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Roberto Bressan, alias Saracinesca: il super portiere disabile

Ognuno di noi ha degli ostacoli da superare sul proprio percorso, anche Roberto Bressan. Chi più chi meno. È la vita che li mette lì, davanti ai piedi, in modo quasi perverso. A noi tocca imparare a conoscerli, a conviverci, a sconfiggerli facendoli diventare degli alleati e non dei nemici. Insomma, basta non sentirsi “diversi”. Nessuno è diverso e tutti lo siamo. Nei casi specifici della “normalità omologata” e della “diversità non omologata”, è vero tutto e il contrario di tutto.

Questo dovrebbe condurci a giudicare le persone sulla base di ciò che fanno e che riescono a fare e non in base a ciò che dicono, o come vestono, oppure ancora per il colore dei capelli, eccetera. Ed ecco che lo sport ci viene in aiuto. Roberto Bressan è un super portiere e un incredibile personaggio che, negli ultimi sei anni, è emerso dal palcoscenico torinese. È l’unico portiere disabile capace di disputare più 3 mila 500 partite di calcio amatoriale dal 17 maggio 2011 al 3 marzo 2018.

Cioè dal giorno in cui ha iniziato a segnarsi le partite giocate ad oggi. Nel quartiere in cui vive a Torino, la Vanchiglietta, lo conoscono praticamente tutti come “Saracinesca”. E per la verità ha tantissimi amici e simpatizzanti anche nel resto della città e nella prima cintura della metropoli. Roberto, figlio di Guido e Graziella, 26 anni compiuti il 24 febbraio scorso, di cui almeno sedici trascorsi ad inseguire un pallone da parare è l’esempio più limpido e pulito di un ragazzo che ha saputo sfruttare al meglio le proprie passioni e le proprie capacità per contrastare l’effetto e il disagio psicologico della disabilità. Un traguardo da guinness dei primati.

Ovviamente, Roberto Bressan giocava anche prima ma, come detto, non aveva ancora iniziato a segnarsi giornalmente sul quaderno le partite giocate. Questo significa che, ufficialmente, le sue partite sono oltre 3 mila e 500, ma in realtà potrebbero anche essere il doppio.

Spesso gioca due o tre partite al giorno. Gli amici lo chiamano perché hanno bisogno di un buon portiere e lui non se lo fa ripetere due volte… Perché è un buon portiere. Roberto Bressan ha iniziato a giocare al parco, come succede a tanti, poi all’oratorio e infine è approdato nella sua prima squadra, la “Polisportiva Santa Giulia”, all’epoca allenata da “Enzo Manfregola”.

Roberto arriva agli Insuperabili

Da quel momento in poi gira una quindicina di squadre, tra cui la “Old Generation” e il “Cuore Matto”, ma resta sempre legato affettivamente e sportivamente alla “Polisportiva Santa Giulia” (con cui ancora gioca qualche partita), ora allenata da Gianluca Perruquet e prima di lui da Angelo Petrantoni.

Alla fine di questo percorso, che in realtà è un continuo evolversi e modificarsi e che lo porta nel 2015 a diventare campione d’Italia con il Torino di Gianfranco Bono nel trofeo nazionale organizzato dalla Uisp, Roberto Bressan approda nella squadra degli “Insuperabili”, una delle più attive scuole calcio per ragazzi disabili, che fa parte dell’associazione sportiva dilettantistica “Total Sport” diretta da Attila Malfatti e che ha in Giorgio Chiellini il principale testimonial.

Se è vero che l’appetito vien mangiando, è vero che “Saracinesca” ha ancora molta fame. “Sogno di giocare nella nazionale per disabili. E ovviamente, sogno di vincere il titolo. Nel 2007 sono stato nominato “Miglior Portiere” dell’anno, ma non mi basta”. Uno dei traguardi più importanti raggiunti è quello tagliato il 2 dicembre 2016, quando ha giocato la sua partita numero 3 mila.

Ad oggi, Roberto Bressan vanta: oltre 2 mila 100 partite vinte, 900 pareggi, 490 sconfitte. Su 3 mila 500 partite giocate si contano oltre 400 rigori e più di 220 parate. Ma anche 90 errori, o come li definisce lui… “90 papere”. Il tutto per un totale di quindici campionati vinti. E pensare che il calcio, all’inizio, neppure gli piaceva…

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Dietro Roberto Bressan, che gioca quasi tutti i giorni della settimana, spesso più volte nello stesso giorno, c’è un tenero “ragazzone” che ama seguire la moda, che vuole bene ai suoi amici, con cui divide passione e interessi. “Il calcio mi ha regalato tanti amici a cui sono molto legato e in particolare due, Juri Ferro, che gioca con me negli Insuperabili, e Davide Ferina, che giocava insieme a me nel Santa Giulia. Ma in realtà mi porto nel cuore tutti e non potrei nominarli. Mi scapperebbe qualche nome…”.

Tifa Juventus, adora Gianluigi Buffon, mangia sempre molto volentieri le mezze penne al salmone e quando può ascolta e canta Vasco Rossi. Ma non diciamolo troppo in giro che canticchia nella sua cameretta, mentre sogna i Mondiali, perché ha vergogna. È timido, ma resta un super portiere.