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Salute ed epidemie: ebola, peste, colera e pandemie storiche

Ebola, peste, colera, Hiv, Sars, Mers, influenza suina, aviaria e tifo. Morti, milioni di morti e panico globale. In una sola parola: pandemie. Epidemie la cui diffusione interessa contemporaneamente diverse aree geografiche del mondo, con una mortalità elevata e un alto numero di casi gravi. Nella storia del mondo si sono verificate numerose pandemie. Fra le più recenti si ricordano l’influenza spagnola nel 1918, l’influenza asiatica nel 1957, l’influenza di Hong Kong nel 1968, l’Hiv. Il termine pandemia si applica solo a malattie o condizioni patologiche contagiose. Di conseguenza, molte delle patologie che colpiscono aree molto grandi o l’intero pianeta – come ad esempio il cancro – non sono da considerarsi pandemiche.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le condizioni affinché si possa verificare una vera e propria pandemia sono tre: la comparsa di un nuovo agente patogeno, la capacità di tale agente di colpire gli uomini, creando gravi patologie, la capacità di tale agente di diffondersi rapidamente per contagio. In passato, la maggiore parte delle pandemie furono zoonosi, ovvero originate dalla convivenza degli esseri umani con animali da allevamento. Due esempi tipici sono l’influenza e la tubercolosi. Le pandemie più catastrofiche della storia sono molte. Moltissime sono anche le epidemie di cui restano testimonianze storiche ma delle quali è impossibile identificare l’eziologia. Un esempio particolarmente impressionante è quello della cosiddetta malattia del sudore che colpì l’Inghilterra nel XVI secolo. Più temibile della stessa peste bubbonica, questa malattia uccideva all’istante.

Cos’è e quali sono le conseguenze della febbre tifoide

Compare durante la guerra del Peloponneso, nel 430 a.C. La febbre tifoide uccise un quarto delle truppe di Atene ed un quarto della popolazione, nel giro di quattro anni. Questa malattia fiaccò la resistenza di Atene, ma la grande virulenza della malattia ha impedito una ulteriore espansione, in quanto uccideva i suoi ospiti così velocemente da impedire la dispersione del bacillo. La causa esatta di questa epidemia non fu mai conosciuta. Nel gennaio 2006 alcuni ricercatori della Università di Atene hanno ritrovato, nei denti provenienti da una fossa comune sotto la città, presenza di tracce del batterio. La febbre tifoide o tifo addominale (o ileotifo) è una malattia infettiva sistemica, febbrile, a trasmissione oro-fecale provocata da un batterio del genere Salmonella, detto anche bacillo di Eberth o di Gaffky.

Cos’è e quali sono le conseguenze della peste antonina

Fa la sua comparsa tra il 165 e il 180. Si tratta di un’epidemia presumibilmente di vaiolo, portata dalle truppe di ritorno dalle province del vicino Oriente, uccise 5 milioni di persone. Fra il 251 e il 266 si ebbe il picco di una seconda pandemia dello stesso virus. Pare che a Roma in quel periodo morissero cinquemila persone al giorno. Nota anche come peste di Galeno, da colui che la descrisse, è stata un’antica pandemia di vaiolo o morbillo, o meno probabilmente tifo, riportate in patria dalle truppe di ritorno dalle campagne militari contro i Parti. L’epidemia potrebbe avere anche causato la morte dell’imperatore romano Lucio Vero, morto nel 169 e co-reggente con Marco Aurelio il cui patronimico, Antoninus, diede il nome all’epidemia. Il focolaio scoppiò di nuovo nove anni dopo, secondo lo storico romano Cassio Dione, e causò fino a duemila morti al giorno a Roma, un quarto degli infettati. Il totale dei morti è stato stimato in 5 milioni di persone. La malattia uccise circa un terzo della popolazione in alcune zone, e decimò l’esercito romano.

Cos’è e quali sono le conseguenze del morbo di Giustiniano

Fu la prima pandemia nota di peste bubbonica, scoppiata intorno al 541 dopo Cristo. Partendo dall’Egitto giunse fino a Costantinopoli. Secondo lo storico bizantino Procopio, morirono quasi la metà degli abitanti della città, a un ritmo di 10 mila vittime al giorno. La pandemia si estese nei territori circostanti uccidendo complessivamente un quarto degli abitanti delle regioni del Mar Mediterraneo orientale. L’epidemia di peste bubbonica fu causata dallo stesso batterio, Yersinia pestis che colpì l’Europa nel XIV secolo (la peste nera), con simili effetti sociali e culturali. Uno studio del 2014 ha dimostrato che si trattava, in effetti, dello stesso agente patogeno ma appartenente a un ceppo diverso e ora estinto. Potrebbe aver avuto origine dall’Etiopia o dall’Egitto e essersi diffusa verso nord fino alla capitale, considerati anche i notevoli flussi di generi alimentari, soprattutto grano, che provenivano dal nord Africa. Se effettivamente si fosse trattato di peste bubbonica, il contagio sarebbe dovuto ai parassiti che, veicolati dai ratti, si attaccavano anche agli uomini.

Cos’è e quali sono le conseguenze della peste nera

A partire dal 1300, ottocento anni dopo la strage di Costantinopoli, la peste bubbonica fece il suo ritorno dall’Asia in Europa. Raggiunse l’Europa occidentale nel 1348 e fu causata dall’assedio tartaro alla colonia genovese di Caffa (l’odierna Feodosia) nel 1346 e successivamente portata in Sicilia dai mercanti italiani provenienti dalla Crimea e si diffuse in tutta Europa uccidendo 20 milioni di persone in sei anni (un terzo della popolazione totale del continente). La peste nera provocò un mutamento profondo nella società dell’Europa medievale. Come ha dimostrato David Herlihy, dopo il 1348 non fu più possibile mantenere i modelli culturali del XIII secolo. Le gravissime perdite in vite umane causarono una ristrutturazione della società che, a lungo termine, avrebbe avuto effetti positivi. Herlihy definisce la peste “l’ora degli uomini nuovi”: il crollo demografico rese possibile ad una percentuale significativa della popolazione la disponibilità di terreni agricoli e di posti di lavoro remunerativi. I terreni meno redditizi vennero abbandonati, il che, in alcune zone, comportò l’abbandono di interi villaggi. Le corporazioni ammisero nuovi membri, cui prima si negava l’iscrizione. I fitti agricoli crollarono, mentre le retribuzioni nelle città aumentarono sensibilmente. Per questo un gran numero di persone godette, dopo la peste, di un benessere che in precedenza era irraggiungibile.

Cos’è e quali sono le conseguenze del colera

Tra il 1816 e il 1826, precedentemente confinata all’India, la malattia si diffuse dal Bengala fino alla Cina e al Mar Caspio. Tra il 1829-1851 Toccò l’Europa (Londra nel 1832), Canada, e Stati Uniti (costa del Pacifico). Tra il 1852 e il 1860 principalmente diffusa in Russia, fece più di un milione di morti. Tra il 1863 e il 1875 diffusa principalmente in Europa e Africa. Tra il 1899 e il 1923 ebbe poco effetto sull’Europa grazie anche ai progressi nella salute pubblica. La Russia ne fu di nuovo colpita duramente. Tra il 1960 e il 1966 l’epidemia chiamata El Tor colpì l’Indonesia, raggiunse il Bangladesh nel 1963, l’India nel 1964, e l’Unione Sovietica nel 1966. Il colera è una malattia infettiva del tratto intestinale, caratterizzata dalla presenza di diarrea profusa, spesso complicata con acidosi, ipokaliemia e vomito. È causata da un batterio Gram-negativo a forma di virgola, il Vibrio cholerae, identificato per la prima volta nel 1854 dall’anatomista italiano Filippo Pacini e studiato dettagliatamente nel 1884 dal medico tedesco Robert Koch. Il nome deriva dal greco choléra (cholé= bile) e indicava la malattia che scaricava con violenza gli umori del corpo e lo stato d’animo conseguente: la collera.

Cos’è e quali sono le conseguenze dell’influenza spagnola

Iniziò nell’agosto del 1918 in tre diversi luoghi: Brest, in Francia, Boston, nel Massachusetts, e Freetown, in Sierra Leone. Si trattava di un ceppo di influenza particolarmente violenta e letale. La malattia si diffuse in tutto il mondo, uccidendo 25 milioni di persone (secondo alcuni di più) in 6 mesi (circa 17 milioni in India, cinquecentomila negli Stati Uniti e duecentomila nel Regno Unito). Sparì dopo diciotto mesi. Il ceppo esatto non fu mai determinato con precisione. All’influenza venne dato il nome di “spagnola” poiché la sua esistenza fu inizialmente riportata soltanto dai giornali spagnoli. La Spagna non era coinvolta nella Prima Guerra Mondiale e la sua stampa non era soggetta alla censura di guerra. Negli altri Paesi, il violento diffondersi dell’influenza venne tenuto nascosto dai mezzi d’informazione, che tendevano a parlarne come di un’epidemia circoscritta alla Spagna. In realtà, il virus fu portato in Europa dalle truppe statunitensi che, a partire dall’aprile 1917, confluirono in Francia per la Grande Guerra. Dalle biopsie di alcuni militari americani deceduti per l’influenza, i ricercatori hanno potuto ricavare dei frammenti del virus e studiarlo alla luce delle attuali conoscenze.

Cos’è e quali sono le conseguenze dell’influenza asiatica

Rilevata per la prima volta in Cina nel febbraio del 1957, raggiunse gli Stati Uniti d’America nel giugno dello stesso anno, facendo circa 70 mila morti. L’influenza asiatica fu una pandemia influenzale di origine aviaria, che negli anni 1957-60 fece circa 2 milioni di morti. Fu causata dal virus H2N2 (influenza di tipo A), isolato per la prima volta in Cina nel 1954. Nello stesso anno fu preparato un vaccino che riuscì a contenere l’epidemia. Più tardi mutò nel virus H3N2, che causò una pandemia più leggera tra il 1968 e il 1969.

Cos’è e quali sono le conseguenze dell’influenza di Hong Kong

Il ceppo H3N2, emerso a Hong Kong nel 1968, raggiunse nello stesso anno gli Stati Uniti e fece 34 mila vittime. Un virus H3N2 è ancora oggi in circolazione. Anche questa era un’influenza aviaria (o di tipo A), in particolare il primo caso conosciuto di epidemia dovuta al ceppo H3N2. Questa sigla che si riferisce alla configurazione delle glicoproteine virali di superficie, la emoagglutinina (H) e la neuraminidasi (N): in questo caso significa che delle 16 emoagglutinine conosciute, possiede la numero 3, mentre delle 9 neuraminidasi conosciute questo virus possiede la numero 2. Per la sua somiglianza con l’influenza asiatica del 1957 (causata dal ceppo H2N2, che differiva dall’influenza di Hong Kong solo per una diversa combinazione della emoagglutinina dovuta a mutazione genetica) e probabilmente dal conseguente accumulo di anticorpi affini nella popolazione infetta, l’influenza di Hong Kong causò molte meno vittime di molte pandemie. Le stime sulle perdite umane variano: tra i 750 mila e i 2 milioni di persone morirono in tutto il mondo (34.000 persone negli Stati Uniti) in quei due anni (1968-1969) di attività. Fu perciò la meno letale delle pandemie del XX secolo.

Cos’è e quali sono le conseguenze dell’Hiv-Aids

Dal 1981 si propagò in maniera esponenziale in tutti i Paesi del mondo, uccidendo circa 3 milioni di persone (stime UnAids). Dal 1996 un terapia farmacologica blocca il decorso della sindrome immunodepressiva (per lo meno in quei paesi in cui i malati possono accedere ai farmaci), ma non elimina il virus dai corpi degli individui. Sebbene la malattia sia oggi cronicizzabile e raramente letale – nel mondo sviluppato – ne continua il contagio, legato a fattori comportamentali. La di questa epidemia viene solitamente fatta iniziare nel 1981 quando fu riconosciuta l’esistenza di una nuova malattia in alcuni pazienti negli Stati Uniti. In realtà l’infezione esisteva già da molti anni, ma era stata sempre scambiata per altro. Diffusasi in maniera esponenziale in tutto il mondo, a differenza di tutte le altre epidemie fino ad allora conosciute fu a lungo mortale in percentuali vicine al 100% dei casi diagnosticati (pur nella variabilità dei tempi di sviluppo dei sintomi). Inoltre, il legame presto dimostrato con la sfera sessuale e con l’uso di sostanze stupefacenti (eroina), legò indissolubilmente il contagio, nell’opinione generale, a comportamenti stigmatizzabili, in quanto “trasgressivi”: la sieropositività è ancora oggi vissuta come una condizione potenzialmente discriminatoria, che talvolta ha anche richiesto specifici interventi legislativi.

Cos’è e quali sono le conseguenze della Sars

Non una vera e propria pandemia anche se il virus, proveniente dalla Cina, si diffuse a Hong Kong e di lì fino a Taipei, Singapore, Toronto e molte altre nazioni. Sars è l’acronimo di Severe Acute Respiratory Syndrome, Sindrome Acuta Respiratoria Grave, una forma atipica di polmonite apparsa per la prima volta nel novembre 2002 nella provincia del Guangdong (Canton) in Cina. La malattia, identificata per la prima volta dal medico italiano Carlo Urbani, è mortale in circa il 15% dei casi in cui ha completato il suo corso, con il tasso di mortalità attuale di circa il 7% degli individui che hanno contratto l’infezione.

Questa malattia è causata da un coronavirus, così chiamato per la sua forma a corona. I dati sulla mortalità variano da paese a paese: si va dal 7% riportato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità fino al 15% di altre fonti. I canadesi diedero per primi l’allarme riguardo alla Sars mossi dalla notizia di vendite di farmaci antivirali e di casi di febbre in Cina. La notizia è stata rilevata dal web da Global Public Health Intelligence Network, un software simile ai motori di ricerca programmato per percorrere la rete alla ricerca di possibili malattie infettive e casistiche patogene. Il crawler analizza migliaia di siti in sette lingue e i risultati filtrati vengono trasmessi a esperti dell’Oms, delle agenzie alimentari e dei centri di monitoraggio sanitario, per le analisi definitive.

Cos’è e quali sono le conseguenze dell’influenza AH1N1

La pandemia del virus H1N1 era denominata originariamente influenza suina perché trasmessa da questo animale all’uomo. Il suo focolaio iniziale ha avuto origine in Messico, estendendosi poi in soli 2 mesi a quasi 80 Paesi. In Europa, al 31 agosto 2009 i casi accertati sono 46 mila e 16 e le morti accertate sono 104. Nel resto del mondo i casi di morte accertati sono 2 mila 910 finora. Nel mese di agosto 2010 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato chiusa la fase pandemica. Attualmente il virus H1N1 si comporta similmente ad altri virus stagionali. Appartiene alla famiglia Orthomyxoviridae.

Ne esistono numerose varianti che causano forme influenzali pandemiche negli animali, come la influenza aviaria e la febbre suina. Come per l’influenza stagionale, la trasmissione da persona a persona si può verificare per via aerea attraverso le gocce di saliva trasportate starnuti o colpi di tosse di persone infette, per mezzo del contatto con materiali o superfici infette. I sintomi dell’influenza sono febbre improvvisa, di norma superiore a 38 °C, e manifestazioni respiratorie (tosse, mal di gola, raffreddore) associati ad almeno uno dei seguenti sintomi: mialgia ed artralgia, letargia e mancanza di appetito. Alcune persone colpite dal virus hanno anche riferito di mal di gola, nausea, vomito, diarrea (in particolare nei bambini) e mal di pancia.

Cos’è e quali sono le conseguenze del tifo

Chiamato anche febbre da accampamento o febbre navale perché tendeva a diffondersi con maggiore rapidità in situazioni di guerra o in ambienti come navi e prigioni, il tifo è un altro agente patogeno che creò ricorrenti pandemie nella storia umana. Emerso già ai tempi delle Crociate, colpì per la prima volta l’Europa nel 1489, in Spagna. Durante i combattimenti fra spagnoli e musulmani a Granada, i primi persero 3 mila uomini in battaglia e 20 mila per l’epidemia. Sempre per via del tifo, nel 1528 i francesi persero 18 mila uomini in Italia. Altre 30 mila persone caddero nel 1542 durante i combattimenti nei Balcani.

La grande armée di Napoleone fu decimata dal tifo in Russia nel 1811. Il tifo fu anche la causa di morte per moltissimi reclusi dei campi di concentramento nazisti durante la Seconda guerra mondiale. Il tifo esantematico è conosciuto anche con i nomi di tifo epidemico, tifo petecchiale, dermotifo, tifo dei pidocchi e tifo europeo; non è da confondere con la febbre tifoide (o tifo addominale), provocata dalla Salmonella enterica. Si tratta di una malattia infettiva presente in luoghi con gravi deficienze sanitarie ed è responsabile di epidemie laddove alle scarse condizioni igieniche si assommano guerre, disastri naturali o carestie.

Il germe responsabile è la Rickettsia prowazekii, trasmesso dal pidocchio Pediculus humanus corporis. Non esiste trasmissibilità animale per cui la malattia è contagiosa solo da uomo a uomo. Una volta che il pidocchio ha succhiato il sangue di un individuo infetto, il microrganismo passa dallo stomaco alle feci dell’insetto, se questi le deposita su di un individuo sano la Rickettsia prowazekii è in grado di contagiare attraverso lesioni o micro-lesioni della cute che inoculano nella pelle le feci dell’insetto e il germe dell’infezione. I sintomi sono mal di testa, febbre alta, brividi ed eruzioni cutanee (le petecchie).

Cos’è e quali sono le conseguenze del vaiolo

L’incontro fra gli esploratori europei e le popolazioni indigene di altre zone del mondo spesso fu causa di epidemie e pandemie violentissime. La popolazione dei Guanci delle isole Canarie fu completamente sterminata da un’epidemia nel XVI secolo. Il vaiolo uccise metà della popolazione di Hispaniola nel 1518, e seminò il terrore in Messico intorno al 1520, uccidendo 150 mila persone (incluso l’imperatore) solo a Tenochtitlán. Lo stesso morbo colpì violentemente il Perù nel decennio successivo. Il morbillo fece altri due milioni di vittime tra i nativi messicani nel XVII secolo.

Ancora fra il 1848 e il 1849, circa un terzo della popolazione nativa delle Hawaiians morì di morbillo, pertosse e influenza. Questa malattia infettiva è causata da due varianti del virus Variola, la Variola maior e la Variola minor. La malattia è anche conosciuta con i termini latini variola o variola vera, mentre il termine inglese smallpox venne coniato nel Regno Unito nel XV secolo per distinguerla dalla sifilide, denominata great pox. Il virus del vaiolo si localizza a livello della piccola circolazione della cute, del cavo orale e della faringe. A livello cutaneo si manifesta con un’eruzione maculo-papulare e, successivamente, con vescicole sollevate piene di liquido.

La Variola maior è causa di manifestazioni cliniche più rilevanti ed è caratterizzata da una mortalità del 30-35%. Le complicanze a lungo termine includono cicatrici caratteristiche, soprattutto al volto, nel 65–85% di coloro che riescono a sopravvivere. Possono inoltre manifestarsi, seppure con una minore prevalenza stimabile nel 2-5% dei casi, cecità, come conseguenza di ulcere corneali e successivi esiti cicatriziali, e deformità degli arti, a causa di episodi di artrite e osteomielite. La variola minor causa una forma di malattia più lieve, nota anche come alastrim, che può condurre al decesso nell’1% dei casi.

Cos’è e quali sono le conseguenze dell’ebola

Si conoscono cinque specie appartenenti al genere dell’ebola virus e quattro di queste sono responsabili della malattia da virus Ebola (in inglese ebola virus disease) che colpisce gli umani con una febbre emorragica con un tasso di letalità molto alto. Le cinque specie di virus riconosciute dall’International Committee on Taxonomy of Viruses prendono il nome dalle regioni dove sono stati individuate per la prima volta.

Le specie sono: Bundibugyo ebolavirus, Reston ebolavirus, Sudan ebolavirus, Taï Forest ebolavirus (originariamente Côte d’Ivoire ebolavirus) e Zaire ebolavirus. Lo Zaire ebolavirus è la specie di riferimento per il genere Ebolavirus ed è costituita da un solo ceppo noto, semplicemente chiamato ebola virus, il quale è caratterizzato dal più alto tasso di letalità degli Ebolavirus ed è anche responsabile per il maggior numero di epidemie di Ebola attribuibili al genere, comprese l’epidemia di febbre emorragica di Ebola in Zaire del 1976 e l’epidemia di febbre emorragica di Ebola in Africa Occidentale del 2014, che è quella che ha causato finora il maggior numero di vittime. Gli Ebolavirus sono stati descritti per la prima volta dopo l’epidemia di febbre emorragica scoppiata nel sud del Sudan nel giugno 1976 e nello Zaire nell’agosto 1976.

Cos’è e quali sono le conseguenze della tubercolosi

Chiamata anche tisi o poriformalicosi, in sigla Tbc, la tubercolosi è una malattia infettiva causata da vari ceppi di micobatteri, in particolare dal Mycobacterium tuberculosis, chiamato anche Bacillo di Koch. La tubercolosi attacca solitamente i polmoni, ma può colpire anche altre parti del corpo. Si trasmette per via aerea attraverso goccioline di saliva emesse con la tosse. La maggior parte delle infezioni che colpiscono gli esseri umani risultano essere asintomatiche, cioè si ha un’infezione latente. Circa una su dieci infezioni latenti alla fine progredisce in malattia attiva, che, se non trattata, uccide più del 50% delle persone infette.

I sintomi classici sono una tosse cronica con espettorato striato di sangue, febbre di rado elevata, sudorazione notturna e perdita di peso. L’infezione di altri organi provoca una vasta gamma di sintomi. La diagnosi si basa sull’esame radiologico (comunemente una radiografia del torace), un test cutaneo alla tubercolina, esami del sangue e l’esame microscopico e coltura microbiologica dei fluidi corporei. Il trattamento è difficile e richiede l’assunzione di antibiotici multipli per lungo tempo. La resistenza agli antibiotici è un problema crescente nell’affrontare la malattia. Si ritiene che un terzo della popolazione mondiale sia stata infettata con M.tuberculosis, e nuove infezioni avvengono ad un ritmo di circa una al secondo. Nel 2007 vi erano circa 13,7 milioni di casi cronici attivi e nel 2010 8,8 milioni di nuovi casi e 1,45 milioni di decessi, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.

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Quali e quante saranno le pandemie del futuro

Esistono diverse malattie delle quali si è temuto che potessero dare origine a nuove, catastrofiche pandemie. Alcuni esempi sono la febbre lassa, la febbre della Rift Valley, il virus di Marburg, il virus Ebola, i coronavirus mutanti e vari tipi di febbre emorragica. La maggior parte di questi morbi sembrano essere però troppo virulenti e rapidi a uccidere per potersi diffondere su vasta scala. Il virus dell’Hiv può essere considerato pandemico, sebbene la sua diffusione – per ora inarrestabile nel sudest africano – sia teoricamente controllabile con misure preventive di applicazione piuttosto semplice, e la sua importanza in Europa e nel resto del mondo occidentale sia al momento piuttosto ridotta.

Nel 2003 si è temuta una pandemia di Sars. Dopo l’attacco alle Torri Gemelle, le istituzioni e i media hanno più volte fatto riferimento alla minaccia di azioni terroristiche con uso di armi biologiche, e dunque alla possibilità che una pandemia possa essere iniziata scientemente da un gruppo etnico o politico ai danni di un altro, liberando nell’ambiente agenti patogeni selezionati o modificati per ottenere gli effetti più devastanti.

Sembra che si possa anche osservare una certa regolarità nelle pandemie di influenza, con intervalli compresi tra i  20 e i 40 anni. A partire dal febbraio 2004 si sono cominciate a rilevare casi di influenza aviaria in Vietnam. Si teme che l’influenza aviaria possa combinarsi con ceppi di influenza umana, dando vita a una pandemia potenzialmente molto pericolosa. Nel 2009 c’è stata una pandemia influenzale del virus H1N1, ovvero l’influenza suina, che si è rivelata meno pericolosa del previsto. Nel 2010 non si sviluppò nessun tipo di pandemia. La più recente epidemia in ordine di tempo è l’ebola.

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