Articoli

Toni Bou, recordman da 20 titoli

Per noi tutti è Toni. Toni chi? Toni Bou. Non è una star patinata. È umile, modesto, tenace, abilissimo con la moto. Insomma, un vero recordman che, nel 2018, festeggia venti titoli iridati all’attivo. Un cannibale delle gare iridate di trial. Antoni Bou i Mena, questo il suo nome all’anagrafe, nasce il 17 ottobre 1986 a Piera, una piccola città spagnola della comunità autonoma della Catalogna.

Tra massi e pareti, Bou disegna volteggi a due ruote incredibili (ma veri). Una leggenda del trial, specialità del motociclismo che consiste nel superare tutti ostacoli sul tracciato, tra cui rocce, fiumi e alberi nelle prove outdoor, blocchi di cemento e costruzioni artificiali nelle gare indoor. Inizia la sua carriera a tredici anni ed è considerato una leggenda vivente. A trentuno anni, il pilota catalano conta venti titoli mondiali nella categoria individuale e dodici vinti con la nazionale spagnola.

Comincia a correre nelle competizioni nazionali. Dal 1999 al 2003, cioè per cinque anni di fila, è campione catalano nella Cadetti e due volte campione spagnolo di trial, una volta Junior e una volta Senior. Ottiene i suoi primi successi internazionali nel trial vincendo il titolo Europeo Juniores nel 2002. Poi concede il bis l’anno successivo, questa volta tra i Senior.

PROMEMORIA > Hai trovato interessante questo racconto? Sfoglia le altre storie

Correndo nel Mondiale Trial dapprima per la Betamotor ed in seguito per la Montesa-Honda Repsol HRC, arriva al record assoluto di venti Campionati del Mondo consecutivi tra outdoor e indoor dal 2007 al 2016. Non corre solo, Toni Bou. È semplicemente “il” fuoriclasse. Esatto. Non “un” fuoriclasse, “il” fuoriclasse.

Ha parecchi inseguitori. I suoi principali avversari sono piloti del calibro di Albert Cabestany ed Adam Raga, due che non scherzano affatto, anche loro catalani. In tanti lo stimano, lo ammirano e lo invidiano, sognano di pareggiarlo, se non proprio di batterlo. Sognare è gratuito, specialmente quando parliamo di record astronomici come questo, o come i nove titoli WRC di Sébastien Loeb, o i nove in Motomondiale di Valentino Rossi.

Con la zipline sospesi sul fiume Nu

Una storia che arriva dall’area del fiume Nu, che letteralmente significa “arrabbiato”, ultimo tra i grandi fiumi cinesi ad essere stato toccato dallo sfruttamento idroelettrico e patrimonio inviolabile dell’umanità. Almeno stando a ciò che dice l’Unesco. Siamo nel sud-ovest della Cina, in una zona ricca di vegetazione, completamente isolata e ancora più o meno protetta dalla modernizzazione estrema, che porta l’uomo ad abitare zone decisamente poco ospitali del nostro pianeta.

Con la zipline sospesi sul fiume Nu

Tutti i giorni Madre e figlio usano la zipline.

Lì, gli abitanti dei villaggi, isolati dal fiume Nu, si arrangiano come possono. Non ci sono grandi arterie di collegamento e neppure ponti o opere simili. Ad esempio, quando devono raggiungere il mercato e devono passare dall’altra sponda, lo fanno aggrappati a una zipline.

Esatto, madri e figlioletti si lanciano nel vuoto, sospesi alla fune, passando veloci sul Nu, che quando è “carico”, o “arrabbiato” che dir si voglia, mette i brividi. Ma nell’epoca dell’ultra tecnologico in questo sperduto angolo di mondo si fa così. Non essendoci ponti scivolano lungo la fune, sospesi nel vuoto.

Cha Huilan, che è una madre, dal villagio di Lazimi va a comprare così le medicine a sua mamma gravemente malata, portando con sé il figlioletto. La corsa sulla fune è gratuita per tutti i residenti dei villaggi, mentre per i turisti costa circa sette euro. E per la verità è molto gettonata presso i pochi turisti.

PROMEMORIA > Hai trovato interessante questo racconto? Sfoglia le altre storie

Con la zipline sospesi sul fiume Nu

Dopo essersi legati saldamente, mamma e bimbo “volano” sul fiume.

Ovviamente, questa pace non durerà in eterno, perché il governo cinese ha deciso che è il caso di iniziare a costruire ponti e strade anche in questo quasi immacolato angolo del pianeta. Infatti, non è assolutamente un segreto che l’ormai incessante e sproporzionata crescita economica cinese vada di pari passo con un enorme aumento del consumo di energia.

Sebbene il carbone rappresenti ancora il cardine del settore energetico del Paese, negli ultimi anni la Cina si sta muovendo sempre di più in direzione delle energie rinnovabili e l’idroelettrico è diventato la fonte chiave della generazione di energia rinnovabile.

Ed ecco che le attenzioni si concentrano nell’area del fiume Nu, ultimo tra i grandi fiumi cinesi ad essere stato toccato dallo sfruttamento idroelettrico. L’impatto locale che la costruzione degli impianti idroelettrici ha provocato sull’ambiente e sulla popolazione dell’area è disastrosa, perché rende l’area ancor più dipendente dal governo centrale anche per l’acqua.

Il robot sommelier creato all’alberghiero

Segnatevi questa data: 27 maggio 2018. Cade di domenica e debutta a Biella, in un noto centro commerciale, Il robot sommelier creato all’alberghiero dagli studenti del Gae Aulenti, già visto in occasione di Vinitaly. Che a pensarci su una frazione di secondo, dopo l’euforia del momento, sembra anche un ottimo modo per far sostituire il sommelier da una macchina e mettere definitivamente in ginocchio anche questa professione. Ma si sa, l’evoluzione tecnologica non si ferma e l’uomo non si sostituisce, così dicono…

Domenica, tutti i visitatori possono osservare il robot all’opera, mentre effettua l’analisi di alcuni vini, sia tramite un “assaggio” sia attraverso la lettura e l’elaborazione delle loro etichette. Beppe, questo il nome dell’automa, è in grado di individuare la provenienza del vino, di elencarne le caratteristiche e di suggerire i piatti da abbinare, proprio come un essere umano. A guidare il gruppo di studenti che ha progettato e poi concretamente realizzato il robottino sono stati i professori Giuseppe Aleci e Roberto Donini.

“Sfruttando appositi sensori può analizzare il ph e dare informazioni sul livello di acidità, la presenza di solfiti, il grado alcolico, persino il colore del vino. Questi parametri gli consentono di specificare la temperatura a cui dovrebbe essere servito e i piatti migliori a cui accompagnarlo”, ha detto il professor Giuseppe Aleci. Beppe, che quando era ancora un prototipo si chiamava “Sommelierobot”, impiega i servizi Microsoft cognitive per il riconoscimento visivo, ottenendo così una descrizione precisa di ciò che inquadra, bottiglia, calice di vino…

Il robot sommelier creato all'alberghiero

Due degli studenti che hanno partecipato alla realizzazione di Beppe, il robot sommelier.

Sfruttando una tecnologia object tracking è in grado di memorizzare ogni etichetta, creando una sorta di piccolo catalogo di vini. Procede poi all’“assaggio” vero e proprio, attraverso sensori digitali e manuali. I giudizi che fornisce sono molto simili a quelli di un intenditore.

PROMEMORIA > Hai trovato interessante questo racconto? Sfoglia le altre storie

Il robot è anche in grado di colloquiare con chi gli sta davanti grazie a un chatbot realizzato dai nostri ragazzi e simile ai più famosi assistenti virtuali come Siri e Cortana.  L’idea nasce dallo sviluppo di un progetto già avviato dalla stessa scuola lo scorso anno per le Olimpiadi di robotica e il Maker Faire di Roma, la fiera europea sull’innovazione.

In presenza di una connessione wifi, il robot sommelier è in grado di collegarsi a internet per attingere a nuove informazioni. Altrimenti il codice per continuare a interagire con l’uomo si scrive automaticamente, così da essere sempre in grado di fornire risposte precise alle sollecitazioni esterne. “Non potrà mai sostituire l’uomo per la varietà infinita di sensazioni che il nostro palato è in grado di provare. Può rivelarsi però un valido strumento per un controllo generale all’interno della cantina. Per valutare i parametri più importanti e dirci se sta procedendo tutto bene”, ha affermato Aleci.