose e tossiche nel tratto gastro-intestinale (es. metalli pesanti, nitrosamine, ammonio, micotossine, cationi (radioattivi), pesticidi) riducendone l’assorbimento nel corpo”. Funzionano anche come antiossidanti catturando radicali liberi e riducendo la formazione di ros (reactive oxygen species). Di conseguenza l’utilizzo della zeolite risulta particolarmente adatta in presenza di fattori di inquinamento ambientale come polveri sottili, smog, stress elevato ed in tutte le patologie correlate con aumento di sostanze tossiche e radicali liberi.

Qualora vi sia un eccesso di ioni ammonio nell’organismo, la sua azione si manifesta in breve tempo incrementando la capacità di concentrazione dell’individuo. La riduzione di ioni ammonio, insieme a quella dei metalli pesanti, tossine e radicali liberi agevola il ripristino delle funzionalità dell’intero organismo.

La zeolite non ha controindicazioni di alcun genere, non ci sono problemi di troppa o troppa poca assunzione. Una buona dose giornaliera sarebbe quella di un paio di cucchiaini da caffè al giorno, circa tre-quattro grammi. Se assunta per due mesi consecutivi permette di instaurare una sorta di ciclo di disintossicazione. La zeolite va messa in poca acqua e bevuta, se rimane della polvere sul fondo va messa altra acqua per bere il residuo rimasto. E’ consigliabile assumerla ad almeno 30 minuti lontano dai pasti.

Scopri i migliori integratori di argilla zeolite su Amazon.it

Tratti comportamentali canini: come scegliersi meglio

Oltre agli aspetti del tempo da dedicargli, all’alimentazione, alle varie e possibili integrazioni e dell’abitazione adatta, quando si adotta un cucciolo o più in generale un cane, bisogna considerare il suo comportamento e valutarne le caratteristiche. Sono stati definiti tredici principali tratti comportamentali canini. Per fare questo sono stati intervistati giudici di esposizione e veterinari sui temperamenti delle razze più popolari negli Stati Uniti.

Può sembrare un argomento banale, ma scegliere un cane è una cosa difficile e una decisione presa con leggerezza può costare cara. Proprio per questo voglio affrontare l’argomento relativo ai tratti comportamentali canini. Non idee mie, per carità. Quel che è certo è che un rapporto insoddisfacente col padrone può creare alla bestiola numerosi problemi, anche e soprattutto di natura psicologica. Malattie psichiche e psicosomatiche.

Insomma, un cane non è un giochino e neppure una figurina da attaccare sull’album e chissenefrega se la metti nel quadratino sbagliato. Un cane è per sempre. Può vivere fino a 15-17 anni, quindi fare una buona scelta è essenziale per un futuro padrone-amico. Per prima cosa bisogna essere sicuri di volerne uno, il cane è un essere vivente che dipenderà dall’uomo per il resto della sua vita.

Oltre agli aspetti del tempo da dedicargli, all’alimentazione, alle varie e possibili integrazioni e dell’abitazione adatta, quando si adotta un cucciolo o più in generale un cane, bisogna considerare il suo comportamento e valutarne le caratteristiche. Sono stati definiti tredici principali tratti comportamentali canini. Per fare questo sono stati intervistati giudici di esposizione e veterinari sui temperamenti delle razze più popolari negli Stati Uniti.

PROMEMORIA > Hai trovato interessante questo articolo? Scoprine di simili

Comportamento del cane in 13 punti

  1. L’eccitabilità, cioè la capacità di reagire tempestivamente, tipica delle razze di piccola taglia.
  2. L’attività generale, spontanea, in assenza di stimolazione da parte del padrone, dove San Bernardo e Basset-Hound sono le razze meno inclini.
  3. La tolleranza verso i bambini nei confronti di abbracci e palpeggiamenti. Spesso l’intolleranza viene manifestata con un morso. I cani più tolleranti sono il Labrador e il Golden Retriever, comunque le femmine, di qualunque razza, hanno più pazienza dei maschi.
  4. Il temperamento giocherellone, qualità ricercata dall’uomo e, in questo studio, i cani da pastore occupano le prime posizioni.
  5. La capacità di apprendimento, necessaria per i cani di città e ancor di più per i cani di utilità. Il Labrador, il Pastore Tedesco e il Barbone sono tra i soggetti che non chiedono che di imparare.
  6. La dominanza sul padrone, criterio che dipende dalla qualità delle relazioni tra cane e padrone, ma alcune razze come lo Scottish hanno più carattere di altre, mentre razze come il Collie o il Bichon à Poil Frisé sono più obbedienti.
  7. La capacità di dare l’allarme, di avvertire abbaiando se c’è un pericolo imminente, tipica del Pastore tedesco che svolge a meraviglia questa funzione.
  8. L’aggressività verso altri cani, Chow Chow e Siberian Husky non apprezzano molto i loro simili mentre i Golden Retriever sono molto pacifici.
  9. Gli abbaiamenti intempestivi che infastidiscono alcuni ma rassicurano altri che così hanno prova che il loro cane è efficace nel fare la guardia, i più loquaci risultano i Terrier e i Beagle, mentre l’Akita-Inu e il Rottweiler lo sono di meno.
  10. La difesa territoriale è una capacità del cane che non deve necessariamente dare l’allarme nell’eventualità di un pericolo, certi cani difendono il territorio senza bisogno di intimazioni. I migliori esponenti della difesa del territorio sono: Dobermann, Schnauzer, Pastore Tedesco e Akita-Inu.
  11. La ricerca di affetto tipica, secondo la graduatoria dei “cani coccoloni “ di Hart e Hart, di tutte le razze piccole che sarebbero le più bisognose di affetto come lo Yorkshire o il Cocker.
  12. L’istinto distruttivo, cioè la tendenza a sfogare il proprio nervosismo su gli oggetti di casa come nel caso del Siberian Husky.
  13. L’apprendimento della pulizia che dipende dagli insegnamenti del padrone, il Fox Terrier risulta poco incline ad un apprendimento rapido.

NaturalMente Cani è tra i libri più apprezzati, più regalati e più recensiti: si prende cura dei nostri amici pelosi passo passo, guidandoti alla corretta alimentazione, ad uno stile di vita sano e all’utilizzo di integratori naturali con specifiche di massima sui dosaggi in base alle tipologia di cane. Se vuoi saperne di più sul libro clicca qui. Se vuoi acquistare la seconda e ultima versione clicca qui.

I 10 rimedi omeopatici più diffusi per cani e gatti

Cercate di manipolare il meno possibile i rimedi e di farli cadere direttamente dalla bottiglia, nella guancia o sul pelo dei vostri animali e, inoltre, conservateli lontano dalle fonti di calore e dagli apparecchi come computer o televisori. A differenza dei farmaci normali, anche nei cani e nei gatti l’omeopatia non funziona a peso corporeo. La sostanza fisica originaria si trova già diluita.

Quali sono i 10 rimedi omeopatici per cani e gatti più diffusi? L’omeopatia ha delle regole particolari legate al suo utilizzo e questo può essere fonte di confusione, sia per i rimedi che riguardano l’uomo sia per quelli che riguardano gli animali. Partendo dal presupposto che è sempre bene consultare un esperto, ci sono alcune malattie comuni che possono essere trattate con semplicità, basta tenere presenti alcune regole.

Adesso vedremo quali sono i 10 rimedi omeopatici per cani e gatti più usati in genere e perché. Ma prima è importante capire cosa fare e come fare. Per quanto riguarda i 10 rimedi omeopatici per cani e gatti, in particolar modo con i cani, è bene sapere che i rimedi vanno sciolti sulle gengive o nascosti tra gli alimenti.

Cercate di manipolare il meno possibile i rimedi e di farli cadere direttamente dalla bottiglia, nella guancia o sul pelo dei vostri animali e, inoltre, conservateli lontano dalle fonti di calore e dagli apparecchi come computer o televisori. A differenza dei farmaci normali, anche nei cani e nei gatti l’omeopatia non funziona a peso corporeo. La sostanza fisica originaria si trova già diluita.

Ad esempio, l’Arnica 6X significa che il rimedio è stato diluito 6 volte. I rimedi omeopatici vengono scelti in base a come il paziente vive la sua malattia. Ogni animale, infatti, avrebbe bisogno di un rimedio diverso, basato sulle proprie caratteristiche personali e su come affronta le diverse patologie. Prendiamo come esempio la rigidità degli arti causata dall’artrite nel vostro cane.

La scelta del rimedio dipenderà se la condizione peggiora appena sveglio, sbloccandosi dopo aver fatto qualche passo. Questi cani e gatti spesso stanno peggio anche in condizioni di freddo umido. Con un quadro del genere, il rimedio più adatto è il Rhus toxidendron, più economico dei farmaci fans e… naturalmente più sicuro. Con queste premesse, vediamo ora i 10 rimedi omeopatici per cani e gatti più impiegati.

PROMEMORIA > Hai trovato interessante questo articolo? Scoprine di simili

I 10 rimedi omeopatici per cani e gatti più usati

Apis mellifica. Indicata per le punture di insetti, in particolar modo per quelle di api.

Arnica. Buona per la rigidità causata da sforzi eccessivi, o dolori e lesioni muscolo/scheletrici.

Arsenicum album. Ottimo per i disturbi gastrointestinali causati, ad esempio, da cibo avariato e collegati a vomito e diarrea.

Borace. Utile per gli attacchi di panico causati da temporali e fuochi d’artificio.

Calendula. Da utilizzare, sia come rimedio orale che come unguento esterno, per le infezioni cutanee o altri tipi di infezioni esterne. Si trova sia sotto forma di pomata da applicare localmente, che come tintura da diluire e con cui lavare eventuali tagli o ferite.

Hepar sulfur. Per gli ascessi dolorosi di qualsiasi parte del corpo o ghiandole anali infette e dolorose.

Hypericum. Indicato per dolori causati da danni a nervi o lesioni in aree ricche di terminazioni nervose, ad esempio se tagliate troppo le unghie del vostro cane.

Rhus tox. Nei casi di artrite che migliora dopo i primi movimenti, infezioni della pelle o lesioni muscolo-scheletriche generali.

Ruta. Indicato per eventuali lesioni a tendini o legamenti.

Silicea. Spinge i corpi estranei, come ad esempio le schegge, fuori dalla pelle.

NaturalMente Cani è tra i libri più apprezzati, più regalati e più recensiti: si prende cura dei nostri amici pelosi passo passo, guidandoti alla corretta alimentazione, ad uno stile di vita sano e all’utilizzo di integratori naturali con specifiche di massima sui dosaggi in base alle tipologia di cane. Se vuoi saperne di più sul libro clicca qui. Se vuoi acquistare la seconda e ultima versione clicca qui.

Sostieni il tuo fisico e il tuo cervello usando il ginseng

Il ginseng risulta contenere fitoestrogeni. In alcuni altri studi, è stato dimostrato che il ginseng può avere effetti stimolanti sull’ipofisi, una ghiandola endocrina situata alla base del cranio (nella fossa ipofisaria della sella turcica dell’osso sfenoide), per aumentare la secrezione delle gonadotropine.

Estate o inverno che sia, poco importa, è sempre importante aiutare fisico e cervello col ginseng. Intanto non stupirti se ti dico che quello che tu assumi come ginseng si chiama panax ed è un genere di undici specie di piante a crescita lenta della famiglia delle araliaceae.

Si chiama panax perché deriva dal latino panacis e a sua volta dal greco pan (tutto) akèia (cura). Quindi, ora che hai compreso da dove deriva anche la parola panacea, cioè rimedio a tutti i mali, vedrò di chiarirti perché a questa pianta è stato assegnato un nome tanto importante. Premetto che la ricerca e gli studi scientifici su tutto ciò che è naturale arrivano sempre troppo tardi rispetto all’esperienza secolare della medicina cinese.

Però, restando in tema di studi e di ricerca scientifica ti cito uno studio del 2002 effettuato dalla Southern Illinois University School of Medicine e pubblicato negli annali della New York Academy of Sciences. Mica pizza e fichi. Comunque, questo studio ha scoperto che negli animali da laboratorio, entrambe le forme asiatica e americana del ginseng migliorano addirittura la libido e le prestazioni sessuali.

“Questi effetti possono non essere dovuti a cambiamenti nella secrezione ormonale, ma ad una azione diretta da parte dei componenti del ginseng sul sistema nervoso centrale e sui tessuti gonadici. Negli uomini, il ginseng può facilitare l’erezione del pene”, riposta testualmente lo studio.

Il ginseng risulta contenere fitoestrogeni. In alcuni altri studi, è stato dimostrato che il ginseng può avere effetti stimolanti sull’ipofisi, una ghiandola endocrina situata alla base del cranio (nella fossa ipofisaria della sella turcica dell’osso sfenoide), per aumentare la secrezione delle gonadotropine.

Per aumentare cosa? Le gonadotropine sono una famiglia di tre ormoni: Fsh o ormone follicolo-stimolante, Lh ormone luteinizzante, Hcg gonadotropina corionica. Un altro studio ha trovato che nei topi giovani, accelera lo sviluppo degli organi riproduttivi, mentre in topi adulti di sesso maschile, stimola la produzione di sperma, e allunga il periodo di estro in topi di sesso femminile. Ti starai domandando: e sulle persone?

Mettiti comodo o comoda, uno studio del 2012 pubblicato da American Society of Clinical Oncology riferisce che il ginseng Panax quinquefolius, quindi la varietà americana, sperimentato su pazienti affetti da tumore, riduce notevolmente la spossatezza data dalla malattia.

Ma tanti altri studi riferiscono la stessa cosa anche per quanto riguarda il ginseng asiatico. Infatti, nella medicina cinese, la droga ricavata da queste piante, costituita dalle radici, ha alle spalle una tradizione millenaria, fatta dei più svariati impieghi terapeutici. In origine, il ginseng veniva usato soprattutto contro l’invecchiamento, i disturbi gastrointestinali e come preparato afrodisiaco e rivitalizzante. Poi, la straordinaria fama di droga-panacea ha saggiamente consigliato di estendere i suoi usi a molti altri disturbi.

Dicevo all’inizio che è un genere di undici piante. Le più note e impiegate a scopo terapeutico, classificate per luogo di origine, quelle asiatiche, quelle americane e quelle siberiane. Le piante asiatiche sono: panax ginseng coltivato in Cina, panax schinseng o ginseng cinese, panax pseudo-ginseng che cresce in Nepal e nell’Imalaia orientale, panax notoginseng coltivato in Cina, panax japonicus e panax vietnamensis.

La piante americane si chiama, invece, panax quinquefolius ed è equivalente al ginseng asiatico per impieghi, aspetto e composizione. Infine, c’è quella siberiana, che si chiama eleutherococcus senticosus, differente per costituzione chimica e simile per proprietà terapeutiche.

Il ginseng ha la forma del corpo umano

C’è una curiosità legata alla coltivazione del ginseng direttamente correlata con le sue proprietà: la pianta è coltivata per produrre radici di che somigliano al corpo umano e ad alcuni suoi organi, con ramificazioni che sembrano suggerire la forma degli arti, della testa e degli attributi sessuali dei due sessi. Gli agricoltori che riescono a riprodurre nel miglior modo queste forme riescono a spuntare alla vendita prezzi di tutto rispetto.

Ora che abbiamo chiarito questo aspetto, che come comprenderai diventa essenziale per una buona conoscenza della pianta, e di conseguenza per un corretto uso, approfondiamo le virtù del ginseng, che sono attribuibili a diversi componenti presenti nelle sue radici. La medicina cinese considera la pianta un elisir di giovinezza, che possiede tutte le virtù terapeutiche, preventive, curative ed energetiche.

Infatti, sentirsi sempre stanchi, alzarsi con la sensazione che il giorno sia inaffrontabile, portarsi avanti in modo fiacco per tutto l’arco della giornata ed arrivare sfiniti al letto, rifiutare inviti, sentirsi avviliti per questo stato di perenne carenza energetica, possono essere dei segnali importanti che suggeriscono vivamente l’utilizzo di questa meravigliosa pianta.

E considera che la sensazione di stanchezza generale si accompagna spesso anche accelerazione del battito cardiaco, disturbi del sonno, dolori muscolari, ulcera dello stomaco, diarrea, crampi allo stomaco, colite, malfunzionamento della tiroide, difficoltà ad esprimere anche concetti che si possiedono, sensazione di noia nei confronti di ogni situazione, frequente bisogno di urinare, cambio della voce, iperattività, confusione mentale, irritabilità, abbassamento delle difese immunitarie.

Oltre ad un buon contenuto in vitamine, olio essenziale e polisaccaridi (panaxani), non si può dimenticare la presenza di saponine triterpeniche, chiamate ginsenosidi, che sono proprio i principi attivi principali della droga che si ricava dalla pianta. Quindi, il ginseng ha proprietà toniche e adattagone, perché favorisce la capacità dell’organismo di adattarsi allo stress rafforzando il sistema immunitario, endocrino e nervoso e migliorando le capacità fisiche e mentali.

Per essere ancor più precisi, dalle ricerche sul ginseng, eseguite maggiormente in Oriente sono emersi elementi che ne hanno proposto l’utilizzo nel trattamento di diverse malattie, tra cui il diabete mellito di tipo II, l’ipotensione, la gastrite, l’insonnia, l’affaticamento e l’eccesso di stress. Ma non solo.

Agli estratti di ginseng sono stati attribuiti anche effetti antiossidanti, antipiretici, ipocolesterolemizzanti, probiotici, radioprotettivi, anticancerogeni, antinfiammatori, migliorativi della memoria e capaci di ridurre i sintomi della menopausa. La sua proprietà stimolante agisce su tutti i sistemi grazie alla sua abilità di aumentare temporaneamente la funzione e l’attività in modo rapido con un conseguente miglioramento dei riflessi, accelerazione alla risposta nervosa, riduzione dell’affaticamento mentale e potenziamento la resistenza fisica, e della memoria, rendendolo indicato per chi studia o ha un’intensa attività sportiva.

Ti stai ancora chiedendo se è vera la storia dell’effetto afrodisiaco del ginseng? Sì, è vera. Questo effetto del ginseng è legato alla sua capacità di aumentare il rilascio di ossido nitrico dalle cellule endoteliali dei corpi cavernosi del pene. La conseguente vasodilatazione permette di ottenere un’erezione più vigorosa.

Già che te ne sto parlando, ti rivelo una curiosità appresa tramite ricerche effettuate sugli studi condotti in Oriente proprio relativamente a questo effetto. Sai qual è il ginseng più afrodisiaco? Quello rosso, la cui colorazione è dovuta, semplicemente, al trattamento della radice con vapore a 130 gradi centigradi per circa tre ore, e successiva essiccazione.

PROMEMORIA > Potresti leggere altri approfondimenti nelle categorie salute e rimedi naturali

Ginseng rosso per supportare la sessualità

Il ginseng rosso coreano si è dimostrato in grado di supportare l’attività sessuale maschile, specie in materia di disfunzioni erettili. La diminuzione dello stress nervoso e l’induzione alla produzione di endorfine e serotonina provocano un senso di piacere e possono indurre una stimolazione del desiderio sessuale e un miglioramento nella capacità di raggiungere l’orgasmo.

Disturbi come la disfunzione erettile e l’anorgasmia, sono strettamente collegati col livello di stress nervoso di un uomo: un uomo stressato tende a perdere energie, un calo di energie spesso si riflette in un calo di desiderio sessuale, il calo di desiderio spesso induce sfiducia in sé stessi e senso di inadeguatezza, che a loro volta agiscono a livello fisico riducendo la capacità di mantenere l’erezione o di raggiungere l’orgasmo. In questo caso, il ginseng rosso coreano può essere un valido aiuto per spezzare il circolo vizioso.

Bisogna comunque fare attenzione all’uso che si fa di questo integratore alimentare, a prescindere dal tipo di ginseng che si sceglie. Non tutti possono assumerlo. Il suo impiego, ad esempio, è assolutamente controindicato in caso di ipertensione, tachicardia palpitazioni, insonnia, ansia tremori, mal di testa e convulsioni, in presenza di gravi malattie psichiatriche, in gravidanza e allattamento.

Inoltre, sono state segnalate interazioni con farmaci anticoagulanti e con un principio presente in alcuni psicofarmaci (fenelzina), con medicinali ipoglicemizzanti e con l’insulina. Se non soffri di queste patologie, allora è consigliato che tu ne assuma non meno di 200 milligrammi al giorno di estratto secco (per assumerne di più meglio parlare con un medico competente) o da 0,5 a 2 grammi di radice secca.

Il consumo ginseng è considerato sicuro e l’incidenza degli effetti avversi sembra essere inferiore quando viene utilizzato nel breve termine. Maggiori preoccupazioni riguardano il consumo sistematico, che può causare effetti collaterali di tipo nervoso e digestivo.

Gli effetti collaterali legati all’ingestione del ginseng si correlano prevalentemente all’assunzione di dosi equivalenti a 15 grammi di estratto secco, per intenderci. Resta importante prestare attenzione all’utilizzo contemporaneo di ginseng con farmaci quali fenelzina, warfarin, gleevec, lamictal, ipoglicemizzanti orali, insulina iniettabile, digossina, ormoni e caffeina o altre sostanze stimolanti del sistema nervoso centrale.

Infine, per completezza d’informazione, ti devo parlare del ashwagandha, chiamato anche withania somnifera, o più amichevolmente ginseng indiano. Questo cosiddetto ginseng indiano appartiene alla stessa famiglia dei più famigliari pomodori, melanzane o della patata e presenta delle caratteristiche bacche rosse. Le proprietà di questa pianta sono molte e sono date da specifiche sostanze al suo interno che le conferiscono proprietà immunostimolanti, antimicrobiche, antinfiammatorie e antidolorifiche.

Un’altra importante caratteristica è quella riguardante l’attività adattogena che esercita sull’organismo. Funge da antidepressivo naturale senza gli effetti collaterali che questo tipo di farmaci implica. È stato infatti condotto uno studio a riguardo e il ginseng indiano ha dimostrato una attività ansiolitica simile a quella ottenibile con il lorazepam ed effetti antidepressivi analoghi a quelli dei medicinali tradizionali.

L’Istituto di Medicina Naturale dell’Università giapponese di Toyama ha dimostrato le importanti proprietà neuro protettive del ginseng. In pratica, questa pianta indiana neppure lontanamente cugina dei ginseng asiatici, americani o siberiani, ma dalle caratteristiche decisamente similari, può rivelarsi un potente alleato per malattie come morbo di Parkinson e Alzaheimer.

Per l’ayurveda questa pianta ha la capacità di limitare lo squilibrio di vata e migliorare l’attività di kapha. È considerata un fantastico anti-invecchiamento ed è utilizzata come sedativo, anti-infiammatorio, per acquistare resistenza e per aumentare energia e forza. Anche in questo caso, le uniche accortezze da prendere nell’assunzione di questo integratore sono in gravidanza o se associato a determinato psicofarmaci.

Scopri i migliori integratori di ginseng su Amazon.it

Medusa, riccio e tracina: cosa fare per evitare i dolori

La tossina prodotta dalla medusa penetra la superficie cutanea del bagnante provocando dolori immediati e acuti e una reazione simile all’orticaria più o meno intensa a seconda della quantità di superficie corporea esposta al contatto, della grandezza e della tossicità del tipo di medusa, dalla quantità di tossina assorbita, eccetera. Per alleviare i sintomi della reazione locale provocata dalla medusa può essere utile applicare nell’immediato della sabbia calda, ma senza in alcun modo senza frizionare, e successivamente detergere la parte con acqua salata tiepida. Quindi, applicare delle garze imbevute di acqua tiepida e aceto al cinquanta per cento.

Il mondo marino è popolato da un’enorme varietà di esseri viventi che per sopravvivere all’attacco dei predatori sono stati costretti a sviluppare varie tecniche di difesa come il mimetismo, la presenza di aculei, l’emissione di sostanze urticanti o velenose. Quindi anche le meduse, i ricci e le tracine, organismi marini che popolano in nostri mari, per sopravvivere sono obbligati ad attivare dei sistemi di difesa, a partire dal momento in in cui si imbattono in un altro pesce, un cane, un bagnante. In ogni caso, qualunque cosa sia è considerato un potenziale aggressore. Un po’ come la logica del predatore nei lupi, nei cinghiali, negli orsi… Insomma, nella natura in genere. Si pensi anche solo alle piante carnivore.

Appartenente ai celenterati, la medusa ha il corpo a forma di ombrello al centro del quale si trova un lungo prolungamento su cui si apre la bocca. Il margine dell’ombrello è provvisto di tentacoli su cui sono situati degli organuli urticanti, chiamati nematocisti, contenenti delle tossine che vengono liberate nel momento in cui avviene il contatto con l’eventuale preda o il potenziale predatore.

La tossina prodotta dalla medusa penetra la superficie cutanea del bagnante provocando dolore immediato e acuto e una reazione simile all’orticaria più o meno intensa a seconda della quantità di superficie corporea esposta al contatto, della grandezza e della tossicità del tipo di medusa, dalla quantità di tossina assorbita, eccetera.

Per alleviare i sintomi della reazione locale provocata dalla medusa può essere utile applicare nell’immediato della sabbia calda, ma senza in alcun modo senza frizionare, e successivamente detergere la parte con acqua salata tiepida. Quindi, applicare delle garze imbevute di acqua tiepida e aceto al cinquanta per cento.

Si sconsiglia assolutamente l’uso di alcol, che al contrario potrebbe facilitare l’apertura delle nematocisti e si raccomanda di non usare né acqua dolce né ghiaccio, al di là di ciò che si potrebbe pensare. Tra l’altro, a differenza di ciò che accade per il prurito causato dalla puntura di zanzara, non esiste alcuna indicazione concreta per quel che riguarda l’uso dell’ammoniaca.

È importante non grattare le lesioni, proprio per impedire alla tossina di entrare in circolo più velocemente. La dermatite da medusa deve essere poi trattata per alcuni giorni con la terapia che, com’è giusto che sia, un medico riterrà più idonea e che di solito prevede l’applicazione di pomate a base di corticosteroidi e la somministrazione di antistaminici, o l’abbinamento degli antistaminici a pomate a base di arnica o di aloe e ad unguenti anti-infiammatori, come ad esempio l’olio di tea tree.

PROMEMORIA > Potresti leggere altri approfondimenti nelle categorie salute e rimedi naturali

Non solo dolori da medusa e tracina, anche i ricci di mare

Non dimenticare che in mare ci sono anche i ricci, animali appartenenti agli echinodermi dal corpo globoso rivestito da un esoscheletro rigido provvisto di aculei mobili che servono per la locomozione e per la difesa. Come ben saprai, anche senza averla mai direttamente provata sulla tua pelle, la puntura del riccio di mare può causare bruciore e dolore anche intensi. Gli aculei sono fragili e frequentemente si spezzano all’interno della pelle e, in questo caso, dopo aver disinfettato la parte, sarà necessario estrarre la spina dalla cute con una pinzetta.

Non scavare intorno alle spine nel tentativo di rimuoverle: ti assicuro che ciò renderebbe più difficoltosa la sua rimozione. La lesione guarisce rapidamente ma nel caso in cui dovesse subentrare un’infezione potreste sentirvi consigliare una terapia antibiotica, anche solo locale.

Saprete certamente decidere e fare la scelta giusta. Però, se si riuscisse a prevenire le punture da riccio di mare quando si cammina sulla spiaggia o sugli scogli, o quando si entra in acqua per concedersi un piacevole bagno, potrebbe essere utile usare delle scarpe di gomma.

Infine, prima di lasciarti andare a fare il bagno, visto che io non so dove sei e con che animali marini potresti potenzialmente entrare in contatto, vorrei darti due consigli anche sulle tracine. E sì, a riva ci sono anche quelle. Sono pesci dal corpo allungato che vivono infossati nei fondali sabbiosi lasciando visibile solamente la testa e la prima pinna dorsale, che purtroppo per noi e per fortuna per loro è provvista di spine lunghe e pungenti.

Quando la tracina percepisce un pericolo, la pinna e le sue spine vengono erette in posizione verticale pronte a pungere il potenziale aggressore e ad iniettare la sostanza contenuta nelle ghiandole velenifere poste alla base delle spine stesse. La puntura della tracina provoca un dolore davvero intenso, ben superiore al tocco della medusa o alla puntura di un riccio. La parte colpita si arrossa subito, sembra tumefatta.

A volte possono verificarsi sintomi come tachicardia, difficoltà di respirazione, nausea, difficoltà di movimento dell’arto colpito. Il veleno inoculato dalla tracina è termolabile per cui, la parte colpita, deve essere immersa tempestivamente in acqua molto calda. Solo così si riuscirà a disattivare la tossina inoculata. Dopo questo primo intervento, deve essere sempre il medico a prescrivere il corretto trattamento che ritiene più idoneo per risolvere il caso specifico. Anche in questo caso per prevenire spiacevoli incidenti potrebbe essere utile indossare delle scarpe di gomma. Prevenire è meglio che curare.

Scopri i migliori prodotti antinfiammatori per alleviare i dolori su Amazon.it

Oro colloidale per studiare i tumori e contro l’artrite

Durante il Medioevo, l’oro solubile, una soluzione contenente sale d’oro, era famosa per le sue proprietà curative su varie malattie. Nel 1618, Francis Anthony, filosofo e medico, pubblicò un libro intitolato ‘Panacea Aurea, sive tractatus duo de ipsius Auro Potabili’ Cioè: ‘Pozione d’oro, due trattamenti di oro potabile’. Il libro introduce informazioni sulla formazione dell’oro colloidale e sui suoi usi medici.

Oro colloidale è ottimo per studiare tumori e contro l’artrite. L’oro colloidale è una sospensione solale o colloidale di nanoparticelle d’oro in un fluido, solitamente acqua. Il colloide è solitamente di colore rosso intenso, per particelle sferiche inferiori a 100 nm, o blu, per particelle sferiche più grandi o nanorods.

Grazie alle loro proprietà ottiche, elettroniche e di riconoscimento molecolare, le nanoparticelle d’oro sono oggetto di ricerche sostanziali, con molte applicazioni potenziali o promesse in una vasta gamma di settori, tra cui la microscopia elettronica, l’elettronica, la nanotecnologia, le scienze dei materiali e la biomedicina. Le proprietà delle nanoparticelle d’oro colloidale, e quindi le loro potenziali applicazioni, dipendono fortemente dalla loro dimensione e forma.

Le particelle a forma di bastoncello hanno un picco di assorbimento sia trasversale che longitudinale e l’ anisotropia della forma influisce sul loro auto-assemblaggio. Utilizzato fin dall’antichità come metodo di colorazione dell’oro colloidale in vetro è stato utilizzato nella quarta tazza di Lycurgus, che cambia colore a seconda della posizione della fonte di luce.

Durante il Medioevo, l’oro solubile, una soluzione contenente sale d’oro, era famosa per le sue proprietà curative su varie malattie. Nel 1618, Francis Anthony, filosofo e medico, pubblicò un libro intitolato ‘Panacea Aurea, sive tractatus duo de ipsius Auro Potabili’ Cioè: ‘Pozione d’oro, due trattamenti di oro potabile’. Il libro introduce informazioni sulla formazione dell’oro colloidale e sui suoi usi medici.

Circa mezzo secolo dopo, il botanico inglese Nicholas Culpepper pubblicò un libro nel 1656, Trattato di Aurum Potabile, discutendo esclusivamente degli usi medici dell’oro colloidale. Nel 1676, Johann Kunckel, un chimico tedesco, pubblicò un libro sulla produzione di vetri colorati.

Nel suo libro Valuable Observations Auro e Argento Potabile, Kunckel ipotizzò che il colore rosa di Aurum Potabile provenisse da piccole particelle di oro metallico, non visibili agli occhi umani. Nel 1842, John Herschel inventò un processo fotografico chiamato chrysotype che utilizzava l’oro colloidale per registrare immagini su carta. La moderna valutazione scientifica dell’oro colloidale non ebbe inizio fino al lavoro di Michael Faraday negli anni Cinquanta dell’Ottocento.

Nel 1856, in un laboratorio sotterraneo della Royal Institution, Faraday creò accidentalmente una soluzione rosso rubino, mentre montava pezzi di foglia d’oro su vetrini da microscopio. Poiché era già interessato alle proprietà della luce e della materia, Faraday approfondì ulteriormente le proprietà ottiche dell’oro colloidale.

Preparò, nel 1857, il primo campione puro di oro colloidale, che chiamò oro attivato. Utilizzò il fosforo per ridurre una soluzione di cloruro d’oro. L’oro colloidale Faraday fatto 150 anni fa è ancora otticamente attivo. Per lungo tempo, la composizione dell’oro rubino non era chiara. Diversi chimici sospettarono che fosse un composto di stagno d’oro. Faraday riconobbe che il colore era dovuto alla dimensione delle particelle d’oro.

Nel 1898, Richard Adolf Zsigmondy preparò il primo oro colloidale in soluzione diluita. Oltre a Zsigmondy, Theodor Svedberg, che ha inventato l’ultracentrifugazione, e Gustav Mie, che ha fornito la teoria per la dispersione e l’assorbimento di particelle sferiche, erano interessati anche alla sintesi e alle proprietà dell’oro colloidale.

Con i progressi delle varie tecnologie analitiche nel Ventesimo secolo, gli studi sulle nanoparticelle d’oro hanno accelerato. I metodi di microscopia avanzata, come la microscopia a forza atomica e la microscopia elettronica, hanno contribuito maggiormente alla ricerca sulle nanoparticelle. Grazie alla loro sintesi facile e alla loro elevata stabilità, varie particelle d’oro sono state studiate per usi pratici.

L’oro colloidale e la medicina elettronica

Infatti, diversi tipi di nanoparticelle d’oro sono già utilizzati in molti settori, come la medicina e l’elettronica. Ad esempio, diverse nanoparticelle approvate dalla Fda sono attualmente utilizzate nella somministrazione di farmaci, a differenza di quelle dell’argento colloidale. L’oro colloidale è stato usato dagli artisti per secoli a causa delle interazioni della nanoparticella con la luce visibile.

Le nanoparticelle d’oro assorbono e diffondono la luce, producendo colori che vanno dai rossi vibranti al blu al nero e al chiaro e incolore, a seconda della dimensione delle particelle, della forma, dell’indice di rifrazione locale e dello stato di aggregazione. Questi colori si verificano a causa di un fenomeno chiamato Localized Surface Plasmon Resonance, in cui gli elettroni di conduzione sulla superficie della nanoparticella oscillano in risonanza con la luce incidente.

L’oro colloidale e vari derivati sono stati a lungo tra le etichette più utilizzate per gli antigeni nella microscopia elettronica a microscopia elettronica. Le particelle d’oro colloidale possono essere attaccate a molte sonde biologiche tradizionali come anticorpi, lectine, superantigeni, glicani, acidi nucleici e recettori.

Particelle di dimensioni diverse sono facilmente distinguibili in micrografie elettroniche, consentendo esperimenti simultanei di etichettatura multipla. Oltre alle sonde biologiche, le nanoparticelle d’oro possono essere trasferite su vari substrati minerali, come mica, silicio monocristallino e oro atomicamente piatto, da osservare sotto microscopia a forza atomica.

Le nanoparticelle d’oro possono essere utilizzate per ottimizzare la biodistribuzione dei farmaci su organi, tessuti o cellule malati, al fine di migliorare e indirizzare la somministrazione del farmaco. La somministrazione di farmaci mediata dalle nanoparticelle è fattibile solo se la distribuzione del farmaco stesso risulta inadeguata.

Questi casi includono il targeting di sostanze instabili per il rilascio nei siti difficili come cervello, retina, tumori, organi intracellulari e farmaci con gravi effetti collaterali. Le prestazioni delle nanoparticelle dipendono dalle dimensioni e dalle funzionalità superficiali delle particelle. Inoltre, il rilascio del farmaco e la disintegrazione delle particelle possono variare a seconda del sistema.

Nella ricerca sul cancro, l’oro colloidale può essere utilizzato per colpire i tumori e fornire il rilevamento mediante spettroscopia Raman con superficie migliorata in vivo. Queste nanoparticelle d’oro sono circondate da reporter Raman, che forniscono un’emissione luminosa che è oltre duecento volte più luminosa dei punti quantici.

È stato trovato che i reporter di Raman erano stabilizzati quando le nanoparticelle erano incapsulate con un rivestimento di polietilenglicole modificato con tiolo. Ciò consente la compatibilità e la circolazione in vivo. Per attaccare specificamente le cellule tumorali, le particelle di oro polietilenegilato sono coniugate con un anticorpo, contro, ad esempio, il recettore del fattore di crescita epidermico, che a volte è sovraespresso nelle cellule di alcuni tipi di cancro.

Le nanoparticelle d’oro si accumulano nei tumori, a causa della dispersione della vascolarizzazione del tumore, e possono essere utilizzate come agenti di contrasto per migliorare l’imaging in un sistema di tomografia ottica risolta nel tempo utilizzando laser a impulsi corti per il rilevamento del cancro della pelle nel modello di topo.

Si è scoperto che le nanoparticelle sferiche d’oro somministrate per via endovenosa hanno ampliato il profilo temporale dei segnali ottici riflessi e migliorato il contrasto tra tessuto normale circostante e tumori. Ma non solo. Le nanoparticelle d’oro hanno mostrato un potenziale come veicoli per la consegna intracellulare di oligonucleotidi con il massimo impatto terapeutico. Ti starai chiedendo: è questo l’unico uso medico che si può fare con l’oro colloidale?

PROMEMORIA > Potresti leggere altri approfondimenti nelle categorie salute e rimedi naturali

Le nanoparticelle di oro si attaccano ai batteri

Nel 2005 è stato dimostrato che batteri ricoperti di nanoparticelle di oro possono essere usati per collegamenti elettrici. Bacillus cereus fu depositato su un wafer di silicio e biossido di silicio stampato con elettrodi di oro. Il congegno fu ricoperto di poli-L-lisina. La superficie del batterio ha una carica negativa.

Le nanoparticelle d’oro ricoperte di poli-L-lisina, dopo lavaggio con acido nitrico, diventano cariche positivamente e quindi vanno ad attaccarsi esclusivamente sui batteri. I batteri, ovviamente, sopravvivono a questo trattamento. Quando nel campione cresce l’umidità, i batteri assorbono acqua e si può seguire il rigonfiamento della loro membrana misurando la corrente elettrica che passa attraverso loro.

Inoltre, l’oro colloidale è stato usato con successo nella terapia dell’artrite reumatoide. In uno studio correlato, condotto su cani, si è trovato che l’impianto di granuli d’oro vicino all’articolazione artritica dell’anca riduce il dolore. In un esperimento in vitro si è visto che la combinazione di irradiazione a microonde e oro colloidale può distruggere le fibre e le placche beta-amiloidi associate alla malattia di Alzheimer.

Molte altre simili applicazioni con radiazioni luminose sono attualmente in fase di studio. Nanoparticelle d’oro sono allo studio anche come trasportatori di farmaci come il taxolo. La somministrazione di farmaci idrofobici richiede incapsulazione, e si è trovato che particelle di dimensioni nanometriche sono particolarmente efficienti nello sfuggire al sistema reticoloendoteliale.

Si usa anche per contrastare ansia, paura e dipendenze. Agisce in modo favorevole sul sistema nervoso migliorando il focus mentale, la creatività e l’aumento della concentrazione. Un’altra importante caratteristica è il miglioramento del coordinamento motorio e la riduzione di dolori causati, appunto da artrite e artrosi. Agisce in qualità di regolatore ormonale, energizzante e antinfiammatorio.

Riesce a lenire i dolori che si manifestano a livello articolare e viene perciò indicato dai produttori come un valido analgesico contro artriti, artrosi e reumatismi. La sua azione antiflogistica può essere sfruttata anche per effettuare risciacqui alla bocca e per purificare le vie nasali.

Questo prodotto viene consigliato anche per chi pratica sport, per chi studia e per chi lavora poiché è capace di migliorare l’efficienza motoria, la coordinazione dei movimenti, l’attenzione, la concentrazione e la memoria. Può essere considerato inoltre come una sorta di ricostituente universale in quanto aiuta a rimettersi in forze e a riconquistare la carica energetica perduta.

Scopri i migliori integratori di oro colloidale su Amazon.it

Vitamine B, D e folati: ecco tutto quello che serve sapere

L’acido folico è una forma sintetica del folato, semplice e facilmente assorbita. Nei primi anni Novanta venne dimostrato chiaramente che le donne che assumevano integratori a base di acido folico intorno alla data del concepimento avevano un rischio più che dimezzato di avere bambini con difetti del tubo neurale come la spina bifida.

I folati sono una vitamina B e devono essere consumati quotidianamente. Il dibattito in corso sull’opportunità o meno di fortificare gli alimenti di base con acido folico ha portato gli scienziati a ricercare altre strategie per migliorare la situazione dei folati negli Europei.

Il folato è necessario nella sintesi, nella riparazione e nel funzionamento del dna e dell’rna, i principali mattoni della vita. Perciò il folato è necessario per la produzione e il mantenimento delle nuove cellule ed è particolarmente importante nei periodi di rapida crescita come l’infanzia e la gravidanza. Sia gli adulti che i bambini hanno bisogno dei folati per produrre normali globuli rossi e per prevenire l’anemia.

Una carenza marginale di folati è anche legata all’aumento dei livelli dell’aminoacido omocisteina nel sangue, che è un fattore di rischio emergente per le malattie cardiovascolari e l’ictus. Poiché il folato previene i danni al dna, si pensa che potrebbe prevenire alcuni tipi di cancro, in particolare il cancro al colon.

La razione quotidiana di folati raccomandata per gli adulti è di 200 microgrammi. Le fonti alimentari includono il succo d’arancia, le verdure a foglia verde scuro, le arachidi, i fagioli, le leguminose e le frattaglie. Per evitare la carenza marginale di folati è buona norma consumare almeno 5 porzioni di frutta e verdura al giorno.

L’acido folico è una forma sintetica del folato, semplice e facilmente assorbita. Nei primi anni Novanta venne dimostrato chiaramente che le donne che assumevano integratori a base di acido folico intorno alla data del concepimento avevano un rischio più che dimezzato di avere bambini con difetti del tubo neurale come la spina bifida.

Furono lanciate in tutta Europa una serie di campagne per la salute pubblica per incoraggiare le donne in età fertile ad aumentare decisamente il loro consumo di cibi ricchi di folati e ad assumere integratori a base di acido folico (400 microgrammi al giorno).

Tuttavia queste campagne ebbero scarso successo, anche perché le donne tendono a modificare la propria alimentazione soltanto dopo aver saputo di essere incinte, quindi alcune settimane dopo il concepimento. A questo punto è già troppo tardi. Una strategia alternativa è la fortificazione degli alimenti di base, come la farina, con acido folico.

In questo modo tutte le donne in età fertile riceverebbero un apporto adeguato di acido folico, così come tutte le persone a rischio di malattie cardiovascolari. Tuttavia questa strategia non è stata adottata in Europa, soprattutto per la preoccupazione che alte dosi di acido folico potrebbero non essere vantaggiose per tutta la popolazione.

In particolare, l’acido folico può mascherare i sintomi di anemia associata alla carenza di vitamina B12 e i conseguenti cambiamenti nel sistema nervoso che possono portare a danni permanenti ai nervi. Gli integratori a base di acido folico possono anche interferire con alcuni trattamenti per combattere i tumori.

Quindi gli scienziati stanno cercando altri modi per aumentare l’assunzione di folati. Per il Folate FuncHealth Team, finanziato dall’Unione Europea, un’area di particolare interesse è l’aumento del consumo di folati presenti naturalmente nei cibi. Queste sono alcune delle conclusioni a cui si è giunti:

Il livello di folati negli alimenti fermentati come pane, birra e vino possono essere aumentati scegliendo ceppi di lieviti ricchi di folati.

Altri agenti microbici della fermentazione, come i batteri omolattici, sintetizzano anch’essi i folati. La corretta scelta della coltura di partenza può portare ad aumentare di 20 volte il contenuto di folato di latticini fermentati come il formaggio e lo yogurt.

Il contenuto di folati in cibi confezionati come zuppe e succhi di frutta può essere migliorato scegliendo le varietà di frutti e verdure più ricche di folati e utilizzando tecniche di processazione più leggere che causino una minore perdita di folati.

I folati si concentrano nella parte esterna dei chicchi dei cereali, quindi usando tecniche di macinazione che mantengano questa parte ricca di folati si possono aumentare i livelli di folati nella farina.

Ecco tutto quello che utile sapere sui folati

Si stima che il miglioramento delle tecniche di processazione del cibo e la scelta selettiva di ingredienti molto più ricchi di folati potrebbe raddoppiare la nostra attuale assunzione di folati, ma non è ancora abbastanza. Il dottor Paul Finglas dell’Uk Institute of Food Research, coordinatore del progetto FoodFuncHealth, sostiene che ‘è difficile consumare abbastanza folato naturale da una dieta bilanciata per preservarci da malattie croniche come il cancro e le malattie cardiovascolari. Qualche forma di fortificazione a basso livello o di integrazione mirata sarà comunque necessaria’.

Una panoramica completa delle raccomandazioni basate sui risultati del progetto FoodFuncHealth verranno pubblicati a breve, dopodichè saranno disponibili per la consultazione sul sito internet. La percentuale di persone anziane in Europa è attualmente di circa il 20% ed è previsto un incremento fino al 25% entro il 2020.

I cambiamenti demografici più significativi si hanno nel gruppo d’età più avanzata (80 e più anni). Un certo numero di fattori, inclusa la nutrizione, ha contribuito a questo aumento nell’aspettativa di vita. Questo fenomeno globale ha generato un rinnovato interesse nei processi d’invecchiamento da parte dei ricercatori e dei decisori a livello politico ed industriale.

Nel novembre 2004, un gruppo di lavoro di scienziati della Commissione Europea ha condiviso i dati sullo stato d’avanzamento delle ricerche relative a nutrizione ed invecchiamento, al fine di trarne insegnamenti per la protezione della salute ed identificare le priorità per il futuro.

La nutrizione e l’invecchiamento hanno rappresentato una priorità nel Quinto Programma Quadro dell’Unione Europea, che ha finanziato dieci progetti di ricerca in quest’area. Fra questi, alcuni degli argomenti riguardavano: la dieta e la prevenzione delle malattie dovute al morbo di Alzheimer (lipidiet); gli alimenti funzionali per la popolazione più anziana (crownalife) o la vitamina D e la salute delle ossa (optiford).

Il semplice fatto che la popolazione viva più a lungo favorisce la prevalenza dell’osteoporosi. L’osteoporosi è una malattia caratterizzata da una riduzione della massa ossea e dal deterioramento del tessuto osseo. Ciò porta ad una maggior fragilità delle ossa e ad un aumento del rischio di fratture, specialmente dell’anca, della spina dorsale e del polso.

In una popolazione che invecchia parecchi fattori contribuiscono al rischio di osteoporosi, tra cui le diete povere di nutrienti, l’incapacità dell’organismo di adattarsi pienamente allo scarso apporto di calcio, limitate attività fisica ed esposizione alla luce solare, oltre a bassi livelli o all’assenza d’ormoni sessuali sia femminili che maschili.

Sebbene l’osteoporosi sia meno comune negli uomini che nelle donne, anche gli uomini possono essere ad elevato rischio di questa malattia. Una conseguenza di ciò è che gli uomini sono spesso ignari delle misure preventive da adottare per proteggersi contro la malattia.

L’inadeguato apporto di calcio nell’alimentazione rappresenta un fattore dietetico noto nello sviluppo dell’osteoporosi, ma anche il deficit cronico di vitamina D svolge un suo ruolo. Con un insufficiente apporto di vitamina D la capacità dell’organismo nell’utilizzo del calcio è compromessa, contribuendo quindi allo sviluppo dell’osteoporosi.

A proposito della vitamina D, non dimentichiamo che…

La vitamina D è una vitamina liposolubile, essenziale per mantenere la salute delle ossa. Essa facilita l’efficiente utilizzazione del calcio da parte dell’organismo. Il calcio, a sua volta, è essenziale per il normale funzionamento del sistema nervoso, per lo sviluppo delle ossa ed il mantenimento della loro densità. La vitamina D si ottiene dalla luce solare e da certi alimenti. L’esposizione alla luce solare (i fotoni dell’ultravioletto B uvb) ne rappresenta la fonte primaria.

Tuttavia, ci sono dei fattori che limitano l’utilizzazione degli uvb nella sintesi della vitamina D a livello della pelle, tra cui la stagionalità, le località, il periodo del giorno, lo smog e l’età. Per esempio, le popolazioni che vivono negli emisferi settentrionali o meridionali (a 40 gradi di latitudine nord o sud) non sono esposte a sufficienza ai raggi uvb durante i mesi invernali per consentire la formazione della vitamina D. Con l’età, la capacità dell’organismo di sintetizzare la vitamina D grazie all’esposizione al sole diminuisce significativamente.

La vitamina D si trova naturalmente in alcuni alimenti: le fonti migliori sono i pesci grassi come i salmoni, gli sgombri e le sardine. La vitamina D si trova inoltre in un limitato numero di alimenti arricchiti artificialmente. In alcune nazioni europee si arricchiscono la margarina o i prodotti a base di cereali.

La finalità del gruppo di ricerca optiford, formato da ricercatori di cinque Paesi europei, è quello di migliorare la disponibilità di vitamina D in grandi gruppi della popolazione europea, come quello degli anziani. Il loro obiettivo è di ridurre l’osteoporosi attraverso un migliore apporto di vitamina D nella dieta.

Il progetto sta studiando se l’arricchimento del pane con la vitamina D sia una strategia realizzabile, al fine di rimediare all’insufficiente apporto di vitamina D in grandi gruppi della popolazione in Europa (per esempio gli anziani) e di determinare a quale livello tale arricchimento dovrebbe essere portato.

Un esito importante è quello di rafforzare le basi scientifiche per le raccomandazioni sulla vitamina D come nutriente. I risultati preliminari indicano che questo potrebbe essere fattibile. Da dove assumiamo le vitamine e i minerali? Gli integratori alimentari e gli alimenti fortificati sono sempre più utilizzati dai consumatori e occupano uno spazio sempre crescente sugli scaffali dei negozi di alimenti salutistici, delle farmacie e dei supermercati.

Ma che cosa sono esattamente gli integratori alimentari e gli alimenti fortificati e a che cosa servono? In uno stile di vita sempre più frenetico, dove il tempo da dedicare ai pasti scende nella lista delle priorità, la domanda e l’utilizzo di integratori alimentari aumentano. Gli integratori alimentari sono fonti concentrate di nutrienti o altre sostanze con qualità nutrizionali o fisiologiche. Li si assume per integrare i nutrienti forniti dalla normale dieta.

Sono disponibili in pratici formati: compresse, tavolette, capsule o liquidi, in dosi specifiche. Fino a poco tempo fa, gli integratori alimentari erano soggetti a leggi diverse nei vari paesi dell’Unione Europea. Dal 31 luglio 2003, invece, gli Stati Membri sono tenuti a rispettare una direttiva europea che specifica l’elenco delle vitamine e dei minerali che possono essere utilizzati per produrre integratori e ne precisa la forma. Questa disposizione autorizza la Commissione Europea a limitare la quantità di vitamine e minerali contenuti negli integratori e armonizza le norme in materia di etichettatura.

PROMEMORIA > Potresti leggere altri approfondimenti nelle categorie salute e rimedi naturali

Integratori alimentari e alimenti fortificati

Uno dei principali obiettivi della legislazione europea sugli integratori alimentari è creare un mercato europeo comune per questi prodotti. Questo significa che i produttori lavoreranno a parità di condizioni e che i consumatori avranno quindi la garanzia di prodotti comparabili in qualsiasi parte d’Europa li acquistino.

Prodotti comparabili significa anche etichettatura comparabile. La legislazione europea prevede che tutti i produttori dichiarino sulle etichette che un determinato prodotto è un “integratore alimentare”, indichino le categorie di nutrienti che contiene (es. vitamine, minerali), la dose quotidiana raccomandata e un avvertimento a non superare tale quantità.

Le confezioni non devono dichiarare che gli integratori alimentari possono essere utilizzati per sostituire una dieta sana e bilanciata, né sostenere di poter trattare o curare alcuna malattia. Le etichette devono anche indicare chiaramente che questi prodotti devono essere tenuti fuori dalla portata dei bambini piccoli.

Se gli integratori alimentari possono costituire un modo pratico per integrare nutrienti che possono mancare nella dieta, queste sostanze non devono essere l’unica fonte supplementare di vitamine e minerali. Un altro mercato in espansione è quello degli alimenti fortificati.

Gli alimenti fortificati sono prodotti alimentari a cui sono stati aggiunti nutrienti integrativi. Le ragioni di queste aggiunte possono essere diverse: ad esempio per ripristinare i nutrienti persi durante i processi di produzione, lavorazione e immagazzinamento del prodotto, per fornire ad alimenti sostitutivi di altri alimenti un valore nutritivo simile (per esempio l’aggiunta alla margarina di vitamine presenti nel burro) oppure per arricchire alimenti che già contengono, o non contengono all’origine, determinati nutrienti.

Come per gli integratori, l’Unione Europea sta elaborando una normativa per armonizzare i requisiti degli alimenti fortificati. Oltre ad elencare le vitamine e i minerali che possono essere aggiunti ai cibi, si prevede che la legislazione regolamenti gli alimenti a cui possono essere aggiunti.

Poiché i consumatori possono percepire i prodotti che riportano questo tipo di dicitura come alimenti “buoni”, il legislatore ritiene necessario limitare l’uso di queste indicazioni su alcuni alimenti sulla base del loro profilo nutrizionale. La legislazione europea definisce i prodotti medicinali come sostanze per la cura o la prevenzione delle malattie dell’uomo. Le medicine sono sostanze rigorosamente regolamentate e spesso possono essere ottenute soltanto con la prescrizione di un medico.

Tuttavia, gli alimenti fortificati e gli integratori non possono essere proposti per il trattamento o la cura delle malattie. Gli integratori alimentari e gli alimenti fortificati sono un modo per porre rimedio all’assunzione insufficiente di determinati nutrienti dall’alimentazione. Questa carenza può risultare da una serie di fattori, per esempio, di tipo dietetico, sociale, culturale ed estetico.

Secondo David Byrne, Commissario UE per la Salute e la Tutela dei Consumatori, ‘dobbiamo essere chiari sul fatto che una dieta varia rimane la migliore soluzione per un corretto sviluppo e per una vita sana. Gli integratori alimentari servono principalmente a compensare l’assunzione inadeguata di nutrienti essenziali in determinate persone o in specifici gruppi di popolazione, o, in alcuni casi, per incrementare l’assunzione di tali nutrienti. Le etichette riportate su questi prodotti devono fornire ai consumatori informazioni adeguate e chiare sul modo di usarli e di non usarli’.

Scopri i migliori integratori di vitamina D, B e folati su Amazon.it

Disturbo psicosomatico: un’insidia quotidiana pericolosa

Il disturbo psicosomatico può interessare ogni parte del nostro corpo e presentarsi in forme diverse a seconda degli apparati interessati: gastrointestinale con ulcera peptica, colite spastica psicosomatica, gastrite psicosomatica, cardiocircolatorio con aritmia, ipertensione essenziale, tachicardia, respiratorio con sindrome iperventilatoria, asma bronchiale.

Poche ore prima di un colloquio di lavoro o di un importante riunione, ecco scatenarsi un forte mal di testa. Cosa lo provoca? Si chiama disturbo psicosomatico. Emozioni e stati d’animo possono manifestarsi anche attraverso il nostro corpo? Sì. Quindi, cos’è questo disturbo psicosomatico? Come si manifesta?

Esiste una cura naturale e qual è la più efficace per questa insidia quotidiana? Cerchiamo di capirlo e di rispondere in maniera semplice e chiara a queste domande. Considerata la delicatezza dell’argomento, la spiegazione di cosa sono i disturbi psicosomatici la traccia la psicologa Pamela Franchi, dell’ambulatorio di psicologia di Humanitas Mater Domini.

Sul disturbo psicosomatico, senza giri di parole, la dottoressa Pamela Franchi sostiene che ‘i disturbi psicosomatici possono essere considerati come il tentativo di dar voce ad un disagio psicologico o, addirittura, una emozione dolorosa. Come? Molto spesso, le nostre emozioni, gli stati di ansia o pensieri ricorrenti che disturbano la nostra serenità, si traducono in un vero e proprio sintomo corporeo”.

“Secondo una dinamica che mira a salvaguardare la nostra integrità psicofisica, un’emozione non esprimibile tramite le parole, rimane fuori dalla nostra consapevolezza per consentire al soggetto di mantenere uno stato di benessere, tuttavia può generare un malessere-sintomo fisico’. I disturbi psicosomatici non sono generati dalla nostra fantasia, ma sono disturbi corporei reali, compromettono la quotidianità e creano limitazioni non solo di tipo fisico, ma anche relazionale.

Il disturbo psicosomatico può interessare ogni parte del nostro corpo e presentarsi in forme diverse a seconda degli apparati interessati: gastrointestinale con ulcera peptica, colite spastica psicosomatica, gastrite psicosomatica, cardiocircolatorio con aritmia, ipertensione essenziale, tachicardia, respiratorio con sindrome iperventilatoria, asma bronchiale.

E ancora, può interessare l’apparato urogenitale con enuresi, dolori mestruali, impotenza, eiaculazione precoce o anorgasmia, quello tegumentario con acne, psoriasi, orticaria, dermatite psicosomatica, prurito, sudorazione profusa, secchezza della cute e delle mucose, quello muscoloscheletrico con cefalea tensiva o mal di testa, cefalea nucale, torcicollo, crampi muscolari, stanchezza cronica, fibromialgia, dolori al rachide, artrite.

Disturbo psicosomatico: quali sono i sintomi corporei

Quadri psicologici quali la depressione e quasi tutti i disturbi d’ansia, inoltre, sono accompagnati anche da sintomi corporei. La dottoressa Pamela Franchi spiega che: ‘È importante sapere che quasi tutti i disturbi che ci affliggono nella quotidianità, presentano quasi sempre anche una componente psichica. Di norma, la persona viene indirizzata inizialmente verso accertamenti e trattamenti di tipo medico, mentre un approccio integrato fra la discipline medica e psicologica rappresenta di certo un buon percorso di cura che può risultare di grande aiuto per il paziente’.

Dunque, sentimenti ed emozioni sia positive sia negative influenzano le reazioni del nostro corpo ovvero del soma: un’emozione positiva può spronare a fare meglio, mentre una negativa può indurre verso uno stato d’animo che porta a vedere solo il bicchiere mezzo vuoto e infine, riflettersi negativamente anche sullo stato di salute.

Il disturbo psicosomatico si caratterizza per la presenza di sintomi fisici come possono essere il mal di testa, il mal di stomaco, persino il mal di schiena. A volte la sintomatologia non trova riscontro in una condizione medica definita e quindi, il disturbo origina con buona probabilità, da un conflitto interno e dunque di tipo psicologico.

La comparsa di un disturbo psicosomatico è legata a un evento particolarmente stressante che non fa altro che attivare il sistema nervoso autonomo che mette in atto una risposta simile a quella che potrebbe attivare in un momento di difficoltà e paura, ecco quindi, che ci si può ritrovare a fare i conti con la tachicardia o l’iperventilazione.

In seguito, ad alcuni studi clinici messi a punto negli anni Sessanta nell’Università di Washington è stato stilato il Social Readjustement Rating Scale, una raccolta di oltre quaranta eventi o situazioni che si è visto, solitamente, preludono allo sviluppo di disturbo psicosomatico: la morte del coniuge, la separazione, un lutto, le vacanze, il Natale, il cambiamento di residenza…

Gli item menzionati non sono motivo di disturbi psicosomatici per tutti, ma possono diventarlo in base a una serie di altri criteri più intimi della persona, come possono essere l’esposizione precedente ad altri eventi stressanti che hanno determinato una certa labilità emotiva che sfocia nella somatizzazione. Eventi positivi che, però, seguono eventi meno positivi fanno saltare le nostre capacità adattogene.

Perché somatizziamo quotidianamente gli eventi

La somatizzazione degli eventi non è processo comune a tutti gli individui. A volte ci sono persone davvero provate dalla vita capaci di far fronte all’ennesimo assalto con l’adattamento e l’attuazione di meccanismi difensivi che gli permettono di superare il nuovo ostacolo senza la somatizzazione, ma magari attraverso l’umorismo o la sublimazione ovvero la ricerca della forza d’animo nelle proprie passioni come possono esserlo la musica, il ballo, la recitazione, la pittura o la scrittura. 

L’individuazione della presenza di un disturbo somatico è tutt’altro che semplice e anche la diagnosi è un percorso in salita. Immunizzarsi allo stress non è possibile, ma ci sono elementi che possono contribuire alla nostra resilienza ovvero alla capacità di adattarci e proteggerci.

Lo stress è uno degli elementi più importanti nella genesi del disturbo psicosomatico. L’agire quotidiano richiede al nostro organismo di sapersi adattare a continui e improvvisi mutamenti della realtà che ci circonda. Molti di questi cambiamenti hanno un impatto positivo sulla nostra esistenza, assicurando piccoli momenti di piacevolezza o prefigurandosi come occasioni favorevoli alla crescita personale.

Talvolta, tuttavia, le sollecitazioni ambientali possono avere un impatto negativo, generando forti pressioni, eccessiva emotività e condizione di stress. Eventi di questo tipo possono riguardare piccole seccature quotidiane, condizioni presenti della vita quotidiana, o l’esposizione ad eventi estremi e inconsueti.

PROMEMORIA > Potresti leggere altri approfondimenti nelle categorie salute e rimedi naturali

Disturbo psicosomatico da emozioni

“Contrariamente a quanto suggerito dal senso comune, che identifica semplicemente le emozioni come un vissuto soggettivo di piacevole o spiacevole, le emozioni presentano una consistenza anche biologica. Le emozioni nascono, infatti, all’interno del nostro sistema nervoso centrale e determinano importanti mutamenti a livello periferico e nei principali sistemi del nostro organismo. Un esempio lo abbiamo quando proviamo ansia o paura”.

“In questi casi possiamo avvertire diversi cambiamenti quali, per esempio: aumento del battito cardiaco, nausea, aumento della sudorazione, tremori, mal di testa, dolore al petto, nodo allo stomaco e respirazione accelerata“, spiegano all’Istituto di Terapia Cognitiva e Comportamentale.

“Le emozioni sono il ponte che collega la nostra mente a tali reazioni fisiche e sono un esempio dello stretto legame che intercorre tra mente e corpo. In virtù di questo legame una malattia organica può portare con sé alterazioni a livello psichico o di funzionamento cognitivo e, viceversa, un disturbo o una sofferenza di tipo psicologico può portare ad alterazioni del normale funzionamento dell’organismo”.

“Per queste ragioni si è ormai diffuso un modello di malattia che viene definito bio-psico-sociale. Questo modello suggerisce che per curare la malattia e promuovere la salute non si può prescindere da un’attenta considerazione del dominio biologico, psicologico e sociale. Le emozioni, quindi, hanno in tutto ciò un ruolo molto importante in quanto strumenti che ci permettono di rispondere alle richieste adattive poste dal nostro ambiente“, è la tesi della scuola di specializzazione e formazione professionale.

Se soffrite di un disturbo psicosomatico sopra elencati, chiedere aiuto ad uno psicologo può essere una buona idea, ma non in prima battuta. Certamente imparare a gestire stress ed emozioni può aiutarvi a trovare un po’ di sollievo. Anche la passiflora e la valeriana possono essere di grande aiuto. Tuttavia occorre prima stabilire quanto delle manifestazioni del disturbo siano imputabili all’intervento di fattori psicologici e sociali.

Quindi, se soffri di queste malattie è ad un medico specialista che devi affidarti prima di tutto. Solo a posteriori, se quest’ultimo riscontrerà che i sintomi e la loro comparsa sono verosimilmente influenzati da una particolare vulnerabilità allo stress, da una particolare suscettibilità o reattività emozionale, o da uno stile di vita non salutare, converrà rivolgersi ad uno psicologo. Le cure naturali psicoterapeutiche e psicofarmacologiche possono essere d’aiuto, ma solo se supportate da un’adeguata terapia.

Approfondisci l’argomento sul tema dei disturbi psicosomatici

I 9 antibiotici naturali più efficaci: ecco la guida all’uso

E’ fondamentale riportare in equilibrio il nostro corpo e il nostro sistema immunitario. Come faccio spesso in questi casi, seleziono per te i migliori prodotti sul mercato. Ma ricorda: i miei sono solo consigli. Ecco i 10 antibiotici naturali più efficaci.

Quali sono gli antibiotici naturali più efficaci per stimolare alla reazione il sistema immunitario? Se ne parla in inverno per necessità ma in realtà quello dell’antibiotico naturale dovrebbe essere un argomento da inserire nell’educazione alimentare perché, a differenza di quello usato dalla medicina allopatica, che spazza via quasi tutto (purtroppo), la natura ci mette a disposizione “medicinali” che fanno effetto a condizione che li si assuma con regolarità.

Per dirla con le parole di Ippocrate, che purtroppo la cultura del trash ha messo un po’ da parte, con le conseguenze disastrose che sono sotto gli occhi di tutti: “Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo”. Per stare bene bisogna prendersi cura di sé stessi.

Essere attenti a quello che mangiamo. Noi siamo quello che mangiamo. Ho pensato una mini-guida ai dieci antibiotici naturali più efficaci, parlo ovviamente solo di prodotti che sperimento con successo su me stesso, traendone oggettivo benessere fisico. E’ importante ricordare che l’antibiotico tradizionale non è da evitare a tutti i costi, ma da ridurre al minimo. L’esposizione ad antibiotici chimici fa tabula rasa anche dei batteri buoni.

A ciò, bisogna aggiungere che nell’ultimo secolo si è verificata una massiccia somministrazione di farmaci agli animali da allevamento, che poi finiscono nella nostra pancia. Ecco spiegato come mai si sono venuti a creare virus sempre più resistenti e corpi sempre più deboli.

E’ fondamentale riportare in equilibrio il nostro corpo e il nostro sistema immunitario. Come faccio spesso in questi casi, seleziono per te i migliori prodotti sul mercato. Ma ricorda: i miei sono solo consigli. Ecco i 10 antibiotici naturali più efficaci.

PROMEMORIA > Potresti leggere altri approfondimenti nelle categorie salute e rimedi naturali

Miele biologico grezzo

Nella cultura egizia il miele era una medicina e lo è ancora oggi in quella cinese. Ovviamente, sarebbe ideale il miele biologico e grezzo. E’ un sedativo per la tosse, è un antibiotico, è un antinfiammatorio, è un antiossidante e cura l’acne. Ma non solo. Il principale vantaggio del miele è rappresentato dal fatto che già in natura il miele si presenta predigerito e dunque non richiede da parte dell’organismo umano che lo assume nessuno sforzo per la sua assimilazione.

Ci troviamo di fronte ad un prodotto che si presenta ricco di monosaccaridi in misura del’80% del suo contenuto e con un carico di saccarosio pari al 10% ed acqua in egual misura. Nella costituzione del miele ritroviamo anche tracce di proteine quali albumina, globulina, amminoacidi, importanti sali minerali quali, calcio, potassio, sodio, zinco cui si aggiungono vitamine quali quelli del Gruppo B, C, E e K, quest’ultima nota come sostanza antiemorragica.

Sempre nel miele v’è presenza anche di acidi organici e inorganici ed altri componenti naturali. I ricercatori dell’Università Salve Regina a Newport, Rode Island, hanno ribadito che il miele grezzo è uno dei migliori antibiotici naturali che si possa avere. La proprietà unica del miele risiede nella sua capacità di combattere le infezioni su più livelli, rendendo più difficile ai batteri di sviluppare resistenza. Il miele utilizza una combinazione di armi tra cui polifenoli, perossido di idrogeno e un effetto osmotico.

Scopri i migliori prodotti a base di miele biologico grezzo

Estratto di curcuma

La curcuma è usata nella medicina ayurvedica e cinese da migliaia di anni per trattare una vasta gamma di infezioni. Le qualità antibatteriche e antinfiammatorie sono note per essere altamente efficaci nel trattamento di infezioni batteriche. Può anche essere utilizzato topicamente per le lesioni della pelle. Una delle proprietà più sorprendenti della curcuma è l’effetto antitumorale. Questa pianta contrasta l’insorgere della leucemia e di ben otto tipi di tumore che colpiscono colon, prostata, bocca, polmoni, fegato, pelle, reni e mammelle.

La validità di questa teoria che viene tramandata da secoli dalla tradizione popolare è confermata da nuove teorie mediche e da un dato reale: in India e più in generale in Asia (il continente dove si consuma più curcuma in assoluto), l’incidenza dei tumori è molto più bassa rispetto al resto del mondo. La curcuma ha notevoli proprietà cicatrizzanti, l’applicazione dei rizomi di curcuma su ferite, scottature, punture d’insetto e dermatiti dona sollievo immediato e velocizza il processo di guarigione.

Per quanto riguarda le più importanti proprietà farmacologiche, vanno sicuramente menzionate quelle coleretiche-colagoghe, che favoriscono la produzione della bile e il suo naturale deflusso nell’intestino. Il consumo di curcuma migliora il funzionamento di stomaco e intestino e per di più aiuta a combattere il colesterolo, poiché facilita lo smaltimento dei grassi in eccesso. Questa erba è inoltre un vero toccasana per tutte quelle persone che hanno problemi di dispepsia (digestione), ma anche di meteorismo e flatulenza.

Scopri i migliori prodotti con estratto di curcuma

Spicchio di aglio

Questo condimento gustoso è utilizzato per scopi medicinali in tutto il mondo da migliaia di anni. Basti pensare a quando lo si strofina per pochi secondi su una puntura di zanzara o su un morso di ragno. Si ha un immediato effetto benefico. Nel 1700 veniva usato per scongiurare la peste. Possiede un potente antibiotico, antivirale e antimicotico. L’aglio ha molte qualità, tra cui senza dubbio spicca quella di antibatterico naturale.

L’azione antibatterica di questa pianta può rivelarsi utile nel trattamento delle ulcere come anche di raffreddore e tosse. I suoi utilizzi “interni” non si esauriscono però qui, considerata la sua azione di controllo della pressione arteriosa, il suo effetto anticoagulante e vasodilatatore, oltre alla sua nota capacità di intervenire in caso di diarrea. Questo in quanto agisce non soltanto da antibatterico naturale, senza intaccare la flora intestinale, ma agisce anche nel favorire il ripristino del normale equilibrio di quest’ultima.

Favorisce l’aggregazione delle molecole di alcuni metalli pesanti come mercurio e cadmio favorendone così l’espulsione da parte dell’organismo. Molti anche i suoi possibili utilizzi cutanei o relativi al cavo orale, come ad esempio nel caso di afte, herpes, acne e mal d’orecchio. Un’altra possibile applicazione di questa pianta riguarda ad esempio i casi di mal di denti. Se poi si è un po’ più esperti e si sa preparare l’antica ricetta tibetana…

Scopri i migliori integratori a base di aglio

Radice di echinacea

Questo composto è stato usato per trattare l’invecchiamento e un’ampia varietà di infezioni da secoli. Era tradizionalmente usato per trattare ferite aperte, così come la setticemia, difterite e altre malattie correlate a batteri. Oggi è usato principalmente per il trattamento di raffreddore e influenza.

Le principali indicazioni cliniche e proprietà della pianta di echinacea sparigica riguardano, per via interna, il suo impiego nella profilassi e nel trattamento delle malattie da raffreddamento e per via esterna, l’utilizzo come topico nelle affezioni cutanee e di tipo infiammatorio e nelle ferite torpide in cui è necessario attivare la rigenerazione tissutale e ridurre i rischi di infezione.

I costituenti principali sono: derivati dell’acido caffeico (0,3-1,7% echinacoside, cinarina, acido cicorico praticamente assente e acido clorogenico), 0,1 % di olio essenziale, polisaccaridi, alcammidi (echinaceina, isobutilamidi ac. polieninici e polienici), flavonoidi (luteolina, kaemferolo, quercetina, apigenina), poliine e tracce di alcaloidi pirrolozidinici.

La composizione della radice d’echinacea è molto complessa. Sono state identificate numerose sostanze attive come l’echinacoside, glucoside dotato di un marcato effetto antibiotico contro vari batteri, degli oli essenziali formati da più di 20 componenti, ad azione immunostimolante. Sono presenti inoltre dei poliacetileni i quali esplicano un importante effetto battericida e fungicida.

Scopri i migliori integratori di radice di echinacea

Estratto di foglia di ulivo

Una serie di studi hanno rivelato ciò che era già chiaro nelle antiche culture, che infusi di foglie di ulivo possono avere proprietà salutari straordinarie. Il potere delle foglie nasce dalle proprietà fitochimiche possedute dalla pianta, utili a proteggerla dalle malattie e dai parassiti.

Uno di questi importanti fitochimici presenti nelle foglie di olivo si chiama oleuropeina ed è il principio attivo maggiormente responsabile degli effetti benefici sulla salute dell’uomo. Questa sostanza è stata utilizzata per un certo numero di secoli per combattere le infezioni batteriche e attualmente utilizzata anche per combattere le infezioni Mrsa in alcuni ospedali europei.

Fornisce supporto al sistema immunitario, mentre lotta contro le infezioni resistenti agli antibiotici. E’ anticancro, previene l’osteoporosi, è antivirale, antibatterica, antiossidante, antinfiammatoria, combatte l’ipertensione arteriosa e rafforza il sistema immunitario. Preparare l’infuso è facile. Utilizzate 150 foglie fresche di ulivo per ogni litro di acqua (se si utilizzano le foglie secche, riducete la quantità di un terzo).

Pulire bene le foglie accuratamente lasciandole in acqua e bicarbonato per alcuni minuti, poi lavarle abbondantemente. Mettere le foglie in acqua e portare ad ebollizione, dopo abbassare la fiamma e fare sobbollire ancora per 15 minuti. Trasferire l’estratto (solo l’infuso) in bottiglie di vetro e conservate in frigorifero. Un cucchiaino tre volte al giorno, durante i pasti.

Scopri i migliori integratori di estratto di foglia di ulivo

Olio essenziale di origano

Questo è un olio essenziale noto per la sua capacità di uccidere i batteri, nonché controllare le infezioni da stafilococco come Mrsa. Contiene antiossidante, antisettico, antivirale, antimicotico, antinfiammatorio, antiparassitario e proprietà antidolorifiche.

Nel 2001, Science Daily ha riferito su uno studio Georgetown University che ha trovato che le proprietà germicida dell’olio di origano erano quasi efficace come la maggior parte degli antibiotici. L’olio essenziale di origano è un rimedio naturale davvero prezioso per prendersi cura della propria salute. Ha numerose proprietà benefiche che lo vedono impiegato soprattutto per la cura dei disturbi respiratori, a partire dal comune raffreddore.

Una delle sostanze benefiche contenute nell’olio essenziale di origano è il carvacrolo, che sarebbe utile per contrastare la diffusione di diversi virus e batteri. In caso di particolari problemi di salute o di assunzione di farmaci, o per qualsiasi dubbio sull’utilizzo dell’olio essenziale di origano, chiedete maggiori informazioni al vostro erborista di fiducia.

Ecco alcuni dei possibili usi dell’olio essenziale di origano: per disturbi dolorosi che possono comprendere l’artrite, la sindrome del tunnel carpale, l’indolenzimento muscolare e i reumatismi, diluite due o tre gocce di olio essenziale di origano in una piccola quantità di olio vegetale di base e massaggiate di tanto in tanto l’area interessata dal problema.

Scopri i migliori integratori di olio essenziale di origano

Estratto di goldenseal

L’uso di goldenseal (hydrastis canadensis), un’erba che appartiene alla famiglia delle Ranunculaceae, in medicina naturale ha una lunga storia. Una storia che rintraccia le proprie radici nei nativi americani, quelli che c’erano ben prima della scoperta dell’America fatta da Cristoforo Colombo il 12 ottobre 1492.

E’ molto utile per i disturbi del fegato, per problemi agli occhi, disturbi della pelle, disturbi digestivi e diarrea, per curare la rinite allergica… I coloni europei impararono la ricetta farmacologica usata dagli Irochesi e da altre tribù native del centro America e sperimentarono anche altri utilizzi del rizoma giallo (altro nome dell’antica pianta).

Goldenseal è una delle erbe più popolari vendute sul mercato americano e ha recentemente guadagnato una reputazione di erba potenziatrice del sistema immunitario e come antibiotico. Gli indiani d’America impiegavano goldenseal come farmaco per le condizioni infiammatorie dell’apparato respiratorio, digerente e per l’infiammazione del tratto genito-urinario indotta da allergia o infezione.

Alcuni studi hanno suggerito che la berberina, uno degli ingredienti attivi in goldenseal, ha proprietà antisettiche, può aumentare la sensibilità all’insulina nella malattia insulino-resistente, inibendo l’Alzheimer, e riducendo i livelli di colesterolo e trigliceridi. Secondo il Centro Nazionale per la medicina complementare e alternativa (Nccam) le preparazioni a base di erbe idraste contengono solo una piccola quantità di berberina.

Scopri i migliori integratori di estratto di goldenseal

Tea tree oil

E’ noto anche come olio essenziale di melaleuca. E’ un olio molto potente ed essenziale che ha dimostrato di essere efficace nell’uccisione Mrsa antibiotico-resistente sulla pelle. Una nota importante: olio dell’albero del tè terapeutico deve essere utilizzato solo per lo scopo curativo.

L’albero cresce spontaneamente in Australia, in particolare nella zona del Nuovo Galles del Sud, a ridosso di ruscelli e paludi. L’olio essenziale lo si estrae dalla lavorazione delle foglie della pianta. È un prodotto utile sia per la cosmesi, che per la salute della casa, ma anche come antisettico e antibatterico. Il suo utilizzo esterno può debellare molti virus, batteri e funghi favorendo il nostro benessere.

Possiede un potere balsamico, cicatrizzante, espettorante, fungicida e immunostimolante. Rientra tra quegli oli che possiedono un valore riequilibrante in aromaterapia, sia dal punto di vista fisico che psichico. Lo si può reperire in erboristeria o nei negozi dedicati ai prodotti naturali per il nostro benessere, ma è indispensabile che sia puro e proveniente da coltivazione biologica.

In questo modo si avrà la certezza di un prodotto salutare, privo di pesticidi e sostanze chimiche. Alcuni impieghi del Tea Tree Oil vedono la sua diffusione nell’aria, ad esempio in caso di riniti, bronchiti, raffreddore, febbre e tosse. Tra le dieci e le venti gocce in una ciotola di acqua calda possono liberare e disinfettare le vie respiratorie.

Scopri i migliori integratori di tea tree oil

Argilla pascalite

Pascalite è un tipo di argilla bentonite che si trova nelle montagne del Wyoming. Possiede poteri di guarigione notevoli sia all’esterno del nostro corpo (maschere facciali, sanare ferite, ustioni…) sia all’interno (fegato, stomaco, reni, intestino…). Quando viene utilizzata per via topica si osserva una forte capacità di sanare le ferite infette in breve tempo, ore o giorni.

Il primo uso documentato di Pascalite risale ai primi anni Trenta del Novecento, quando un cacciatore di nome Emile Pascal, dopo aver sistemato le sue trappole per animali nei pressi di un lago di montagna, tenne quell’argilla sugli arti feriti. Pascal notò un miglioramento quasi immediato dello stato della pelle e delle articolazioni.

Così continuò a sperimentare la sostanza e scoprì un numero vasto di usi: ustioni, piccole ferite, infezioni, disintossicazione da metalli pesanti, droghe… Si usa su animali e persone. La bentonite, montmorillonite e la pascalite sono dei tipi di argilla che attirano le tossine presenti nel corpo.

Una volta ingerite aiutano ad alleviare il dolore e l’infezione. Attirando le tossine a sé, le porta fuori dal corpo quando sarà smaltita. Questo avviene per mezzo di una carica ionica negativa della creta, mentre le sostanze nocive come i metalli pesanti e radicali liberi hanno una carica ionica positiva e sono quindi attratti dall’argilla. Una volta che le tossine si sono attaccate ad essa, vengono assorbite ed eliminate dal corpo.

Scopri i migliori integratori di argilla pascalite

Acido linoleico coniugato: davvero nutriente e portentoso?

Alcune ricerche hanno analizzato gli effetti degli acidi linoleici coniugati rispetto a diverse patologie, tra cui il cancro, le malattie cardiache, il diabete ed è stata studiata la loro capacità di controllo del peso corporeo. I risultati in tutti questi ambiti, tuttavia, sono molto lontani dall’essere conclusivi. Le prime ricerche eseguite su cavie animali dimostrarono che gli acidi linoleici coniugati potevano inibire la formazione e lo sviluppo del cancro.

Che l’acido linoleico coniugato (cla) possa proteggere da alcuni tipi di cancro e dalle malattie cardiache è allettante, ma i risultati delle ricerche svolte fino ad oggi, seppure incoraggianti, sono ancora lontani dall’essere definitivi. La domanda che mi pongo è l’acido linoleico coniugato è certamente nutriente e portentoso? Ancora non si sa. Si tratta di componenti naturali degli alimenti di origine animale e derivano dall’acido linoleico.

Sono contenuti nel grasso del latte, nei prodotti lattiero caseari e nelle carni degli animali ruminanti. Si sta recentemente assistendo ad un crescente interesse sul contenuto degli acidi linoleici coniugati nell’alimentazione, come conseguenza del fatto che, studi effettuati soprattutto sugli animali, ne hanno messo in evidenza i possibili benefici per la salute.

Dal momento che oggigiorno tra i consigli da seguire per una corretta alimentazione vi è quello di ridurre i grassi animali, ci si chiede cosa potrebbe comportare la possibile diminuzione degli acidi linoleici coniugati nella propria dieta e quali possano essere le conseguenze perla salute.

Alcune ricerche hanno analizzato gli effetti degli acidi linoleici coniugati rispetto a diverse patologie, tra cui il cancro, le malattie cardiache, il diabete ed è stata studiata la loro capacità di controllo del peso corporeo. I risultati in tutti questi ambiti, tuttavia, sono molto lontani dall’essere conclusivi. Le prime ricerche eseguite su cavie animali dimostrarono che gli acidi linoleici coniugati potevano inibire la formazione e lo sviluppo del cancro.

Alcune evidenze dimostrano che questi acidi possono contribuire a proteggerci da alcuni tipi di cancro. La maggior parte dei risultati riguardanti gli effetti degli acidi linoleici coniugati sul cancro della mammella, della pelle, del fegato e del colon, proviene da studi effettuati su tessuti animali e umani.

Benché il numero di studi clinici eseguiti sia limitato, ricerche recenti hanno riscontrato che un basso rischio di cancro alla mammella è associato all’assunzione di grandi quantità di acidi linoleici coniugati, ad un elevato consumo di formaggio e ad alti livelli di acidi linoleici coniugati nel sangue. Queste associazioni, tuttavia, non spiegano i rapporti di causa-effetto e pertanto sono necessari ulteriori studi sull’uomo per verificare la validità di questi promettenti risultati.

PROMEMORIA > Potresti leggere altri approfondimenti nelle categorie salute e rimedi naturali

Acido linoleico coniugato e il rapporto con il diabete

Uno dei maggiori fattori di rischio per l’insorgenza di cardiopatia coronarica è il livello anomalo di grassi nel sangue e specialmente quello del colesterolo Ldl (lipoproteine a bassa densità) detto anche “colesterolo cattivo”. La ricerca sui potenziali effetti benefici degli acidi linoleici coniugati è stata alimentata dai risultati ottenuti con cavie animali, ma il numero limitato di studi effettuati sull’uomo non ha ancora fornito dimostrazioniconcrete degli effetti benefici sui grassi del sangue e sull’aterosclerosi (indurimento delle arterie).

In Europa, l’incidenza del diabete di tipo II (il diabete normalmente associato al sovrappeso) sta aumentando drammaticamente. Esistono alcune prove del fatto che gli acidi linoleici coniugati hanno la capacità di normalizzare il metabolismo del glucosio. Anche se è ancora lontana dal fornire risultati conclusivi, la ricerca in questo ambito è auspicabile.

È stato dimostrato che gli acidi linoleici coniugati possono alterare la composizione dell’organismo nei topi ancora in fase di crescita, causando un maggiore dispendio di energie, un incremento della massa muscolare e una riduzione del grasso corporeo. Effetti di questo genere non sono stati riscontrati negli studi sull’uomo e, pertanto, è necessario proseguire la ricerca in questo senso.

Il termine acido linoleico coniugato o CLA (dall’inglese conjugated linoleic acid) si riferisce a un gruppo di isomeri posizionali e geometrici dell’acido linoleico (18:2Δ9c,15c), caratterizzati dalla presenza di due doppi legami coniugati, cioè legami contigui non separati da gruppi metilenici (-CH2-) come nell’acido linoleico.

Gli isomeri posizionali identificati finora sono quelli con i doppi legami nelle posizioni 7/9, 8/10, 9/11, 10/12, 11/13 e 12/14. Per ogni isomero posizionale sono possibili 4 paia di isomeri geometrici (cis, cis; trans, cis; cis, trans; trans, trans). Quindi, il termine CLA include un totale di 24 isomeri posizionali e geometrici dell’acido linoleico.

Questi acidi grassi furono individuati per la prima volta da Pariza (1979). In uno studio sulle componenti cancerogene della carne bovina sottoposta a cottura alla griglia, egli notò che, a differenza di altri acidi grassi trans nocivi per la salute umana, questi acidi grassi dienoici trans, derivati dall’acido linoleico, mostravano proprietà anti-cancerogene. Successivamente fu identificato l’isomero cis9,trans11 come il principale isomero nel grasso dei ruminanti, rappresentando dal 75 al 90 per cento del totale dei cla (Pariza and Hargraves, 1985).

Per questo isomero venne proposto il nome di acido rumenico (18:2Δ9c,11t) data la sua presenza rilevante nei ruminanti. Nel 2004, uno dei ricercatori notava che la letteratura scientifica sull’acido linoleico coniugato stava crescendo in modo fenomenale. Dove trovare gli acidi linoleici coniugati? Gli acidi linoleici coniugati si trovano negli alimenti grassi derivanti da animali ruminanti, come il latte intero, i prodotti lattiero-caseari e le carni grasse.

Il contenuto di acidi linoleici coniugati di questi alimenti può essere incrementato, aumentando il quantitativo di oli vegetali con elevati valori di acidi linoleici (come gli oli di semi di girasole e di soia) nel mangime delle mucche. È stato dimostrato, per esempio, che ciò aumenta i livelli degli acidi linoleici coniugati nel latte. Inoltre, tenere le mucche a pascolo accresce il contenuto di acidi linoleici coniugati nel latte, specialmente quando l’erba è ad uno stadio iniziale di crescita.

Scopri i migliori integratori di acido linoleico coniugato su Amazon.it

L’intestino è il secondo cervello: attenzione ai disturbi intestinali

Quali sintomi caratterizzano i disturbi intestinali? Dolori addominali crampiformi e diarrea profusa. Inoltre possono associarsi febbre, nausea e vomito, disidratazione, astenia, debolezza, senso di malessere generale. Seconda domanda importante: quali cause possono scatenare questi processi infiammatori? Essendo una malattia diarroica acuta può essere provocata da intossicazioni alimentari conseguenti all’ingestione di cibi contaminati da batteri, virus, protozoi e tossine batteriche, dall’ingestione di cibi o bevande molto fredde, da processi infettivi.

Con l’arrivo della primavera o dell’autunno e, di conseguenza, dei primi caldi o dei primi freddi è indubbio che compaiano con più frequenza disturbi a carico del nostro apparato digerente e che si debbano affrontare enteriti, gastroenteriti o enterocoliti. Di cosa stiamo parlando? Del tuo intestino e dei tuoi disturbi intestinali.

E se non lo sai te lo dico io, il tuo intestino è il tuo secondo cervello. Visto che si sporca, bisogna mantenerlo pulito. Quindi, cominciamo col dire che l’enterite è quale processo infiammatorio che interessa la mucosa dell’intestino tenue, nella gastroenterite l’infiammazione coinvolge anche lo stomaco mentre nelle enterocoliti colpisce oltre all’intestino tenue anche il colon.

Quali sintomi caratterizzano questa problematica? Dolori addominali crampiformi e diarrea profusa. Inoltre possono associarsi febbre, nausea e vomito, disidratazione, astenia, debolezza, senso di malessere generale. Seconda domanda importante: quali cause possono scatenare questi processi infiammatori?

Essendo una malattia diarroica acuta può essere provocata da intossicazioni alimentari conseguenti all’ingestione di cibi contaminati da batteri, virus, protozoi e tossine batteriche, dall’ingestione di cibi o bevande molto fredde, da processi infettivi.

Possono in taluni casi avere un’origine allergica ed in questo caso la sintomatologia si scatena a causa di una reazione immunitaria anomala del soggetto sensibilizzato conseguente all’introduzione nell’organismo di particolari sostanze che sempre più spesso sono mal tollerate.

PROMEMORIA > Potresti leggere altri approfondimenti nelle categorie salute e rimedi naturali

Latte, uova, cioccolato, cereali, fragole, pesce e crostacei, arachidi sono alcuni degli alimenti che con più frequenza si rendono responsabili di reazioni di tipo allergico. Nelle forme più lievi, la sintomatologia si attenua gradualmente per risolversi del tutto nel giro di tre giorni.

È sufficiente per almeno ventiquattro ore sospendere l’alimentazione ed adottare una dieta esclusivamente idrica, con riposo a letto ed eventuale reidratazione. Poi ci sono anche semplici rimedi naturali. Quali? La zeolite oppure Enterosgel. Per i casi più seri che tendono a protrarsi per più giorni è opportuno consultare un medico perché potrebbe, ad esempio, essere necessaria la somministrazione di una terapia antibiotica.

Però, seguendo alcuni consigli pratici ed alcune regole di comportamento possiamo ridurre notevolmente il rischio di insorgenza di disturbi intestinali e magari salvare la buona riuscita di una vacanza tanto attesa. Con l’arrivo del caldo aumentano notevolmente i rischi di contaminazione degli alimenti da parte di microrganismi patogeni per cui è consigliabile porre la massima attenzione all’acquisto, alla conservazione ed al trattamento dei cibi.

Quindi, controllare sempre la data di scadenza prima di consumare un alimento, programmare la spesa immediatamente prima di far ritorno a casa per evitare di lasciare gli alimenti deperibili troppo a lungo fuori dal frigorifero, cuocere la quantità di cibo che si prevede di consumare al momento, evitare agli alimenti lunghe permanenze a temperatura ambiente, non consumare pesci e frutti di mare crudi o poco cotti, evitare dolci con panne e creme.

Con il caldo anche i processi digestivi sono meno efficienti e quindi si raccomanda il consumo di cibi leggeri: diminuire l’apporto di grassi e carni, dare la preferenza al pesce per l’alta digeribilità ed il minor apporto calorico, consumare grandi quantità di frutta e verdura per rimpiazzare le vitamine ed i sali minerali che vengono eliminati con il sudore, bere sempre molta acqua (non fredda per il rischio di congestioni) allo scopo di reintegrare i liquidi che si perdono a causa del caldo.

Scopri i migliori integratori per l’intestino su Amazon.it

Argiria: quella pericolosa verità sull’argento colloidale

Negli ultimi anni, i prodotti contenenti argento sono stati commercializzati con affermazioni infondate, come quelle che li vorrebbero efficaci contro l’Aids, il cancro, le malattie infettive, i parassiti, l’affaticamento cronico, l’acne, le verruche, le emorroidi, l’ingrossamento della prostata e molte altre malattie e condizioni. Alcuni esperti di marketing affermano che l’argento colloidale è efficace contro centinaia di malattie, più di seicento: bronchite, sindrome dell’affaticamento cronico, digestione, infezioni dell’orecchio, enfisema, avvelenamento del cibo, infezioni fungine, malattie gengivali, malattia di Lyme, influenza e il raffreddore, rosacea, infezioni del seno, ulcera allo stomaco, tubercolosi, infezioni da lieviti…

L’argento colloidale è una sospensione di particelle metalliche argento submicroscopiche in una base colloidale. L’uso a lungo termine di preparati d’argento può portare all’argiria, una condizione in cui i sali d’argento si depositano nella pelle, negli occhi e negli organi interni e la pelle diventa grigio-cenere. Molti casi di argiria si sono verificati durante l’era pre-antibiotica, quando l’argento era un ingrediente comune nei picchietti.

Quando la causa divenne evidente, i medici smisero di raccomandare il loro uso e i produttori smisero di produrli. Le guide ufficiali sui farmaci, United States Pharmacopeia and National Formulary, non hanno elencato i prodotti d’argento colloidale dal 1975. Quelli in circolazione oggi sono decisamente più blandi, ma c’è chi crede nella loro utilità. Io voglio parlarti di una pericolosa verità. L’unica.

Nel 1999, la Food and Drug Administration degli Stati Uniti ha stabilito che i prodotti d’argento colloidale non possono essere considerati sicuri o efficaci, al pari di quelli fitoterapici. I prodotti d’argento colloidale commercializzati per scopi medici o promossi per usi non dimostrati sono sostanzialmente considerati dei “falsi” senza approvazione.

Non ci sono più farmaci da banco o da assumere con prescrizione approvati dalla Fda contenenti argento e da assumere per via. Tuttavia, ci sono ancora prodotti d’argento colloidale venduti come rimedi omeopatici e integratori alimentari. Per quel che riguarda l’omeopatia, sono tra coloro che sostengono che è inutile gettare una goccia nell’oceano.

Negli ultimi anni, i prodotti contenenti argento sono stati commercializzati con affermazioni infondate, come quelle che li vorrebbero efficaci contro l’Aids, il cancro, le malattie infettive, i parassiti, l’affaticamento cronico, l’acne, le verruche, le emorroidi, l’ingrossamento della prostata e molte altre malattie e condizioni.

Alcuni esperti di marketing affermano che l’argento colloidale è efficace contro centinaia di malattie, più di seicento: bronchite, sindrome dell’affaticamento cronico, digestione, infezioni dell’orecchio, enfisema, avvelenamento del cibo, infezioni fungine, malattie gengivali, malattia di Lyme, influenza e il raffreddore, rosacea, infezioni del seno, ulcera allo stomaco, tubercolosi, infezioni da lieviti…

Durante il 1997 e il 1998, la rivista della International, una società multilivello con base in Florida, dichiarò: “Il nostro argento colloidale contiene particelle di argento puro al 99,99% sospese indefinitamente in acqua demineralizzata che uccide batteri e virus”.

“Può essere applicato localmente o assorbito nel flusso sanguigno sub-linguale (sotto la lingua), evitando così gli effetti negativi degli antibiotici tradizionali che uccidono i batteri buoni nel tratto digestivo inferiore. Un’alternativa antibiotica naturale nella forma più pura disponibile. La presenza di argento colloidale vicino a un virus, funghi, batteri o altri patogeni a cellula singola disabilita il suo enzima metabolico dell’ossigeno, il suo polmone chimico, per così dire. I patogeni soffocano e muoiono e vengono eliminati dal corpo dai sistemi immunitario, linfatico e di eliminazione”.

A differenza degli antibiotici che distruggono gli enzimi benefici, l’argento colloidale lascerebbe intatti questi enzimi benefici. Quindi l’argento colloidale sarebbe assolutamente sicuro per l’uomo, i rettili, le piante e tutti i materiali viventi multicellulari. Peccato che sia un metallo.

In più aggiungeva: “È impossibile che i germi unicellulari si trasformino in forme resistenti all’argento, come accade con gli antibiotici convenzionali. Inoltre, l’argento colloidale non può interagire o interferire con altri farmaci presi. L’argento colloidale è davvero un rimedio naturale e sicuro per molti mali dell’umanità. L’argento colloidale può essere assunto indefinitamente, perché il corpo non sviluppa una tolleranza ad esso”.

Argento colloidale e quelle balle (mega) galattiche

La Seasilver International, una compagnia multilivello con base in California, aveva affermato che gli americani soffrivano di “carenza d’argento”. Sebbene l’argento non sia una sostanza nutritiva essenziale, le informazioni sul prodotto pubblicate sul sito web dell’azienda diversi anni fa affermavano: “L’esaurimento dei minerali nel nostro suolo ci ha lasciato carenti di argento, uno dei nostri minerali traccia più essenziali, causando un drastico aumento dei disordini del sistema immunitario nella nostra società nell’ultimo decennio”.

E proseguiva sostenendo che la ricerca ci ha insegnato che tutte le malattie possono manifestarsi a causa di un sistema immunitario indebolito. In oltre venti anni di ricerche a livello mondiale sull’argento colloidale, numerose interviste con agenzie governative, operatori sanitari e loro pazienti, nessun altro nutriente, erba o farmaco è sicuro ed efficace contro tutte le forme conosciute di virus, batteri e funghi ostili. Inoltre, mentre è generalmente noto che la maggior parte degli antibiotici uccide solo sei o sette diversi organismi patogeni, i rapporti hanno dimostrato che l’argento colloidale è stato usato con successo nel trattamento di oltre seicentocinquanta malattie”.

Nel 1995, un distributore di erbe chiamato Leslie Taylor ha testato nove prodotti colloidali comunemente commercializzati in argento disponibili nei negozi di alimenti naturali e ha concluso: due dei prodotti erano contaminati da microrganismi, la quantità di argento sospeso in soluzione variava da prodotto a prodotto e diminuiva gradualmente nel tempo, solo cinque prodotti mostravano effettivamente attività antibatterica in un test di laboratorio.

Per eseguire il test, ha preparato una piastra di coltura con batteri di Staphylococcus aureas, che possono causare infezioni nell’uomo. Quindi ha posizionato una goccia da ciascun prodotto sul piatto e ha utilizzato i dischi di due comuni antibiotici come controlli. Dopo otto ore di incubazione, ha scoperto che la crescita batterica era stata inibita attorno agli antibiotici e a quattro dei prodotti.

Naturalmente, il fatto che un prodotto inibisca i batteri in una coltura di laboratorio non significa che sia efficace (o sicuro) nel corpo umano. In effetti, i prodotti che uccidono i batteri in laboratorio sarebbero più propensi a causare argiria, perché contengono più ioni d’argento che sono liberi di depositare nella pelle dell’utente.

Studi di laboratorio della Fda hanno rilevato che la quantità di argento in alcuni campioni di prodotto varia dal 15,2% al 124% della quantità elencata nelle etichette del prodotto. La quantità di argento richiesta per produrre argiria è sconosciuta. Tuttavia, la Fda ha concluso che il rischio di utilizzare prodotti in argento supera qualsiasi beneficio non comprovato. Finora, sono stati segnalati undici casi di argiria correlati ai prodotti in argento.

Tra l’ottobre 1993 e il settembre 1994, la Fda ha emesso lettere di avvertimento a cinque venditori di argento colloidale. Nell’ottobre 1996, ha proposto di vietare l’uso di argento colloidale o di sali d’argento in prodotti da banco. Una regola finale che vieta tale uso è stata emessa il 17 agosto 1999 ed è entrata in vigore il 16 settembre.

La norma si applica a tutti i prodotti di argento colloidale o di argento senza prescrizione dichiarati efficaci nella prevenzione o nel trattamento di qualsiasi malattia. I prodotti in argento possono ancora essere venduti come integratori alimentari, a condizione che non vengano presentate indicazioni sulla salute. Nel corso del 2000, la Fda ha emesso avvisi a più di 20 società i cui siti web stavano facendo affermazioni terapeutiche illegali per i prodotti d’argento colloidale.

PROMEMORIA > Potresti leggere altri approfondimenti nelle categorie salute e rimedi naturali

L’argento è un metallo e si deposita negli organi

Nel 2002, l’Australian Therapeutic Goods Administration ha modificato le sue regole in modo che i prodotti per il trattamento delle acque contenenti sostanze come l’argento colloidale per le quali sono state fatte indicazioni terapeutiche debbano soddisfare i requisiti dei farmaci inclusi nel Registro australiano dei prodotti terapeutici. Ciò significa che tali prodotti non possono più essere legalmente commercializzati senza la prova che sono sicuri ed efficaci per lo scopo previsto.

L’emendamento si basava sulle seguenti conclusioni: ci sono poche prove a supporto delle indicazioni terapeutiche fatte per i prodotti d’argento colloidale, il rischio per i consumatori di tossicità da argento supera il valore di provare un trattamento non comprovato e può verificarsi la resistenza batterica all’argento, dovrebbero essere fatti sforzi per frenare la disponibilità illegale di prodotti d’argento colloidale, che è un problema significativo di salute pubblica.

Esistono ancora molti annunci in internet per le parti di un generatore che produce argento colloidale in casa. Le persone che producono argento colloidale casalingo non potranno in nessun modo valutare la purezza o la forza del prodotto. E ci sono molti rimedi che sono molto più sicuri e più efficaci dell’argento colloidale.

Nonostante queste preoccupazioni sulla sicurezza e l’efficacia, le persone acquistano ancora argento colloidale come integratore alimentare e lo usano per una vasta gamma di disturbi, tra cui infezioni, cancro, diabete, artrite e molti altri, ma non ci sono prove scientifiche a supporto di questi usi.

L’unica certezza è che è pericoloso. L’argento colloidale può uccidere certi germi legandosi e distruggendo le proteine. Ma è inefficace per problemi oculari dei neonati e con tutte le patologie elencate in precedenza. L’argento, come ogni metallo, viene depositato in organi come la pelle, il fegato, la milza, i reni, i muscoli e il cervello.

Questo può portare a una pelle bluastra irreversibile che appare per la prima volta nelle gengive. Può anche stimolare la produzione di melanina nella pelle, e le aree esposte al sole diventeranno sempre più scolorate. Può attraversare la placenta. L’aumento dei livelli di argento nelle donne in gravidanza è stato collegato allo sviluppo anormale dell’orecchio, del viso e del collo nei loro bambini.

Per chi sceglie di assumerlo, nonostante tutto, si sconsigliano una serie di abbinamenti di cui vado a parlare. Tra questi ci sono gli antibiotici che interagiscono con l’argento. L’assunzione di argento colloidale insieme agli antibiotici potrebbe ridurre l’efficacia di alcuni antibiotici. Anche le penicilline interagiscono con l’argento colloidale.

La penicillamina è usata, ad esempio, per la malattia di Wilson e l’artrite reumatoide. L’argento colloidale può ridurre la quantità di penicillamina assorbita dal corpo e diminuire l’efficacia del farmaco. A questo punto, qualcuno si starà domandando: esiste una dose appropriata di argento colloidale? Dipende da diversi fattori come l’età dell’utente, la salute e molte altre condizioni. Troppi sé e troppi ma che confermano che ci sono troppe poche informazioni.

Una medicina chiamata aloe vera: usi e qualità

Lenisce eruzioni e irritazioni della pelle. Su questo ci sono numerosi riscontri che hanno dimostrato il ruolo della somministrazione topica di aloe vera su ferite, e studi sul trattamento di psoriasi, dermatiti, mucosite orale, ferite chirurgiche e come rimedio per ustioni. Il primo studio di questo tipo è stato fatto nel 1935. L’estratto di aloe vera fornisce un rapido sollievo dal prurito e bruciore associati a gravi dermatiti da radiazioni e per la rigenerazione della pelle. Nel 2009, una revisione sistematica riassume quaranta studi sull’aloe vera per scopi dermatologici.

Immagino… Te ne avranno parlato in tanti di una medicina chiamata aloe vera. Avrai letto di quanto fa bene, di quanto aiuta l’intestino, eccetera, eccetera. Ma a proposito di intestino, comincio col dirti che se non assumi quella costituita da solo gel, ovvero dal liquido interno alla foglia, con l’assunzione quotidiana irriti l’intestino al posto di calmarlo. Proprio così. La migliore aloe vera in commercio è quella costituita da solo gel ovvero dal liquido interno alla foglia. La maggior parte dei prodotti in commercio invece contengono anche il succo della foglia che sebbene abbia delle proprietà lassative ed antidepressive, contiene aloina che è dimostrato che irrita l’intestino se assunto quotidianamente.

L’aloe vera è davvero una bevanda benefica per essere in salute pieni di energia e vitalità. Però, bisogna stare attenti. I prodotti in commercio non sono tutti uguali e con questo tipo di integratore alimentare non si scherza. Tra i consigli più utili, troviamo certamente quello della sospensione dell’assunzione del prodotto per una decina di giorni ogni trenta. Questa pianta è un concentrato di nutrienti. Contiene vitamine A, C ed E, B12, acido folico e colina. Contiene otto enzimi, inclusi aliiase, fosfatasi alcalina, amilasi, bradykinase, carbossipeptidasi, catalasi, cellulasi, lipasi e perossidasi. Minerali come calcio, rame, selenio, cromo, manganese, magnesio, potassio, sodio e zinco sono presenti nella pianta di aloe vera. E ancora: auxine e gibberelline che promuovono la guarigione delle ferite e hanno proprietà anti-infiammatorie.

Intanto va detto che lenisce eruzioni e irritazioni della pelle. Su questo ci sono numerosi riscontri che hanno dimostrato il ruolo della somministrazione topica di aloe vera su ferite, e studi sul trattamento di psoriasi, dermatiti, mucosite orale, ferite chirurgiche e come rimedio per ustioni. Il primo studio di questo tipo è stato fatto nel 1935. L’estratto di aloe vera fornisce un rapido sollievo dal prurito e bruciore associati a gravi dermatiti da radiazioni e per la rigenerazione della pelle. Nel 2009, una revisione sistematica riassume quaranta studi sull’aloe vera per scopi dermatologici.

I risultati suggeriscono che la somministrazione orale di aloe vera nei topi funziona efficacemente per curare ferite, può ridurre il numero e le dimensioni dei papillomi e ridurre l’incidenza di tumori di oltre il novanta per cento nel fegato, milza e midollo osseo. Gli studi hanno anche evidenziato che l’aloe vera tratta herpes genitale, psoriasi, dermatiti, congelamento, ustioni e infiammazioni. Può essere utilizzato in modo sicuro come antimicotico e come agente antimicrobico. Senza dimenticare l’effetto protettivo contro i danni da radiazioni alla pelle.

In molti si chiedono se è vero che aiuta a dimagrire. Aiuta, ma non fa dimagrire. Per dimagrire c’è bisogno di una dieta. A volte anche ferrea. Dalle mie ricerche viene fuori che nel 1959, la Food and Drug Administration ha approvato l’uso dell’unguento di aloe vera come farmaco per la guarigione di ustioni sulla pelle. Quando il gel di aloe vera è usato sulle ustioni incrementa la velocità di guarigione della pelle. Così come quando il gel viene applicato sulla zona colpita dall’herpes facilita il processo di guarigione. Il consumo orale è considerato sicuro.

L’aloe vera è un concentrato portentoso di aminoacidi

È molto importante prendere in considerazione il fatto che l’aloe vera è un concentrato di aminoacidi e le vitamine B, B2, B6 e C. E che, quindi, l’uso di questa pianta si rivela ottimo per trattare capelli secchi o contro il prurito del cuoio capelluto. Ha proprietà nutritive, e le tonnellate di vitamine e minerali che sono presenti nella pianta aiutano a mantenere i capelli forti e sani. Grazie alle proprietà antibatteriche e antifungine dell’aloe vera, aiuta anche con la forfora, e gli enzimi del gel possono liberare il cuoio capelluto dalle cellule morte e favorire la rigenerazione del tessuto cutaneo intorno ai follicoli dei capelli.

Tra le altre cose, restando in tema, l’aloe aiuta a fermare il prurito associato alla forfora o ad un cuoio capelluto secco. Shampoo e balsami pieni di sostanze chimiche che danneggiano i capelli e possono causare infiammazione e irritazioni della pelle. L’aggiunta di aloe vera è un modo efficace per mantenere il cuoio capelluto privo di batteri ed evitare fastidiose reazioni cutanee. E poi c’è il discorso dell’uso di questa pianta come lassativo: gli antrachinoni nel lattice creano un lassativo potente che aumenta il contenuto di acqua intestinale, stimola la secrezione di muco e aumenta la peristalsi intestinale.

Una delle conseguenze più dirette è che aiutare la digestione. Il succo normalizza l’equilibrio acido-alcalino, favorisce un miglior equilibrio del ph, riduce la formazione di lieviti, aiuta i batteri digestivi e regolarizza l’intestino. Riduce la flatulenza, la consistenza delle feci senza alterare l’urgenza e la frequenza delle stesse. Inoltre, viene impiegata per lenire e guarire le ulcere dello stomaco, a causa del suo contenuto di agenti antibatterici e di proprietà curative che possono ripristinare naturalmente il rivestimento dello stomaco. Gli enzimi, presenti nell’aloe, aiutano la digestione delle proteine e il loro smantellamento in aminoacidi. Quindi, per riepilogare: la pianta di aloe ci aiuta a scongiurare alcune malattie, uccidere i batteri patogeni e proteggere la funzione delle membrane cellulari.

E poi c’è lo zinco. E già, lo zinco, una componente chiave nella struttura di un gran numero di recettori di ormoni e proteine che contribuiscono alla buona salute, l’umore equilibrato e una corretta funzione immunitaria. Te la senti di non considerarla un valido supporto nella costruzione di un solido sistema immunitario? Non è una “pianta miracolosa”, ma sicuramente è un valido aiuto. Le infiammazioni sono all’origine di gran parte delle malattie. Ma con le vitamine e minerali che fornisce l’aloe si contrastano infiammazioni e radicali liberi. La vitamina A mantiene la salute degli occhi, la funzione neurologica e la salute della pelle. La vitamina C protegge l’organismo dalle malattie cardiovascolari, degli occhi e della pelle. E previene le rughe.

La vitamina E si rivela un potente antiossidante in grado di ripristinare i danni causati dai radicali liberi. Combatte le infiammazioni e aiuta in maniera naturale a rallentare l’invecchiamento cellulare. Proprietà che si rivelano utili anche quando si è esposti al fumo di sigaretta o ai raggi UV. L’aloe vera aiuta nella cura di acne ed eczemi e riduce l’infiammazione se applicato sulla pelle per via topica. Ma ora ti svelo un segreto che non immagini. Alcuni studi sull’uomo e sugli animali suggeriscono che il succo di questa pianta è in grado di alleviare l’iperglicemia cronica e interagire nel profilo lipidico.

PROMEMORIA > Potresti leggere altri approfondimenti nelle categorie salute e rimedi naturali

Una pianta di qualità è una vera pianta medicinale

Ovviamente, come dicevo all’inizio del post, non tutti i succhi aloe in commercio sono uguali. Il metodo di lavorazione di questa pianta ha una grande incidenza sul numero e sulla quantità degli ingredienti attivi in un prodotto a base di aloe vera. In genere la lavorazione prevede frantumazione, macinazione o pressatura di tutta la foglia per la produzione di succhi, seguita varie filtrazioni e stabilizzazioni. Purtroppo, spesso ne viene fuori un prodotto scadente, con basso contenuto di ingredienti attivi. L’estrazione del gel tramite trattamenti termici e l’utilizzo di svariati filtri riducono i benefici per la salute.

In ogni caso è facile trovare prodotti di aloe vera tra cui gel, lattice, succo di frutta ed estratti. Puoi anche coltivarti la tua pianta di aloe in casa. Se acquisti una pianta in vaso, mettila sul davanzale di una finestra esposta al sole. Sposta il vaso all’aperto nei mesi estivi. L’aloe è una pianta grassa, in grado di immagazzinare molta acqua nelle sue foglie, ma ricordati di bagnarla almeno due o tre volte al mese. Durante l’inverno la pianta di aloe diventa dormiente, e durante questo periodo devi innaffiare poco. Crescere la propria pianta è un modo semplice ed economico con cui sperimentare tutti questi incredibili benefici dell’aloe vera ogni giorno.

Ti starai chiedendo: come devo assumerla e quanto? Intanto, leggi sempre l’etichetta sui prodotti che acquisti e magari informa il medico. Per la stipsi prendi due cucchiai di gel di aloe vera due volte al giorno prima dei pasti. Per le ferite, psoriasi e altre infezioni della pelle, usa la crema gel di aloe vera tre volte al giorno. Per la placca dentale, usa un dentifricio a base di aloe vera o metti una puntina di gel di aloe vera sullo spazzolino. Per il colesterolo alto, prendi una capsula di aloe vera due volte al giorno per due mesi. Per infiammazioni intestinali, vanno bene tre cucchiai di gel due volte al giorno per quattro settimane. Per ustioni della pelle, utilizza un gel di aloe puro sulla zona bruciata fino a guarigione. Per cute secca o forfora, aggiungere un cucchiaino di crema gel di aloe allo shampoo.

Non tutto ciò che luccica è oro. Ti dicevo prima che bisogna fare attenzione con questo integratore, che può causare alcuni effetti collaterali come mal di stomaco e crampi. L’uso a lungo termine di grandi quantità di lattice di aloe può causare diarrea, problemi renali, sangue nelle urine, calo di potassio, debolezza muscolare, perdita di peso e problemi cardiaci. Non bisogna assumere aloe vera in gravidanza o allattamento e non bisogna somministrarla a bambini di età inferiore a dodici anni. Si rischiano dolori addominali, crampi e diarrea. Ma d’altra parte, bisogna stare attenti anche con i farmaci.

Come hai capito, l’aloe è un medicinale. Naturale sì, ma pur sempre medicinale. Questo è davvero importante che tu te lo scriva a caratteri cubitali nel cervello. Ricorda se usi l’aloe vera, la usi come anti-invecchiamento della pelle e dell’organismo in generale, antibiotico e antibatterico, per rafforzare il sistema immunitario, come antinfiammatorio, come depurante e disintossicante, come cicatrizzante, per regolare l’attività digestiva, per aiutare la cura dell’intestino e quella della pelle e dei capelli.

Scopri i migliori integratori a base di aloe vera su Amazon.it

Reishi: il potente fungo medicinale che è amico della vita

Si tratta di un vero e proprio superfood: il ganoderma reishi è un concentrato di sostanze attive, fra le quali figurano i β-glucani la cui azione spiccatamente adattogena ci permette di affrontare meglio gli stress della vita quotidiana, le malattie e gli stati di convalescenza, grazie anche alle loro proprietà immunostimolanti. Questi polisaccaridi hanno un’azione riconosciuta come antiossidanti, antinfiammatori e potrebbero aiutare in alcune patologie oncologiche o prevenire l’insorgenza dei tumori anche se ancora la sua efficacia non è stata del tutto dimostrata.

Non posso dirti che allunga la vita, come fanno in tanti, per un semplice e per nulla banale motivo: nessuno potrà mai saperlo con certezza. Ma questo, considerate le sue proprietà nutrienti e i risultati degli studi della medicina cinese (che a me pare funzionare un po’ meglio della nostra), non mi impedisce di dire che il reishi è il fungo amico della vita. Potente integratore, ottimo antinfiammatorio, efficacissimo detossificante. Ecco, a me basta questo. Mi basta sapere che mi aiuta a vivere meglio. Non mi importa sapere se mi farà vivere di più. Come farebbe mai a proteggermi da una macchina che mi investe o da un fulmine che mi colpisce?

Universalmente conosciuto anche come ganoderma lucidum o ling zhi, in Cina, il reishi è un fungo parassita che cresce solitario sulle superfici delle cortecce di quercia o castagno. Per lo più in primavera. È diffuso in tutta l’Asia orientale, dalla Cina, al Vietnam, alla Corea, fino in Giappone, in diverse varietà, che si differenziano per il colore, rosso o nero, e per la forma, che può a sua volta cambiare a seconda delle condizioni di accrescimento, temperatura, umidità, concentrazione di anidride carbonica.

Il reishi, che deve il nome al suo aspetto lucido, è una specie molto comune. Dalle proprietà analgesiche e antinfiammatorie, oltre che immunostimolante, è noto anche come il fungo dell’immortalità. I suoi principi attivi sono polisaccaridi (β-glucani), acidi ganoderici, cumarina, ling zhi-8 (LZ-8), mannitolo, alcaloidi. Il ganoderma reishi è uno dei rimedi più antichi conosciuti dalla medicina tradizionale cinese: resoconti della Dinastia Han fanno infatti risalire l’uso di questa sostanza officinale a più di 2000 anni fa.

Si tratta di un vero e proprio superfood: il ganoderma reishi è un concentrato di sostanze attive, fra le quali figurano i β-glucani la cui azione spiccatamente adattogena ci permette di affrontare meglio gli stress della vita quotidiana, le malattie e gli stati di convalescenza, grazie anche alle loro proprietà immunostimolanti. Questi polisaccaridi hanno un’azione riconosciuta come antiossidanti, antinfiammatori e potrebbero aiutare in alcune patologie oncologiche o prevenire l’insorgenza dei tumori anche se ancora la sua efficacia non è stata del tutto dimostrata.

Un altro gruppo di sostanze contenute nel ganoderma reishi sono i ling zhi-8 (LZ-8), in grado di ridurre i livelli di colesterolo ematico, modulare la risposta immunitaria ed il rilascio eccessivo di istamina nei soggetti allergici, e normalizzare la pressione arteriosa specialmente nei soggetti ipertesi. Ha effetto antistaminico e cortison-like, espettorante e antitussivo. È da sempre utilizzato come tonico cardiaco, migliora il metabolismo del muscolo cardiaco regolando la pressione sanguigna.

Il reishi e gli efficaci (meglio dire miracolosi) acidi ganoderici

Gli acidi ganoderici infine, che appartengono al gruppo chimico dei triterpeni, hanno mostrato una potente azione epatoprotettrice e stimolante della funzionalità epatica, che unita a quella degli altri antiossidanti permette un’efficace depurazione e disintossicazione dell’organismo dalle sostanze inquinanti che lo danneggiano, giustificando quindi i claims che riconoscono il ganoderma come un potente rimedio anti-invecchiamento.

Questo fungo ha circa centocinquanta proprietà poichè è ricco di polisaccardi, peptidi, proteine e rientra tra i cibi antitumorali perchè contiene germanio organico dalle note proprietà anti-cancro. Inoltre il Ganoderma contiene l’acido ganoderico che diminuisce l’istamina, ecco dunque la sua potente azione antiallergica. Non in ultimo l’acido pantotenico contenuto lavora sul sistema nervoso nutrendolo ed equilibrandolo.

Il reishi migliora anche il livello di stress, agendo sul sistema nervoso e liberandoci dalla stanchezza e dalla debolezza. Ha caratteristiche antitumorali in quanto contiene sostanze antiossidanti quali la vitamina C, D e B, oltre al già citato minerale antitumorale, il germanio. Ha effetto anti-ipertensivo e antitrombotico poiché riequilibra la pressione e agisce fluidificando il sangue. Dicevo che il reishi ha proprietà epatoprotettive con attività di detossificazione; è dimostrata la sua capacità di sostenere e rigenerare la cellula epatica. È molto utilizzato per supportare il trattamento di epatopatie croniche di varia origine, come l’epatite, ma anche in caso di malattie degenerative del fegato (carcinoma).

L’assunzione costante del reishi regolarizza la produzione di succhi gastrici e, con il tempo, migliora anche la peristalsi intestinale, divenendo utile nella cura di stispi e colon spastico. Questo grazie al collegamento esistente tra sistema nervoso e tutto l’apparato digerente. L’effetto di questo fungo sulla capacità di gestione dello stress pare migliorare la somatizzazione gastroenterica di alcuni soggetti molto sensibili. Ma quando usarlo? In caso di stanchezza, insonnia, astenia, confusione mentale, palpitazioni, malattie degenerative e anche neurodegenerative (morbo di Parkinson), stress, ansia, asma e allergia.

Ha un sapore amaro, un effetto rinfrescante e agisce sui meridiani del cuore, milza, stomaco, fegato e polmoni. I suoi colori principali sono il rosso, il nero e il bianco, le sue principali stagioni sono la primavera e l’estate. Agisce sulle logge acqua, fuoco e legno, ha proprietà di tonificazione sul quoziente intellettivo, nutre il sangue e calma la mente. Il reishi ha la caratteristica di centratura dei due emisferi cerebrali, migliora la memoria e la capacità di osservazione e decisione, e apporta lucidità mentale.

Dunque, riepilogando. È utile come anti-invecchiamento, sistema immunitario, convalescenza dopo malattie prolungate, stati di stress, affaticamento, infiammazioni, reazioni allergiche, patologie epatiche, intossicazioni, patologie cardiovascolari, ipertensione, ipercolesterolemie. All’inizio del post parlavamo di reishi nero. Chiamato yung gee o fungo linghzi, che tradotto significa letteralmente “potenza spirituale”. Anche questo, come molti altri funghi medicinali cinesi, contiene un complesso di carboidrati (polisaccaridi), accompagnati da proteine e amino acidi.

PROMEMORIA > Potresti leggere altri approfondimenti nelle categorie salute e rimedi naturali

Funghi medicinali: ma c’è anche la versione nera

Sono proprio queste sostanze che racchiudono le potenti proprietà terapeutiche di questo fungo, anche se, in accordo con la tradizionale medicina cinese, bisogna ricordare che nessuno dei componenti attivi del ganoderma preso in isolamento, può produrre gli stessi benefici riscontrati dopo il suo consumo allo stato integrale. E anche il reishi nero da secoli è utilizzato come rimedio per ristabilire equilibrio e come supporto per sostenere il cuore, rivitalizzare il corpo e tranquillizzare lo spirito. Un notevole numero di studi condotti nel corso degli ultimi trenta anni in Giappone, Cina, America e Regno Unito ha evidenziato che il consumo di ganoderma è legato al trattamento d’innumerevoli malattie, disturbi e patologie, dall’asma alle ulcere o alle infiammazioni renali. Pare sia in grado di dare una mano anche nei casi di aids.

In molti test di laboratorio in vitro, l’estratto di ganoderma lucido, indipendentemente che sia rosso o nero, sembra inibire la proliferazione di innumerevoli cellule tumorali e svolge un’attività citotossica. Inoltre, sembra inibire la crescita dei vasi sanguigni che sostengono la crescita e lo sviluppo dei tumori, che in medichese si chiama angiogenesi. Il governo giapponese l’ha per questi motivi riconosciuto come uno tra i trattamenti anti-cancro ufficiali. Tornando al reishi nero, si è potuto notare una forte stimolazione dell’organismo nel reagire e combattere allergie e infiammazioni, infezioni virali come l’influenza, e condizioni respiratorie come bronchiti e asma. Inoltre il ganoderma è estremamente efficace nell’inibire l’attività del virus dell’herpes simplex.

L’integratore di reishi viene consigliato al mattino per poter iniziare la giornata con un adattogeno multifunzionale, a stomaco vuoto o magari con l’aggiunta di vitamina C per aiutare l’assorbimento dei principi attivi e darne miglior assorbimento, con abbondante acqua naturale a temperatura ambiente che non altera le proprietà ma anzi agevola la filtrazione renale. In condizioni normali si dovrebbero avvertire i primi miglioramenti entro due settimane dall’inizio dell’assunzione.

Purtroppo, però, troppo poco si parla di micoterapia e degli effetti benefici che i funghi medicinali hanno sul nostro organismo. Dunque, prima di chiudere l’argomento sul fungo reishi, a meno che tu non abbia domande da porre, nella discussione, vorrei spendere due parole sulla micoterapia, che come saprai è il trattamento curativo a base di funghi medicinali che agisce su molti distretti del nostro corpo, in maniera profonda, con effetti curativi strabilianti. Quando si parla di rimedi naturali, soprattutto in base alle leggi vigenti in Italia, non ci si può sbilanciare eccessivamente definendo un rimedio curativo. Ciò che cura in Italia è il farmaco allopatico (dal greco pharmakon che significa veleno) mentre i rimedi naturali sono considerati “integratori” che supportano lo stile di vita.

Però, mi sento di affermare con certezza che ci sono rimedi ed estratti che hanno un’azione altamente curativa sul nostro organismo, ottenendo risultati davvero eccellenti. I funghi medicinali rientrano in quella categoria di rimedi considerati panacee per il corpo. La cosa importante da sapere, e questo vale per qualunque fungo, è che devono essere di coltivazione biologica, non devono provenire da coltivazioni forzate che utilizzano fertilizzanti, il terreno su cui crescono non deve essere contaminato, la concentrazione di principio attivo all’interno del prodotto è molto importante.

A proposito di coltivazione e terreni. Sai che puoi coltivarlo facilmente anche tu? Il ganoderma è molto semplice da coltivare anche a livello domestico. Infatti, si sta diffondendo anche in Europa la coltivazione di questo fungo, che cresce dentro bottiglie di vetro o contenitori in plastica su un substrato a base di pezzi di corteccia e tronco, paglia o truciolato di legno. Nell’antichità gli imperatori della Cina finanziarono titaniche operazioni di ricerca per rifornire la dinastia regnante di reishi, considerato fungo dell’immortalità in tutte le leggende orientali.

Scopri i migliori integratori di funghi reishi su Amazon.it

Le proprietà e gli usi del metilsulfonilmetano alias zolfo o msm

Stanley W. Jacob ha riferito di aver somministrato msm ad oltre diciottomila pazienti con diversi disturbi per i quali l’assunzione è sembrata più che utile. Ad oggi, il metilsulfonilmetano è venduto come integratore alimentare e commercializzato in numerose nazioni con una varietà di rivendicazioni, spesso in combinazione con glucosamina e condroitina per aiutare a curare o prevenire l’osteoartrite. Sempre come integratore, viene utilizzato negli sciroppi come mucolitico sebbene, anche in questo caso, non vi sia un riconoscimento universalmente accettato.

Avrai certamente sentito parlare del metilsulfonilmetano, chimicamente msm, per gli amici lo zolfo, un composto organosulforico conosciuto anche con diversi altri nomi, tra cui dmso2, solfone di metile, e dimetil solfone. Si trova in alcune piante primitive, è presente in piccole quantità in molti alimenti e bevande, ma soprattutto è commercializzato come integratore alimentare. Questo è il motivo per cui ne parlo nella sezione rimedi naturale. L’msm è un potente integratore naturale che aiuta l’organismo a purificarsi e a rigenerarsi. Ma andiamo con calma. tanto, se se sul mio blog, vuol dire che non hai fretta e vuoi approfondire l’argomento.

Cominciamo con il capire cos’è. Il msm e il correlato dimetilsolfossido hanno diverse proprietà fisiche. Si tratta di un solido cristallino, bianco, mentre il dmso è liquido, in condizioni standard. Il solfossido è un solvente aprotico altamente polare ed è miscibile con acqua, diventato un ottimo ligando. Per via della sua polarità e stabilità termica, il metilsulfonilmetano viene utilizzato industrialmente come solvente ad alta temperatura sia per le sostanze organiche che per quelle inorganiche. Va detto che fino ad ora, la medicina ufficiale non l’ha approvato per un uso medico, ma nel tempo stati rivendicati e studiati, una serie di benefici del suo uso per la salute.

Stanley W. Jacob ha riferito di aver somministrato msm ad oltre diciottomila pazienti con diversi disturbi per i quali l’assunzione è sembrata più che utile. Ad oggi, il metilsulfonilmetano è venduto come integratore alimentare e commercializzato in numerose nazioni con una varietà di rivendicazioni, spesso in combinazione con glucosamina e condroitina per aiutare a curare o prevenire l’osteoartrite. Sempre come integratore, viene utilizzato negli sciroppi come mucolitico sebbene, anche in questo caso, non vi sia un riconoscimento universalmente accettato.

Allo stesso modo, viene impiegato in creme ad uso topico per i suoi effetti antinfiammatori. Quindi, riepiloghiamo: la medicina ufficiale non lo riconosce come farmaco, viene usato da decenni, nessuno ha mai avuto problemi, molti sostengono di trarne vantaggio, esistono molti studi e un’ampia letteratura sull’argomento, ma manca solo l’approvazione di un’ente-entità che forse non arriverà mai. Beh, non ho fatto male a pensare questo argomento per te. Anzi, vale proprio la pena capire come può integrare la nostra dieta, in quali casi e come e quanto prenderne. Procediamo.

Il metilsulfonilmetano contiene un’alta concentrazione di zolfo organico, circa il 34% del suo peso. Lo zolfo, com’è noto, è un minerale chiave con importanti proprietà salutistiche ad attività antiossidante, antinfiammatoria e detossificante. Ad oggi, numerose ricerche indicano il ruolo elettivo del msm nella salute dei tessuti connettivi, in particolare le articolazioni, oltre che di controllo degli stati infiammatori. Tantissime persone lo usano con esiti positivi per curare la salute cutanea, la pelle, i capelli e le unghie, essendo un componente essenziale della cheratina.

Metilsulfonilmetano, msm o zolfo organico

Lo zolfo organico è un componente essenziale delle cellule viventi e rappresenta il settimo ed ottavo elemento più abbondante nell’organismo umano in termini di peso, paragonabile in tal senso al potassio e leggermente più abbondante rispetto a sodio e cloro. Basti pensare che in un adulto di circa settanta chili sono presenti centoquaranta grammi di zolfo alimentare. Lo zolfo organico è presente in concentrazione particolarmente elevata nelle articolazioni, dove partecipa alla produzione di solfato di condroitina, delle glucosamine e dell’acido ialuronico.

Questa sostanza partecipa alla formazione di aminoacidi e collagene. Gli aminoacidi, a loro volta, sono essenziali per lo sviluppo delle proteine necessarie nella formazione e mantenimento delle ossa e capelli. Aiuta, tra l’altro, la formazione e lo sviluppo della cartilagine. Il collagene è il lubrificante naturale del corpo, la sua assenza può causare infiammazione delle articolazioni. Inoltre, stimola la formazione nel corpo di enzimi, amminoacidi e proteine attive, che hanno funzioni importanti del corpo, come il trasporto dei nutrienti.

Lo si consiglia per: dolore cronico, tendinite, acne, artrite, asma, allergie, borsite e reumatismi, sindrome del tunnel carpale, fibromialgia, acidità, recupero di mercurio, dolore muscolare, osteoartrosi, tenosinovite, infezioni da fungo di candida, fatica cronica, costipazione, diabete, problemi digestivi, capelli e unghie fragili, mal di testa ed emicrania, dolori muscolari e crampi, parassiti, pelle danneggiata o invecchiata, accumulo di tossine, espulsione di mercurio e, per concludere, ulcera.

Si possono eliminare sostanze nocive, quali acido lattico e tossine, mentre i nutrienti possono penetrare. Ciò impedisce l’accumulo di pressione cellulare, che è ciò che provoca il gonfiore. Ha una straordinaria capacità di eliminare o ridurre il dolore muscolare e gli spasmi nei pazienti anziani e negli atleti. Viene somministrato anche nei cavalli da corsa prima di correre per prevenire il dolore muscolare dopo la gara ed evitare crampi. Le persone con osteoartrite sperimentano un sollievo significativo e duraturo all’assunzione degli integratori di msm.

In commercio esistono tantissimi integratori di msm ma quasi tutti sono prodotti in laboratorio usando un processo di sintesi chimica facendo reagire due molecole, il dimetilsolfossido e il perossido di idrogeno. Questa reazione forma una nuova molecola, l’msm, che deve subire un processo di purificazione per eliminare le impurità. Questo fa si che il prodotto non sia mai puro al cento per cento ma abbia dei residui di lavorazione. Per questo è importante che sia msm naturale.

PROMEMORIA > Potresti leggere altri approfondimenti nelle categorie salute e rimedi naturali

Lo zolfo organico garantisce l’assorbimento

Mi spiego meglio. Trattandosi di zolfo in forma organica, l’organismo umano può assorbirlo rapidamente ed in modo molto completo, e diversi studi clinici hanno escluso qualsiasi tipo di effetto collaterale o tossicità di questo composto anche a dosaggi elevati e di molto superiori a quelli usati come integratore. Le proprietà dello zolfo nell’organismo sono molteplici, e vanno dall’azione di enzimi disintossicanti – glutatione e coenzima A – al trofismo tissutale dell’apparato muscolo scheletrico, al metabolismo ormonale.

Tra gli altri utilizzi ritroviamo il msm anche come mucolitico nel trattamento delle infezioni da raffreddamento delle alte vie aeree e nelle cistiti batteriche, nelle quali risulta anche molto efficace grazie anche alle sue proprietà disinfettanti ed antibatteriche, e perfino nel trattamento delle riniti allergiche stagionali. Ottimo anche per il trattamento dei disturbi gastrointestinali, facilita il transito del cibo e la normale peristalsi ed è un eccellente disintossicante. Per uso topico infine viene utilizzato nel trattamento delle ferite grazie all’azione combinata di antisettico, rigenerante tissutale e cicatrizzante.

La quantità giornaliera raccomandata è di un cucchiaino, quindi circa due grammi, fino a tre volte al giorno, e può essere assunto subito prima o subito dopo i pasti per facilitarne l’assorbimento e stimolare la digestione. La durata del trattamento è di circa tre mesi, e l’efficacia del msm è aumentata se assunto in contemporanea ad integratori o alimenti ad alto contenuto in vitamina C (quindi msm e vitamina C insieme fanno benissimo).

Scopri i migliori integratori di MSM metilsulfonilmetano su Amazon.it

È possibile curarsi con l’olio di canapa? E come si fa?

È possibile curarsi con l’olio di canapa? Certo che sì. E come si fa? Intanto vediamo come, perché e in quali casi è necessario. Considerato dalla scienza naturale un vero e proprio medicinale e usato come tale fino al 1937, l’olio di semi di canapa è giustamento definito un super alimento, ricchissimo di acidi grassi insaturi, che sono circa il 90%.

Contiene acidi grassi essenziali (efa), omega 3 e omega 6 in rapporto di 3-4 a 1. Tra questi l’acido grasso linoleico (la) l’acido alfa linolenico (ala), l’acido gamma linolenico (gla), l’acido stearidonico (sda) ed è fonte di acido oleico (omega 9) e vitamina E, un potentissimo antiossidante naturale.

Come curarsi con l’olio di canapa? Tra i più validi antinfiammatori, se assunto quotidianamente, l’olio di canapa può proteggere dalle malattie metaboliche, arteriosclerotiche, vascolari e cardiovascolari. E poi, a dirla tutta, non stiamo parlando di una medicina amara. Ha un gusto piacevole, naturale “nocciolato”.

È ideale per insalate, piatti crudi e freddi. Meglio da non usare nelle fritture, considerato il livello di infiammabilità. L’olio di semi di canapa è un alimento dalle straordinarie proprietà nutrizionali, nonchè un eccellente supplemento dietetico nella pratica medica. La principale differenza tra l’olio di semi di canapa e gli altri olii utilizzati per l’integrazione dietetica di acidi grassi polinsaturi sta ancora una volta nell’eccezionale e unico rapporto tra omega 6 e omega 3.

Passando in rassegna gli altri olii, quelli usati più frequentemente e facilmente reperibili attraverso la grande distribuzione organizzata, scopriamo che l’olio di borragine non contiene omega 3, ma contiene tracce di tossine naturali che col tempo possono anche danneggiare l’organismo.

PROMEMORIA > Potresti leggere altri approfondimenti nelle categorie salute e rimedi naturali

Gli integratori di omega 3 a base di olio di pesce sono ottenuti mediante processi di estrazione chimici e possono soffrire dell’inquinamento tipico del pesce – mercurio, diossina, metalli pesanti – che alla lunga sono molto pericolosi per la salute. Anche l’olio di lino presenta, rispetto all’olio di canapa, un rapporto invertito tra omega 6 e omega 3 e, se non è di ottima qualità, può contenere linamarina, potenzialmente tossica (mi bisognerebbe consumarne quantità enormi).

Per un corretto equilibrio ormonale, diversi studi medici recenti hanno confermato che sarebbe necessario assumere gli acidi grassi essenziali omega 6 e omega 3 in rapporto ottimale. La maggior parte degli oli vegetali non contiene questo rapporto ottimale e tende a promuovere l’accumulo di prodotti intermedi che ostacolano il metabolismo degli acidi grassi. L’olio di semi di canapa, al contrario, è correttamente equilibrato.

La qualità più importante di quest’olio è senza dubbio la presenza di questi acidi grassi essenziali polinsaturi nella proporzione migliore per l’essere umano: nessun altro alimento in natura è in grado di garantire una proporzione 3 a 1. I regimi dietetici occidentali sono notoriamente sbilanciati anche per quanto riguarda gli acidi grassi insaturi, con rapporto omega 6 e omega 3 mediamente superiore a 10:1. E ciò ha un impatto negativo sulla salute cardiovascolare, sulle funzioni mentali, su patologie respiratorie e cronico-degenerative e sui processi infiammatori alla base di buona parte delle malattie.

L’olio di canapa è efficace proprio come un medicinale

Un bilanciamento di tale rapporto, che può essere ottenuto attraverso un’alimentazione naturale e consapevole, costituisce un’eccellente base di prevenzione ed è in grado di sostenere un miglioramento di tutte queste patologie. Oltre agli acidi grassi essenziali, l’lolio di semi di canapa contiene anche: buone dosi di vitamina E, che è un potente antiossidante naturale (usato anche nella cura alla psoriasi) e protegge i lipidi delle membrane cellulari (principale bersaglio dei radicali liberi), oltre a piccole quantità di vitamine B1 e B2.

Nell’olio di canapa, sono presenti fitosteroli e cannabinoidi (specialmente cbd, cannabidiolo) che secondo le più recenti acquisizioni medico-scientifiche svolgono un’importante funzione di modulazione a carico del sistema immunitario e delle funzioni cognitive. Questo olio è anche ricco di fibre, sali minerali, oligoelementi preziosi, come calcio, potassio e magnesio, e carboidrati, tutti elementi che lo rendono ancor più un integratore completo e dal notevole profilo energetico.

La medicina naturale lo consiglia come valido antinfiammatorio, oltre che per le sue capacità di protegge dalle malattie metaboliche, arteriosclerotiche, vascolari e cardiovascolari che sono, secondo una ricerca recente, parzialmente attribuite a una frazione eccessivamente alta di acidi grassi saturi e transaturi (o idrogenati) nei cibi. Gli acidi grassi essenziali sono coinvolti nella produzione della famiglia delle prostaglandine, ormoni necessari alle cellule per lo loro funzioni biochimiche come il metabolismo energetico e la salute del sistema cardiovascolare e immunitario. Gli omega 3 aiutano lo sviluppo e il funzionamento di nervi, occhi, pelle, cervello e sistema circolatorio. Grazie al contenuto di fitosteroli, abbassa velocemente i livelli di colesterolo ldl e totale, riducendo il rischio di trombosi.

Nel corso della sua attività il dottor Jonas Elia, medico chirurgo specializzato in pediatria e neuropsichiatria infantile, dichiara di aver ottenuto risultati eccellenti grazie all’integrazione alimentare di olio di canapa in caso di: artrosi e artriti, patologie autoimmuni e sclerosi multipla, tendenza a sviluppare cisti e polipi, ipercolesterolemia e problemi nella funzionalità epatica, dermatiti atopiche e affezioni cutanee in genere (psoriasi, herpes, eritemi…), patologie a carico del tratto gastro-intestinale, ipertensione arteriosa e altre vasculopatie, patologie tipicamente femminili quali cisti ovariche, disturbi del ciclo, fibrocisti mammarie, tumori, disturbi del linguaggio e caratteriali, autismo, nevrosi, depressione, dolori muscolari e articolari, cardiopatie e aterosclerosi, convalescenza a seguito di ictus o infarto.

A chi decide di curarsi con l’olio di canapa, il dottor Jonas, nei suoi scritti, suggerisce un apporto quotidiano di olio di semi di canapa nella misura di un cucchiaino da tè al giorno in funzione preventiva, da sospendere solo nei mesi più caldi, oppure da uno a tre cucchiai da tavola da distribuire nella giornata per terapie d’attacco per una risposta ottimale nel caso in cui si vada a curare (o coadiuvare una cura) una patologia presente.

Scopri i migliori integratori di olio di canapa su Amazon.it

Salute ed epidemie: ebola, peste, colera e pandemie storiche

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le condizioni affinché si possa verificare una vera e propria pandemia sono tre: la comparsa di un nuovo agente patogeno, la capacità di tale agente di colpire gli uomini, creando gravi patologie, la capacità di tale agente di diffondersi rapidamente per contagio. In passato, la maggiore parte delle pandemie furono zoonosi, ovvero originate dalla convivenza degli esseri umani con animali da allevamento.

Ebola, peste, colera, Hiv, Sars, Mers, influenza suina, aviaria e tifo. Morti, milioni di morti e panico globale. In una sola parola: pandemie. Epidemie la cui diffusione interessa contemporaneamente diverse aree geografiche del mondo, con una mortalità elevata e un alto numero di casi gravi. Nella storia del mondo si sono verificate numerose pandemie. Fra le più recenti si ricordano l’influenza spagnola nel 1918, l’influenza asiatica nel 1957, l’influenza di Hong Kong nel 1968, l’Hiv. Il termine pandemia si applica solo a malattie o condizioni patologiche contagiose. Di conseguenza, molte delle patologie che colpiscono aree molto grandi o l’intero pianeta – come ad esempio il cancro – non sono da considerarsi pandemiche.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le condizioni affinché si possa verificare una vera e propria pandemia sono tre: la comparsa di un nuovo agente patogeno, la capacità di tale agente di colpire gli uomini, creando gravi patologie, la capacità di tale agente di diffondersi rapidamente per contagio. In passato, la maggiore parte delle pandemie furono zoonosi, ovvero originate dalla convivenza degli esseri umani con animali da allevamento.

Due esempi tipici sono l’influenza e la tubercolosi. Le pandemie più catastrofiche della storia sono molte. Moltissime sono anche le epidemie di cui restano testimonianze storiche ma delle quali è impossibile identificare l’eziologia. Un esempio particolarmente impressionante è quello della cosiddetta malattia del sudore che colpì l’Inghilterra nel XVI secolo. Più temibile della stessa peste bubbonica, questa malattia uccideva all’istante.

Le conseguenze della febbre tifoide

Compare durante la guerra del Peloponneso, nel 430 a.C. La febbre tifoide uccise un quarto delle truppe di Atene ed un quarto della popolazione, nel giro di quattro anni. Questa malattia fiaccò la resistenza di Atene, ma la grande virulenza della malattia ha impedito una ulteriore espansione, in quanto uccideva i suoi ospiti così velocemente da impedire la dispersione del bacillo. La causa esatta di questa epidemia non fu mai conosciuta. Nel gennaio 2006 alcuni ricercatori della Università di Atene hanno ritrovato, nei denti provenienti da una fossa comune sotto la città, presenza di tracce del batterio. La febbre tifoide o tifo addominale (o ileotifo) è una malattia infettiva sistemica, febbrile, a trasmissione oro-fecale provocata da un batterio del genere Salmonella, detto anche bacillo di Eberth o di Gaffky.

Le conseguenze della peste antonina

Fa la sua comparsa tra il 165 e il 180. Si tratta di un’epidemia presumibilmente di vaiolo, portata dalle truppe di ritorno dalle province del vicino Oriente, uccise 5 milioni di persone. Fra il 251 e il 266 si ebbe il picco di una seconda pandemia dello stesso virus. Pare che a Roma in quel periodo morissero cinquemila persone al giorno. Nota anche come peste di Galeno, da colui che la descrisse, è stata un’antica pandemia di vaiolo o morbillo, o meno probabilmente tifo, riportate in patria dalle truppe di ritorno dalle campagne militari contro i Parti. L’epidemia potrebbe avere anche causato la morte dell’imperatore romano Lucio Vero, morto nel 169 e co-reggente con Marco Aurelio il cui patronimico, Antoninus, diede il nome all’epidemia. Il focolaio scoppiò di nuovo nove anni dopo, secondo lo storico romano Cassio Dione, e causò fino a duemila morti al giorno a Roma, un quarto degli infettati. Il totale dei morti è stato stimato in 5 milioni di persone. La malattia uccise circa un terzo della popolazione in alcune zone, e decimò l’esercito romano.

Le conseguenze del morbo di Giustiniano

Fu la prima pandemia nota di peste bubbonica, scoppiata intorno al 541 dopo Cristo. Partendo dall’Egitto giunse fino a Costantinopoli. Secondo lo storico bizantino Procopio, morirono quasi la metà degli abitanti della città, a un ritmo di 10 mila vittime al giorno. La pandemia si estese nei territori circostanti uccidendo complessivamente un quarto degli abitanti delle regioni del Mar Mediterraneo orientale. L’epidemia di peste bubbonica fu causata dallo stesso batterio, Yersinia pestis che colpì l’Europa nel XIV secolo (la peste nera), con simili effetti sociali e culturali. Uno studio del 2014 ha dimostrato che si trattava, in effetti, dello stesso agente patogeno ma appartenente a un ceppo diverso e ora estinto. Potrebbe aver avuto origine dall’Etiopia o dall’Egitto e essersi diffusa verso nord fino alla capitale, considerati anche i notevoli flussi di generi alimentari, soprattutto grano, che provenivano dal nord Africa. Se effettivamente si fosse trattato di peste bubbonica, il contagio sarebbe dovuto ai parassiti che, veicolati dai ratti, si attaccavano anche agli uomini.

Le conseguenze della peste nera

A partire dal 1300, ottocento anni dopo la strage di Costantinopoli, la peste bubbonica fece il suo ritorno dall’Asia in Europa. Raggiunse l’Europa occidentale nel 1348 e fu causata dall’assedio tartaro alla colonia genovese di Caffa (l’odierna Feodosia) nel 1346 e successivamente portata in Sicilia dai mercanti italiani provenienti dalla Crimea e si diffuse in tutta Europa uccidendo 20 milioni di persone in sei anni (un terzo della popolazione totale del continente). La peste nera provocò un mutamento profondo nella società dell’Europa medievale. Come ha dimostrato David Herlihy, dopo il 1348 non fu più possibile mantenere i modelli culturali del XIII secolo. Le gravissime perdite in vite umane causarono una ristrutturazione della società che, a lungo termine, avrebbe avuto effetti positivi. Herlihy definisce la peste “l’ora degli uomini nuovi”: il crollo demografico rese possibile ad una percentuale significativa della popolazione la disponibilità di terreni agricoli e di posti di lavoro remunerativi. I terreni meno redditizi vennero abbandonati, il che, in alcune zone, comportò l’abbandono di interi villaggi. Le corporazioni ammisero nuovi membri, cui prima si negava l’iscrizione. I fitti agricoli crollarono, mentre le retribuzioni nelle città aumentarono sensibilmente. Per questo un gran numero di persone godette, dopo la peste, di un benessere che in precedenza era irraggiungibile.

Le conseguenze del colera

Tra il 1816 e il 1826, precedentemente confinata all’India, la malattia si diffuse dal Bengala fino alla Cina e al Mar Caspio. Tra il 1829-1851 Toccò l’Europa (Londra nel 1832), Canada, e Stati Uniti (costa del Pacifico). Tra il 1852 e il 1860 principalmente diffusa in Russia, fece più di un milione di morti. Tra il 1863 e il 1875 diffusa principalmente in Europa e Africa. Tra il 1899 e il 1923 ebbe poco effetto sull’Europa grazie anche ai progressi nella salute pubblica. La Russia ne fu di nuovo colpita duramente. Tra il 1960 e il 1966 l’epidemia chiamata El Tor colpì l’Indonesia, raggiunse il Bangladesh nel 1963, l’India nel 1964, e l’Unione Sovietica nel 1966. Il colera è una malattia infettiva del tratto intestinale, caratterizzata dalla presenza di diarrea profusa, spesso complicata con acidosi, ipokaliemia e vomito. È causata da un batterio Gram-negativo a forma di virgola, il Vibrio cholerae, identificato per la prima volta nel 1854 dall’anatomista italiano Filippo Pacini e studiato dettagliatamente nel 1884 dal medico tedesco Robert Koch. Il nome deriva dal greco choléra (cholé= bile) e indicava la malattia che scaricava con violenza gli umori del corpo e lo stato d’animo conseguente: la collera.

Le conseguenze dell’influenza spagnola

Iniziò nell’agosto del 1918 in tre diversi luoghi: Brest, in Francia, Boston, nel Massachusetts, e Freetown, in Sierra Leone. Si trattava di un ceppo di influenza particolarmente violenta e letale. La malattia si diffuse in tutto il mondo, uccidendo 25 milioni di persone (secondo alcuni di più) in 6 mesi (circa 17 milioni in India, cinquecentomila negli Stati Uniti e duecentomila nel Regno Unito). Sparì dopo diciotto mesi. Il ceppo esatto non fu mai determinato con precisione. All’influenza venne dato il nome di “spagnola” poiché la sua esistenza fu inizialmente riportata soltanto dai giornali spagnoli. La Spagna non era coinvolta nella Prima Guerra Mondiale e la sua stampa non era soggetta alla censura di guerra. Negli altri Paesi, il violento diffondersi dell’influenza venne tenuto nascosto dai mezzi d’informazione, che tendevano a parlarne come di un’epidemia circoscritta alla Spagna. In realtà, il virus fu portato in Europa dalle truppe statunitensi che, a partire dall’aprile 1917, confluirono in Francia per la Grande Guerra. Dalle biopsie di alcuni militari americani deceduti per l’influenza, i ricercatori hanno potuto ricavare dei frammenti del virus e studiarlo alla luce delle attuali conoscenze.

Le conseguenze dell’influenza asiatica

Rilevata per la prima volta in Cina nel febbraio del 1957, raggiunse gli Stati Uniti d’America nel giugno dello stesso anno, facendo circa 70 mila morti. L’influenza asiatica fu una pandemia influenzale di origine aviaria, che negli anni 1957-60 fece circa 2 milioni di morti. Fu causata dal virus H2N2 (influenza di tipo A), isolato per la prima volta in Cina nel 1954. Nello stesso anno fu preparato un vaccino che riuscì a contenere l’epidemia. Più tardi mutò nel virus H3N2, che causò una pandemia più leggera tra il 1968 e il 1969.

Le conseguenze dell’influenza di Hong Kong

Il ceppo H3N2, emerso a Hong Kong nel 1968, raggiunse nello stesso anno gli Stati Uniti e fece 34 mila vittime. Un virus H3N2 è ancora oggi in circolazione. Anche questa era un’influenza aviaria (o di tipo A), in particolare il primo caso conosciuto di epidemia dovuta al ceppo H3N2. Questa sigla che si riferisce alla configurazione delle glicoproteine virali di superficie, la emoagglutinina (H) e la neuraminidasi (N): in questo caso significa che delle 16 emoagglutinine conosciute, possiede la numero 3, mentre delle 9 neuraminidasi conosciute questo virus possiede la numero 2. Per la sua somiglianza con l’influenza asiatica del 1957 (causata dal ceppo H2N2, che differiva dall’influenza di Hong Kong solo per una diversa combinazione della emoagglutinina dovuta a mutazione genetica) e probabilmente dal conseguente accumulo di anticorpi affini nella popolazione infetta, l’influenza di Hong Kong causò molte meno vittime di molte pandemie. Le stime sulle perdite umane variano: tra i 750 mila e i 2 milioni di persone morirono in tutto il mondo (34.000 persone negli Stati Uniti) in quei due anni (1968-1969) di attività. Fu perciò la meno letale delle pandemie del XX secolo.

Le conseguenze dell’Hiv-Aids

Dal 1981 si propagò in maniera esponenziale in tutti i Paesi del mondo, uccidendo circa 3 milioni di persone (stime UnAids). Dal 1996 un terapia farmacologica blocca il decorso della sindrome immunodepressiva (per lo meno in quei paesi in cui i malati possono accedere ai farmaci), ma non elimina il virus dai corpi degli individui. Sebbene la malattia sia oggi cronicizzabile e raramente letale – nel mondo sviluppato – ne continua il contagio, legato a fattori comportamentali. La di questa epidemia viene solitamente fatta iniziare nel 1981 quando fu riconosciuta l’esistenza di una nuova malattia in alcuni pazienti negli Stati Uniti. In realtà l’infezione esisteva già da molti anni, ma era stata sempre scambiata per altro. Diffusasi in maniera esponenziale in tutto il mondo, a differenza di tutte le altre epidemie fino ad allora conosciute fu a lungo mortale in percentuali vicine al 100% dei casi diagnosticati (pur nella variabilità dei tempi di sviluppo dei sintomi). Inoltre, il legame presto dimostrato con la sfera sessuale e con l’uso di sostanze stupefacenti (eroina), legò indissolubilmente il contagio, nell’opinione generale, a comportamenti stigmatizzabili, in quanto “trasgressivi”: la sieropositività è ancora oggi vissuta come una condizione potenzialmente discriminatoria, che talvolta ha anche richiesto specifici interventi legislativi.

Le conseguenze della Sars

Non una vera e propria pandemia anche se il virus, proveniente dalla Cina, si diffuse a Hong Kong e di lì fino a Taipei, Singapore, Toronto e molte altre nazioni. Sars è l’acronimo di Severe Acute Respiratory Syndrome, Sindrome Acuta Respiratoria Grave, una forma atipica di polmonite apparsa per la prima volta nel novembre 2002 nella provincia del Guangdong (Canton) in Cina. La malattia, identificata per la prima volta dal medico italiano Carlo Urbani, è mortale in circa il 15% dei casi in cui ha completato il suo corso, con il tasso di mortalità attuale di circa il 7% degli individui che hanno contratto l’infezione.

Questa malattia è causata da un coronavirus, così chiamato per la sua forma a corona. I dati sulla mortalità variano da paese a paese: si va dal 7% riportato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità fino al 15% di altre fonti. I canadesi diedero per primi l’allarme riguardo alla Sars mossi dalla notizia di vendite di farmaci antivirali e di casi di febbre in Cina. La notizia è stata rilevata dal web da Global Public Health Intelligence Network, un software simile ai motori di ricerca programmato per percorrere la rete alla ricerca di possibili malattie infettive e casistiche patogene. Il crawler analizza migliaia di siti in sette lingue e i risultati filtrati vengono trasmessi a esperti dell’Oms, delle agenzie alimentari e dei centri di monitoraggio sanitario, per le analisi definitive.

Le conseguenze dell’influenza AH1N1

La pandemia del virus H1N1 era denominata originariamente influenza suina perché trasmessa da questo animale all’uomo. Il suo focolaio iniziale ha avuto origine in Messico, estendendosi poi in soli 2 mesi a quasi 80 Paesi. In Europa, al 31 agosto 2009 i casi accertati sono 46 mila e 16 e le morti accertate sono 104. Nel resto del mondo i casi di morte accertati sono 2 mila 910 finora. Nel mese di agosto 2010 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato chiusa la fase pandemica. Attualmente il virus H1N1 si comporta similmente ad altri virus stagionali. Appartiene alla famiglia Orthomyxoviridae.

Ne esistono numerose varianti che causano forme influenzali pandemiche negli animali, come la influenza aviaria e la febbre suina. Come per l’influenza stagionale, la trasmissione da persona a persona si può verificare per via aerea attraverso le gocce di saliva trasportate starnuti o colpi di tosse di persone infette, per mezzo del contatto con materiali o superfici infette. I sintomi dell’influenza sono febbre improvvisa, di norma superiore a 38 °C, e manifestazioni respiratorie (tosse, mal di gola, raffreddore) associati ad almeno uno dei seguenti sintomi: mialgia ed artralgia, letargia e mancanza di appetito. Alcune persone colpite dal virus hanno anche riferito di mal di gola, nausea, vomito, diarrea (in particolare nei bambini) e mal di pancia.

Le conseguenze del tifo

Chiamato anche febbre da accampamento o febbre navale perché tendeva a diffondersi con maggiore rapidità in situazioni di guerra o in ambienti come navi e prigioni, il tifo è un altro agente patogeno che creò ricorrenti pandemie nella storia umana. Emerso già ai tempi delle Crociate, colpì per la prima volta l’Europa nel 1489, in Spagna. Durante i combattimenti fra spagnoli e musulmani a Granada, i primi persero 3 mila uomini in battaglia e 20 mila per l’epidemia. Sempre per via del tifo, nel 1528 i francesi persero 18 mila uomini in Italia. Altre 30 mila persone caddero nel 1542 durante i combattimenti nei Balcani.

La grande armée di Napoleone fu decimata dal tifo in Russia nel 1811. Il tifo fu anche la causa di morte per moltissimi reclusi dei campi di concentramento nazisti durante la Seconda guerra mondiale. Il tifo esantematico è conosciuto anche con i nomi di tifo epidemico, tifo petecchiale, dermotifo, tifo dei pidocchi e tifo europeo; non è da confondere con la febbre tifoide (o tifo addominale), provocata dalla Salmonella enterica. Si tratta di una malattia infettiva presente in luoghi con gravi deficienze sanitarie ed è responsabile di epidemie laddove alle scarse condizioni igieniche si assommano guerre, disastri naturali o carestie.

Il germe responsabile è la Rickettsia prowazekii, trasmesso dal pidocchio Pediculus humanus corporis. Non esiste trasmissibilità animale per cui la malattia è contagiosa solo da uomo a uomo. Una volta che il pidocchio ha succhiato il sangue di un individuo infetto, il microrganismo passa dallo stomaco alle feci dell’insetto, se questi le deposita su di un individuo sano la Rickettsia prowazekii è in grado di contagiare attraverso lesioni o micro-lesioni della cute che inoculano nella pelle le feci dell’insetto e il germe dell’infezione. I sintomi sono mal di testa, febbre alta, brividi ed eruzioni cutanee (le petecchie).

Le conseguenze del vaiolo

L’incontro fra gli esploratori europei e le popolazioni indigene di altre zone del mondo spesso fu causa di epidemie e pandemie violentissime. La popolazione dei Guanci delle isole Canarie fu completamente sterminata da un’epidemia nel XVI secolo. Il vaiolo uccise metà della popolazione di Hispaniola nel 1518, e seminò il terrore in Messico intorno al 1520, uccidendo 150 mila persone (incluso l’imperatore) solo a Tenochtitlán. Lo stesso morbo colpì violentemente il Perù nel decennio successivo. Il morbillo fece altri due milioni di vittime tra i nativi messicani nel XVII secolo.

Ancora fra il 1848 e il 1849, circa un terzo della popolazione nativa delle Hawaiians morì di morbillo, pertosse e influenza. Questa malattia infettiva è causata da due varianti del virus Variola, la Variola maior e la Variola minor. La malattia è anche conosciuta con i termini latini variola o variola vera, mentre il termine inglese smallpox venne coniato nel Regno Unito nel XV secolo per distinguerla dalla sifilide, denominata great pox. Il virus del vaiolo si localizza a livello della piccola circolazione della cute, del cavo orale e della faringe. A livello cutaneo si manifesta con un’eruzione maculo-papulare e, successivamente, con vescicole sollevate piene di liquido.

La Variola maior è causa di manifestazioni cliniche più rilevanti ed è caratterizzata da una mortalità del 30-35%. Le complicanze a lungo termine includono cicatrici caratteristiche, soprattutto al volto, nel 65–85% di coloro che riescono a sopravvivere. Possono inoltre manifestarsi, seppure con una minore prevalenza stimabile nel 2-5% dei casi, cecità, come conseguenza di ulcere corneali e successivi esiti cicatriziali, e deformità degli arti, a causa di episodi di artrite e osteomielite. La variola minor causa una forma di malattia più lieve, nota anche come alastrim, che può condurre al decesso nell’1% dei casi.

Le conseguenze dell’ebola

Si conoscono cinque specie appartenenti al genere dell’ebola virus e quattro di queste sono responsabili della malattia da virus Ebola (in inglese ebola virus disease) che colpisce gli umani con una febbre emorragica con un tasso di letalità molto alto. Le cinque specie di virus riconosciute dall’International Committee on Taxonomy of Viruses prendono il nome dalle regioni dove sono stati individuate per la prima volta.

Le specie sono: Bundibugyo ebolavirus, Reston ebolavirus, Sudan ebolavirus, Taï Forest ebolavirus (originariamente Côte d’Ivoire ebolavirus) e Zaire ebolavirus. Lo Zaire ebolavirus è la specie di riferimento per il genere Ebolavirus ed è costituita da un solo ceppo noto, semplicemente chiamato ebola virus, il quale è caratterizzato dal più alto tasso di letalità degli Ebolavirus ed è anche responsabile per il maggior numero di epidemie di Ebola attribuibili al genere, comprese l’epidemia di febbre emorragica di Ebola in Zaire del 1976 e l’epidemia di febbre emorragica di Ebola in Africa Occidentale del 2014, che è quella che ha causato finora il maggior numero di vittime. Gli Ebolavirus sono stati descritti per la prima volta dopo l’epidemia di febbre emorragica scoppiata nel sud del Sudan nel giugno 1976 e nello Zaire nell’agosto 1976.

Le conseguenze della tubercolosi

Chiamata anche tisi o poriformalicosi, in sigla Tbc, la tubercolosi è una malattia infettiva causata da vari ceppi di micobatteri, in particolare dal Mycobacterium tuberculosis, chiamato anche Bacillo di Koch. La tubercolosi attacca solitamente i polmoni, ma può colpire anche altre parti del corpo. Si trasmette per via aerea attraverso goccioline di saliva emesse con la tosse. La maggior parte delle infezioni che colpiscono gli esseri umani risultano essere asintomatiche, cioè si ha un’infezione latente. Circa una su dieci infezioni latenti alla fine progredisce in malattia attiva, che, se non trattata, uccide più del 50% delle persone infette.

I sintomi classici sono una tosse cronica con espettorato striato di sangue, febbre di rado elevata, sudorazione notturna e perdita di peso. L’infezione di altri organi provoca una vasta gamma di sintomi. La diagnosi si basa sull’esame radiologico (comunemente una radiografia del torace), un test cutaneo alla tubercolina, esami del sangue e l’esame microscopico e coltura microbiologica dei fluidi corporei. Il trattamento è difficile e richiede l’assunzione di antibiotici multipli per lungo tempo. La resistenza agli antibiotici è un problema crescente nell’affrontare la malattia. Si ritiene che un terzo della popolazione mondiale sia stata infettata con M.tuberculosis, e nuove infezioni avvengono ad un ritmo di circa una al secondo. Nel 2007 vi erano circa 13,7 milioni di casi cronici attivi e nel 2010 8,8 milioni di nuovi casi e 1,45 milioni di decessi, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.

PROMEMORIA > Potresti leggere altri approfondimenti nelle categorie salute e rimedi naturali

Le pandemie del futuro

Esistono diverse malattie delle quali si è temuto che potessero dare origine a nuove, catastrofiche pandemie. Alcuni esempi sono la febbre lassa, la febbre della Rift Valley, il virus di Marburg, il virus Ebola, i coronavirus mutanti e vari tipi di febbre emorragica. La maggior parte di questi morbi sembrano essere però troppo virulenti e rapidi a uccidere per potersi diffondere su vasta scala. Il virus dell’Hiv può essere considerato pandemico, sebbene la sua diffusione – per ora inarrestabile nel sudest africano – sia teoricamente controllabile con misure preventive di applicazione piuttosto semplice, e la sua importanza in Europa e nel resto del mondo occidentale sia al momento piuttosto ridotta.

Nel 2003 si è temuta una pandemia di Sars. Dopo l’attacco alle Torri Gemelle, le istituzioni e i media hanno più volte fatto riferimento alla minaccia di azioni terroristiche con uso di armi biologiche, e dunque alla possibilità che una pandemia possa essere iniziata scientemente da un gruppo etnico o politico ai danni di un altro, liberando nell’ambiente agenti patogeni selezionati o modificati per ottenere gli effetti più devastanti.

Sembra che si possa anche osservare una certa regolarità nelle pandemie di influenza, con intervalli compresi tra i  20 e i 40 anni. A partire dal febbraio 2004 si sono cominciate a rilevare casi di influenza aviaria in Vietnam. Si teme che l’influenza aviaria possa combinarsi con ceppi di influenza umana, dando vita a una pandemia potenzialmente molto pericolosa. Nel 2009 c’è stata una pandemia influenzale del virus H1N1, ovvero l’influenza suina, che si è rivelata meno pericolosa del previsto. Nel 2010 non si sviluppò nessun tipo di pandemia. La più recente epidemia in ordine di tempo è l’ebola.

Scopri di più sulle pandemie nel mondo

Grande amico del fegato: il rosmarino depura a fondo

Sono numerosi gli usi che si possono fare del rosmarino. In cucina o nell’industria degli insaccati è usata come aromatica. Ma è anche un’ottima pianta ornamentale. Il rosmarino, nell’industria cosmetica, è impiegato come shampoo per ravvivare il colore dei capelli o come astringente nelle lozioni, nelle pomate e linimenti per le proprietà toniche. In profumeria, l’olio essenziale delle foglie, viene utilizzato per la preparazione di colonie.

Sgonfiare uno dei tuoi organi vitali e ripulirlo in pochi giorni e senza scarifici. Ti presento l’amico del fegato: il rosmarino. La vita contemporanea e i suoi ritmi ci impongono periodicamente di fare pulizia di scorie. Come si fa? C’è qualcuno che non conosce il rosmarino? Originario dell’Europa, Asia e Africa, è ora spontaneo nell’area mediterranea nelle zone litoranee, garighe, macchia mediterranea, dirupi sassosi e assolati dell’entroterra, dal livello del mare fino alla zona collinare, ma si è acclimatato anche nella zona dei laghi prealpini e nella Pianura Padana nei luoghi sassosi e collinari. È noto in Italia anche col nome volgare di Ramerino o Ramerrino.

Già solo come aroma utilizzato in cucina, è una pianta che da secoli accompagna i nostri piatti. Ma non è del suo impiego in cucina che vi volevo parlare. Questo arbusto appartenente alla famiglia delle Lamiaceae ha delle ottime proprietà medicinali, che erano già conosciute dai romani i quali, curiosamente, non usavano il rosmarino in cucina. La pianta nell’antica Roma serviva soprattutto per combattere mal di gola, mal di denti, distorsioni e slogature.

Cos’è il rosmarino

Si tratta di una pianta arbustiva che raggiunge altezze comprese tra i cinquanta centimetri e i tre metri, con radici profonde, fibrose e resistenti, ancoranti. Ha fusti legnosi di colore marrone chiaro, prostrati ascendenti o eretti, molto ramificati, i giovani rami pelosi di colore grigio-verde sono a sezione quadrangolare. Le foglie, persistenti e coriacee, in genere sono lunghe due–tre centimetri e larghe da uno a tre millimetri, sessili, opposte, lineari-lanceolate addensate numerosissime sui rametti.

Di colore verde cupo lucente sulla pagina superiore e biancastre su quella inferiore per la presenza di peluria bianca. Hanno i margini leggermente revoluti e sono ricche di ghiandole oleifere. Sono molto profumate. I fiori ermafroditi sono sessili e piccoli, riuniti in brevi grappoli all’ascella di foglie fiorifere sovrapposte, formanti lunghi spicastri allungati, bratteati e fogliosi, con fioritura da marzo ad ottobre, nelle posizioni più riparate ad intermittenza tutto l’anno.

Usi per il benessere

Sono numerosi gli usi che si possono fare di questa pianta. In cucina o nell’industria degli insaccati è usata come aromatica. Ma è anche un’ottima pianta ornamentale. Il rosmarino, nell’industria cosmetica, è impiegato come shampoo per ravvivare il colore dei capelli o come astringente nelle lozioni, nelle pomate e linimenti per le proprietà toniche. In profumeria, l’olio essenziale delle foglie, viene utilizzato per la preparazione di colonie.

Si rivela un buon insettifugo o deodorante nelle abitazioni: basta bruciare i rametti secchi. Ma non solo. Le foglie, fresche o essiccate, e l’olio essenziale, la rendono una pianta medicinale, ottima per drenare il fegato e i reni e per contrastare infiammazioni dell’apparato digerente. Può essere assunto come decotto, tisana ed infuso a seconda del problema. Quando è interessato l’apparato digestivo è preferibile l’infuso. Aiuta la digestione e combatte i dolori di stomaco, in caso di gastrite lenisce il dolore e in caso di colite attenua la sensazione di vomito. La tisana è utile per combattere la stanchezza ed i dolori causati dai reumatismi. Il decotto aiuta in caso di mal di gola.

Il momento migliore per raccogliere le foglie è la primavera anche se il rosmarino è una pianta sempreverde. Si deve avere l’accortezza di raccogliere solo le foglie nuove, quelle più tenere. Per un decotto ne servono una cinquantina di grammi che vanno messi in un pentolino assieme a mezzo litro d’acqua. Dopo aver fatto bollire il liquido coprendolo per circa dieci minuti, lasciamo raffreddare il tutto, lo filtriamo ed otteniamo un decotto che assumeremo in quantità variabile fino ad un massimo di 1 litro al giorno, o una tazza quattro volte al giorno.

Il decotto, nella fitoterapia, è utile nel caso avessimo bisogno di depurare e disinfettare il fegato. In questo caso le quantità variano: si mettono 70-80 grammi di rosmarino in un litro d’acqua e se ne bevono due tazze ogni mattina a stomaco vuoto e due tazze al pomeriggio. E’ un valido aiuto per il nostro organismo dopo pasti abbondanti o pesanti, aiuta a disintossicare il fegato in maniera corretta e rapida. Grazie alla presenza di antiossidanti come i flavonoidi, il rosmarino riequilibra il fegato.

PROMEMORIA > Potresti leggere altri approfondimenti nelle categorie salute e rimedi naturali

Il rosmarino viene anche in aiuto di coloro che soffrono di alopecia, ovvero della caduta dei capelli. Il decotto contribuisce a superare lo stress che è una delle causa che porta a questa malattia e, nello stesso tempo, favorisce la ricrescita dei capelli stessi. Ovviamente il rosmarino è indicato per combattere a posteriori tutta questa serie di problemi e malattie ma è ancora più efficace nella prevenzione delle malattie stesse. Come in tutte le cose, però, gli eccessi non sono sempre positivi.

Assumere in quantità molto elevata il decotto di rosmarino può portare irritazioni ad intestino e stomaco ed anche può provocare la gastrite. Tra gli altri utilizzi, i rametti e le foglie raccolti da maggio a luglio e fatti seccare all’ombra hanno proprietà aromatiche, stimolanti l’appetito. Da alcuni viene consigliato per infezioni generiche come tosse o asma. Per uso esterno il macerato di vino applicato localmente è antireumatico. Mentre il macerato di alcool revulsivo, viene usato per frizioni anche del cuoio capelluto. Quelle che seguono sono delle offerte che potresti pensare di sfruttare se non hai la possibilità di usare un prodotto fresco e di ottima qualità per l’infuso o per il decotto. E poi ci sono altri prodotti derivati molto utili.

Scopri i migliori integratori di rosmarino su Amazon.it