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Vitamine B, D e folati: quello che serve sapere

Il folato è una vitamina del gruppo B e deve essere consumato quotidianamente. Il dibattito in corso sull’opportunità o meno di fortificare gli alimenti di base con acido folico ha portato gli scienziati a ricercare altre strategie per migliorare la situazione del folato negli Europei. Il folato è necessario nella sintesi, nella riparazione e nel funzionamento del dna e dell’rna, i principali mattoni della vita. Perciò il folato è necessario per la produzione e il mantenimento delle nuove cellule ed è particolarmente importante nei periodi di rapida crescita come l’infanzia e la gravidanza. Sia gli adulti che i bambini hanno bisogno del folato per produrre normali globuli rossi e per prevenire l’anemia.

Una carenza marginale di folato è anche legata all’aumento dei livelli dell’aminoacido omocisteina nel sangue, che è un fattore di rischio emergente per le malattie cardiovascolari e l’ictus. Poiché il folato previene i danni al dna, si pensa che potrebbe prevenire alcuni tipi di cancro, in particolare il cancro al colon. La razione quotidiana di folato raccomandata per gli adulti è di 200 microgrammi. Le fonti alimentari includono il succo d’arancia, le verdure a foglia verde scuro, le arachidi, i fagioli, le leguminose e le frattaglie. Per evitare la carenza marginale di folato è buona norma consumare almeno 5 porzioni di frutta e verdura al giorno.

L’acido folico è una forma sintetica del folato, semplice e facilmente assorbita. Nei primi anni Novanta venne dimostrato chiaramente che le donne che assumevano integratori a base di acido folico intorno alla data del concepimento avevano un rischio più che dimezzato di avere bambini con difetti del tubo neurale come la spina bifida. Furono lanciate in tutta Europa una serie di campagne per la salute pubblica per incoraggiare le donne in età fertile ad aumentare decisamente il loro consumo di cibi ricchi di folato e ad assumere integratori a base di acido folico (400 microgrammi al giorno).

Tuttavia queste campagne ebbero scarso successo, anche perché le donne tendono a modificare la propria alimentazione soltanto dopo aver saputo di essere incinte, quindi alcune settimane dopo il concepimento. A questo punto è già troppo tardi. Una strategia alternativa è la fortificazione degli alimenti di base, come la farina, con acido folico. In questo modo tutte le donne in età fertile riceverebbero un apporto adeguato di acido folico, così come tutte le persone a rischio di malattie cardiovascolari. Tuttavia questa strategia non è stata adottata in Europa, soprattutto per la preoccupazione che alte dosi di acido folico potrebbero non essere vantaggiose per tutta la popolazione.

In particolare, l’acido folico può mascherare i sintomi di anemia associata alla carenza di vitamina B12 e i conseguenti cambiamenti nel sistema nervoso che possono portare a danni permanenti ai nervi. Gli integratori a base di acido folico possono anche interferire con alcuni trattamenti per combattere i tumori. Quindi gli scienziati stanno cercando altri modi per aumentare l’assunzione di folato. Per il Folate FuncHealth Team, finanziato dall’Unione Europea, un’area di particolare interesse è l’aumento del consumo di folati presenti naturalmente nei cibi. Queste sono alcune delle conclusioni a cui si è giunti:

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Il livello di folato negli alimenti fermentati come pane, birra e vino possono essere aumentati scegliendo ceppi di lieviti ricchi di folato.

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Altri agenti microbici della fermentazione, come i batteri omolattici, sintetizzano anch’essi il folato. La corretta scelta della coltura di partenza può portare ad aumentare di 20 volte il contenuto di folato di latticini fermentati come il formaggio e lo yogurt.

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Il contenuto di folato in cibi confezionati come zuppe e succhi di frutta può essere migliorato scegliendo le varietà di frutti e verdure più ricche di folato e utilizzando tecniche di processazione più leggere che causino una minore perdita di folato.

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I folati si concentrano nella parte esterna dei chicchi dei cereali, quindi usando tecniche di macinazione che mantengano questa parte ricca di folato si possono aumentare i livelli di folato nella farina.

Quello che serve sapere sui folati

Si stima che il miglioramento delle tecniche di processazione del cibo e la scelta selettiva di ingredienti molto più ricchi di folato potrebbe raddoppiare la nostra attuale assunzione di folato, ma non è ancora abbastanza. Il dottor Paul Finglas dell’Uk Institute of Food Research, coordinatore del progetto FoodFuncHealth, sostiene che è difficile consumare abbastanza folato naturale da una dieta bilanciata per preservarci da malattie croniche come il cancro e le malattie cardiovascolari. Qualche forma di fortificazione a basso livello o di integrazione mirata sarà comunque necessaria’.

Una panoramica completa delle raccomandazioni basate sui risultati del progetto FoodFuncHealth verranno pubblicati a breve, dopodichè saranno disponibili per la consultazione sul sito internet. La percentuale di persone anziane in Europa è attualmente di circa il 20% ed è previsto un incremento fino al 25% entro il 2020. I cambiamenti demografici più significativi si hanno nel gruppo d’età più avanzata (80 e più anni). Un certo numero di fattori, inclusa la nutrizione, ha contribuito a questo aumento nell’aspettativa di vita. Questo fenomeno globale ha generato un rinnovato interesse nei processi d’invecchiamento da parte dei ricercatori e dei decisori a livello politico ed industriale.

Nel novembre 2004, un gruppo di lavoro di scienziati della Commissione Europea ha condiviso i dati sullo stato d’avanzamento delle ricerche relative a nutrizione ed invecchiamento, al fine di trarne insegnamenti per la protezione della salute ed identificare le priorità per il futuro. La nutrizione e l’invecchiamento hanno rappresentato una priorità nel Quinto Programma Quadro dell’Unione Europea, che ha finanziato dieci progetti di ricerca in quest’area. Fra questi, alcuni degli argomenti riguardavano: la dieta e la prevenzione delle malattie dovute al morbo di Alzheimer (lipidiet); gli alimenti funzionali per la popolazione più anziana (crownalife) o la vitamina D e la salute delle ossa (optiford).

Il semplice fatto che la popolazione viva più a lungo favorisce la prevalenza dell’osteoporosi. L’osteoporosi è una malattia caratterizzata da una riduzione della massa ossea e dal deterioramento del tessuto osseo. Ciò porta ad una maggior fragilità delle ossa e ad un aumento del rischio di fratture, specialmente dell’anca, della spina dorsale e del polso. In una popolazione che invecchia parecchi fattori contribuiscono al rischio di osteoporosi, tra cui le diete povere di nutrienti, l’incapacità dell’organismo di adattarsi pienamente allo scarso apporto di calcio, limitate attività fisica ed esposizione alla luce solare, oltre a bassi livelli o all’assenza d’ormoni sessuali sia femminili che maschili.

Sebbene l’osteoporosi sia meno comune negli uomini che nelle donne, anche gli uomini possono essere ad elevato rischio di questa malattia. Una conseguenza di ciò è che gli uomini sono spesso ignari delle misure preventive da adottare per proteggersi contro la malattia. L’inadeguato apporto di calcio nell’alimentazione rappresenta un fattore dietetico noto nello sviluppo dell’osteoporosi, ma anche il deficit cronico di vitamina D svolge un suo ruolo. Con un insufficiente apporto di vitamina D la capacità dell’organismo nell’utilizzo del calcio è compromessa, contribuendo quindi allo sviluppo dell’osteoporosi.

A proposito della vitamina D

La vitamina D è una vitamina liposolubile, essenziale per mantenere la salute delle ossa. Essa facilita l’efficiente utilizzazione del calcio da parte dell’organismo. Il calcio, a sua volta, è essenziale per il normale funzionamento del sistema nervoso, per lo sviluppo delle ossa ed il mantenimento della loro densità. La vitamina D si ottiene dalla luce solare e da certi alimenti. L’esposizione alla luce solare (i fotoni dell’ultravioletto B uvb) ne rappresenta la fonte primaria.

Tuttavia, ci sono dei fattori che limitano l’utilizzazione degli uvb nella sintesi della vitamina D a livello della pelle, tra cui la stagionalità, le località, il periodo del giorno, lo smog e l’età. Per esempio, le popolazioni che vivono negli emisferi settentrionali o meridionali (a 40 gradi di latitudine nord o sud) non sono esposte a sufficienza ai raggi uvb durante i mesi invernali per consentire la formazione della vitamina D. Con l’età, la capacità dell’organismo di sintetizzare la vitamina D grazie all’esposizione al sole diminuisce significativamente.

La vitamina D si trova naturalmente in alcuni alimenti: le fonti migliori sono i pesci grassi come i salmoni, gli sgombri e le sardine. La vitamina D si trova inoltre in un limitato numero di alimenti arricchiti artificialmente. In alcune nazioni europee si arricchiscono la margarina o i prodotti a base di cereali. La finalità del gruppo di ricerca optiford, formato da ricercatori di cinque Paesi europei, è quello di migliorare la disponibilità di vitamina D in grandi gruppi della popolazione europea, come quello degli anziani. Il loro obiettivo è di ridurre l’osteoporosi attraverso un migliore apporto di vitamina D nella dieta.

Il progetto sta studiando se l’arricchimento del pane con la vitamina D sia una strategia realizzabile, al fine di rimediare all’insufficiente apporto di vitamina D in grandi gruppi della popolazione in Europa (per esempio gli anziani) e di determinare a quale livello tale arricchimento dovrebbe essere portato. Un esito importante è quello di rafforzare le basi scientifiche per le raccomandazioni sulla vitamina D come nutriente. I risultati preliminari indicano che questo potrebbe essere fattibile. Da dove assumiamo le vitamine e i minerali?

Gli integratori alimentari e gli alimenti fortificati sono sempre più utilizzati dai consumatori e occupano uno spazio sempre crescente sugli scaffali dei negozi di alimenti salutistici, delle farmacie e dei supermercati. Ma che cosa sono esattamente gli integratori alimentari e gli alimenti fortificati e a che cosa servono? In uno stile di vita sempre più frenetico, dove il tempo da dedicare ai pasti scende nella lista delle priorità, la domanda e l’utilizzo di integratori alimentari aumentano. Gli integratori alimentari sono fonti concentrate di nutrienti o altre sostanze con qualità nutrizionali o fisiologiche. Li si assume per integrare i nutrienti forniti dalla normale dieta.

Sono disponibili in pratici formati: compresse, tavolette, capsule o liquidi, in dosi specifiche. Fino a poco tempo fa, gli integratori alimentari erano soggetti a leggi diverse nei vari paesi dell’Unione Europea. Dal 31 luglio 2003, invece, gli Stati Membri sono tenuti a rispettare una direttiva europea che specifica l’elenco delle vitamine e dei minerali che possono essere utilizzati per produrre integratori e ne precisa la forma. Questa disposizione autorizza la Commissione Europea a limitare la quantità di vitamine e minerali contenuti negli integratori e armonizza le norme in materia di etichettatura.

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Integratori alimentari e alimenti fortificati

Uno dei principali obiettivi della legislazione europea sugli integratori alimentari è creare un mercato europeo comune per questi prodotti. Questo significa che i produttori lavoreranno a parità di condizioni e che i consumatori avranno quindi la garanzia di prodotti comparabili in qualsiasi parte d’Europa li acquistino. Prodotti comparabili significa anche etichettatura comparabile. La legislazione europea prevede che tutti i produttori dichiarino sulle etichette che un determinato prodotto è un “integratore alimentare”, indichino le categorie di nutrienti che contiene (es. vitamine, minerali), la dose quotidiana raccomandata e un avvertimento a non superare tale quantità.

Le confezioni non devono dichiarare che gli integratori alimentari possono essere utilizzati per sostituire una dieta sana e bilanciata, né sostenere di poter trattare o curare alcuna malattia. Le etichette devono anche indicare chiaramente che questi prodotti devono essere tenuti fuori dalla portata dei bambini piccoli. Se gli integratori alimentari possono costituire un modo pratico per integrare nutrienti che possono mancare nella dieta, queste sostanze non devono essere l’unica fonte supplementare di vitamine e minerali. Un altro mercato in espansione è quello degli alimenti fortificati.

Gli alimenti fortificati sono prodotti alimentari a cui sono stati aggiunti nutrienti integrativi. Le ragioni di queste aggiunte possono essere diverse: ad esempio per ripristinare i nutrienti persi durante i processi di produzione, lavorazione e immagazzinamento del prodotto, per fornire ad alimenti sostitutivi di altri alimenti un valore nutritivo simile (per esempio l’aggiunta alla margarina di vitamine presenti nel burro) oppure per arricchire alimenti che già contengono, o non contengono all’origine, determinati nutrienti. Come per gli integratori, l’Unione Europea sta elaborando una normativa per armonizzare i requisiti degli alimenti fortificati.

Oltre ad elencare le vitamine e i minerali che possono essere aggiunti ai cibi, si prevede che la legislazione regolamenti gli alimenti a cui possono essere aggiunti. Poiché i consumatori possono percepire i prodotti che riportano questo tipo di dicitura come alimenti “buoni”, il legislatore ritiene necessario limitare l’uso di queste indicazioni su alcuni alimenti sulla base del loro profilo nutrizionale. La legislazione europea definisce i prodotti medicinali come sostanze per la cura o la prevenzione delle malattie dell’uomo. Le medicine sono sostanze rigorosamente regolamentate e spesso possono essere ottenute soltanto con la prescrizione di un medico.

Tuttavia, gli alimenti fortificati e gli integratori non possono essere proposti per il trattamento o la cura delle malattie. Gli integratori alimentari e gli alimenti fortificati sono un modo per porre rimedio all’assunzione insufficiente di determinati nutrienti dall’alimentazione. Questa carenza può risultare da una serie di fattori, per esempio, di tipo dietetico, sociale, culturale ed estetico. Secondo David Byrne, Commissario UE per la Salute e la Tutela dei Consumatori, ‘dobbiamo essere chiari sul fatto che una dieta varia rimane la migliore soluzione per un corretto sviluppo e per una vita sana. Gli integratori alimentari servono principalmente a compensare l’assunzione inadeguata di nutrienti essenziali in determinate persone o in specifici gruppi di popolazione, o, in alcuni casi, per incrementare l’assunzione di tali nutrienti. Le etichette riportate su questi prodotti devono fornire ai consumatori informazioni adeguate e chiare sul modo di usarli e di non usarli’.

Olio di cocco: tutti gli usi e i benefici

C’è chi ancora guarda con diffidenza l’olio di cocco, altrimenti non mi sarebbe toccato scrivere questo approfondimento. L’olio di cocco è un altro super alimento. In Asia, in India, ma anche in Polinesia, viene usato da secoli come alimento e come medicina: fa parte integrante dell’alimentazione e si crede possa spiegare la bassa incidenza di malattie cardiache, tumori e altre malattie di tipo cronico e degenerativo della popolazione locale.

Da cosa è composto? Questo particolare olio contiene circa il novanta per cento di acidi grassi saturi, simili ai grassi contenuti nei prodotti animali, tanto che molte organizzazioni sanitarie come l’Organizzazione mondiale della sanità, l’americana Food and Drugs Administration e la britannica National Health Servicene ne sconsigliano il consumo in grandi quantità. L’ideale è consumare l’olio di cocco solo saltuariamente, magari per la produzione occasionale di dolci ma mai come olio di frittura.

Altrettanto va detto sul fatto che l’olio di cocco era considerato, fino a pochi anni fa, almeno in Occidente, un concentrato di grassi potenzialmente pericolosi per la salute cardiovascolare. Adesso, invece, questo prodotto ha visto aumentare la sua popolarità in seguito ad alcune ricerche scientifiche che ne hanno confermato diverse proprietà e possibili utilizzi per la salute e la bellezza. È noto che ci sono almeno cinquanta cose che si possono fare con quest’olio e che più avanti ti descrivo.

Per quel che riguarda l’uso alimentare esistono ancora due “fazioni” opposte. Chi lo sconsiglia in quanto ricco di grassi saturi – come burro, tuorlo d’uovo e grassi animali – che andrebbero ad aumentare il colesterolo “cattivo” e chi invece lo promuove in quanto si tratta di grassi non sempre nocivi come sono i grassi trans, ovvero molecole di grasso che sono state trasformate (come gli oli vegetali che diventano margarina).

Non si può trascurare il fatto che l’olio di cocco sia ricco di acido laurico, sostanza dalle tante proprietà, e che ciò andrebbe a compensare la presenza dei grassi tanto incriminati. Secondo la “difesa” c’è che già nelle culture indigene di tutto il mondo si poteva vedere come il consumo di grassi come quelli presenti nell’olio di cocco fosse in realtà utile alla sopravvivenza stessa. Ovviamente, la nostra società ha uno stile di vita ben diverso: si sta poco all’aria aperta, si è sedentari…

Vitamina A, D ed E nell’olio di cocco

In questo caso più che mai bisogna rifarsi alle linee guida. A proposito, che dicono? Secondo i dettami delle principali società mediche internazionali un adulto sano non deve mangiare più di trenta grammi di grassi saturi al giorno. Una donna sana in media non più di venti. Gli esperti sottolineano però che i grassi sono una parte essenziale di una dieta sana e bilanciata. Quindi vanno mangiati. Anche perché sono fondamentali per assorbire le vitamine A, D ed E.

Innanzitutto si tratta di un prodotto molto calorico con circa 850 calorie ogni 100 grammi e anche se naturale e di origine vegetale, presenta altissime concentrazioni di grassi saturi e dunque andrebbe consumato con la dovuta moderazione, specialmente da chi soffre di ipercolesterolemia o dislipidemia in genere. Importante poi acquistarlo di buona qualità, provenienza biologica ma soprattutto spremuto a freddo in modo che si conservino tutte le proprietà.

Quale prediligere? Quello vergine è meno raffinato e quindi più ricco di antiossidanti rispetto a quello sottoposto a raffinazione. È anche di migliore qualità perché prodotto a partire dalla noce di cocco fresca. Il suo gusto e il suo profumo sono più marcati. Invece, l’olio di cocco raffinato è estratto dalla copra, cioè dalla noce di cocco seccata al sole, affumicata o scaldata al forno. L’olio a base di copra è sottoposto a diversi processi di raffinazione. Può essere sbiancato per eliminare le impurità, poi sottoposto a deodorazione con il vapore. Un olio da evitare nell’alimentazione.

Come usarlo nell’alimentazione? Consiglio di usarlo non regolarmente nella cucina. Infatti, uno dei principali vantaggi della cottura con olio di cocco è che ha un punto di fumo – punto in cui gli acidi grassi di un olio iniziano a degradare e si possono formare composti tossici – significativamente più alto rispetto alla maggior parte degli altri oli quasi cento e ottanta gradi, cosa che lo rende adatto anche a preparare fritture. L’olio di cocco si utilizza spesso all’interno di torte vegane o ricette paleo perché si solidifica a temperatura ambiente e mantiene le preparazioni intatte dando loro la giusta consistenza. Ma non solo.

Per rendere più nutriente e ricco il frullato di frutta e verdura si può aggiungere dell’olio di cocco che contribuirà anche a far assorbire meglio le vitamine liposolubili. C’è chi assume un cucchiaino di olio di cocco prima dei pasti principali in modo da aumentare il senso di sazietà. La scienza ha rivelato che i chetoni prodotti quando si consuma olio di cocco possono portare a ridurre l’appetito. Inoltre, è un grasso nutriente per le ghiandole surrenali e la tiroide in grado anche di avere effetti benefici sul bilanciamento degli ormoni.

Tutti gli usi dell’olio di cocco

Conferisce maggiore energia e migliora il metabolismo. I trigliceridi a media catena, contenuti nell’olio di cocco creano un rilascio di energia a lungo termine e aiutano ad aumentare il metabolismo e la perdita di grasso. Gli acidi grassi a catena media non sono memorizzati come grasso nel corpo e sono utilizzati immediatamente dal fegato come fonte di energia. Se non bastasse, tiene a bada gli zuccheri nel sangue, rilasciando i suoi nutrienti lentamente, fornendo una fonte di energia che contribuisce a sostenere i livelli di zucchero nel sangue.

Aumenta la funzione cerebrale: alcuni studi hanno messo in luce alcuni effetti dell’olio di cocco sulla salute del cervello. Si è mostrato utile ad esempio nel trattamento e la prevenzione dell’Alzheimer aiutando concretamente le persone a sentirsi più vigili e, quindi, meno ammalate. Può essere usato contro l’herpes labiale, visto che contiene composti antivirali. Allevia il mal di gola: basta sciogliere un cucchiaino di olio di cocco in acqua calda e limone.

È un importante aiuto per dolori all’orecchio e infezioni. Un rimedio naturale contro dolori all’orecchio e infezioni può essere quello di utilizzare un po’ di olio di cocco bollito con uno spicchio d’aglio. Una volta lasciato raffreddare utilizzare sulla zona infetta. E a proposito di infezioni, si può usare per il trattamento della candida albicans, un lievito parassita che, se cresce a dismisura, ruba energia vitale dal corpo. L’acido laurico dell’olio di cocco aiuta a uccidere la candida. Si rivela anche utile per rafforzare le difese immunitarie.

Prendere olio di cocco durante i pasti può aiutare la digestione dato che lubrifica il tratto digestivo consentendo al cibo digerito di passare molto più facilmente. L’acido laurico contenuto nell’olio di cocco è antiparassitario, antifungino, antibatterico e antivirale e contribuisce a creare un ambiente inospitale per questi microrganismi. È possibile, inoltre, utilizzarlo per guarire più velocemente scottature e ustioni e fornire immediato sollievo a questi problemi.

Così come è raccomandato usarlo per il trattamento delle ulcere, visto che aiuta a ricostruire le pareti intestinali e il suo effetto mucillaginoso facilita il passaggio del cibo nel canale digerente. La combinazione olio di cocco ed estratto di semi di anice è efficace come trattamento antipidocchi. L’olio ha dimostrato di ridurre le infiammazioni, grazie ad un’attività analgesica moderata. Lo stesso studio ha dimostrato che l’olio di cocco è efficace contro la febbre.

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Benefici per l’equilibrio ormonale

Sembra che l’olio di cocco sia un alimento ottimo per avere un giusto equilibrio ormonale, aiuta non solo a regolare tiroide e surrenali ma sono stati dimostrati anche i suoi effetti benefici sul testosterone e la capacità di diminuire l’incidenza di tumore alla prostata. Se pensi che ho finito ti sbagli di grosso. Siamo solo a metà degli usi dell’olio di cocco. Ancora? Esatto. Fin qui abbiamo visto gli usi interni ed esterni per la salute. Ora passiamo alla casa e all’impiego per la bellezza.

Con l’olio di cocco si fanno brillare i mobili in legno e non è tossico. Ma è possibile far brillare anche le scarpe di pelle con un cucchiaino su un panno asciutto da strofinare delicatamente. Come funziona per gli esseri umani colpiti dai pidocchi, funziona anche sugli animali per sbarazzarsi delle fastidiose pulci. Si possono realizzare delle salviette per bambini fai da te utilizzando una metà di un rotolo di carta assorbente o tessuto riutilizzabile da mettere in ammollo con una miscela di acqua calda (un litro), olio di cocco (un cucchiaio) e sapone liquido all’olio d’oliva (un cucchiaio).

Va bene contro gli arrossamenti da pannolino, come olio da massaggio caldo e miscelato a qualche goccia di olio essenziale, contro le verruche, per fare lo scrub per il corpo (miscelato a zucchero e oli essenziali), o come crema idratante naturale. E ancora, è un’ottima protezione solare in grado di bloccare i raggi solare ultravioletti, ma anche un’alternativa ai lubrificanti a base di petrolio. Può essere usato per la salute dei piedi, se applicato sui piedi ogni giorno dopo la doccia. Per avere un effetto più attivo come antifungino si può miscelare a qualche goccia di tea tree oil.

L’olio di cocco va bene se usato come trattamento prima dello shampoo o come balsamo per le labbra, oltre che per il trattamento delle emorroidi nell’alleviare il gonfiore e lenire il dolore. Chi soffre di forfora può provare un trattamento del cuoio capelluto a base di questo olio (un cucchiaino) e olio essenziale di rosmarino (due gocce). Basta massaggiare gli oli combinati sul cuoio capelluto e permettergli di penetrare per tutta la notte. Lavare i capelli come al solito la mattina e ripetere fino a quando il problema scompare. È efficace nel calmare l’infiammazione associata alla rasatura. Gli uomini possono quindi sperimentarlo come dopobarba naturale.

E poi? E poi si può applicare direttamente alle punture di zanzara per aiutare a lenire il prurito e alleviare il gonfiore, è un buon struccante naturali per occhi ed è un possibile trattamento dell’acne. Per la felicità degli uomini che vogliono evitare i prodotti per la rasatura, è possibile provare a utilizzare l’olio di cocco invece della tradizionale schiuma da barba. Fa un buon lavoro contro le smagliature e le cicatrici. E per di più, è abitudine, circa un mese prima del parto massaggiare il perineo con olio di cocco per ammorbidire e preparare la zona, evitando lacerazioni.

L’olio di cocco può essere applicato sulle ciglia prima di dormire se si usa spesso trucco sugli occhi che indebolisce le ciglia, oppure si può optare per un massaggio che aiuta il benessere delle cuticole ma anche delle unghie. Chi soffre di vene varicose deve applicare l’olio ogni giorno per effettuare massaggi delicati in corrispondenza delle vene varicose. È un sistema per trattarle in maniera naturale. Dulcis in fundo, può essere usato anche come antiruggine, per le pentole.

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Vitamina D per ossa, cuore e tutto

La cosiddetta vitamina D – un gruppo composto dalle vitamine D1, D2, D3, D4 e D5 – è necessaria alle ossa e al cuore. Ma non solo. Cominciamo col dire che la vitamina D si trova in molte fonti alimentari come pesce, uova, alcuni latti addizionati e olio di fegato di merluzzo. Anche il sole contribuisce significativamente alla produzione giornaliera di vitamina D e, appena 10 minuti di esposizione, si pensa siano sufficienti a prevenirne la carenza.

Il termine vitamina D si riferisce a differenti forme di questa vitamina e due di esse sono importanti nell’uomo: ergocalciferolo (vitamina D2) e colecalciferolo (vitamina D3). La vitamina D2 è sintetizzata dalle piante, la vitamina D3 è sintetizzata dall’uomo nella pelle, quando è esposta ai raggi ultravioletti B della luce solare. Alcuni alimenti possono essere arricchiti con vitamina D2 o D3. La principale funzione della vitamina D è quella di mantenere normali i livelli di calcio e fosforo nel sangue e favorire l’assorbimento del calcio contribuendo a formare e mantenere le ossa forti.

Gli studi strutturali hanno permesso di identificare le due forme della vitamina D e che l’ergocalciferolo viene formato quando i raggi ultravioletti colpiscono la sua forma provitaminica di origine vegetale, l’ergosterolo, mentre il colecalciferolo si produce, come detto precedentemente, dall’irradiazione del 7-deidrocolesterolo. L’assorbimento della vitamina D segue gli analoghi processi cui le altre vitamine liposolubili sono sottoposte.

Essa, infatti, viene inglobata nelle micelle formate dall’incontro dei lipidi idrolizzati con la bile, entra nell’epitelio intestinale dove viene incorporato nei chilomicroni i quali entrano nella circolazione linfatica. In vari tessuti il colecalciferolo subisce una reazione di idrossilazione con formazione di 25-idrossicolecalciferolo, il quale passa nella circolazione generale e si lega ad una proteina trasportatrice specifica (proteina legante la vitamina D, DBP). Arrivato nel rene, il 25 (OH)D può subire due diverse reazioni di idrossilazione, catalizzate da differenti idrossilasi, che danno origine, rispettivamente, all’1,25-diidrossicolecalciferolo (calcitriolo), la componente attiva, ed al 24,25-diidrossicolecalciferolo, una forma inattiva.

Oltre ad essere assorbita dagli alimenti, la vitamina D viene prodotta a livello della cute. Mediante questo meccanismo viene prodotta esclusivamente vitamina D3 (colecalciferolo) e non D2 (ergocalciferolo), di produzione esclusivamente vegetale ed assumibile dall’uomo, invece, solo per via alimentare. I raggi ultravioletti favoriscono la conversione del 7-deidrocolesterolo che può dare origine al colecalciferolo ma anche a due prodotti inattivi: il lumisterolo ed il tachisterolo. La quantità di D3 e D2 prodotti dipende dalle radiazioni ultraviolette (sono più efficaci quelle comprese tra 290 e 315 nm), dalla superficie cutanea esposta, dal suo spessore e pigmentazione e dalla durata della permanenza alla luce. Nei mesi estivi la sovrapproduzione di vitamina D ne consente l’accumulo, così che la si possa avere a disposizione anche durante il periodo invernale.

La vitamina D aiuta anche i reni

La vitamina D favorisce il riassorbimento di calcio a livello renale, l’assorbimento intestinale di fosforo e calcio ed i processi di mineralizzazione dell’osso ed anche di differenziazione di alcune linee cellulari e in alcune funzioni neuromuscolari (anche se questi due ultimi punti devono ancora essere chiariti). Il funzionamento dell’1,25(OH)D è alquanto anomalo per una vitamina in quanto agisce secondo le caratteristiche proprie degli ormoni steroidei: entra nella cellula e si va a legare ad un recettore nucleare che va a stimolare la produzione di varie proteine, specie trasportatori del calcio.

La regolazione dei livelli di calcio e fosforo nell’organismo avviene insieme all’azione di due importanti ormoni: la calcitonina ed il paratormone. La calcitonina ha azioni opposte a quelle della vitamina D, favorendo l’eliminazione urinaria e la deposizione di calcio nelle ossa. Ciò si traduce in una diminuzione dei livelli plasmatici di calcio. Il paratormone, invece, inibisce il riassorbimento renale dei fosfati, aumenta quello del calcio e stimola il rene a produrre 1,25(OH) D. A livello dell’osso, esso promuove il rilascio di calcio.

La produzione di questi ormoni e di vitamina D è strettamente dipendente dalla concentrazione plasmatica di calcio: una condizione di ipocalcemia stimola la produzione di paratormone e di 1,25(OH)D. Un aumento del calcio plasmatico, invece, favorisce la sintesi di calcitonina. Il delicato equilibrio che si viene a creare determina una buona regolazione dei processi di mineralizzazione. Sembra, infine, che la vitamina D possa promuovere la differenziazione dei cheratinociti dell’epidermide e degli osteoclasti ossei e, forse, detiene anche un’azione antiproliferativa.

Recentemente, la ricerca ha rivelato che la vitamina D possa fornire una protezione dall’osteoporosi, dall’ipertensione, dal cancro e da diverse malattie autoimmuni, tra cui la psoriasi e l’artrite reumatoide. Tra l’altro ho diversi amici che la usano per curare queste ultime due terribili malattie e loro stessi confermano un continuo progredire della guarigione. E’ certo che la vitamina D cura l’ipofosfatemia familiare, l’ipofosfatemia correlata alla sindrome di Fanconi, l’iperparatiroidismo dovuto a bassi livelli di vitamina D, l’ipocalcemia dovuta a ipoparatiroidismo, l’osteomalacia (rachitismo degli adulti), la psoriasi e il rachitismo.

Aiuta molto anche nei casi di debolezza e dolore muscolare, osteoporosi e osteodistrofia. Tra le proprietà ipotizzate ce ne sono diverse, tra cui quella dell’osteoporosi corticosteroidi-indotta, quella dell’osteomalacia anticonvulsivante-indotta, quella prevenzione del cancro al seno e del cancro in genere, della prevenzione del diabete, della prevenzione delle cadute, quella dell’osteodistrofia epatica, quella della regolazione dell’alta pressione del sangue, o dell’ipertrigliceridemia e dell’immunomodulazione.

E ancora, gioca un ruolo nella riduzione della mortalità, contrasta la sclerosi multipla, la sindrome mielodisplastica, l’osteogenesi imperfetta, l’osteoporosi (pazienti con fibrosi cistica), la miopatia prossimale, il disturbo affettivo stagionale, le verruche senili, i disordini della pigmentazione cutanea (lesioni pigmentate), aiuta i denti (la perdita di materiale osseo dal dente è correlata alla perdita di osso in siti non orali), regola l’aumento di peso in post-menopausa. In particolar modo, è consigliata per il trattamento del cancro alla prostata: c’è un’evidenza preliminare basata su studi di laboratorio e sull’uomo che alte dosi di vitamina D possono essere utili nel trattamento del tumore alla prostata.

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Cuore e ossa in pericolo senza vitamina D

Anche il cuore è in pericolo con poca vitamina D in circolazione. Nelle persone che presentano una carenza di questa vitamina il rischio di infarto e insufficienza cardiaca acuta è maggiore, ma non solo. Poca vitamina D è associata anche a un’evoluzione più sfavorevole della patologia nelle persone colpite da infarto. Sono i risultati di uno studio pubblicato sulla rivista Medicine da un team di ricercatori del Centro cardiologico Monzino.

I dati presi in esame riguardano ottocentoquattordici pazienti colpiti da infarto. Da questi dati è emerso come 8 persone su 10 presentassero una carenza parziale o totale di vitamina D. Questo deficit si traduce in un maggior rischio di complicanze cliniche da sindrome coronarica acuta e di mortalità a un anno di distanza dal ricovero. La vitamina D si è guadagnata l’attenzione della comunità scientifica in relazione alla salute cardiovascolare.

Uno studio del 2007 sulla rivista Circulation ha dimostrato come il deficit di vitamina D fosse associato all’incidenza di malattie cardiovascolari. In particolare gli individui deficitari avevano il 62% di maggior incidenza di eventi cardiovascolari avversi come infarto, insufficienza coronarica e scompenso cardiaco. Diversi studi hanno cercato di approfondire l’associazione tra deficit di vitamina D e alcuni fattori di rischio di malattie cardiovascolari come ad esempio l’ipertensione.

In ogni caso, è bene ricordare che se evitate il sole, o soffrite di allergia o intolleranza al latte, oppure seguite una dieta vegana troppo rigorosa potreste essere a rischio di carenza di vitamina D. E questo potrebbe esporre la vostra salute a gravi rischi. A proposito di dosaggi: quelli consigliati dalla cosiddetta medicina ufficiale, a me appaiono insufficienti per i ritmi della vita contemporanea, per la qualità dei cibi mangiati e per tutta un’altra serie di valide ragioni. Ma io, su me stesso, sono libero di fare ciò che voglio e di assumere a mesi alterni tranquillamente 5000 ui, ma anche 10.000 ui.

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