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Quali i peggiori serial killer nel mondo fino al 1800?

Serial killer, o assassini seriali che dir si voglia, chi sono i peggiori nell’antichità? La domanda guida è una, secca: quanti ce ne sono stati e chi erano i più importanti criminali seriali della storia mondiale? Ne ho rintraccianti tanti, troppi, al punto che, dopo averli filtrati, ho dovuto dividerli in due diverse puntate.

Una prima, questa, che abbraccia un arco temporale che va dall’anno 150 avanti Cristo alla fine del 1800 dopo Cristo (in alcuni casi si spinge fino agli inizi del 1900). Tante donne, spesso in gruppo: annoiate dalla routine, incattivite dalla vita, impazienti di ereditare importanti fortune. Tantissimi uomini, maniaci, pervertiti, pedofili, condottieri, sacerdoti, barbieri e sconosciuti… Curiosando un po’ qua e un po’ la, scopri che le prime serial killer della storia erano donne, delle avvelenatrici vissute nel 331 avanti Cristo.

Dopo di loro arriva la cattiveria e l’ingratitudine di Liu Pengli, figlio di un principe cinese e cugino di un imperatore, fino allo spietato cinismo di Jane Toppan, l’infermiera che uccideva i pazienti usandoli come cavie. Senza dimenticare, ovviamente, i più famosi Peter Stubbe, Jack lo Squartatore, Sweeney Todd, Brendan Burke e William Hare, Gesche Gottfried, John e Lavinia Fisher, Amelia Elisabeth Dyer, Robert Clay Allison, Henry Howard Holmes, Anna-Rozalia Liszty, Il Sarto di Chalons, Callisto Grandi, Vincenzo Verzeni o Vampiro della Bergamasca e tanti tanti altri.

Liu Pengli

Risulta il secondo serial killer della storia – ci cono testimonianze che lo collocano a livello temporale tra gli anni 184 e 105 avanti Cristo – appartenente alla dinastia reale cinese degli Han, che contò addirittura alcuni imperatori. Era il terzo figlio del principe Xiao di Liang, nipote dell’imperatore Wen Han e e cugino dell’imperatore Jing Han.

Prima di lui vennero solo un gruppo di donne avvelenatrici esistite nel 331 avanti Cristo, di cui però si hanno pochissime informazioni. Il suo caso è stato raccontato dallo storico Sima Quian. Liu Pengli divenne re della città di Jidong durante il regno dei Jing. Era il 144 avanti Cristo. Gli altri suoi quattro fratelli presero le altre parti del regno.

Ventinove anni dopo l’instaurazione del suo governo, insieme ad un modesto esercito di giovani schiavi ha organizzato una moltitudine di saccheggi ai danni delle famiglie del suo regno e sequestrato loro tutto ciò che possedevano per puro divertimento. Derubò e uccise più di cento suoi sudditi prima di essere denunciato all’imperatore. Inizialmente fu condannato a morte, ma in seguito l’imperatore revocò la condanna. Dopo averlo reso povero, lo esiliò. Le informazioni si perdono a partire da quel momento.

Hasan ibn Sabbah

Era il leader della Setta degli Assassini, fanatici che compivano omicidi a sfondo politico-religioso. Era una setta sciita ismailita. Il gruppo di assassini si formò nel 1090 in Iran. A diciassette anni incontrò per la prima volta un missionario ismailita che, malgrado tutti i suoi sforzi, non riuscì a convertirlo all’Ismailismo. Più tardi si ammalò gravemente e, sconvolto all’idea di morire senza conoscere la verità suprema, prese contatto con un altro ismailita e finì per convertirsi a trantacinque anni, verso il 1071.

La setta si formò intorno al 109o in Iran, dopo che era stato qualche anno ad al Cairo, in Egitto. Per problemi politici dovette tornare in Persia nel 1080. Lì passò diversi anni molti attivi a percorrere il paese per diffondere la propria fede, avendo ai propri ordini un gruppo di uomini che divenne sempre più numeroso. Cominciò allora ad essere considerato pericoloso dalle autorità sunnite e fu ricercato attivamente dal vizir selgiuchide di Malikshāh, Niẓām al-Mulk. Nel 1090, a più di 50 anni, fece il suo primo colpo da maestro: la presa incruenta della fortezza di Alamut, nel nord della Persia, fra Teheran e il mar Caspio.

Sotto il suo regno si svilupparono gli assassinii politici. La prima vittima importante fu il vizir Nizām al-Mulk. Gli esecutori erano un gruppo di iniziati che si vuole agissero sotto l’effetto di droghe. Estese il dominio degli ismailiti nella regione e la loro influenza nel resto della Persia e in Siria. Nel 1125 Sabbah morì, ma la setta rimase attiva. Si diffuse in Siria ed entrò a contatto con i crociati, nel periodo della Terza Crociata. In questo momento, la loro figura e il termine “assassino” si diffondono in Europa. Le loro informazioni si perdono nel 1300 circa.

Gilles de Rais

Era un nobile condottiero francese che, nel 1400, rapiva, stuprava, uccideva e necrofilizzava bambini per stupide superstizioni religiose. Dopo una carriera militare di tutto rispetto, che lo portò addirittura fino al titolo di maresciallo di Francia, venne accusato di praticare l’alchimia e la stregoneria, oltre che di aver torturato, stuprato ed ucciso bambini e adolescenti. Di bambini e adoloscenti ne uccise oltre un centinaio, centoquaranta per la precisione, a Tiffauges.

Gilles, per via dei beni ereditati e delle ricchezze della moglie, era uno degli uomini più ricchi del suo tempo, ma per una serie di vicissitudini, ad un certo punto della sua vita, si era ritrovato senza nulla. Aveva perso anche il castello in cui abitava. Senza soldi e senza beni. Per cercare di ritrovare la perduta fortuna, Gilles cominciò a interessarsi all’occultismo, motivo per cui affidò al suo cappellano, Eustache Blanchet, il compito di procacciargli alchimisti ed evocatori di demoni. Fu proprio Blanchet a recarsi in Toscana e ad incontrare a Firenze Francesco Prelati, un giovane monaco spretato aretino dedito all’occultismo, che assoldò e portò con sé in Francia nel 1439.

Prelati, impegnato nel tentativo di ottenere la pietra filosofale, convinse de Rais di avere al proprio servizio un demone personale, di nome “Barron“. Non essendo ovviamente in grado di soddisfare i desideri del suo mecenate, che ogni giorno era più bisognoso di denaro, Prelati richiese a nome del demone il sacrificio di un cadavere di bambino. Da lì, prese il via una vera strage. Arrestato, confessò in modo dettagliato i crimini e fu condannato a morte tramite impiccagione insieme ai suoi complici. E’ in assoluto l’assassino francese più prolifico finora conosciuto della storia.

Zu Shenatir

Era un ricco e potente mercante di Aden, quello che è l’attuale Yemen. E’ vissuto nel 1400, ma su di lui le informazioni sono pochissime. Non si conosce neppure il numero preciso delle sue vittime. Shenatir attirava bambini in casa sua con le promesse di cibo, ma li violentava e li uccideva. Spesso, dopo aver sodomizzato le sue vittime, le gettava fuori da una finestra dei piani superiori della sua grande casa. Fu accoltellato all’ano da una delle sue potenziali vittime, pare si trattasse di un giovane di nome Zerash.

Margaret Davy

Si tratta di una serva, una cuoca inglese, che tra il 1530 circa e il 1542, quindi in un arco temporale di dodici anni, avvelenò una serie di sguatteri e le rispettive famiglie. Anche sul caso Davy ci sono poche informazioni. Gli omicidi venivano commessi apparentemente senza motivo. Dopo essere stata arrestata e trovata colpevole dei delitti, fu bollita viva il il 28 marzo 1542. La legge che autorizzava la bollitura a morte fu abolita nel 1547, dopo la morte di Enrico VIII.

PROMEMORIA > La storia di Margaret Davy la trovi nel mio libro Le Serial Killer – Donne che uccidono per passione

Peter Stubbe

Era un assassino licantropo tedesco che soffriva di seri problemi mentali: si credeva un lupo mannaro. Assaliva donne e bambini. Dopo averli uccisi a coltellate o a morsi, se li mangiava. Due donne erano incinta. Uccise anche un suo figlio, mangiando il cervello. Uccideva le sue vittime tagliando o mordendo loro la gola, dopodiché ne portava il cadavere in un posto isolata per poterne bere il sangue e, con l’ausilio di un coltello, estrarre le viscere. In particolare, ammazzò uno dei suoi figli spaccandogli la testa con un’ascia, per poterne estrarre il cervello.

Di notte si aggirava nelle stalle sventrando e mangiando sul posto alcuni capi di bestiame. Fu arrestato nell’ottobre 1559 a seguito di un tentato omicidio, quando un passante lo vide e lo interruppe urlando. Era conosciuto come una persona normale. Fu torturato e giustiziato insieme alla sua famiglia. Nella sua deposizione, ottenuta mediante la tortura, raccontò di aver ricevuto dal diavolo una cintura magica, con la quale poteva trasformarsi in lupo ogni volta che la indossava.

Condannato a morte dal Tribunale di Bedburg il 28 ottobre 1589, la sentenza fu eseguita il 31 ottobre: venne sottoposto al supplizio della ruota, poi gli furono asportate varie parti del corpo con una tenaglia incandescente, con un’ascia gli furono amputati mani e piedi e infine fu decapitato. La testa venne infilzata su un palo come monito, mentre i suoi resti vennero bruciati sul rogo. Anche la compagna di Stubbe, Katherine Tropin, e la figlia Beel furono riconosciute complici del killer, venendo così condannate al rogo e bruciate lo stesso giorno dell’esecuzione di Stubbe.

Il Sarto di Chalons

Questo è un altro caso di licantropia. Si sa solo che si trattava di un assassino francese giustiziato nel 1598 per avere ucciso e cannibalizzato alcuni bambini che attirava nel suo negozio o che rapiva direttamente nel bosco. Fu arrestato a seguito di una perquisizione effettuata nel suo appartamento. Gli agenti rinvennero in una cassa delle ossa e dei brandelli di carne umana. Fu condannato all’impiccagione.

Jacques Roulet

Vagabondo e assassino francese, ad Angers uccise e cannibalizzò alcuni ragazzi. Arrestato anche lui nel 1598, come il sarto di Chalons, confessò molti omicidi, ma fu processato per uno solo. Fu condannato a morte, pena poi commutata in due anni di reclusione in un manicomio. Sarebbe dovuto essere istruito alla religione, ma da questo momento le informazioni su di lui si perdono.

Erzsébet Bathory

Nata nella seconda metà del 1500 in una famiglia nobile in Ungheria, la Contessa Dracula, o Contessa Sanguinaria, rapì, torturò con vari metodi e uccise un numero alto di giovani contadine e si fece il bagno nel loro sangue. Fu una leggendaria serial killer ungherese, considerata la più famosa assassina seriale sia in Slovacchia che in Ungheria. Lei e quattro suoi collaboratori furono accusati di aver torturato e ucciso centinaia di giovani donne.

Le vittime oscillerebbero tra le cento accertate e altre trecento di cui era fortemente sospettata all’epoca. Secondo un diario trovato durante la perquisizione in casa sua, le vittime sarebbero seicentocinquanta, e ciò farebbe di lei la peggiore assassina seriale mai esistita. Per passare il tempo, quando il marito era lontano da casa, Erzsébet cominciò a far visite alla contessa Karla, una sua zia, e a partecipare alle orge da lei organizzate.

Conobbe nello stesso periodo Dorothea Szentes, un’esperta di magia nera che incoraggiò le sue tendenze sadiche. Dorothea conosciuta come Dorkò e il suo servo Thorko insegnarono a Erzsébet la stregoneria. La Báthory provava piacere nel torturare e umiliare. La Báthory pensava che il bagno fatto nel sangue delle vergini mantenesse viva la sua bellezza. Solitamente, feriva le vittime con armi da taglio. Oppure, ne bruciava la carne o le mutilava mentre erano ancora vive. Beveva il sangue, dopo averle dilaniate con un paio di cesoie.

In altre occasioni le spogliava e le lasciava morire assiderate in mezzo al freddo o le ricopriva di miele e le faceva sbranare vive dagli insetti. Anche il marito era un uomo tendenzialmente violento. La Báthory aveva appreso nozioni di magia nera. Arrestata dopo centinaia di rapimenti e uccisioni, fu murata viva nel suo castello, dove si lasciò morire nell’agosto 1614. I suoi complici, la balia Ilona Joo e il nano deforme Ficzko, vennero giustiziati. Le vittime accertate si aggirano tra le cento e le trecento.

PROMEMORIA > La storia di Erzsébet Bathory la trovi nel mio libro Le Serial Killer – Donne che uccidono per passione

Anna-Rozalia Liszty

Si tratta di una nobile ungherese, una contessa per l’esattezza, nata nel 1583. Dal 1610, poco dopo il suo matrimonio combinato, iniziò a manifestare un comportamento violento ed ebbe molti attacchi isterici, oltre che epilettici, seguiti da periodi di depressione. Venne arrestata nel 1637 per l’omicidio di otto o nove cameriere e di una nobile. Le cameriere le bastonò a morte. Riuscì a fuggire e si nascose in Polonia, sotto l’appoggio del re. Le sue informazioni si perdono dal 27 marzo 1638.

PROMEMORIA > La storia di Anna-Rozalia Liszty la trovi nel mio libro Le Serial Killer – Donne che uccidono per passione

Hieronima Spara

Era una veggente e avvelenatrice romana che compì gli omicidi attorno al 1660 insieme ad un gruppo di dodici donne: diede loro del veleno a base di arsenico per uccidere i loro mariti e continuò a commettere altri delitti. Il bodycount è sconosciuto, ma se si tiene conto che le dodici complici avrebbero avvelenato i rispettivi mariti, i morti accertati sarebbero almeno dodici. Questo a rigor di logica e in assenza di prove che dimostrino altri omicidi. Quando fu arrestata, dopo essere stata sottoposta a tortura, fu impiccata insieme alle altre dodici donne.

PROMEMORIA > La storia di Hieronima Spara la trovi nel mio libro Le Serial Killer – Donne che uccidono per passione

Catherine Deshayes Monvoisin

Nota come la “voisin” (la megera), era una donna parigina che tra la prima e la seconda metà del 1600 convinse alcune donne sposate ad uccidere i mariti, i padri e i conoscenti. Doveva liberarle di queste persone ritenute scomode e autoritarie, vendeva loro delle pozioni magiche a base di arsenico e altre sostanze velenose. Alle donne afflitte da problemi d’amore prescriveva e organizzava dei riti satanici, dove si svolgevano sacrifici di bambini e riti sessuali. Commise anche degli aborti. Scoperta per caso, fu coinvolta nel processo dei veleni che vide protagonisti importanti personaggi della corte di Luigi XIV. Venne arrestata, trovata colpevole dei delitti e condannata a morte. Fu bruciata viva a 40 anni, nel 1680 in una piazza di Parigi.

PROMEMORIA > La storia di Catherine Deshayes Monvoisin la trovi nel mio libro Le Serial Killer – Donne che uccidono per passione

Luìsa de Jesus

Spietata e cinica assassina seriale portoghese nata nei pressi di Lisbona nel 1750, nel suo modus operandi decideva di prendere in adozione un bambino abbandonato dai genitori per ricevere una dote di 600 reis e dei vestiti. Per intascarsi i soldi avvelenava il bambino. Ripeté il procedimento trentatre volte, usando sia il suo vero nome sia un nome falso. Arrestata, confessò ventotto omicidii e venne condannata a morte. Fu giustiziata nel 1772, a 22 anni: fu portata per le strade di Lisbona, insultata, strangolata con una garrota e bruciata in pubblico. Luìsa de Jesus è stata l’ultima donna ad essere stata giustiziata in Portogallo.

PROMEMORIA > La storia di Luisa de Jesus la trovi nel mio libro Le Serial Killer – Donne che uccidono per passione

Lewis Hutchinson

Era un serial killer scozzese, tra i più prolifici. Nato nel 1733, attorno al 1760 è emigrato in Giamaica e si è stabilizzato nella zona di Edinburgh Castle. Attirava le vittime, che in genere erano o pellegrini o ospiti, nel suo castello. Poi le uccideva a fucilate. I resti li smembrava. Se ne liberava gettandoli in uno stagno. Commetteva i delitti per piacere. Vista l’abitudine di assassinare i suoi ospiti e di sparare a tutti coloro che passavano nei pressi del castello, Hutchinson si guadagnò il soprannome di “dottore pazzo”.

Fu arrestato perché sparò John Callendar, un soldato inglese che stava provando ad arrestarlo. La polizia, dopo un controllo in casa sua, trovò un numero enorme di vestiti e circa quarantatré orologi appartenenti alle vittime. Fu processato e condannato a morte per l’omicidio del militare britannico. Venne impiccato il 16 marzo 1773. Le rovine della sua abitazione sono ancora in piedi.

Tipu Sultan

Il suo nome vero era Fateh Ali Tipu, ma era più conosciuto come Tigre del Mysore, Tippu Sultan o Tippoo Sahib. Era il sultano della città indiana di Mysare. Nacque nel 1751 e morì nel 1799. Ali Tipu fu anche un intellettuale, un soldato e un poeta, parlando fluentemente kannada, industani, persiano, arabo, inglese e francese. Nonostante la maggior parte della popolazione fosse induista egli era un devoto musulmano e acconsentì, su richiesta francese, alla costruzione della prima chiesa cristiana a Mysore.

In virtù dell’alleanza con i francesi e dell’ostilità verso gli inglesi sia Fateh che il padre Hyder Ali non esitarono ad utilizzare il loro esercito, addestrato dagli stessi francesi, contro l’Impero Maratha, Malabar, Coorg, Sira e Bednur. Durante l’infanzia di Tipu, suo padre raggiunse una grande posizione di potere a Mysore ed alla morte di quest’ultimo nel 1782, Tipu gli succedette a capo di un grande regno che andava dal fiume Krishna River sino al mare d’Arabia ed all’Oceano Pacifico.

Rimase un implacabile nemico della Compagnia britannica delle Indie orientali, rinnovando anche antichi conflitti mai sopiti col vicino regno di Travancore nel 1789. Riteneva di essere il servitore scelto di Maometto e di avere la missione di sterminare gli infedeli. Rapiva e sodomizzava ogni europeo che incontrava. Commise anche un numero impreciso di infanticidi: alcuni bambini venivano bruciati su un fuoco lento, altri li stuprava sotto effetto di droghe, o li buttava dalla finestra o li castrava.

Dar’ja Nikolaevna Saltykova

Morta nel 1801, commise tutti gli omicidi nel 1700. Nota anche come l’Orchessa, era una ricca proprietaria terriera russa appartenente all’importante famiglia dei Saltykov di Mosca. Ma è principalmente ricordata per essere stata una delle serial killer più spietate di sesso femminile. Uccideva le persone che lavoravano per lei. Fu arrestata con l’accusa di ben centotrentotto omicidi e fu trovata colpevole di trentotto di questi e condannata a morte. Poi la pena fu commutata al carcere. Morì murata viva in una stanza.

PROMEMORIA > La storia di Dar’ja Nikolaevna Saltykova la trovi nel mio libro Le Serial Killer – Donne che uccidono per passione

Margareth Waters

Era una serial killer inglese vissuta nel 1800. Uccise almeno diciannove bambini. Usava lo stesso modus operandi della Dyer: per intascarsi i soldi del mantenimento, prendeva bambini in adozione e li uccideva drogandoli con il laudano e facendoli morire di fame e sete. Pare che assistesse con piacere alla loro agonia.

PROMEMORIA > La storia di Margareth Waters la trovi nel mio libro Le Serial Killer – Donne che uccidono per passione

Sweeney Todd

Nella vita di tutti i giorni era uno sconosciuto Barbiere inglese. Detto il Barbiere Demonio nacque a Londra il 16 ottobre 1756 e morì nella capitale del Regno Unito il 25 gennaio 1802. E’ stato uno dei più bizzarri e brutali assassini seriali che l’Inghilterra abbia mai avuto, con i suoi centosessanta omicidi. Di lui non sono mai pervenuti ritratti, ma si parla di un un giovane con i capelli rossi, sopracciglia folte, occhi scuri, viso chiaro, carattere burrascoso e lo sguardo di un diavolo.

La maggior parte degli storici ritiene che Todd sia frutto di una leggenda popolare e che non sia mai esistito. Il suo caso è stato escluso dalla maggior parte delle enciclopedie di assassini seriali, eccetto dalla Newton e dalla Haining che, studiando il caso, avrebbero trovato elementi per dimostrare che Todd sia realmente esistito. Sgozzava i suoi clienti e ne occultava i corpi insieme ad una complice, Margery Lovett. Arrestato dopo la scoperta di alcuni cadaveri, fu processato e trovato colpevole di ben centosessanta omicidi. Margery Lovett si avvelenò in cella. Todd fu impiccato nel 1802.

Maximilian Wyndham

Ufficiale dei Dragoni inglesi, dopo la sconfitta di Napoleone Bonaparte a Waterloo si trasferì in Germania. Attorno al 1816, sterminò almeno dieci famiglie in pochi mesi. Il motivo di questa serie di efferati delitti erano da collegare ad un motivo pretestuoso che lo stesso Wyndham avrebbe sostenuto: cioé che queste famiglie avevano incolpato o offeso la moglie e la sorella di un qualcosa che non è ben chiaro. Finì gli omicidi e lasciò una confessione scritta e si suicidò.

Mark Jeffries

Killer australiano che, all’inizio del 1800, cannibalizzò almeno quattro uomini in Tasmania. Iniziò a uccidere dopo che evase dalla prigione di Macquarie Harbour: solo sei persone nella storia riuscirono a fuggire da questo carcere. Tra le vittime si conta un neonato di cinque mesi: lo prese per le gambe e gli sbatté la testa su un albero per farlo smettere di piangere. Successivamente accorse il padre, a cui sparò. Fu arrestato nel 1825 a Launceston e condannato a morte. Fu impiccato il 4 maggio 1826 nella prigione di Hobart.

Brendan Burke e William Hare

Anche noti come Assassini di West Port, erano una coppia di assassini scozzesi che ospitavano le vittime nel loro albergo di Edimburgo, le uccidevano, le scarnificavano e ne vendevano gli scheletri alle università. L’Università di Edimburgo era molto rinomata per le scienze mediche. Agli inizi del 1800 la scienza medica cominciò a fiorire, ma allo stesso tempo gli unici cadaveri che potevano essere usati – ovvero quelli delle esecuzioni dei criminali – cominciavano a scarseggiare a causa di una forte riduzione del tasso di esecuzione, portato dall’abrogazione del bloody code. Erano disponibili solo due o tre corpi all’anno, ma gli studenti erano molti.

Questa situazione attirò i criminali che volevano ottenere denaro in ogni modo. I furti dei cadaveri suscitò particolare sdegno e paura nella popolazione. Il passo tra il rubare cadaveri e l’omicidio fu breve. Le uccisioni vennero attribuite agli immigrati irlandesi Brendan Dynes Burke e William Hare, che vendettero i cadaveri delle loro diciassette vittime. Uno dei loro clienti fu il dottor Robert Knox, un docente privato di anatomia i cui studenti arrivavano dall’Edinburgh Medical College.

Tra i loro complici troviamo la compagna di Burke, Helen M’Dougal, e la moglie di Hare, Margaret Laird. Dal loro particolare modo di uccidere le vittime deriva il termine burking, che significa soffocare e comprimere volutamente il petto di una vittima. Arrestati, Burke fu condannato a morte tramite impiccagione nel 1829, mentre Hare riuscì a salvarsi in quella occasione, ma anni dopo venne ucciso da un barbone.

Gesche Gottfried

Killer tedesca che, tra l’1 ottobre 1813 e il 24 luglio 1827, avvelenò con l’arsenico quindici persone tra Brema e Hannover. Tra le vittime si contano i genitori, i suoi figli, due mariti e un fidanzato. Più di quindici persone. Si prendeva cura delle vittime poco prima che morissero: questo le creava simpatie da parte della popolazione, addirittura la soprannominava Angelo di Bremen. I genitori li uccise per ostilità, gli altri delitti erano apparentemente motivati da fattori economici.

La prima vittima fu il marito, John Milton. Pensò che potesse dissipare tutta l’eredità ricevuta dal padre, che era il loro unico sostentamento, e lo fece fuori. Venne arrestata dopo che il padrone di casa, insospettito, aveva dato ad un medico una fetta di prosciutto che la killer teneva in casa: sopra di esso c’erano dei granuli molto piccoli, composti da arsenico. Oltre diciannove dei suoi amici si salvarono dall’avvelenamento. Fu arrestata la sera del 6 marzo 1828. Che era il giorno del suo compleanno. Processata, venne condannata a morte. Fu decapitata con una spada la mattina del 21 aprile 1831. Dove si trovava il patibolo e dove rotolò la testa decapitata si trova un insieme di pietre, detto Spuckstein, in cui i turisti ancora oggi sputano sopra per il disgusto.

PROMEMORIA > La storia di Gesche Gottfried la trovi nel mio libro Le Serial Killer – Donne che uccidono per passione

Thug Behram

E’ stato il killer indiano più prolifico. Strangolò almeno centoventicinque vittime con un lembo del suo mantello in onore della sua dea, Kali. Era il capo dei Thug, una setta esoterica indiana che compiva sacrifici rituali. Appartenente al culto indiano Thuggee, è stato a lungo definito il serial killer più prolifico. Secondo numerose fonti, egli avrebbe ucciso novecentotrentuno vittime attraverso lo strangolamento con il suo vestito cerimoniale, il rumal, tra il 1790 e il 1830.

L’attribuzione di molte uccisioni a questo killer sono però dovute alla confusione o ad errori delle autorità e dei giornalisti dell’epoca. L’originale manoscritto della confessione di Behram scritto da James Paton conclude che l’uomo ha ucciso tra i venticinque e i cinquanta uomini. È probabile però che Thug non avesse confessato tutti i crimini commessi. Infatti in un manoscritto trovato più di recente Behram confessa l’uccisione per strangolamento di 125 persone e la partecipazione visiva all’uccisione di altre centocinquanta. Un numero enorme se si pensa che tra la prima e l’ultima vittima c’è un arco di tempo di quarant’anni. Arrestato, confessò le centoventicinque uccisioni. Venne processato e impiccato nel 1840.

Marie Delphine LaLaurie

Torturava i suoi schiavi e infine li uccideva. Nata a New Orleans, LaLaurie si è sposata tre volte nel corso della sua vita. Ha occupato un’alta posizione nei circoli sociali della città fino al 10 aprile 1834, quando per spegnere un incendio scoppiato nella sua residenza a Royal Street furono scoperti nella casa degli schiavi con evidenti segni di tortura e anche dei cadaveri. La dimora della LaLaurie venne saccheggiata da una folla di cittadini indignati. Si pensa che lei fuggì a Parigi, dove si crede che sia morta.

PROMEMORIA > La storia di Marie Delphine LaLaurie la trovi nel mio libro Le Serial Killer – Donne che uccidono per passione

Sophie Charlotte Elisabeth Ursinus

Questa assassina seriale tedesca, tra il 1797 e il 1801, commise tre omicidi. Nacque come Sophie Weingarten il 5 maggio 1760 a Glatz, oggi Kłodzku, nella Bassa Slesia. A 19 anni sposò un consigliere della Corte Suprema, Theodor Ursinus. Vissero a Stendal e poi a Berlino. Nel 1797 avvelenò con l’arsenico l’amante, un ufficiale olandese di nome Rogay. Inizialmente la morte venne attribuita alla tubercolosi. Theodor morì avvelenato l’11 settembre 1800, il giorno dopo il suo compleanno.

Il 24 gennaio 1801 morì, a Charlottesburg, la zia di Sophie, Christiane Witte, dopo una breve malattia: l’aveva avvelenata con l’arsenico e combinazione ereditò molti beni, soldi e gioielli. Alla fine del febbraio 1803 si ammalò un servo di Sophie, Benjamin Klein: lei gli aveva dato una zuppa avvelenata qualche tempo dopo avere litigato con lui. Klein si insospettì quando lei gli diede delle prugne: le fece esaminare da un chimico, che scoprì tracce di veleno. Arrestata, i corpi del marito e della zia vennero riesumati e analizzati: i medici scoprirono che erano stati uccisi. Processata, il 12 settembre 1803 fu condannata al carcere a vita, ma uscì dopo trent’anni. Morì a Glatz il 4 aprile 1836.

PROMEMORIA > La storia di Sophie Charlotte Elisabeth Ursinus la trovi nel mio libro Le Serial Killer – Donne che uccidono per passione

John Lynch

Era un criminale australiano che, tra il 1835 e il 1841, uccise almeno nove uomini nella zona di Berrima, nel Nuovo Galles del Sud. Commetteva furti e litigava con le persone, che poi uccideva spaccandogli la testa con un’ascia. In un caso sterminò un’intera famiglia. Era stato imprigionato per il primo omicidio con dei complici, ma era stato liberato e i suoi complici erano stati impiccati. Fu nuovamente arrestato nel 1935, dopo che lasciò alcuni indizi su una scena del crimine. Disse che aveva ascoltato Dio. Quale Dio non si capì mai. Fu impiccato il 22 aprile 1842.

Hèléne Jegado

Era una badante francese che avvelenava le persone per cui lavorava. Arrestata, fu trovata colpevole di ventitré omicidi, poi elevati a trentasei dagli studiosi, e condannata a morte e uccisa il 26 febbraio del 1852. Nata nel 1803, si crede abbia ucciso trentasei persone con l’arsenico, sicuramente nel corso di un periodo lungo 18 anni, ma con una pausa. Infatti, dopo un periodo iniziale di attività criminale compreso tra il 1833 e il 1841, sembra essersi fermata per quasi dieci anni, per poi organizzare un “gran finale” nel 1851.

Proveniva da una piccola fattoria di Plouhinec, nel Morbihan, nei pressi di Lorient in Bretagna. Aveva perso la madre all’età di sette anni e fu mandata a lavorare con due zie che erano serve nella canonica di Bubry. Il primo avvelenamento si verificò nel 1833, quando Hèléne fu assunta da un altro sacerdote, don François Le Drogo, nel villaggio di Guern. In tre mesi, dal 28 giugno al 3 di ottobre, sette membri della famiglia morirono improvvisamente, compreso il sacerdote stesso, la sua anziana madre e il padre, e sua sorella in visita, Anne Jégado. L’apparente dolore e il comportamento pio e casto erano così convincenti che per questi omicidi non si era sospettato di lei.

PROMEMORIA > La storia di Hèléne Jegado la trovi nel mio libro Le Serial Killer – Donne che uccidono per passione

John e Lavinia Fisher

Questa famosa coppia di assassini seriali statunitensi avvelenò, tra il 1810 e il 1820, i clienti del loro hotel, che si trovava a Charleston, nella Carolina del Sud. Si chiamava Six Mile Wayfarer House e si trovava, non a caso, a sei miglia dalla città. Solitamente gli offrivano bevande avvelenate, poi il marito John si occupava di entrare nella stanza della vittima e si accertava che fosse morta accoltellandola. Altre volte, Lavinia tirava una leva che faceva sprofondare il letto in un pozzo pieno di aculei.

Un giorno, Lavinia invitò in hotel John Peeples. Gli offrì del tè, che lui finse di bere perché detestava, e gli fece tante strane domande per capire se avesse soldi con sé. Peeples si allarmò. Per paura di essere derubato, si spostò a dormire su una sedia vicino alla porta. Il rumore di un letto che, nella notte, collassava all’improvviso lo spaventò. Riuscì a fuggire dalla finestra e chiamò la polizia, che arrestò i due. Dopo l’arresto, lo sceriffo di Charleston perquisì a fondo la Six Mile Wayfarer House scoprendo un gran numero di passaggi segreti tra le stanze e una soffitta alla quale era possibile accedere unicamente tramite una porta nascosta.

In quel locale lo sceriffo dichiarò di avere rinvenuto oggetti riferibili a centinaia di viaggiatori che i Fisher avrebbero ucciso. Nel seminterrato e nel terreno circostante la casa furono rinvenuti resti umani. In carcere, i due misero in atto anche un tentativo di fuga. John riuscì ad evadere, ma Lavinia rimase intrappolata nella cella. John decise di non fuggire e fu catturato di nuovo. Processati, il 4 febbraio 1820 i due vennero condannati a morte. Lavinia fu impiccata la mattina del 18 febbraio 1820, all’età di circa 26 anni. Lavinia Fisher è la prima serial killer di cui si ha notizia in America ed è la prima donna morta per impiccagione negli States.

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Joseph Phillippe

Non esistono molte informazioni su questo serial killer francese, noto in quel periodo come il Terrore di Parigi. Nei cinque anni a cavallo tra il 1861 e il 1866, squartò otto prostitute ed un bambino. Le squartò come capre. Per fortuna arrestato prima che commettesse altri omicidi, fu condannato a morte e poi ghigliottinato nel luglio del 1866.

Thomas Piper

Era un sacrestano di Boston che, tra il 1873 e il 23 maggio 1875, commise quattro omicidi. Nel 1873, durante un tentato stupro, uccise una cameriera di nome Bridget Landregan a bastonate sul cranio. Venne indagato, ma mai incriminato. Nel dicembre 1873 stuprò e uccise a bastonate una giovane donna di nome Sullivan e, attorno al luglio 1874, uccise sempre allo stesso modo una prostituta, Mary Tynam. Il 23 maggio fu la volta, ma con una mazza da cricket, di una bambina di 5 anni, Mabel Young. L’aveva attirata nel campanile con il pretesto di farle vedere i piccioni. Arrestato, venne soprannominato il Mostro del Campanile. Si proclamò innocente ma, dopo poco tempo, confessò i crimini. Processato, fu condannato a morte e giustiziato il 26 maggio 1876.

Eusebius Pieydagnelle

Questo è un caso tutto italiano. Eusebius era un macellaio italiano con gravi problemi psichiatrici. Era ossessionato dal sangue, dal colore della carne macellata e del suo odore. Infatti, la scelta di fare il macellaio non fu per nulla casuale. Attorno al 1870 uccise sei persone e ne bevve il sangue. Preso dal rimorso, si consegnò alla polizia e confessò i delitti. Al processo, che iniziò nel 1871 e lo vide imputato di quattro omicidi, chiese la pena di morte. Non è stato specificato cosa gli successe dopo. Probabilmente fu giustiziato. Il suo caso venne descritto da Richard von Krafft-Ebing nel suo libro Psychopathia Sexualis del 1886 insieme a quello di Vincenzo Verzeni, uno stupratore, assassino seriale, mutilatore, emofago e cannibale italiano che uccise due donne attorno allo stesso periodo.

Jack lo squartatore

Noto anche come Jack the Ripper, è stato un famoso serial killer inglese che sgozzò, mutilò e sventrò cinque prostitute a Londra tra l’agosto e il settembre 1888. In alcuni casi, inviò lettere di sfida alla polizia. Non è mai stato identificato ma, durante le indagini, la polizia trovò alcuni sospettati. Agì a Londra, nel degradato quartiere di Whitechapel e nei distretti adiacenti, nell’autunno del 1888. Il nome Jack the Ripper è tratto da una lettera, pubblicata al tempo delle uccisioni, destinata alla Central News Agency e scritta da qualcuno che dichiarava di essere l’assassino.

Durante la sua attività criminale sono state attribuite a Jack lo squartatore cinque vittime, ma secondo alcuni studiosi il numero di persone che lo squartatore avrebbe ucciso arriverebbe a sedici, esclusivamente prostitute che assassinava sgozzandole. Durante il periodo in cui sono avvenuti i delitti, la polizia e i giornali hanno ricevuto molte migliaia di lettere riguardanti il caso.

Alcune erano di persone ben intenzionate che fornivano informazioni per la cattura del killer. La maggioranza, però, sono state considerate inutili e di conseguenza ignorate. Le più interessanti erano forse quelle centinaia scritte da persone che si dichiaravano gli assassini. La maggior parte di queste sono state considerate non attendibili. Molti esperti ritengono che nessuna di esse fosse autentica. Il dottor Thomas Bond, su incarico degli investigatori di Scotland Yard, cercò di profilare la personalità di Jack lo squartatore. Nelle sue note menzionò la natura sessuale degli omicidi, senza tuttavia violenza sessuale, associata a elementi collerici e di apparente misoginia.

La profilazione evidenziava come gli omicidi fossero stati commessi da un solo individuo maschio fisicamente prestante, audace e imperturbabile al tempo stesso. Lo sconosciuto sarebbe apparso innocuo, forse un uomo di mezza età e ben vestito, probabilmente con un mantello, probabilmente per nascondere i sanguinosi effetti dei suoi attacchi. Egli ipotizzò anche che il soggetto soffrisse di una condizione chiamata “satiriasi”, ipersessualità, promiscuità.

Robert Clay Allison

Pistolero statunitense, tra il 1870 e il 1877 commise almeno quindici omicidi in Texas e nel Nuovo Messico. Era una delle personalità più famose del vecchio West. Sparava alle vittime mentre era ubriaco. Nato il 2 settembre 1840 nel Tennessee, fu il quarto dei nove figli di Jeremiah Scotland Allison e della moglie Mariah Brown. Il padre era un ministro presbiteriano che allevava mucche e pecore per sfamare la famiglia. Si dice che Clay Allison sia stato irrequieto fin dalla nascita. Infatti, da giovane divenne famoso per gli sbalzi d’umore e il temperamento scostante.

Era noto per avere scatti d’ira frequenti. Quando si arruolò nell’esercito gli vennero diagnosticati dei problemi mentali. Il 15 ottobre 1861 si arruolò nel Confederate States Army nella batteria di artiglieria. Ma appunto, tre mesi dopo fu congedato per una vecchia ferita alla testa. “Incapace di svolgere i doveri di un soldato a causa di un colpo ricevuto molti anni fa. L’eccitamento emotivo o fisico ne causa un carattere misto, in parte epilettico e in parte maniacale”, scrivevano sul congedo. Fece parte del Ku Klux Klan, un’organizzazione razzista.

Nell’ottobre del 1870 un uomo di nome Charles Kennedy era detenuto nella prigione locale ad Elizabethtown, accusato di essere impazzito ed avere ucciso numerosi stranieri e la propria figlia. Una folla guidata da Clay Allison irruppe nella prigione, prese Kennedy dalla sua cella e lo impiccò. Si dice che Allison abbia tagliato la testa dell’uomo e l’abbia portato in un sacco per quarantasette chilometri a Cimarron, dove la espose su un palo davanti al Saint James Inn. Nonostante Charles Kennedy sia morto per mano di Clay, la sua testa non poté essere portata al Lambert’s saloon dato che fu fondato in seguito.

Allison fu coinvolto in numerosi scontri in questo periodo, spesso in combattimenti corpo a corpo con i coltelli. Si credeva veloce con la pistola, ma cambiò idea quando fu battuto in una competizione amichevole da Mason Bowman. Bowman ed Allison divennero amici, e si dice che Mace Bowman abbia aiutato Allison a migliorare le proprie capacità. In un altro episodio di violenza, tirò i denti ad un dentista. Clay nel 1877, a Dodge City, fece amicizia con un poliziotto, Wyatt Earp, ma i due si rispettarono reciprocamente. Clay morì in Texas l’1 luglio 1887, a 47 anni. Cadde da un vagone e finì sotto le ruote.

Matti Haapoja

Killer finlandese, tra il 6 dicembre 1867 e l’8 ottobre 1890, commise più di tre delitti e sei tentati omicidi accoltellando le vittime. Tutti uomini. Ad una sparò alla gamba e in faccia. La sua carriera criminale iniziò con il furto di cavalli. La prima vittima fu un suo compagno di bevute, che finì accoltellato. Il killer venne condannato a scontare dodici anni di carcere a Turku. Evase quattro volte per continuare la sua attività criminale con delle rapine.

Il 12 agosto 1876 avrebbe derubato e ucciso con un’arma da fuoco una donna che lo nascondeva in casa dopo avere litigato con lei. Nuovamente arrestato, ebbe il carcere a vita. Chiese successivamente di essere esiliato in Siberia. La proposta fu accettata, quindi nel 1880 venne mandato a Omsk. Nel 1886 avrebbe ucciso un’altra vittima. Nel settembre 1890 tornò in Finlandia. Lì l’8 ottobre derubò e strangolò una prostituta, Maria Jemina Salo, la seconda vittima accertata. Fu catturato a Porvoo alcuni giorni dopo.

Al processo ebbe un atteggiamento arrogante. Ebbe di nuovo il carcere a vita. Il 10 ottobre 1894 provò ad evadere: nel tentativo uccise a coltellate una guardia, Juho Rosted, e ne ferì altre due. Dopo che il tentativo fallì si accoltellò, ma sopravvisse. Quindi, decise di impiccarsi in cella l’8 gennaio 1894. Il corpo venne tenuto per lungo tempo nel museo del crimine di Vantaa. Nel 1995 è stato seppellito a Ylistaro. E’ fortemente sospettato di almeno venticinque delitti, di cui tre certi.

Frances Lydia Alice Knorr

Conosciuta anche come Minnie Thwaites, è stata una killer londinese. Nel 1893, uccise alcuni neonati a Melbourne, in Australia. Nel 1887, a diciannove anni, la famiglia la mandò in Australia dopo che ebbe molte relazioni promiscue con dei ragazzi. Raggiunse Sydney. Lì, il 2 novembre 1889 sposò un criminale tedesco, Rudolph Knorr. Dopo che le nacque una figlia, Gladys, Rudolph venne arrestato con l’accusa di frode e trascorse diciotto mesi in carcere.

Uscito, iniziò a lavorare come baby sitter con Frances. Per intascarsi dei soldi facili decise di prendere in affidamento dei bambini per poi strangolarli con un nastro. Così, le famiglie dei bambini, rimaste ignare delle loro morti, continuavano a pagarle i soldi dell’affidamento. Arrestata nel 1893 a seguito della segnalazione di alcune madri, venne processata, trovata colpevole di tre omicidii e condannata a morte tramite impiccagione. Fu giustiziata il 15 gennaio 1894.

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Amelia Elisabeth Dyer

Badante inglese, adottava bambini in cambio di denaro. Una volta a casa li lasciava deperire o li soffocava con un nastro di stoffa. Venne soprannominata Jill the Ripper poiché il suo caso era cronologicamente vicino a quello di Jack lo squartatore. Inoltre, a causa dei suoi crimini, venne sospettata di essere la stessa persona, tuttavia si trattava di un’ipotesi molto remota. La Dyer contattava le famiglie che volevano lasciarle il figlio per contrattare lo scambio.

Lei in cambio chiedeva una cifra di denaro e dei vestiti adatti per il bambino. Loro accettavano la proposta e glielo consegnavano. Faceva tutto ciò per intascarsi quella cifra e lasciava morire di fame il bambino, che ormai non le serviva più. La Dyer eluse per molto tempo le forze dell’ordine. Inoltre in quel periodo molte badanti, quando si trovavano in casi di difficoltà economica mentre crescevano il bambino, lo uccidevano. I metodi più usati erano quelli di lasciarlo deperire di fame, non allattarlo e intossicarlo in modo costante con forti dosi di alcol e oppio.

Amelia Dyer fu arrestata nel 1879, quando un medico che certificava l’operato della Dyer scoprì che, sotto le sue cure, erano morti molti bambini. Non fu condannata per il reato di omicidio plurimo ma per quello di “negligenza”. Passò sei mesi ai lavori forzati, che la provarono psicologicamente. Da questo momento in poi sviluppò tendenze alla depressione e al suicidio e iniziò a consumare sempre di più alcolici e sostanze oppiacee. Al rilascio tentò di riprendere la carriera da infermiera e continuò a uccidere con lo stesso metodo. La Dyer tornò nuovamente ad eludere le forze dell’ordine e a tenere lontana l’attenzione dei genitori.

Per fare ciò teneva un basso profilo, si trasferiva molto spesso da una città all’altra e usava molti pseudonimi, tra cui quello di Signora Thomas. Dopo che un corpo fu ripescato dal Tamigi, la polizia la tenne d’occhio e la arrestò, attribuendole fino a quattrocento omicidi commessi in vent’anni, ma le vittime accertate sono di fatto sei. Processata, fu trovata colpevole di un solo omicidio e impiccata nel 1896. Sarebbe la killer inglese più prolifica insieme della storia insieme al medico Harold Shipman.

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Henry Howard Holmes

Killer statunitense vissuto nel 1800, attirava le vittime nella sua abitazione a Englewood per intrappolarle nelle camere in affitto, gasarle, scioglierle nell’acido e venderne gli scheletri. Nacque il 16 maggio 1861 a New Hampshire in una famiglia abbastanza agiata. Contrariamente a tanti altri serial killer ebbe un’infanzia più o meno normale: non subì nessun abuso degno di essere ricordato. Al contrario da piccolo gli piaceva torturare con sadici esperimenti animali randagi. Sognava sempre di essere un dottore: questo sarà il suo futuro lavoro.

Dopo essere stato espulso dalla scuola per frode all’assicurazione si sposò e si trasferì da solo a Englewood, una località nell’Illinois, vicina a Chicago. Fu qui che cambiò il suo nome da Herman Webster Mudgett a Henry Howard Holmes. Era spinto ad uccidere dal guadagno e intorno a questo periodo commise il suo primo omicidio: a scopo di profitto avvelenò una donna.

Diverso tempo dopo lesse un annuncio di una donna anziana che cercava un aiutante per la sua farmacia: Holmes rispose all’annuncio presentandosi in casa sua e si offrì anche di curarle il marito gravemente malato da tempo. Dopo averle avvelenato il marito con la scusa di aiutarlo, Holmes fece una proposta all’anziana signora: lei gli avrebbe ceduto la farmacia e lui l’avrebbe gestita; lui in cambio le avrebbe dato un reddito mensile. La donna accettò.

Qualche tempo dopo avergli chiesto il debito, che puntualmente non le arrivava mai, sparì anche lei: è stata la terza vittima di Holmes. Un giorno fuggì dalla casa, che gli venne bruciata dai creditori, e riuscì ad eludere la polizia, solo per un certo periodo. In casa sua furono trovati almeno un centinaio di scheletri. Arrestato dopo il periodo di latitanza, confessò inizialmente ventisette omicidi, poi nella sua biografia confermò di avere ucciso centotrentatré persone. La polizia gli attribuì più di duecento vittime. Fu condannato a morte tramite impiccagione nel 1895 per soli nove omicidii e giustiziato nel marzo 1896; la sua abitazione fu poi rasa al suolo da un altro incendio.

Joseph Vacher

Era un assassino francese che mostrava segni di squilibrio già da piccolo. Da giovane si arruolò nell’esercito e, nel 1890, provò a suicidarsi tagliandosi la gola. Da quel momento divenne ossessionato dal sangue. Dopo un fallimento in amore si sparò in testa. Sopravvisse ma perse l’uso di un occhio. Tra il 1894 e il 1897 vagabondò per la Francia, squartando e necrofilizzando le sue vittime, in gran parte giovani donne. Sei anni dopo gli avvenimenti che afflissero la Londra Vittoriana nel 1888, con le gesta di Jack lo Squartatore, la Francia si apprestava ad avere un suo emule, ma con un esito finale diverso: lo squartatore francese avrebbe avuto un nome.

Il primo omicidio avviene il 20 maggio del 1894, a Vienne. Eugènie Delhomme aspetta sul ciglio della strada il suo fidanzato. Quel giorno il ragazzo ritarda, per cui la giovane decide di andargli incontro. La strada è deserta, lei incrocia Vacher e il suo destino risulta già scritto. L’uomo la raggiunge e la strozza, poi finisce il suo orrendo lavoro trascinandola dietro un cespuglio, violentandola e squartandola fino a farle fuoriuscire le budella. Arrestato a seguito di un tentato omicidio, la polizia gli attribuì tra i quattordici e le ventisei vittime. Venne ghigliottinato il 31 dicembre 1898 per undici omicidi.

Belle Sorenson Gunness

Era una donna norvegese di origine ma statunitense di adozione che, con degli annunci romantici, attirava uomini ricchi in casa sua per derubarli e ucciderli con un’ascia. Uccise anche alcune figlie usando del veleno. Brynhild nacque nella regione del Trondelag nella Norvegia centrale da una famiglia povera. Il padre, Paul Pedersen Storset, lavorava come tagliapietre e possedeva una piccola fattoria che bastava a malapena a sfamare la famiglia. La madre, Berit Olsdatter, era una casalinga.

La giovane Brynhild, la più piccola dei suoi otto fratelli, si manteneva come tante altre ragazze della sua età e della sua condizione sociale portando le pecore al pascolo. Circa due anni dopo essersi stabilita in America, Belle conobbe Mads Sorensen, un sorvegliante notturno, con il quale ben presto si sposò. Nel 1890 si trasferirono in un sobborgo di Chicago, ad Austin. Belle adottò in quel periodo una bambina di otto mesi, Jenny Olsen, il cui padre alla morte della moglie non si era sentito di crescere da solo.

Quando però questi si risposò e volle riprendersi la figlia con sé, nacque una battaglia legale per la custodia di Jenny, dalla quale uscì vincitrice la Gunness. Gli omicidi partirono dal 1896 e si conclusero nel 1908. Le sue tracce si persero quando la sua fattoria andò a fuoco. Lì furono trovati i cadaveri. Sembra che la Gunness avesse innescato l’incendio per fuggire con il bottino e coprire le tracce. Il suo corpo non fu mai trovato. La polizia provò a cercarlo nella casa incendiata e ne recuperò uno, che non era il suo.

Callisto Grandi

Assassino seriale italiano che, nella seconda metà del 1800, uccise quattro bambini. Nacque a Incisa Valdarno, nel 1849. Veniva spesso preso in giro da loro e da tutto il paese per le sue deformazioni fisiche: bassa statura, calvizie, testa enorme, un piede con sei dita per cui lo chiamavano Ventundito. Orfano e zitello, l’uomo era inoltre molto povero e di scarsa intelligenza.

Grandi uccise infatti quattro bambini, nel periodo che va dal 1873 al 1875, rei di averlo preso in giro. Esausto, l’uomo andò a lamentarsi con il sacerdote e il maestro del paese, dicendo che i bambini lo importunavano, lo schernivano, andavano nel suo negozio per rubare gli attrezzi e a volte gli dipingevano il viso. Per vendicarsi li attirò nella sua bottega di carradore, li colpì con una pala e ne seppellì i cadaveri in buche poco profonde. Arrestato mentre cercava di uccidere il quinto, confessò gli omicidi e fu condannato ai lavori forzati. Morì nel 1911.

Maria Swanenburg

Avvelenatrice olandese, tra il 1880 e il 1883, con l’arsenico causo la morte di parenti, gente anziana e malati. Il tutto per intascarsi le loro eredità o le loro assicurazioni sulla vita. Nata il 9 settembre 1839 a Leida, nei Paesi Bassi, era figlia di un operaio, Clemens Swanenburg, e di una casalinga, Johanna Dingjan. Crebbe nella periferia del povero quartiere di Leida, dove si occupò dei malati: li lavava, svolgeva i compiti di casa al loro posto e si offriva di fargli la spesa. Quando aveva dodici anni Maria si trasferì con i genitori e i fratelli perché la famiglia, a causa di alcuni affitti arretrati, era stata sfrattata.

Da giovane ebbe due figlie, che morirono in tenera età. Il 13 maggio 1868, all’età di circa 30 anni, si sposò con un fabbro che lavorava presso una fucina, un certo Johannes van der Linden. Da lui ebbe cinque figli e due figlie. Il loro matrimonio durò fino al 29 gennaio 1886. Continuò a prendersi cura di anziani e malati. A seguito delle sue gentilezze si prese poi il soprannome di Goeie Mie (Buona Mie). Gli omicidi partirono nel 1880 e si conclusero nel 1883. Tutte le vittime erano suoi conoscenti, quasi tutti anziani e malati, che avvelenava con l’arsenico.

Le prime due vittime furono i suoi genitori. Poi passò alla sorellastra Cornelia van der Linden, che morì il 30 maggio 1881. Anche la cugina Willem il 15 luglio 1881 fece la stessa fine. L’1 novembre dello stesso anno uccise un’altra vittima identificata, un certo Arend. Quando diventò più avida, iniziò a sterminare intere famiglie, compresi i bambini. Pare abbia anche ucciso due dei suoi figli più piccoli. Il marito, una delle persone più vicine a lei, fu risparmiato. Almeno cinquanta persone che provò ad avvelenare sopravvissero. Molte altre morirono. Quarantacinque sopravvissuti ebbero problemi alla salute di varie proporzioni dopo l’ingestione del veleno. Arrestata nel dicembre 1883, a seguito di alcuni tentati omicidi, fu condannata al carcere a vita per almeno 27 omicidi. Morì l’11 aprile 1915.

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John e Sarah Makin

Questa coppia di serial killer australiani, dal 1890 al 1892, compì alcuni omicidi nel New South Wales. Sarah Jane Makin, originaria di Sutcliffe, era nata il 20 dicembre 1845. Si sposò per la prima volta nel 1865, ma poi si risposò con John Makin (nato il 14 febbraio 1845) nel 1871. I due ebbero cinque figli e cinque figlie. Lavoravano come badanti per figli illegittimi. Nel 1892 sparirono dopo essersi presi cura di un bambino scomparso, Horace Murray, nato quello stesso anno. La coppia, dopo averlo ucciso, era scappata a Macdonaldtown.

L’11 ottobre 1892 un lavoratore, James Hanoney, trovò in uno scarico intasato nel sotterraneo di una casa abitata in precedenza dai Makin, che intanto si erano nuovamente spostati a Chippendale, i cadaveri di quattro bambini. I Makin vennero arrestati insieme a 4 figli. Nei cortili di undici case che avevano occupato a partire dal 1890 vennero alla luce altri corpi, per un totale di tredici. I due furono condannati a morte e i loro appelli non furono accettati. John fu impiccato il 15 agosto 1893 nel carcere di Darlinghurst Goal. La pena di Sarah fu commutata in carcere a vita e lavori forzati. Uscì sulla parola nel 1911. Morì a Marrickville il 13 settembre 1918.

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Vincenzo Verzeni

Nato a Bottanuco l’11 aprile 1849, era soprannominato il Vampiro della Bergamasca e lo Strangolatore di donne. Fu condannato per l’omicidio di due donne e l’aggressione di altre sei tra il 1867 e il 1872. Il suo caso fu studiato da Cesare Lombroso. La sua era una famiglia di contadini e la sua infanzia è segnata dalle condizioni economiche disagiate della famiglia: il padre è alcolizzato e violento, mentre la madre soffre di epilessia. Verzeni manifesta i primi segni di aggressività all’età di diciotto anni. Nel 1867 aggredisce nel sonno la cugina Marianna e tenta di morderle il collo, ma fugge spaventata dalle sue grida. Non risultano denunce in seguito all’aggressione.

Nel 1869, un’altra contadina, Barbara Bravi, viene aggredita da uno sconosciuto che fugge appena la donna oppone resistenza. La Bravi non è in grado di identificare l’aggressore ma, ciò nonostante, anni dopo, in seguito all’arresto di Verzeni per due omicidi, non escluderà che potesse trattarsi di lui. Nello stesso anno, Verzeni aggredisce Margherita Esposito: nella colluttazione l’uomo viene ferito al volto e successivamente identificato dalla polizia. Anche in questo caso non risultano provvedimenti penali in seguito all’aggressione. Il primo omicidio risale all’8 dicembre 1870 quando la quattordicenne Giovanna Motta, che si stava recando nel vicino comune di Suisio per visitare alcuni parenti, scompare nel nulla.

Il suo cadavere viene ritrovato quattro giorni più tardi, mutilato: il collo mostra segni di morsi, le interiora e gli organi genitali sono stati asportati e la carne di un polpaccio è stata strappata. Alcuni spilloni trovati accanto al cadavere fanno pensare che Verzeni abbia praticato del piquerismo durante o dopo le sevizie. Vincenzo Verzeni è arrestato solo nel 1873. Gli infermieri del manicomio criminale di Milano dichiarano di averlo trovato morto il 13 aprile 1874, impiccato nella sua cella. Ma non tutte le fonti storiche concordano.

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Jane Toppan

L’ultima importante assassina seriale della storia nato nel 1800 era un’infermiera statunitense che, tra il 1885 e il 1901, avvelenò con morfina, atropina e stricnina più di trentuno persone. Appartiene alla sfera degli Angeli della Morte. Nacque con il nome di Honora Kelley nel 1857, a Boston. Rimase in giovane età orfana di madre. Il padre, un alcolizzato, era anche pazzo e passò la giovinezza in un orfanotrofio. Nel novembre 1864, meno di due anni dopo, Honora diventò la serva della signora Ann Toppan a Lowell. Sebbene non fosse mai stata adottata ufficialmente dai Toppan, prese il cognome della famiglia per cui lavorava. In questo periodo ebbe inizio la sua carriera di infermiera nel Massachussets.

Nel 1885 la Toppan cominciò ad esercitarsi a diventare un’infermiera nel Cambridge Hospital. Si divertiva a usare i pazienti come cavie umane per esperimenti con la morfina e l’atropina: gli alterava le dosi prescritte per vedere i loro effetti sul sistema nervoso. In particolare le piaceva l’atropina a causa dei sintomi animati a cui è associata. Altre volte compilava false cartelle cliniche e spendeva molto tempo da sola con i pazienti. Con delle altre medicine gli faceva perdere conoscenza per poi andarci a letto.

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Non è chiaro se abbia svolto attività sessuali con loro. Commise anche diversi omicidi. Somministrava alle vittime una mistura di droghe per poi abbracciarle nel letto mentre morivano. Compiva questo gesto per soddisfazione, non per motivi economici. Fu arrestata il 26 ottobre 1901. Confessò di avere commesso i delitti per puro piacere. Inoltre, provava molto risentimento per non essersi potuta costruire una famiglia. Nel 1902 fu confinata in un manicomio in considerazione della sua comprovata insanità mentale. Morì a Taunton il 17 agosto del 1938.

Storie di Serial Killer è una collana di libri. Date un’occhiata ai nostri titoli: Le Serial Killer: Donne che uccidono per passione di Marco Cariati e Assassini Seriali: i più spietati di Primo Di Marco

Assassini seriali recenti: i peggiori serial killer del 1900

Freddi, spietati, empatici con la sofferenza delle proprie vittime. Gli assassini seriali sono così e rappresentano un “mondo accanto” da sempre. Nel libro “Assassini Seriali: i più spietati” sono raccolte storie di serial killer recenti del 1900. Venti storie, quelle dei venti più spietati serial killer. Racconti sintetici al punto giusto, con dettagli sulle vite, sui traumi, sugli omicidi e sui processi di questi terribili uomini.

I colombiani Luis Alfredo Garavito Cubillos, Pedro Alonso López e Daniel Camargo Barbosa sono in assoluto i tre serial killer del Novecento che si sono lasciati alle spalle la più lunga scia di sangue. Stupratori, pedofili, maniaci. Arrabbiati, asociali, a volte schizoidi. Sempre assetati di sangue e perciò abili cacciatori. Il nome del brasiliano Pedro Rodrigues Filho, nella cultura popolare, è ormai associato alla crudelta fatta a persona. E non da meno quello del satanista texano “Richard” Ramirez.

Mentre Andrej Cikatilo, “Ted” Bundy, Gary Ridgway, Jaffrey Dahmer, Harold Shipman e John George Haigh rappresentano, ognuno per conto proprio, il prototipo ideale del perfetto serial killer moderno, le ombre che aleggiano sul “Mostro di Firenze” ci ricordano che spesso, tanta verità, forse la più crudele, rimane avvolta dietro uno spessissimo alone di mistero.

“Assassini Seriali: i più spietati” è il “libro-inchiesta” di Primo Di Marco che ricostruisce le storie dei venti più terribili assassini seriali del Ventesimo secolo del Novecento e di questo inizio di terzo millennio. Venti monografie. Storie che hanno segnato il mondo. L’opera è presente in formato ebook su quasi tutti gli store italiani e internazionali, mentre il libro è venduto su Amazon, Create Space, Lulu.com (che lo distribuisce all’estero) e nelle librerie italiane distribuito da Youcanprint attraverso l’omonimo catalogo.

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Vite raccontate dall’infanzia, traumi e involuzioni delle rispettive personalità. Omicidi, “modus operandi”, nomi e cognomi delle vittime e tantissime altre informazioni aggiornate. I serial killer trattati nel libro: Luis Garavito, Pedro Alonso Lopez, Daniel Camargo Barbosa, Pedro Rodrigues Filho, Andrej Čikatilo, Gary Ridgway, “Ted” Bundy, John Wayne Gacy, Donald Gaskins, Jeffrey Dahmer, “Mostro di Firenze”, Harold Shipman, Arthur Shawcross, “Richard” Ramírez, Dennis Rader, Edmund Kemper III, Peter Manuel, John George Haigh, Dennis Nilsen e Tommy Lynn Sells.

Storie di Serial Killer è una collana di libri. Dai un’occhiata ai titoli: Le Serial Killer: Donne che uccidono per passione di Marco Cariati e Assassini Seriali: i più spietati di Primo Di Marco.