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Aste al centesimo: ecco le nuove frontiere della dipendenza

Esistono nuove frontiere della dipendenza. Internet serve anche a monitorare le nuove frontiere in cui è possibile scaricare la fame da gioco d’azzardo. Tutto legale, per carità. Le aste al centesimo sono uno dei tanti nuovi modi con cui persone malate, dipendenti dal gioco d’azzardo e dal brivido delle puntate, possono rovinare le loro vite e quelle di chi gli sta vicino. Mica pensavate che c’erano solo le famigerate sale slot, i centri scommesse e le bische clandestine, dove si può spendere di tutto scommettendo su tutto.

Peccato non si possa scommettere su quei novantotto miliardi di evasione poi condonati dallo Stato alle varie Atlantis, Sisal, Lottomatica…Se è legale? Formalmente e tecnicamente rispetta le attuali leggi in materia di gioco d’azzardo. In fondo, basta che si dica chiaramente che il gioco d’azzardo causa dipendenza. E forse sarebbe anche il caso di aggiungere che la dipendenza psicologica dal gioco d’azzardo può rovinare la vita di una persona. Come il fumo. Non dimentichiamo che molte normative statutarie nate o riviste negli ultimi decenni non vanno a braccetto né con il buon senso né con la morale.

Quello delle aste al centesimo online, come il poker online, i casinò sul web e via dicendo, è divenuto ormai un pericoloso fenomeno che interessa centinaia di migliaia di persone in Europa, in crescita costante nei Paesi poveri in cui, spesso, la ricchezza è un sogno irrealizzabile.

Potenzialmente, questo problema tocca qualche milione di persone in tutto il mondo. Non è un’esagerazione fantastica. Si tratta di una triste realtà, al limite del borderline, che conferma come la dipendenza sia sempre più destinata a diventare uno dei mali più diffusi nel prossimo futuro.

Il gestore fa soldi a palate, anche più di centomila euro al giorno, qualcuno fa l’affare, in ogni caso meno affare di ciò che pensa, e qualcun altro, tutti gli altri, ci rimettono l’osso del collo. Ti interessa sapere davvero come funziona? Te lo racconto dopo averli testati personalmente. Si chiamano MadBid, piuttosto che Prezzi pazzi, oppure Swoggi, Bidoo (che sono i più frequentati, affidabili e conosciuti) e hanno alle spalle società serie.

Chi vince riceve l’oggetto o gli oggetti aggiudicati nei tempi stabiliti e senza costi aggiuntivi. Si paga il bene e la spedizione. E a questa cifra si somma il valore delle puntate, che sono il vero business che si cela dietro le aste al centesimo. Per uno che vince un premio che ne sono trenta-quaranta, ma anche cento, che perdono tutto.

Cosa perdono tutti gli altri? I soldi. Come? Puntando. Semplicemente puntando. Le puntate sono a pagamento: 4, 5, 6, 8, 10, 12 e più crediti a click. I crediti si acquistano con carta di credito. Il costo, ovviamente, varia da asta ad asta. Dipende da cosa c’è in vendita. Ogni click fa aumentare i prezzi dell’oggetto di un solo centesimo e questo garantisce un prezzo finale basso per l’aggiudicatario.

Dicevo che i crediti si acquistano direttamente sul sito, pagando con carta di credito o con conto PayPal. In genere poco meno di 500 crediti costano circa 50 euro. Con questi bonus, se non si vuole restare a secco già nel giro di 30 minuti, bisognerà cercare di comprare altri crediti, che quasi continuamente verranno proposti all’asta e saranno aggiudicabili a prezzi stracciati rispetto al valore dichiarato: 40-50 euro per 2 mila crediti, al posto di 500 euro.

Punta e ripunta, per questi 2 mila crediti avrete già speso almeno 100 euro e perso almeno 200 dei punti acquistati in precedenza. Una vera e propria esca. E voi la preda. Quando avrete all’attivo almeno 2 mila crediti potrete sperare di partecipare a qualche piccola asta, non affollata, meglio se notturna, perché in realtà se non avete un minimo di 6 mila o 7 mila crediti a disposizione, l’ideale sarebbe partire da 10 mila, non potete permettervi il lusso di sfidare la sorte.

Una serie di aste chiuse. Si osservi i prezzi irrisori a cui vengono battuti gli oggetti. Non potete puntare ad un iPad, ad un i Mac, ad una Canon… Si punta a ritmi velocissimi. A volte non si ha neppure il tempo di leggere il nome di un giocatore che ha puntato che si sovrappongono 4-5 rilanci in un secondo. A questo punto, siccome si è in gioco, si gioca. Almeno, questo è il meccanismo che scatta nel giocatore. E si spende. Pardon, si punta.

Alcune aste danno fino 5 secondi per rilanciare, altre fino a 45 secondi (in questo ultimo caso l’asta può arrivare a durare anche dodici ore). Nessuno immagina che si sta competendo con veri professionisti, venditori con alle spalle grandi budget e possibili o probabili alleanze. Nei corridoi della Polizia Postale si mormora che anche le mafie sono interessate ad alcuni di questi siti. Quantomeno per farci shopping a buon mercato, riciclando soldi sporchi.

Vi verrà il sospetto di avere a che fare con abili venditori quando noterete, circa un paio di ore dopo la chiusura dell’asta in cui avete perso per l’ennesima volta, che gli oggetti per cui vi siete svenati verranno messi in vendita su Ebay o su Amazon con tempi di consegna più lunghi del solito o con modalità particolari, tipo “prenota e paga ora, ti mandiamo una mail appena il prodotto sarà disponibile”.

Sul fatto che Madbid e la maggior parte dei siti di aste on-line siano seri non si discute, sul fatto che su quei siti si facciano affari appare estremamente surreale, a meno che non si giochi in società con la dea bendata. In realtà, chi sta guadagnando (tanto) da questo tipo di business è solo il gestore.

Facciamo un esempio intuitivo a tutti. Mediamente, un iPhone 6 viene aggiudicato tra i 150 e i 250 euro. Considerando che ciò si traduce in qualcosa che oscilla tra le 15 mila e le 25 mila puntate da parte dei partecipanti all’asta, e considerando che ciascuna puntata costa al puntatore da 5 a 10 centesimi, ciò significa che un oggetto di un valore medio di 700 euro viene alla fine a fruttare al gestore d’asta dai 7 mila e 500 ai 25 mila euro.

Sicuramente chi si aggiudica il prodotto a 250 euro può aver fatto l’affare (anche se deve considerare le sue puntate nel costo finale d’acquisto), ma il vero affare lo fa il gestore d’asta. Con 10 prodotti analoghi venduti ogni giorno, il gestore porta a casa tra i 75 mila e i 250 mila euro ogni 24 ore in maniera legale e, purtroppo, accettata e tollerata un po’ ovunque: un po’ di meno negli Stati Uniti d’America, dove molte associazioni vorrebbero che venisse vietato.

E poi c’è l’aspetto più inquietante di tutta la vicenda, che riguarda la politica di marketing, portata avanti da queste società. Partiamo dal fatto che molti siti di aste al centesimo, per regolamento, rendono a modo loro una piccola percentuale di ciò che si è perso. Parte dei risparmi volati via, diventano credito spendibile per acquistare oggetti a prezzi da negozio. Questa piccola cifra, circa 10 euro ogni 100 spesi, è a tempo determinato. O la si investe entro pochi giorni, acquistando qualcosa sul sito internet in questione e magari aggiungendo ancora molti soldi per raggiungere la differenza, o la si perde per sempre. Un altro specchietto per le allodole.

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Non si è neppure liberi di decidere di gettare alle ortiche quella miseriaccia, che subito si viene bombardati da mail che ti invitano ad acquistare ancora crediti con l’offerta del 3×1. Esatto, paghi uno e ti danno il triplo di crediti. Provate a mettervi nei panni di chi, da persona dipendente, si vede fare questa offerta. Pensa: “Non può andare sempre male. I miei familiari si arrabbieranno per tutto quello che ho perso, però magari vinco e ripiano i debiti o mi resta qualcosa. Ma dai proviamo, cosa che vuoi che sia. Anzi, me lo sento, questa sarà la volta buona”.

Si perde di nuovo e, poco dopo, si riceverà un altro messaggio: “Affrettati, c’è un’offerta eccezionale valida solo per te e solo per oggi”. Un circolo vizioso senza apparente fine. Quasi ti senti in colpa di non aver più soldi. Ti viene voglia di indebitarti pur di non diniegare. Ma non lo fai. E allora arrivano gli sms. Una persecuzione che non può non far cedere chi del gioco è schiavo. Una persecuzione con un unico fine: lasciarti in mutande. O forse, toglierti anche quelle.