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Il Caffè Basaglia deve riaprire e Torino deve aiutare

Il Caffè Basaglia deve riaprire. Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando il Caffé Basaglia di Torino è stato costretto a sospendere le sue attività: a luglio 2019 c’era stato il crollo di una soletta in un locale attiguo ed è stato dichiarato inagibile l’intero edificio. Da allora nessuna attività ha potuto tenersi nei locali del Caffè Basaglia: nessun incontro, nessun evento culturale, nessuno spettacolo, bar chiuso, ristorante chiuso, nessuna entrata economica, soltanto spese.

Ad oggi sei dipendenti hanno l’indennità di disoccupazione, altri due con borsa lavoro vedono sfumare la prospettiva di un’assunzione vicina: sono in gran parte malati psichiatrici, alcuni vi lavorano da anni, altri sono giunti da poco ma tutti hanno potuto riscoprire il gusto di una vita in cui i rapporti con le persone cosiddette “normali” si basano sul rispetto reciproco e in cui la convivenza è mediata da regole dettate dall’affettività e dall’empatia.

“Visto da vicino nessuno è normale”: la grande scritta che accoglie chi entra al Caffè Basaglia è un invito a non fermarsi alle apparenze, a superare barriere e pregiudizi per vincere la solitudine competitiva causata dalla frammentazione dei legami sociali.

Questo luogo magico di incontro di esperienze solidali è un progetto concreto di lotta contro l’emarginazione che ha saputo mantenere gli impegni offrendo opportunità di lavoro a pazienti psichiatrici e occasioni di incontro per tutti. Nei suoi undici anni di vita il Caffè Basaglia è stato tutto questo e molto altro ancora, nei suoi locali hanno sede tra l’altro il Comitato acqua pubblica Torino, il Controsservatorio Valsusa e Carovane Migranti è di casa.

Ma oggi il Basaglia è chiuso e non si sa quando potrà riaprire, quando potrà riprendere ad essere quel punto di riferimento per i tanti (torinesi e non) che vedono in questo circolo Arci così “diversamente normale” un grande patrimonio di grandi esperienze collettive nella lotta per la difesa dei diritti, un bene comune da difendere ad ogni costo.

Il Caffè Basaglia deve riaprire. Ce la farà? Dipende anche da tutti noi che, come il Caffè Basaglia, non abbiamo sponsor nei palazzi del potere né governi amici. In queste settimane si svolgono molte iniziative in sostegno del Caffè Basaglia, una delle tante e si terrà nella vicina Val di Susa: una cena solidale alla Locanda del Priore gestita dalla cooperativa Amico che aderisce alla campagna SOS Caffé Basaglia condividendone gli obiettivi. Un cibo di qualità per alimentare un progetto di qualità.

Il caffé Basaglia nasce da un’idea originaria, costituitasi intorno ad una servizio pubblico ed istituzionalizzato, ha generato la costituzione di un’associazione composta anche da non addetti ai lavori ed alla successiva contaminazione con altre associazioni che lavoravano nel territorio con i migranti e nel campo dell’informazione diffusa ed indipendente.

Partendo dal lavoro quotidiano nel Centro Diurno del Dipartimento di Salute Mentale dell’Asl di zona ci siamo trovati ad affrontare questo problema: la consuetudine di imparare a cucinare nei gruppi pranzo e i corsi alberghieri in “borsa lavoro” con il lodevole proposito di acquisire autonomia, si scontravano nella realtà con la difficoltà a trasferire queste competenze nella vita quotidiana.

I pazienti che vivono in famiglia difficilmente hanno spazio e voglia di cucinare, mentre chi vive da solo ha problemi troppo grandi per mettersi ai fornelli quando piomba nella solitudine della sua casa. Inoltre la difficoltà a reggere i ritmi lavorativi e la rarità quasi assoluta di lavori protetti produce un cortocircuito di frustrazioni.